Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro

di Alfonso Bonafede

La trasparenza viene prima di tutto, per questo abbiamo insistito per inserirla nel contratto di governo con riferimento in particolare ai partiti e alle loro fondazioni satellite. Norme che ora sono nero su bianco nella legge spazzacorrotti. Qualcuno però forse pensava scherzassimo, che fosse un vuoto annuncio come nelle migliori tradizioni della vecchia politica e quindi ecco spuntare emendamenti soppressivi laddove si dispone la pubblicazione obbligatoria di ogni contributo ricevuto dai partiti e il divieto di riceverne dall’estero.

Su questo non faremo alcun passo indietro, neanche di un millimetro. I cittadini hanno tutto il diritto di sapere chi finanzia i partiti, anche per avere più consapevolezza del proprio voto. È una norma che i cittadini chiedono da sempre e che col MoVimento 5 Stelle al governo può essere realizzata. Noi siamo stati i primi ad attuarla, senza bisogno di una legge.

La vecchia norma già prevedeva massima trasparenza per associazioni, blog e altro, collegati a partiti. Ma se si vogliono aggiungere altre cose per noi va bene, vanno bene anche le bocciofile.

Se anche Bloomberg difende la Manovra del Popolo

Ashoka Mody è visiting professor di Economia Internazionale presso l’Università di Princeton, ed è stato vicedirettore del dipartimento di ricerca e del dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale. Questo articolo, pubblicato su Bloomberg Opinion, è l’analisi indipendente di un economista che ha conosciuto da vicino le istituzioni economiche internazionali e che in questo momento lancia un messaggio chiaro: la Manovra del Popolo non è scriteriata, ma anzi proprio quello di cui l’Italia ha bisogno, dopo anni di austerità e disagio sociale. Mody non è certo un simpatizzante del Governo del Cambiamento, come dimostrano alcuni passaggi dell’articolo in cui consiglia di ridurre alcune misure all’interno della manovra. Sulla Manovra del Popolo non arretriamo di un centimetro, ma gli italiani devono sapere che nel panorama internazionale ci sono voci molto autorevoli, come quella di Mody, che riconoscono come gli sforzi di questo Governo vadano nella giusta direzione, mentre è la Commissione europea che dovrebbe cambiare.

di Ashoka Modi per Bloomberg

I leader europei stanno attaccando l’Italia per la sua manovra volta ad aumentare la spesa allo scopo di dare impulso alla crescita e combattere la povertà. Ciò che essi non riescono a riconoscere è che un maggiore stimolo alla crescita potrebbe essere esattamente quello di cui l’economia italiana ha bisogno.

Le prospettive di crescita dell’economia globale si stanno deteriorando più rapidamente di quanto i previsori abbiano indicato. Un rallentamento in Cina ha colpito il commercio mondiale, la crescita delle esportazioni europee sta decelerando e la fiducia delle imprese è diminuita fortemente. Tutto ciò non può non avere ripercussioni sull’Italia, dove la produzione industriale sta aumentando di poco e una recessione può essere imminente.
Questo è il contesto in cui si dovrebbe giudicare il dibattito sempre più acceso tra Bruxelles e Roma. Il nuovo governo italiano, guidato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, ha proposto una politica di bilancio espansiva che vede il deficit lievitare al 2,4% del PIL per il prossimo anno. La Commissione europea ha bocciato la manovra come irresponsabile, generando uno scontro che è stato segnato persino all’episodio di un deputato che ha calpestato fogli all’interno del Parlamento europeo e aspri scambi di dichiarazioni su Twitter. Nel mezzo della discordia, i rendimenti sui titoli di stato decennali italiani hanno continuato ad aumentare.

Ma se l’economia italiana è in stallo, lo stimolo fiscale può essere l’unica strada per evitare una pericolosa recessione, che potrebbe trascinare l’Italia in una crisi ingestibile. Di certo, l’insistenza della Commissione europea sul fatto che il governo italiano debba onorare gli impegni presi dai governi precedenti è completamente priva di senso. L’austerità peggiorerebbe la recessione e, perciò, aumenterebbe il peso del debito pubblico (in rapporto al PIL). A sua volta, questo aggraverebbe le tensioni sui mercati piuttosto che alleviarle.

Al contrario, entrambe le parti dovrebbero concentrarsi a discutere quale sia il livello appropriato di deficit e quali siano le spese migliori da effettuare. L’Italia deve fronteggiare vincoli molto stringenti: il rapporto debito/PIL del Paese, attorno al 132%, è già estremamente alto. Perciò è cruciale che la spesa aggiuntiva non faccia crescere il deficit al di sopra dell’obiettivo del deficit al 2,4%. A questo scopo, il governo dovrebbe moderare le sue previsioni di crescita eccessivamente ottimiste, e contestualmente limitare i suoi piani di spesa, per evitare che il deficit cresca al di sopra del livello programmato rispetto al PIL.

