Fermiamo le multinazionali di caffè e cacao che sfruttano il lavoro minorile

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Infanzia. Insieme a più di 30 deputati europei, ho presentato una interrogazione alla Commissione europea per “porre fine allo sfruttamento del lavoro minorile da parte delle multinazionali del caffè e del cacao”.

L’Unione Europea è il maggiore importatore e consumatore mondiale di caffè e cacao. Abbiamo chiarimenti alla Commissione per assicurarsi che i consumatori europei di caffè e cacao non alimentino inconsapevolmente un commercio basato sullo sfruttamento.

Il business-model delle imprese di caffè e cacao sta distruggendo le vite di decine di milioni di persone, tra cui bambini innocenti. L’Unione Europea oggi paga il caffè il 60% in meno rispetto al 1983, mentre i prezzi del cacao sono pagati meno della metà di quanto sarebbe necessario per garantire ai coltivatori un sostentamento dignitoso.

Media e giornali, tra cui RaiPlay, Spiegal Online, Confectionary News, Huffpost, BBC Mundo, hanno ampiamente documentato che l’Unione Europea finanzia le certificazioni come “Fairtrade”, “UTZ”, ecc. alimentando la povertà, la fame e lo sfruttamento di bambini innocenti. Apparentemente questi “sistemi di certificazione” ricevono milioni di euro sotto forma di finanziamenti europei, permettendo alle multinazionali di comprare caffè e cacao a un costo inferiore a quello di produzione, ingannando i consumatori europei con false dichiarazioni.

L’interrogazione parlamentare, co-firmata da più di 30 eurodeputati della quasi totalità del panorama politico europeo, chiede massima chiarezza e trasparenza su questi temi. Sono stato relatore del rapporto sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei Paesi terzi. Il rapporto, adottato con 84% di voti favorevoli, esorta la Commissione a lanciare una campagna per l’introduzione e la promozione di una certificazione “Label Free”.

Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

#SalviniIpocrita cambia voto per compiacere a Merkel e Berlusconi

Salvini prima sbraita contro i migranti economici poi accetta le riforme della Merkel. Aspettiamo ancora di sapere perché ha cambiato il voto sulla riforma “tedesca” del Regolamento di Dublino. Non può cavarsela con mezzucci da bar dello sport per cercare di nascondere la verità. Con la sua astensione si è persa l’occasione di cambiare una riforma che fa solo gli interessi della Germania. La Merkel lo aveva detto lo scorso 28 agosto: non voleva i migranti economici e così è stato. Nel mandato negoziale approvato dal Parlamento europeo c’è un silenzio tombale sugli irregolari che vengono abbandonati in Italia. Ecco le prove delle giravolte leghiste:

19 ottobre 2017: la Lega Nord vota in Commissione Libertà civili del Parlamento europeo contro la riforma perché “non migliorerà la situazione dell’Italia”, perché “Bruxelles ha reso ancora più debole il nostro Paese”, perché “dispiaciuto che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di accogliere i nostri emendamenti migliorativi, volti a cambiare la politica sui rifugiati”.

17 novembre 2017: la Lega Nord si astiene durante il voto finale. Se il Parlamento europeo avesse bocciato il mandato negoziale sulla riforma del Regolamento di Dublino (anziché con l’ipocrita astensione della Lega) si sarebbe potuto lavorare per migliorare il testo.

PERCHÈ QUESTA RIFORMA PEGGIORA SOLO LE COSE
Abbiamo sempre lottato al Parlamento europeo per una reale, forte e autentica solidarietà europea. I migranti che arrivano nel nostro Paese vogliono andare in Europa, quindi devono essere i Paesi membri a condividere equamente le responsabilità dell’accoglienza. La riforma del Regolamento di Dublino votata da Pd e Forza Italia non dice questo: c’è scritto che tutti i migranti economici devono restare in Italia. Stiamo parlando oltre 70.000 persone che devono essere rimpatriate, ma i rimpatri sono molto difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Inoltre, ci sono troppi filtri che appesantiscono la procedura e mettono un peso eccessivo sugli Stati membri di primo arrivo. Questi sono i punti che di fatto vanificano la cancellazione del principio del Paese di primo ingresso:

1) PRIMO FILTRO. Il primo filtro stabilisce che i migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. Sarà solo l’Italia a farsene carico e saranno difficili i rimpatri visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

2) SECONDO FILTRO. Viene introdotto il filtro della sicurezza: anche in questo caso tutte le persone potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica restano nel Paese di primo ingresso. Non siamo contrari alle verifiche sulla sicurezza, ma siamo contrari al fatto che i Paesi di primo ingresso vengono lasciati da soli a gestire questi soggetti potenzialmente pericolosi.

