La domanda del M5S: “Dove sono i 65 milioni per la bonifica di Ca’ Filissine?”

È stato Samuele Baietta, consigliere del Movimento 5 Stelle di Pescantina, a rivolgere il quesito al Primo cittadino Luigi Cadura nel corso dell’ultimo consiglio comunale: “È da agosto che vengono promessi costantemente questi soldi”

Dove sono i 65 milioni, annunciati a più riprese, per la bonifica di Ca’ Filissine? La domanda è stata posta al sindaco di Pescantina Luigi Cadura nel corso dell’ultimo consiglio comunale da Samuele Baietta, consigliere del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto di indicare dove si trovasse la somma nell’ultima delibera, datata primo dicembre, del Cipe ed è rimasto, però, senza risposta.

“Non è una sorpresa – fa sapere Baietta- o forse lo sarà, al massimo, per qualcuno del Partito democratico. È da agosto che vengono promessi costantemente soldi per la bonifica della discarica, una cifra che varia tra i 65 e i 70 milioni. Poi si vanno a guardare le carte e si scopre che sistematicamente non ci sono“.

“Tutto quello che abbiamo in mano – commenta Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle – è una sorta di verbale con i dati aggregati, che deve tra l’altro sostenere un iter presso la Corte dei conti, da cui è impossibile dedurre una cifra precisa per Ca’ Filissine. Il Pd ha creato un clima da campagna elettorale permanente, facendo promesse senza mantenerle. Intanto i cittadini di Pescantina aspettano”.

“L’unica certezza – aggiunge il consigliere regionale Manuel Brusco – è che arriveranno a Pescantina i rifiuti speciali previsti dal piano regionale: il provvedimento è stato pubblicato sul bollettino ufficiale. La tesi del sindaco Cadura è che le risorse in arrivo sono strettamente correlate a questo piano: dato che i 65 milioni basterebbero almeno per la profilatura della discarica, il sindaco dovrebbe impegnarsi a modificare questo progetto: non devono essere conferite le centomila tonnellate di rifiuti”.

 

Bonifica Ca’ Filissine: i soldi (a lungo promessi) non si vedono

Dove sono i 65 milioni, annunciati a più riprese, per la bonifica di Ca’ Filissine? La domanda è stata posta al sindaco di Pescantina Luigi Cadura nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Il quesito di Samuele Baietta, consigliere del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto di indicare dove si trovasse la somma nell’ultima delibera, datata primo dicembre, del Cipe è rimasto, però, senza risposta.

«Non è una sorpresa – fa sapere Baietta- o forse lo sarà, al massimo, per qualcuno del Partito democratico. È da agosto che vengono promessi costantemente soldi per la bonifica della discarica, una cifra che varia tra i 65 e i 70 milioni. Poi si vanno a guardare le carte e si scopre che sistematicamente non ci sono».

«Tutto quello che abbiamo in mano – commenta Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle – è una sorta di verbale con i dati aggregati, che deve tra l’altro sostenere un iter presso la Corte dei conti, da cui è impossibile dedurre una cifra precisa per Ca’ Filissine. Il Pd ha creato un clima da campagna elettorale permanente, facendo promesse senza mantenerle. Intanto i cittadini di Pescantina aspettano».

«L’unica certezza – aggiunge il consigliere regionale Manuel Brusco – è che arriveranno a Pescantina i rifiuti speciali previsti dal piano regionale: il provvedimento è stato pubblicato sul bollettino ufficiale proprio oggi. La tesi del sindaco Cadura è che le risorse in arrivo sono strettamente correlate a questo piano: dato che i 65 milioni basterebbero almeno per la profilatura della discarica, il sindaco dovrebbe impegnarsi a modificare questo progetto: non devono essere conferite le centomila tonnellate di rifiuti».

