Altri 5 anni di avvelenamento da glifosato

Il glifosato non lo vuole più nessuno. I cittadini rifiutano di essere ancora avvelenati, tanto che sono riusciti a raccogliere oltre un milione di firme che presenteranno al Parlamento europeo nei prossimi mesi. Gli agricoltori sono pronti a sostenere un cambio in tempi rapidi. La Monsanto, travolta dallo scandalo dei “Monsanto Papers” con cui si sono falsificate alcune ricerche scientifiche, sceglie di non presentarsi al Parlamento europeo. E per questo ne viene interdetta fino a nuovo ordine. Strasburgo, invece, cosa decide di fare? Abbassa ancora una volta la testa dinanzi allo strapotere della multinazionale americana e concede l’ennesimo uso a 5 anni di questo pesticida probabilmente cancerogeno. Tristemente lo fa grazie ai voti di socialisti e popolari, nel dettaglio PD e Forza Italia. E a quelli della Lega Nord (con Matteo Salvini assente).

A seguito degli innumerevoli scandali che hanno travolto questo erbicida e chi lo produce, avevamo più che legittimamente chiesto di vietare con effetto immediato il glifosato nell’UE. Non si può scendere a compromessi con la salute dei cittadini, specialmente perché quella del Parlamento europeo non è nemmeno una decisione vincolante, in quanto Commissione europea e Consiglio, in questa folle Unione Europea, sono comunque liberi di fare quello che vogliono. È l’ennesima proroga votata per non decidere, per prendere tempo sulla pelle dei cittadini europei. Domani infatti toccherà direttamente ai comitati tecnici, in rappresentanza degli Stati membri, votare sulla proroga del glifosato. Se non ci sarà maggioranza qualificata, l’esecutivo europeo avrà come sempre capita (leggasi OGM) carta bianca per decidere in totale autonomia. E senza un parere forte del Parlamento, dai 3 anni discussi in origine si passerà non ai 5 votati, ma addirittura a sette o dieci anni; come era nella proposta originale.

Laddove serviva un segnale comunitario forte, questi politicanti di professione scelgono l’ennesimo, futile e sporco gioco di prestigio al ribasso. Altro che protezione della salute, dell’agricoltura e del made-in. Come detto, la plenaria ha votato per mantenere il pesticida più celebre e diffuso del mondo in commercio fino al 15 dicembre 2022. Sono ulteriori 5 anni d’infestazione, senza che esista una smentita credibile allo studio dello IARC che classifica il pesticida più celebre e diffuso al mondo come probabile cancerogeno per l’uomo. Altri 5 anni in cui il principio di precauzione verrà deliberatamente calpestato. Ma il fatto più sconcertante di questa ennesimo favore concesso al colosso statunitense – e appoggiato dai partiti italiani – è la totale noncuranza degli effetti che il glifosato produce anche in una meravigliosa terra come quella siciliana.

Le attività agricole sono infatti le vittime silenziose delle scelte che questi signori compiono a livello europeo. Questo erbicida, usato in pre-raccolta, consente a paesi come il Canada di esportare i loro prodotti a prezzi estremamente competitivi che distruggono il settore produttivo in paesi come l’Italia. Negli ultimi dieci anni più della metà delle aziende che producevano grano duro sono sparite nel Sud. In Sicilia, in Puglia, in Basilicata, Calabria e Campania. E con queste aziende è sparito il lavoro per tanta gente.

Con un fabbisogno nazionale di pasta che non è affatto diminuito, anzi è aumentato. Questo perché i grandi industriali della pasta, in assenza di una normativa che proteggesse le nostre produzioni locali, hanno cominciato ad approvvigionarsi di grano duro importato dall’estero con l’unico obiettivo di fare maggior profitto, fregandosene della salute dei cittadini.

Siamo schifati dinanzi a una così grande nullità politica e alla totale mancanza di dignità a livello umano. Le mosse della vecchia politica sulla legge elettorale, assieme alle manovre a livello europeo confermano che il sistema politico italiano è ancora totalmente marcio alle fondamenta. Starà solo ai cittadini italiani, che mantengono ancora pochi diritti, spezzare le catene che ci relegano alla serie B della storia. Noi possiamo continuare a lottare e a informarvi ogni giorno, ma solo voi avete il diritto di rivendicare la libertà. Potete iniziare a farlo dalla Sicilia, il 5 novembre, quando sarete chiamati a scegliere tra Giancarlo Cancelleri e i vecchi partiti che continua ad avvelenarvi.

