Nemmeno Tosi crede alla riforma costituzionale

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Businarolo: «Nemmeno lui crede a questa riforma. Nominati dal partito? No, abbiamo preso i voti degli iscritti»
«Anche col Porcellum, non tutti i parlamentari sono uguali. Ci sono quelli nominati dai partiti, come quelli della Lega Nord, incluso il gruppo dei tosiani e ci sono quelli che sono stati scelti tramite delle primarie, le parlamentarie, come ha fatto il Movimento 5 Stelle». Risponde così Francesca Businarolo, deputata del M5S, al sindaco di Verona Flavio Tosi, che aveva sottolineato come «tutti i parlamentari siano nominati, incluso Di Maio».
«Flavio Tosi – prosegue Businarolo – non sa più che cosa inventarsi per difendere una riforma costituzionale in cui nemmeno crede. Ricordo che alla prima lettura del testo i suoi parlamentari votarono no. Adesso assistiamo all’ex leghista che fa campagna per una riforma fatta male, accentratrice, che toglierà molto autonomia alle regioni, a seguito delle modifiche al titolo quinto e l’introduzione della clausola di supremazia. Una riforma caotica, che genererà una serie infinita di conflitti d’attribuzione e che toglierà ancora più sovranità al nostro Paese». Quest’ultimo tema è strettamente collegato con le modifiche agli articoli 55 e 117. «Non si tratta di una mera differenza lessicale, come dice il sindaco di Verona, ma di un cambio sostanziale che sostituisce a meri vincoli di mercato, uno status di subordinazione perpetua dell’Italia all’Unione europea, che renderà superfluo lo strumento referendario quando si tratterà di cedere ulteriori competenze».
«Per questi motivi – conclude Businarolo – insieme agli altri colleghi del M5S ribadisco la necessità di votare No al referendum di domenica. È importante che alle urne si rechino davvero tutti, visto che siamo chiamati a esprimerci sulla nostra legge fondamentale e visto che non ci sarà bisogno del quorum».

Collettore del Garda: da Rotta e Lotti cifre improbabili

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Come fanno ad arrivare 100 milioni per il collettore del Garda, quando a livello nazionale ne sono previsti 600, di cui l’80% destinato alle regioni del Sud ? È quello che si chiedono gli attivisti locali del Movimento 5 Stelle, dopo la folle cifra «sparata» dalla parlamentare del Partito democratico, Alessia Rotta. Eppure la stessa delibera del comitato interministeriale, pubblicata ad agosto dalla Gazzetta ufficiale specifica otto decimi di quella cifra stanziata (598,44 milioni) sono destinati a infrastrutture del mezzogiorno. Rimangono 120 milioni, che devono essere spartiti tra diverse strutture del Centro Nord.

È stato chiesto di far chiarezza con un’interrogazione parlamentare, depositata dal parlamentare Ferdinando Alberti e controfirmata dalla deputata Francesca Businarolo.

«È incredibile fino a che punto si possa spingere la propaganda del governo in questi giorni – commenta Francesca Businarolo, deputata del M5S – abbiamo capito che servono disperatamente voti per il referendum di Renzi, ma mentire sulle cifre, a meno che non si ignori colpevolmente la materia, mi sembra davvero eccessivo».

In materia di collettamento, la proposta del Movimento 5 Stelle è ispirata ai modelli utilizzati con successo in Trentino Alto Adige e sul lago di Costanza, dove sussiste una rete depuratori collocati in zone strategiche da 40-50 mila abitanti equivalenti. È meno dispendiosa di quella avanzata dagli attuali enti gestori del servizio idrico integrato, ma soprattutto immediatamente realizzabile e più risolutiva, in quanto in massimo di due anni permetterebbe di dismettere le condotte sub lacuali, vero punto debole della catena di trasporto del refluo. Il progetto AGS-Garda Uno, invece, ipotizza diversi anni di lavori e disagi per la realizzazione, infatti è stimato un tempo di circa 16 anni dallo stanziamento dei fondi, a detta degli stessi proponenti.

Firme false, i sindaci patteggiano. M5S scrive al prefetto: «Elezioni da rifare?»