La Repubblica sprofondata sul lavoro #VoucherNoGrazie

L’INPS sbugiarda il JobsAct di Renzi che si sta mostrando per quello che è: un disastro di riforma del lavoro che sta riducendo gli italiani in miseria. È odioso dire “ve lo avevamo detto” eppure ci risiamo: l’ennesima grande balla gonfiata ad arte da questo Governo.
L’INPS rivela dati aggiornati ed inquietanti. Nei primi dieci mesi del 2016, al netto delle trasformazioni, i contratti a tempo indeterminato sono stati 1 milione e 370 mila, ne sono cessati ben 1 milione e 308 mila, cioè un saldo positivo di appena 61 mila unità. L’Osservatorio dell’INPS conferma che questo dato è peggiore dell’89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi del 2015. Perché questo crollo? Semplice, riduzione degli incentivi: diminuito il doping, sgonfiato il muscolo.
A proposito di doping: aumentano i voucher del 32%, utili a gonfiare i dati sull’occupazione. Ben 121,5 milioni i voucher per remunerare con un valore nominale di 10 euro il lavoro occasionale. A diminuire in questo caso, solo i diritti e le speranze degli italiani che ormai vivono una situazione di caporalato legalizzato.
Sempre l’Osservatorio dell’INPS conferma il triste trend dei licenziamenti: ben +3,4%, passando dai 490.039 agli attuali 506.938. Gran parte di questi per motivi disciplinari, passati da 47.728 a 60.817; e poi qualcuno si chiede ancora perché difendevamo ARTICOLO 18 e contestavamo le (inesistenti) tutele crescenti. Soldi pubblici, ben diciassette miliardi di euro gettati in decontribuzioni e bonus, senza i quali torna tutto come prima e anche peggio. Alla faccia delle riforme strutturali, anche queste precarie, almeno in questo il governo Renzi è stato coerente. Eppure doveva essere la “volta buona”, e lo è stato, ma solo per erodere i diritti dei lavoratori che oggi tra JobsAct e Riforma Fornero si trovano imprigionati in un mercato del lavoro infernale.
Mentre si continua a spostare l’attenzione da una parte all’altra, l’Italia affonda. L’Italia di Renzi e Gentiloni è quella fondata sui voucher, con cui puoi permetterti al massimo un pasto in un fast food.
Infatti aumentano i poveri relativi e quelli assoluti: +141% negli ultimi dieci anni. Oggi infatti l’8% degli italiani, cioè ben 4,6 milioni di persone, vivono in uno stato di indigenza assoluta. Un dato vergognoso che raffrontato con il dato Istat-Eurostat del 2005, dove la popolazione in povertà assoluta era meno di 2 milioni, evidenzia l’unica crescita che gli ultimi governi hanno saputo realizzare: la povertà degli italiani.
L’undici gennaio la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità del referendum sul JobsAct. Se ci sarà la possibilità di andare al voto ed esprimere il parere del popolo sovrano sull’azione del governo, ricordatevi di questi numeri. Dopo il 4 dicembre prepariamoci a dare un altro schiaffone all’arroganza e alle prese in giro di questo esecutivo.

Udine: bambina sviene in classe per fame

I bimbi affamati non sono a migliaia di chilometri di distanza. Uno di loro può essere il compagno di banco di tuo figlio che non mangia da due giorni. La situazione è drammatica. Nessuno deve rimanere indietro. Questa è la nostra priorità.

