Non è mafia, è una montagna di merda

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi. “Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti

È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città.

Siamo sotto attacco criminale. È terrorismo ambientale. Definire chi sta devastando il patrimonio naturale un semplice “piromane” è come considerare cleptomane un rapinatore a mano armata. Siamo sotto attacco su più fronti e il ministro in 40 minuti di informativa urgente ha dimostrato tutta l’inadeguatezza del governo. Per questo il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia contro Galletti, che speriamo sia calendarizzata al più presto.

Il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio in audizione al Senato ha raccontato che questa emergenza era prevedibile. Soprattutto per lo sfaldamento del Corpo Forestale che ha dimezzato uomini, mezzi e soprattutto DOS, cioè i direttori delle operazioni di spegnimento. Solo in Campania siamo passati da 100 a 50. Senza queste figure fondamentali i soccorsi sono allo sbando. E lo vediamo tutti i i giorni. Sono 390 i Forestali confluiti nei vigili del fuoco senza competenze di direzione operativa anti incendio, perché, si è detto, che il numero era sufficiente mentre un documento del ministero dell’interno sostiene che i VVFF sono sotto organico di 3500 unità.

Dimezzata anche la flotta aerea: i 32 mezzi del corpo Forestale sono stati divisi tra Vigili del Fuoco e carabinieri, dove non c’è competenza di spegnimento incendi. I fondi della Protezione civile sono diminuiti strada facendo fino a scomparire del tutto nell’ultima manovra di bilancio. Il Movimento 5 Stelle contestualmente alla presentazione della mozione di sfiducia ha presentato un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, incremento della flotta antincendi, potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambientale, riapertura dei termini della mobilità per consentire il transito al corpo dei vigili del fuoco del personale dell’ex corpo forestale dello stato assorbito in altre amministrazioni.

Chi appicca gli incendi è come il killer della criminalità organizzata: dietro di lui c’è un mandante e noi seguiremo il flusso dei soldi per poter capire chi c’è dietro.

Renzi: record di debito pubblico e di balle

I 3 anni di Governo Renzi si potrebbero riassumere in una frase: produrre debito senza produrre crescita. Eppure Renzi da Enrico Mentana è riuscito a sostenere che il suo Governo è il primo, dopo 10 anni, che non ha fatto salire il debito pubblico.

FATE VEDERE QUESTO VIDEO A TUTTA ITALIA! Renzi continua a mentire spudoratamente, noi abbiamo il dovere di dire la verità! L'ex premier dice che con il suo governo il debito pubblico è rimasto lo stesso. La verità è che è aumentato di 80 miliardi. Parlano i dati! DIFFONDETE!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 13 luglio 2017

Questo è falso sia dal punto di vista del debito in valore assoluto, che sotto quello del debito/Pil. Renzi è salito a Palazzo Chigi a febbraio 2014. Le sue mirabolanti performance sono queste: +80 miliardi di euro di debito assoluto, +0,8% di debito/Pil. Fonte MEF.

Significa semplicemente che la flessibilità concessa a Renzi dall’Europa è stata spesa male, malissimo. E non servivano i numeri per capirlo. Tutti ricordiamo gli 80 euro gettati di qua e di là come fossero briciole per un popolo impoverito e i quasi 18 miliardi spesi nel complesso per pompare un contratto di lavoro a “tutele crescenti” che si è rivelato inutile appena gli incentivi sono stati eliminati.

Oltre 40 miliardi in tutto che potevano essere spesi per sostenere i redditi più bassi e rilanciare gli investimenti, questi ultimi invece tagliati da Renzi sulla scia di Monti e Letta. Renzi ha rottamato la crescita e aumentato il rapporto debito/Pil NONOSTANTE l’Europa, nello stesso periodo, sia tornata ad aumentare il Pil a ritmi incoraggianti. Si pensi alla Spagna, che faceva +2,3% mentre Renzi otteneva una sostanziale stagnazione, o alla stessa Grecia, che sempre nel 2016 otteneva un +2,7%.

Basta menzogne, un po’ di rispetto per chi questo debito improduttivo dovrà pagarlo, oggi e domani, con le sue tasse. Tra l’altro è patetico vedere la metamorfosi di Renzi, che ci ha sempre attaccato su tutto ma ora, alla canna del gas, ha deciso di fotocopiare il programma del MoVimento 5 Stelle vendendolo come fosse il suo. Sul debito sembra proprio che abbia preso lezioni dal prestigioso convegno organizzato alla Camera dei Deputati dal MoVimento 5 Stelle, nel quale diversi economisti di livello internazionale hanno sostenuto scientificamente che senza crescita il rapporto debito/Pil non calerà mai. Sul deficit ha proposto di stracciare il Fiscal Compact, come fosse una novità, quando il MoVimento 5 Stellelo propone da quando è stato ratificato. E sull’immigrazione attacca il Trattato di Dublino, propone di chiudere i porti e di approvare un codice di comportamento per le ONG.

