Banche, un furto che i cittadini hanno pagato due volte!

Circa 12,4 milioni di italiani, tra cui moltissimi veronesi. Ecco chi pagherà i salvataggi delle banche, visto le nuove «tasse occulte» nascoste nelle clausole dei conti correnti. Tutto a spese, insomma degli incolpevoli correntisti che, agli istituti di credito hanno affidato i loro risparmi. È proprio una banca «veronese», salvo fusioni dell’ultim’ora a inaugurare una pratica che purtroppo rischia di essere seguita da altri sportelli.
 
Banco Popolare (assieme a Unicredit, altro istituto molto radicato in città) e Ubi hanno unilateralmente aumentato i costi dei conti correnti per recuperare i fondi versati al «Fondo nazionale di risoluzione», che verrà utilizzato per sostenere le banche toscane tanto care a questo governo.
 
«Parliamo chiaramente – sostiene al riguardo Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle – questo è un furto vero e proprio: i correntisti verranno derubati di 25 euro – in altre banche, di qualche euro al mese – per risolvere una situazione che non solo loro non hanno creato, ma che subiscono anche. La comunicazione delle banche, inoltre, risulta molto ambigua: si parla di generiche “spese per elaborazione competenze periodo di liquidazione”. Visto che si tratta di una tassa vera e propria, andava quanto meno specificato meglio».
 
Conclude Businarolo: «Questo è il genere di provvedimenti che temevamo e che, come volevasi dimostrare, sta diventando realtà. Ormai per gli italiani cercare di risparmiare sta diventando una vera e propria impresa, e al danno si aggiunge la beffa di pagare due volte, la prima da contribuenti, la seconda da correntisti.

#Italia5Stelle, grazie Palermo!

L’edizione 2016 di Italia 5 Stelle si è conclusa. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento, a chi ha donato e a chi ha offerto gratuitamente il proprio lavoro. Grazie a tutti gli artisti che si sono esibiti e a tutti gli ospiti che ci hanno portato la propria esperienza. Grazie in particolare a Julian Assange che si è collegato in diretta dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra in cui è rinchiuso da 4 anni e mezzo, l’ONU ha dichiarato che è detenuto illegalmente e noi lo supporteremo con tutti i mezzi a nostra disposizione. Grazie a tutti quelli che sono venuti a Palermo da tutta Italia e alle milioni di persone che hanno seguito l’evento in streaming sul Blog e sui social. Grazie ai palermitani e ai siciliani che ci hanno ospitato con il consueto calore ed entusiasmo. E infine grazie a Gianroberto Casaleggio, cui è dedicata questa edizione. Stiamo uniti. Uniti realizzeremo il nostro sogno.

Condannato chi mi intimava di non nominare Grande Aracri

Domenico Lerose, l’uomo che 2 anni fa in centro a Reggio Emilia mi ha intimato di non nominare Grande Aracri, un condannato per mafia in via definitiva, è stato condannato per minaccia aggravata a pubblico ufficiale. Mi ritengo soddisfatta della sentenza che fa giustizia di un episodio inqualificabile che non deve mai più accadere in un territorio che vogliamo libero dalle mafie ed in una città che tra l’altro è Medaglia d’oro alla Resistenza. Fare nomi e cognomi di condannati per mafia non deve più fare paura. La ‘ndrangheta è una montagna di merda!
Maria Edera Spadoni

Il Pd, la mafia e quella notizia censurata dai Tg

di Alessandro Di Battista

Pensate se un sindaco del M5S avesse detto: “nel M5S c’è chi ha rapporti coi clan (mafiosi)”. Secondo voi l’avrebbero data o no questa notizia? Il TG1 ci avrebbe aperto il telegiornale o no? Ma non è stato nessun sindaco del M5S a pronunciare queste parole. È stato Giancarlo Garozzo, sindaco PD di Siracusa, chiaramente parlando del suo partito. “Qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver portato nel PD soggetti che hanno rapporti con la criminalità organizzata” ha detto Garozzo. Ora dovrà fare i nomi perché la questione è gravissima. Se giornali (qualcuno l’ha fatto) e i TG si occupassero anche di questo sarebbe un bene per Siracusa, per la Sicilia e per l’Italia intera. Coraggio!

P.S. Venerdì prossimo sarò proprio a Siracusa per il #CostituzioneCoastToCoast. Alle 21.00 in Piazza Santa Lucia. Non mancate!

