INQUINAMENTO: M5S, STOP DIESEL

A VERONA SI MUORE PIU’ CHE A MONACO, LONDRA, BRUXELLES, VIENNA E BERLINO

VERONA 19 APRILE – In Pianura Padana-veneta e Verona si soffoca e muore di diesel. I dati dello studio dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e del Norwegian Meteorological Institute (MetNorway), vedono le varie zone della Pianura padano-veneta in cima alle classifiche europee di morti per diesel. A Verona si muore di diesel più che a Monaco, Londra, Bruxelles, Vienna e Berlino solo per citare aree metropolitane enormi del nostro continente.

Nell’area di Verona città, vengono stimate, a causa delle emissioni diesel, 25 morti premature ogni anno a causa dei diesel; la concentrazione di Pm 2.5 dovute al NOX (gli ossidi da azoto) sono pari a 1.02 microgrammi per metro cubo. Cifre che superano, per contentrazione e presunti decessi per la stessa causa aree metropolitane come Londra (24 morti e 0.13), Bruxelles (22 e 0. 25) Roma (20 e 0.24 ) Madrid (9 e 0.04), Barcellona (12 e 0.08), Lione (13 morti e 0.28 Pm 2.5), Parigi sud (12 e 0.20), Berlino (13 e 0.12), Vienna (13 e 0.14), Francoforte ( 15 e 0.16), Anversa (15 e 0.26).

Per quanto riguarda gli altri quadranti veneti la stima delle morti premature per diesel di Verona città risulta essere superiore a quelle di Padova (23 e 0.66 microgrammi per metro cubo Pm 2.5), di Vicenza (21 e 0.95), di Treviso (21 e 0.68), e dell’Est Veronese (18 e 0.92). Va leggermente meglio la zona del lago di Garda con una stima di 8 morti premature causate dal diesel, dato che precede quello di Venezia (7 morti premature stimate ogni anno). Le varie aree della pianura padana sono comunque tutte tra le prime 50 zone più inquinate d’Europa.

«Si tratta di valori da allarme vero e proprio: come denunciamo da anni l’Italia è la maglia nera sui dati di morti per emissioni da diesel e siamo la maglia nero nelle politiche di rilancio di settori innovativi e sostenibili – afferma Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle – Occorre invertire la rotta e sia il piano energetico del Movimento 5 Stelle che quello sulla mobilità predispongono soluzioni concrete e di rilancio industriale innovativo e amico di salute e ambiente».

STOP NUOVE AUTOSTRADE – SI A PIANI PER RADDOPPIARE FONDI PER TRASPORTI FERROVIARI LOCALI E INTERREGIONALI

«Ogni giorno oltre 25.000 Ti viaggiano sull’autostrada Milano-Venezia, si vogliono spendere 10 miliardi per far transitare al massimo 58 treni merci sulla inutile linea ad alta velocità Brescia-Padova – aggiunge Manuel Brusco, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle – A questo aggiungiamo che si vogliono realizzare nuove inutili autostrade come le varie Pedemontane che non faranno che aumentare l’inquinamento come mostrano diversi studi. Con un quinto della cifra si potrebbe rivoluzionare in maniera sostenibile il trasporto merci in tutta la pianura padana con raddoppi e potenziamenti ferroviari locali e interregionali»

STOP IMMATRICOLAZIONE DIESEL , PUNTARE SU ELETTRICO – APPOGGIO AI BLOCCHI TRAFFICO DIESEL

Per Businarolo e Brusco è fondamentale «programmare nei prossimi anni il divieto d’immatricolazione di autovetture diesel /benzina e appoggiamo sin da ora ogni blocco in tal senso da parte delle città italiane a partire da quelle della Pianura Padana, fin da subito». Inoltre occorre applicare di fatto gli accordi di programma per la pianura padana siglati nel giugno 2017 tra il Ministero dell’Ambiente e le Regioni interessate, tra cui il Veneto. «Mancano completamente le risorse – sottolineano i due esponenti pentastellati – agli accordi non è seguita la copertura».