Gli italiani che hanno votato contro il divieto totale all’uso del glifosato:
– ECR: Fitto; Sernagiotto.
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Cirio; Comi; Dorfmann; Gardini; Martusciello; Matera; Patriciello; Pogliese; Salini.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Castro; De Monte; Gasbarra; Giuffrida; Grapini; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Picierno; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli.

Hanno votato a favore del rinnovo a 5 anni:
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Dorfmann; Patriciello. Astenuti: Mussolini; Pogliese.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Monte; Gasbarra; Gentile; Giuffrida; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli. Astenuti: De Castro.
– Verts/ALE: Affronte.

Terremoto: sulle casette ritardi ingiustificabili e menzogne

“Esattamente un anno fa, dopo la devastante scossa del 24 agosto, la terra nel Centro Italia tornava a tremare. Migliaia di persone erano state costrette a lasciare le loro case e, dodici mesi dopo, sulla consegna delle Sae si registra un tremendo, ingiustificato, ritardo. Per fornire un dato esaustivo, delle 1108 casette da realizzare nella sola provincia di Macerata, attualmente ne sono state consegnate la miseria di 91: il presidente Ceriscioli su questo deve dare spiegazioni e giustificazioni più credibili rispetto a quelle fornite fino ad ora. A questa inaccettabile dilatazione dei tempi si aggiungono le mancate promesse da parte della politica che, per i cittadini di quei territori, rappresentano la beffa dopo il danno. Renzi, all’indomani della scossa di terremoto del 30 ottobre, disse che entro Natale sarebbero arrivate le casette. In realtà il segretario del Pd non specificò né quante sarebbero state né entro il Natale di quale anno sarebbero state consegnate. Ad oggi solo un quarto delle circa 800 Sae da realizzare in Umbria sono state assegnate”.

Così Simone Valente, capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera.

“A proposito di promesse non rispettate in Umbria: la presidente Catiuscia Marini inizialmente affermò che la consegna delle casette sarebbe stata completata prima dell’estate 2017, poi entro l’autunno e nelle ultime dichiarazioni ha indicato come termine ultimo la fine dell’inverno 2018. Insomma per la consegna delle casette, il cui costo medio al metro quadro – circa 1100 euro che con l’aggiunta dei costi di piattaforme, opere di urbanizzazione e altre componenti sale a 5 mila euro – non appare assolutamente giustificato, siamo lontanissimi da traguardo e migliaia di cittadini dovranno trascorrere il secondo inverno lontano dalle loro terre. Contemporaneamente però, grazie ad appalti e commesse per molte società – soprattutto cooperative, Consorzio Cns in testa – gli affari vanno a gonfie vele. Quella alla quale assistiamo è una enorme presa in giro e i governi Renzi e Gentiloni, con i preposti commissari alla ricostruzione e i subcommissari, stanno giocando al gatto col topo coi cittadini. Rabbia e indignazione non bastano: queste persone vanno sfiduciate, allontanate e sostituite”.

Chi partecipa decide: 5,5 milioni di italiani hanno detto SÌ all’autonomia

Autonomia e partecipazione sono da sempre le stelle polari del Movimento 5 Stelle. I cittadini di Lombardia e Veneto hanno partecipato, votato e deciso: non possono rimanere inascoltati. Nel “quadro dell’unità nazionale”, che non è in discussione, è venuto il momento di valorizzare le specificità e le esigenze di ogni territorio. Parte delle funzioni e delle risorse devono essere avvicinate ai territori, perché autonomia significa innanzitutto responsabilità. Sia per i rappresentanti nelle istituzioni, che in questo modo non possono più scaricare le loro colpe su uno Stato centrale iniquo, sia per i cittadini stessi, messi nelle condizioni di essere padroni del loro destino.

Altro che l’inesistente Padania e le bugie che i governi leghisti hanno raccontato per vent’anni ai cittadini. L’autonomia è una cosa seria e 5,5 milioni di italiani in Lombardia e Veneto lo hanno ribadito ancora una volta. Grazie al Movimento 5 Stelle si potrà finalmente applicare in pieno la nostra splendida Costituzione: nessuna secessione, nessun isolazionismo, bensì l’applicazione dell’articolo 116 che dà la possibilità di gestire direttamente le risorse su competenze essenziali come il sostegno alle imprese, la ricerca e l’innovazione, l’ambiente, l’istruzione, la valorizzazione dei beni culturali e il governo del territorio, che avvicinate ai territori potranno essere gestite con più razionalità ed efficacia. Neanche un euro verrà tolto agli altri territori, nessuna guerra tra cittadini italiani, alla faccia della Lega e del centro-destra che vorrebbero soffiare sul fuoco della crisi per basse ragioni elettorali.

