I corrotti devono andare in carcere

I CORROTTI DEVONO ANDARE IN CARCERE!

I CORROTTI DEVONO ANDARE IN CARCERE!VI RIPROPONGO UN ESTRATTO DEL MIO INTERVENTO DI IERI.Voglio chiarire che la certezza della pena non è incompatibile con la finalità rieducativa della pena stessa. Sono due principi che necessariamente e fisiologicamente convivono, ma il principio della certezza della pena, va ribadito e va tenuto presente per dare una risposta di credibilità ai cittadini e non a una presunta opinione pubblica, perché i cittadini quella risposta oggi ce la chiedono e da quella risposta passa la fiducia che i cittadini hanno nei confronti dello Stato italiano nella sua capacità di dare una risposta di giustizia effettiva e sostanziale.Inoltre faccio un esempio che per me è molto importante: i cittadini oggi si aspettano una risposta molto chiara e precisa nella lotta alla corruzione. Proprio ieri ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione della relazione annuale dell’ANAC. La prevenzione ed il contrasto alla corruzione è uno dei punti qualificanti del programma di governo e, come Ministro della Giustizia, intendo mettere in campo le misure più risolute per stroncare questo fenomeno. Ben conscio che nessuna lotta al malaffare potrà dirsi credibile se alla condanna per i reati contro la P.A. dei c.d ‘colletti bianchi’, non seguirà un’adeguata o alcuna pena detentiva. Ricordo che attualmente – il dato è aggiornato al 31 dicembre 2017 – il numero di questi detenuti è oggi di 370, lo 0,6% del totale.Il mio impegno sarà quindi quello di creare condizioni di piena dignità della detenzione, rispondenti alle prescrizioni europee ed internazionali, sia in termini di aumento della capienza dei posti disponibili sia in termini di razionalizzazione complessiva delle strutture carcerarie. Un ambiente il più possibile favorevole per i detenuti e per tutti coloro che, a cominciare dalla Polizia penitenziaria, lavorano a stretto contatto con detenuti ed internati e, non li elenco tutti perché non voglio dimenticarne nessuno ma davvero ringrazio tutti coloro che lavorano all’interno delle carceri.Altro dato richiamato dal Presidente Palma, è quello – drammatico – dei suicidi. 23 nelle prime 24 settimane dell’anno, che fa facilmente prevedere che alla fine del 2018 il tragico bilancio non sarà lontano da quello del 2017 in cui 50 sono stati i detenuti che si sono tolti la vita. Esiste un Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie che dovrà essere potenziato. In uno Stato di diritto non è accettabile che un detenuto preferisca la morte alla detenzione.

Pubblicato da Alfonso Bonafede su sabato 16 giugno 2018

di Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia

La certezza della pena non è incompatibile con la finalità rieducativa della pena stessa. Sono due principi che necessariamente e fisiologicamente convivono, ma il principio della certezza della pena, va ribadito e va tenuto presente per dare una risposta di credibilità ai cittadini e non a una presunta opinione pubblica, perché i cittadini quella risposta oggi ce la chiedono e da quella risposta passa la fiducia che i cittadini hanno nei confronti dello Stato italiano nella sua capacità di dare una risposta di giustizia effettiva e sostanziale.

Inoltre faccio un esempio che per me è molto importante: i cittadini oggi si aspettano una risposta molto chiara e precisa nella lotta alla corruzione. La prevenzione ed il contrasto alla corruzione è uno dei punti qualificanti del programma di governo e, come Ministro della Giustizia, intendo mettere in campo le misure più risolute per stroncare questo fenomeno. Ben conscio che nessuna lotta al malaffare potrà dirsi credibile se alla condanna per i reati contro la P.A. dei c.d ‘colletti bianchi’, non seguirà un’adeguata o alcuna pena detentiva. Ricordo che attualmente – il dato è aggiornato al 31 dicembre 2017 – il numero di questi detenuti è oggi di 370, lo 0,6% del totale.

