Stiamo smascherato tutto: ecco le donazioni di Autostrade

++ STIAMO SMASCHERANDO TUTTO! ECCO LE CIFRE DONATE DA AUTOSTRADE: 150.000 EURO AL COMITATO PER PRODI, 300.000 TRA MARGHERITA E DS, 50.000 EURO AL’UDEUR, 150.000 AD ALLEANZA NAZIONALE. E POI LE QUOTE INDIRETTE NEI GRUPPI EDITORIALI DEL CORRIERE DELLA SERA, SOLE 24 ORE, IL MATTINO, IL MESSAGGERO ETC. L’ALTRA CONCESSIONARIA GAVIO HA FINANZIATO FORZA ITALIA, BERSANI, I DS. ECCO PERCHE’ TUTTI CI ATTACCANO: STIAMO TOCCANDO NERVI SCOPERTI. E’ NOSTRO DOVERE DIFFONDERE QUESTI DATI! +++

Cari amici ed amiche,
ieri è stata una giornata strana, anzi stranissima! In occasione dell’audizione di Toninelli sui fatti di Genova e sulle concessioni stradali c’erano tutti i big (proprio TUTTI!) dei partiti italiani.

C’era molto nervosismo, agitazione. Avete presente la frase “il ladro torna sempre sul luogo del delitto?”. A questo ho pensato!
Non a caso oggi Luigi di Maio ha tuonato: “chiediamo ai Benetton di pubblicare i nomi di tutti i politici e tutti i giornali finanziati nel corso di questi anni”. Hanno paura, tremano. Per questo ci attaccano col sudore, con la bava alla bocca. Si sentono beccati con la mano nella marmellata.

Dopo la richiesta di Di Maio, immediatamente mi sono messa all’opera ed ho scoperto cose assurde, che giustificano – a questo punto – gli attacchi illogici, sconclusionati, vuoti e pretestuosi che i politici stanno muovendo contro il Movimento 5 Stelle. E non solo. Anche i giornali ci attaccano! E perché secondo voi?

Ve lo spiego io, che oggi ho impiegato molto tempo per ricostruire alcuni pezzi di un puzzle vergognoso, che sa di prima Repubblica. Prima di leggere i seguenti dati sedetevi e prendete una camomilla. Perché vi arrabbierete molto.
Il capitale di Autostrade è per l’88% di Atlantia, il cui azionista maggiore è la holding Edizione, controllata per il 30% dalla famiglia Benetton. La Edizione ha detenuto sino a qualche mese fa il 2% del Sole 24 Ore ed il 2,24% di Caltagirone editore (Il Mattino, Il Messaggero…). E ha detenuto finanche il 5,1% di Rcs MediaGroup (Corriere della Sera, Oggi) conservando tutt’oggi una quota indiretta tramite Mediobanca, controllante del 10% della casa editrice. Senza considerare che la Benetton risulta essere una pregiata e ricca ‘contribuente’ dei principali quotidiani nazionali, spendendo in pubblicità circa 60 milioni solo nel 2016 . E non è finita qui, come magari avete già avuto modo di leggere.

Infatti, prima di diventare Atlantia, Autostrade Spa già s’era distinta per atti di carità e supporto dei maggiori partiti italiani. In questi giorni molti esponenti di sinistra attaccano ad esempio la Lega in tal senso, ma si dimenticano di guardare nel loro orticello. Un esempio?

Il Comitato per Prodi ebbe in donazione 150.000 euro, la stessa cifra avuta dal competitor Alleanza Nazionale 5 giorni prima delle elezioni politiche. 300.000 euro è invece la cifra che si sono divisi la Margherita e i DS dopo un po’ di tempo. Ma Autostrade Spa ha accontentato proprio tutti tutti, regalando migliaia e migliaia di euro anche a Forza Italia, all’UDC e all’UDEUR (quest’ultima ha avuto ‘solo’ 50.000 euro). Persino il Partito Repubblicano è stato destinatario di regalie a tanti zeri…insomma ci si è visti bene dal fare ingelosire qualcuno!