Chi parla di truffa o di soldi buttati fa a pugni con un dato numerico eloquente: in entrambi i referendum il vero vincitore è stata la partecipazione. Sia in Lombardia che in Veneto il numero dei partecipanti è stato superiore a quello delle ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, regione a guida Pd che ha deciso di aprire direttamente la trattativa col governo sprovvista di un mandato popolare. Evidentemente al Pd il voto popolare non piace, visti anche i risultati del referendum costituzionale dello scorso anno, ma è solo grazie alla forza dei veneti e dei lombardi che ieri hanno deciso di votare che il Movimento 5 Stelle potrà trattare da una posizione di forza con il governo.

L’affluenza è stata alta nonostante la strumentalizzazione della Lega Nord, che non solo ha atteso due anni e mezzo cercando di arrivare il più possibile a ridosso delle elezioni regionali (la proposta del Movimento 5 stelle lombardo per il referendum era stata votata in Consiglio Regionale a febbraio 2015), ma si è comportata vergognosamente durante tutta la campagna referendaria, sventolando il tema dei residui fiscali delle regioni, che con questo referendum non c’entrano niente.

Il Movimento, invece, ha preferito l’informazione alla propaganda, spiegando nel dettaglio il contenuto del referendum, l’aderenza alla nostra carta costituzionale e gli effetti del voto. Il nostro obiettivo è quello di richiedere al governo tutte le materie concorrenti come previsto dall’art. 117 della Costituzione, coinvolgendo gli enti territoriali. Crediamo che la priorità debba andare ad alcune aree di grande interesse per il Nord e non solo: l’istruzione, l’ambiente, l’innovazione, lo sviluppo delle imprese e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Viviamo in un territorio distrutto dall’inquinamento, ancora segnato dalla crisi economica e sociale, che potrebbe proiettarsi verso il futuro a grande velocità se solo fosse governato seguendo l’indirizzo popolare. Noi siamo abituati a realizzare l’impossibile e il nostro stesso MoVimento è un’utopia diventata realtà, quindi raccogliamo anche questa sfida che i veneti e i lombardi hanno lanciato alla politica.

GRAZIE a chi ha votato e capito questi referendum storici: è la loro vittoria, non della Lega Nord e dei partiti.

Il governo salva nominati e corrotti del fisco

IL GOVERNO SALVA NOMINATI E CORROTTI DEL FISCO: BLOCCHIAMO QUESTO SCANDALO!Vi immaginate un condannato per corruzione o per usura che maneggia la vostra dichiarazione dei redditi? Oppure che può decidere di mandarvi un accertamento o una cartella esattoriale? I partiti mantengono il loro potere e i loro nominati a capo delle agenzie fiscali e adesso aprono i concorsi a chi si è macchiato di gravi reati. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Camera su Giovedì 19 ottobre 2017

di Riccardo Fraccaro

Ciao a tutti. Vi chiedo un minuto del vostro tempo. Dovete sapere quello che sta accadendo in Parlamento perché riguarda le vostre tasche. I vostri soldi. Vi faccio una domanda: chi è che controlla le vostre dichiarazioni dei redditi? Chi è che vi può mandare un accertamento o una cartella esattoriale? Semplice, l’agenzia delle entrate.
Ebbene, nelle agenzie fiscali (cioè dogane ed agenzia delle entrate) ci sono circa 800 dirigenti illegittimi, ex funzionari che non hanno vinto un concorso per entrare nella dirigenza come prevede la costituzione ma sono stati nominati. Così i partiti hanno creato un sistema di clientele e di favoritismi.
Nel 2015 però la corte costituzionale ha stabilito l’illegittimità di queste nomine e l’obbligo di fare dei concorsi pubblici e questo è un problema per i partiti ci governano e ci hanno governato perché perdono il loro potere di ricatto su noi cittadini.

Ma non è finita: grazie al MoVimento si è scoperto che nelle agenzie fiscali ci sono 340 indagati per vari reati, principalmente contro il patrimonio (furto, rapina, estorsione ecc.) Quindi abbiamo dirigenti delle agenzie delle entrate nominati dai partiti e indagati per gravi reati come la corruzione (e poi ci chiediamo perché sono sempre i soliti a pagare le tasse).

