Serve al più presto dare alla Catullo certezze sia sul fronte della questione SAVE che sul tema del numero di voli ammissibili proposti in sede di Commissione Ambiente Aeroportuale

È necessario chiarezza sul futuro della Catullo – spiega Businarolo – la questione dell’ingresso della SAVE definita non conforme sia da ANAC che dall’Antitrust , e la questione del numero di voli ammissibili contenuti nel Piano di Sviluppo al 2030 presentato all’ENAC,stanno minando il futuro dell’aeroporto di Verona.

Sto preparando un interrogazione parlamentare – continua la Businarolo – al Ministro dei Trasporti affinché venga presa una decisione sui pareri dell’ANAC ed Antitrust e chieda all’ENAC come sia possibile ridurre la capacità aeroportuale del 50% per il 2030 (da 80 mila a 42 mila) compromettendo lo sviluppo economico-occupazionale di Verona e del territorio del Garda. I conti non mi tornano, come è possibile che l’aeroporto di Verona (secondo il piano presentato dalla SAVE) cresca solamente di poco più di 1 milione di passeggeri nei prossimi 12 anni arrivando solamente a 4.5 milioni di passeggeri quando il 2018 si chiuderà con più di 3.4 milioni di passeggeri ? È evidente che qualcuno gioca la carta del ridimensionamento ma ciò non può essere accettato dal territorio del Garda. Ridurre il numero di voli porterà i comuni limitrofi allo scalo di Verona a rivedere i piani regolatori, consentendo di costruire sempre più vicino al perimetro aeroportuale, compromettendo inevitabilmente il futuro sviluppo dello scalo stesso. Di esempi di mancate pianificazioni del territorio negli intorni di aeroporti in Italia ce ne sono stati tanti negli ultimi decenni,  oggi la situazione del territorio intorno allo scalo di Verona non è compromesso con ampi margini che garantiscono una crescita compatibile per l’aeroporto, perché ora compromettere tutto facendo una zonizzazione sulla base di una riduzione del 50% dei voli ammissibili per il 2030 ?
Ripeto – continua Businarolo – servono certezze affinché sia consentito allo scalo di Verona di intraprendere una fase di sviluppo importante senza impedimenti, e questo con la SAVE non potrà mai avvenire, visto anche il piano di sviluppo al 2030 presentato in ENAC. Si deve esprimere il Ministero, la questione della legalità è un principio a cui il movimento non rinuncia.

Mamme No Pfas: oggi dal vescovo, poi da Papa Francesco [VIDEO]

di Francesco Brasco di Vvox

«Salvare l’acqua per salvare la vita». È questo lo slogan che riassume la finalità della battaglia delle Mamme No Pfas che proseguono nella mobilitazione sul territorio e incontrano gli esponenti politici del Consiglio regionale, del Parlamento italiano e dell’Unione Europea. Recentemente una delegazione è stata a Bruxelles dove ha incontrato, tra gli altri, i parlamentari Curzio MalteseElisabetta Gardini e Mara Bizzotto. Sono determinatissime le famiglie dell’area rossa tra Vicenza, Verona, Padova e Rovigo (area che conta almeno 300 mila abitanti) nella lotta contro l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche che avvelenano le falde. Vogliono «inquinamento zero» e quindi «la chiusura della Miteni, la bonifica e i nuovi acquedotti». Le Mamme No Pfas andranno stasera a trovare il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, che a dire il vero ha già manifestato in piazza con loro a Lonigo un anno fa (ottobre 2017).

