La storia delle morosità degli evasori della luce in bolletta

E’ falsa la notizia che pagheremo in bolletta le morosità degli evasori della luce? Siamo di fronte all’ennesima fake news pre elettorale? Ni. Non del tutto. L’aggravio ci sarà, non è stato ancora definito con precisione, ma sappiamo che è un regalo – chiamiamolo così – della ditta Renzi-Gentiloni. Uno ha fatto approvare un emendamento (Elisa Simoni, Pd) che ha dato un bell’aiutino all’azienda (Gala) che si è aggiudicata tutti e 10 gli appalti di fornitura elettrica di Consip per le pubbliche amministrazioni a prezzi stracciatissimi. L’altro conferma e predispone il paracadute a spese dei cittadini.

Un cadeaux per il presidente dell’Unione industriali del Lazio, insomma. Mai una volta che avessero legiferato per i comuni cittadini. Poi però arriva il crac. Noi lo abbiamo chiesto qualche mese fa in un question time: e ora chi paga? Il ministero non rispose. Anzi, rispose in maniera vaga. E in quelle poche frasi capimmo: pagano i cittadini.

Ed eccola qua la notizia che sta girando, che fa impazzire i social e le chat whatsapp: 35 euro da pagare al posto dei morosi. Questa è la fake news. I 35 euro non sono stati ancora definiti, ma l’aumento ci sarà, per una deliberata scelta del governo a guida Pd, dell’avvicendarsi di Renzi e Gentiloni. Non sanno dirci a quanto ammonta questa somma da spalmare, quanto sarà l’aggravio che si aggiunge agli oneri di tutti i tipi che abbiamo in bolletta. Leggetele, le bollette: guardate quanto paghiamo di utilizzo dell’energia e quanto si aggiunge per tutti gli oneri.

Ebbene ora dovremo pagare anche per il crac annunciato di una società privata. A leggere le cronache sembra quasi che Gala sia stata vittima dei morosi. No: Gala è fallita per la gara Consip per la fornitura di energia elettrica del 2014. Una gara del valore al tempo di un miliardo, mai prima di allora aggiudicata a un unico fornitore e vinta grazie a offerte estremamente basse.
Un rischio evidente. Che noi del MoVimento 5 Stelle denunciammo e che non ha minimamente impensierito nè Renzi nè Gentiloni.

Fanno gli statisti, i forti. Sì, ma con i portafogli di noi cittadini.

2 marzo, piazza del Popolo, Roma: un giorno memorabile

Il 2 marzo a partire dalle 17.30 ci troveremo tutti insieme in piazza del Popolo per festeggiare insieme la chiusura della campagna elettorale. È importante esserci tutti, organizzatevi con pullman, macchinate, blablacar, aereo, nave. Come volete! Ma siateci perchè sarà un giorno memorabile che racconterete ai vostri figli e nipoti.

Un giorno di festa, una serata per ritrovarsi tutti insieme dopo il lungo rally. Un momento per condividere le emozioni che abbiamo vissuto attraversando tutte le piazze, percorrendo strade e autostrade, dopo essere stati accolti nelle case degli italiani, nei mercati e nelle aziende. Un rally che ci ha permesso di ascoltare la quotidianità, i sacrifici e le gioie di chi cammina a testa alta e non vende il suo voto ma lo protegge, tra la gente che si informa e con noi ha discusso, argomentato, affrontato questioni complesse e ci ha visto interrogarsi insieme, per trovare insieme delle risposte che siano risposte per tutti, e non solo per gli interessi di qualcuno.

Un rally che ci ha fatto ancora una volta apprezzare la bellezza e la complessità del nostro Paese, da nord a sud: l’unicità delle nostre differenze che si tengono insieme nel riconoscersi tutti Italiani.

La sera del 2 marzo sarà ancora una volta momento di condivisione e ascolto. Saremo tutti in piazza per portare avanti la battaglia per una sanità che funzioni, una scuola che sia formazione reale nel rispetto degli alunni e degli insegnanti, la volontà di consegnare dignità alla ricerca universitaria, creare le basi per una società che abbia nelle fonti alternative di energia il suo futuro, una mobilità sostenibile e non inquinante. Per dare finalmente all’Italia un governo di cambiamento.