Ora cosa sta facendo il governo? Due cose: una peggiore dell’altra

Con un decreto interministeriale firmato da Padoan e Madia, scoperto dal MoVimento, si consente di aprire i nuovi concorsi per la dirigenza di questi enti strategici a:

“coloro che abbiano riportato sentenze penali di condanna ancorché non passate in giudicato o di patteggiamento … e a dare un punteggio maggiore a chi è già in carica magari proprio perché nominato”.

Uno scandalo. Ma questa vergogna non sarebbe legittima nella pubblica amministrazione e allora ecco il secondo passaggio. Al senato stanno approvando la riforma degli enti fiscali, con la quale i partiti sostanzialmente vogliono tirar fuori l’agenzia delle entrate e delle dogane dal perimetro della pubblica amministrazione. Che oggi li obbligherebbe a reclutare la dirigenza con concorsi fatti per bene. Cercheremo di bloccare questo schifo ma vi chiediamo una mano condividete queste informazioni. Fate sentire la vostra voce
altrimenti avremo un fisco che anziché punire i veri evasori continuerà a tartassare i normali cittadini e a insabbiare le cartelle degli amici, magari di quelli che gli finanziano la campagna elettorale.

Il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing

Vittoria M5S: il Senato approva la legge sul Whistleblowing!

Vi diamo una buona notizia. Oggi il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing (a prima firma di Francesca Businarolo), in difesa di chi denuncia reati all'interno della pubblica amministrazione e sul luogo di lavoro. Come il recente caso di Philip, che a Firenze ha registrato e denunciato le manovre dei docenti universitari sui concorsi truccati. Persone che in tanti considerano "spioni", perfino "traditori", ma che dovremmo considerare eroi per il coraggio che dimostrano nel denunciare le ingiustizie nel mare di omertà e connivenze che li circonda. Abbiamo il dovere di difenderli e di prenderli ad esempio. Il Senato -quello che qualcuno voleva abolire perché inutile- ha fatto la sua parte. Ora il provvedimento torna alla Camera per l'approvazione finale. Un invito ai partiti: la nostra legge sulla corruzione NON È MERCE DI SCAMBIO. È semplice buon senso e indica al Paese la strada giusta da seguire.Condivido con voi il mio intervento in dichiarazione di voto.

Pubblicato da Vito Crimi su Mercoledì 18 ottobre 2017

Vi diamo una buona notizia. Oggi il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing (a prima firma di Francesca Businarolo), in difesa di chi denuncia reati all’interno della pubblica amministrazione e sul luogo di lavoro.

Come il recente caso di Philip, che a Firenze ha registrato e denunciato le manovre dei docenti universitari sui concorsi truccati. Persone che in tanti considerano “spioni”, perfino “traditori”, ma che dovremmo considerare eroi per il coraggio che dimostrano nel denunciare le ingiustizie nel mare di omertà e connivenze che li circonda.

Abbiamo il dovere di difenderli e di prenderli ad esempio. Il Senato -quello che qualcuno voleva abolire perché inutile- ha fatto la sua parte. Ora il provvedimento torna alla Camera per l’approvazione finale. Un invito ai partiti: la nostra legge sulla corruzione NON È MERCE DI SCAMBIO.

È semplice buon senso e indica al Paese la strada giusta da seguire.
Condivido con voi il mio intervento in dichiarazione di voto.

Corruzione: le proposte del MoVimento 5 Stelle non sono più prorogabili

Anche quest’anno il rapporto di Transparency sulla corruzione lancia l’allarme sulla situazione del nostro Paese. Siamo in pratica un Paese ostaggio della corruzione, terz’ultimo in Europa, dietro solo a Grecia e Bulgaria, per il livello di malaffare esistente.

Il rapporto ha evidenziato importanti lacune legislative che vanno anche a discapito di chi denuncia casi di corruzione. Su questo ambito, il MoVimento 5 stelle ha da tempo presentato un disegno di legge, cioè il c.d. whistleblowing che ha lo scopo di garantire maggiori tutele per tutti coloro che denunciano alle Autorità giudiziarie casi di corruzione o episodi di malaffare appresi sul posto di lavoro, sia esso pubblico che privato.

Questo provvedimento consentirebbe di incentivare le denunce e spezzare quel meccanismo di omertà che favorisce il dilagare della corruzione, specie nella pubblica amministrazione. La proposta verrà discussa questa settimana in Senato e la sua approvazione costituirà un importante passo in avanti per il nostro Paese che potrà così colmare il vuoto legislativo denunciato anche dal rapporto di Trasparency. Adesso tocca però alle altre forze politiche dare un segnale costruttivo e, soprattutto, responsabile e procedere subito all’approvazione della proposta.