3) PRIMO PAESE DI APPRODO SEMPRE RESPONSABILE. Nasce il criterio della responsabilità permanente. Con le vecchie regole uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per 1 anno anche se era sbarcato in un altro Paese, con la nuova revisione non sarà più così. L’Italia come Paese di primo approdo sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati. Altro che solidarietà!

4) RICOLLOCAMENTO SOLO DOPO LE VERIFICHE DEI DUE FILTRI.
 Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l’Italia a farsene carico.

5) PAESI POVERI PENALIZZATI. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo non c’è il tasso di disoccupazione: restano solo quelli del PIL e della popolazione. Questo significa che non si terrà conto delle difficoltà che hanno i Paesi con i livelli di disoccupazione più alti, come l’Italia e la Grecia. Così c’è il rischio di una “guerra fra poveri”: da una parte i rifugiati che hanno riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall’altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.

6) TEMPI LUNGHI PER I PAESI IN RITARDO.
 È concesso un periodo di 3 anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo con l’applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo si legittima l’egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l’Italia continuerà in questi tre anni ad avere più migranti degli altri Paesi europei.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a farci cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l’Italia, secondo le promesse dell’Europa fatte due anni, non lo ha fatto.

Continueremo a lottare per una riforma vera e non ipocrita del Regolamento di Dublino. Sull’immigrazione abbiamo già dato. Non possiamo accettare compromessi a trazione tedesca. Forza Italia, Pd e Lega-cagnolino stanno abbassandola la testa ai diktat della Merkel. A pagare non devono essere sempre e solo i cittadini italiani!

di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Grazie al MoVimento 5 Stelle il whistleblowing è legge anche in Italia: approvata la nostra proposta

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA…

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA CORRUZIONE!Una legge che protegge i cittadini onesti che denunciano gli illeciti nel pubblico e nel privato.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 15 novembre 2017

Ci abbiamo creduto dal 2013, quando appena entrati in Parlamento, abbiamo presentato la nostra proposta di legge a prima firma e promossa da Francesca Businarolo. Non ci siamo mai arresi nonostante le difficoltà e alla fine, insieme, abbiamo vinto: oggi viene approvata, con il voto definitivo alla Camera, la nostra legge sul whistleblowing, una legge anticorruzione che permetterà ai testimoni di illeciti gravi, di segnalare i casi a cui assistono sul posto di lavoro, pubblico e privato, protetti dal rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il proprio posto di lavoro.

Non senza qualche difficoltà, alla fine ce l’abbiamo fatta.

Questa legge è una pietra miliare in Italia nella lotta alla corruzione: dopo 4 anni di battaglie, e grazie a continue pressioni e al sostegno della società civile – su tutti, di Transparency International e Riparte il futuro – viene prevista una tutela per quei cittadini che decidono di segnalare illeciti o fatti di corruzione: sono i whistleblower (dall’inglese, letteralmente i “soffiatori di fischietto”), cioè tutti quei lavoratori che nella loro attività si imbattono in una possibile frode, un illecito o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa. Naturalmente la legge da oggi si applica tanto ai dipendenti delle aziende pubbliche, quanto a quelli delle aziende private.

APPROVATA LEGGE SUL WHISTLEBLOWING

CHI FINO AD OGGI HA DENUNCIATO LA CORRUZIONE È STATO UN EROE!Fino ad oggi chi ha denunciato episodi di corruzione sul suo posto di lavoro l’ha fatto per semplice senso civico. Queste persone non avevano diritto ad alcuna tutela: venivano isolate e mobbizzate.Adesso, dalla parte dei cittadini onesti, ci sarà uno strumento importante: la legge voluta fortemente dal MoVimento 5 Stelle sul whistleblowing. Una legge che li tutela, li protegge e punisce chi invece vuole contrastare la lotta alla corruzione.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Camera su Mercoledì 15 novembre 2017

Le persone coraggiose e oneste non sono mai mancate, ma non di rado sono state sottoposte, per aver fatto il loro dovere, a mobbing, se non addirittura licenziate. La legge del Movimento 5 Stelle mette nero su bianco il divieto di sottoporre a sanzioni, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre i segnalatori di illeciti a misure organizzative che abbiano un effetto negativo sulle condizioni di lavoro.

