No al decreto salva-corrotti

Diciamolo chiaramente: un ministro della giustizia, certe cose non dovrebbe nemmeno pensarle. Circa dieci giorni fa è stato smascherato il tentativo del Ministro della Giustizia Orlando di emettere un decreto che può essere definito “salva-corrotti” .

RIBADISCO: "LA RIFORMA DEL GOVERNO SULLE #INTERCETTAZIONI E' UNA ISTIGAZIONE A DELINQUERE DI STAMPO LEGISLATIVO".#FolliaPura. Diffondete.Il mio intervento di stamattina a Studio24.

Pubblicato da Alfonso Bonafede su Mercoledì 13 settembre 2017

Il decreto del governo Gentiloni cancellerebbe le intercettazioni dagli atti dei magistrati che, secondo la geniale idea del Ministro, non potranno più riportare i virgolettati: i magistrati dovranno fare la sintesi dell’intercettazione. Insomma, una norma che in un colpo solo rende gravoso e impossibile il lavoro dei magistrati, lede i diritti dell’imputato e imbavaglia la stampa.

Inoltre, il Trojan, lo strumento che serve per intercettare le persone tramite il loro cellulare (che diventa un registratore mobile), non potrebbe essere più utilizzato dai magistrati per i reati di corruzione. Sei un politico corrotto e vuoi incontrare qualche imprenditore intenzionato a pagarti una mazzetta? Hai paura che la magistratura ti intercetti trasformando il tuo cellulare in un registratore? Non ti preoccupare. Con la bozza di decreto di Orlando, la registrazione tramite Trojan verrebbe vietata per legge. Insomma, una vera e propria “istigazione a delinquere di stampo legislativo”.

Per non parlare del fatto, naturalmente del tutto casuale, che un decreto del genere cancellerebbe l’inchiesta Consip.

Se invece sei un cittadino onesto e con il tuo cellulare vuoi riprendere o registrare un politico che sta assumendo un comportamento scorretto che potrebbe configurare reato, allora se lo diffondi rischi 4 anni di carcere.

In questi giorni, mentre tutti gli addetti ai lavori stanno (ovviamente) bocciando la bozza di decreto, Orlando sta andando avanti con mezze smentite e timidi cenni di retromarcia. Da parte di Gentiloni nemmeno una parola. Renzi fa finta di nulla. Sono tutti compatti quando si parla di leggi “salva-corrotti”. I cittadini onesti di questo paese meritano rispetto: Orlando si rassegni e dichiari immediatamente che la bozza di decreto verrà interamente cancellata.

Processo Mose, ex Ministro Matteoli condannato a 4 anni per corruzione, prescritto e assolto Orsoni

#Mose: #M5S, Matteoli si dimetta da presidente Commissione Trasporti

Roma, 14 settembre – “Altero Matteoli si dimetta dall’incarico di presidente della Commissione Trasporti al Senato. Pur confidando nell’azione della magistratura per il prosieguo del processo, riteniamo quest’atto doveroso per un evidente questione di opportunità politica. Proprio relativamente ai primi elementi emersi dall’inchiesta giudiziaria sul Mose, già nel 2013 il MoVimento 5 Stelle richiamava il Ministero dei Trasporti alla necessità di attivare gli opportuni controlli e verifiche. Un altra prova che le principali grandi opere in Italia vadano controllate e revisionate da cima a fondo, vista la corruzione dilagante in parlamento. Ed è quello che farà il Governo 5 stelle”.

Così i parlamentari 5stelle del MoVimento 5 Stelle della Commissione Trasporti.


L’ex ministro dell’Ambiente e delle Infrastrutture subirà anche una confisca di oltre 9,5 milioni di euro, così come l’imprenditore romano Erasmo Cinque, anche lui condannato a 4 anni. Le tesi e la ricostruzione dell’accusa hanno retto sul fronte della corruzione: l’ingegnere Giovanni Mazzacurati ha pagato profumatamente gli appoggi politici di cui ha goduto per far avanzare il progetto. Le ipotesi di finanziamento illecito, invece, non hanno retto o sono decadute per decorrenza dei termini

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Alluvioni e dissesto: il governo ‘prevede’ 2,2 miliardi, ma trova appena 7 milioni

Annunci su annunci, ma da tre anni il maestoso piano anti dissesto del ministero dell’Ambiente ha partorito il topolino. E, purtroppo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Chiaramente i fenomeni meteorologici di queste ultime ore sono estremi e frutto di una tropicalizzazione del nostro clima, anche questo però ampiamente annunciato.