Ma oltre al whistleblowing, per contrastare la corruzione si rende necessario approvare anche le altre misure contenute nel pacchetto anticorruzione presentato sin dal 2013 dal MoVimento 5 Stelle, come: l’introduzione dell’agente infiltrato o sotto copertura per scovare i responsabili dei reati contro la PA; l’interdizione perpetua a ricoprire incarichi pubblici e a contrattare con la PA per tutti coloro, politici, imprenditori o funzionari pubblici, condannati per reati di corruzione; la riforma della prescrizione, dell’autoriciclaggio, del 416 ter cp sul voto di scambio politico mafioso, la confisca o il sequestro dei beni di titolarità dei corrotti, un maggiore utilizzo delle intercettazioni, ecc.

Non si può perdere altro tempo. Soprattutto perché, con questa indegna legge elettorale, un prossimo governo sostenuto da Renzi e Berlusconi rappresenterebbe un ulteriore ostacolo se non addirittura la fine della lotta alla corruzione.

Whistleblowing e Anticorruzione: ci siamo!

La legge bloccata da più di 600 giorni vedrà oggi la sua approvazione al Senato dove Forza Italia e Lega hanno cercato affossarla.

Ma faremo di tutto perché la legge sul whistleblowing a mia prima firma, targata Movimento 5 stelle, che protegge chi denuncia casi di corruzione nella pubblica amministrazione e nel privato diventi realtà!

Chi ha distrutto la Sicilia non merita il tuo voto: l’elenco degli impresentabili

PER FAVORE FATE GIRARE QUESTO VIDEO! Ragazzi, questo video dura più di 10 minuti. È lungo, lo so. Ma dovete guardarlo tutto e farlo vedere a tutti. Leggo la lunga lista degli impresentabili di Musumeci che lui cerca di nascondere. Tutti i siciliani devono sapere che razza di gente si porta dietro pur di raccattare qualche voto in più. Diffondetelo al massimo. Ci conto!

Pubblicato da Giancarlo Cancelleri su Domenica 8 ottobre 2017

SCARICA E DIFFONDI LA LISTA DEGLI IMPRESENTABILI IN SICILIA

di Giancarlo Cancelleri

Ieri siamo stati ancora in provincia di Siracusa, abbiamo fatto tantissimi giri, siamo stati in una sagra, la sagra della mostarda e del fico d’india a Pedagaggi, che è una piccolissima frazione del comune di Carlentini, accolti dal calore di tantissima gente. Il calore e l’energia che ci date con gli abbracci e le strette di mano sono incredibili e nonostante stiamo accumulando tantissima stanchezza, quando ripartiamo siamo ricaricati e abbiamo uno spirito nuovo per affrontare la prossima tappa. Siamo stati anche a Pachino per un incontro con i produttori agricoli. Quella zona è un’eccellenza della Sicilia per quello che si produce.

Rimane, però, per me, un punto fondamentale di questa campagna elettorale quello delle liste pulite. Sapete tutto ormai della nostra lista: 62 persone, certificati penali, tutte incensurate, pulitissime. La nostra lista non ha ricevuto nessun attacco. In questi giorni sono usciti molti articoli di giornale che hanno scritto invece di come ci siano degli impresentabili nelle liste degli altri, ed io ho cominciato a fare una piccola ricerca, perché volevo parlarvene appunto in questo video. E mi sono reso conto che ho bisogno di un foglio perché me li dovevo scrivere, perché sono talmente tanti, con capi di imputazione tra i più bizzarri, che ricordarmeli sarebbe stato impossibile. Allora ve ne leggo qualcuno, anzi ve li leggo tutti, vi leggo quantomeno i nomi per dirvi cosa c’è dall’altra parte.

Alla fine Nello Musumeci ha lanciato questo appello all’acqua di rose. Non si è mai visto un candidato presidente che chiede ‘per favore’, ‘permesso’, che dice ai segretari dei partiti che lo sostengono ‘per favore fate delle liste pulite che mi sostengono’. Poi, chiaramente, non lo hanno neanche ascoltato. Questo dà il senso di come questa persona sia ascoltata all’interno della coalizione che lo sostiene. E questo darà il senso di come sarà, se dovesse vincere lui, la qualità del suo governo e il confronto che avrà con la sua maggioranza e con la sua coalizione di riferimento: lo metteranno sotto scacco e gli diranno di fare quello che loro decidono di fare. Non decide Musumeci, lo abbiamo capito tutti, decidono i Genovese, i Cuffaro, i Micciché, decidono tutte quelle persone che in questi giorni lo hanno comandato a bacchetta infischiandosene anche dei proclami e delgi appelli che lui faceva per avere le liste pulite. E alla fine gli impresentabili ci sono nelle sue liste e ci sono in abbondanza.