Porteremo con noi la speranza e la convinzione che un Paese che ama la democrazia per davvero, lotta senza sosta e senza ipocrisie contro la corruzione e le mafie. Un Paese che non mette operai contro imprenditori, ma che insieme sono la parte sana e produttiva di un’Italia che nel suo “made in Italy” ha il senso di una storia ricca di genio ed inventiva.

Un giorno in cui tutti potremo ritrovarci, dopo aver portato avanti un rally quotidiano, che ci ha visto camminare a testa alta davanti agli attacchi continui, perché abbiamo l’orgoglio di aver restituito i soldi dei cittadini alle piccole e medie imprese.

L’orgoglio di aver tenuto fede alle nostre promesse, oltre le normali difficoltà di creare una nuova coscienza e cultura politica. Siamo orgogliosi di tutti voi che sarete con noi la sera del 2 marzo perché senza di voi non ce l’avremmo mai fatta. E tutti insieme andremo avanti fino alla sera del voto, per cogliere l’occasione storica di dare un futuro che abbia a cuore la dignità degli italiani.

Partecipa. Scegli. Cambia!

Francesca Businarolo è una candidata trasparente!

Ho aderito alla campagna di Riparte il Futuro!

Movimento 5 Stelle

Candidato alla Camera dei deputati
Collegio plurinominale: Veneto 2 – 03

CURRICULUM VITAE

Altri ruoli: No
Già eletto negli organi di una Regione, Provincia o Comune: Una volta
Già parlamentare: Una volta
Incarichi di governo: No
Grado di istruzione: Laurea Magistrale
Scarica il curriculum vitae

STATUS GIUDIZIARIO

Procedimenti presso giurisdizione penale, civile o contabile; sia condanne sia carichi pendenti
Nessuno

CONFLITTO D’INTERESSI

Ambiti della sua attività professionale che potrebbero entrare in contrasto con le decisioni pubbliche che dovrà assumere:
Nessuno
Ambiti in cui le attività dei suoi congiunti o familiari diretti potrebbero entrare in conflitto con le decisioni pubbliche che dovrà assumere:
Nessuno
Partecipa come socio in società di capitali o cooperative:
No
Ha un ruolo in organizzazioni non-profit:
No

SITUAZIONE REDDITUALE

Scarica la dichiarazione dei redditi

FINANZIAMENTI ELETTORALI

Ha ricevuto o riceverà finanziamenti da privati cittadini: 
Ha ricevuto o riceverà finanziamenti da aziende: No
Ha ricevuto o riceverà finanziamenti da fondazioni politiche o associazioni: No
Ha ricevuto o riceverà finanziamenti dalla sua lista/partito: No

Agcom adesso sanzioni Palazzo Chigi

di Roberto Fico

L’uso che i partiti fanno delle istituzioni è completamente distorto. Un esempio è quello delle cosiddette authority, organismi che dovrebbero essere indipendenti ma che molto spesso perseguono obiettivi politici. L’ultima in ordine di tempo è l’Agcom, che è un organo di garanzia a corrente alternata. Oggi ha deciso di sanzionare l’amministrazione di Roma Capitale per aver pubblicato sul proprio sito istituzionale delle foto con delle dichiarazioni della sindaca Virginia Raggi e dell’assessore Daniele Frongia su tre eventi organizzati dal Comune: la mostra dei Pink Floyd, il 6 Nazioni di rugby e il Giro d’Italia. Non entro del merito di questa sanzione, che chi legge può commentare da sé, ma vorrei ricordare quello che in questi anni l’Agcom ha fatto rispetto a questo tema.

Sulla questione della comunicazione istituzionale in par condicio l’Agcom, dal dicembre 2016, ha perso qualsiasi credibilità. Non dimenticherò mai la vergogna della (non) decisione dell’Autorità rispetto alle lettere che Renzi, in qualità di presidente del Consiglio, inviò agli italiani all’estero per convincerli a votare Sì al referendum. Fu una violazione palese e smaccata proprio alla luce della stessa giurisprudenza dell’Agcom sul punto. Cosa fece l’Autorità? Pavidamente, pur di non attaccare il premier in un momento delicatissimo della vita del Paese, prima iniziò a rinviare le sedute; poi alla fine, costretta a decidere, archiviò l’esposto dicendo che Renzi non aveva usato il logo di Palazzo Chigi e quindi non era responsabile della violazione. Peccato che nella lettera avesse scritto chiaro e tondo “in questi due anni e mezzo di Governo ho visitato”. Altro che Pink Floyd e partite di rugby. Una vergogna senza precedenti, una vera e propria macchia nella storia recente dell’Agcom.