dal Corriere della Sera

Non toccava cibo da 48 ore e per lavarsi era costretta a fare la doccia con l’acqua fredda: sono stati gli stenti a causare il grave stato di prostrazione fisica che ha fatto svenire una ragazzina che frequenta una scuola media di Udine. A denunciarlo il preside dell’istituto: «Non è la prima volta che capita: di bambini che vivono senza riscaldamento o senza un piatto caldo, o non hanno i soldi per pagare i buoni pasto della mensa ce ne sono anche a Udine, e non solo qualcuno, solo che queste situazioni non vengono quasi mai denunciate», sottolinea il dirigente scolastico, che ha raccontato l’episodio ai quotidiani locali proprio per sensibilizzare i cittadini su un tema così delicato, ma che ha preferito mantenere l’anonimato per tutelare la privacy della minorenne. «A volte ne siamo a conoscenza e cerchiamo di dare una mano, per quanto possiamo, alle famiglie di questi minori, ma in altri casi, se i ragazzi non trovano in noi il canale giusto per parlare e confidarsi, può capitare che alcune situazioni sfuggano». Ed è stato proprio così nel caso della ragazzina che è svenuta sotto gli occhi di compagni e insegnanti: soccorsa dal 118, i medici si sono accorti subito che aveva bisogno di essere riscaldata e nutrita.
«Non è l’unico caso che si verifica e negli ultimi anni sono, purtroppo, sempre più frequenti – insiste il preside –. Noi cerchiamo il dialogo con le famiglie e vogliamo aiutarle, ove possibile, ma si tratta di realtà delicate, in cui spesso anche gli stessi genitori non si affidano ai servizi per un senso di vergogna e pudore, e ignorano le agevolazioni e i supporti sui quali possono invece contare per ricevere qualche sussidio. Ci vorrebbe maggiore conoscenza di questi aspetti». Secondo il dirigente , «servirebbe una lista degli uffici e delle soluzioni alle quali ci si può rivolgere per richiedere cibo, indumenti o aiuti, così da agevolare anche le persone che non sono a conoscenza di queste possibilità».
In Italia quasi 1 minore su 3 è a rischio di povertà ed esclusione sociale, come emerge dall’Atlante dell’Infanzia pubblicato un mese fa da Save the Children. I bambini di 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d’inverno perché vivono in case non riscaldate, mentre 1 bambino su 10 vive in abitazioni non abbastanza luminose. Se la povertà assoluta è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno, dove colpisce più di 1 famiglia con bambini su 10, nel Nord – come dimostra il caso della ragazzina udinese -riguarda comunque 253.000 famiglie (l’8,6% del totale) con un’alta percentuale di famiglie immigrate (41%).

Rogo Alfa Trasporti: il caso finirà in commissione antimafia

Sarà Giulia Sarti, componente per il Movimento 5 Stelle in commissione antimafia, a portare all’attenzione dei colleghi parlamentari la vicenda del rogo dei camion appartenenti alla ditta Alfa Trasporti, con 21 camion distrutti e danni per un milione 300mila euro. Si tratta del secondo episodio del genere che colpisce la stessa ditta nel giro di due mesi.
“Qualcosa di estremamente inquietante – è il commento di Francesca Businarolo, deputata del M5S – per questo abbiamo deciso di interessare chi si occupa direttamente di attività mafiosa. Il modus operandi sembra decisamente quello di un’intimidazione in grande stile, forse rivolta non solamente alla ditta in questione. La provincia di Verona sta vivendo un brutto momento per quanto riguarda l’infiltrazione della criminalità organizzata: ne sono prova molte attività della guardia di finanza, il numero altissimo di operazioni finanziarie sospette e la quantità di reati ambientali scoperti dalle forze dell’ordine negli ultimi mesi. Indizi che messi insieme fanno una prova: ci sono realtà che hanno rispetto della legalità, della concorrenza, del territorio ed evidentemente nemmeno paura di essere scoperte. Da questo punto di vista è da apprezzare l’impegno annunciato dal prefetto per fare luce su questo fenomeno”.
“Sono questi episodi che la città e la Provincia di Verona non erano abituate a comprendere – avverte il consigliere regionale M5S Manuel Brusco – perché tipici di altri luoghi. Chiaramente esiste una rete che sta diffondendo queste situazioni – ipotizza il consigliere – forse addirittura avvallata dalla politica locale, che gioca a discapito anche degli imprenditori che vogliono poter lavorare anche nella provincia di Verona e nel Veneto. Il problema dei roghi dolosi nei confronti di mezzi e apparecchiature di ditte di trasporti o che trattano lo smaltimento ed il riciclo di rifiuti è diffuso ormai in tutta la regione e fatti come quello di Verona sono purtroppo all’ordine del giorno”.