Riguardo a come spendere i soldi, la raccomandazione tradizionale – secondo cui si dovrebbe privilegiare le infrastrutture o altri investimenti di lunga durata – potrebbe non essere una priorità immediata. I governi italiani hanno registrato a lungo degli avanzi primari di bilancio (al netto della spesa per interessi), in un periodo in cui la bassa crescita e la crisi finanziaria hanno colpito fasce ampie della popolazione. Come hanno notato gli economisti del Fondo Monetario Internazionale, questo continuo stringere la cinghia fa crescere le richieste di taglio delle tasse e aumento della spesa pubblica per alleviare il disagio sociale. Il sostegno economico alle famiglie a basso reddito, ad esempio, potrebbe essere particolarmente efficace, perché il denaro andrebbe alle persone maggiormente in grado di spenderlo.

La guerra verbale fra la Commissione europea e il governo italiano non porta da nessuna parte. In linea di principio, la Commissione può imporre sanzioni finanziarie nel caso in cui l’Italia ignorasse le sue raccomandazioni, ma persino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha riconosciuto che fare questo servirebbe soltanto a “far avvicinare la prospettiva il default molto velocemente”. In ogni caso, queste multe sarebbero destinate al fallimento: i capi di governo che compongono il Consiglio europeo, che devono autorizzare ogni azione del genere, non imporranno sanzioni per la paura che i loro stessi Paesi possano essere multati in futuro.

Le politiche vaghe e imprevedibili del governo hanno causato sgomento sui mercati. Detto questo, anche le aspre dichiarazioni dei commissari europei sull’Italia hanno fatto crescere il costo del debito. Alcuni potrebbero vederci un’occasione utile per fare pressioni sull’Italia affinché resti in linea, ma significherebbe giocare con il fuoco. I rendimenti in crescita e la caduta dei prezzi delle obbligazioni hanno causato tensioni ai danni delle già fragili banche italiane, che detengono grandi quantità di titoli di stato. La pressione sulle banche, a sua volta, potrebbe rendere necessari dei salvataggi che peggiorerebbero ulteriormente il quadro della finanza pubblica. Il rallentamento generale dell’economia può solo peggiorare questa tendenza, spingendo le banche più deboli e le finanze pubbliche all’interno di un circolo vizioso.

In questo contesto pericoloso, non riuscire a mettere in piedi una discussione costruttiva potrebbe produrre un disastro economico e politico. Dall’altro lato, modificare la narrativa dominante per dare legittimità ad un piccolo aumento del deficit italiano rassicurerebbe gli investitori e calmerebbe i mercati. I commissari europei dovrebbero riconsiderare le loro posizioni molto rapidamente.

#Spazzacorrotti l’audizione della direzione investigativa antimafia

#Spazzacorrotti l'audizione della direzione investigativa antimafia

#Spazzacorrotti di seguito l'audizione della direzione investigativa antimafiaLe commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, presso l’Aula della Commissione Affari costituzionali, hanno svolto le audizioni di rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Direzione investigativa antimafia, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici.Qui le audizioni complete https://webtv.camera.it/evento/13129

Pubblicato da Francesca Businarolo MoVimento 5 Stelle su Giovedì 25 ottobre 2018

#Spazzacorrotti di seguito l’audizione della direzione investigativa antimafia

Le commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, presso l’Aula della Commissione Affari costituzionali, hanno svolto le audizioni di rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Direzione investigativa antimafia, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici.

Qui le audizioni complete https://webtv.camera.it/evento/13129

In prima linea per la cittadinanza digitale

L’intervista di Davide Casaleggio al Corriere della Sera

Dal palco lei ha parlato di cambiamento. Come è cambiato il Movimento in questi anni?
«Si è evoluto, ha attratto molte più persone. Ora abbiamo più livelli: dagli attivisti ai ministri. Sono tutte persone che si sono messe in gioco direttamente, per la maggior parte candidandosi direttamente su Rousseau».

Ma è cambiato anche il sentiment ora che è entrato nelle istituzioni?
«Il cuore è rimasto lo stesso, il Movimento è inclusivo come prima ma si è ampliato. Vuole attrarre competenze, persone, nuove idee. E anche nuovi strumenti. Oggi proponiamo leggi via web attraverso la piattaforma Rousseau e 22 volte sono finite in parlamento».