Ma non c’è solo Autostrade per l’Italia come concessionaria, fortunatamente! Se no sarebbe monotono. E’ notizia di oggi, ad esempio, che il campione di rendimenti derivanti dalle concessioni autostradali sia il gruppo Gavio, che con la Torino-Milano ha ottenuto un tasso di remunerazione del capitale investito del 10,52% lordo. Più di Autostrade per l’Italia, addirittura!
Alchè mi son detta: approfondiamo questo gruppo. E cosa ho scoperto? Che la Gavio Spa ha finanziato Forza Italia con circa 90.000 euro, elargendo contributi tramite delle società controllate. Avete presente le matriosche? Esatto, più o meno sto parlando di questo.

Dunque, dicevo, tramite la controllata Sina spa sempre Forza Italia è stata finanziata con 50.000 euro. Invece con l’altra controllata Sineco spa, Pier Luigi Bersani ebbe un po’ di tempo prima (2004) più di 12.000 euro. E non è finita qui: in via diretta o indiretta la Gavio ha finanziato – anch’essa – : Alleanza Nazionale, Forza Italia e i Democratici di Sinistra.
La cosa che poi mi ha fatto riflettere è che la Sineco (che è stata fino a poco fa controllata dalla Gavio) si doveva occupare di “attività ispettive volte alla verifica dello stato conservativo di strutture complesse quali ponti e viadotti” come si legge nella presentazione societaria. Cioè, la Gavio – che si occupa della gestione di reti autostradali, grandi opere, trasporti, porti e logistica – controlla una società che a sua volta si deve occupare di relative attività ispettive! Non vi suona qualcosa di strano?

Avete capito, finalmente, perché per andare da Ancona a Milano fanno pagare a\r 72 euro di autostrada o perché a Napoli il Presidente di Tangenziale Spa, Paolo Cirino Pomicino, fa pagare il casello (caso unico in Europa) in un asse interno ad una metropoli nonostante il parere contrario del Parlamento Europeo? Il tutto mente in Svizzera l’abbonamento annuale costa 35 euro o in Germania le Autostrade sono gratuite!
Avete capito perché tutti ci attaccano? Tutti: politici, giornali, radio, Tv!

Perché stiamo toccando i loro nervi scoperti, perché sanno che pian piano scrosteremo tutta questa ruggine e rilanceremo il nostro paese. E lo faremo per i nostri figli che non devono più emigrare e per la dignità che vogliamo ridare ad un territorio stuprato per troppo tempo.

Stateci vicini, perché ne avremo bisogno. Non fatevi ingannare da questi pifferai magici.

Vi auguro una buona serata. Non esitate nel diffondere questi dati, se vi va!

Tutta la verità sugli F35

di Elisabetta Trenta, Ministro della Difesa

Buongiorno a tutti, in questi giorni leggo presunti articoli o blog che ci accusano di aver proceduto all’acquisto di nuovi F35. Sono falsità! E queste falsità c’è chi le dispensa per propria ignoranza (non li biasimo dopo tutto, non è una colpa, ma li invito a leggere e a studiare i documenti) o per manifesta malafede.

Soffermiamoci però sulla malafede, che è più grave: è sorprendente che esponenti del Partito Democratico sventolino in giro e sul web dichiarazioni in cui affermano che il M5S sta comprando nuovi cacciabombardieri. Sapete perché? Perché i lotti 13 e 14 sono stati impegnati proprio dal Partito Democratico! E sapete quando lo hanno fatto? A tre mesi dalle elezioni, pur sapendo che non le avrebbero mai vinte.

Questa è la verità, parlano le carte (eccole). Ora, io sto lavorando – con grande senso di responsabilità anche verso l’indotto occupazionale e il comparto delle imprese italiane coinvolte nel progetto – per cercare di mettere ordine nel caos che ci hanno lasciato.

Ma è questo il punto: io lavoro, loro vaneggiano. Passiamo la mano e andiamo avanti.
Presto vi dirò la soluzione che abbiamo individuato e lo farò nel modo più trasparente possibile. Anche perché, sia molto chiaro, io non ho nulla da nascondere. Se c’è qualcuno che ha qualcosa da nascondere, oggi, siede tra i banchi dell’opposizione. Viva le Forze Armate! Viva l’Italia!

Mai più tagli alla sanità italiana: garantire gli stessi servizi in tutte le regioni

Di seguito l’intervista rilasciata da Giulia Grillo a La Verità

Ministro, come sta, e quando nascerà suo figlio?

«Sto bene, manca un mese al parto e non posso lamentarmi delle mie condizioni. Certo i 15 kg si fanno sentire, però questa gravidanza l’ho desiderata e mi aiuta ad affrontare tutto: farlo per il mio bambino è la mia forza».