The top 100 European places where Dieselgate kills the most

Morti per Diesel annui

Il Programma del MoVimento 5 Stelle è quello votato dagli iscritti

Su questa storia dei programmi del MoVimento 5 Stelle siamo costretti a smentire il Foglio, perché la vera truffa è proprio l’articolo che oggi ci accusa di aver modificato i punti programmatici subito dopo il voto delle elezioni politiche.
Andiamo per ordine. Il Foglio scrive che “fino al 2 febbraio sul sito del M5S c’era un programma, il 7 marzo – tre giorni dopo le elezioni – ce n’era un altro”. Falso. Il programma definitivo è stato pubblicato il 21 febbraio 2018, dopo un’ultima revisione dedicata all’impostazione grafica.

Come si vede anche da questo link relativo al programma Esteri, i punti votati dai cittadini sono gli stessi inseriti nel programma. Leggete qui e verificate voi stessi.

Le versioni precedenti a quelle definitive, pubblicate il 21 febbraio 2018, erano chiaramente versioni provvisorie, sviluppate all’interno di gruppi di lavoro ad aprile dello scorso anno e che poi sono state oggetto di ulteriori modifiche, accogliendo proposte e istanze, fino alla stesura definitiva.

Tra l’altro il Foglio scrive che le due versioni sono di senso “totalmente diverso e spesso diametralmente opposto”. Ad esempio cita un passaggio della prima bozza, in cui si legge “ripudiamo ogni forma di colonialismo, neocolonialismo e ingerenza straniera”, ma nella versione finale c’è scritta la stessa identica cosa, in una forma più adeguata: “La politica estera del Movimento 5 Stelle – riporta la versione finale – si basa sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi​”. Dove sarebbe il senso “diametralmente opposto” di cui parla il Foglio?

E ancora: il Foglio scrive che sulla Nato si leggono posizioni diverse, ma anche in questo caso mente. Nel programma definitivo si legge infatti che il “Movimento 5 Stelle sostiene l’adeguamento dell’Alleanza Atlantica (NATO) al nuovo contesto multilaterale, contemplando un inquadramento delle sue attività in un’ottica esclusivamente difensiva. È indispensabile una riflessione sull’attuale ruolo della NATO”. Non è quello che diciamo da sempre?

Insomma, ci sono state solo piccole modifiche di forma, una cosa normalissima. Nessun cambiamento di sostanza. Accade così per tutti i programmi elettorali di tutte le forze politiche del mondo: c’è una prima bozza, poi nuove stesure e lavori di editing. Non c’è nulla di cui stupirsi.

I punti votati dai cittadini, infine, sono nel programma che il candidato premier Luigi Di Maio ha presentato in campagna elettorale.

Una delle nostre battaglie storiche prende vita: la class action europea

di Marco Zullo, EFDD – M5S Europa

Prende forma giuridica la class action europea. Dopo lo scandalo Volkswagen, con la differenza di trattamento riservato alla clientela USA rispetto ai cittadini europei, e dopo le nostre innumerevoli denunce, qualcosa inizia a muoversi. Nel futuro i cittadini truffati dalla multinazionale di turno avranno la possibilità d’intraprendere un’azione comune collettiva per ottenere il risarcimento; un’azione che avrà una forma all’interno dell’ordinamento dell’Unione Europea. Meglio tardi che mai, è una delle richieste che il nostro gruppo ha avanzato fin dal suo ingresso a Bruxelles ed è una delle battaglie storiche che ci contraddistingue: fare in modo che i cittadini possano mettersi in rete e difendersi contro i colossi che ledono i loro diritti.

Ad oggi persiste infatti un vuoto normativo enorme, specie se paragonato al sistema statunitense, dove le class action hanno costretto la Volkswagen a pagare 25 miliardi di dollari in sanzioni. In quest’ottica, le quattro proposte legislative presentate dalla Commissione Europea l’11 aprile sui diritti e la tutela dei consumatori, rappresentano senz’altro un passo avanti nella giusta direzione.

Le società che commettono abusi nei confronti dei consumatori dovranno essere sanzionate di almeno il 4% del loro volume d’affari annuale. Una percentuale che gli Stati potranno anche decidere di incrementare sul proprio territorio e che risulta in linea con le sanzioni previste per la violazione del GDPR, il regolamento sulla protezione dei dati personali che entrerà in vigore in tutta Europa il 25 maggio. È fondamentale che le sanzioni siano proporzionate al danno causato e che siano consistenti, in modo da garantire un effetto dissuasivo concreto per le società che ingannano i consumatori.

