Whistleblowing, il valore di una “soffiata” purché non anonima

da Repubblica

[ I NUOVI STRUMENTI] Nicoletta Parisi legge i dati e non cela la soddisfazione. Lei è la madrina del whistleblowing all’Anac. Ecco il boom delle segnalazioni delle “gole profonde”, cittadini che decidono di denunciare con nome e cognome (gli anonimi vengono cestinati) quello di cui sono testimoni. Nel 2014, quando nasce l’Anac, le missive furono 24, 150 l’anno dopo, 200 nel 2016 e quest’anno sono già 50. Dice il consigliere Parisi: «Riceviamo indicazioni più “pesanti”, più rilevanti di prima, la qualità è nettamente migliorata, nonostante i casi siano anche molto complessi».

Come quello di chi ha denunciato una locazione molto significativa con uno scambio di favori reciproco, «una vischiosità che rende addirittura complicato capire perfino chi è il responsabile. Parisi annuncia anche due novità. Con un progetto per le scuole, che si terrà a Roma, Ostia e Milano, «saranno gli studenti a scegliere il nome italiano dei whistleblower, anche in vista della futura legge che spero il Parlamento riesca a varare in fretta».

L’altra news riguarda una gara bandita da Anac per una piattaforma informatica , che poi sarà messa a disposizione di tutte le pubbliche amministrazioni, per dividere subito il nome del segnalante dai fatti raccontati. «Un modo per garantire la riservatezza e tutelarsi da possibili fughe di notizie, fonte sicura di possibili discriminazioni per chi denuncia» chiosa Parisi. (l.mi.)

La corruzione in Italia 25 anni dopo Tangentopoli

di Sebastiano Ardita, magistrato

Dopo 25 anni la corruzione è cambiata poco, sono cambiate forse le forme del suo contrasto, non senso migliorativo come potrebbe pensarsi ma in senso peggiorativo. Oggi è molto più difficile sia individuare la corruzione rispetto a quanto non lo fosse 25 o 26 anni fa, sia portare i responsabili di fronte alle loro responsabilità, far sì che paghino per le loro colpe. Questo perché il nostro sistema si è in qualche misura adeguato a una visione restrittiva degli strumenti di contrasto.

Si è pensato, in Italia, di intervenire sugli strumenti di giustizia considerando questa esperienza giudiziaria un’anomalia. Esattamente il contrario di quello che avveniva in America, dove dei primi anni 90, nel 91, scoppiò quasi in parallelo con le indagini di Tangentopoli uno scandalo molto importante che coinvolse alcuni parlamentari dell’Arizona, e che riguardava l’approvazione di una legge per la quale erano state versate delle tangenti da soggetti che erano interessati all’apertura di alcuni casinò. L’operazione venne condotta in America attraverso agenti sotto copertura, e portò all’incriminazione di oltre 20 persone.

Quello scandalo è rimasto nella coscienza del popolo americano come un fatto gravissimo che non deve mai più ripetersi. L’opposto di ciò che accade in Italia, dove si parla di Tangentopoli con un fenomeno quasi di deviazione istituzionale, quasi un’esondazione del mondo giudiziario sulle vicende della politica, e che ci ha condotto quindi a conseguenze opposte, cioè nel nostro Paese si sono adottate misure anche processuali che limitano l’azione investigativa e si è fatto ritenere purtroppo da parte della politica che si potesse incidere sulla corruzione con strumenti del tutto blandi, come ad esempio strumenti amministrativi.

Fa sorridere l’idea che la lotta alla corruzione passi per l’autorità anticorruzione, perché la corruzione è un fenomeno non solo seriale ma raffinatissimo, divenuto in Italia ormai quasi specialistico e dunque vaccinato dalle possibili indagini, con una cifra vera altissima. Nel nostro Paese sono state rilevate dalla Corte dei Conti, da organi ufficiali, misure impressionanti del fenomeno, che potrebbero incidere nell’ordine dei 60 miliardi di euro. Ma se noi andiamo a guardare in concreto quelle che sono state le attività di ablazione, di sequestro dei beni per corruzione, ci accorgiamo che non superano i 15 milioni di euro e quindi una cifra assolutamente marginale. Il fenomeno della corruzione è dunque in qualche misura collegato a variabili nascoste, occulte, che però emergono da semplici constatazioni in ordine alle quali le responsabilità politiche nella gestione degli strumenti di giustizia sono enormi, perché negli ultimi anni si è assistito ad un depotenziamento degli strumenti.