Prima conquistare Roma, poi andare al governo: quale è il prossimo obiettivo?
«Stiamo portando avanti il progetto della cittadinanza digitale per esplorare i nuovi diritti che stanno emergendo e costruire gli strumenti che servono per utilizzare questi diritti. I diritti non esistono da sempre o per sempre ma esistono all’interno di una comunità che li richiede. Oggi è importante richiedere nuovi diritti come scegliere i propri candidati o proporre le leggi che vengono discusse dai nostri parlamentari. Il prossimo passo sarà aumentare la consapevolezza delle persone non solo in Italia, ma anche di chi in altri Stati vuole partecipare. E con la nostra Open Academy non guardiamo solo all’Italia».

E con chi state collaborando? 

«Abbiamo contatti con diverse realtà dal Brasile, alla Finlandia, dall’Estonia, agli Stati Uniti. Tutte realtà che stanno portando avanti strumenti già utilizzabili come la raccolta firme con blockchain in Brasile».

Ora che siete al governo punta a un ritorno alle origini, a ricementare il rapporto con la base? 
«Penso che sia già ben cementato, va espanso, ampliato il più possibile. E tutti siamo impegnati per questo».

Per questo lei è sempre più in prima linea? 
«Io continuo come sempre a promuovere gli strumenti di partecipazione di Rousseau».

Ma come immagina sarà il Movimento tra dieci anni? 
«Mi piace citare una frase che diceva sempre mio padre: sarà una lunga marcia. Abbiamo sempre fatto tutto per passi. Per quello non abbiamo corso alle Politiche nel 2008 nonostante ci fosse già un forte consenso popolare. È stato un percorso lungo e non bisogna avere fretta per arrivare dove si vuole. Oggi possiamo conquistare grandi obiettivi e sono fiducioso che tra dieci anni magari non ci sarà nemmeno più la necessità di un Movimento perché la partecipazione dei cittadini sarà già intrinseca nello Stato».

Come vive il rapporto con la Lega?

«Credo sia responsabile firmare un contratto per dare un governo al Paese e poi rispettarlo in modo aperto condiviso. Per la maggior parte questo contratto contiene punti che erano stati votati e sottoscritti dagli attivisti del Movimento in oltre un anno e mezzo di votazioni su Rousseau. Il contratto stesso è poi stato votato dagli iscritti e approvato con oltre il 90%. Credo sia responsabile portare avanti questo progetto con una forza politica che comunque ha ricevuto i suoi voti, è da rispettare per questo ed è necessaria per la formazione di questo governo».

È soddisfatto dall’esito del vertice sul dl fiscale? 
«Sono soddisfatto che alla fine si sia trovata una soluzione e penso possa essere una buona soluzione per tutti».

Da imprenditore teme le ricadute dell’abbassamento del rating? Ha paura della reazione dei mercati e dell’andamento dello spread?
«Sono tutti temi da dover gestire, ma non sono da mettere in contrapposizione con le scelte politiche che si fanno nell’interesse di un Paese».

E con l’Unione Europea? È possibile trovare un compromesso ai rilievi che sono stati mossi all’Italia?
«Sono temi legati all’attività governativa e deve essere il governo a esprimersi su questo. Sicuramente ci sono delle elezioni a breve per il Parlamento europeo che incidono in tutta questa dialettica».

Bonifica di Cà Filissine, M5S Pescantina incontra Ministro dell’Ambiente

Il Movimento 5 Stelle di #pescantina ha organizzato per stamattina un incontro a Roma al ministero dell’ambiente per riuscire a fare chiarezza su questa vicenda del finanziamento per la bonifica di Cà Filissine che da anni va avanti. A differenza di altri noi abbiamo invitato i comitati locali, verrà rappresentato il Movimento Ambiente&Vita

“I soldi per Ca’ Filissine ci sono. Abbiamo la parola del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha promesso di seguire questo dossier fino alla completa risoluzione”. È quanto dichiara Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, a seguito dell’incontro avvenuto questa mattina al ministero.
“Negli ultimi anni – prosegue la parlamentare – ho fortemente contestato chi prometteva soldi per la bonifica della discarica di Pescantina, ma non ne dava prova di esistenza. Nonostante numerosi accessi agli atti e interrogazioni, è stato impossibile per me averne certezza. Ora sappiamo che tutte le pratiche burocratiche sono state avviate e sono a buon punto. Contiamo di portare a termine in tempi brevi un’operazione necessaria per il territorio”.
All’incontro hanno partecipato anche esponenti dei comitati che si sono battuti per la bonifica della discarica.
“Quella condotta a Pescantina – aggiunge Samuele Baietta, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle nel comune veronese, anche lui presente ieri – è stata innanzitutto, una battaglia civica, portata avanti dai residenti e da quanti hanno a cuore il territorio. È stato significativo che queste stesse persone abbiano potuto mettere piede in ministero: è stata data prova di grande trasparenza”.