Caro Renzi, è tutto inutile, gli italiani non votano le copie sbiadite, ma l’originale.

Svendita aeroporto di Verona: per l’Antitrust la procedura è scorretta

«L’indizione di una procedura ad evidenza pubblica è preferibile alla trattativa privata ai fini dell’individuazione del partner più adeguato a collaborare con il socio pubblico alla gestione di società titolari di concessioni aeroportuali». Con queste parole, l’Antitrust «bacchetta» i vertici dell’aeroporto di Verona a seguito dell’esposto presentato all’Anac da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle: le deputate Francesca Businarolo e Arianna Spessotto e il consigliere regionale Manuel Brusco.

Proprio la segnalazione all’autorità anticorruzione ha fatto sì che l’Antitrust, attraverso il presidente Giovanni Pitruzzella si esprimesse molto chiaramente riguardo alla necessità di una gara per l’acquisizione delle quote pubbliche di un aeroporto. Lo ha fatto con una missiva inviata ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio, al ministro dei Trasporti e all’Enac, che prende spunto proprio dalla vicenda Save -Catullo, citata apertamente.

«Nel corso del 2014 – si legge nella nota dell’autorità garante della concorrenza e del libero mercato – in assenza di procedure di evidenza pubblica per la selezione del socio privato, la società Save, società privata di gestione degli aeroporti di Venezia e Treviso, ha acquisito il controllo congiunto della società Aeroporto Valerio Catullo di Villafranca di Verona, titolare della gestione degli aeroporti di Verona e Brescia» sebbene, prosegue l’Antitrust «sotto il profilo della concorrenza per il mercato, l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica sia comunque preferibile». Si ricorda che, nel 2014, Save aveva acquistato dal Catullo il 40% delle quote.

«Si tratta di una risposta importante – afferma Businarolo – noi avevamo evidenziato come l’operazione, condotta in modo non conforme a quanto raccomandato dalle normative, abbia portato ben pochi vantaggi allo scalo veronese, sia in termine economici che occupazionali. Anche se si tratta di un’osservazione che non ha valore retroattivo, è evidente la condanna della procedura seguita. Come minimo, il comportamento dei vertici del Catullo dovrà essere improntato, in futuro, a una maggiore trasparenza».

5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.

Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.

L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.

Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.

E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.

Serenissima costruzioni, vediamoci chiaro

I pasticci albanesi dell’azienda nata in seno all’autostrada A4. Ora è inadempiente e licenzia, ma i vertici non si toccano
Cosa succede a Serenissima Costruzioni? È quanto chiede un’interrogazione presentata al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali dal Movimento 5 Stelle e firmata dai parlamentari Francesca Businarolo, Giorgio Girgis Sorial, Alberto Zolezzi, Claudio Cominardi, Ferdinando Alberti e Arianna Spessotto.

L’azienda nata in seno ad A4 Holding, è notizia di questi giorni, verso liquidazioni, per una vertenza con delle ditte albanesi. E quaranta lavoratori rischiano di essere lasciati a casa. Si tratta dell’ultimo passaggio di una vicenda poco chiara, iniziata con la vendita di A4 al colosso spagnolo Abertis. Dopo la cessione, la società iberica leader nel settore autostradale ha ceduto Serenissima al prezzo simbolico di un euro a due società di piccole dimensioni, la pugliese lci srl (che ne detiene il 60%) e la Epis srl di Lamezia Terme (proprietaria del 40%).

La vertenza con l’Albania arriva a seguito di un contratto siglato nel 2013, quando Serenissima è risultata aggiudicataria di due importanti opere, dal valore di 35 milioni di euro: la realizzazione di un by-pass di 29 km, con 5 cavalcavia, 2 sottopassi e 8 svincoli, di collegamento della strada interna Fier-Valona-Saranda. Adesso alcune aziende locali albanesi, a cui erano stati affidati i lavori in subappalto, hanno presentato un esposto e la richiesta di fallimento per la società scaligera, per mancato pagamento dei lavori, sia da parte di Serenissima Costruzioni s.p.a, sia dalle società italiane a cui è stata ceduta. Così, con una mole di circa 18 milioni di debiti, la situazione di Serenissima Costruzioni rischia di gravare pesantemente anche sui quaranta lavoratori dipendenti, che rischiano il proprio posto, anche alla luce dei licenziamenti di ulteriore personale di stanza in Albania.