Ma c’è di più. Basta guardare in questi giorni il sito di Palazzo Chigi e gli account istituzionali del Governo per constatare che le stesse violazioni di legge sono commesse da Paolo Gentiloni. Allora facciamo un invito all’Autorità garante: sanzioni Palazzo Chigi e vigili sul pluralismo, magari pubblicando i dati del monitoraggio radiotelevisivo del mese di dicembre – che sono chiusi non si capisce perché in un cassetto – oppure modificando la decisione di pochi giorni fa per cui la coalizione di centrodestra, anziché valere uno, vale quattro, tante quante sono le liste che la compongono. Una decisione assurda che sta avvantaggiando la coalizione di Berlusconi in tutti i telegiornali.

Ricordo ancora una volta che quando andremo al governo spezzeremo finalmente non solo il legame fra partiti e Rai, ma anche fra partiti e Agcom, che non sarà più il luogo dove proseguire le carriere politiche, ma un organo composto da persone di massima competenza e totalmente estranee al circuito dei partiti.

Come votare il 4 marzo: massima diffusione!

Il prossimo 4 marzo andremo a votare. E andremo a votare per le elezioni politiche della Repubblica Italiana. È molto importante andare a votare. Lo so che la politica è stata sporcata, però questa è un’occasione che ha il popolo italiano di fare delle scelte. Eleggere qualcuno e mandare a casa qualcun altro. Mi raccomando quindi. Le elezioni politiche servono a eleggere i rappresentanti del popolo italiano in Parlamento.

Tra poco andremo a votare

Pubblicato da Francesca Businarolo MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 14 febbraio 2018

Come votare? È importante capire. A coloro che hanno già compiuto 25 anni di età verranno consegnate due schede elettorali. Una, appunto, per eleggere i rappresentanti alla Camera e l’altra per eleggere i rappresentanti al Senato. Coloro che invece hanno meno di 25 anni voteranno soltanto per la Camera dei Deputati.
Qualora foste cittadini del Lazio, della Lombardia, vi verrà consegnata anche una terza scheda elettorale, in questo caso per eleggere i Consiglieri Regionali e il Presidente della vostra regione.
Quello che dobbiamo ricordarci è appunto di mettere soltanto una X sul simbolo del partito politico, della forza politica, del movimento politico che vi piace di più.
Non scrivete nulla, anche se mi rendo conto che qualcuno ce l’ha la tentazione di scrivere qualcosa contro qualche politico, però insomma è bene votare la forza politica che vuole mandare a casa determinati politici. Non scrivete parolacce anche se avete la tentazione, perché il voto sarebbe nullo.
Non mettete più di una X sulla scheda elettorale perché il voto verrebbe annullato. Mi raccomando, soltanto una X sul simbolo, appunto, collegato a quel nome, così voterete sia per il collegio uninominale e sia per il collegio plurinominale.
Ora una cosa, però, voglio dire. Io mi rendo conto che qualcuno stia pensando, come segno di protesta, di non andare a votare. Guardate che chi non vota in realtà vota. Chi non vota in realtà vota, purtroppo è così. Perché vota quei partiti politici che dei pacchetti di voti a disposizione ce li hanno fondamentalmente sempre.
Per cui è molto importante andare a votare. Fate le vostre scelte, leggetevi i programmi, valutate i candidati. Però è molto molto importante andare a votare e mettere soltanto una X su ogni scheda elettorale. Buon voto a tutti.

In Italia è record di donne senza figli (e la colpa è della politica)

articolo tratto da Linkiesta

Italia Paese senza figli, e senza madri. Oltre a registrare l’ennesimo record negativo, con 9mila bambini in meno (-2%) nati nel 2017, gli ultimi dati Istat sugli indicatori demografici dicono che in dieci anni sono sparite anche le mamme: dal 2008 si contano 900mila donne in meno nella classe 15-50 anni, di cui 200mila “scomparse” solo nell’ultimo anno. E mentre le madri potenziali sono sempre di meno, quelle che poi diventano mamme davvero lo fanno sempre più in ritardo. L’età media al parto nel 2017 è salita a 31,8 anni. Significa che le donne italiane fanno il primo figlio, mediamente, a quasi 32 anni. E gli uomini, in compenso, si affacciano alla paternità, intorno ai 35.