Stiamo smascherato tutto: ecco le donazioni di Autostrade

++ STIAMO SMASCHERANDO TUTTO! ECCO LE CIFRE DONATE DA AUTOSTRADE: 150.000 EURO AL COMITATO PER PRODI, 300.000 TRA MARGHERITA E DS, 50.000 EURO AL’UDEUR, 150.000 AD ALLEANZA NAZIONALE. E POI LE QUOTE INDIRETTE NEI GRUPPI EDITORIALI DEL CORRIERE DELLA SERA, SOLE 24 ORE, IL MATTINO, IL MESSAGGERO ETC. L’ALTRA CONCESSIONARIA GAVIO HA FINANZIATO FORZA ITALIA, BERSANI, I DS. ECCO PERCHE’ TUTTI CI ATTACCANO: STIAMO TOCCANDO NERVI SCOPERTI. E’ NOSTRO DOVERE DIFFONDERE QUESTI DATI! +++

Cari amici ed amiche,
ieri è stata una giornata strana, anzi stranissima! In occasione dell’audizione di Toninelli sui fatti di Genova e sulle concessioni stradali c’erano tutti i big (proprio TUTTI!) dei partiti italiani.

C’era molto nervosismo, agitazione. Avete presente la frase “il ladro torna sempre sul luogo del delitto?”. A questo ho pensato!
Non a caso oggi Luigi di Maio ha tuonato: “chiediamo ai Benetton di pubblicare i nomi di tutti i politici e tutti i giornali finanziati nel corso di questi anni”. Hanno paura, tremano. Per questo ci attaccano col sudore, con la bava alla bocca. Si sentono beccati con la mano nella marmellata.

Dopo la richiesta di Di Maio, immediatamente mi sono messa all’opera ed ho scoperto cose assurde, che giustificano – a questo punto – gli attacchi illogici, sconclusionati, vuoti e pretestuosi che i politici stanno muovendo contro il Movimento 5 Stelle. E non solo. Anche i giornali ci attaccano! E perché secondo voi?

Ve lo spiego io, che oggi ho impiegato molto tempo per ricostruire alcuni pezzi di un puzzle vergognoso, che sa di prima Repubblica. Prima di leggere i seguenti dati sedetevi e prendete una camomilla. Perché vi arrabbierete molto.
Il capitale di Autostrade è per l’88% di Atlantia, il cui azionista maggiore è la holding Edizione, controllata per il 30% dalla famiglia Benetton. La Edizione ha detenuto sino a qualche mese fa il 2% del Sole 24 Ore ed il 2,24% di Caltagirone editore (Il Mattino, Il Messaggero…). E ha detenuto finanche il 5,1% di Rcs MediaGroup (Corriere della Sera, Oggi) conservando tutt’oggi una quota indiretta tramite Mediobanca, controllante del 10% della casa editrice. Senza considerare che la Benetton risulta essere una pregiata e ricca ‘contribuente’ dei principali quotidiani nazionali, spendendo in pubblicità circa 60 milioni solo nel 2016 . E non è finita qui, come magari avete già avuto modo di leggere.

Infatti, prima di diventare Atlantia, Autostrade Spa già s’era distinta per atti di carità e supporto dei maggiori partiti italiani. In questi giorni molti esponenti di sinistra attaccano ad esempio la Lega in tal senso, ma si dimenticano di guardare nel loro orticello. Un esempio?

Il Comitato per Prodi ebbe in donazione 150.000 euro, la stessa cifra avuta dal competitor Alleanza Nazionale 5 giorni prima delle elezioni politiche. 300.000 euro è invece la cifra che si sono divisi la Margherita e i DS dopo un po’ di tempo. Ma Autostrade Spa ha accontentato proprio tutti tutti, regalando migliaia e migliaia di euro anche a Forza Italia, all’UDC e all’UDEUR (quest’ultima ha avuto ‘solo’ 50.000 euro). Persino il Partito Repubblicano è stato destinatario di regalie a tanti zeri…insomma ci si è visti bene dal fare ingelosire qualcuno!