1000 giorni d’inferno: i veri numeri del governo Renzi #PdMaiPiu’

Matteo Renzi ha iniziato subito dopo le dimissioni una lunga campagna mediatica con la quale cercherà di risalire nei consensi in vista delle prossime elezioni. Il tentativo consiste nel dipingere i suoi 1000 giorni di Governo come un successo economico e politico che nella realtà non c’è mai stato. Se andiamo oltre le slide e le balle di propaganda questi sono i pessimi risultati che può vantare il Governo Renzi:

66 MILIARDI DI EURO IN PIU’ DI DEBITO PUBBLICO, dai 2.146 dell’aprile 2014 ai 2.212 del settembre 2016. Vuol dire che ogni giorno di Renzi al governo ci è costato 66 milioni di euro debito pubblico
55 MILIARDI DI EURO IN PIU’ DI TASSE, dai 438 miliardi di entrate tributarie del bilancio 2014 ai 493 programmati per il 2017
I POVERI AI MASSIMI STORICI, con il 28,7% degli italiani a rischio di povertà o esclusione sociale (17 milioni e 469 mila persone) e 8,3 milioni di poveri effettivi (il 13,7% della popolazione, in continua crescita)
I FALLIMENTI A TAPPETO DELLE IMPRESE, 15 mila nel 2014, 14 mila e 700 nel 2015 e 3,6 mila nel solo primo quarto del 2016. I numeri salgono vertiginosamente se ai fallimenti si aggiungono le liquidazioni volontarie ed altre procedure concorsuali, con 104 mila imprese all’aria nel 2014 e 96 mila nel 2015. Un tessuto produttivo distrutto
I DISOCCUPATI, I PRECARI E GLI INATTIVI A LIVELLI STRATOSFERICI, se infatti il tasso di disoccupazione ufficiale sembra sceso, rimanendo comunque altissimo all’11,6%, va detto che sono esplosi i voucher venduti dalle imprese (dai 69 milioni del 2014 ai 114,9 milioni del 2015) e che gli inattivi sono ancora più di 3 milioni, per un tasso di disoccupazione reale sopra al 20% e vicino ai livelli della Spagna e della Grecia
LA SANITÀ AL COLLASSO, con 4,3 miliardi di euro di tagli nel solo biennio 2015-2016 e altri 13 miliardi di tagli programmati per gli anni successivi

A questo disastro economico vanno aggiunte le riforme di Renzi, regressive e fallimentari:

IL JOBS ACT ha trasformato il contratto a tempo indeterminato in contratto a tutele crescenti, che per i primi 3 anni di impiego è un contratto precario in piena regola; inoltre appena sono diminuiti i costosissimi incentivi alle assunzioni col nuovo contratto i licenziamenti sono aumentati (+7,4% nel secondo semestre 2016 rispetto ad un anno prima) e il ritmo delle assunzioni a tutele crescenti è crollato (-32.9% nei primi 8 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015)
– LA “BUONA SCUOLA ha iniziato la privatizzazione dell’istruzione, col Preside-Manager che per attrarre i fondi necessari all’attività didattica deve aprirsi agli investimenti interessati delle grandi imprese e può decidere il destino dei professori
– L’ABOLIZIONE DELL’ART.18 che unita al Jobs Act spoglia i lavoratori di ogni diritto
– LO “SBLOCCA-ITALIAche permette al Governo di trivellare, inquinare e distruggere il territorio con sempre più facilità
– I DECRETI SALVA BANCHE, che hanno messo sul lastrico migliaia di risparmiatori per salvare istituti decotti, compreso quello del papà della Ministra Boschi
– LA FINTA LOTTA ALL’EVASIONE E ALLA CORRUZIONE, che ha lasciato il posto a nuovi condoni e sanatorie (come la voluntary disclosure) e all’aumento delle soglie di non punibilità per i reati fiscali.

Gli italiani quando saranno chiamati alle urne e speriamo sia il più presto possibile, si ricordino di questi numeri. Renzi mai più, #PdMaiPiù!

17.469.000 italiani a rischio povertà

Nel 2015 si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale. È quanto si legge nel rapporto dell’Istat su condizioni di vita e reddito. La quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%). Resta invece invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

17,5 mln persone a rischio povertà-esclusione
Nel 2015 in Italia l’Istat stima dunque in 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 28,7%. Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 «ancora lontani». Entro il 2020, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece «superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto».