Ogni volta che, prima i collaboratori di giustizia, utilizzati negli anni 90 come strumento per incidere nei rapporti che vi erano nella pericolosa invasione della legalità che fece Cosa Nostra dopo le stragi, e poi le intercettazioni telefoniche, e poi gli strumenti che rendono inutili i processi, per esempio la prescrizione o una serie di strumenti che consentono vie alternative alla sanzione che finiscono per depotenziare il sistema penale, nel nostro Paese sono molto presenti. Il dato dei 60 miliardi che da qualcuno viene contestato, di incidenza della corruzione che è un dato spaventoso, fa comprendere da subito come il nostro Paese rinunci alla sua stabilità di bilancio, rinunci alla sua integrità sul piano finanziario, non contrastando un fenomeno risolto il quale queste somme rientrerebbero in possesso della collettività, l’opposto di quello che avviene ancora una volta in America. Obama che si trovò all’inizio della sua esperienza di presidente a confrontarsi con il fenomeno del debito pubblico e col problema della crisi finanziaria, ha deciso di combatterlo attraverso la legge anticorruzione e anche grazie a questa, per espressa rilevazione dei dati fatti dagli analisti americani, è riuscito a risolvere il problema della crisi economica negli USA. Il nostro Paese non fa questa scelta.

Chiunque commette una corruzione sia che svolga una funzione dal lato del pubblico ufficiale, sia che la svolga dal lato del privato interessato ad avere un vantaggio, risponde penalmente, dunque nessuno denuncia, tutti hanno l’interesse a coprirsi. Tempo fa un ricercatore ha provato a verificare quale fosse il costo chilometrico della TAV, della ferrovia alta velocità in Europa. Ebbene: mentre in Spagna e in Francia questo costo si aggira orientativamente in modo omogeneo intorno ai 10 milioni di euro al km, nel nostro Paese oscilla tra i 70 e i 100 milioni di euro. Bisogna interrogarsi, chiedersi il motivo di una differenza così rilevante di costi. La spiegazione non può essere che questa: l’incidenza della corruzione. Negli anni 70-80, prima di Tangentopoli, questo fenomeno era abbastanza diffuso attraverso un meccanismo di riversamento diretto di mezzi economici ai soggetti corrotti, le cosiddette mazzette, le valigette.

E’ chiaro che negli anni 2000 e via andando è accaduto che la tracciabilità dei versamenti, di ogni forma di trasferimento economico bancario e le impossibilità di effettuare prelevamenti per contanti, hanno fatto sì che si cambiasse sistema. Prima si è passati da meccanismi di strumenti bancari esteri, poi anche lì la traccibilità è divenuta la regola, è stato possibile anche avere informazioni e reti di collaborazione istituzionale con altri Paesi, dunque oggi la corruzione passa attraverso le consulenze. Oppure attraverso altre forme di partecipazione o di attività economiche ultra valutate, pagate con corrispettivi che sono multipli di quello che è il valore effettivo.

Oppure addirittura con la partecipazione societaria, cioè il soggetto che è interessato, il pubblico ufficiale, partecipa in qualche misura ad aziende, a società, con pacchetti, con opzioni che consentono di ritirare una parte del beneficio come se fosse il frutto di un’attività aziendale. Per combattere il fenomeno della corruzione occorrono diverse risposte, una su piano investigativo della repressione e l’altra sul piano culturale. Quella sul piano della repressione presuppone l’utilizzo di strumenti che siano particolarmente capaci di individuare un fenomeno che è sommerso.

La pazienza degli italiani ha un limite #LasciatemiVotare

Se è vero che la pazienza è la virtù dei forti, gli italiani sono i più forti del mondo. Stanno dimostrando una calma incredibile nei confronti del governo e del partito che il governo ce l’ha in mano: il Pd. Pensate per un attimo a quello che stiamo subendo. Il Paese sta sempre peggio: disoccupazione, povertà, debito pubblico, imprese che chiudono, licenziamenti, pensioni da fame, giovani che fuggono.Uno scenario apocalittico.

Da quando è iniziata la legislatura, durante la quale si sono succeduti tre premier che non hanno avuto alcuna legittimazione popolare, il Pd di governo si è occupato solo di salvare le banche demolendo i risparmiatori, di fare favori alle lobby del gioco d’azzardo e del petrolio, di fare tagli alla sanità e alla scuola, di abolire i diritti dei lavoratori, di fare una riforma costituzionale dannosa e giustamente bocciata dagli italiani, di fare una legge elettorale antimovimento5stelle salvo ripudiarla quando si sono resi conto che così non era e infine vederla demolita dalla Consulta. Quattro anni buttati al cesso.

