M5S PER UN’ITALIA LIBERA E SOVRANA AMICA DI TUTTI I POPOLI

Per un Mediterraneo di pace e un futuro senza austerità.

In questa prima legislatura abbiamo gettato le basi per una politica estera che segue direttive e coordinate precise: la ricerca del multilateralismo, della cooperazione e del dialogo tra le popolazioni, il rispetto dell’autodeterminazione, della sovranità e della non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi. Si tratta di concetti oggi rivoluzionari, se si pensa agli ultimi anni di crisi economica e politica. Si tratta, più semplicemente, di applicare in modo ortodosso e rigoroso la Carta delle Nazioni Unite.

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Con una buona politica estera riscriviamo il nostro futuro

In Italia, da sempre, la politica estera è una tema molto sottovalutato, a dimostrazione dell’isolamento internazionale in cui ci ha trascinato la classe politica negli ultimi vent’anni. Fare una buona politica estera è importantissimo per il futuro del Paese. Significa non commettere gli stessi errori del passato, significa dire no a un’altra Libia, a un’altra Iraq; ma, soprattutto, significa ripristinare la nostra sovranità agli occhi del mondo per tornare ad essere finalmente liberi di decidere ciò che è meglio per noi. E per i nostri figli.

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La fake news del Nyt e Buzzfeed sulle fake news

Partiamo dai tempi, perché sono importanti. Il New York Times, considerato uno dei quotidiani più prestigiosi al mondo, e il sito di notizie Buzzfeed pubblicano, a distanza di tre giorni tra il 21 e il 24 novembre, due presunte “inchieste giornalistiche”, secondo le quali “l’Italia sarà il prossimo obiettivo di una campagna di fake news”. Nel mirino dei due quotidiani, ovviamente, non poteva che esserci il M5S.

Le due inchieste arrivano, guarda il caso, alla vigilia della Leopolda di Matteo Renzi, quest’anno dedicata, guarda ancora il caso, proprio alle fake news. Entrambi i pezzi, apparentemente indipendenti, nascono però da una ricerca condotta da un tecnico del web non strettamente indipendente, Andrea Stroppa, che di fatti viene citato nei due articoli. In calce, Buzzfeed scrive testualmente: “Andrea Stroppa, an independent cybersecurity researcher, contributed research for this story. Stroppa has advised former Italian PM Matteo Renzi on cybersecurity issues”. E in effetti è lo stesso Stroppa a reclamare i meriti del proprio lavoro sul suo profilo Twitter (qui e qui).

Chi è Andrea Stroppa?
 E’ un giovane esperto informatico, da tempo arruolato nella Cys4, la società di sicurezza presieduta da Marco Carrai. Chi è Marco Carrai? E’ il braccio destro di Matteo Renzi, nonché grande sostenitore delle sue campagna elettorali, al quale l’ex premier voleva persino affidare la guida dei servizi segreti italiani. In sostanza, Buzzfeed e il New York Times pubblicano due articoli spacciandoli per inchieste giornalistiche sulle fake news partendo da una ricerca condotta da un dipendente di Marco Carrai, fonte – vista la sua estrema vicinanza a Matteo Renzi – piuttosto discutibile. E lo fanno proprio alla vigilia della Leopolda di Matteo Renzi, aperta all’insegna delle fake news, puntando il dito ancora una volta contro il M5S.

Diciamocelo chiaramente: sembra un giochino apparecchiato su misura al segretario del Pd, oramai in caduta libera. Ed è molto triste che a prestarsi siano state due note testate giornalistiche come il Nyt e Buzzfeed. Questo, giusto per sottolineare la complessità del mondo delle fake news. Perché, a ben vedere, quella dei due quotidiani è un’altra fake news sulle fake news. Le due testate avrebbero infatti dovuto approfondire quanto meno la ricerca invece di prendere come oro colato lo studio di un giovane sotto contratto con la coppia Carrai/Renzi. Se lo avessero fatto, magari consultando un esperto in materia realmente autonomo e senza alcuna tessera di partito, avrebbero compreso che l’accusa mossa è priva di ogni logica. Si parla di siti web sensazionalistici, a sostegno di una o l’altra forza politica, che riporterebbero i medesimi codici di Analytics e di Adsense.