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San Bonifacio e Pescantina, elezioni da rifare? È quanto chiedono al prefetto di Verona, Salvatore Mulas, Francesca Businarolo e Mattia Fantinati, deputati del Movimento 5 Stelle e due consiglieri comunali dei rispettivi paesi, Anna Firolli (San Bonifacio) e Samuele Baietta (Pescantina). La vicenda riguarda le firme elettorali, raccolte in maniera non certificata nei due comuni. In tribunale tutto si è risolto con il patteggiamento per entrambi i primi cittadini, Giampaolo Provoli, San Bonifacio, che ha ottenuto 5 mesi e 19 giorni e Luigi Cadura (Pescantina), 5 mesi e 12 giorni di pena. In entrambi i casi non si può applicare la legge Severino, trattandosi di pene inferiori a sei mesi, altrimenti entrambi i sindaci sarebbero decaduti. Rimane la questione, cruciale, della validità dell’elezione.

 «Anche se non ci possono essere ulteriori conseguenze per Provoli e Cadura – fa sapere Businarolo – risulta evidente che le loro liste non avrebbero potuto essere presentate e che quindi il risultato elettorale risulta profondamente influenzato. Se con la giustizia se la sono cavata con il patteggiamento, ammettendo le loro responsabilità, dal punto di vista delle conseguenze elettorali è ancora da accertare».

«Con quale coraggio può dirsi ancora rappresentativo un sindaco che ha patteggiato?»  aggiunge Baietta. «Il suo mandato è delegittimato da quanto accaduto, e non possiamo permettere che continui a prendere decisioni che influenzeranno le vita di migliaia di cittadini per i prossimi trent’anni. Se davvero ha a cuore il benessere di Pescantina si faccia da parte e lasci che la volontà popolare si esprima nuovamente».

Il caso non è isolato, sempre in provincia di Verona sono stati indagati altri sindaci usciti sconfitti: Giuliano Zigiotto, Damiano Berzacola e Manuel Fornasier.

In allegato la lettera al prefetto di Verona

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Una proposta contro i furbetti del voto all’estero

Tutti sanno e nessuno parla.

Che il voto all’estero sia stata una grande abbuffata per qualcuno, che qualche organizzazione si sia prodigata per “aiutare” i nostri connazionali a esprimere il proprio voto “liberamente”…. è voce che gira da un decennio.

Tutte bocche cucite, pubblicamente, tutti a condannare pubblicamente, ma dietro le quinte, nel silenzio dei corridoi, le voci corrono.

Cosa fare?

Beh, è un pò tardi adesso, i buoi sono già scappati, ma forse una soluzione c’è, semplice a costo zero, che potrebbe servire sia da deterrente ai furbetti del voto all’estero ma utile a scoprire eventuali scorrettezze.

Basterebbe annunciare una verifica a campione di un certo numero di votanti all’estero, ad esempio il 3%.
Come effettuare questa verifica?

Il Ministero dell’interno sarà in possesso degli elenchi di coloro che avranno votato al referendum del 4 dicembre, basterebbe mandare ad una piccola quantità scelta casualmente, una comunicazione in cui si chiede la conferma che abbiano effettivamente espresso il loro voto, che lo abbiano espresso liberamente e senza avvalersi della “collaborazione” di nessuno, di averlo fatto segretamente e provveduto all’invio del plico al consolato, avvisandoli che una dichiarazione mendace potrebbe essere penalmente punibile.

Questo scoraggerebbe sicuramente i furbetti… se non c’è nulla da nascondere, e se il ministro Alfano è sicuro della correttezza delle operazioni di voto all’estero, non avrà alcun problema a mettere in atto questa operazione di trasparenza e verifica.

Ministro Alfano… che ne dici?