La proposta della Commissione UE non risulta però retroattiva. Significa che gli abusi della Volkswagen, ad esempio, non potranno essere puniti con la class action, anche se i loro effetti si riverberano ancora oggi sui cittadini. Una lacuna che dobbiamo senz’altro colmare. Il pacchetto, definito “New Deal per i Consumatori”, contiene anche altre proposte molto interessanti, come l’introduzione di tutele per i consumatori vittime di pratiche commerciali sleali (ad esempio, la pubblicità ingannevole).

I consumatori sono la parte più debole del sistema e, nel risarcimento collettivo, devono aver diritto ai danni morali oltre che a quelli materiali. Dobbiamo inoltre assicurarci che anche gli agricoltori danneggiati da sostanze chimiche di industrie poco attenti all’ambiente o i lavoratori danneggiati da compagnie che non rispettano la salute e le norme di sicurezza abbiano diritto ad una class action. In Commissione Mercato Interno e Protezione Consumatori (IMCO) e in tutte le altre fasi legislative vigileremo affinché i principi contenuti nelle proposte siano effettivamente applicabili nella piena tutela dei consumatori.

Come nacquero i vitalizi (e come scompariranno)

di Riccardo Fraccaro

In pochi sanno che i vitalizi sono stati introdotti in gran segreto, con una riunione riservata tra i deputati dei vari schieramenti. Era il 21 dicembre 1954 quando i politici decisero di farsi un regalo natalizio a spese dei cittadini: con un blitz in Ufficio di Presidenza approvarono una delibera che stanziava 452 milioni di lire a favore delle pensioni privilegiate dei deputati. Alle spalle dei contribuenti.

Un atto accolto con profondo sdegno da un deputato trentino, Giuseppe Veronesi, che inviò una lettera al Presidente della Camera Gronchi per annunciare le proprie dimissioni. Veronesi, originario di Rovereto, era un ingegnere aeronautico che si impegnò soprattutto per l’opera di moralizzazione del Paese: fu infatti membro della Commissione Antimafia. Era molto legato al Trentino-Alto Adige e si adoperò per lo sviluppo del territorio sul piano industriale ma anche artigianale. Un politico nel senso più nobile del termine.

Nella lettera protestava per la scelta di tenere nascosta ai cittadini la delibera sui vitalizi e invocava la necessità, per i parlamentari, di dare il buon esempio. Nonostante siano passati 64 anni il messaggio di Veronesi è ancora attuale: ora più che mai è necessario recuperare la dimensione etica della politica.
Il MoVimento 5 Stelle abolirà i vitalizi nel giro di due settimane con una delibera, utilizzando proprio lo stesso strumento che li ha introdotti. Sono un istituto anacronistico e inaccettabile, la Terza Repubblica nasce per restituire centralità ai cittadini. Non possono più esserci privilegi per la politica, dobbiamo riaffermare l’equità sociale per ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e società.

I vitalizi, come ci dimostra questa lettera, scatenano indignazione sin dal giorno della loro istituzione. I parlamentari trentini che percepiscono il vitalizio, per rispetto nei confronti del nostro conterraneo Veronesi, dovrebbero essere i primi ad esprimersi a favore. In ogni caso ci penserà il MoVimento 5 Stelle a toglierli dall’imbarazzo cancellando una volta per tutte questo inaccettabile privilegio.

Fico assente a Ivrea, la non polemica

M5s, Fico: “Io assente alla convention di Ivrea? Ora rappresento tutti gli italiani e sono terzo rispetto alle forze politiche”

“C’era tanto lavoro da fare. Ora rappresento tutti gli italiani, come terza carica dello stato sono ‘terzo’ rispetto alle forze politiche e va bene così”. Lo ha detto il Presidente della Camera, Roberto Fico, rispondendo a chi gli chiedeva come mai ieri non è stato presente alla manifestazione M5s di Ivrea. In mattinata Fico ha inaugurato la manifestazione ‘Domenica con Montecitorio a porte aperte’, la prima da quando è stato eletto.  L’iniziativa della Camera dei deputati prevede una volta al mese l’apertura del Palazzo alle visite del pubblico.