Chi dovesse essere licenziato per aver segnalato un atto di corruzione deve essere reintegrato nel posto di lavoro da parte del giudice, avere un risarcimento del danno che ha subito e il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dalla data di licenziamento a quella del suo reintegro.

Non solo!

Se l’Autorità Anticorruzione (Anac) accerta che il dipendente ha subito misure discriminatorie, abbiamo previsto una sanzione a carico del responsabile fino a 30.000 euro, oltre gli altri profili di responsabilità. Se le procedure non sono conformi o mancano del tutto, nella gestione delle segnalazioni, ci sarà una sanzione fino a 50.000 euro. Infine, nel caso in cui non siano state svolte verifica e analisi delle segnalazioni, è stato introdotto un nuovo illecito: l’ANAC applica la sanzione da 10.000 a 50.000 euro a carico del responsabile che deve controllare le segnalazioni.

Questa è una normativa che mette l’Italia al passo con i Paesi più civili, che adempie alla convenzione Onu del 2003 contro la corruzione e che finalmente dà un’arma ai comuni cittadini contro quella che è una pratica tanto silenziosa quanto diffusa nella nostra società: la corruzione.

No al soccorso rosso e no alla Lega: per noi pari sono

Da qualche settimana siamo perseguitati da due stalker: MDP (che sta per Mantenimento Della Poltrona) e Lega Nord. Sono le frange, anzi, le frangette del Sistema. Dopo il voto in Sicilia, che ha messo in discussione la sicurezza delle ammucchiate con il Rosatellum, il loro stalking si è fatto martellante. Noi con questa gente non vogliamo averci nulla a che fare. Dopo aver fatto governi con tutti, dopo aver approvato le leggi peggiori (Fornero, Equitalia), dopo aver distrutto migliaia di risparmiatori con le gestioni fallimentari di banche come MPS o Veneto Banca, oggi vogliono recuperare la verginità di fronte ai cittadini.

Salvini che prima diceva mai più con Berlusconi: “Basta! Basta per sempre, se Berlusconi corre lo farà senza di noi”, salvo poi buttarsi tra le sue braccia nella speranza di qualche poltrona fregandosene della sua gente. Bersani che ora va in giro a fare l’amico dei lavoratori, ma che il jobs act che ha distrutto i diritti lui l’ha votato “per disciplina”. E l’etica che gli diceva?

Presto questa gente si ripresenterà alle urne per chiedervi il voto, in mezzo ad altre sigle, ammucchiati in coalizioni senza identità, ma uniti da un solo grande scopo: mantenersi poltrona, stipendio e vitalizio. E’ gente che vi tratta e vi ha sempre trattati come elettori, come numeri da portare in dote a questo o a quello. Per noi questa logica è inconcepibile. Il voto è del cittadino, non del partito.

Noi alle prossime politiche ci presenteremo con il nostro simbolo con il nostro programma e le nostre facce. Coalizioni e ammucchiate non possono nulla davanti al voto libero. Il potere è nelle vostre mani. Usatelo.

Raccolta differenziata. Roma batte Parigi e Londra: è tra le capitali più virtuose d’Europa

C’è chi punta sulla raccolta differenziata, chi invece su inceneritori e discariche. Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Roma e Vienna: la capitale italiana al momento avvia al riciclo il 38% dei rifiuti urbani, ma entro la fine dell’anno, secondo le previsioni del Comune, dovrebbe raggiungere quota 40%, avvicinandosi al traguardo raggiunto da Berlino. La fotografia scattata nel corso di un convegno internazionale promosso da Atia-Iswa Italia (Associazione tecnici italiani ambientali) e Ama Spa. E dal paragone l’Italia non ci perde. Vediamo perchè nel servizio di Roberta Rizzo – RaiNews

Buone notizie: il MoVimento 5 Stelle è l’unica vera grande forza politica del Paese

di Luigi Di Maio

Sono ancora in Sicilia, qui anche oggi splende il sole e vorrei fare alcune considerazioni sulle due votazioni di ieri. Ad Ostia ci siamo confermati la prima forza politica con il 30%. In Sicilia abbiamo quasi triplicato il Pd e doppiato forza Italia. Sono insieme a Giancarlo e stiamo seguendo lo spoglio: il risultato sarà incerto fino all’ultimo seggio scrutinato. Possiamo farcela, ma lo sapremo solo alla chiusura dei seggi.