Il MoVimento 5 Stelle anni fa aveva elaborato un pacchetto di risposte di breve, medio e lungo termine per mitigare il dissesto, e l’aveva presentato ai prefetti delle zone più a rischio.

Il ministero intanto ha dovuto smentire la stessa struttura governativa, Italia sicura, che da tre anni lancia numeri a caso. A maggio Italia sicura aveva annunciato (pubblicandolo sul proprio sito) che da revoche di fondi per interventi assegnati per opere contro il dissesto sarebbero stati recuperati ben 2,2 miliardi di euro. A luglio il M5S ne ha chiesto conto in un question time presentato da Federica Daga, ma il ministro ha dovuto ammettere che le revoche effettive sono solo 15, per meno di 7 milioni di euro. Altro che miliardi.

Anche due anni fa si parlò di 9 miliardi di euro disponibili per tutta una serie di lavori, e anche qui ne sono risultati disponibili appena 650 milioni per un primo piano stralcio di 33 opere. Ma grazie a una nostra interrogazione di pochi mesi fa, si è scoperto che solo uno dei lavori è veramente finito, altri tre sono in fase di esecuzione, e gli altri 29 devono ancora uscire dal pantano.

Secondo l’Ispra i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico sono l’82% del totale, e oltre 5 milioni di cittadini vivono in zone esposte ogni giorno al pericolo frane o alluvioni. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una legge fin dal giugno 2013.
Ecco il nostro piano, che prevede tra l’altro: la sospensione dei tributi per i cittadini e le imprese impattate dallo stato di emergenza; un fondo di compensazione per i mancati introiti per i comuni, escludere dal patto di stabilità interno le risorse impiegate per far fronte all’emergenza e alle opere di ripristino; introduzione di un geobonus, cioè un bonus fiscale, per interventi di mitigazione; al fine di un progressivo passaggio da una gestione emergenziale a una preventiva, ogni anno, devono essere stanziati fondi per la prevenzione pari almeno al 50% di quelli stanziati nell’anno precedente; implementare il monitoraggio delle condizioni meteorologiche e idrologiche e i piani di allarme. Abbiamo ipotizzato nel nostro pacchetto l’istituzione di un servizio geologico distribuito nei comuni, e l’obbligo a istituire i contratti di fiume per la manutenzione degli alvei.

13/09 Roma: fuori la voce contro la corruzione!

Ci siamo, la legge in tutela di chi segnala la corruzione può diventare realtà! Manca solo un ultimo passo e vogliamo farlo insieme a voi, con un’azione senza precedenti in Italia.

Vi aspetto mercoledì 13 settembre alle ore 9:00 davanti al Pantheon a Roma per chiedere la legge per difendere chi segnala la corruzione! Evento organizzato da Riparte il futuro e da Transparency International IT.

Spieghiamo: oggi i whistleblower, coloro che denunciano episodi di corruzione sul posto di lavoro, non hanno alcuna tutela. Si espongono per il bene di tutti e vengono lasciati soli ad affrontare minacce, mobbing o conseguenze ancora peggiori. La legge per risolvere questa situazione, il ddl #Businarolo, dopo essere stata approvata alla Camera a gennaio 2016 è ferma al Senato da un anno e mezzo. È inaccettabile che il Parlamento italiano ignori l’importanza di incentivare i cittadini onesti a denunciare la corruzione.

Per questo, mercoledì 13 settembre noi di Riparte il futuro e Transparency International Italia saremo nella piazza del Pantheon a Roma per mostrare a tutti, attraverso un “uomo in gabbia” quali sono le attuali condizioni dei whistleblower in Italia. Sarà fondamentale per riuscire a convincere i senatori a calendarizzare la votazione della legge. Perché è proprio il silenzio l’arma più potente nelle mani dei corrotti. Riuscirà il nostro Senato a non lasciarsi scappare l’occasione di rendere il nostro Paese un po’ più giusto? Dipende solo da quanto ci faremo sentire. Vi aspettiamo per un evento che sarà anche un’opera d’arte, dove potrete anche firmare la petizione! #FUORILAVOCE CONTRO LA CORRUZIONE

Dopo 15 anni tornano a salire i giovani italiani fermi alla terza media

tratto da Il Sole 24 ORE

Che avessimo ancora pochi laureati e troppi abbandoni scolastici lo sapevamo. Stesso discorso per la disoccupazione giovanile oltre la soglia di guardia e il record di ragazzi che non studiano né lavorano (Neet). Ma che dopo 15 anni la quota di under34 fermi alla terza media fosse tornata a salire, al punto da continuare a sopravanzare i loro coetanei in possesso di un titolo terziario, è un dato che coglie di sorpresa. E che deve far riflettere.