Il MoVimento 5 Stelle vince perché è al passo coi tempi

Di seguito l’intervista concessa da Davide Casaleggio al Sole 24 Ore

Il M5S è arrivato a eleggere 331 parlamentari e a presiedere la Camera con Fico. Una “visione” di suo padre che si avvera?

Sì, se per visione si intende l’idea di mettere il cittadino al centro della politica. Il M5S è nato in Rete e continua a vivere in Rete. Basti pensare che i parlamentari nei listini plurinominali sono stati scelti dagli iscritti con votazioni online su Rousseau. Anche questa era un’idea di mio padre.

A Ivrea si parla dell’Italia dei prossimi 10-15 anni. Qual è il manifesto dell’associazione Gianroberto Casaleggio?

Il manifesto è stato presentato durante le due cene di Milano e Roma e tra i dieci princìpi ci sono l’importanza di immaginare il futuro e di far circolare liberamente le idee, anche e soprattutto attraverso la Rete; la Rete vista come vero diritto, strumento di condivisione del sapere e fondamentale per l’accrescimento della conoscenza individuale e collettiva. E ancora, l’importanza della comunità e il rispetto per la natura. Al Sum annunceremo le attività dei prossimi mesi.

Parliamo del futuro delle nostre imprese: che cosa serve, a suo avviso, perché sia roseo?

Innovazione e internazionalizzazione sono le parole chiave. Le aziende che non coglieranno le opportunità dell’intelligenza artificiale, blockchain e dell’internet of things vedranno ridimensionarsi la propria presenza sul mercato come è già avvenuto con quelle che non hanno colto l’opportunità della Rete negli ultimi dieci anni. L’internazionalizzazione è fondamentale per creare economie di scala e reggere il confronto con le aziende estere.

In uno studio recente commissionato alla Casaleggio Associati per valutare l’innovazione digitale delle aziende emerge tutto il ritardo italiano. Come invertire la rotta?

Al nostro Paese non mancano né strumenti né risorse. Manca piuttosto la razionalità e l’organizzazione nel gestirli, con il risultato di una grande dispersione di opportunità. In Francia questo problema è stato risolto attraverso la creazione della Banca pubblica di investimento e con il coinvolgimento delle grandi aziende francesi in un processo di corporate venture capital a supporto dell’ecosistema. Far crescere il settore del finanziamento all’innovazione è il primo passo anche per attrarre i grandi fondi internazionali del private equity, che in questo momento vedono il mercato italiano troppo frammentato e costoso da gestire.

Lei è il presidente della Casaleggio Associati, dell’associazione Gianroberto Casaleggio e dell’associazione Rousseau, che gestisce la piattaforma digitale M5S. Come replica a chi la accusa di conflitto di interessi?

Sia la Casaleggio Associati che l’associazione Gianroberto Casaleggio non hanno nulla a che fare con la politica. Sono entità, come ribadito più volte, totalmente estranee al M5S. Il mio impegno nell’associazione Rousseau è gratuito e non ha nulla a che vedere né con l’azienda che presiedo né con l’associazione in nome di mio padre, che ha uno scopo preciso: trovare spunti di dibattito e idee per capire il futuro. Una cosa che accomuna l’associazione Gianroberto Casaleggio e l’associazione Rousseau è che non hanno fini di lucro. I conflitti di interesse sono ben altri. E in Italia li conosciamo benissimo da anni.

Tante polemiche ha suscitato l’obbligo, per i parlamentari, di versare 300 euro al mese a Rousseau. Oltre un milione l’anno: a cosa servirà?

Rousseau è un sistema operativo che ci invidiano in tutto il mondo. È la piattaforma cuore pulsante del M5S, che nasce e si muove in Rete. Le donazioni servono per rendere Rousseau sempre più performante, con nuovi sviluppi, e sempre più sicura. Poiché l’associazione Rousseau non ha fini di lucro, ogni centesimo viene rendicontato.