La preoccupa conciliare maternità e impegno politico?

«Ho scoperto di essere incinta dopo le elezioni del 4 marzo, mentre stavo festeggiando il successo elettorale del Movimento 5 stelle. Fare il ministro è un impegno totalizzante, ho tutta la determinazione e la voglia di portarlo avanti. Noi donne siamo brave a conciliare tutto, per cui lo dico a voce alta a chi vuole diventare madre: non fatevi scoraggiare. Se non ci sono problemi di salute particolari è possibile lavorare e portare avanti una
gravidanza, basta qualche piccola attenzione in più. Ho smesso di fumare, sono contenta di averlo fatto».

Alcuni la danno in uscita dal ministero: cosa risponde?

«Voci prive di fondamento. Vorrei dire a tutte le lettrici: difendiamo il diritto a essere madri e lavoratrici. Il rischio di fare passi indietro è sempre in agguato, e l’Italia non può permetterselo. E ringrazio il post su Facebook del vicepremier Luigi Di Maio, un grande esempio di difesa delle pari opportunità!».

Il suo programma dipende dalle assegnazioni finanziarie previste dalla legge di Bilancio per la sanità. Quali sono le priorità e qual è la soglia di finanziamenti al settore oltre il quale si riterrà soddisfatta?

«Abbiamo ereditato una situazione complessa. Ma vogliamo invertire la tendenza sulla sanità, già a partire dalla Nota di aggiornamento al Def. Abbiamo aumentato subito di oltre un miliardo le risorse previste per la sanità da chi ci ha preceduto, e scritto nero su bianco le percentuali di spesa sanitaria rispetto al Pil. Il mio impegno è di trovare ulteriori risorse. Finché ci sono io, tagli alla sanità non se ne fanno. Per il 2019 abbiamo calcolato 117,2 miliardi per i fabbisogni della Sanità a fronte dei 116,1 previsti da Gentiloni. Prima di noi si prometteva l’aumento delle risorse senza realizzarlo e la sanità pubblica ci ha rimesso miliardi: questo si è tradotto in tagli ai servizi. Io ho blindato l’impegno di queste risorse aggiuntive e lotto per portare un risultato ancora migliore. La sanità ha pagato un conto salatissimo in questi anni. Quanto alle priorità, abbiamo l’imperativo di garantire l’erogazione degli stessi livelli essenziali di assistenza in modo equo su tutto il territorio. Oggi non è cosi».

E poi?

«Gli investimenti nelle infrastrutture. Stiamo predisponendo un piano Marshall per la sanità. II ministero ha calcolato in 32 miliardi le risorse necessarie per riorganizzare il patrimonio edilizio, per l’adeguamento sismico, per la riqualificazione degli edifici e per l’adeguamento tecnologico delle attrezzature. Importanti novità sono previste già in questa legge di Bilancio. La novità è mettere a sistema le risorse provenienti dai vari soggetti istituzionali. Si parte da circa 5 miliardi che il ministero della Salute ha già a disposizione. Ma ovviamente è un piano pluriennale».

L’intersindacale medica si prepara a uno sciopero per il rinnovo del contratto. Qual è la sua posizione in merito?

«È un diritto garantito costituzionalmente e come tale va rispettato nell’ambito delle leggi che lo regolano. Cerchiamo di individuare le soluzioni adeguate a un problema che, non dimentichiamolo, viene da lontano».

Mancano all’appello 47.000 medici, e lei ha proposto di abolire il numero chiuso.

«In Italia non mancano i dottori, ma gli specialisti e ¡ medici di famiglia, ed un problema che riguarda proprio i giovani laureati. Stiamo preparando un provvedimento che darà garanzie a una serie di lavoratori a oggi “invisibili” ma che stanno reggendo il nostro servizio sanitario. Migliaia di professionisti che vanno avanti con contratti atipici senza tutele né prospettive. Sull’abolizione del
numero chiuso, la mia idea è di aggiornare la modalità di selezione con criteri più legati al merito e alla reale volontà dello studente di diventare medico».

Per recuperare le risorse lei ha accennato anche alla necessità di ridurre gli sprechi: quali, e come?

«Uno dei primi atti è stata la creazione di un tavolo di esperti per una nuova governance del farmaco e dei dispositivi medici. Sulla spesa per beni e servizi ci sono margini per rendere sempre più efficiente il sistema, soprattutto in alcune Regioni, e dare cosi ai cittadini migliori farmaci, servizi e trattamenti».