Ma non c’è solo Autostrade per l’Italia come concessionaria, fortunatamente! Se no sarebbe monotono. E’ notizia di oggi, ad esempio, che il campione di rendimenti derivanti dalle concessioni autostradali sia il gruppo Gavio, che con la Torino-Milano ha ottenuto un tasso di remunerazione del capitale investito del 10,52% lordo. Più di Autostrade per l’Italia, addirittura!
Alchè mi son detta: approfondiamo questo gruppo. E cosa ho scoperto? Che la Gavio Spa ha finanziato Forza Italia con circa 90.000 euro, elargendo contributi tramite delle società controllate. Avete presente le matriosche? Esatto, più o meno sto parlando di questo.

Dunque, dicevo, tramite la controllata Sina spa sempre Forza Italia è stata finanziata con 50.000 euro. Invece con l’altra controllata Sineco spa, Pier Luigi Bersani ebbe un po’ di tempo prima (2004) più di 12.000 euro. E non è finita qui: in via diretta o indiretta la Gavio ha finanziato – anch’essa – : Alleanza Nazionale, Forza Italia e i Democratici di Sinistra.
La cosa che poi mi ha fatto riflettere è che la Sineco (che è stata fino a poco fa controllata dalla Gavio) si doveva occupare di “attività ispettive volte alla verifica dello stato conservativo di strutture complesse quali ponti e viadotti” come si legge nella presentazione societaria. Cioè, la Gavio – che si occupa della gestione di reti autostradali, grandi opere, trasporti, porti e logistica – controlla una società che a sua volta si deve occupare di relative attività ispettive! Non vi suona qualcosa di strano?

Avete capito, finalmente, perché per andare da Ancona a Milano fanno pagare a\r 72 euro di autostrada o perché a Napoli il Presidente di Tangenziale Spa, Paolo Cirino Pomicino, fa pagare il casello (caso unico in Europa) in un asse interno ad una metropoli nonostante il parere contrario del Parlamento Europeo? Il tutto mente in Svizzera l’abbonamento annuale costa 35 euro o in Germania le Autostrade sono gratuite!
Avete capito perché tutti ci attaccano? Tutti: politici, giornali, radio, Tv!

Perché stiamo toccando i loro nervi scoperti, perché sanno che pian piano scrosteremo tutta questa ruggine e rilanceremo il nostro paese. E lo faremo per i nostri figli che non devono più emigrare e per la dignità che vogliamo ridare ad un territorio stuprato per troppo tempo.

Stateci vicini, perché ne avremo bisogno. Non fatevi ingannare da questi pifferai magici.

Vi auguro una buona serata. Non esitate nel diffondere questi dati, se vi va!

Tutta la verità sugli F35

di Elisabetta Trenta, Ministro della Difesa

Buongiorno a tutti, in questi giorni leggo presunti articoli o blog che ci accusano di aver proceduto all’acquisto di nuovi F35. Sono falsità! E queste falsità c’è chi le dispensa per propria ignoranza (non li biasimo dopo tutto, non è una colpa, ma li invito a leggere e a studiare i documenti) o per manifesta malafede.

Soffermiamoci però sulla malafede, che è più grave: è sorprendente che esponenti del Partito Democratico sventolino in giro e sul web dichiarazioni in cui affermano che il M5S sta comprando nuovi cacciabombardieri. Sapete perché? Perché i lotti 13 e 14 sono stati impegnati proprio dal Partito Democratico! E sapete quando lo hanno fatto? A tre mesi dalle elezioni, pur sapendo che non le avrebbero mai vinte.

Questa è la verità, parlano le carte (eccole). Ora, io sto lavorando – con grande senso di responsabilità anche verso l’indotto occupazionale e il comparto delle imprese italiane coinvolte nel progetto – per cercare di mettere ordine nel caos che ci hanno lasciato.

Ma è questo il punto: io lavoro, loro vaneggiano. Passiamo la mano e andiamo avanti.
Presto vi dirò la soluzione che abbiamo individuato e lo farò nel modo più trasparente possibile. Anche perché, sia molto chiaro, io non ho nulla da nascondere. Se c’è qualcuno che ha qualcosa da nascondere, oggi, siede tra i banchi dell’opposizione. Viva le Forze Armate! Viva l’Italia!

Mai più tagli alla sanità italiana: garantire gli stessi servizi in tutte le regioni

Di seguito l’intervista rilasciata da Giulia Grillo a La Verità

Ministro, come sta, e quando nascerà suo figlio?

«Sto bene, manca un mese al parto e non posso lamentarmi delle mie condizioni. Certo i 15 kg si fanno sentire, però questa gravidanza l’ho desiderata e mi aiuta ad affrontare tutto: farlo per il mio bambino è la mia forza».