Ecomafie: M5S, in Veneto ‘Cupola Rifiuti’ ancora a piede libero

businarolo
Dai Colucci, finanziatori delle cene elettorali di Renzi, al giro di false autorizzazioni del dirigente Fior della Regione Veneto arrestato nel 2014.
 
Roma, 14.09.2016 – “Il business dei rifiuti in Veneto creato e portato avanti con la complicità di Governo e Regione è ancora ‘a piede libero’, non conosce crisi ed è riconducibile alle stesse imprese e dirigenti collusi. Un esempio fra tutti, la famiglia Colucci, noti finanziatori delle cene elettorali di Renzi, a cui fa capo la Daneco, società che gestisce la discarica di Pescantina, a Verona, divenuta un lago di percolato profondo 40 metri. La soluzione per risanarla? Ricoprirla con 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, come indicato nel progetto regionale sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale scritto dagli stessi tecnici della Daneco. È questo il ‘sistema rifiuti’ che ha foraggiato anche l’ascesa di Renzi a Palazzo Chigi e che va distrutto una volta per tutte”. Lo affermano i deputati veneti del M5S a margine del voto favorevole alla risoluzione relativa alla relazione territoriale sulla regione Veneto, approvata in Commissione parlamentare Ecomafie. “Ad oggi né il Governo Renzi né la Regione Veneto hanno dato un segnale di discontinuità con questo sistema malato – spiega il parlamentare 5stelle, Albero Zolezzi, durante la dichiarazione di voto in Aula – È di queste ore la notizia dell’arresto di Alessia Pagnin , dirigente della Coimpo di Rovigo, nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento di fanghi anche in aree di pregio agroalimentare di altre regioni, come la Toscana, che vedrebbe un collegamento con i Casalesi. Tuttora sono le aziende che gestiscono i rifiuti a dettare la linea alle istituzioni. Sono ancora operanti sul territorio le aziende del sistema messo in piedi da Fabio Fior, dirigente della Regione Veneto arrestato nel 2014, per associazione a delinquere. È stato lui a creare, da dirigente regionale, la procedura in base alla quale un’azienda deve richiedere l’autorizzazione ambientale, non solo alla Regione, ma anche a un ‘terzo controllore’ rappresentato da aziende presso le quali Fior era consulente o aveva delle quotazioni. Oggi questa procedura è formalmente abrogata ma alcune di queste aziende legate a Fior sono ancora attive nel Veneto presso gli impianti e possono persino rinnovarne le autorizzazioni ”. “Ma i volti del sistema rifiuti in Veneto sono molteplici, dall’amianto che doveva essere smaltito in Germania e finito invece nelle discariche abusive venete fino ai Pfas, le sostanze tossiche che hanno inquinato le falde acquifere, contaminando centinaia di migliaia di persone. Come ha reagito il Governo Renzi? Con un decreto che, anziché risolvere l’emergenza sanitaria Pfas, l’ha di fatto condonata aumentando di sette volte i limiti-soglia ammessi per legge. Chiediamo che il Governo Renzi e la Regione Veneto, reduce dalla gestione fallimentare di Lega Nord e Forza Italia, inizino a fare gli interessi dei cittadini e applichino la risoluzione approvata oggi in Parlamento”.

VENETO-EMERGENZA PFAS LA SOTTOSEGRETARIA DI STATO PER L’AMBIENTE VELO CI RISPONDE

La Sottosegretaria di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare Silvia Velo ha risposto (vedi video) questa mattina in aula alle nostre interrogazioni n. 3–02470 e 3–02471 concernenti iniziative per la prevenzione e la tutela della salute della popolazione residente in Veneto in relazione all’inquinamento derivante dall’utilizzo di alcune sostanze chimiche (cosiddette PFAS).

Attraverso le due interrogazioni chiedevamo al ministro iniziative, anche normative, a salvaguardia del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini. E Iniziative che obbligassero in modo stringente l’operatore, ritenuto responsabile del danno ambientale, ad adottare immediatamente tutte le iniziative praticabili per controllare, circoscrivere ed eliminare ulteriori pregiudizi ambientali ed effetti nocivi per la salute umana, e ad adottare le misure immediate di ripristino necessarie.

E non possiamo essere soddisfatti delle risposte avute! E’ quanto ho detto nella mia replica alla sottosegretaria. (vedi il video della mia replica) Non siamo soddisfatti non solo della risposta avuta oggi alle interrogazioni, ma non possiamo essere soddisfatti in generale della risposta data dal Governo e dal ministero a questa gravissima emergenza sanitaria e ambientale.

