Internet è la più grande fabbrica di lavoro del mondo

Se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero 186.000 occupati in più. Se avesse la diffusione di internet pari a quella dell’Olanda avremmo 270.000 posti di lavoro in più.

Mi fanno morire i vecchi partiti quando ironizzano sul Movimento 5 Stelle e le nostre politiche per incentivare l’utilizzo di internet in ogni settore del nostro Paese. Partendo dalla banda larga, passando per la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione. Sono 10 anni che chiediamo investimenti nella banda larga (ormai ultra larga), nell’innovazione, nella sharing economy. Vogliamo che venga riconosciuto il diritto universale di accesso a internet. Ma abbiamo sempre e solo ricevuto sfottò del tipo: “Noi abbiamo un partito, voi un blog”, “Siete il partito dei click” con Vincenzo De Luca, evidentemente ossessionato da un suo giovane conterraneo, che crede di deridermi usando il mestiere di Webmaster in termini dispregiativi: “Giggino o Webmaster”. Non ne ha ancora capito l’utilità e il significato. Vabbè, gli diamo tempo, chissà un giorno forse ce la faranno, lui e il suo partito.

Eppure se quella classe politica di dinosauri avesse investito dieci anni fa in questo settore, anziché regalare soldi a banche e palazzinari, oggi avremmo centinaia di migliaia di posti di lavoro in più.

Secondo Marco Simoni e Sergio De Ferra, se l’Italia incrementasse la diffusione di internet del 10% si produrrebbe un aumento del Pil dello 0,44 per cento dell’occupazione generale e dell’1,47 per cento quella giovanile.

Secondo una ricerca della Banca Mondiale, una crescita della penetrazione di internet del 10% porterebbe un incremento del Pil che varia dallo 0,24% all’1,50%. Parliamo di centinaia di milioni di euro.

Ciò significa che se l’Italia ampliasse del 30% la diffusione di internet, l’occupazione giovanile aumenterebbe del 5% e il Pil crescerebbe tra lo 0,7% e il 4,5%.
È veramente incredibile che si sia perso un treno di questa importanza. Mentre si spendono miliardi di euro in pensioni d’oro, si mettono pochi milioni – e male – sullo sviluppo delle autostrade telematiche.

Dateci l’opportunità di governare e colmeremo questo gap.

*dati tratti da La Cura di Luca Landò

Ps. Ci vediamo a Gela il 19 agosto da dove ripartirà il tuor #AtuttaSicilia

Luigi Di Maio

Prenota il tuo alloggio a #Italia5Stelle a Rimini: ecco le strutture convenzionate

Il 22, 23 e 24 settembre ci vedremo tutti insieme a Rimini per la quarta edizione di Italia 5 Stelle. Manca poco più di un mese, ma già da ora si possono effettuare le prenotazioni per garantirti un alloggio nei pressi del luogo dove si terrà l’evento.
Qui trovate tutti gli hotel e le strutture ricettive che sostengono la nostra manifestazione, mettendo a disposizione numerose stanze per alloggiare a Rimini dal 22 al 24 settembre. Come fare? E’ semplicissimo! Basta inserire qui data di arrivo, data di partenza e numero di persone. Potrete scegliere l’hotel che preferite da una lista di proposte a vostra disposizione. Nel caso voleste maggiori informazioni è disponibile questo numero di telefono +39 0541 307859 per:
– richiesta informazioni
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Le scontistiche e le offerte attive saranno fruibili solo per il periodo dell’evento. Eventuali ulteriori giorni di pernottamento saranno calcolati secondo le tariffe in vigore presso le singole strutture.
Anche quest’anno abbiamo pensato ai camperisti e a chi preferisce tenda e sacco a pelo. La costiera romagnola è ricca di campeggi e aree di soste. Vi segnaliamo:
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Ci vediamo a Rimini il 22, 23 e 24 settembre!

Legge Concorrenza: favore ai soliti noti, colpo di scena in Aula

Le pesantissime accuse del presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti (Pd), lanciate durante la discussione in Aula, sono la migliore dimostrazione che il ddl Concorrenza varato dal governo Gentiloni-Renzi è una presa in giro che tutela sempre i soliti noti dei poteri forti e va a discapito di cittadini e piccole imprese.