E non ci vuole un genio a capire che questi siti nascono spontaneamente. Sul web ognuno, anche per mero scopo di guadagno attraverso la pubblicità, chiuso nella sua stanza può scegliere di aprire più di una piattaforma e pubblicare quel che vuole. Ma ciò non significa che ci debba essere un coinvolgimento della forza politica di riferimento. Se sono un tifoso di calcio e apro una pagina in cui diffondo notizie false sul Torino non significa che io sia a libro paga della Juventus. Anzi, è una follia solo pensarlo. Speriamoci di esserci spiegati. E speriamo che il New York Times e Buzzfeed tornino finalmente ad occuparsi di vero giornalismo.

In pensione a 67 anni: i cittadini italiani i più penalizzati d’Europa

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In Italia il requisito per l’accesso alla pensione è il più alto d’Europa. E nel 2019 si andrà in pensione ancora più tardi. L’innalzamento a 67 anni di età ci colloca all’ultimo posto fra i 28 Paesi europei, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne. In Francia si va in pensione a 62 anni, in Svezia a 61, in Spagna e Austria a 65, in Germania a 65 e 6 mesi. Solo la Grecia ci eguaglia. La fonte è il “Sistema di informazione reciproca sulla protezione sociale nell’Unione europea, che offre informazioni dettagliate e aggiornate sui sistemi previdenziali dei Paesi europei.

TABELLA. L’età pensionabile nei Paesi membri dell’Unione europea. L’Italia è ultima.

Con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, il governo italiano piega ancora un volta la testa ai diktat dei falchi dell’austerity. Ne è la prova la lettera indirizzata alle autorità italiane del vicepresidente della Commissione europea Dombrovskis in cui chiede di “attenersi alle importanti riforme di bilancio strutturali” concordate e cioè proprio l’ennesima mazzata ai cittadini italiani sulle pensioni.

Da questa (contro) riforma le donne sono le più penalizzate, perché dal 2019 andranno in pensione a 67 anni come per gli uomini, mentre in molti altri Paesi le donne sono più tutelate. Noi siamo contro l’automatismo che lega l’aumento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Al Parlamento europeo, durante il dibattito sulla risoluzione su “Necessità di una strategia dell’UE per eliminare e prevenire i divari pensionistici di genere“, Laura Agea ha presentato un emendamento in cui “deplora la Commissione e la sua tendenza comune a sollecitare negli Stati membri un progressivo innalzamento dell’età pensionabile che non consente il ricambio generazionale né permette un equilibrio tra la vita privata e lavorativa, tanto più in relazione ai lavori più usuranti che molto spesso sono svolti proprio dalle donne”.

Fermiamo le multinazionali di caffè e cacao che sfruttano il lavoro minorile

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Infanzia. Insieme a più di 30 deputati europei, ho presentato una interrogazione alla Commissione europea per “porre fine allo sfruttamento del lavoro minorile da parte delle multinazionali del caffè e del cacao”.

L’Unione Europea è il maggiore importatore e consumatore mondiale di caffè e cacao. Abbiamo chiarimenti alla Commissione per assicurarsi che i consumatori europei di caffè e cacao non alimentino inconsapevolmente un commercio basato sullo sfruttamento.

Il business-model delle imprese di caffè e cacao sta distruggendo le vite di decine di milioni di persone, tra cui bambini innocenti. L’Unione Europea oggi paga il caffè il 60% in meno rispetto al 1983, mentre i prezzi del cacao sono pagati meno della metà di quanto sarebbe necessario per garantire ai coltivatori un sostentamento dignitoso.

Media e giornali, tra cui RaiPlay, Spiegal Online, Confectionary News, Huffpost, BBC Mundo, hanno ampiamente documentato che l’Unione Europea finanzia le certificazioni come “Fairtrade”, “UTZ”, ecc. alimentando la povertà, la fame e lo sfruttamento di bambini innocenti. Apparentemente questi “sistemi di certificazione” ricevono milioni di euro sotto forma di finanziamenti europei, permettendo alle multinazionali di comprare caffè e cacao a un costo inferiore a quello di produzione, ingannando i consumatori europei con false dichiarazioni.

L’interrogazione parlamentare, co-firmata da più di 30 eurodeputati della quasi totalità del panorama politico europeo, chiede massima chiarezza e trasparenza su questi temi. Sono stato relatore del rapporto sulla responsabilità delle imprese per gravi violazioni dei diritti umani nei Paesi terzi. Il rapporto, adottato con 84% di voti favorevoli, esorta la Commissione a lanciare una campagna per l’introduzione e la promozione di una certificazione “Label Free”.

Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

#SalviniIpocrita cambia voto per compiacere a Merkel e Berlusconi

Salvini prima sbraita contro i migranti economici poi accetta le riforme della Merkel. Aspettiamo ancora di sapere perché ha cambiato il voto sulla riforma “tedesca” del Regolamento di Dublino. Non può cavarsela con mezzucci da bar dello sport per cercare di nascondere la verità. Con la sua astensione si è persa l’occasione di cambiare una riforma che fa solo gli interessi della Germania. La Merkel lo aveva detto lo scorso 28 agosto: non voleva i migranti economici e così è stato. Nel mandato negoziale approvato dal Parlamento europeo c’è un silenzio tombale sugli irregolari che vengono abbandonati in Italia. Ecco le prove delle giravolte leghiste:

19 ottobre 2017: la Lega Nord vota in Commissione Libertà civili del Parlamento europeo contro la riforma perché “non migliorerà la situazione dell’Italia”, perché “Bruxelles ha reso ancora più debole il nostro Paese”, perché “dispiaciuto che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di accogliere i nostri emendamenti migliorativi, volti a cambiare la politica sui rifugiati”.

17 novembre 2017: la Lega Nord si astiene durante il voto finale. Se il Parlamento europeo avesse bocciato il mandato negoziale sulla riforma del Regolamento di Dublino (anziché con l’ipocrita astensione della Lega) si sarebbe potuto lavorare per migliorare il testo.

PERCHÈ QUESTA RIFORMA PEGGIORA SOLO LE COSE
Abbiamo sempre lottato al Parlamento europeo per una reale, forte e autentica solidarietà europea. I migranti che arrivano nel nostro Paese vogliono andare in Europa, quindi devono essere i Paesi membri a condividere equamente le responsabilità dell’accoglienza. La riforma del Regolamento di Dublino votata da Pd e Forza Italia non dice questo: c’è scritto che tutti i migranti economici devono restare in Italia. Stiamo parlando oltre 70.000 persone che devono essere rimpatriate, ma i rimpatri sono molto difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Inoltre, ci sono troppi filtri che appesantiscono la procedura e mettono un peso eccessivo sugli Stati membri di primo arrivo. Questi sono i punti che di fatto vanificano la cancellazione del principio del Paese di primo ingresso:

1) PRIMO FILTRO. Il primo filtro stabilisce che i migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. Sarà solo l’Italia a farsene carico e saranno difficili i rimpatri visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

2) SECONDO FILTRO. Viene introdotto il filtro della sicurezza: anche in questo caso tutte le persone potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica restano nel Paese di primo ingresso. Non siamo contrari alle verifiche sulla sicurezza, ma siamo contrari al fatto che i Paesi di primo ingresso vengono lasciati da soli a gestire questi soggetti potenzialmente pericolosi.

3) PRIMO PAESE DI APPRODO SEMPRE RESPONSABILE. Nasce il criterio della responsabilità permanente. Con le vecchie regole uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per 1 anno anche se era sbarcato in un altro Paese, con la nuova revisione non sarà più così. L’Italia come Paese di primo approdo sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati. Altro che solidarietà!

4) RICOLLOCAMENTO SOLO DOPO LE VERIFICHE DEI DUE FILTRI.
 Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l’Italia a farsene carico.

5) PAESI POVERI PENALIZZATI. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo non c’è il tasso di disoccupazione: restano solo quelli del PIL e della popolazione. Questo significa che non si terrà conto delle difficoltà che hanno i Paesi con i livelli di disoccupazione più alti, come l’Italia e la Grecia. Così c’è il rischio di una “guerra fra poveri”: da una parte i rifugiati che hanno riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall’altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.

6) TEMPI LUNGHI PER I PAESI IN RITARDO.
 È concesso un periodo di 3 anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo con l’applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo si legittima l’egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l’Italia continuerà in questi tre anni ad avere più migranti degli altri Paesi europei.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a farci cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l’Italia, secondo le promesse dell’Europa fatte due anni, non lo ha fatto.