Quattro anni di megastipendi a deputati e senatori che hanno lavorato solo per i propri partiti pigiando bottoni a chiamata. Quattro anni di rimborsi elettorali: 45,8 milioni di euro solo per il Pd. Dopo il 4 dicembre hanno detto che sarebbero andati via e che si sarebbe votato e invece ecco Gentiloni. E dagli italiani pazienza. Gentiloni doveva essere temporaneo e invece ora il Pd lo ha blindato garantendo che arriverà fino al 2018. E ancora pazienza. In questi giorni si sta consumando la scissione del Pd. Mentre il Paese si disintegra, il presidente del Consiglio si trastulla insieme al partito di governo in una spartizione di poltrone e poteri personali. L’italiano guarda, forse impreca, ma porta ancora pazienza, si rimbocca le maniche e continua ad andare avanti, ha altro a cui pensare; “la troveranno una soluzione” pensa, “mi lasceranno votare prima o poi”.

Non sarà così. I mesi che ci attendono saranno devastanti. Il Pd non ha nessuna soluzione per il Paese, pensano alle banche degli amici, alle multinazionali che li finanziano e alle poltrone di parenti e colleghi. Gli italiani porteranno ancora pazienza, perchè noi italiani siamo così, siamo persone per bene. Ma tutto ha un limite. Il limite è settembre, quando i parlamentari, dopo tutta questa farsa, si intascheranno finalmente la pensione. A quel punto la pazienza sarà esaurita. Ci sarà l’armageddon dei partiti. L’italiano vorrebbe evitare di perdere le staffe, “lasciatemi votare” pensa “lasciatemi votare e fatemi scegliere il futuro che voglio per il Paese. Non tirate troppo la corda” Non provocate oltre il popolo. Si può andare al voto a giugno approvando la proposta del M5s per la legge elettorale a marzo e ad aprile sciogliere le camere. Se andate oltre (con le vostre beghe, con un premier invisibile, per prendervi la pensione) gli elettori se lo ricorderanno.

Lasciatemi votare
con la matita in mano
lasciatemi votare
un programma serio e sano
Lasciatemi votare
perché ne sono fiero
sono un italiano
un italiano vero

5 domande a Matteo Renzi #RenziConfessa

Nell’ambito dell’inchiesta Consip, una presunta corruzione su un mega appalto da 2,7 miliardi di euro, è stato indagato il padre di Matteo Renzi, Tiziano, per il quale si ipotizza il reato di concorso in traffico di influenza. Il personaggio al centro delle indagini è tale Alfredo Romeo, che si è aggiudicato appalti per oltre 600 milioni, i PM stanno cercando di capire come e se è stato favorito e se c’è stata corruzione. Per la stessa vicenda sono indagati per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento il ministro Luca Lotti (braccio destro di Renzi e attuale ministro dello sport) e il comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette. I giornali, con le eccezioni dagli articoli de La Verità e del Fatto Quotidiano, fino ad ora hanno trascurato questa inchiesta (chissà come mai) e anche oggi più che dare la notizia, la “nascondono” in prima pagina, una nuova tecnica disinformativa: vi sfido a trovarla. Al di là di quello che valuterà la magistratura, qui ci sono delle domande a cui l’uomo che ha “governato” il Paese per oltre mille giorni deve dare risposta a tutti gli italiani. Non c’è spazio in questa sede per affrontare i dettagli di ciò che è emerso nell’inchiesta, ma molti aspetti sono inquietanti. Non aspettate di trovarne traccia sui giornali, come succede per ogni starnuto di un portavoce del MoVimento 5 Stelle. Vi invito a informarvi autonomamente in Rete cercando “inchiesta consip” su google. Ne leggerete delle belle.
Ora le 5 domande a Renzi:
1) Eri a conoscenza delle attività che stavano portando avanti il ministro Lotti e tuo padre?
2) Hai mai alloggiato in uno degli alberghi di Alfredo Romeo? Hai pagato regolarmente o sei stato ospitato?
3) Alfredo Romeo ha mai finanziato la tua fondazione o una delle tue campagne elettorali? A quanto ammontano le sue donazioni?
4) Hai mai avuto contatti pubblici o incontri privati con Alfredo Romeo? In che occasioni? Quale era la motivazione ufficiale? E’ registrato da qualche parte?
5) Sapevi del sistema di pagamenti su cui indaga la magistratura e dell’esistenza dell’inchiesta? E’ possibile che a causa tua ci siano state fughe di notizie?
#RenziConfessa.