«Anche per la Chiesa l’acqua è importante, serve per il Battesimo – dicono le Mamme – e dal Vescovo ci aspettiamo che smuova la situazione toccando le coscienze delle autorità civili(Governo, Europa e magistratura) che hanno potere sull’argomento». «E poi il nostro prossimo obiettivo è sensibilizzare e incontrare sua Santità Papa Francesco – affermano le Mamme – sua è l’enciclica “Laudato Sì” per la salvaguardia del Creato e siamo sicure che ci appoggerà». Insomma i valori cristiani, a partire da quello del rispetto della vita, ci sono tutti. Intanto ieri pomeriggio sono passati il vicesindaco di Vicenza Matteo Tosetto (Forza Italia) e l’on. Francesca Businarolo (M5S). Intanto al presidio si parla anche di programmare un incontro con il Ministro dell’ambiente Costa.

L’INQUINAMENTO PARTE DA TRISSINO
La cronaca degli ultimi mesi si concentra molto sull’azienda chimica di Trissino (Vicenza), Miteni Spa che è oggetto di analisi e di indagine per presunti versamenti (alcuni accertati storicamente) di sostanze inquinanti (oltre ai Pfas anche altre come GenX e C6O4) da parte dell’Agenzia per l’ambiente della Regione del Veneto (ARPAV) e della Procura della Repubblica di Vicenza. In Regione del Veneto agiscono una commissione tecnica della Giunta e ha concluso il suo lavoro con un importante dossier di 477 pagine la Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale.
Il primo agosto scorso l’assemblea di palazzo Ferro Fini ha votato all’unanimità una risoluzione che impegna la Giunta regionale sul piano ambientale, sanitario e sociale a risolvere il problema (per quanto le compete). Nel frattempo è stato nominato anche un commissionario straordinario per l’emergenza Pfas nella persona del direttore generale di Arpav Nicola Dell’Acqua.

MANCA UN LIMITE DI LEGGE PRECISO
Ma cosa manca davvero? Mancano dei limiti di legge certi e degli studi approfonditi e condivisi dalla comunità scientifica internazionale sulle conseguenze di queste molecole sull’organismo umano (e su flora e fauna) che sono definite “interferenti endocrini”. Ecco perché la capogruppo di Forza Italia in Parlamento europeo Elisabetta Gardini ha promesso un’azione importante per il prossimo 10 settembre che sarà appoggiata da moltissime forze politiche, lobby della chimica permettendo.

#IoSonoPlasticFree: grande successo per l’iniziativa del MoVimento 5 Stelle nata su Rousseau

L’iniziativa #iosonoplasticfree nasce per tutelare il nostro ambiente e migliorare le nostre abitudini. La giornata vissuta con i portavoce, con gli attivisti, con i cittadini e con il Ministro Sergio Costa è stata costruttiva e ci ha regalato emozioni e sorprese. Questo è solo l’inizio per un’Italia più pulita per noi e per i nostri figli. Grazie di cuore a tutti.

https://www.facebook.com/movimentocinquestelle/videos/294595301138140/

Altre iniziative saranno presto su Rousseau nella sezione Call to Action

di Sergio Costa

Sono stato in spiaggia a Eboli per sostenere la campagna #iosonoplasticfree del MoVimento 5 Stelle, che si estendeva dalla costiera amalfitana fino a Sapri. Sono felice che il Movimento abbia accolto il nostro appello, l’abbia fatto suo e abbia a sua volta coinvolto migliaia di cittadini. È stato bello immergersi in una iniziativa piena di passione per l’ambiente e di senso civico. Mi sono state rivolte tante domande sul lavoro del Ministero e sono stato felice di rispondere e vedere i volti soddisfatti delle persone. Perché quello che stiamo facendo è per il bene di tutti e per il bene del nostro Paese. Vedere che #plasticfree sia stato adottato da molte realtà differenti ma che hanno a cuore il proprio territorio mi rende felice.

La plastica usa e getta deve essere abolita dall’uso quotidiano, perché è dannosa per tutti: per noi, per il mare e per gli animali. Ci sono alternative altrettanto comode all’usa e getta ma che non danneggiano niente e nessuno. Stiamo lavorando con l’ufficio legislativo per favorire l’abolizione di queste plastiche e per la riduzione della loro presenza in mare. Sono convinto che i consorzi, con i quali ho già avviato un’interlocuzione, ci daranno una mano. Quella che stiamo scrivendo è una norma che coinvolgerà anche i pescatori, che potranno portare a terra i rifiuti in plastica pescati con le reti, contribuendo fattivamente alla pulizia del mare. Attualmente la normela vieta loro di farlo. A volte basta un poco di buon senso per rimuovere gli ostacoli che impediscono le buone pratiche.