«Non c’è nessuno in Europa che abbia un’età del primo figlio così alta come quella italiana», dice il demografo Alessandro Rosina. «Questo perché i giovani sono sempre più costretti a spostare in avanti il percorso di raggiungimento dell’autonomia rispetto ai genitori, e l’età media di uscita da casa è ormai a 30 anni, mentre nel resto d’Europa si attesta sotto i 25». E una volta che si arriva a una certa, le possibilità sono due: o rinunci ad avere un figlio, o non vai oltre il primo. Non a caso, il numero medio di figli per donna da noi è di 1,34, tra i più bassi d’Europa, dove pure la fertilità resta comunque ai livelli minimi.

«Non si va oltre il primo figlio sia perché il primo si fa già molto tardi, e quindi poi sorgono le complicazioni legate all’età, sia per difficoltà economiche, legate all’assenza o alla precarietà del lavoro e all’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia», spiega Rosina. «Se già sei in una situazione di precarietà e difficoltà economiche, è evidente l’arrivo di un figlio complica tutto, e non si pensa nemmeno al secondo». E i dati non fanno ben sperare, visto che la povertà continua a crescere proprio tra i più giovani. Le cifre del 2016 dicono che se il capofamiglia è over 65 il rischio di povertà assoluta è del 3,9 per cento. Mentre se il capofamiglia è under 35 sale al 10,4 per cento. Più del doppio. «Le condizioni lavorative e di remunerazione peggiorano. È in mezzo a tanta instabilità e precarietà fare un investimento di lunga scadenza, come può essere quello di avere un figlio, diventa difficile».

E in effetti, quando si interpellano i ragazzi, viene fuori che desidererebbero tutt’altro. Secondo i dati raccolti dal Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, i ragazzi italiani vorrebbero diventare genitori a 28 anni e fare almeno due figli. Ma nella realtà poi aspettano almeno tre anni in più e fanno un figlio in meno.

Il risultato è che l’Italia è tra i Paesi con il più alto numero di donne senza figli, più del 20% tra i 40 e i 44 anni. A guidare la classifica della natalità in Europa sono invece i vicini francesi, con quasi 2 figli (1,96) per donna – circa la media necessaria perché la popolazione di un Paese rimanga costante – e un’età media del parto del primo figlio intorno a 28 anni. «I sogni delle coppie italiane sono quelli che poi i coetanei francesi realizzano», spiega Rosina. Quando in Francia arrivano al secondo figlio, in Italia si fa il primo.

«Tutto questo non si fa con la bacchetta magica, ma è il frutto di un progetto organico di politiche», spiega Rosina. «Un mix di politiche fiscali, conciliazione lavoro-famiglia, alte coperture di asili nido e orari, politiche aziendali favorevoli alle famiglie e grossi sforzi di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. Tutte cose che da noi sono molto molto carenti».

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Ispettorato del lavoro, nell’ultimo anno 25mila mamme italiane hanno abbandonato il posto di lavoro. La ragione principale sono le grandi difficoltà che incontrano le donne nel riuscire a lavorare e prendersi cura dei propri figli contemporaneamente. Tra i costi alti dei nidi, gli stipendi bassi, i contratti precari, i nonni spesso ancora al lavoro e una divisione del lavoro domestico ancora sbilanciato sulle mamme, alla fine si rinuncia a lavorare.

Eppure anche in Francia il tasso di disoccupazione giovanile under 25 è alto, al 24,6%. Non quanto quello italiano – al 32,2% – ma comunque tra i più alti d’Europa. «Ma dopo i 25 anni in Francia la disoccupazione scende velocemente e le politiche per la famiglia fanno il resto, perché se ti perdi in quella fascia lì poi non riesci più a fare scelte solide», dice Rosina.

Ma è proprio in questa fascia di mezzo, quando si mettono le basi per diventare madri e padri, che l’Italia colleziona i record negativi, con un calo costante degli occupati. «Basti pensare», spiega il demografo, «che in Italia nella fascia 25-34 anni si concentra il 30% dei Neet, cioè gli inattivi, gli scoraggiati, che non cercano più neanche un lavoro perché non riescono a trovarlo. La domanda quindi è: come fai a chiedere a un Neet l’impegno di formare una famiglia e di diventare genitore se lui stesso fatica a emanciparsi dal ruolo di figlio?».