A certificare l’ennesimo ritardo italiano in materia di istruzione è stata nei giorni scorsi Eurostat. Con due dati che parlano da sé: mentre in tutta Europa gli appartenenti alla fascia d’età 25-34 anni che al massimo hanno completato la secondaria di I grado sono scesi dal 16,6 al 16,5%, da noi sono tornati a salire. Tant’è che dal 25,6% di fine 2015 siamo passati al 26,1% del 2016. Una performance che ci lascia ancora al quintultimo posto della graduatoria davanti a Portogallo, Malta, Spagna e Turchia. Ma che fa notizia soprattutto perché segna un’inversione di tendenza lunga più di 15 anni.

Per trovare l’ultimo episodio di peggioramento in questa particolare classifica bisogna infatti risalire al biennio 2001-2002 quando eravamo saliti dal 40,7 al 42,7 per cento. Da lì in avanti il trend dei nostri connazionali 25-34enni fermi alla licenza media era sempre diminuito. In maniera più o meno sensibile a seconda delle annate. E il film non cambia di molto se ci si focalizza sul sottogruppo 25-29 anni. Dopo una decina d’anni di discesa anche qui l’aria è cambiata e la fetta di popolazione a bassa scolarizzazione è salita al 23,3 per cento.

L’intervento di Luigi Di Maio a Cernobbio: Italia smart nation

di Luigi DI Maio

Mi fa piacere essere qui oggi e avere l’opportunità di raccontare anche dinanzi a questa platea l’idea di Paese che il M5S ha in cantiere, il programma e le idee che abbiamo in mente per l’Italia. E’ stato detto tanto in questi anni sul Movimento 5 Stelle e talvolta si sono semplificate o strumentalizzate molte nostre posizioni. Anche per questo motivo oggi vorrei confrontarmi con voi per chiarire che il Movimento 5 Stelle non vuole un’Italia populista, anti-europeista o estremista.