Ma non basta: stiamo lavorando per poter aumentare la differenziata di qualità, e per accelerare l’iter dei decreti “end of waste”: un termine che gli addetti ai lavori conoscono bene ma che riguarda la vita di tutti noi. Infatti molti rifiuti non devono essere più normativamente definiti tali per poter essere recuperati, riutilizzati e divenire cosí di nuovo materia prima. Questo significa meno rifiuti da buttare via e una spinta vera, reale, all’imprenditoria dell’economia circolare, e quindi sviluppo e nuovi posti di lavoro.

Perché gli applausi dei cittadini sono l’antidoto ai colpi di coda dell’establishment

Il 18 agosto si sono svolti a Genova i funerali solenni delle vittime della tragedia del crollo di parte del ponte Morandi. Tutto il Governo, compatto, si è stretto intorno ai familiari delle vittime, dei feriti, intorno agli sfollati. Molti addetti ai lavori si aspettavano una vigorosa protesta popolare contro il Governo italiano invece è avvenuto un fatto che ha spiazzato tutti.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini, vicepremier e leader del M5S e della Lega, sono stati accolti da una ‘ovazione’ (copyright sito Repubblica). Mentre l’opposizione con il segretario del Pd è stato fischiato dalle stesse persone. In passato, in circostanze analoghe a quella della tragedia di Genova, non era mai capitato che nel corso dei funerali ci fossero applausi verso i membri del Governo. Quanto accaduto va ben oltre la semplice analisi o derubricazione quali applausi a M5S-Lega e fischi al Pd. Quanto accaduto rappresenta un qualcosa dal fortissimo valore simbolico. Ha ragione il politologo Piero Ignazi quando paragona quegli applausi e quei fischi a quanto avvenuto nel 1993 con le monetine lanciate a Craxi fuori l’hotel Raphael.

Quanto avvenuto rappresenta uno spartiacque. L’immagine plastica della svolta avvenuta il 4 marzo e del Governo del Cambiamento.
Bene ha fatto Rocco Casalino, nel suo ruolo di portavoce del presidente del consiglio, a segnalare a dei giornalisti un fatto così rilevante. Era un suo dovere farlo, anche considerando che molti di quegli stessi giornalisti avevano chiesto di sapere se Di Maio e Conte sarebbero entrati da ingressi laterali, aspettandosi probabilmente una qualche protesta. Perchè molti di loro erano pronti a dedicare titoloni in prima pagina e aperture qualora ad essere fischiati fossero stati i membri del Governo. Da qui anche la legittima provocazione di Casalino: “Sono curioso di leggere i giornali domani”.
Il mainstream mediatico ha provato a nascondere e minimizzare, oppure a mettere il silenziatore a quegli applausi e a quei fischi.

Ma quegli applausi non possono essere nascosti perchè rappresentano la speranza, e la rinnovata fiducia verso il futuro e verso le Istituzioni. Un paradosso che chi è stato accusato di antipolitica faccia tornare nei cittadini la fiducia nella Politica. Anche i fischi non erano indirizzati a Martina in quanto tale, ma al Pd e a tutto il sistema di potere, di interessi corporativi, di lobby che per anni hanno difeso e rappresentato all’interno delle Istituzioni. Quanto è avvenuto ha fatto crollare in un secondo il castello di sabbia costruito dal Pd e veicolato dalla stampa che addebitava al MoVimento 5 Stelle una responsabilità per il crollo del ponte Morandi che chiaramente il MoVimento non ha e non poteva avere.