Vito Crimi

Propaganda «comunale» per il Sì. Scatta la denuncia

Il sindaco recidivo utilizza di nuovo logo del Comune per evento al centro anziani

«Il comportamento del sindaco di Costermano è gravissimo, un affronto al dibattito democratico: farò denuncia all’Agcom». Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, annuncia provvedimenti dopo il caso emerso nel paese del Veronese, in cui il sindaco, Stefano Passarini, ha inviato casa per casa un invito a votare sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. «Propaganda mascherata da comunicazione istituzionale – è il commento di Businarolo -. Il sindaco è recidivo: ha convocato un incontro al Circolo anziani di Costermano, con tanto di stemma comunale per domani pomeriggio. Il tutto è ancora reso più grave dal fatto che i comitati per il No non hanno potuto rispondere, non avendo a disposizione i mezzi dell’amministrazione comunale. Non è la prima volta che il fronte del sì si rende colpevole di queste scorrettezze, si veda il caso degli italiani all’estero. Sanno di non avere argomenti, sanno che nessuno voterà quella riforma se conosce il provvedimento nel merito e tentano di nascondersi attraverso specchietti per l’allodole, come un supposto rilancio economico che non può avere nulla a che vedere con un provvedimento del genere. Il caso sarà segnalato all’Agcom e al Corecom, per conoscenza, al prefetto di Verona».

In allegato la comunicazione del Sindaco

Pesticidi e prosecco: il M5S ne aveva già chiesto conto al governo nel 2015

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I giornali già ne stanno parlando moltissimo: stasera, a Report, andrà in onda un’inchiesta sull’abuso dei pesticidi usati nelle vigne riservate al prosecco. Un insopportabile inquinamento del territorio e dell’ambiente, e soprattutto la salute dei cittadini messa a repentaglio dall’indiscriminato uso di sostanze pericolose tra cui il glifosato.

Un’eccellenza mondiale del Made in Italy come il Prosecco, macchiata dall’abuso dei pesticidi, oggi fa notizia. Ma pochissimo aveva invece fatto notizia la mozione con cui il M5S, oltre un anno fa in Parlamento, aveva già denunciato l’uso di pesticidi nella filiera vitivinicola e sollecitato il governo a prendere provvedimenti.

Il M5S aveva chiesto che dai processi di produzione fossero eliminate in modo definitivo alcune sostanze chimiche che invece vengono ancora utilizzate in territori, come appunto quelli del Prosecco, dove si producono eccellenze famose in tutto il mondo. Il Prosecco, nel solo 2014, ha venduto quasi 80 milioni di bottiglie per un valore produzione di circa 400 milioni di euro. La filiera vitivinicola deve, secondo noi, tenere conto dell’integrazione tra ambiente produttivo e attività umane e rivedere il modo in cui utilizza i fitosanitari investendo una parte dei cospicui guadagni nelle tecnologie applicate per garantire maggiori standard di sostenibilità (che vadano dalla riduzione al recupero fino alla progressiva eliminazione dei pesticidi) e tutelando l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.

La nostra mozione era stata approvata, il governo si era impegnato a dare seguito. Invece ci troviamo qui, un anno dopo, a commentare inchieste televisive su un problema che poteva essere già risolto.