Come promesso ecco il video integrale del mio intervento a Cernobbio.—Mi fa piacere essere qui oggi e avere l’opportunità di raccontare anche dinanzi a questa platea l’idea di Paese che il M5S ha in cantiere, il programma e le idee che abbiamo in mente per l’Italia. E’ stato detto tanto in questi anni sul Movimento 5 Stelle e talvolta si sono semplificate o strumentalizzate molte nostre posizioni. Anche per questo motivo oggi vorrei confrontarmi con voi per chiarire che il Movimento 5 Stelle non vuole un’Italia populista, anti-europeista o estremista.Noi un’idea di Italia ce l’abbiamo bene in mente e non ha nulla a che fare con queste definizioni. L’Italia che stiamo disegnando, anche insieme a esperti, accademici e professionisti, è una “Smart nation”, un Paese che si fonda sull’innovazione tecnologica, nel pubblico come nel privato. Immaginiamo un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet. Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo. Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro. Non ci interessa distruggere, ci interessa costruire e farlo al meglio.Noi abbiamo un concetto alto della politica, una politica intesa come amministrazione della cosa pubblica nell’interesse comune, una politica che non si mette al servizio di nessuno, se non dei cittadini. Per fare questo bisognerà anche ripensare al concetto di trasparenza tra la politica e i portatori di interesse. E’ arrivato il momento di regolamentare il rapporto tra la politica e le lobby, così come accade in molte altre parti d’Europa.ll Movimento 5 stelle non è contro il giusto profitto o l'impresa. Al contrario vogliamo tutelare chi crea valore ma proprio per questo però siamo contro gli sprechi, l'utilizzo sconsiderato dei soldi pubblici e i privilegi che hanno contribuito a soffocare lo sviluppo anche imprenditoriale del Paese. Il nostro scopo fondamentale è il ritorno ad una morale pubblica che consenta alle imprese di lavorare in un contesto pulito, libero da sprechi e condizionamenti esterni.Ecco perché quella contro gli sprechi, specie quelli della politica, è una nostra battaglia storica, che ci avvicina alle esigenze delle imprese.Su questo punto la classe politica attuale ha fatto pochissimo o nulla. Ai tagli selettivi e meritocratici ha preferito la logica dei tagli lineari. Invece che migliorare, così, la qualità della spesa è peggiorata.La lotta agli sprechi da sola ovviamente non è sufficiente. L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Penso in particolare al Fiscal Compact. Questo non significa che il M5S sia anti-europeista. Si tratta di un’altra semplificazione. L’austerità ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). La rincorsa folle al pareggio di bilancio pubblico ha sacrificato le spese produttive, cioè gli investimenti, e le imprese hanno pagato così anche l’invecchiamento infrastrutturale e il mancato sviluppo tecnologico.Pensiamo alla politica economica. Come riconoscono oggi anche molti economisti ortodossi, l’euro è una moneta disegnata su misura per l’economia tedesca. Favorisce le sue esportazioni nei confronti dei partner europei abbassando artificiosamente il valore della moneta, tanto che alcuni analisti parlano di euro-marco. Grazie alla spinta delle esportazioni la Germania non ha alcuna difficoltà a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma lo stesso non si può dire per tutti gli altri Paesi. I cosiddetti PIIGS e la Francia hanno pagato le asimmetrie della moneta unica prima con i deficit commerciali e poi con l’austerità. Eppure la soluzione politica non sta nel muro contro muro. Il M5S ne è perfettamente consapevole. L’aver parlato di referendum consultivo sulla moneta unica serve soprattutto a sollevare questo tema, e ad avere un potere contrattuale e una via d’uscita nel caso estremo in cui le esigenze dei Paesi del Sud Europa continuino ad essere ignorate. Il problema andava posto, e siamo orgogliosi di averlo fatto.Gli stessi dati economici dell’ultimo biennio, se analizzati da un punto di vista meno governativo, sono tutt’altro che incoraggianti. Il MoVimento ha sempre visto come non sufficiente l’indicatore utilizzato tradizionalmente per misurare il benessere economico, cioè il Pil. Nella Legge di Bilancio di quest’anno compare il BES, cioè l’indice di Benessere Equo e Sostenibile, ma tiene conto solo 12 fattori socio-economici scelti con grande discrezionalità, e ha quindi un valore molto limitato. Non mancano gli studiosi che da anni stanno sviluppando indici alternativi molto interessanti. Siamo intenzionati a valorizzarli perché pensiamo che la produzione debba stare insieme all’ambiente, alla salute e alla qualità del posto di lavoro.In ogni caso pil, crescita e i dati diffusi dai principali istituti nazionali e internazionali come detto una lettura se pur parziale la danno e quindi li commenterò anch'io. L’Italia, dopo lunghi anni di recessione, rimane oggi in grandissima difficoltà. Nel 2016 siamo stati ULTIMI per crescita in Europa, è tornato a crescere il tasso di disoccupazione all’11,3% e quello giovanile sopra il 35%. È vero che diminuiscono gli inattivi, ma un’analisi di più largo respiro ci mostra che l’occupazione cresce soltanto nella fascia over 50. Su 100 contratti, a giugno 2017, solo 20 erano a tempo indeterminato. La crescita in Italia nel secondo semestre è dello 0,4% a fronte dello 0,6% dell’Europa. La crescita tendenziale del 2017 è dell’1,5% mentre in Europa è del 2,2%.Il Pil reale è ancora oggi inferiore di quasi il 7% al livello pre-crisi. Abbiamo quindi perso 10 anni sprecando in gran parte anche la congiuntura internazionale favorevole degli ultimi 3Sono qui a proporvi un percorso di sviluppo economico e stabilità alternativo, fondato sullo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Gli investimenti da fare per diventare una smart nation sono tantissimi. Abbiamo già detto che un nostro obiettivo in 5 anni di governo è raggiungere il milione di macchine elettriche. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto: sono appena rientrato da un tour della Sicilia a bordo di un pulmino elettrico, con cui abbiamo percorso 2000 km!Il milione di auto elettriche è lo stesso numero a cui punta la Germania entro il 2020. In Olanda le auto a benzina saranno bandite dal 2025, in India saranno bandite dal 2030. Questi Paesi hanno un piano nazionale di elettrificazione della mobilità: anche l’Italia deve averne uno e noi lo proporremo.C’è poi il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che non è mai iniziata. Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?Bisognerà snellire, sburocratizzare, anche mettere ordine nella giungla di leggi, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezo!Potenzieremo l’accesso ad internet rendendolo un diritto per tutti e investiremo sulle tecnologie legate al turismo. Come diceva uno dei consiglieri di Obama, internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo! Vi ricordo che per ogni euro investito nell’Internet delle cose si ha un ritorno di 12 euro: E con oltre 8 milioni di dispositivi connessi, l'Italia è uno dei maggiori mercati per le comunicazioni M2M (Machine-to-Machine) in Europa. Pensate se avessimo investito anche solo una parte delle risorse del Jobs Act.in questa direzione! Quella dell’Internet delle cose non è una tecnologia che cito per caso, è quella che cambierà la nostra vita nei prossimi anni, un po’ come hanno fatto gli smartphone nell’ultimo decennio. Significa che ogni cosa viene collegata in Rete e collegandosi diventa intelligente: smart. Che è ciò che vogliamo anche per il nostro Paese: un’Italia Smart Nation.Noi siamo pronti a realizzarla. In questi mesi abbiamo coinvolto nella elaborazione del nostro programma di governo attraverso la Rete migliaia di cittadini, e nei prossimi mesi lo presenteremo alle varie realtà imprenditoriali, associazioni di categorie, a tutti gli stakehholder italiani e non solo con cui intraprendere un primo costruttivo e trasparente confronto.A fine settembre il MoVimento 5 Stelle presenterà il suo candidato premier e successivamente la sua squadra di governo, che avrà al suo interno profili di grande competenza. Anche per dimostrare di essere all’altezza delle sfide che si è posto.Se gli elettori lo vorranno, raccoglieremo la grande sfida di cambiare, questa volta davvero, il nostro Paese.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Domenica 3 settembre 2017