Andare a recuperare una vecchia dichiarazione di un ex consigliere del MoVimento che, citando una nota di Autostrade, parlava di ‘favoletta’ a proposito di un possibile cedimento del ponte, è stata un’azione spregiudicata e profondamente scorretta. Quegli applausi e quei fischi hanno dimostrato che queste operazioni non funzionano e che il Paese sa bene dove sono i responsabili.

Quell’acclamazione significa che con ancor più forza questo Governo potrà contare sui cittadini per resistere ai colpi di coda di un establishment e di un potere che si annida ancora nei palazzi pubblici, così come in qualche redazione. Quelle sacche di potere accumulato negli anni si possono ancora percepire. Nell’operato di un funzionario, così come in quello di qualche giornalista. Che magari si sente in dovere di girare un messaggio privato a un parlamentare del Pd. La notizia non dovrebbe essere che un portavoce faccia girare una notizia, ma che dei giornalisti si sentano alle dipendenze di un partito politico dovendolo avvisare di un messaggio privato.

Autostrade, nazionalizzare conviene: più sicurezza con i pedaggi allo Stato

Di seguito l’intervista che il Ministro, Danilo Toninelli, ha rilasciato oggi al Corriere della Sera.

Ministro, lei ha già chiesto le dimissioni dei vertici di Autostrade, ma la società risponde di no, perché le cause del crollo e le eventuali responsabilità devono essere accertate dalla magistratura, sostiene.

«Che le indagini facciano il proprio corso mi pare naturale. Qui siamo su un altro piano, quello dell’opportunità — dice il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli —. Come si può pensare che i vertici di un’azienda che non è stata in grado di evitare una strage, facendo ciò che era obbligata per contratto a fare, cioè la manutenzione, possano rimanere al proprio posto? È semplicemente disumano».

Autostrade è una società privata, il governo non può obbligarla.

«Privata è la società, non il servizio pubblico che avrebbe dovuto garantire. Quindi oltre che legittima, è assolutamente doverosa la richiesta di dimissioni. Anzi, in un Paese civile, non sarebbero nemmeno da chiedere».

Accetterete la proposta di Autostrade di costruire un ponte in acciaio in 8 mesi o sceglierete una soluzione diversa con altri soggetti?

«Non ci sarà alcuno scambio tra eventuali opere di risarcimento danni a cose e beni, semplicemente doverose e scontate, e la procedura di ritiro della concessione già avviata. A parte che ricostruire il ponte è comunque un obbligo in capo al concessionario».

Eventualmente oggi lo Stato sarebbe in grado di costruire da sé il ponte?

«Difficile per lo Stato fare peggio di ciò che abbiamo visto il 14 agosto».

Toglierete il segreto dalle parti non note dei contratti fra lo Stato e Autostrade e anche sulle altre concessioni con altre società?

«Assolutamente sì. Non può esistere segreto commerciale o di Stato di fronte a contenuti di preminente interesse pubblico. Stiamo per mettere fine alla opacità che ha garantito il patto inconfessabile tra vecchia politica e certi potentati economici».

Perché il governo ha deciso la procedura di “caducazione” della convenzione anziché quella della revoca?

«Caducazione è un termine più generico che comprende revoca, rescissione, risoluzione, recesso, persino la denuncia per nullità».

Nel caso venga tolta la concessione ad Autostrade, gli oneri per lo Stato sarebbero comunque alti, fino a 20 miliardi secondo alcune stime. È così? Oppure la nazionalizzazione, al netto di un costo iniziale, poi sarebbe conveniente?

«Sarebbe conveniente. Pensi a quanti ricavi e margini tornerebbero in capo allo Stato attraverso i pedaggi, da utilizzare non per elargire dividendi agli azionisti, ma per rafforzare qualità dei servizi e sicurezza delle nostre strade. Autostrade ha accumulato 10 miliardi di utili in 15 anni».