Antonello Rizza (Forza Italia), sindaco di Priolo. Conta una ventina di capi di imputazione in 4 processi a suo carico. Tra i reati di cui è accusato c’è concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata, corruzione elettorale e voto di scambio. Avrebbe fatto avere sussidi a falsi poveri in cambio di voti per le scorse Regionali e per le successive amministrative; è indagato anche nell’inchiesta “Tutto pagato”, per essersi unito ai viaggi per le cure termali per gli anziani, a spese del Comune, insieme ad alcuni familiari.

Giambattista Coltraro (Udc), da ultimo gli hanno ritirato il sigillo da notaio, sospendendolo dalla professione. E’ a processo perché accusato di aver rogato atti pubblici falsi per favorire un’organizzazione criminale. Del caso si è occupata la commissione regionale antimafia, presieduta, manco a dirlo, proprio da Musumeci.

Marianna Caronia (Forza Italia), è indagata nell’inchiesta che ha sconvolto lo scorso voto amministrativo in Sicilia, quella sul “sistema Trapani”, basato su una corruzione sistematica grazie al quale, secondo l’accusa, avrebbe incassato liquidazioni gonfiate.

Santi Formica, braccio destro di Nello Musumeci, sempre al suo fianco, candidato con Forza Italia, è al centro di una vicenda giudiziaria per i fondi extrabudget assegnati ad alcuni enti di formazione professionale. E’ stato condannato al risarcimento di 378 mila euro per danno erariale dalla Corte dei conti.
Cateno De Luca: (Udc) imputato per “il sacco di Fiumedinisi”. Secondo le accuse, quand’era sindaco avrebbe fatto costruire un albergo, con annesso centro benessere, 16 villette per favorire degli amici.

Giuseppe Gennuso (Autonomisti e popolari):
 indagato per truffa aggravata, adulterazione delle acque e frode nell’esercizio del commercio. Secondo le accuse avrebbe distribuito a cittadini del Siracusano acqua non idonea al consumo umano.

Roberto Clemente: (Autonomisti e popolari) condannato in primo grado per corruzione elettorale a 6 mesi di carcere e 600 euro di multa. Alle elezioni regionali nel 2012, per ottenere i voti raccolti da un presunto mafioso, avrebbe promesso di dimettersi da consigliere comunale. Poi è stato eletto come consigliere regionale, ma da consigliere comunale non si è dimesso.

Giuseppe Federico (Forza Italia) rinviato a giudizio per falsa testimonianza, ha scelto il rito abbreviato. Per l’accusa avrebbe fornito un falso alibi a un suo ex collega carabiniere, a sua volta sospettato di aver messo a segno una rapina.

Pippo Sorbello (Udc) a processo per voto di scambio per le campagne elettorali per il comune di Melilli e per le regionali del 2008. Disse una volta in assemblea regionale, (io ero presente quel giorno e quando lo disse ci guardammo con i miei colleghi sbalorditi e poi lo denunciammo per questo episodio): “Io sono forse uno dei pochi che non ha avuto niente. Molti di quelli che hanno cambiato casacca in questo Parlamento hanno avuto nomine a iosa di parenti, di amici e amici degli amici”. In sostanza stava denunciando un sistema clientelare che c’era dentro il Parlamento siciliano.

Francesco Salone (Autonomisti e popolari), indagato per truffa ai danni del Comune di Trapani, sui rimborsi che l’ente ha erogato al datore di lavoro dell’ex consigliere.

La lista è ancora lunga…

Gaetano Cani (Udc), rinviato a giudizio per estorsione.
Roberto Corona (Autonomisti e popolari) condannato in primo grado a tre anni dal tribunale di Roma per lo scandalo delle fideiussioni facili dell’Ascom Finance.
Santino Catalano (Autonomisti e popolari), da deputato regionale ha patteggiato nel 2012 un anno e undici mesi per aver costruito un fabbricato di due piani in una zona sottoposta a vincolo ambientale. Dichiarato ineleggibile viene salvato dai suoi colleghi dell’Ars.

A questi dobbiamo aggiungere quelli che si portano dietro le colpe dei padri o, comunque, dei familiari. Qui non siamo più nel campo del reato imputato al soggetto, ma, per vincolo di parentela in qualche modo si può dire che queste persone sono comunque degli impresentabili. Ne leggo qualcuna.