Il mio impegno sarà quindi quello di creare condizioni di piena dignità della detenzione, rispondenti alle prescrizioni europee ed internazionali, sia in termini di aumento della capienza dei posti disponibili sia in termini di razionalizzazione complessiva delle strutture carcerarie. Un ambiente il più possibile favorevole per i detenuti e per tutti coloro che, a cominciare dalla Polizia penitenziaria, lavorano a stretto contatto con detenuti ed internati e, non li elenco tutti perché non voglio dimenticarne nessuno ma davvero ringrazio tutti coloro che lavorano all’interno delle carceri.

Altro dato richiamato dal Presidente Palma, è quello – drammatico – dei suicidi. 23 nelle prime 24 settimane dell’anno, che fa facilmente prevedere che alla fine del 2018 il tragico bilancio non sarà lontano da quello del 2017 in cui 50 sono stati i detenuti che si sono tolti la vita. Esiste un Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie che dovrà essere potenziato. In uno Stato di diritto non è accettabile che un detenuto preferisca la morte alla detenzione

Stop ai tempi biblici per le liste d’attesa: la mossa del ministro della Salute Giulia Grillo

Basta con la vergogna di ottenere una mammografia dopo 13 mesi, di aspettare fino a un anno una colonscopia, una visita oncologica o neurologica. Salvo pagare di tasca propria, impoverirsi sempre di più e far fare gli affari ai privati. Lo abbiamo promesso nel contratto di Governo e adesso cerchiamo di passare dalle parole ai fatti.

Oggi ho inviato una circolare alle Regioni in cui chiedo informazioni puntuali dettagliate di ogni singola struttura sanitaria, sia pubblica che privata accreditata, per fare il punto della situazione e di qui partire per la prossima messa a punto del Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa. Informazioni che dovranno arrivare entro quindici giorni compilando apposite schede ed eventuali note di accompagmamento. Partiremo da qui, sapendo se e quante prestazioni sanitarie siano state erogate tramite il Cup (centro unico di prenotazione), se sono garantite – e quando e come – i tempi massimi d’attesa previsti in sede locale, se i volumi di attività svolti dai medici in libera professione dentro il Ssn siano fuori regola e rispettino il principio della libera scelta dei cittadini. Sapremo anche se agli assistiti vengano chiesti balzelli extra. Cercheremo di saperlo presto e di adottare un’adeguata strategia di cambiamento per debellare un fenomeno odioso, che mina l’equità, l’uniformità di trattamento sanitario in tutta Italia, che fa carta straccia della trasparenza, dell’informazione ai cittadini e che in sostanza mina alla radice l’universalità del Servizio sanitario pubblico.

Metterò il massimo impegno e mi aspetto una grande collaborazione da parte delle Regioni in favore dei cittadini per abbattere lunghi e impossibili tempi d’attesa e per avere un giusto e democratico accesso ai servizi e alle informazioni. Cercherò di andare incontro a tutte le esigenze delle Regioni e ai loro eventuali problemi organizzativi, ma seguirò con grande determinazione nel corso del mio mandato questo obiettivo come uno dei capisaldi del Servizio sanitario pubblico e della tutela dei diritti della salute.

In Italia c’è un nuovo governo, e niente sarà più come prima

di Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Francia e Spagna hanno chiuso i loro porti da tempo. La Spagna ha praticato addirittura i respingimenti a caldo che sono stati anche condannati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La Francia respinge quotidianamente i migranti a Ventimiglia e tutti ci ricordiamo cosa è successoqualche mese fa a Bardonecchia.

È imbarazzante che oggi i rappresentanti di questi Paesi vengano a farci la morale soltanto perché chiediamo a tutti i nostri partner europei di condividere con l’Italia diritti, doveri e solidarietà. Anziché sprecare fiato bisogna adoperarsi subito per distribuire i migranti che arriveranno durante l’estate in tutta Europa e modificare il prima possibile il Regolamento di Dublino. In Italia c’è un nuovo governo e niente sarà più come prima.