Se andrete avanti nella procedura di caducazione, si entrerà in un lungo contenzioso legale. Nel frattempo che succede? Sarà Autostrade a gestire la rete?

«L’articolo 9 della convenzione è chiaro: il concessionario resta obbligato a proseguire nell’ordinaria amministrazione dell’esercizio delle autostrade fino al trasferimento della gestione stessa. E d’ora in poi lo dovrà fare con i livelli di manutenzione e di sicurezza previsti dal contratto e dalla legge».

La struttura di vigilanza del ministero non è in grado di assicurare controlli adeguati sulle concessionarie. Come utenti non possiamo quindi stare tranquilli. Non crede sia questo il problema più urgente?

«Non mi nascondo dietro un dito: la vecchia politica ha portato lo Stato ad abdicare prima dal suo ruolo di gestore e poi da quello di efficace controllore. Tuttavia le responsabilità sostanziali sulla tenuta strutturale delle opere sono del concessionario».

Non ritiene che il Movimento 5 Stelle dovrebbe fare autocritica su alcune prese di posizione sulla Gronda, a cominciare dall’aver definito una «favoletta» il rischio che il ponte crollasse, e più in generale sull’ostilità alla grandi infrastrutture?

«Il tema Gronda è un falso problema, meschinamente strumentalizzato in questi giorni. Stiamo parlando di un’opera che ottimisticamente sarebbe pronta nel 2029: cosa c’entra con un ponte crollato nel 2018? Non siamo assolutamente contrari alle grandi opere utili. Anzi, ne servono tante al Paese. Ma qui c’è un problema diverso, di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’esistente. Che è proprio quello che non hanno fatto quelli delle grandi opere che oggi ci contestano e che invece dovrebbero chiedere scusa e poi tacere».

Il sottosegretario Edoardo Rixi (Lega) dice che la Gronda è necessaria e si farà.

«È in corso l’analisi costi benefici. Non abbiamo pregiudizi, ma solo la volontà comune di fare bene senza sprecare un solo euro».

Ai funerali gli esponenti del Pd sono stati fischiati. Lo trova giusto?

«Vogliamo criticare le reazioni naturali di persone che hanno vissuto un dramma come quello? Mi sembra assurdo. Gli italiani hanno capito come il Pd abbia incarnato quella politica accondiscendente verso determinati soggetti e poteri, da cui i partiti hanno tratto benefici in cambio di un sistematico saccheggio di risorse. A scapito dell’erario e, tragicamente, della sicurezza dei cittadini».

Avviato l’iter per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia

di Giuseppe Conte

Ieri il Governo, tramite la competente Direzione del Ministero delle Infrastrutture, ha formalmente inoltrato a “Autostrade per l’Italia” la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione.

Il Governo contesta al concessionario che aveva l’obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’autostrada A10, la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte. Il concessionario avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro 15 giorni, fermo restando che il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia.

Si è diffusa la notizia che Autostrade per l’Italia sarebbe disponibile a ricostruire il ponte a sue spese. Se questa proposta verrà formalizzata il Governo la valuterà, ma non come contropartita della rinuncia a far valere la voce di tutte le vittime di questa immane tragedia. Se questa iniziativa di ricostruzione del ponte verrà addebitata a “Autostrade per l’Italia” sarà solo a titolo di provvisorio risarcimento del danno, fermo restando che la ferita inferta alle vittime, ai loro familiari e al Paese è incommensurabile e non potrà certo essere rimarginata in questo modo.

Questa sciagura ci impone di adottare nuove iniziative, ben più rigorose di quelle pensate dai Governi precedenti.

A) Dobbiamo configurare una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell’intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati. Dovremo essere in condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del nostro patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e urgenza.

B) Potenzieremo il servizio ispettivo 
che è istituito presso il Ministero delle Infrastrutture, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull’operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico.