Di recente lei ha evidenziato come altamente problematico l’eccesso di spesa « out of pocket» degli italiani per la sanità. Perché è un problema, e come porri rimedio?

«La Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute. Troppi italiani rinunciano alle cure per ragioni economiche. Penso sia un dovere del ministro rimuovere gli ostacoli che danneggiano i concittadini
più in difficoltà. Per questo il Movimento si è sempre battuto contro l’eccesso di «out of pocket». Chi non può ha diritto a curarsi».

Il ministro degli Affari regionali, Erika Stefani, presenterà una proposta di legge per una sorta di «secessione » della sanità veneta. Il federalismo non rischia di accentuare le disuguaglianze?

«Le istanze di autonomia di alcune Regioni meritano attenzione, ma ancor più merita attenzione la necessità di non accentuare ulteriormente le diseguaglianze territoriali a scapito dei pazienti.
Il mio impegno va nella direzione della riduzione del gap territoriale, garantendo a tutti i cittadini le stesse possibilità. Sono siciliana e vivo da qualche anno a Roma, tocco ogni giorno con mano la differenza tra la sanità delle due Regioni».

L’Ue è intervenuta sul morbillo accusando l’Italia di essere la «causa» della sua diffusione considerandoci un Paese «untore»: è credibile?

«Il morbillo è stato eliminato in molti Paesi europei mentre in Italia la malattia è ancora endemica. Le epidemie si susseguono da oltre dieci anni e interessano soprattutto adolescenti e giovani adulti. La ragione è molto semplice: le campagne vaccinali, avviate alla fine degli anni Ottanta, non hanno mai raggiunto la copertura necessaria per bloccare la circolazione del virus e si sono accumulate intere generazioni di soggetti suscettibili. Per eliminare il morbillo anche da noi occorre rapidamente immunizzare questi soggetti, offrendo la vaccinazione in tutte le sedi e in tutte le occasioni in cui è possibile. Bisogna pensare poi a come proteggere il personale sanitario e quello scolastico, per questo coinvolgerò anche i miei colleghi di governo. Serve un’azione congiunta, una strategia che va comunicata efficacemente. Per questo presto partiranno degli spot televisivi che ho voluto e che stiamo realizzando in tempi record. II piano straordinario di eliminazione del morbillo, di cui l’Italia era dotata, era stato trascurato da molti anni. Per rispondere adeguatamente alle preoccupazioni dell’Europa, l’obbligo della vaccinazione nei nuovi nati e in età scolare – di cui stiamo discutendo da mesi – è certamente necessario per raggiungere e mantenere le coperture previste dall’Oms, ma non e assolutamente sufficiente».

Nel settembre 2014 l’Italia ha partecipato alla Global health security agenda, sottoscrivendo alla Casa Bianca un accordo sulle politiche sanitarie. Tali impegni vincolano l’attuale governo, ad esempio sui vaccini? In che modo?

«L’Italia negli anni passati si è dotata di un Piano di prevenzione vaccinale molto articolato sia in termini di popolazione interessata sia di vaccini offerti. Purtroppo non sono state stanziate adeguate risorse. Ne è un esempio l’assenza di un’anagrafe vaccinale nazionale cui ho cercato di porre rimedio con uno dei nostri primi decreti. L’accordo internazionale prevedeva anche, e soprattutto, interventi di tipo formativo e culturale che in impegnavano gli atenei e il mondo scientifico. Finora nessuno di questi impegni è stato onorato da chi suo tempo li aveva sottoscritti».

Ma così non sorpassate la rigidità del governo, che molti elettori avevano criticato?

«La prevenzione vaccinale è una attività complessa e, come sappiamo, il nostro Paese non raggiunge pienamente i numeri che l’Oms ci richiede. Aver concentralo tutta l’attenzione solo sull’obbligatorietà ha fatto trascurare le altre azioni indispensabili per l’efficacia delle campagne vaccinali: i sistemi informativi (le anagrafi); l’adeguata dotazione dei servizi vaccinali, la comunicazione sociale, ecc. Negli ultimi tre anni l’avvio del nuovo Piano di prevenzione vaccinale e la legge sull’obbligo hanno messo a dura prova la capacità organizzativa dei nostri servizi presso le Asl, che negli anni hanno visto ridurre il personale. Serve una legge quadro completa e moderna, che dia al Servizio sanitario tutti gli strumenti normativi e le risorse organizzative necessarie, e il nostro ddl, che è in discussione da martedì in Senato, aiuta a fornire le risposte adeguate».