Siamo la prima forza politica del Paese e abbiamo tenuto testa alla grande all’accozzaglia del centrodestra e superato ampiamente quella che sarebbe formata da centro sinistra e sinistra che secondo le proiezioni attuali, insieme, sarebbero attorno al 25%. Noi da soli siamo ben oltre il 30%. Come vi dicevo qualche giorno fa, a neutralizzare il Rosatellum sarà il voto dei cittadini e in Sicilia l’abbiamo già fatto. Possono andare contro la Costituzione, ma non possono andare contro il voto dei cittadini. Siamo l’unica vera grande forza politica del Paese.

Il Pd è politicamente defunto. A quello che leggo oggi sui giornali in interviste di esponenti Pd, non sappiamo neanche se Renzi sarà il candidato premier del centro sinistra. Anzi, secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione.

Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione.

Da domani sono al lavoro per portare il MoVimento 5 Stelle tra quattro mesi davanti al Presidente della Repubblica per ricevere l’incarico di Governo. Questo fine settimana vado a Washington per incontri al Congresso e al Dipartimento di Stato. Siate orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Siamo il primo Movimento d’Europa e se alle regionali e alle comunali abbiamo oltre il 30% possiamo arrivare ben oltre alle politiche.

Segreto bancario, Svizzera vuole mettere a tacere gole profonde

Gli inquirenti svizzeri, al lavoro su un caso di violazione del segreto bancario, stanno chiedendo alla Corte Suprema Federale svizzera di deliberare una sentenza che permetta di condannare i whistleblower, le gole profonde, ovunque si trovino nel mondo. Lo rivelano le carte giudiziarie viste dall’agenzia di stampa Reuters.

Secondo le sollecitazioni dei pm, la corte di più alto grado della Svizzera dovrebbe “fare giurisprudenza” emettendo una sentenza che includa ai vincoli di segretezza bancaria anche i soggetti con “relazioni lavorative più lasche con le banche svizzere e le loro sussidiarie estere”.

IO NON HO PAROLE!

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Altri 5 anni di avvelenamento da glifosato

Il glifosato non lo vuole più nessuno. I cittadini rifiutano di essere ancora avvelenati, tanto che sono riusciti a raccogliere oltre un milione di firme che presenteranno al Parlamento europeo nei prossimi mesi. Gli agricoltori sono pronti a sostenere un cambio in tempi rapidi. La Monsanto, travolta dallo scandalo dei “Monsanto Papers” con cui si sono falsificate alcune ricerche scientifiche, sceglie di non presentarsi al Parlamento europeo. E per questo ne viene interdetta fino a nuovo ordine. Strasburgo, invece, cosa decide di fare? Abbassa ancora una volta la testa dinanzi allo strapotere della multinazionale americana e concede l’ennesimo uso a 5 anni di questo pesticida probabilmente cancerogeno. Tristemente lo fa grazie ai voti di socialisti e popolari, nel dettaglio PD e Forza Italia. E a quelli della Lega Nord (con Matteo Salvini assente).

A seguito degli innumerevoli scandali che hanno travolto questo erbicida e chi lo produce, avevamo più che legittimamente chiesto di vietare con effetto immediato il glifosato nell’UE. Non si può scendere a compromessi con la salute dei cittadini, specialmente perché quella del Parlamento europeo non è nemmeno una decisione vincolante, in quanto Commissione europea e Consiglio, in questa folle Unione Europea, sono comunque liberi di fare quello che vogliono. È l’ennesima proroga votata per non decidere, per prendere tempo sulla pelle dei cittadini europei. Domani infatti toccherà direttamente ai comitati tecnici, in rappresentanza degli Stati membri, votare sulla proroga del glifosato. Se non ci sarà maggioranza qualificata, l’esecutivo europeo avrà come sempre capita (leggasi OGM) carta bianca per decidere in totale autonomia. E senza un parere forte del Parlamento, dai 3 anni discussi in origine si passerà non ai 5 votati, ma addirittura a sette o dieci anni; come era nella proposta originale.

Laddove serviva un segnale comunitario forte, questi politicanti di professione scelgono l’ennesimo, futile e sporco gioco di prestigio al ribasso. Altro che protezione della salute, dell’agricoltura e del made-in. Come detto, la plenaria ha votato per mantenere il pesticida più celebre e diffuso del mondo in commercio fino al 15 dicembre 2022. Sono ulteriori 5 anni d’infestazione, senza che esista una smentita credibile allo studio dello IARC che classifica il pesticida più celebre e diffuso al mondo come probabile cancerogeno per l’uomo. Altri 5 anni in cui il principio di precauzione verrà deliberatamente calpestato. Ma il fatto più sconcertante di questa ennesimo favore concesso al colosso statunitense – e appoggiato dai partiti italiani – è la totale noncuranza degli effetti che il glifosato produce anche in una meravigliosa terra come quella siciliana.