Noi un’idea di Italia ce l’abbiamo bene in mente e non ha nulla a che fare con queste definizioni. L’Italia che stiamo disegnando, anche insieme a esperti, accademici e professionisti, è una “Smart nation”, un Paese che si fonda sull’innovazione tecnologica, nel pubblico come nel privato. Immaginiamo un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet. Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo. Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro. Non ci interessa distruggere, ci interessa costruire e farlo al meglio.Noi abbiamo un concetto alto della politica, una politica intesa come amministrazione della cosa pubblica nell’interesse comune, una politica che non si mette al servizio di nessuno, se non dei cittadini. Per fare questo bisognerà anche ripensare al concetto di trasparenza tra la politica e i portatori di interesse. E’ arrivato il momento di regolamentare il rapporto tra la politica e le lobby, così come accade in molte altre parti d’Europa.

ll Movimento 5 stelle non è contro il giusto profitto o l’impresa. Al contrario vogliamo tutelare chi crea valore ma proprio per questo però siamo contro gli sprechi, l’utilizzo sconsiderato dei soldi pubblici e i privilegi che hanno contribuito a soffocare lo sviluppo anche imprenditoriale del Paese. Il nostro scopo fondamentale è il ritorno ad una morale pubblica che consenta alle imprese di lavorare in un contesto pulito, libero da sprechi e condizionamenti esterni.

Ecco perché quella contro gli sprechi, specie quelli della politica, è una nostra battaglia storica, che ci avvicina alle esigenze delle imprese.
Su questo punto la classe politica attuale ha fatto pochissimo o nulla. Ai tagli selettivi e meritocratici ha preferito la logica dei tagli lineari. Invece che migliorare, così, la qualità della spesa è peggiorata.

La lotta agli sprechi da sola ovviamente non è sufficiente. L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Penso in particolare al Fiscal Compact. Questo non significa che il M5S sia anti-europeista. Si tratta di un’altra semplificazione. L’austerità ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). La rincorsa folle al pareggio di bilancio pubblico ha sacrificato le spese produttive, cioè gli investimenti, e le imprese hanno pagato così anche l’invecchiamento infrastrutturale e il mancato sviluppo tecnologico.

Pensiamo alla politica economica. Come riconoscono oggi anche molti economisti ortodossi, l’euro è una moneta disegnata su misura per l’economia tedesca. Favorisce le sue esportazioni nei confronti dei partner europei abbassando artificiosamente il valore della moneta, tanto che alcuni analisti parlano di euro-marco. Grazie alla spinta delle esportazioni la Germania non ha alcuna difficoltà a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma lo stesso non si può dire per tutti gli altri Paesi. I cosiddetti PIIGS e la Francia hanno pagato le asimmetrie della moneta unica prima con i deficit commerciali e poi con l’austerità. Eppure la soluzione politica non sta nel muro contro muro. Il M5S ne è perfettamente consapevole. L’aver parlato di referendum consultivo sulla moneta unica serve soprattutto a sollevare questo tema, e ad avere un potere contrattuale e una via d’uscita nel caso estremo in cui le esigenze dei Paesi del Sud Europa continuino ad essere ignorate. Il problema andava posto, e siamo orgogliosi di averlo fatto.