A questo disastro che interessa ampie aree del Veneto e che coinvolgerebbe 350 mila veneti in 78 comuni su tre province (Verona, Vicenza e Padova), dove sono a rischio inquinamento i corsi d’acqua e conseguentemente la potabilità della risorsa idrica per tutti i comuni interessati, il governo ha risposto con il decreto ministeriale del 6 luglio, che ha fissato i limiti-soglia per le sostanze inquinanti Pfas nelle acque di falda aumentandoli di sette volte rispetto ai valori di guardia precedentemente identificati dall’Istituto Superiore della sanità. Come possiamo essere soddisfatti?

E la domanda sorge spontanea: ma tra Ministero e ISS vi parlate? E soprattutto vi capite? Si sono inoltre stabiliti limiti per le sostanze perfluoro-alchiliche nelle falde che non comprendono tutte le sostanze oggi prodotte nel Vicentino.

Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa pratica brutale è all’ordine del giorno.

Cosa fa il ministero dell’ambiente? Mentre per i vecchi composti a 8 atomi, che non sono più prodotti, i limiti dell’Istituto Superiore di Sanità sono rispettati, per i nuovi composti a 4 atomi, che da studi spagnoli risultano essere più pericolosi dei primi, in quanto vanno ad intaccare anche cervello e polmoni, rilascia praticamente licenza in bianco di scarico: dal limite dato dall’istituto superiore di sanità di 500ng/lt si passa al limite dato dal decreto pari a 3.000 ng/lt per il Pfbs.

Questo decreto è una vera e propria “licenza d’avvelenare” per l’azienda Miteni S.p.a. di Trissino, in provincia di Vicenza, che rilascia nell’ambiente queste sostanze dannose per la salute al punto da aver provocato una vera e propria emergenza sanitaria in Veneto che ha coinvolto finora centinaia di migliaia di persone. Infatti Miteni spa ancor oggi produce i composti Pfas di ultima generazione, quelli a catena corta, di cui sopra.

L’unica cosa intelligente da fare è interrompere la produzione dei PFAS! A tal proposito ho ricordato alla sottosegretaria Velo che il m5s ha depositato una pdl che prevede di fissare i limiti- soglia dei Pfas a zero affinché sia tutelata l’intera catena alimentare per il benessere dei cittadini – chiediamo nuovamente che sia discussa e approvata al più presto.

Nella mia replica di questa mattina ho anche segnalato che Il 12 agosto 2016 il direttore della tutela ambientale della Regione Veneto Alessandro Benassi ha emesso un provvedimento che ci lascia sgomenti perché obbliga i soggetti controllori come Arpav a valutare eventuali sforamenti di PFAS non caso per caso, ma sulla base di non precisate medie annuali: una impostazione che appare per di più in netto contrasto con la norma nazionale. In pratica è una licenza per continuare ad inquinare indisturbati, l’importante è che la media annuale rispetti i limiti imposti dal Ministero dell’Ambiente.

Ancora una volta ci chiediamo “il principio di chi inquina paga e quello della precauzione che fine hanno fatto?”.

Resoconto stenografico: sottosegretario Velo; replica M. Brugnerotto

“Salviamo Villa Pullè”. La raccolta firme trova posto alla sagra del Ceo

La petizione lanciata dal forum Salviamo il Paesaggio di Verona, viene appoggiata dagli esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali chiedono che l’immobile resti patrimonio della città.

Il Movimento 5 Stelle di Verona appoggia la raccolta firme promossa dal forum Salviamo il Paesaggio di Verona in difesa di villa Pullé. Esponenti e attivisti del M5S affiancheranno i promotori dell’iniziativa con la loro presenza al banchetto di raccolta firme che verrà attivato fino al 12 di questo mese. La petizione si inserisce nella “sagra del Ceo” che si svolge in questi giorni a Chievo.
All’iniziativa parteciperanno anche i deputati M5S Mattia Fantinati (che ha presentato anche un’interrogazione alla Camera dei Depuati in merito alla questione) e Francesca Businarolo oltre al consigliere regionale M5S Manuel Brusco. Ecco l’invito dei pentastellati

APPELLO – Salviamo Villa Pullè: la raccolta firme

Nei giorni 9-10-11-12 Settembre saranno raccolte le firme affinchè villa Pullè, un patrimonio storico unico in città, rimanga almeno in parte disponibile alla comunità di Chievo e di Verona con il suo parco, polmone verde unico in città, riequilibra la cementificazione che avanza: potrebbe rappresentare un punto qualificato per tutto il capoluogo, anche dal punto di vista turistico e culturale.
Comune e INPS vogliono toglierci il parco e probabilmente dare in uso a privati o vendere la villa e chissà quale destinazione d’uso avrà.
Chiediamo che:

  • che il parco rimanga pubblico (pubblica fruizione) atto a ricoprire il ruolo di polmone verde di Verona nord dato che la zona è sotto dotata di spazi;
  • che nel parco essendo un bene comune siano consentite pubbliche manifestazioni da parte di comitati ed associazioni senza l’onere della tassa sull’occupazione di spazio pubblico;
  • che venga mantenuta la recinzione del parco abbassando il muretto per mantenere la visita;
  • che venga apposta apposita cancellata e che il parco venga chiuso di sera come ora;
  • che gli annessi di villa Pullè vengano dedicati a luoghi d’incontro di livello locale circoscrizionale: sale pubbliche per incontri, sale per cosrsi circoscrizionali, ecc;
  • che il corpo principale della villa sia dedicato a funzioni rare come ad esempio sedi universitarie come specificato nel PAQE e che quindi comune e INPS rispettino il piano regionale stralciando altre destinazioni non riconosciute dal piano;

Riteniamo che l’educazione alla bellezza alla storia alla civiltà, anche delle nuove generazioni, possa diventare parte integrante della formazione culturale dei giovani solo se i nostri beni piu cari vengono da loro vissuti ed amati; riteniamo che vivere la bellezza del parco porti salute e benessere a tutti tanto che la zona era stata scelta per queste caratteristiche come sanatorio!
Sottoscrivete questo appello!
La raccolta firme cui hanno già aderito diversi personaggi di spicco del panorama locale e nazionale durerà fino a fine settembre. Si potrà aderire all’appello anche spedendo una mail a salviamoilpaesaggiovr@gmail.com fino al 30 Settembre.
Ci trovate anche su facebook alla pagina Salviamo il Paesaggio Verona.

VeronaSera

LIMITI PFAS ALLO SCARICO TUBONE ARICA: ENNESIMO REGALO AGLI INQUINATORI

businarolo

Il 12 agosto 2016 il direttore della tutela ambientale della Regione Veneto Alessandro Benassi emette un provvedimento che ci lascia sgomenti perché obbliga i soggetti controllori come Arpav a valutare eventuali sforamenti di PFAS non caso per caso, ma sulla base di non precisate medie annuali: una impostazione che appare per di più in netto contrasto con la norma nazionale. In pratica è una licenza per continuare ad inquinare indisturbati, l’importante è che la media annuale rispetti i limiti imposti dal Ministero dell’Ambiente.

I possibili effetti nefasti sulla salute delle persone e sull’ambiente, il principio di chi inquina paga e quello della precauzione che fine hanno fatto? Considerando che la giunta, a partire dal presidente leghista Luca Zaia e all’assessore all’ambiente, sempre leghista, Giampaolo Bottacin, ha una “culpa in vigilando” non di poco conto perché non è concepibile che un provvedimento di tale portata sia stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione, il Bur, senza che l’organo esecutivo se ne sia accorto.

A questo punto chiediamo alla dirigenza o eventualmente alla giunta di annullare immediatamente in autotutela quella determina dirigenziale e chiediamo che l’esecutivo Zaia valuti provvedimenti almeno sul piano disciplinare, fatta salva l’esistenza di eventuali e più gravi illeciti.

Come parlamentari del M5S interrogheremo immediatamente il Governo per sapere se è a conoscenza di tale increscioso episodio. Sicuramente gli chiederemo di intervenire subito ma, in questo caso, è la Regione Veneto a portare il peso di una responsabilità che descrive una vicenda tanto indecente quanto dai contorni torbidi.

Sappiamo bene che le industrie chimiche della Valle del Chiampo e della Valle dell’Agno, a partire dalla Miteni per finire alle concerie, costituiscono un blocco d’interessi formidabile, spesso uso all’arma del ricatto occupazionale quando le autorità applicano il rigore in tema ambientale. Ma sappiamo anche che tra quegli imprenditori ci sono tante persone oneste che non condividono questo andazzo.

È giunto il momento che ognuno faccia la sua parte. Noi stiamo facendo la nostra.

I parlamentari Emanuele Cozzolino, Marco Brugnerotto, Enrico Cappelletti, Silvia Benedetti, Francesca Businarolo, Alberto Zolezzi

La Consigliera Sonia Perenzoni (Comune di Montecchio Maggiore)