Luigi Genovese (Forza Italia): figlio di quel Francantonio che solo grazie alla dura lotta del MoVimento 5 Stelle alla Camera,questo è bene ricordarlo, con Renzi costretto a far votare i suoi contro natura, si è riusciti a cacciare da Montecitorio. Genovese senior ha una condanna a 11 anni perché ritenuto a capo di un’associazione a delinquere che per anni avrebbe drenato 60 milioni di euro di soldi regionali destinati alla formazione professionale. Lui è incandidabile, il figlio no, ma capite bene che è una persona da tenere fuori da una lista.

Giusy Savarino (Sarà Bellissima), la lista del presidente Musumeci, suo padre Armando, da ex direttore dell’azienda sanitaria agrigentina, è stato condannato a risarcire l’erario per una vicenda che risale alle elezioni del 2001 e del 2006. Condannato dalla corte d’appello nel 2014 con l’accusa di tentato abuso di ufficio: avrebbe promesso ai soggetti che a lui si rivolgevano la formazione di una graduatoria a loro favore in cambio di voti per l’elezione della figlia.

Riccardo Pellegrino (Forza Italia), consigliere comunale 33enne. Il suo nome finì nella relazione della commissione antimafia regionale guidata proprio da Musumeci. La sua posizione in merito all’indagine sulle parentele scomode al comune Catania è stata archiviata di recente. Suo fratello Gaetano, arrestato nel 2014, è ritenuto dagli inquirenti catanesi vicino al clan dei “Carcagnusi”.

Mario Caputo (Noi con Salvini): fratello di Salvino, che io ho conosciuto dentro l’Assemblea regionale, perché è stato deputato, decaduto per una condanna per tentato abuso d’ufficio: cercò di far cancellare multe a politici ed eminenze religiose. In passato è stato processato per una falsa testimonianza al processo Cuffaro ed è stato assolto per il principio di “non punibilità”: aveva cioè sì mentito, ma per salvarsi da un’eventuale accusa di favoreggiamento. Il fratello, per togliere ogni dubbio, ha aggiunto la dicitura “detto Salvino”.

Sono queste le persone che accompagnano Nello Musumeci e le sue tanto decantate liste pulite che, a questo punto, possiamo ben dire che pulite non sono. Ed è di questo e dei programmi (finora non ha raccontato una sola delle cose che vuole fare Nello Musumeci per risolvere i problemi della Sicilia) che io vorrei parlare con lui, sulle quali mi vorrei confrontare. Solo che lui scappa, si lava le mani dalle sue liste sporchissime, come vi ho letto. Come avrebbe fatto un qualunque Ponzio Pilato, e a questo punto dobbiamo fare tutti assieme una considerazione. Ma se lui tutta questa gente non è riuscita a metterla alla porta, se lui ha chiesto di farlo, ma gli altri non lo hanno nemmeno ascoltato, se lui ogni volta che dice qualcosa non riesce nemmeno a prendere una decisione (il listino non si sa chi lo abbia fatto, anzi lo ipotizziamo: i vari Micciché e compagnia cantante, tutti gli altri nomi degli assessori verranno piazzati dai vari Cuffaro, Micciché, Lombardo, Genovese, e da tutti quelli che ci sono) alla fine cosa rimane dell’immagine di quest’uomo? Nulla, semplicemente quella di uno specchietto per le allodole, di una foglia di fico, di un burattino che deve coprire le vergogne dei partiti che lo sostengono e che gli stanno dietro.

Allora io dico una cosa: io questo film l’ho già visto, di un presidente perbene, ricattato dalle forze politiche che lo sostenevano, e si chiamava Rosario Crocetta. Ho fatto opposizione per cinque anni a questa persona e mi sono reso conto di quanto la politica può diventare dannosa per i cittadini siciliani e per la Sicilia stessa quando alla guida c’è una persona che poi è ingabbiata nelle logiche dei partiti. Musumeci è il Crocetta di centro-destra, e non possiamo permettere ad una persona del genere e ad un apparato del genere che lo sostiene, che possano arrivare nuovamente alla guida di questa Regione.

Lui dice che è un usato sicuro. Per me è un bidone garantito e i bidoni si rifilano quando vuoi ingannare qualcuno. Perché lui dice che quando c’era lui andava tutto bene e che noi non sappiamo amministrare neanche un condominio, perché non abbiamo alcuna esperienza. Il problema di fondo però è uno: fra il 2007 e il 2016, quando comandavano anche le persone che adesso lui si mette al fianco, gli uomini di Cuffaro, gli uomini di Lombardo e tutti gli assessori che ha nominato, gli Armao i La Galla e quanti altri, loro avevano la possibilità di gestire questa terra e di cambiarla e invece fra il 2007 e il 2016 abbiamo perso 12 punti di Pil e migliaia di posti di lavoro sono evaporati, regalandoci l Sicilia di oggi, che è frutto di 20 anni di mala politica e di mala organizzazione.