«Siamo davanti a una tipica storia italiana, anche se tutto ciò avviene con un’azienda di quel Nord-Est che ha sempre fatto sfoggio di essere efficiente sia per quanto riguarda il comparto pubblico che quello privato – è il commento di Francesca Businarolo -. In particolare, la posizione di A4 Holding appare molto anomala, poiché il presidente e le sue figure dirigenziali pur essendo stipendiate da società a partecipazione pubblica si trovano a fornire, da privati, prestazioni nella società Serenissima Costruzioni mentre, tale “commistione” viene meno, come si evince dalla vicenda sopra descritta, in caso di debiti e i licenziamenti. Insomma, siamo alla vecchia formula che vuole privatizzare i profitti e scaricare sul pubblico i costi. Il ministero deve una risposta ai dipendenti, il cui futuro lavorativo è stato messo fortemente a rischio dalla “svendita” di Serenissima alle due srl, con un’operazione che definire poco chiare è un eufemismo». 

Il MoVimento 5 Stelle in difesa del risparmio degli italiani

Questo è il rispetto che hanno nei confronti degli obbligazionisti azzerati. Solo 10 ore di discussione su un decreto così importante, un decreto che deroga a 66 norme che i cittadini invece devono rispettare, un decreto che regala due banche importanti alla prima banca del Paese, creando una sorta di oligopolio controllato.

Noi eravamo pronti a lavorare anche la domenica pur di riuscire a far capire al governo quali fossero i loro errori. Molti nostri emendamenti sono stati compresi, ma per la fretta (e per il richiamo irresistibile del weekend lungo) bocciati. Banca intesa viene prima del buon senso. In tanti hanno parlato circa il nostro emendamento che cercava di evitare che chi avesse amministrato la banca fino al giorno del decreto, potesse poi addirittura diventare commissario liquidatore della stessa banca. E quindi in palese conflitto di interessi, quel famoso conflitto di interessi che il Pd, quando al governo c’era Berlusconi, continuava a raccontarci di voler cancellare.

L’unica cosa che ci può far capire cosa c’è dietro questi movimenti sarà la Commissione d’inchiesta. Ma, guarda caso, manca ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nonostante siano passati 15 giorni. In 19 minuti, invece, hanno approvato questo decreto e in 10 ore lo hanno trasferito dalla commissione all’aula. In 15 giorni, questa porcata sarà già passata da Camera e Senato, mentre la Commissione d’inchiesta ancora aspetta.

Le stranezze le comprendete tutti, non bisogna essere un parlamentare. E lo sanno anche loro, ma probabilmente il guinzaglio è troppo corto e non possono muoversi neanche di un centimetro. Voi volete continuare a stare al guinzaglio o essere liberi?

Noi volevamo spostare in avanti la data di giugno 2014 (data limite di acquisto delle obbligazioni ammissibili ai ristori) per riuscire a salvare tutti gli obbligazionisti truffati, ma i partiti avevano così fretta, il giovedì pomeriggio, che non si son votati neanche il loro emendamento in tal senso, venuto fuori dopo una lunga pressione da parte nostra.

Hanno fatto accantonare numerose nostre modifiche, lasciando trasparire una falsa volontà di impegno sul decreto. Alla fine, l’unico impegno concreto era quello di affittare la sdraio in spiaggia per sabato e domenica. E appena abbiamo richiesto di proseguire con i lavori, non solo la maggioranza, ma anche i membri dell’opposizione hanno iniziato a prendere parola, nonostante fossero rimasti silenti dall’inizio della discussione.
Questo è un Paese fondato sull’ombrellone.

Pensate che, addirittura, questo Parlamento ha evitato di votare una proposta che prevedeva che condannati o rinviati a giudizio non potessero essere commissari liquidatori. Una ipotesi peregrina? Nient’affatto: uno dei liquidatori è proprio rinviato a giudizio e si chiama Fabrizio Viola. Il MoVimento 5 Stelle però non demorde. E continua a combattere in difesa del risparmio degli italiani.

Bolkestein: nelle Regioni a guida Lega, si ossequia la UE

A parole la Lega Nord strepita contro la Ue degli euro-burocrati e dice di difendere gli imprenditori del commercio ambulante. Ma nei fatti il Carroccio tradisce il tessuto delle micro-aziende del settore e si accuccia, prono, sullo zerbino dei poteri forti.