Lo ha detto anche il MoVimento 5 stelle in tutte le salse: il ddl concorrenza appena approvato in Senato contiene una serie di favori alle lobby e alle authority che non sono imparziali. Elargisce delle agevolazioni che vanno a tutto vantaggio dei poteri forti, a discapito dei cittadini, in particolare su assicurazioni, telemarketing, energia e settore farmaceutico, solo per citarne alcuni.

Questo provvedimento è un ossimoro perché è una legge antitrust che invece favorisce i monopoli.

Il MoVimento 5 stelle aveva tutelato i cittadini dalle innumerevoli chiamate moleste di telemarketing, ma la maggioranza alla Camera ha cassato questo miglioramento. Alle assicurazioni è stato regalato il tacito rinnovo, mentre alle case farmaceutiche è stato concesso di mantenere il patent linkage, ovvero la norma che permette di continuare ad avere il monopolio del farmaco anche a brevetto scaduto. E tanto, ma tanto altro, come da stessa ammissione del presidente della Decima commissione.

Nella parte del mercato elettrico, invece, nonostante con il provvedimento si abroghi la tutela per milioni di cittadini ed imprese, è solo grazie al MoVimento 5 Stelle che si è riusciti, al momento, a scongiurare un aumento indiscriminato del prezzo per la fornitura dell’energia elettrica.

Ecco l’intervento di Mucchetti che demolisce il Pd

I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

di Ulisse Spinnato Vega, giornalista

Con 60mila euro gentilmente regalati tra il 2014 e il 2015, le cliniche private affiliate all’Aiop(Associazione italiana ospedalità privata) di Lazio, Toscana e Lombardia rappresentano il primo donatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sì, avete capito bene: i centri medici privati e il partito che occupa il dicastero responsabile del sistema sanitario.

Il MoVimento 5 Stelle lo ha scoperto analizzando le tabelle sulle erogazioni liberali superiori a 5mila euro da parte di persone fisiche e giuridiche alle formazioni politiche. Dati in teoria pubblici, ma che, almeno nel caso di Ncd, non appaiono in dettaglio nel rendiconto 2014, mentre nella relazione del tesoriere sul 2015 vengono sì riportati in elenco, ma con gli opportuni omissis, giustificati da esigenze di privacy del donatore. E vengono esposti in modo parziale pure nella relazione del tesoriere al bilancio 2016, con Aiop che non compare affatto (malgrado i contributi dell’associazione siano stati registrati a Montecitorio proprio l’anno scorso). Insomma, si tratta di informazioni formalmente disponibili, eppure spesso difficilissime da reperire in concreto.

Inoltre Aiop, raggiunta al telefono sotto mentite spoglie (un cronista freelance) per non destare sospetti, a domanda esplicita ha negato di aver mai rigirato fondi ad alcun partito. Dunque, gli ospedali privati hanno finanziato la formazione politica del ministro della Salute con ben 60mila euro sugli 810mila incassati complessivamente da Ncd nel biennio 2014-2015 (e protocollati in Parlamento nel 2016). Una cifra importante, se si considera che gran parte degli altri fondi arriva dagli stessi esponenti del partito di Alfano. Ne deriva che le cliniche private fanno molto affidamento su un partito che naturalmente non amministra in solitudine nessuna regione (è nelle coalizioni di governatori importanti come Maroni o Toti), quindi non ha le mani in modo diretto su pezzi del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia ha posti importanti di governo, a partire proprio dal ministero della Salute.

Peraltro, i legami tra Ncd e Aiop sono vari e ramificati, dato che, per dirne una, la presidente dell’associazione in Sicilia e vicepresidente nazionale, Barbara Cittadini, “regina” delle cliniche private nell’Isola, è sposata con il deputato alfaniano Dore Misuraca. Aiop, che aderisce a Confindustria, è la più importante sigla di settore. Rappresenta circa 500 case di cura sparse in tutta Italia, con oltre 53mila posti letto di cui 45mila immancabilmente accreditati presso il Ssn. I 60mila euro erogati in due anni a Ncd non sono esattamente “argent de poche”, visto che i consuntivi associativi 2015 e 2016 della sede nazionale riportano avanzi cumulati inferiori a 27mila euro. Però sono soldi ben spesi, data la tendenza degli ultimi governi (Lorenzin è al dicastero della Salute già dai tempi di Enrico Letta) a depauperare la sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court.