Continueremo a lottare per una riforma vera e non ipocrita del Regolamento di Dublino. Sull’immigrazione abbiamo già dato. Non possiamo accettare compromessi a trazione tedesca. Forza Italia, Pd e Lega-cagnolino stanno abbassandola la testa ai diktat della Merkel. A pagare non devono essere sempre e solo i cittadini italiani!

di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Grazie al MoVimento 5 Stelle il whistleblowing è legge anche in Italia: approvata la nostra proposta

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA…

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA CORRUZIONE!Una legge che protegge i cittadini onesti che denunciano gli illeciti nel pubblico e nel privato.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 15 novembre 2017

Ci abbiamo creduto dal 2013, quando appena entrati in Parlamento, abbiamo presentato la nostra proposta di legge a prima firma e promossa da Francesca Businarolo. Non ci siamo mai arresi nonostante le difficoltà e alla fine, insieme, abbiamo vinto: oggi viene approvata, con il voto definitivo alla Camera, la nostra legge sul whistleblowing, una legge anticorruzione che permetterà ai testimoni di illeciti gravi, di segnalare i casi a cui assistono sul posto di lavoro, pubblico e privato, protetti dal rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il proprio posto di lavoro.

Non senza qualche difficoltà, alla fine ce l’abbiamo fatta.

Questa legge è una pietra miliare in Italia nella lotta alla corruzione: dopo 4 anni di battaglie, e grazie a continue pressioni e al sostegno della società civile – su tutti, di Transparency International e Riparte il futuro – viene prevista una tutela per quei cittadini che decidono di segnalare illeciti o fatti di corruzione: sono i whistleblower (dall’inglese, letteralmente i “soffiatori di fischietto”), cioè tutti quei lavoratori che nella loro attività si imbattono in una possibile frode, un illecito o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa. Naturalmente la legge da oggi si applica tanto ai dipendenti delle aziende pubbliche, quanto a quelli delle aziende private.

APPROVATA LEGGE SUL WHISTLEBLOWING

CHI FINO AD OGGI HA DENUNCIATO LA CORRUZIONE È STATO UN EROE!Fino ad oggi chi ha denunciato episodi di corruzione sul suo posto di lavoro l’ha fatto per semplice senso civico. Queste persone non avevano diritto ad alcuna tutela: venivano isolate e mobbizzate.Adesso, dalla parte dei cittadini onesti, ci sarà uno strumento importante: la legge voluta fortemente dal MoVimento 5 Stelle sul whistleblowing. Una legge che li tutela, li protegge e punisce chi invece vuole contrastare la lotta alla corruzione.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Camera su Mercoledì 15 novembre 2017

Le persone coraggiose e oneste non sono mai mancate, ma non di rado sono state sottoposte, per aver fatto il loro dovere, a mobbing, se non addirittura licenziate. La legge del Movimento 5 Stelle mette nero su bianco il divieto di sottoporre a sanzioni, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre i segnalatori di illeciti a misure organizzative che abbiano un effetto negativo sulle condizioni di lavoro.

Chi dovesse essere licenziato per aver segnalato un atto di corruzione deve essere reintegrato nel posto di lavoro da parte del giudice, avere un risarcimento del danno che ha subito e il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dalla data di licenziamento a quella del suo reintegro.

Non solo!

Se l’Autorità Anticorruzione (Anac) accerta che il dipendente ha subito misure discriminatorie, abbiamo previsto una sanzione a carico del responsabile fino a 30.000 euro, oltre gli altri profili di responsabilità. Se le procedure non sono conformi o mancano del tutto, nella gestione delle segnalazioni, ci sarà una sanzione fino a 50.000 euro. Infine, nel caso in cui non siano state svolte verifica e analisi delle segnalazioni, è stato introdotto un nuovo illecito: l’ANAC applica la sanzione da 10.000 a 50.000 euro a carico del responsabile che deve controllare le segnalazioni.

Questa è una normativa che mette l’Italia al passo con i Paesi più civili, che adempie alla convenzione Onu del 2003 contro la corruzione e che finalmente dà un’arma ai comuni cittadini contro quella che è una pratica tanto silenziosa quanto diffusa nella nostra società: la corruzione.

No al soccorso rosso e no alla Lega: per noi pari sono

Da qualche settimana siamo perseguitati da due stalker: MDP (che sta per Mantenimento Della Poltrona) e Lega Nord. Sono le frange, anzi, le frangette del Sistema. Dopo il voto in Sicilia, che ha messo in discussione la sicurezza delle ammucchiate con il Rosatellum, il loro stalking si è fatto martellante. Noi con questa gente non vogliamo averci nulla a che fare. Dopo aver fatto governi con tutti, dopo aver approvato le leggi peggiori (Fornero, Equitalia), dopo aver distrutto migliaia di risparmiatori con le gestioni fallimentari di banche come MPS o Veneto Banca, oggi vogliono recuperare la verginità di fronte ai cittadini.