Al Sud quasi 1 su 2 a rischio povertà-esclusione
Il Mezzogiorno è ancora l’area più esposta. Quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima ancora l’Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. «I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati – spiega l’Istat – in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)

Diseguaglianza redditi sopra media d’Europa
Non solo. In Italia la diseguaglianza tra redditi e tra le maggiori in Europa.
«Una delle misure principali utilizzate nel contesto europeo per valutare la disuguaglianza tra i redditi degli individui è l’indice di Gini. In Italia – segnala l’Istat nel suo rapporto su condizioni di vita e reddito – esso assume un valore pari a 0,324, sopra la media europea di 0,310, ma stabile rispetto all’anno precedente». Nella graduatoria dei Paesi dell’Ue «l’Italia occupa la sedicesima posizione assieme al Regno Unito». Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Cipro (0,336), Portogallo (0,340), Grecia (0,342) e Spagna (0,346). In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,334) rispetto al Centro (0,311) e al Nord (0,293).

Aumentate distanze tra ricchi e poveri, 37,3% reddito a 20% più ricchi
Non a caso aumentano le distanze tra ricchi e poveri. Il 20% più ricco delle famiglie percepisce il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%. La stima è dell’Istat a valere sui dati 2014. L’Istat segnala anche, nella rilevazione sulle condizioni di vita e reddito, che dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere. Ovvero (secondo la definizione adottata nell’ambito della Strategia Europa 2020) si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di poverta’, grave deprivazione materiale, bassa intensita’ di lavoro

Evviva! #HaVintoLaDemocrazia

Evviva! Ha vinto la democrazia. La risposta degli italiani come affluenza alle urne e come indicazione è stata netta. La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranità appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione.
I primi vincitori sono i cittadini che hanno alzato la testa e sono andati a votare in massa fregandosene delle TV e dei giornali per bocciare la riforma costituzionale e chi l’ha proposta senza nessun mandato popolare.
Questo voto ha due conseguenze rilevanti.
1) Addio Renzi
2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al più presto. La cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti è di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana. Non si può bloccare il Parlamento discutendo una nuova legge elettorale. Si deve votare il prima possibile. I partiti faranno di tutto per tirarla per le lunghe e arrivare a settembre 2017 per prendere la pensione d’oro. Non glielo permetteremo e l’unica soluzione è quella che proponiamo. Chiediamo agli italiani di stare al nostro fianco in questa battaglia.
Il MoVimento 5 Stelle ha fatto la sua parte. Siamo andati in tutta Italia a fare informazione per mesi, nessuno di noi si è risparmiato. Ringraziamo tutti i portavoce e tutti gli attivisti che hanno reso possibile il treno tour senza spendere milioni di euro. Grazie a tutte le persone che ci hanno ospitato e che ci hanno rifocillato lungo il percorso.
Dalla prossima settimana inizieremo a votare online il programma di governo e in seguito la squadra di governo.
Auguriamo buon lavoro al Presidente Mattarella in questo momento cruciale. Come prima forza politica del Paese siamo disponibili a fare tutti i passi necessari per arrivare alle elezioni politiche.
Una lezione per tutti: non si può mentire per sempre al popolo senza subire conseguenze.

Propaganda elettorale: l’Agcom condanna il comune di Costermano. Ma il sindaco fa finta di niente

No Bavaglio

Agcom condanna il comune di Costermano

Propaganda, non comunicazione istituzionale. Con questo motivo, l’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni e il Comitato per le comunicazioni del Veneto condannano il comune di Costermano a fare ammenda sull’home page del proprio sito istituzionale. La disposizione riguarda la vicenda delle lettere spedite casa per casa nel centro veronese, recanti lo stemma comunale e l’invito a votare Sì al referendum del 4 dicembre. Tale iniziativa, evidentemente al di fuori delle regole della campagna elettorale era stata segnalata al Garante da diverse realtà, incluso il Movimento 5 Stelle. Il contenuto della disposizione è in allegato.

«Quello di Costermano – sostiene Francesca Businarolo, deputata del M5S – è solo uno dei tanti casi di scorrettezza vista nello schieramento dei favorevoli alla riforma costituzionale. Del resto, è lo stesso premier Matteo Renzi a dare il cattivo esempio per primo, dispensando mance a pochi giorni dal voto. La questione non si chiude qua. Almeno fino a questa mattina, il comune di Costermano non aveva ancora ottemperato alla richiesta dell’Agcom. nonostante siano scaduti i tre giorni dalla notifica: quando hanno intenzione di pubblicare la rettifica, dopo il voto?»