Davide continua a vincere contro Golia #ElezioniComunali2018

di Luigi Di Maio

Il MoVimento 5 Stelle anche a questa tornata elettorale si è presentato da solo in tutti i comuni contro coalizioni di decine di liste. Ogni volta è un’impresa titanica. La nostra squadra di 20 – 30 candidati se la deve vedere in campo aperto contro corazzate che schierano centinaia di candidati e contro la logica clientelare che ancora resiste in molte zone d’Italia.

Nonostante ciò, nei comuni che già amministravamo (Assemini con Sabrina Licheri, Pomezia con Adriano Zuccalà, Ragusa con Antonio Tringali) siamo nuovamente al ballottaggio, a conferma delle capacità di governo che abbiamo dimostrato nel territorio. Oltre a Ragusa, nei capoluoghi siamo al ballottaggio in tre città dove potremmo conseguire dei risultati storici: ad Avellino con Vincenzo Ciampi, a Terni con Thomas De Luca e a Imola con Manuela Sangiorgi. Affronteremo il secondo turno anche ad Acireale. Vi annuncio fin da ora che nei prossimi giorni andrò a dare una mano ai nostri candidati perchè è importantissimo rispondere a queste esigenze di cambiamento. Al primo turno i nostri candidati hanno vinto a Crispiano in Puglia, a Ripacandida in Basilicata, a Pantelleria in Sicilia, a Castel Di Lama nelle Marche.

Ogni volta che ci sono delle elezioni amministrative i media raccontano sempre la solita solfa, che siamo in affanno, che rispetto alle politiche è andata male e che quindi siamo prossimi alla scomparsa. E’ una lettura che continuano a riproporre da 5 anni a questa parte, che si è sempre rivelata falsa e che si rivelerà tale anche questa volta. Rispetto al 2013 abbiamo la possibilità di triplicare i nostri sindaci e questo è il nostro obbiettivo per i ballottaggi del prossimo 24 giugno.

Ringrazio tutti i candidati e tutti gli attivisti che grazie al loro impegno ogni giorno sul territorio hanno ottenuto questi importanti risultati e hanno dimostrato che Davide continua a vincere contro Golia.

La liquidazione da parlamentare di Alessandro Di Battista

https://web.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1547694532009272/

di Alessandro Di Battista

Non è mica semplice essere un “populista”. Breve video familiare girato in una casa in California. È a disposizione degli esponenti dei partiti politici morti! Tra l’altro ho calcolato che se tutti i deputati e senatori “trombati” del PD o di quel che resta della sinistra (quelli per intenderci che parlano della povera gente o della redistribuzione della ricchezza) facessero altrettanto beh ci sarebbero oltre 12 milioni di euro freschi freschi per le piccole e medie imprese italiane. Posti di lavoro insomma!

Lo Stato dalla parte dei cittadini: Sergio Bramini consulente del Mise

In diretta da Marina di Ragusa per Antonio Tringali Sindaco 5 stelle!

Pubblicato da Luigi Di Maio su domenica 3 giugno 2018

di Giampiero Rossi per il Corriere della Sera

Non posso girarmi dall’altra parte, devo occuparmi dei tanti che come me si sono visti cacciare ingiustamente dalla propria casa“. Sergio Bramini, 71 anni, è l’imprenditore monzese “fallito per colpa dello Stato” che, nonostante il credito di 4 milioni di euro accumulato dalla sua società, si è visto portare via la villa ipotecata per scongiurare il fallimento e salvare la società e i suoi 32 dipendenti. È già a Roma, dove sarà “consulente” del ministro Di Maio.

Che effetto fa lavorare per lo Stato che finora le è stato «nemico»?
«Chi è al governo adesso ha tutt’altra sensibilità. Ricordo bene di aver chiesto aiuto quando c’era il governo precedente, ma mi sono sentito rispondere che non poteva essere creato un precedente, che era troppo tardi. Ma lo Stato non può comportarsi così…».

Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono venuti invece a trovarla proprio nella villa che stava per perdere. 
«Sì, hanno risposto al mio appello disperato. E credo che la politica debba fare questo, scendere tra la gente, ascoltare i problemi e far sentire vicinanza».

Ma lei per chi votava prima?
«Forza Italia. Poi ho smesso di credere in Dio e anche di votare».

E adesso cosa farà al governo?
«Studierò, ascolterò le associazioni che rappresentano chi vive esperienze come la mia, ho intenzione di radunarle tutte sotto un’unica sigla e proporrò un pacchetto di norme che mi hanno detto che si chiamerà legge Bramini».

Ma in questa campagna elettorale non si è mai sentito usato?
«Certo. Sono stato usato da tutti, anche dalla stampa. Ma a questo devo la notorietà che mi ha reso meno solo di fronte ai 60 agenti in tenuta antisommossa che mi hanno strappato fuori dalla mia casa. Ingiustamente. Non lo auguro a nessuno. Pensi che pochi giorni fa è morto il mio cane: non ha retto l’ennesimo cambiamento di ambiente».

Adesso occupiamoci dei diritti economici e sociali

di Alessandro Di Battista

Il nuovo governo non ha ancora iniziato a lavorare ma i soliti intellettuali “falce e cachemire” già sono partiti all’attacco: “governo pseudo-fascista“; “vogliono cancellare l’aborto e le unioni civili“; “dobbiamo aver paura di questo governo“. Dov’erano quando l’ex-Presidente Boldrini, tra un “bella ciao” e un altro, applicava la ghigliottina in Parlamento azzittendo l’opposizione e favorendo un regalo miliardario di denaro pubblico alle banche private? Dov’erano quando il loro cocco bello da Rignano provava ad abolire non il Senato ma il voto dei cittadini? Dov’erano quando due governi di centro-sinistra (Renzi e Gentiloni) posero la fiducia a due leggi elettorali (Italicum e Rosatellum) esattamente come fece Mussolini nel 1923? Ieri, come oggi del resto, costoro stavano dalla parte sbagliata della storia.

Sì, provo soddisfazione nel vederli gonfi di livore, perché non si sono mai davvero indignati per le sofferenze dei cittadini. Sì, mi compiaccio nel vederli persi, alla ricerca di un punto di riferimento di potere che non c’è più, perché quando hanno avuto la possibilità di schierarsi l’hanno fatto con chi procurava ingiustizie, non con chi le pativa. Sì, esulto nel vederli attaccare in modo scomposto questo governo continuando con le loro menzogne, quelle stesse menzogne che hanno lanciato la nostra ascesa e determinato il loro fracasso. Mi rallegro nel vedere deputati del PD scendere in piazza a difesa della Costituzione, loro che con leggi indegne hanno distrutto i diritti sociali degli italiani. E soprattutto godo guardando Pd e Forza Italia. Hanno fatto una legge elettorale oscena per stare ancora una volta dalla stessa parte e dalla stessa parte in effetti ci stanno. Ma non al governo, stanno insieme all’opposizione. Che goduria!

Ma il tempo dell’esultanza finisce qui. Lasciamoli nell’oblio mentre mangiano i pop-corn (sperando che non si strozzino). Ora è tempo di realizzare concretamente i punti del programma. Non toccando i diritti civili conquistati ma occupandoci adesso di quelli economici e sociali smantellati. Si può fare tanto, possiamo partire immediatamente dal salario minimo orario tanto caro a Luigi. In alto i cuori!