Luigi Di Maio

NCD, il partito del business migranti, a casa Alfano e Castiglione

NCD è sempre di più il partito che copre politicamente il business dell’accoglienza immigrati. Un business giocato sempre di più sulla pelle della povera gente. Alfano e il sottosegretario Castiglione rinviato oggi a giudizio si dimettano!

Il giornalista Giovanni Tizian su L’Espresso ricorda come Alfano quando era ministro degli Interni nulla si accorse sull’imprenditore Leonardo Sacco ( che pure incontrò nel 2011 ). Sacco imprenditore che ha creato un impero legato all’accoglienza e ricorda Tizian “dal 2007 è sospettato dagli investigatori del ROS di essere vicino al clan della ‘ndrangheta degli Arena di Capo Rizzuto”. Lo stesso Sacco che intanto gestisce il centro d’accoglienza più grande d’Europa a Isola Capo Rizzuto (Crotone) e quello di Lampedusa.

Poi aggiungiamo il rinvio a giudizio del sottosegretario Castiglione (NCD) sempre sull’affare Cara di Mineo e il quadro è chiuso e porta alla richiesta politica di dimissioni del ministro che è leader NCD e del sottosegretario.

Il Consorzio Nuovo Cara di Mineo di “veramente nuovo” ha solo il nome: l’assetto attuale, infatti, risulta composto da una serie di persone della cui onorabilità potremmo opinare come ricordato dal M5S in una interrogazione presentata a dicembre 2015.

Da una visura camerale si è avuta conferma che nell’assetto societario vi sono nomi come Cosimo Zurlo, Rocco Ferraro, Roberto Roccuzzo, Antonino Novello e Camillo Aceto , si ricorda nell’interrogazione. I primi due, Zurlo e Ferraro, ricoprono cariche importanti anche in altre società. Da notizie di stampa, invece, apprendiamo che gli stessi soggetti sono stati al centro di alcune indagini giudiziarie ampiamente citate sui giornali.

Il Cara di Mineo, in provincia di Catania, ospita circa 4 mila migranti ed è da sempre al centro di polemiche e scandali. Nel 2011 divenne uno dei centri per richiedenti asilo più grandi d’Europa. Lo scandalo della gestione, emerso nell’inchiesta romana su mafia-capitale, e l’indagine sulla cosiddetta parentopoli nelle assunzioni ha portato a cinque informazioni di garanzia.

Pfas, Ca’ Filissine, Collettore del Garda: tanti annunci ma niente soldi

Ritardo inspiegabile per la delibera del Cipe annunciata in pompa magna prima del referendum

Businarolo: «Politici bugiardi, stanno già riciclando le promesse per le prossime elezioni»

L’annuncio è arrivato alla vigilia del referendum. Ben 225 milioni per far fronte alle emergenze ambientali del Veronese: Pfas, discarica di Pescantina, collettore del Garda. Due mesi dopo di quesi soldi non si sa ancora nulla, e nonostante le reiterate assicurazioni da parte di diversi esponenti del Partito democratico non c’è ancora nulla di scritto.

La prova? La risposta giunta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo la richiesta di un accesso agli atti in cui si richiedeva una copia della deliberazione assunta dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nella seduta del primo dicembre, quella, secondo cui diversi alcuni esponenti del Pd, si sarebbe deciso di stanziare queste risorse.

Cosa fa sapere il governo? Che la delibera in oggetto, «Fondo sviluppo e coesione 2014 – 2020. Piano operativo ambiente» è ancora oggi in corso di perfezionamento e che occorre attenderne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. L’ultimo numero della Gazzetta è uscito giovedì, e ancora di questi stanziamenti non c’è traccia.

«In media le delibere Cipe vengono approvate in quindici giorni – fa sapere Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, che dopo aver fatto la richiesta di accesso agli atti ha presentato un interrogazione sulla questione. Non si capisce perché questa volta le cose vadano così per le lunghe. O meglio, l’unica spiegazione è anche la più semplice: quegli stanziamenti sono un bluff, al momento non c’è la volontà politica di utilizzare queste risorse per le criticità ambientali in Veneto. Con tutto ciò, siamo costretti ad assistere al penoso spettacolo di politici bugiardi che puntualmente tornano a promettere nuovamente questi soldi, giocando sulla pelle delle persone. Siamo davanti a una nuova campagna elettorale fatta di balle?».