La preoccupa conciliare maternità e impegno politico?

«Ho scoperto di essere incinta dopo le elezioni del 4 marzo, mentre stavo festeggiando il successo elettorale del Movimento 5 stelle. Fare il ministro è un impegno totalizzante, ho tutta la determinazione e la voglia di portarlo avanti. Noi donne siamo brave a conciliare tutto, per cui lo dico a voce alta a chi vuole diventare madre: non fatevi scoraggiare. Se non ci sono problemi di salute particolari è possibile lavorare e portare avanti una
gravidanza, basta qualche piccola attenzione in più. Ho smesso di fumare, sono contenta di averlo fatto».

Alcuni la danno in uscita dal ministero: cosa risponde?

«Voci prive di fondamento. Vorrei dire a tutte le lettrici: difendiamo il diritto a essere madri e lavoratrici. Il rischio di fare passi indietro è sempre in agguato, e l’Italia non può permetterselo. E ringrazio il post su Facebook del vicepremier Luigi Di Maio, un grande esempio di difesa delle pari opportunità!».

Il suo programma dipende dalle assegnazioni finanziarie previste dalla legge di Bilancio per la sanità. Quali sono le priorità e qual è la soglia di finanziamenti al settore oltre il quale si riterrà soddisfatta?

«Abbiamo ereditato una situazione complessa. Ma vogliamo invertire la tendenza sulla sanità, già a partire dalla Nota di aggiornamento al Def. Abbiamo aumentato subito di oltre un miliardo le risorse previste per la sanità da chi ci ha preceduto, e scritto nero su bianco le percentuali di spesa sanitaria rispetto al Pil. Il mio impegno è di trovare ulteriori risorse. Finché ci sono io, tagli alla sanità non se ne fanno. Per il 2019 abbiamo calcolato 117,2 miliardi per i fabbisogni della Sanità a fronte dei 116,1 previsti da Gentiloni. Prima di noi si prometteva l’aumento delle risorse senza realizzarlo e la sanità pubblica ci ha rimesso miliardi: questo si è tradotto in tagli ai servizi. Io ho blindato l’impegno di queste risorse aggiuntive e lotto per portare un risultato ancora migliore. La sanità ha pagato un conto salatissimo in questi anni. Quanto alle priorità, abbiamo l’imperativo di garantire l’erogazione degli stessi livelli essenziali di assistenza in modo equo su tutto il territorio. Oggi non è cosi».

E poi?

«Gli investimenti nelle infrastrutture. Stiamo predisponendo un piano Marshall per la sanità. II ministero ha calcolato in 32 miliardi le risorse necessarie per riorganizzare il patrimonio edilizio, per l’adeguamento sismico, per la riqualificazione degli edifici e per l’adeguamento tecnologico delle attrezzature. Importanti novità sono previste già in questa legge di Bilancio. La novità è mettere a sistema le risorse provenienti dai vari soggetti istituzionali. Si parte da circa 5 miliardi che il ministero della Salute ha già a disposizione. Ma ovviamente è un piano pluriennale».

L’intersindacale medica si prepara a uno sciopero per il rinnovo del contratto. Qual è la sua posizione in merito?

«È un diritto garantito costituzionalmente e come tale va rispettato nell’ambito delle leggi che lo regolano. Cerchiamo di individuare le soluzioni adeguate a un problema che, non dimentichiamolo, viene da lontano».

Mancano all’appello 47.000 medici, e lei ha proposto di abolire il numero chiuso.

«In Italia non mancano i dottori, ma gli specialisti e ¡ medici di famiglia, ed un problema che riguarda proprio i giovani laureati. Stiamo preparando un provvedimento che darà garanzie a una serie di lavoratori a oggi “invisibili” ma che stanno reggendo il nostro servizio sanitario. Migliaia di professionisti che vanno avanti con contratti atipici senza tutele né prospettive. Sull’abolizione del
numero chiuso, la mia idea è di aggiornare la modalità di selezione con criteri più legati al merito e alla reale volontà dello studente di diventare medico».

Per recuperare le risorse lei ha accennato anche alla necessità di ridurre gli sprechi: quali, e come?

«Uno dei primi atti è stata la creazione di un tavolo di esperti per una nuova governance del farmaco e dei dispositivi medici. Sulla spesa per beni e servizi ci sono margini per rendere sempre più efficiente il sistema, soprattutto in alcune Regioni, e dare cosi ai cittadini migliori farmaci, servizi e trattamenti».

Di recente lei ha evidenziato come altamente problematico l’eccesso di spesa « out of pocket» degli italiani per la sanità. Perché è un problema, e come porri rimedio?