Il 2 giugno a Roma per il diritto degli italiani di scegliersi il governo #IlMioVotoConta

L’intervista di Luigi Di Maio a Fanpage

La manifestazione del 2 giugno, l’incarico a Cottarelli e le possibili alleanze pre e post elettorali: sono questi i temi della lunga intervista che Luigi Di Maio ha concesso al direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini. Si parte proprio con il senso della manifestazione del prossimo 2 giugno, con Di Maio che spiega: “Ovviamente è un appuntamento legato a ciò che è successo intorno alla formazione del governo, tanto è vero che l’hashtag è #ilmiovotoconta. C’era una maggioranza in Parlamento, c’era un contratto di governo, c’era la lista dei ministri, era tutto pronto e ci siamo presentati al Presidente della Repubblica. Ci è stato detto di no perché uno dei ministri in un libro era stato critico sull’euro. Poi è stato detto che questo governo non poteva partire perché volevamo uscire dall’euro, ma anche questa è una menzogna”. “La cosa paradossale”, confida Di Maio, “è che quando abbiamo incontrato il professor Savona ci ha detto ‘farò il ministro dell’economia solo se non usciremo dall’euro’, quella era anche la nostra intenzione, dunque abbiamo trovato un accordo”. Perché non Giorgetti, dunque? “Mi ha fatto sorridere questa idea, perché lui stesso aveva spiegato di non avere le competenze necessarie”.

Da qui il senso della manifestazione che, spiega, non è una prova di forza nei confronti di Mattarella: “La piazza del 2 giugno è una chiamata pacifica per tutti i cittadini che vogliono incontrarsi per ricordare il valore della nostra Costituzione, della Repubblica e della nostra sovranità da qualsiasi influenza esterna, altre nazioni, banche, agenzie di rating. Non è una piazza contro la Presidenza della Repubblica, ma a favore del diritto sacrosanto dei cittadini di votare e scegliersi un governo. Perché quello che non è partito era un governo votato dal popolo. […] Ora si sta polarizzando la discussione su Mattarella, se ha fatto bene o ha fatto male, ma il tema è un altro, è la madre di tutte le battaglie politiche, cioè la sovranità di un paese. Era questa battaglia che in quel momento si stava combattendo e non era fra le forze politiche e il Quirinale, ma tra la finanza e la politica. E se noi vogliamo assicurare il primato della politica sulla finanza non potevamo e non possiamo arretrare”.

Sulla scelta di Cottarelli, il giudizio è netto: “È un governo che non ha un voto nel popolo né un voto in Parlamento. Non solo non c’è una maggioranza, ma rischia di trasformarsi nell’unico governo della storia senza un singolo voto di fiducia”.

Sui rapporti con la Lega, prova a chiarire: “Non abbiamo fatto una alleanza e non stiamo facendo un’alleanza. Abbiamo portato avanti un contratto di governo in cui abbiamo messo i punti sui quali eravamo d’accordo. Il M5s alle elezioni è sempre andato da solo, noi e la Lega siamo forze politiche alternative e io spero di avere l’autonomia per governare da solo, anche perché le percentuali cambieranno. Ovviamente se così non fosse, c’è il contratto che volevamo realizzare e spero che si possa fare in futuro. ” Cosa accadrà quando si tornerà al Colle dopo un eventuale voto anticipato? “È molto probabile che Savona in qualche modo ritorni nel dibattito pubblico, anche perché è diventato un simbolo di quella battaglia sulla sovranità, una vicenda più grande dei semplici nomi”.

#NonFinisceQui

Quello che è successo è incredibile. Collegatevi perché ho qualcosa da dirvi.

Pubblicato da Luigi Di Maio su domenica 27 maggio 2018

Buonasera a tutti, in sei anni in Parlamento non avevo mai visto una cosa del genere. Dovete sapere che oggi ci è stato impedito di fare il governo del cambiamento e non perché noi ci eravamo intestarditi su Savona, ma perché tutti quelli come Savona non andavano bene, tutti quelli che nella loro vita – personalità di spessore, professionisti, accademici che avevano preso parte a considerazioni in dottrina sull’Euro e sull’Europa – chi era stato critico su questi argomenti, non va bene come ministro della Repubblica.