TUTTE LE TAPPE DEL TRENO TOUR #IODICONO

LOMBARDIA 20:30 MONZA
P.za Cambiaghi
sul palco: Gianmarco Corbetta, Vito Crimi, Massimo De Rosa, Alessandro Di Battista, Manlio Di Stefano, Nicola Emanuele Fuggetta, Bruno Marton, , Gianmarco Novi , Carlo Sibilia, Davide Tripiedi
12/11/2016 LOMBARDIA 10:30 BERGAMO
P.za della libertà
17:00 MILANO
Teatro di Milano – Via Fezzan, 11
20:30 CREMA
P.za Duomo
13/11/2016 LOMBARDIA 10:30 BRESCIA
P.za Mercato
VENETO 17:00 VERONA
P.za Cittadella
TRENTINO 21:00 TRENTO
P.za Giovanni Battista Garzetti
14/11/2016 VENETO 11:00 PADOVA
P.za delle Erbe
FRIULI 18:30 UDINE
P.za XX Settembre
15/11/2016 EMILIA ROMAGNA 17:00 FERRARA
P.za Trento e Trieste
20:00 BOLOGNA
16/11/2016 MARCHE 10:30 PESARO
17:00 CIVITANOVA
Piazza XX Settembre
ABRUZZO 20:00 TERAMO
P.za Martiri
17/11/2016 PUGLIA 17:00 FOGGIA
Piazza Cesare Battisti
20:30 BARI
Area Pedonale Via Argiro – Abate Gimma
18/11/2016 PUGLIA 17:00 BRINDISI
20:00 TARANTO
Piazza della Vittoria
19/11/2016 CALABRIA 11:00 CROTONE
P.za Pitagora
16:00 LAMEZIA
Corso Giovanni Nicotera
20:00 REGGIO CALABRIA
P.za Camagna
20/11/2016 SICILIA 11:00 MESSINA
19:00 CALTANISSETTA
P.za Garibaldi
21/11/2016 BASILICATA 11:00 POTENZA
CAMPANIA 19:00 NAPOLI
22/11/2016 CAMPANIA 11:00 AVELLINO
MOLISE 19:30 CAMPOBASSO
23/11/2016 CAMPANIA 17:00 CASERTA
LAZIO 20:30 FROSINONE
24/11/2016 SARDEGNA 11:30 SASSARI
17:30 CAGLIARI
25/11/2016 ABRUZZO 18:00 L’AQUILA
Viale delle Medaglie D’Oro
Parco del Castello
26/11/2016 UMBRIA 11:00 TERNI
P.za Solferino
LAZIO 18:00 ROMA
27/11/2016 UMBRIA 10:30 ORVIETO
P.za della Repubblica
TOSCANA 17:00 AREZZO
P.za San Francesco
20:00 FIRENZE
29/11/2016 TOSCANA 17:00 LIVORNO
P.za XX Settembre
LIGURIA 20:00 LA SPEZIA
30/11/2016 EMILIA ROMAGNA 17:00 REGGIO EMILIA
P.za Martiri 7 Luglio
20:00 PIACENZA
1/12/2016 PIEMONTE 17:00 ALESSANDRIA
LIGURIA 20:00 GENOVA
2/12/2016 LIGURIA 11:00 SAVONA
PIEMONTE 17:00 TORINO

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Il vaffanculo di Trump

È pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un VAFFANCULO generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco.

Questa è la prova che questi milioni di demagoghi non sono le persone, ma sono i giornalisti, gli intellettuali, ancorati ad un mondo che non c’è più. Lo abbiamo visto con il nostro MoVimento. Ci sono delle quasi similitudini fra questa storia americana e il MoVimento. Siamo nati e non se ne sono accorti, perché abbiamo un giornalismo posdatato che capisce quando qualcosa è già successa. Ed è già troppo tardi. Siamo diventati il primo MoVimento politico in Italia e non se ne sono accorti, se ne stanno accorgendo adesso e ancora si chiedono il perché. Andremo a governare e si chiederanno “ma come hanno fatto? hanno raccolto la rabbia ecc. ecc.”.

Di Pannocchia i grandi media hanno detto molte cose simili a quelle che dicono del MoVimento. Ricordate? Dicevano che noi eravamo sessisti, omofobi, demagoghi, populisti. Non si rendono conto che ormai milioni di persone i loro giornali non li leggono più e non guardano la loro tv. Trump ha cavalcato questa roba qua. È arrivato a milioni e milioni di persone. C’è stata un’affluenza incredibile negli Stati Uniti. Questo significa che la gente è oltre l’informazione postdatata. Questi sono equipaggiati e si stanno ancora equipaggiando per gestire un mondo che non c’è più.

I veri eroi siamo noi!
Eroi che sperimentano, che mettono insieme i disadattati e i falliti. Perché il fallimento è poesia. Honda ha detto: “la mia vita è fatta di fallimenti”. Ma sono quelli che osano, gli ostinati, i barbari, che porteranno avanti il mondo. E noi siamo barbari! E i veri imbecilli, populisti e demagoghi sono i giornalisti e gli intellettuali di regime, completamente asserviti ai grandi poteri. Pannocchia ha mandato a fanculo tutti: massoni, grandi gruppi bancari, cinesi. Magari diventerà un moderato. Lo vedo già che dirà: “sì, l’ho detto, ma eravamo in campagna elettorale ecc”. Però il mondo è già cambiato. E bisogna interpretare questi segnali. E quelli che lavorano e prendono i soldi per interpretare questi segnali sono morti.