Si potrebbe parlare a lungo, ad esempio, delle prestazioni considerate “inappropriate” dal ministero e dunque a rischio tagli per far cassa. Ma restando all’attualità, l’inquilina centrista di Lungotevere Ripa, spalleggiata fortemente dal Bomba, ha lanciato la crociata sulla vaccinazione a tappeto con un decreto che adesso prevede dieci trattamenti obbligatori dal prossimo settembre. Gli stanziamenti sono previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 e ammontano a 413 milioni per il triennio. Nel dettaglio: 100 milioni quest’anno, 127 milioni nel 2018 e 186 milioni a partire dal 2019. Secondo le stime delle Regioni, il piano dovrebbe raggiungere circa 800mila under 16 non vaccinati per 6-7 milioni di certificati e un primo impatto di spesa pari a 150 milioni per l’acquisto dei vaccini necessari.

Le strutture pubbliche ce la faranno da sole a rispondere all’enorme domanda che verosimilmente scaturirà dalle nuove norme? Oppure, oltre al ruolo delle farmacie, la sanità privata accreditata sarà chiamata a supporto dalle Asl, magari con convenzioni ad hoc? Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo di fama ed ex direttore della sanità piemontese, “sui destinatari in età da obbligo scolastico l’impatto maggiore del provvedimento riguarda la parte organizzativa degli ambulatori, con la gestione dell’anagrafe vaccinale, delle informazioni sugli inadempienti e delle chiamate per gli appuntamenti. Un’incombenza che ricade sul pubblico, sulle Asl”. “Mentre in merito alla immunizzazione degli adulti – spiega Demicheli – il piano introduce due vaccini negli over 65, pneumococco ed herpes zoster, che andranno a ricadere soprattutto sulla medicina convenzionata. E oltre ai costi di acquisto, ci saranno, a parità di accordi, circa 6 euro per ogni vaccino. Il conto è facile se si considera che avremo grossomodo un milione di vaccinazioni aggiuntive sugli adulti, facendo una previsione un po’ a spanne”, dice il manager della sanità piemontese.

E’ chiaro che siamo di fronte a mere stime predittive. E in linea generale, ovviamente, non tutta la sanità convenzionata fa capo ad Aiop. Tuttavia, quest’ultima rimane l’associazione più rappresentativa del comparto. L’interesse delle cliniche private per il dossier immunizzazioni è comunque evidente e l’offerta è già sul mercato. Bisogna allora cavalcare il clima di presunta emergenza sanitaria creatosi attorno al tema. Una delle tante strutture associate Aiop, la romana Villa Mafalda, parla sul suo blog di “rischio alto per il morbillo e la rosolia” e aggiunge: “Nel nostro Paese i bambini vengono vaccinati sempre meno: riguardo a molte patologie siamo sotto la soglia di sicurezza, quella che assicura la protezione anche di coloro che non possono vaccinarsi per motivi sanitari. Di conseguenza salterebbe l’immunità della popolazione riguardo le stesse malattie”. Mentre la stessa Aiop Lazio, presente tra i finanziatori di Ncd, aveva preso posizione contro la trasmissione Rai Report per la sua recente inchiesta sulle immunizzazioni.

Naturalmente, non c’è nulla di illegale. Si tratta di erogazioni regolarmente registrate, benché stranamente negate dal donatore e ignote al grande pubblico. Né si evince la prova di un “do ut des” diretto. Tuttavia, è chiaro che imprese private non fanno nulla per nulla. I cittadini, comunque, possono mettere in fila i fatti per farsi un’idea su cosa muova davvero i partiti che scrivono le leggi in questo Paese.