Pomodori dal Camerun a Pachino: Lega e Forza Italia hanno votato il Trattato beffa

Lega Nord e Forza Italia, assieme al Partito Democratico, hanno votato alla Camera e al Senato la ratifica dell’accordo commerciale suicida firmato dall’Europa con il Camerun. Ecco i documenti che lo provano. (voto Cameravoto Senato). A Pachino – la terra conosciuta in tutto il mondo per i pomodori datterino – si vendono i pomodori Made in Camerun. I partiti ti fregano! Non votarli mai più!

Corrao – pomodori pachini 6-02-2018

"Questo weekend ho scoperto una cosa incredibile, a Pachino sede del famoso pomodorino, viene venduto in un supermercato del pomodoro proveniente dal Camerun.Ci sono bene 6000 km di distanza tra la Sicilia e il Camerun, eppure costa meno farlo arrivare nei nostri mercati che comprare il nostro. E sapete chi ha votato a favore di questo attacco al made in italy?"Leggi qui la notizia: http://bit.ly/2s8I9OU

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Europa su martedì 6 febbraio 2018

di Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Prendo la parola al Parlamento europeo per denunciare le conseguenze nefaste e negative degli accordi di partnenariato economico e dei Trattato di libero scambio. Questa volta con il Camerun.

Settimana scorsa mi trovano in Sicilia e a Pachino, nella terra che ha dato il nome al famoso pomodoro datterino, ho scoperto che ci sono supermercati che vendono i pomodori proveniente dal Camerun, eppure i produttori locali non riescono a stare sul mercato e a vendere i loro prodotti.

Questa globalizzazione a tutti i costi, che favorisce multinazionali e grande distribuzione, è assolutamente inconcepibile. La cosa grave è che anche i partiti italiani hanno votato questi accordi.

Il futuro in Programma: 20 punti per la qualità della vita degli italiani

#IlFuturoInProgramma

VIA SUBITO 400 LEGGI INUTILI 
• Stop alla giungla delle leggi, meno burocrazia per imprese e cittadini

SMART NATION: NUOVO LAVORO E LAVORI NUOVI
• Investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni
• Investimenti in nuova tecnologia, nuove figure professionali, internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA

REDDITO DI CITTADINANZA: RIMETTIAMO L’ITALIA AL LAVORO 
• Oltre 2 miliardi di euro per la riforma dei centri per l’Impiego: facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la flex security le imprese sono più Competitive e le persone escono dalla condizione di povertà

PENSIONE DI CITTADINANZA: MAI PIU’ SOTTO I 780 EURO
• Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati
• 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati

MENO TASSE, PIÙ QUALITÀ DELLA VITA
• Riduzione delle aliquote Irpef
• Niente tasse per redditi fino a 10mila euro
• Manovra choc per le piccole e medie imprese: riduzione del cuneo fiscale e riduzione drastica dell’Irap
• Abolizione reale degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia
• Inversione dell’onere della prova: il cittadino è onesto fino a prova contraria

TAGLI AGLI SPRECHI E AI COSTI DELLA POLITICA: 50 MILIARDI CHE TORNANO AI CITTADINI
• Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili. Riorganizzazione delle partecipate, spending review della spesa improduttiva

SICUREZZA E LEGALITÀ 
• 10mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità

STOP AL BUSINESS DELL’IMMIGRAZIONE
• Cooperazione internazionale finalizzata anche alla stipula di trattati per i rimpatri
• 10.000 nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare, in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no

TUTELA DEI RISPARMI DEI CITTADINI
• Risarcimenti ai risparmiatori truffati
• Creazione della Procura nazionale per i reati bancari
• Riforma bancaria Glass Steagall act contro le speculazioni

LA SANITA’ SI PRENDE CURA DI TE
• Aumento delle risorse per la Sanità Pubblica e riduzione sostanziale delle liste di attesa per tutti gli esami medici

17 MILIARDI PER AIUTARE LE FAMIGLIE CON FIGLI
• Applicazione del modello francese, rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter
• Introduzione iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età
• Innalzamento importo detraibile per assunzione di colf e badanti