Parliamo naturalmente della direttiva Bolkestein per la vendita su aree pubbliche. I leghisti si stanno comportando in Veneto come il Partito democratico in Emilia. Il governatore Luca Zaia poteva emanare una direttiva per sospendere la norma europea fino alla fine del 2018, esattamente come deciso dal Milleproroghe in Parlamento. Invece nulla. Stessa storia in Lombardia e Liguria, le altre regioni nelle quali i leghisti governano in coalizione con il centrodestra.

Ma pure nei comuni la situazione è difficile per gli ambulanti che devono vedersela con i nuovi bandi. Senza dimenticare che a livello nazionale la Lega è firmataria dell’unica proposta di legge che chiede di andare avanti con le gare. Alla faccia delle solite promesse della domenica.

Siamo alle solite: parlano bene e razzolano male. Un problema che non riguarda solo le banche. Salvini urla in tv, ma i suoi sono sempre pronti ad omaggiare i tecnocrati di Bruxelles e il grande capitale internazionale.

Sport: per l’Italia, le atlete professioniste non esistono

Anche i bambini sanno che in Italia esiste una legge che disciplina lo sport professionistico, com’è giusto che sia. Però i cittadini sono completamente all’oscuro del fatto che tale legge, per quanto riguarda lo sport professionistico femminile, è rimasta lettera morta: vale solo per gli uomini, cioè per le discipline maschili.
E’ un provvedimento del 1981, mica del medioevo, e oltretutto è fin dai lontani anni ’60 che campionesse di tutto il mondo hanno cominciato a fare del loro sport una professione. Ma in Italia ci si è dormito su , Coni e Federazioni non hanno mai applicato le norme, finendo col determinare delle vere e proprie assurdità.

Ad esempio, esistono sport (come basket, volley, ciclismo) dove è consentito utilizzare dei visti per atlete extracomunitarie, ma non è permesso considerarle professioniste. E’ un’evidente contraddizione: se si possono usare dei visti, come è possibile non ci sia professionismo? Sono qui per fare le turiste?

A distanza di oltre trent’anni dall’approvazione della legge, serve dunque estendere subito le tutele dello sport professionistico anche alle discipline femminili, secondo i principi costituzionali. Siamo davanti a una discriminazione evidente inaccettabile in uno Stato di diritto. Per questo oggi il M5S ha illustrato la sua interpellanza urgente in aula, sollecitando una risposta al governo.

Governo che finora si è occupato di sport solo sotto forma di tweet da tifosi, e di diritti delle donne solo a suon di assurda propaganda. Sarebbe ora di pensare a quei diritti, semplici e ovvi, che però sono ancora negati.

Simone Valente, M5S Camera

Ceta: approvato in Commissione, appello a Grasso per non portarlo in Aula

Il Ceta è stato approvato in Commissione Esteri del Senato, nonostante le proteste del MoVimento 5 stelle e la richiesta, all’inizio della seduta, di riaprire le audizioni per ascoltare i procuratori Gratteri e Ruberti, a proposito delle loro dichiarazioni sulle infiltrazioni mafiose in Canada. Non è difficile ipotizzare che con questo trattato i traffici della n’drangheta potrebbero ampliarsi con nuovi scambi verso l’Europa e l’Italia.

Chiediamo al presidente Grasso di usare la sua influenza per non calendarizzare il provvedimento in Aula e concedere ai senatori un tempo utile per approfondire tutti gli aspetti devastanti del trattato. In questo modo sarà chiaro il pericolo a cui sottopone il nostro Paese, e il Senato potrà bocciarlo sonoramente, prima che vada alla Camera. Ricordiamo che il Ceta può essere invalidato se uno solo dei parlamenti nazionali in Europa vota no e il MoVimento 5 stelle premerà perché la bocciatura del trattato avvenga proprio in Italia.

Questa mattina, prima di entrare in Parlamento, una delegazione è scesa in piazza a Roma con i comitati, le associazioni e i cittadini per protestare contro la ratifica del Ceta. Un accordo di libero scambio tra Ue e Canada che non è altro che un ‘Ttip mascherato’ visto che le più grandi multinazionali statunitensi hanno una sede in Canada.

Solo per fare un esempio, per il nostro Paese sono stimati 200mila posti di lavoratori in meno e 250 prodotti agroalimentari a rischio. Vi è il serio rischio di consegnare la sovranità nazionale alle lobby, che potranno appellarsi ad una Corte arbitrale internazionale se gli Stati che lo hanno sottoscritto sceglieranno regole diverse per tutelare lavoratori, salute, ambiente e Made in Italy.