C) A partire da settembre convocheremo tutti i concessionari delle infrastrutture, costringendoli a consegnarci un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a questo scopo: li costringeremo a impegnarsi in un programma di riammodernamento delle infrastrutture destinando ad esso risorse più proporzionate e adeguate agli utili che ne ricavano.

Purtroppo arriviamo al Governo un po’ tardi. Il processo di privatizzazioni che riguarda le nostre infrastrutture è stato avviato molti anni fa, secondo una logica che ha favorito la gestione finanziaria delle stesse e ha oscurato la logica industriale che invece dovrebbe caratterizzarle. Adesso ci ritroviamo con rapporti di concessione e contratti di servizio ormai in essere, alcuni dei quali scadono in un futuro non prossimo, e che contengono condizioni e clausole molto sbilanciate a favore dei concessionari.

Questo Governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e man mano che esse scadono ne approfitterà per impostare queste operazioni sulla base di nuovi princìpi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici.

Questo Governo intende dare un segnale di svolta ben preciso: d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese e, quindi, i cittadini sono disposti ad affidare alle loro cure solo a patto che il lucro che ne viene ricavato sia ampiamente compensato dalle garanzie di una “assoluta tutela e sicurezza” delle vite degli utenti e di una “gestione realmente efficiente” del servizio.

Miglioriamo le condizioni lavorative dei nostri militari

di Elisabetta Trenta, Ministro della Difesa

Gli ultimi drammatici episodi che hanno interessato le Forze Armate sono sotto la mia attenzione. É una priorità di questo governo il benessere dei nostri militari, uomini e donne, anche se le cause che determinano scelte estreme come quelle verificatesi di recente sono molteplici e complesse. Non dobbiamo lasciare spazio a strumentalizzazioni: chi non perde occasione per associare i suicidi alle condizioni di lavoro dei nostri soldati troverà davanti a se’ il mio muro. Non ammetto che un tema così delicato venga politicizzato per fini elettorali. Non è rispettoso farlo nei confronti di chi non c’è più e delle loro famiglie, che ancora oggi stanno soffrendo. Sia chiaro, il miglioramento delle condizioni lavorative dei nostri militari, ma anche del personale civile della Difesa, sono un faro che questa amministrazione vuole seguire con costanza e determinazione.

Non appena insediata ho chiesto nel merito un resoconto allo Stato Maggiore della Difesa e devo riconoscere che la risposta è stata immediata e approfondita. Questo è un aspetto che mi ha rincuorato: appurare che sono proprio i comandanti e i capi di Forza Armata, per primi, ad avere a cuore la vita dei nostri soldati! Intanto, come primo passo per stare più vicino ai nostri ragazzi ho chiesto che venga incrementato il supporto di psicologi e professionisti capaci di ascoltare chi, ogni giorno, opera al nostro servizio e per la nostra sicurezza.

Ho intenzione anche di avviare un lavoro sui ricongiungimenti familiari e sul riordino delle caserme, visto che gran parte di queste si trovano al Nord mentre la maggior parte dei militari proviene dal Sud. Così facendo sara’ possibile anche tenere conto della minaccia che, come abbiamo detto al vertice Nato, oggi è preponderante al Sud.
Questo comporterebbe nuove opportunità per le aree del Mezzogiorno, penso ad esempio all’Hub per il Sud a Napoli.

Caporalato, arresti a Verona: “Clima di impunità e corruzione diffusa: vanno aumentati i controlli sul lavoro”