Gli stessi dati economici dell’ultimo biennio, se analizzati da un punto di vista meno governativo, sono tutt’altro che incoraggianti. Il MoVimento ha sempre visto come non sufficiente l’indicatore utilizzato tradizionalmente per misurare il benessere economico, cioè il Pil. Nella Legge di Bilancio di quest’anno compare il BES, cioè l’indice di Benessere Equo e Sostenibile, ma tiene conto solo 12 fattori socio-economici scelti con grande discrezionalità, e ha quindi un valore molto limitato. Non mancano gli studiosi che da anni stanno sviluppando indici alternativi molto interessanti. Siamo intenzionati a valorizzarli perché pensiamo che la produzione debba stare insieme all’ambiente, alla salute e alla qualità del posto di lavoro.

In ogni caso pil, crescita e i dati diffusi dai principali istituti nazionali e internazionali come detto una lettura se pur parziale la danno e quindi li commenterò anch’io.
L’Italia, dopo lunghi anni di recessione, rimane oggi in grandissima difficoltà. Nel 2016 siamo stati ULTIMI per crescita in Europa, è tornato a crescere il tasso di disoccupazione all’11,3% e quello giovanile sopra il 35%. È vero che diminuiscono gli inattivi, ma un’analisi di più largo respiro ci mostra che l’occupazione cresce soltanto nella fascia over 50. Su 100 contratti, a giugno 2017, solo 20 erano a tempo indeterminato. La crescita in Italia nel secondo semestre è dello 0,4% a fronte dello 0,6% dell’Europa. La crescita tendenziale del 2017 è dell’1,5% mentre in Europa è del 2,2%.

Il Pil reale è ancora oggi inferiore di quasi il 7% al livello pre-crisi. Abbiamo quindi perso 10 anni sprecando in gran parte anche la congiuntura internazionale favorevole degli ultimi 3

Sono qui a proporvi un percorso di sviluppo economico e stabilità alternativo, fondato sullo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Gli investimenti da fare per diventare una smart nation sono tantissimi. Abbiamo già detto che un nostro obiettivo in 5 anni di governo è raggiungere il milione di macchine elettriche. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto: sono appena rientrato da un tour della Sicilia a bordo di un pulmino elettrico, con cui abbiamo percorso 2000 km!

Il milione di auto elettriche è lo stesso numero a cui punta la Germania entro il 2020. In Olanda le auto a benzina saranno bandite dal 2025, in India saranno bandite dal 2030. Questi Paesi hanno un piano nazionale di elettrificazione della mobilità: anche l’Italia deve averne uno e noi lo proporremo.

C’è poi il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che non è mai iniziata. Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?
Bisognerà snellire, sburocratizzare, anche mettere ordine nella giungla di leggi, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezo!

Potenzieremo l’accesso ad internet rendendolo un diritto per tutti e investiremo sulle tecnologie legate al turismo. Come diceva uno dei consiglieri di Obama, internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo! Vi ricordo che per ogni euro investito nell’Internet delle cose si ha un ritorno di 12 euro: E con oltre 8 milioni di dispositivi connessi, l’Italia è uno dei maggiori mercati per le comunicazioni M2M (Machine-to-Machine) in Europa. Pensate se avessimo investito anche solo una parte delle risorse del Jobs Act.in questa direzione! Quella dell’Internet delle cose non è una tecnologia che cito per caso, è quella che cambierà la nostra vita nei prossimi anni, un po’ come hanno fatto gli smartphone nell’ultimo decennio. Significa che ogni cosa viene collegata in Rete e collegandosi diventa intelligente: smart. Che è ciò che vogliamo anche per il nostro Paese: un’Italia Smart Nation.

Noi siamo pronti a realizzarla. In questi mesi abbiamo coinvolto nella elaborazione del nostro programma di governo attraverso la Rete migliaia di cittadini, e nei prossimi mesi lo presenteremo alle varie realtà imprenditoriali, associazioni di categorie, a tutti gli stakehholder italiani e non solo con cui intraprendere un primo costruttivo e trasparente confronto.

A fine settembre il MoVimento 5 Stelle presenterà il suo candidato premier e successivamente la sua squadra di governo, che avrà al suo interno profili di grande competenza. Anche per dimostrare di essere all’altezza delle sfide che si è posto.

Se gli elettori lo vorranno, raccoglieremo la grande sfida di cambiare, questa volta davvero, il nostro Paese.