Salvini che prima diceva mai più con Berlusconi: “Basta! Basta per sempre, se Berlusconi corre lo farà senza di noi”, salvo poi buttarsi tra le sue braccia nella speranza di qualche poltrona fregandosene della sua gente. Bersani che ora va in giro a fare l’amico dei lavoratori, ma che il jobs act che ha distrutto i diritti lui l’ha votato “per disciplina”. E l’etica che gli diceva?

Presto questa gente si ripresenterà alle urne per chiedervi il voto, in mezzo ad altre sigle, ammucchiati in coalizioni senza identità, ma uniti da un solo grande scopo: mantenersi poltrona, stipendio e vitalizio. E’ gente che vi tratta e vi ha sempre trattati come elettori, come numeri da portare in dote a questo o a quello. Per noi questa logica è inconcepibile. Il voto è del cittadino, non del partito.

Noi alle prossime politiche ci presenteremo con il nostro simbolo con il nostro programma e le nostre facce. Coalizioni e ammucchiate non possono nulla davanti al voto libero. Il potere è nelle vostre mani. Usatelo.

Raccolta differenziata. Roma batte Parigi e Londra: è tra le capitali più virtuose d’Europa

C’è chi punta sulla raccolta differenziata, chi invece su inceneritori e discariche. Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Roma e Vienna: la capitale italiana al momento avvia al riciclo il 38% dei rifiuti urbani, ma entro la fine dell’anno, secondo le previsioni del Comune, dovrebbe raggiungere quota 40%, avvicinandosi al traguardo raggiunto da Berlino. La fotografia scattata nel corso di un convegno internazionale promosso da Atia-Iswa Italia (Associazione tecnici italiani ambientali) e Ama Spa. E dal paragone l’Italia non ci perde. Vediamo perchè nel servizio di Roberta Rizzo – RaiNews

Buone notizie: il MoVimento 5 Stelle è l’unica vera grande forza politica del Paese

di Luigi Di Maio

Sono ancora in Sicilia, qui anche oggi splende il sole e vorrei fare alcune considerazioni sulle due votazioni di ieri. Ad Ostia ci siamo confermati la prima forza politica con il 30%. In Sicilia abbiamo quasi triplicato il Pd e doppiato forza Italia. Sono insieme a Giancarlo e stiamo seguendo lo spoglio: il risultato sarà incerto fino all’ultimo seggio scrutinato. Possiamo farcela, ma lo sapremo solo alla chiusura dei seggi.

Siamo la prima forza politica del Paese e abbiamo tenuto testa alla grande all’accozzaglia del centrodestra e superato ampiamente quella che sarebbe formata da centro sinistra e sinistra che secondo le proiezioni attuali, insieme, sarebbero attorno al 25%. Noi da soli siamo ben oltre il 30%. Come vi dicevo qualche giorno fa, a neutralizzare il Rosatellum sarà il voto dei cittadini e in Sicilia l’abbiamo già fatto. Possono andare contro la Costituzione, ma non possono andare contro il voto dei cittadini. Siamo l’unica vera grande forza politica del Paese.

Il Pd è politicamente defunto. A quello che leggo oggi sui giornali in interviste di esponenti Pd, non sappiamo neanche se Renzi sarà il candidato premier del centro sinistra. Anzi, secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione.

Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione.

Da domani sono al lavoro per portare il MoVimento 5 Stelle tra quattro mesi davanti al Presidente della Repubblica per ricevere l’incarico di Governo. Questo fine settimana vado a Washington per incontri al Congresso e al Dipartimento di Stato. Siate orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Siamo il primo Movimento d’Europa e se alle regionali e alle comunali abbiamo oltre il 30% possiamo arrivare ben oltre alle politiche.

Segreto bancario, Svizzera vuole mettere a tacere gole profonde

Gli inquirenti svizzeri, al lavoro su un caso di violazione del segreto bancario, stanno chiedendo alla Corte Suprema Federale svizzera di deliberare una sentenza che permetta di condannare i whistleblower, le gole profonde, ovunque si trovino nel mondo. Lo rivelano le carte giudiziarie viste dall’agenzia di stampa Reuters.

Secondo le sollecitazioni dei pm, la corte di più alto grado della Svizzera dovrebbe “fare giurisprudenza” emettendo una sentenza che includa ai vincoli di segretezza bancaria anche i soggetti con “relazioni lavorative più lasche con le banche svizzere e le loro sussidiarie estere”.

IO NON HO PAROLE!

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