Dei 225 milioni, 65 dovevano essere destinata alla bonifica della discarica di Ca’ Filissine. «Anche questi – fa sapere il consigliere comunale Samuele Baietta – si sono rivelati una promessa elettorale strumentale per la vittoria al referendum. Ancora una volta la politica ha alimentato false speranze nei cittadini. Noi continuiamo avanti per la nostra strada, ma ci spieghino perché si sono rimangiati le promesse fatte. Non si scherza sulla salute dei cittadini di Pescantina».

Profughi in via Pontida, Businarolo: «Soluzione inevitabile, la politica smetta di essere distruttiva e offra alternative».

«È triste che molti politici facciano propaganda a buon mercato accomunando il termine profugo a quello di delinquente». Commenta così Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, l’arrivo di 15 richiedenti asilo in via Pontida, in uno stabile della Prefettura. «Chi chiede asilo – prosegue – è fortemente disincentivato a delinquere, perché commettendo reati perderebbe il suo status. Chi, nonostante questo, si comporta male è giusto che paghi, ma questo già accade. Anche la polemica sul centro di San Zeno è strumentale. Il prefetto Mulas sta facendo il suo dovere: quello di distribuire i richiedenti che gli vengono mandati dal ministero e per farlo ha utilizzato anche locali della Prefettura. Non dimentichiamo, inoltre, che l’accoglienza ci è imposta dal patto di Dublino, che costringe l’Italia a gestire in prima linea l’emergenza profughi e che mi risulta essere stato votato anche dalla Lega. La soluzione per farlo riducendo la conflittualità c’è: lo Sprar e il modello dell’accoglienza diffusa».

CS

Terremoto, Pd e soci contro la ricostruzione proposta dall’UE

La Commissione europea ha proposto di finanziare al 100% la ricostruzione delle regioni italiane colpite dal terremoto, senza chiedere l’obbligo di cofinanziamento alle regioni. Ma al Parlamento europeo i gruppi politici di appartenenza del Pd, Forza Italia e Ncd annunciano opposizione.

Lunedì 6 febbraio, i coordinatori della Commissione Sviluppo Regionale voteranno se far passare la proposta con procedura accelerata alla votazione della assemblea plenaria a fine febbraio così da aiutare al più presto le zone terremotate. Il Movimento 5 Stelle esprimerà parere positivo. Abbiamo il dovere di garantire il massimo sostegno alle vittime del terremoto tutti insieme.

Deve prevalere il senso di civiltà e solidarietà al colore politico! Il nostro è un vero e proprio appello:

– a tutti gli eurodeputati italiani perché facciamo pressione sui propri gruppi e sui coordinatori della commissione Regi di votare come Il Movimento 5 Stelle;
– ai cittadini italiani, che a partire da questo momento possono scrivere agli eurodeputati Pd, Ncd, FI e chiedere loro di votare come il Movimento 5 Stelle.

Ecco l’elenco delle mail degli eurodeputati italiani presenti nella Commissione Sviluppo Regionale a cui potete scrivere:

Partito Democratico: Andrea Cozzolino (andrea.cozzolino@ep.europa.eu), Mercedes Bresso (mercedes.bresso@ep.europa.eu), Michela Giuffrida (michela.giuffrida@ep.europa.eu), Elena Gentile (elena.gentile@ep.europa.eu), Damiano Zoffoli (damiano.zoffoli@@ep.europa.eu)
Forza Italia: Salvatore Cicu (salvatore.cicu@ep.europa.eu).
Conservatori e Riformisti: Raffaele Fitto (raffaele.fitto@ep.europa.eu)
di Rosa D’Amato, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

“La Commissione Ue, per sostenere i territori colpiti dal terremoto, ha proposto di finanziare al 100% la ricostruzione, senza chiedere alle regioni coinvolte di compartecipare a tali spese. In sostanza, Bruxelles viene incontro alla situazione d’emergenza dell’Italia centrale dando la possibilità alle amministrazioni locali e al governo nazionale di usufruire dei fondi europei della politica di coesione senza dover intaccare le proprie casse, già pesantemente stremate dai costi eccezionali del sisma. Si tratta di una misura importantissima, dettata da quel principio di solidarietà troppo spesso dimenticato, ma che è alla base della stessa Unione europea.