Il ”pizzo” dei dirigenti pubblici al PD

Più che un obolo sembra un “pizzo”. Io ti nomino e tu devi dire grazie. A modo loro, ma con i soldi nostri. Secondo l’inchiesta a firma di Franco Bechis riportata oggi su Libero, quello che il Pd avrebbe costruito in giro per l’Italia sarebbe un vero e proprio sistema: nelle amministrazioni a guida Pd i manager a nomina pubblica devono pagare il partito. Una tassa vera e propria. Una parte del suo stipendio, versato con i soldi pubblici, deve finire nelle casse del Pd. Con percentuali che variano a seconda della città.

L’articolo fa esempi concreti: si va dal 6% del Veneto al 30 di Siena, roccaforte piddina. L’ente pubblico diventa così cosa loro: nominano e ricevono. Una tassa impropria, la definisce il giornalista.

Un vero e proprio pizzo, sembra a noi. Altro che risanamento della cosa pubblica, ambizioni sbandierate sui social e in ogni dove. Gli enti amministrati dai loro manager diventano cosa loro.

L’articolo non ipotizza: descrive e riporta regolamenti federali locali del Pd che mettono la clausola nero su bianco. E’ assolutamente inaccettabile che il patrimonio pubblico e i soldi delle tasse, delle tantissime tasse che come cittadini versiamo, vengano versate per mantenere una gestione di aziende, partecipate e amministrazioni degni di un clan. Loro la chiameranno donazione, ma a ben guardare è un finanziamento pubblico al partito. Perchè i soldi della partecipata vengono versati al partito. E non è un finanziamento occulto, perchè è tutto lì, scritto e sottoscritto nero su bianco.

Ricordiamo lo scandalo urlato ai quattro venti per le regole che il Movimento 5 Stelle si è dato nei comuni, avendo come unico faro la buona gestione e la buona amministrazione.
E invece l’ipocrisia del Pd nascondeva sotto il tappeto queste regolette: e se il nominato decidesse di non versare? Potrà scordarsi altre nomine. Ma c’è un altro punto da sottolineare: il manager nominato dal Pd dovrà garantire una “condotta sobria e decorosa nella vita pubblica e privata”. Anche privata: dove è fissato il limite? Quando un manager del Pd da amministratore diventa schiavo del partito?

Nell’#Italia5Stelle la cultura sarà il motore del Paese

In questi anni il MoVimento 5 Stelle è stato in prima linea nella battaglia per la tutela del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Ma c’è ancora molto da fare per portare la cultura a essere il motore sociale in questo Paese.

https://web.facebook.com/movimentocinquestelle/videos/10155321101950813/

Parleremo di questo e dell’Italia che vogliamo realizzare tutti insieme al nostro appuntamento Italia 5 Stelle – Rimini 22, 23, 24 settembre 2017. Contribuisci anche tu con una donazione alla buona riuscita di questo nostro importante appuntamento. Ti aspettiamo!

Un piano da 270 miliardi contro l’afa e la siccità che stanno uccidendo l’Italia

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

L’estate 2017 verrà ricordata come la più calda di sempre. Siccità e roghi hanno piegato l’Italia, l’afa messo in difficoltà anziani, bambini e malati e provocato seri danni all’agricoltura. Non bisogna subire passivamente questo epocale cambiamento climatico causato principalmente dall’uomo. Se fossimo governati da persone serie e sagge, non si perderebbe un minuto per prendere provvedimenti concreti, altro che le belle parole scritte negli accordi di Parigi!

Ecco un decalogo che l’Europa dovrebbe mettere in pratica subito se vuole evitare un destino che sembra segnato. Siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta!

1. Ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990. Le tappe per raggiungere questo risultato sono una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040. L’UE dovrebbe investire altri 270 miliardi di euro (o, in media, l’1,5% del PIL all’anno) nei prossimi quattro decenni.

2. Eliminare i sussidi alle fonti fossili e gradualmente eliminare l’uso delle fonti fossili. Investire sull’energia pulita da fonti rinnovabili e nelle migliori tecnologie per le applicazioni.

3. Obiettivo del 45% di energia rinnovabile entro il 2030.

4. Obiettivo di 40% di efficienza energetica entro il 2030.

5. Far diventare l’Unione europea una società altamente efficiente da un punto di vista energetico e completamente basata sull’energia rinnovabile entro il 2050.

6. Investire sui veicoli ibridi ed elettrici ricaricabili alimentati da fonti energetiche rinnovabili.

7. Migliorare l’efficienza energetica negli edifici utilizzando la tecnologia dell’edilizia passiva per i nuovi edifici e ristrutturando i vecchi edifici per migliorarne l’efficienza energetica.