Allora se questo è il punto abbiamo un grande problema in Italia: questa non è una democrazia libera se siamo in queste condizioni. Io sono stato un profondo estimatore del Presidente della Repubblica Mattarella ma questa scelta per me è incomprensibile. Non è comprensibile perché noi ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo fatto un contratto di governo, in quel contratto di governo non c’era l’uscita dall’Euro, c’era la modifica dei trattati sull’Europa e la rivisitazione di alcune regole europee, questo sì. Abbiamo composto una maggioranza e abbiamo fatto tutta la squadra di governo. Noi oggi siamo andati al Colle con tutti i nomi, ministero per ministero. Ci siamo messi intorno a un tavolo e sulla base di quel contratto abbiamo deciso chi dovesse andare in un Ministero e chi in un altro a realizzare il cambiamento per il Paese.

Eravamo pronti ad abolire la legge Fornero, a modificare i contratti di lavoro super precari, dovevamo mettere a posto tante cose, l’immigrazione, i problemi economici, quanta roba avevamo progettato. E non c’è stato permesso. Eppure rappresentiamo circa il 60% del consenso popolare in Italia, rappresentiamo due forze politiche che hanno vinto le elezioni. Tuttora, oggi, queste forze M5S e Lega insieme hanno la maggioranza in Parlamento. Avevamo espresso Conte come Presidente del Consiglio incaricato, avevamo messo insieme la squadra dei ministri, eravamo pronti a governare e ci è stato detto no.

Ora il no perché? Perchè le agenzie di rating in tutta europa erano preoccupate per un uomo, un uomo che va a fare il ministro dell’economia? Che gli investitori erano preoccupati in tutta Europa? Questo è il punto? E allora ditelo, diciamocelo chiaramente: in questo Paese è inutile che andiamo a votare tanto i governi li decidono le agenzie di rating e le lobby finanziarie e bancarie, tanto i governi li decidono sempre gli stessi, anche quando il popolo dà più del 50% di consenso a due forze politiche che vogliono cambiare le cose e vogliono rappresentare per gli italiani i loro interessi, alla fine un modo per bloccare tutto questo lo si trova sempre.

È inaccettabile, è un livello di scontro istituzionale mai visto. Io voglio dire chiaramente non possiamo stare qui a guardare, a dire “va bene ok torniamo al voto”. Torniamo al voto. E poi che succede? Riportiamo Savona al Quirinale, pure con l’80% e ci ridicono NO. Perché? Perché nella sua vita ha criticato l’Euro. Uno che ha fatto il Ministro della Repubblica all’inizio della seconda Repubblica adesso non va bene più. Andava bene quando stava con Ciampi, quando sta con il MoVimeto 5 Stelle non va bene più.

Ma il punto non è Savona, vorrei che si sapesse questo. E lo dobbiamo raccontare il più possibile questo. Il punto non è un nome. Qui il punto è un modo di intendere l’Italia, sovrana oppure no. E per noi l’Italia è sovrana. Perché la sovranità appartiene al popolo. E se è questo il punto, se si vuole impedire la nascita di un governo del M5S e della Lega, un governo del cambiamento e allora ce lo devono dire chiaramente, perché oggi lo hanno dimostrato.

Io sono molto arrabbiato, potete immaginare quanto tempo abbiamo dedicato alla formazione del governo del cambiamento. Ci abbiamo messo oltre 80 giorni, ci stiamo lavorando da decine e decine di giorni, non solo la parte politica del MoVimento, ma anche tecnici, legislativi, la comunicazione, stiamo lavorando dalla mattina alla sera per dare un governo a questo Paese. Ma la verità è che stanno facendo di tutto per non mandare il MoVimento 5 Stelle al governo di questo Paese. E quando dico “stanno”, mi riferisco a quelli che sperano, a quelli che remano contro e quelli che si lasciano condizionare. E io non posso accettare che il Ministro dell’Economia italiano lo decidano o altre nazioni o le agenzie di rating che sono quelle che non ci hanno informato della crisi del 2007 facendo perdere risparmi a milioni di persone in tutto il mondo. Quelli là devono venire a decidere chi deve fare il Ministro dell’Economia di un governo del cambiamento?! Non lo so nei prossimi mesi cosa accadrà. Noi ci siamo, ci sarà sempre il MoVimento 5 Stelle, ma con una consapevolezza totalmente differente. Io voglio chiudere questo video leggendovi la lista dei ministri, perché è quella che Giuseppe Conte ha portato al Quirinale. Perché non è una cosa da poco.