Il Movimento 5 Stelle difende a spada tratta questa proposta della Commissione, che introdurrebbe nella programmazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR 2014-2020) la possibilità di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale. Sarebbe una misura, tra l’altro, che non intaccherebbe il bilancio generale, dato che si tratterebbe di un anticipo. La modifica proposta, infatti, non comporta alcuna variazione dei massimali annui. Mantenendosi entro i limiti della dotazione globale per il periodo 2014-2020 è neutrale in termini di bilancio. L’aumento del tasso di cofinanziamento fino al 100% comporterà un parziale anticipo dei pagamenti, seguito da una riduzione dei pagamenti in una fase successiva in quanto la dotazione globale resta immutata.

Tutti d’accordo? Ma neppure per sogno. Ho assistito in commissione Sviluppo regionale al Parlamento europeo a una scena vergognosa: i gruppi di Pd, Ncd e Forza Italia si sono scagliati contro la Commissione europea per questa scelta (per la precisione il gruppo S&D guidato dal pd Pittella e il PPE del neopresidente forzista Tajani). Prima ha preso parola l’olandese del PPE Lambert van Nistelrooij: “Quando ho saputo di questa proposta, sono caduto dalla sedia, quello dell’Italia non è un caso speciale”. Sì, ha detto proprio così. A ruota, è arrivato il commento della socialista tedesca Constanze Krehl: “Reputo sbagliato che l’Ue non chieda il cofinanziamento alle regioni italiane” per la ricostruzione.

Le critiche hanno fatto sbottare persino la Commissione europea. Nel corso dell’audizione, infatti, Marc Lemaitre, direttore generale del dipartimento Sviluppo regionale della Commissione Ue, si è detto basito: “La solidarietà è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea. Ricordo che le catastrofi naturali potranno colpire un giorno anche un altro Paese, non solo l’Italia. E noi lo aiuteremo come stiamo facendo adesso. Per questo non si può’ fare una proposta specifica per l’Italia, ma una regola che valga per tutti”.

Lemaitre ha in qualche modo aperto la porta anche a un’altra proposta che il Movimento 5 Stelle è riuscito a far approvare al Parlamento europeo (capirete bene con quante difficoltà): escludere, dal calcolo dei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del Patto di stabilità e crescita, gli investimenti a favore della ricostruzione sostenibile ma anche della prevenzione antisismica, compresi quelli cofinanziati con i fondi SIE e assegnati all’obiettivo tematico 5 (prevenzione, promozione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione e gestione dei rischi).

La solidarietà e il contrasto all’austerity sono battaglie che si portano avanti con i fatti, non con le parole. Qualcuno lo ricordi a chi, dinanzi al dolore dei cittadini italiani, fa tante promesse, per poi venire a Bruxelles e nascondersi dietro i muri innalzati con cinismo dai loro colleghi olandesi e tedeschi”.

MOSE. M5S: PROCESSO NON AVRÀ COLPEVOLI – IL MINISTRO ORLANDO RISPONDE IN AULA

“Il processo Mose, la piu’ grande opera pubblica dal valore di oltre cinque miliardi, ha generato tangenti per oltre un miliardo di euro, un giro di corruzione che ha coinvolto tutti i livelli politici: dal comune, passando per la regione, fino al Parlamento ed anche ex ministri. A settembre 2017 tutti potranno tornarsene a casa, grazie alla prescrizione. C’e’ una legge ferma perche’ il PD e gli altri partiti non hanno nessuna voglia di mettere mano a questa fondamentale legge che preclude la Giustizia ai cittadini. Il Movimento Cinque Stelle ha sempre proposto di bloccare la prescrizione al rinvio a giudizio o al massimo alla condanna in primo grado cosi’ da non avere questa scure che cancella tutto”.

Con la collega Businarolo di commissione giustizia abbiamo rivolto una chiara e precisa richiesta al ministro della Giustizia Orlando durante il Question Time odierno, in merito a quali azioni vuole mettere in campo per evitare questo scempio: “La risposta ci lascia profondamente delusi. Anche perche’ quando il ministro Orlando afferma che qualsiasi legge non avrebbe retroattivita’ e’ qualcosa che diciamo da sempre, se pero’ il Parlamento si fosse mosso velocemente non avremmo perso altri due anni e mezzo: sono due e mezzo di reati che cadranno lo stesso in prescrizione. Questa e’ una grave offesa, una vergogna immane per tutti i cittadini italiani e non possiamo che indicare come colpevole questa classe politica. Una classe politica non solo colpevole ma complice”.

VIDEO DEL QUESTION TIME