8. Ridurre le emissioni in agricoltura provenienti da fertilizzanti, concimi e allevanti intensivi.

9. Adottare una strategia rifiuti zero.

10. Formare ed informare i cittadini su problematiche e soluzioni che i cambiamenti climatici portano con se”.

di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

L’estate 2017 verrà ricordata come la più calda di sempre. Siccità e roghi hanno piegato l’Italia, l’afa messo in difficoltà anziani, bambini e malati e provocato seri danni all’agricoltura. Non bisogna subire passivamente questo epocale cambiamento climatico causato principalmente dall’uomo. Se fossimo governati da persone serie e sagge, non si perderebbe un minuto per prendere provvedimenti concreti, altro che le belle parole scritte negli accordi di Parigi!

Ecco un decalogo che l’Europa dovrebbe mettere in pratica subito se vuole evitare un destino che sembra segnato. Siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta!

1. Ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990. Le tappe per raggiungere questo risultato sono una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040. L’UE dovrebbe investire altri 270 miliardi di euro (o, in media, l’1,5% del PIL all’anno) nei prossimi quattro decenni.

2. Eliminare i sussidi alle fonti fossili e gradualmente eliminare l’uso delle fonti fossili. Investire sull’energia pulita da fonti rinnovabili e nelle migliori tecnologie per le applicazioni.

3. Obiettivo del 45% di energia rinnovabile entro il 2030.

4. Obiettivo di 40% di efficienza energetica entro il 2030.

5. Far diventare l’Unione europea una società altamente efficiente da un punto di vista energetico e completamente basata sull’energia rinnovabile entro il 2050.

6. Investire sui veicoli ibridi ed elettrici ricaricabili alimentati da fonti energetiche rinnovabili.

7. Migliorare l’efficienza energetica negli edifici utilizzando la tecnologia dell’edilizia passiva per i nuovi edifici e ristrutturando i vecchi edifici per migliorarne l’efficienza energetica.

8. Ridurre le emissioni in agricoltura provenienti da fertilizzanti, concimi e allevanti intensivi.

9. Adottare una strategia rifiuti zero.

10. Formare ed informare i cittadini su problematiche e soluzioni che i cambiamenti climatici portano con se”.

Internet è la più grande fabbrica di lavoro del mondo

Se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero 186.000 occupati in più. Se avesse la diffusione di internet pari a quella dell’Olanda avremmo 270.000 posti di lavoro in più.

Mi fanno morire i vecchi partiti quando ironizzano sul Movimento 5 Stelle e le nostre politiche per incentivare l’utilizzo di internet in ogni settore del nostro Paese. Partendo dalla banda larga, passando per la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione. Sono 10 anni che chiediamo investimenti nella banda larga (ormai ultra larga), nell’innovazione, nella sharing economy. Vogliamo che venga riconosciuto il diritto universale di accesso a internet. Ma abbiamo sempre e solo ricevuto sfottò del tipo: “Noi abbiamo un partito, voi un blog”, “Siete il partito dei click” con Vincenzo De Luca, evidentemente ossessionato da un suo giovane conterraneo, che crede di deridermi usando il mestiere di Webmaster in termini dispregiativi: “Giggino o Webmaster”. Non ne ha ancora capito l’utilità e il significato. Vabbè, gli diamo tempo, chissà un giorno forse ce la faranno, lui e il suo partito.

Eppure se quella classe politica di dinosauri avesse investito dieci anni fa in questo settore, anziché regalare soldi a banche e palazzinari, oggi avremmo centinaia di migliaia di posti di lavoro in più.

Secondo Marco Simoni e Sergio De Ferra, se l’Italia incrementasse la diffusione di internet del 10% si produrrebbe un aumento del Pil dello 0,44 per cento dell’occupazione generale e dell’1,47 per cento quella giovanile.

Secondo una ricerca della Banca Mondiale, una crescita della penetrazione di internet del 10% porterebbe un incremento del Pil che varia dallo 0,24% all’1,50%. Parliamo di centinaia di milioni di euro.

Ciò significa che se l’Italia ampliasse del 30% la diffusione di internet, l’occupazione giovanile aumenterebbe del 5% e il Pil crescerebbe tra lo 0,7% e il 4,5%.
È veramente incredibile che si sia perso un treno di questa importanza. Mentre si spendono miliardi di euro in pensioni d’oro, si mettono pochi milioni – e male – sullo sviluppo delle autostrade telematiche.

Dateci l’opportunità di governare e colmeremo questo gap.

*dati tratti da La Cura di Luca Landò

Ps. Ci vediamo a Gela il 19 agosto da dove ripartirà il tuor #AtuttaSicilia

Luigi Di Maio