L’operazione della Guardia di Finanza di Soave (Verona) disegna uno scenario inquietante. Il caporalato, com’è stato dimostrato da altri episodi di cronaca, non è confinato ai campi del meridione ma è purtroppo endemico anche al Nord. E la parte peggiore consiste nel sistema che,  nel caso portato alla luce da finanzieri, copriva lo sfruttamento. Diversi “colletti bianchi” sono stati implicati, tra cui un medico del lavoro, due dipendenti dell’Inps e proprio un militare della Guardia di Finanza. Il governo sta già pensando a delle misure: la prima, annunciata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, prevede l’aumento degli ispettori del lavoro. Risulta evidente come molti dei casi emersi, incluso quello veronese, siano figli di un clima di omertà se non di complicità, con professionisti e impiegati pubblici che si trasformavano in truffatori e falsari, convinti di farla franca. Ci sono poi le vittime, a Foggia come a Verona e nel resto della Pianura Padana persone che sono tagliate fuori dalla società civile e che non hanno accesso e talvolta nemmeno coscienza dei loro diritti di base: non solo cittadini extracomunitari, ma anche italiani, resi disperati dalla disoccupazione. Se si ritiene che i migranti siano una risorsa per la nostra economia, in particolare per il settore agricolo, allora abbiamo anche il dovere morale, da cittadini di uno Stato attento alle condizioni di tutti, di fornire loro assistenza legale.

Agli uomini della Guardia di Finanza, che si sono trovati nella sgradevole situazione di indagare su di un loro collega e che hanno consentito di scoperchiare una simile vicenda va il plauso e il ringraziamento di tutti.

Approvato il #DecretoDignità: Cittadini 1 – Sistema 0

https://web.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1844950082208196/

di Luigi Di Maio

Oggi è stato approvato il primo decreto dopo decine di anni, non scritto da potentati economici e lobby. E’ il primo decreto dopo tanti anni che mette al centro il cittadino, mette al centro gli imprenditori, mette al centro i giovani precari. Finalmente i cittadini segnano un punto: Cittadini 1 – Sistema 0.

Il lavoro precario non sarà più incentivato. Il lavoro stabile tornerà finalmente di moda!

Ci sono tante emergenze da affrontare in Italia e siamo al lavoro su tutti i fronti. Il Decreto Dignità restituisce dignità alle categorie più deboli di questo Paese, ma ce ne sono tante altre su cui dovremo lavorare. Siamo stati in Aula per tutta la discussione, non abbiamo messo la fiducia, abbiamo accolto emendamenti dell’opposizione e abbiamo approvato un provvedimento che affrontava quattro emergenze sociali: precariato, burocrazia, delocalizzazione e pubblicità sul gioco d’azzardo.

Siamo il primo Paese in Europa ad aver abolito la pubblicità sul gioco d’azzardo e dedico questo risultato a tutti quegli operatori del sociale che ogni giorno cercano di salvare padri e madri di famiglie dalle grinfie delle slot machines.

Sulla pelle dei nostri giovani non si lucra più

di Luigi Di Maio

La dignità di tutti i lavoratori, compresi quelli della gig economy, è il tema che più mi sta a cuore. Come primo atto da ministro ho subito incontrato i riders e con loro abbiamo portato avanti un tavolo con i loro datori di lavoro, ossia le piattaforme digitali che si occupano di fare le consegne a domicilio.

Gli operatori in questo mercato in Italia sono qualche decina e li ho incontrati e sentiti tutti. Parliamo di un mercato promettente, ma ancora in crescita e come spesso succede in questi casi non tutti i concorrenti sopravvivono. E’ il mercato. Tra ieri e oggi si sta cercando di dare al mio impegno per la dignità dei lavoratori la colpa del fatto che una di queste piattaforme, Foodora, sta lasciando l’Italia. E’ vero che Foodora va via, ma qualcuno sa davvero il perchè? Vi do qualche informazione in più. Foodora lascia non solo l’Italia, ma anche la Francia, l’Australia e l’Olanda perchè, spiega l’azienda: “il mercato è troppo difficile”. Quindi non per le tutele dei lavoratori che noi vogliamo aumentare.

Pensate che il mercato in cui ha deciso di investire Foodora è quello tedesco, dove i riders vengono assunti come subordinati e quindi con salario e tutele minimi.
Quello che spinge le aziende a investire più o meno è la legge della domanda e dell’offerta, non la presenza dei diritti dei lavoratori.

Sulla pelle dei nostri giovani non si lucra più.