Foia, Businarolo (M5S): un fallimento perche’ non si vuole vera trasparenza

“Tra gli obiettivi principali del Movimento 5 Stelle c’e’ la trasparenza delle amministrazioni pubbliche verso i cittadini. Su questo punto esiste uno strumento importante: il Foia. Varato lo scorso anno dal Ministro Madia, nell’ambito della riforma della Pubblica Amministrazione che, ad un anno dalla sua introduzione, non ha avuto un’adeguata applicazione. I motivi alla base del ‘fallimento’ sono emersi da uno studio condotto dall’associazione “Diritto di sapere” in collaborazione con Transparency e Legambiente. La mancanza di una motivazione in caso di rifiuto alle richieste dei cittadini e’ uno dei motivi che hanno frenato l’applicazione e, cosa ancor piu’ grave, la scarsa conoscenza dell’istituto dai dipendenti delle stesse PA. I ritardi nelle risposte da parte delle amministrazioni pubbliche emergono anche da una circolare de 6 giugno scorso del Dipartimento della Funzione Pubblica. In un’interrogazione al Ministro della semplificazione e della PA, abbiamo chiesto un intervento tempestivo per consentire l’accesso civico generalizzato, garantendo chiarezza e trasparenza nell’operato delle pubbliche amministrazioni e consentendo ai cittadini, anche senza un interesse diretto, di poter aver accesso (nel rispetto dei limiti consentiti) ai documenti, nell’ottica del contrasto alla corruzione e in nome della democrazia”. Lo afferma Francesca Businarolo del Movimento 5 Stelle prima firmataria dell’interrogazione con Dalila Nesci, Massimo Baroni e Giulia Grillo.

Non è mafia, è una montagna di merda

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi. “Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti

È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città.

Siamo sotto attacco criminale. È terrorismo ambientale. Definire chi sta devastando il patrimonio naturale un semplice “piromane” è come considerare cleptomane un rapinatore a mano armata. Siamo sotto attacco su più fronti e il ministro in 40 minuti di informativa urgente ha dimostrato tutta l’inadeguatezza del governo. Per questo il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia contro Galletti, che speriamo sia calendarizzata al più presto.

Il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio in audizione al Senato ha raccontato che questa emergenza era prevedibile. Soprattutto per lo sfaldamento del Corpo Forestale che ha dimezzato uomini, mezzi e soprattutto DOS, cioè i direttori delle operazioni di spegnimento. Solo in Campania siamo passati da 100 a 50. Senza queste figure fondamentali i soccorsi sono allo sbando. E lo vediamo tutti i i giorni. Sono 390 i Forestali confluiti nei vigili del fuoco senza competenze di direzione operativa anti incendio, perché, si è detto, che il numero era sufficiente mentre un documento del ministero dell’interno sostiene che i VVFF sono sotto organico di 3500 unità.

Dimezzata anche la flotta aerea: i 32 mezzi del corpo Forestale sono stati divisi tra Vigili del Fuoco e carabinieri, dove non c’è competenza di spegnimento incendi. I fondi della Protezione civile sono diminuiti strada facendo fino a scomparire del tutto nell’ultima manovra di bilancio. Il Movimento 5 Stelle contestualmente alla presentazione della mozione di sfiducia ha presentato un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, incremento della flotta antincendi, potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambientale, riapertura dei termini della mobilità per consentire il transito al corpo dei vigili del fuoco del personale dell’ex corpo forestale dello stato assorbito in altre amministrazioni.

Chi appicca gli incendi è come il killer della criminalità organizzata: dietro di lui c’è un mandante e noi seguiremo il flusso dei soldi per poter capire chi c’è dietro.

Renzi: record di debito pubblico e di balle

I 3 anni di Governo Renzi si potrebbero riassumere in una frase: produrre debito senza produrre crescita. Eppure Renzi da Enrico Mentana è riuscito a sostenere che il suo Governo è il primo, dopo 10 anni, che non ha fatto salire il debito pubblico.

FATE VEDERE QUESTO VIDEO A TUTTA ITALIA! Renzi continua a mentire spudoratamente, noi abbiamo il dovere di dire la verità! L'ex premier dice che con il suo governo il debito pubblico è rimasto lo stesso. La verità è che è aumentato di 80 miliardi. Parlano i dati! DIFFONDETE!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 13 luglio 2017

Questo è falso sia dal punto di vista del debito in valore assoluto, che sotto quello del debito/Pil. Renzi è salito a Palazzo Chigi a febbraio 2014. Le sue mirabolanti performance sono queste: +80 miliardi di euro di debito assoluto, +0,8% di debito/Pil. Fonte MEF.