BANCA PUBBLICA PER GLI INVESTIMENTI
• Creazione di una Banca pubblica per gli investimenti per piccole imprese, agricoltori e famiglie

LOTTA A CORRUZIONE, MAFIE E CONFLITTI D’INTERESSE
• Modifica 416 ter sul voto di scambio politico mafioso
• Riforma della prescrizione
• Daspo per i corrotti
• Agenti sotto copertura
• Intercettazioni informatiche per reati di corruzione

UNA GIUSTIZIA RAPIDA, EQUA ED EFFICIENTE
• Riduzione della durata dei processi
• Certezza del processo e della pena

GREEN ECONOMY: ITALIA 100% RINNOVABILE
• 200mila posti di lavoro da economia del riciclo rifiuti
• 17mila nuovi posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica
• Uscita dal petrolio entro il 2050
• Un milione di auto elettriche

RIDUZIONE DEL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL DI 40 PUNTI IN 10 ANNI
• Più ricchezza grazie a maggiori investimenti in deficit, ad alto moltiplicatore e con maggiore occupazione
• Riduzione spese improduttive
• Tagli agli sprechi
• Lotta alla grande evasione fiscale

SUPERAMENTO DELLA COSIDDETTA BUONA SCUOLA
• Piano assunzioni razionale in base al fabbisogno delle scuole
• Incremento spesa pubblica per istruzione scolastica
• Abolizione del precariato

VALORIZZAZIONE E TUTELA DEL MADE IN ITALY
• Italia.it diventa la piattaforma e-commerce per i prodotti made in Italy nel mondo
• Maggiore tutela dei beni culturali
• Salvaguardia della qualità dei prodotti italiani minacciati dai trattati internazionali
• Creazione di un Ministero del Turismo separato da quello dei Beni Culturali

INVESTIMENTI PRODUTTIVI: 50 MILIARDI NEI SETTORI STRATEGICI
• Puntiamo su: innovazione, energie rinnovabili, manutenzione del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico, adeguamento sismico, banda ultra larga, mobilità elettrica

SUPERAMENTO DELLA LEGGE FORNERO
• Quota 100 e Quota 41
• Staffetta generazionale
• Categorie usuranti
• Opzione donna

Un futuro di qualità per il sistema universitario italiano

intervento della Dott.ssa Francesca Tizi, Ricercatrice di Diritto Processuale Civile del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia. Già dottore di ricerca presso l’Università LUISS Guido Carli. Abilitata professore Associato. Candidata uninominale del MoVimento 5 Stelle in Umbria per il Senato della Repubblica nel Collegio di Perugia

Negli ultimi anni l’Università italiana ha visto mutare le regole non solo del reclutamento dei docenti e dei meccanismi di governo interno, ma anche di finanziamento degli Atenei.
In particolare in relazione a quest’ultimo profilo, i Governi degli ultimi anni, anziché migliorare, adeguandosi alla media europea, la qualità dell’intero sistema universitario attraverso un incremento dei finanziamenti, hanno introdotto una quota premiale per i c.d. Atenei virtuosi da sottrarre alle risorse distribuite alle Università.

Questo sistema, in teoria finalizzato alla ricerca di una valorizzazione del merito attraverso l’immissione di elementi di concorrenza, ha di fatto creato un progressivo sbilanciamento a livello di finanziamento agli Atenei, determinando una significativa disparità di distribuzione delle risorse.
L’errore di fondo non consiste nella previsione di una premialità per le realtà più virtuose, ma nel modo in cui la stessa è strutturata: la quota premiale attribuita ai migliori Atenei non costituisce una risorsa che va ad aggiungersi al finanziamento ordinario (FFO), bensì una risorsa da sottrarre alla quota di finanziamento ordinario (FFO) da distribuire tra tutti gli Atenei.

Ciò genera due conseguenze negative. La prima è relativa alla produzione scientifica: una ricerca di eccellenza non può di certo conseguirsi attraverso una sorta di gara per ottenere un finanziamento adeguato al funzionamento della singola Università.

La seconda conseguenza riguarda, invece, gli studenti che non vivono in prossimità di centri universitari virtuosi e non hanno alle spalle una famiglia in grado di supportare le ingenti spese per uno studio fuori sede. L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle sarà quello di eliminare le conseguenze negative di cui sopra e migliorare la qualità dell’intero sistema universitario italiano.