«La Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute. Troppi italiani rinunciano alle cure per ragioni economiche. Penso sia un dovere del ministro rimuovere gli ostacoli che danneggiano i concittadini
più in difficoltà. Per questo il Movimento si è sempre battuto contro l’eccesso di «out of pocket». Chi non può ha diritto a curarsi».

Il ministro degli Affari regionali, Erika Stefani, presenterà una proposta di legge per una sorta di «secessione » della sanità veneta. Il federalismo non rischia di accentuare le disuguaglianze?

«Le istanze di autonomia di alcune Regioni meritano attenzione, ma ancor più merita attenzione la necessità di non accentuare ulteriormente le diseguaglianze territoriali a scapito dei pazienti.
Il mio impegno va nella direzione della riduzione del gap territoriale, garantendo a tutti i cittadini le stesse possibilità. Sono siciliana e vivo da qualche anno a Roma, tocco ogni giorno con mano la differenza tra la sanità delle due Regioni».

L’Ue è intervenuta sul morbillo accusando l’Italia di essere la «causa» della sua diffusione considerandoci un Paese «untore»: è credibile?

«Il morbillo è stato eliminato in molti Paesi europei mentre in Italia la malattia è ancora endemica. Le epidemie si susseguono da oltre dieci anni e interessano soprattutto adolescenti e giovani adulti. La ragione è molto semplice: le campagne vaccinali, avviate alla fine degli anni Ottanta, non hanno mai raggiunto la copertura necessaria per bloccare la circolazione del virus e si sono accumulate intere generazioni di soggetti suscettibili. Per eliminare il morbillo anche da noi occorre rapidamente immunizzare questi soggetti, offrendo la vaccinazione in tutte le sedi e in tutte le occasioni in cui è possibile. Bisogna pensare poi a come proteggere il personale sanitario e quello scolastico, per questo coinvolgerò anche i miei colleghi di governo. Serve un’azione congiunta, una strategia che va comunicata efficacemente. Per questo presto partiranno degli spot televisivi che ho voluto e che stiamo realizzando in tempi record. II piano straordinario di eliminazione del morbillo, di cui l’Italia era dotata, era stato trascurato da molti anni. Per rispondere adeguatamente alle preoccupazioni dell’Europa, l’obbligo della vaccinazione nei nuovi nati e in età scolare – di cui stiamo discutendo da mesi – è certamente necessario per raggiungere e mantenere le coperture previste dall’Oms, ma non e assolutamente sufficiente».

Nel settembre 2014 l’Italia ha partecipato alla Global health security agenda, sottoscrivendo alla Casa Bianca un accordo sulle politiche sanitarie. Tali impegni vincolano l’attuale governo, ad esempio sui vaccini? In che modo?

«L’Italia negli anni passati si è dotata di un Piano di prevenzione vaccinale molto articolato sia in termini di popolazione interessata sia di vaccini offerti. Purtroppo non sono state stanziate adeguate risorse. Ne è un esempio l’assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale cui ho cercato di porre rimedio con uno dei nostri primi decreti. L’accordo internazionale prevedeva anche, e soprattutto, interventi di tipo formativo e culturale che in impegnavano gli atenei e il mondo scientifico. Finora nessuno di questi impegni è stato onorato da chi suo tempo li aveva sottoscritti».

Ma così non sorpassate la rigidità del governo, che molti elettori avevano criticato?

«La prevenzione vaccinale è una attività complessa e, come sappiamo, il nostro Paese non raggiunge pienamente i numeri che l’Oms ci richiede. Aver concentralo tutta l’attenzione solo sull’obbligatorietà ha fatto trascurare le altre azioni indispensabili per l’efficacia delle campagne vaccinali: i sistemi informativi (le anagrafi); l’adeguata dotazione dei servizi vaccinali, la comunicazione sociale, ecc. Negli ultimi tre anni l’avvio del nuovo Piano di prevenzione vaccinale e la legge sull’obbligo hanno messo a dura prova la capacità organizzativa dei nostri servizi presso le Asl, che negli anni hanno visto ridurre il personale. Serve una legge quadro completa e moderna, che dia al Servizio sanitario tutti gli strumenti normativi e le risorse organizzative necessarie, e il nostro ddl, che è in discussione da martedì in Senato, aiuta a fornire le risposte adeguate».