ECCO LA LISTA:
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Giuseppe Conte
VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLO
SVILUPPO ECONOMICO, DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI: Luigi Di Maio
VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELL’INTERNO: Matteo Salvini

Ministri senza portafoglio:
RAPPORTI CON IL PARLAMENTO E DEMOCRAZIA DIRETTA: Riccardo Fraccaro
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: Giulia Bongiorno
AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE Enrica Stefani
SUD Barbara Lezzi
DISABILITA’ Lorenzo Fontana

Ministeri con portafoglio:
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Luca Giansanti
GIUSTIZIA Alfonso Bonafede
DIFESA Elisabetta Trenta
ECONOMIA E FINANZE Paolo Savona
POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI Gianmarco Centinaio
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI Mauro Coltorti
MIUR Marco Bussetti
MIBACT Alberto Bonisoli
SALUTE Giulia Grillo
AMBIENTE Sergio Costa

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Giancarlo Giorgetti

Questa era la squadra di governo che domani mattina poteva giurare al Quirinale.
Qual è la morale della favola? Che in questo Paese puoi essere un criminale condannato per frode fiscale, puoi essere Angelino Alfano, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione, puoi essere una persona che si è macchiata anche di reati legati alla P.A. o all’infiltrazione della mafia nella P.A. e nello Stato e il ministro lo puoi fare, ma se hai criticato l’euro e hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di pensare di fare il ministro dell’Economia. Non finisce qui. Ciao

Tempo scaduto, il Catullo dovrà pagare 13 milioni a Enav. Businarolo: «Save esperta in finanza creativa, nessuna tutela per il territorio»

Tempo scaduto per il Catullo: è in arrivo il precetto che costringe l’aeroporto veronese a sborsare i primi 13 dei 24 milioni che deve all’Enav per i servizi di controllo traffico aereo all’aeroporto di Brescia Montichiari nel periodo che va dal 2002 al 2013. Una cifra frutto di una cattiva gestione, dovuta anche all’ostinazione nel tenere aperto uno scalo praticamente non funzionante. Rimane da capire come sarà affrontata la situazione e se la manleva concessa sui debiti pregressi a Save, al momento dell’ingresso in Catullo, si dimostrerà valida. Il rischio è che i soci pubblici dovranno pagare il conto. Il bilancio 2017 del Catullo, presentato poco più di un mese fa, non aveva previsto alcun accantonamento per la causa (poi persa in primo grado) con Enav. Un dato che era stato evidenziato dal collegio sindacale nella sua relazione.

Per far fronte al pagamento dei 13 milioni di euro, Save potrebbe accollarsi la spesa, nonostante la manleva, per poi richiedere in futuro un aumento di capitale. Ciò farebbe salire la quota della società nell’aeroporto Catullo. Il tutto, nonostante il parere emesso dell’Autorità nazionale Anticorruzione abbia già considerato la precedente cessione di quote a Save come un’operazione illecita, sulla quale la Procura di Verona sta indagando e paventa l’abuso d’ufficio.

«Sono notizie allarmanti – è il commento di Francesca Businarolo – e oltre al danno c’è la beffa. A cominciare da un bilancio che è pura finanza creativa, che Save è riuscita a far approvare dal Cda con la sola opposizione di Fondazione Cariverona. Quello che lascia amareggiati è che tutto ciò accade mentre l’aeroporto di Verona, che avrebbe tutte le carte in regola per essere un importante scalo turistico e internazionale, sta cadendo, a livello societario, a pezzi. E l’attuale proprietà non fa nulla per attuare ricette che rispondano alle esigenze del territorio. Ho provveduto a segnalare tutto quanto all’Anac».