Il Garante privacy ha comminato a Rousseau una sanzione di 32mila euro. I dati degli iscritti saranno tutelati meglio?

Abbiamo recepito e applicato tutte le indicazioni del Garante.

Che idea si è fatto sul caso Facebook-Cambridge Analytica?

Credo che il vero nodo sia l’approccio. Non si può contrastare un fenomeno del genere con regolamenti obsoleti. Oggi stiamo legiferando l’era dei dati con regole troppo analogiche. È necessario un cambio di paradigma.

Sul Washington Post ha scritto che «il M5S è un vento inarrestabile»…

Il successo del M5S è essere al passo coi tempi. Sia per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico e infrastrutturale, sia per quanto riguarda le battaglie e le proposte portate avanti. Intercetta l’Italia delle persone perbene.

Se arriverà al governo sarà il primo partito digitale al mondo a entrare nella stanza dei bottoni. Che ruolo avrà Rousseau?

In realtà siamo nelle stanze dei bottoni di importanti città come Roma, Torino, Livorno già da tempo. Rousseau continuerà a svolgere il suo ruolo di far esprimere gli iscritti del M5S in tutte le questioni in cui saranno coinvolti su decisione del capo politico.

Il contratto di governo proposto da Di Maio guarda sia alla Lega sia al Pd. Come è possibile un’identità tanto liquida? Il M5S è il nuovo centro?

Non è più possibile ragionare con le categorie novecentesche di destra, sinistra e centro. Non fanno più parte del vissuto dei cittadini. Hanno esaurito il loro “compito”, se così si può dire. Come le dicevo il successo del M5S è anche essere al passo coi tempi. Le ideologie non esistono più.

Di Maio premier resterà la conditio sine qua non del M5S per il governo?

Luigi Di Maio è stato il candidato premier più votato il 4 marzo, con oltre 11 milioni di voti. Una volontà popolare ampiamente espressa, dunque. Non vedo ragioni per ribaltare il risultato delle urne.

Un’analisi sul terrorismo in Italia: scenario attuale e previsioni future

di Paola Giannetakis, candidato ministro dell’Interno del MoVimento 5 Stelle

Il terrorismo home-grown rappresenta una crescente minaccia per la nostra sicurezza e aumenta di riflesso ed in risposta sia al cambiamento degli scenari internazionali, dai quali per lo più origina, che alle dinamiche sociali ed individuali che crescono nel nostro territorio. I rischi per la sicurezza interna possono essere derivanti da azioni di singoli o gruppi, estremisti di natura violenta, soggetti radicalizzati o foreign fighters reduci dagli scenari di conflitto.

Nel corso degli ultimi due anni, i casi di intercettazione e di successivi provvedimenti giudiziari e / o di espulsione a carico di possibili terroristi e comunque di individui coinvolti in attività di reclutamento e proselitismo sono aumentati. Alcuni dati: 29 gli espulsi dall’inizio del 2018, 262 gli espulsi* dal 2015 ( dati del Viminale* marzo 2018) con un aumento di oltre il 60% dal 2016 al 2017, al 31 dicembre 2017 si osserva un aumento del 9% di arresti di estremisti per motivi religiosi ed un aumento di oltre il 10% di attività di monitoraggio di foreign fighters.
Dal report annuale Europol (TESAT 2017) nel 2016, 718 individui sono stati arrestati per reati legati a sospetto terrorismo jihadista. Il numero degli arresti è particolarmente aumentato in Francia (da 188 nel 2014 a 429 nel 2016).

E’ ragionevole ritenere che il fenomeno sia ancora sommerso e quindi prevedere una crescita e non una scomparsa del fenomeno. Pertanto i dispositivi adottati, che oggi appaiono adeguati agli interventi di prevenzione e contrasto, in prospettiva della reale evoluzione del fenomeno terroristico, a breve non riusciranno a rispondere con la stessa efficienza.