E allora io dico semplicemente una cosa: non possiamo prenderci l’ennesimo bidone garantito, noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa di nuovo.

Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza che questa Regione non l’ha ancora governata, abbiamo un programma. Ieri vi ho spiegato i 10 punti per fare ripartire le imprese, per dire basta alla disoccupazione, per estirpare la disoccupazione dalla Sicilia. In questi altri giorni vi racconterò altre idee che abbiamo sul turismo, sulla sanità e su tutti i vari aspetti che ci servono, dalle infrastrutture, all’agricoltura, al trattamento dei rifiuti. Però dobbiamo cominciare a crederci davvero e dobbiamo decidere di scegliere. Scegliete il futuro!

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Banche: Casini mantenga le promesse per dare un minimo di dignità alla Commissione d’inchiesta

La Commissione d’inchiesta sulle banche è partita sotto i peggiori auspici con l’elezione a presidente di Casini, senatore che per ovvi motivi non risponde ai requisiti di terzietà necessari a dirigere indagini così importanti. Come se non bastasse, al M5S è stato negato qualsiasi ruolo di peso all’interno della Commissione e nella definizione del regolamento interno non è stato accolto nessun nostro emendamento di rilievo. È sempre più chiaro quale sia lo scopo dei partiti: insabbiare le prove dei rapporti inconfessabili tra politica e sistema bancario.

Ma rimane un piccolo spiraglio per far sì che i lavori procedano nel verso giusto. È lo stesso Casini ad aver garantito, a parole, che prima di muoversi convocherà regolarmente gli uffici di presidenza integrandoli con i capigruppo di tutte le forze politiche. Se manterrà la promessa, che gli ricorderemo in ogni occasione utile, il nostro capogruppo Carlo Sibilia potrà portare la nostra voce in una commissione d’inchiesta costruita su basi molto fragili, ma che tenteremo in tutti i modi di far funzionare il meglio possibile.

Salvini, Maroni e la Lega che non risponde sui finanziamenti pubblici

Toc, toc. Salvini e Maroni vi ricordate di quando avete utilizzato i soldi pubblici rubati da Bossi e Belsito ? Parliamo di un partito, la Lega, che mentre gridava “Roma ladrona” in 20 anni ha incassato oltre 180 milioni di euro di finanziamento ai partiti-rimborsi elettoral. Il tutto senza mai rinunciare ad un solo privilegio o tagliarsi stipendi. Nelle Regioni come in Parlamento.

A due anni dalla prima denuncia del Movimento 5 Stelle, emerge sempre più con forza che anche Salvini e Maroni hanno utilizzato parte dei 48 milioni di euro pubblici frutto della truffa orchestrata da Umberto Bossi e l’ex tesoriere Belsito, entrambi già condannati per la vicenda “Tanzania & diamanti” .

Due giornalisti, Giovanni Tizian e Stefano Vergine, hanno trovato una ulteriore conferma alla denuncia che partiva dai bilanci depositati e dalla costituzione in parte civile del Parlamento. Spulciando le carte della Lega tra la fine del 2011 ed il 2014 hanno scoperto che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore della Lega ed i suoi successori. In quel periodo prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. Lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati. Si parla di quasi 12.9 milioni di euro da parte di Maroni e 820mila euro Salvini. Quest’ultimo, non a caso, in un primo tempo si costituì parte civile contro Bossi e Belsito, ma a novembre 2014 fece dietrofront e rinunciò a chiedere i danni all’ex tesoriere. Nel 2013 sempre Belsito accusò Salvini di avere preso fondi in nero. Anche qui, nono risulta nessuna querela da parte di Salvini. Quando nel 2014 in diretta tv il Movimento 5 Stellegli chiese conto di questi fatti, Salvini stizzito non rispose nel merito. Intanto emerge che in questi anni il Carroccio ha speso 4.3 milioni di euro pubblici in avvocati, alcuni di questi poi piazzati da Maroni in diverse partecipate. Sono ancora in tempo a dare le risposte ai cittadini.

Toc, toc. Salvin e Maroni rispondete. Perché è stata ritirata la causa contro Bossi e Belsito. Salvini perchè non hai mai querelato Belsito?