Le attività agricole sono infatti le vittime silenziose delle scelte che questi signori compiono a livello europeo. Questo erbicida, usato in pre-raccolta, consente a paesi come il Canada di esportare i loro prodotti a prezzi estremamente competitivi che distruggono il settore produttivo in paesi come l’Italia. Negli ultimi dieci anni più della metà delle aziende che producevano grano duro sono sparite nel Sud. In Sicilia, in Puglia, in Basilicata, Calabria e Campania. E con queste aziende è sparito il lavoro per tanta gente.

Con un fabbisogno nazionale di pasta che non è affatto diminuito, anzi è aumentato. Questo perché i grandi industriali della pasta, in assenza di una normativa che proteggesse le nostre produzioni locali, hanno cominciato ad approvvigionarsi di grano duro importato dall’estero con l’unico obiettivo di fare maggior profitto, fregandosene della salute dei cittadini.

Siamo schifati dinanzi a una così grande nullità politica e alla totale mancanza di dignità a livello umano. Le mosse della vecchia politica sulla legge elettorale, assieme alle manovre a livello europeo confermano che il sistema politico italiano è ancora totalmente marcio alle fondamenta. Starà solo ai cittadini italiani, che mantengono ancora pochi diritti, spezzare le catene che ci relegano alla serie B della storia. Noi possiamo continuare a lottare e a informarvi ogni giorno, ma solo voi avete il diritto di rivendicare la libertà. Potete iniziare a farlo dalla Sicilia, il 5 novembre, quando sarete chiamati a scegliere tra Giancarlo Cancelleri e i vecchi partiti che continua ad avvelenarvi.

Gli italiani che hanno votato contro il divieto totale all’uso del glifosato:
– ECR: Fitto; Sernagiotto.
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Cirio; Comi; Dorfmann; Gardini; Martusciello; Matera; Patriciello; Pogliese; Salini.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Castro; De Monte; Gasbarra; Giuffrida; Grapini; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Picierno; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli.

Hanno votato a favore del rinnovo a 5 anni:
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Dorfmann; Patriciello. Astenuti: Mussolini; Pogliese.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Monte; Gasbarra; Gentile; Giuffrida; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli. Astenuti: De Castro.
– Verts/ALE: Affronte.

Terremoto: sulle casette ritardi ingiustificabili e menzogne

“Esattamente un anno fa, dopo la devastante scossa del 24 agosto, la terra nel Centro Italia tornava a tremare. Migliaia di persone erano state costrette a lasciare le loro case e, dodici mesi dopo, sulla consegna delle Sae si registra un tremendo, ingiustificato, ritardo. Per fornire un dato esaustivo, delle 1108 casette da realizzare nella sola provincia di Macerata, attualmente ne sono state consegnate la miseria di 91: il presidente Ceriscioli su questo deve dare spiegazioni e giustificazioni più credibili rispetto a quelle fornite fino ad ora. A questa inaccettabile dilatazione dei tempi si aggiungono le mancate promesse da parte della politica che, per i cittadini di quei territori, rappresentano la beffa dopo il danno. Renzi, all’indomani della scossa di terremoto del 30 ottobre, disse che entro Natale sarebbero arrivate le casette. In realtà il segretario del Pd non specificò né quante sarebbero state né entro il Natale di quale anno sarebbero state consegnate. Ad oggi solo un quarto delle circa 800 Sae da realizzare in Umbria sono state assegnate”.

Così Simone Valente, capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera.

“A proposito di promesse non rispettate in Umbria: la presidente Catiuscia Marini inizialmente affermò che la consegna delle casette sarebbe stata completata prima dell’estate 2017, poi entro l’autunno e nelle ultime dichiarazioni ha indicato come termine ultimo la fine dell’inverno 2018. Insomma per la consegna delle casette, il cui costo medio al metro quadro – circa 1100 euro che con l’aggiunta dei costi di piattaforme, opere di urbanizzazione e altre componenti sale a 5 mila euro – non appare assolutamente giustificato, siamo lontanissimi da traguardo e migliaia di cittadini dovranno trascorrere il secondo inverno lontano dalle loro terre. Contemporaneamente però, grazie ad appalti e commesse per molte società – soprattutto cooperative, Consorzio Cns in testa – gli affari vanno a gonfie vele. Quella alla quale assistiamo è una enorme presa in giro e i governi Renzi e Gentiloni, con i preposti commissari alla ricostruzione e i subcommissari, stanno giocando al gatto col topo coi cittadini. Rabbia e indignazione non bastano: queste persone vanno sfiduciate, allontanate e sostituite”.