Elmahdi Halili, arrestato qualche giorno fa, secondo i riscontri ottenuti durante le fasi di indagine era pronto a mettere in atto un’azione terroristica ed era collegato ad una rete che da tempo si era strutturata con l’obiettivo di reclutare soggetti in tutto il territorio nazionale. Gli organi inquirenti sostengono che fosse già nella fase di pianificazione di un attentato. Halili, arrestato e condannato nel 2015, nell’ordinanza di custodia cautelare veniva descritto dal GIP come un soggetto di “elevata pericolosità e potenzialità criminali”, una personalità caratterizzata da «posizioni estremamente radicali», la descrizione attenta del magistrato si è rivelata essere non solo perfettamente aderente alle caratteristiche del soggetto ma lungimirante della sua condotta, quell’osservazione è confermata oggi dal nuovo arresto, esempio pregnante che il percorso che viene definito semplicisticamente radicalizzazione non è di facile trattamento proprio perché non è una patologia ma ha radici profonde nell’individuo.

Il reclutamento, ruolo del web, strumenti investigativi e informativi

L’International Centre for Counter-Terrorism ha pubblicato un report a Marzo, relativo al passato triennio, in cui si analizza la strategia di Daesh di diffondere comunicati, contenuti e messaggi attraverso riviste in lingua inglese al fine di raggiungere individui che vivono in occidente, musulmani ma anche possibili soggetti che possono convertirsi e radicalizzarsi, la stessa strategia di diffusione nella lingua italiana emerge in questi giorni in maniera più intensa, le informazioni sono state rintracciate sui social, in particolare su twitter. Questo dato conferma l’importanza e la crescente necessità di adeguato impiego dei nuovi strumenti tecnologici investigativi digitali e della social media intelligence.

Coordinamento e cooperazione fra le Forze di Polizia

Uno strumento sicuramente valido è rappresentato dal Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) che permette un rapido coordinamento, tuttavia lo stesso deve essere implementato, arricchito di contributi da parte di tecnici e analisti. Le attività di coordinamento e information sharing fra le varie Forze di Polizia e gli organi d’Intelligence, nonché le attività di cooperazione internazionale, saranno cruciali se realizzate secondo criteri di praticità e pragmaticità e fondate su comuni obiettivi.

La pericolosità sociale

Le misure giuridiche tradizionali sono oggi da rivedere, in particolare il fenomeno della radicalizzazione deve essere affrontato anche nella misura restrittiva modulata da una rivalutazione dello strumento di valutazione della pericolosità sociale. Coloro che mostrano comportamenti di elevato rischio e concreta possibilità di reiterazione del reato devono essere soggetti a misure idonee che hanno come obiettivo la sicurezza della collettività prima di tutto.

Identificazione e protezione dei confini nazionali

Governare adeguatamente i flussi migratori è una priorità alla quale si aggiunge la crescente preoccupazione di questi mesi, i chiari richiami di organi quali Frontex sulla possibilità concreta che molti dei foreign fighters di ritorno entrino nascosti nei gruppi di migrantiche approdano sulle nostre coste. L’emergenza è quindi rappresentata dalla necessità di utilizzare procedure di identificazione veloci, precise e anche di consentire la raccolta di tutti i dati biometrici rilevati in modo da renderli disponibili con immediatezza a tutte le Forze di Polizia. Questo può essere realizzato grazie all’uso massivo delle tecnologie biometriche che consentono il riconoscimento dei soggetti al di la del possesso di un documento di identità. In particolare questo produrrà risultati positivi in presenza di combattenti di ritorno.

La pericolosità dei combattenti di ritorno

La riflessione e la conseguente perplessità sull’effettiva autenticità di intenti di coloro che hanno prima sposato una causa, abbandonando un sistema sociale al quale appartenevano per poi arretrare su posizioni opposte, apre ad uno scenario di incertezza. Quanto questi soggetti nel lungo periodo possano rappresentare un rischio è questione da affrontare in maniera efficace rispettando i diritti ma anche tenendo presenti le criticità che tali soggetti possono rappresentare.

Conclusioni

In conclusione, l’adozione di strumenti di prevenzione, strumenti predittivi di controllo e contrasto, strumenti e politiche sociali, culturali e psicologiche, debbono essere pensati e sviluppati in sinergia e in prospettive di longitudinalità per riuscire efficacemente nel contrasto al terrorismo e all’estremismo di natura violenta.