Significa semplicemente che la flessibilità concessa a Renzi dall’Europa è stata spesa male, malissimo. E non servivano i numeri per capirlo. Tutti ricordiamo gli 80 euro gettati di qua e di là come fossero briciole per un popolo impoverito e i quasi 18 miliardi spesi nel complesso per pompare un contratto di lavoro a “tutele crescenti” che si è rivelato inutile appena gli incentivi sono stati eliminati.

Oltre 40 miliardi in tutto che potevano essere spesi per sostenere i redditi più bassi e rilanciare gli investimenti, questi ultimi invece tagliati da Renzi sulla scia di Monti e Letta. Renzi ha rottamato la crescita e aumentato il rapporto debito/Pil NONOSTANTE l’Europa, nello stesso periodo, sia tornata ad aumentare il Pil a ritmi incoraggianti. Si pensi alla Spagna, che faceva +2,3% mentre Renzi otteneva una sostanziale stagnazione, o alla stessa Grecia, che sempre nel 2016 otteneva un +2,7%.

Basta menzogne, un po’ di rispetto per chi questo debito improduttivo dovrà pagarlo, oggi e domani, con le sue tasse. Tra l’altro è patetico vedere la metamorfosi di Renzi, che ci ha sempre attaccato su tutto ma ora, alla canna del gas, ha deciso di fotocopiare il programma del MoVimento 5 Stelle vendendolo come fosse il suo. Sul debito sembra proprio che abbia preso lezioni dal prestigioso convegno organizzato alla Camera dei Deputati dal MoVimento 5 Stelle, nel quale diversi economisti di livello internazionale hanno sostenuto scientificamente che senza crescita il rapporto debito/Pil non calerà mai. Sul deficit ha proposto di stracciare il Fiscal Compact, come fosse una novità, quando il MoVimento 5 Stellelo propone da quando è stato ratificato. E sull’immigrazione attacca il Trattato di Dublino, propone di chiudere i porti e di approvare un codice di comportamento per le ONG.

Caro Renzi, è tutto inutile, gli italiani non votano le copie sbiadite, ma l’originale.

Svendita aeroporto di Verona: per l’Antitrust la procedura è scorretta

«L’indizione di una procedura ad evidenza pubblica è preferibile alla trattativa privata ai fini dell’individuazione del partner più adeguato a collaborare con il socio pubblico alla gestione di società titolari di concessioni aeroportuali». Con queste parole, l’Antitrust «bacchetta» i vertici dell’aeroporto di Verona a seguito dell’esposto presentato all’Anac da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle: le deputate Francesca Businarolo e Arianna Spessotto e il consigliere regionale Manuel Brusco.

Proprio la segnalazione all’autorità anticorruzione ha fatto sì che l’Antitrust, attraverso il presidente Giovanni Pitruzzella si esprimesse molto chiaramente riguardo alla necessità di una gara per l’acquisizione delle quote pubbliche di un aeroporto. Lo ha fatto con una missiva inviata ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio, al ministro dei Trasporti e all’Enac, che prende spunto proprio dalla vicenda Save -Catullo, citata apertamente.

«Nel corso del 2014 – si legge nella nota dell’autorità garante della concorrenza e del libero mercato – in assenza di procedure di evidenza pubblica per la selezione del socio privato, la società Save, società privata di gestione degli aeroporti di Venezia e Treviso, ha acquisito il controllo congiunto della società Aeroporto Valerio Catullo di Villafranca di Verona, titolare della gestione degli aeroporti di Verona e Brescia» sebbene, prosegue l’Antitrust «sotto il profilo della concorrenza per il mercato, l’indizione di una procedura ad evidenza pubblica sia comunque preferibile». Si ricorda che, nel 2014, Save aveva acquistato dal Catullo il 40% delle quote.

«Si tratta di una risposta importante – afferma Businarolo – noi avevamo evidenziato come l’operazione, condotta in modo non conforme a quanto raccomandato dalle normative, abbia portato ben pochi vantaggi allo scalo veronese, sia in termine economici che occupazionali. Anche se si tratta di un’osservazione che non ha valore retroattivo, è evidente la condanna della procedura seguita. Come minimo, il comportamento dei vertici del Catullo dovrà essere improntato, in futuro, a una maggiore trasparenza».

5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.

Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.

L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.

Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.

E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.