Chi partecipa decide: 5,5 milioni di italiani hanno detto SÌ all’autonomia

Autonomia e partecipazione sono da sempre le stelle polari del Movimento 5 Stelle. I cittadini di Lombardia e Veneto hanno partecipato, votato e deciso: non possono rimanere inascoltati. Nel “quadro dell’unità nazionale”, che non è in discussione, è venuto il momento di valorizzare le specificità e le esigenze di ogni territorio. Parte delle funzioni e delle risorse devono essere avvicinate ai territori, perché autonomia significa innanzitutto responsabilità. Sia per i rappresentanti nelle istituzioni, che in questo modo non possono più scaricare le loro colpe su uno Stato centrale iniquo, sia per i cittadini stessi, messi nelle condizioni di essere padroni del loro destino.

Altro che l’inesistente Padania e le bugie che i governi leghisti hanno raccontato per vent’anni ai cittadini. L’autonomia è una cosa seria e 5,5 milioni di italiani in Lombardia e Veneto lo hanno ribadito ancora una volta. Grazie al Movimento 5 Stelle si potrà finalmente applicare in pieno la nostra splendida Costituzione: nessuna secessione, nessun isolazionismo, bensì l’applicazione dell’articolo 116 che dà la possibilità di gestire direttamente le risorse su competenze essenziali come il sostegno alle imprese, la ricerca e l’innovazione, l’ambiente, l’istruzione, la valorizzazione dei beni culturali e il governo del territorio, che avvicinate ai territori potranno essere gestite con più razionalità ed efficacia. Neanche un euro verrà tolto agli altri territori, nessuna guerra tra cittadini italiani, alla faccia della Lega e del centro-destra che vorrebbero soffiare sul fuoco della crisi per basse ragioni elettorali.

Chi parla di truffa o di soldi buttati fa a pugni con un dato numerico eloquente: in entrambi i referendum il vero vincitore è stata la partecipazione. Sia in Lombardia che in Veneto il numero dei partecipanti è stato superiore a quello delle ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, regione a guida Pd che ha deciso di aprire direttamente la trattativa col governo sprovvista di un mandato popolare. Evidentemente al Pd il voto popolare non piace, visti anche i risultati del referendum costituzionale dello scorso anno, ma è solo grazie alla forza dei veneti e dei lombardi che ieri hanno deciso di votare che il Movimento 5 Stelle potrà trattare da una posizione di forza con il governo.

L’affluenza è stata alta nonostante la strumentalizzazione della Lega Nord, che non solo ha atteso due anni e mezzo cercando di arrivare il più possibile a ridosso delle elezioni regionali (la proposta del Movimento 5 stelle lombardo per il referendum era stata votata in Consiglio Regionale a febbraio 2015), ma si è comportata vergognosamente durante tutta la campagna referendaria, sventolando il tema dei residui fiscali delle regioni, che con questo referendum non c’entrano niente.

Il Movimento, invece, ha preferito l’informazione alla propaganda, spiegando nel dettaglio il contenuto del referendum, l’aderenza alla nostra carta costituzionale e gli effetti del voto. Il nostro obiettivo è quello di richiedere al governo tutte le materie concorrenti come previsto dall’art. 117 della Costituzione, coinvolgendo gli enti territoriali. Crediamo che la priorità debba andare ad alcune aree di grande interesse per il Nord e non solo: l’istruzione, l’ambiente, l’innovazione, lo sviluppo delle imprese e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Viviamo in un territorio distrutto dall’inquinamento, ancora segnato dalla crisi economica e sociale, che potrebbe proiettarsi verso il futuro a grande velocità se solo fosse governato seguendo l’indirizzo popolare. Noi siamo abituati a realizzare l’impossibile e il nostro stesso MoVimento è un’utopia diventata realtà, quindi raccogliamo anche questa sfida che i veneti e i lombardi hanno lanciato alla politica.

GRAZIE a chi ha votato e capito questi referendum storici: è la loro vittoria, non della Lega Nord e dei partiti.