COMUNI, M5S: “SBLOCCO AVANZI AMMINISTRAZIONE È FINE DI UN INCUBO

Roma, 4 ott – “Con la circolare di ieri del Ministero dell’Economia lo sblocco degli avanzi di amministrazione per i comuni è diventato realtà. Il merito è dell’emendamento al decreto Milleproroghe, che ha liberato risorse pari a 140 milioni di euro per l’anno 2018, a 320 milioni di euro per l’anno 2019, a 350 milioni di euro per l’anno 2020 e a 220 milioni di euro per l’anno 2021. I sindaci avranno a disposizione oltre 1 miliardo di euro per rilanciare gli investimenti locali, anche nelle aree periferiche sacrificate negli ultimi anni sull’altare del Patto di Stabilità interno prima e del Pareggio di Bilancio poi”. Lo annunciano i deputati veneti del M5S.

“La sostanza è che le risorse nette per i comuni aumenteranno e potranno essere utilizzate più rapidamente. Questi soldi serviranno a finanziare tanti piccoli interventi, una cinghia di trasmissione diretta con i cittadini perché le opere oggi solo in progetto si trasformino in realtà già a partire dal prossimo anno. Abbiamo deciso di premiare subito i comuni in avanzo, anche in forza delle due sentenze della Corte costituzionale. In particolare la n. 247 del 2017 ha affermato che l’avanzo di amministrazione rimane nella disponibilità dell’ente che lo realizza” e “non può essere oggetto di prelievo forzoso” attraverso i vincoli del pareggio di bilancio”, concludono i deputati.

Businarolo su Catullo: i soci pubblici si oppongano

Catullo: all’odg aumento di capitale per Save. Businarolo: «I soci pubblici si oppongano. È l’ultima occasione per salvare l’aeroporto»

Appello della deputata del Movimento 5 Stelle a Sboarina e a Pastorello: «Non cedete lo scalo a chi negli ultimi quattro anni non ha fatto nulla per rilanciarlo»

«Aeroporto, gli amministratori locali ci pensino: è l’ultima occasione per salvarlo». È l’appello che arriva da Francesca Businarolo, deputata veronese del Movimento 5 Stelle riguardo al futuro del Catullo. Il 18 ottobre è indetta l’assemblea dei soci: all’ordine del giorno c’è l’aumento di capitale. «C’è il tentativo – avvisa Businarolo – di consentire a Save di fare un aumento di capitale dedicato all’interno della Catullo Spa. In altre parole, i soci pubblici potrebbero diluire le proprie quote di partecipazione per consentire al gestore veneziano di salire fino all’80%». Secondo la parlamentare si tratta di «un metodo inaccettabile, nonché una mossa sbagliata dal punto di vista industriale. Ancora una volta c’è l’intenzione di aggirare l’obbligo della gara. In passato – prosegue – avevo segnalato all’Anac l’operazione che ha consentito a Save di entrare nel Catullo, in quanto non è stata fatta una gara ad evidenza europea per la cessione delle quote. Una mancanza che è stata confermata anche dall’Autorità Anti Corruzione, che ha trovato la procedura non conforme, così come l’Antitrust. A breve dovrebbe arrivare ulteriori pronunciamenti».

A fine settembre si è manifestato per quanto riguarda il Catullo, l’interessamento di un fondo infrastrutturale Australiano. «È stata significativa, da questo punto di vista, la risposta tagliente del presidente Giuseppe Riello che si è subito affrettato a far sapere di non aver nessuna intenzione di vendere – spiega la parlamentare pentastellata. Sembra un controsenso. La legge Madia sulle partecipate impone che i soci pubblici escano dalla società aeroportuale, e questo deve essere fatto attraverso una gara che in cui le quote vengano vendute al prezzo di mercato. Non esiste, quindi, la possibilità di fare un aumento di capitale a favore del socio privato, come qualcuno in questi giorni sta proponendo».

«Mi rivolgo quindi al sindaco Federico Sboarina, al presidente della Provincia Antonio Pastorello, al presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, al presidente della Camera di Commercio nonché di Aerogest, Giuseppe Riello: siamo davanti a un bivio cruciale. Abbiamo tutti visto com’è stata la gestione di Save negli ultimi quattro anni. Lo stesso aumento di capitale è figlio di una sentenza del tribunale di Roma che ha condannato l’aeroporto al pagamento dei servizi di assistenza traffico aereo da parte di Enav, mettendo in seria difficoltà le casse del Catullo. Non ci sono stati investimenti in grado di far competere lo scalo con gli aeroporti vicini. Insomma, stiamo perdendo un’infrastruttura fondamentale per la città di Verona, il territorio del Garda e il Veneto occidentale. Vogliamo consegnare definitivamente l’aeroporto in mano a chi non ha saputo farlo crescere oppure puntare a un vero rilancio?»