Beppe Grillo

Commissione contraria a maggiore protezione per “whistleblowers”

Il segreto d’ufficio non dovrà essere allentato per proteggere coloro che, all’interno di un’amministrazione statale, si rivolgono all’opinione pubblica per denunciare vicende poco edificanti.

Con 16 voti contro 5 la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale propone al plenum di respingere una mozione della camera dei Cantoni in favore dei cosiddetti “whistleblowers”.

L’atto parlamentare, presentato dal “senatore” socialista Claude Janiak (BL), è stato adottato dal Consiglio degli Stati nella sessione estiva delle Camere con 30 voti contro 9. Ha come obiettivo la modifica del Codice penale affinché in futuro la violazione del segreto d’ufficio non venga perseguita, se le informazioni rivelate rispondono ad un interesse preponderante.

Secondo la commissione, il segreto d’ufficio mira in primo luogo alla protezione dei dati e vuole garantire che le informazioni personali sensibili trattate dalle autorità non siano trasmesse senza autorizzazione. A suo modo di vedere vale il principio “secondo cui la ponderazione dei diversi interessi in gioco spetta all’autorità superiore e non al singolo interessato”.

Secondo una minoranza invece, la mozione consentirebbe di “meglio tutelare gli impiegati che segnalano irregolarità”.

Per il Consiglio federale, che si oppone alla mozione, l’attuale legislazione è sufficiente.

SwissInfo

Trasporto pubblico: a De Luca 600 milioni, agli altri il pugno di ferro

Mentre in TV il premier si affanna a convincerci che la riforma costituzionale è cosa buona e giusta perché si risparmiano 57 milioni con l’abolizione del Senato elettivo, il governo si appresta ad elargirne ben 600, di milioni, alla Campania del suo De Luca.

E’ tutto scritto nero su bianco nel decreto fiscale, e probabilmente finirà nella legge di stabilità: l’azienda dei trasporti campani versa in condizioni debitorie disperate, e quindi è necessario un intervento di 600 milioni per ripianare i contie rabbonire i creditori furibondi.

Sia chiaro: non siamo certo contrari all’idea che lo Stato intervenga nel settore pubblico quando c’è bisogno, anche se avremmo auspicato una gestione un po’ meno allegra delle aziende dei trasporti locali. Ma l’intervento dello Stato dovrebbe essere equanime per tutte le Regioni e i Comuni, e soprattutto indipendente da considerazioni di convenienza politica.

Però così non è. Ad esempio il Senato ha recentemente approvato un Ordine del Giorno, promosso dal PD, in cui si promuove il commissariamento dell’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici di Roma (giunta M5S) che ha un debito analogo a quello della EAV campana. Come mai per l’Atac si adottano stringenti presupposti liberisti, ovvero commissariamento e possibile privatizzazione, mentre quando si tratta dell’amico De Luca il governo diventa magicamente statalista senza se e senza ma ed elargisce quattrini a pioggia?

Le teorie economiche hanno poco posto in tutte queste operazioni. Si tratta meramente di distribuzione di soldi in base all’appartenenza politica e ai bacini elettorali, secondo calcoletti a tavolino che nulla hanno a che vedere con le necessità del Paese. Eppure gli strumenti ci sarebbero: esiste un Fondo Nazionale dei Trasporti Pubblici di ben 5 miliardi, che versa però ormai da anni in carenza cronica di un miliardo e mezzo. Come ha chiesto il M5S con un emendamento a firma Dell’Orco e De Lorenzis: perché non versare i 600 milioni in quel fondo, e poi contribuire a ripianare le varie aziende dei trasporti con un criterio di equità per tutte le amministrazioni locali italiane?

Forse sarebbe troppo sensato: si sa, “i soldi sono pochi”, e quei pochi devono essere usati bene. Che, nel linguaggio dei partiti, non significa altro che elargire in modo mirato per mantenere al sicuro clientele e voti. Tutto il resto del Paese può anche andarsene in malora.