COMUNI, M5S: “SBLOCCO AVANZI AMMINISTRAZIONE È FINE DI UN INCUBO

Roma, 4 ott – “Con la circolare di ieri del Ministero dell’Economia lo sblocco degli avanzi di amministrazione per i comuni è diventato realtà. Il merito è dell’emendamento al decreto Milleproroghe, che ha liberato risorse pari a 140 milioni di euro per l’anno 2018, a 320 milioni di euro per l’anno 2019, a 350 milioni di euro per l’anno 2020 e a 220 milioni di euro per l’anno 2021. I sindaci avranno a disposizione oltre 1 miliardo di euro per rilanciare gli investimenti locali, anche nelle aree periferiche sacrificate negli ultimi anni sull’altare del Patto di Stabilità interno prima e del Pareggio di Bilancio poi”. Lo annunciano i deputati veneti del M5S.

“La sostanza è che le risorse nette per i comuni aumenteranno e potranno essere utilizzate più rapidamente. Questi soldi serviranno a finanziare tanti piccoli interventi, una cinghia di trasmissione diretta con i cittadini perché le opere oggi solo in progetto si trasformino in realtà già a partire dal prossimo anno. Abbiamo deciso di premiare subito i comuni in avanzo, anche in forza delle due sentenze della Corte costituzionale. In particolare la n. 247 del 2017 ha affermato che l’avanzo di amministrazione rimane nella disponibilità dell’ente che lo realizza” e “non può essere oggetto di prelievo forzoso” attraverso i vincoli del pareggio di bilancio”, concludono i deputati.

Businarolo su Catullo: i soci pubblici si oppongano

Catullo: all’odg aumento di capitale per Save. Businarolo: «I soci pubblici si oppongano. È l’ultima occasione per salvare l’aeroporto»

Appello della deputata del Movimento 5 Stelle a Sboarina e a Pastorello: «Non cedete lo scalo a chi negli ultimi quattro anni non ha fatto nulla per rilanciarlo»

«Aeroporto, gli amministratori locali ci pensino: è l’ultima occasione per salvarlo». È l’appello che arriva da Francesca Businarolo, deputata veronese del Movimento 5 Stelle riguardo al futuro del Catullo. Il 18 ottobre è indetta l’assemblea dei soci: all’ordine del giorno c’è l’aumento di capitale. «C’è il tentativo – avvisa Businarolo – di consentire a Save di fare un aumento di capitale dedicato all’interno della Catullo Spa. In altre parole, i soci pubblici potrebbero diluire le proprie quote di partecipazione per consentire al gestore veneziano di salire fino all’80%». Secondo la parlamentare si tratta di «un metodo inaccettabile, nonché una mossa sbagliata dal punto di vista industriale. Ancora una volta c’è l’intenzione di aggirare l’obbligo della gara. In passato – prosegue – avevo segnalato all’Anac l’operazione che ha consentito a Save di entrare nel Catullo, in quanto non è stata fatta una gara ad evidenza europea per la cessione delle quote. Una mancanza che è stata confermata anche dall’Autorità Anti Corruzione, che ha trovato la procedura non conforme, così come l’Antitrust. A breve dovrebbe arrivare ulteriori pronunciamenti».

A fine settembre si è manifestato per quanto riguarda il Catullo, l’interessamento di un fondo infrastrutturale Australiano. «È stata significativa, da questo punto di vista, la risposta tagliente del presidente Giuseppe Riello che si è subito affrettato a far sapere di non aver nessuna intenzione di vendere – spiega la parlamentare pentastellata. Sembra un controsenso. La legge Madia sulle partecipate impone che i soci pubblici escano dalla società aeroportuale, e questo deve essere fatto attraverso una gara che in cui le quote vengano vendute al prezzo di mercato. Non esiste, quindi, la possibilità di fare un aumento di capitale a favore del socio privato, come qualcuno in questi giorni sta proponendo».

«Mi rivolgo quindi al sindaco Federico Sboarina, al presidente della Provincia Antonio Pastorello, al presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, al presidente della Camera di Commercio nonché di Aerogest, Giuseppe Riello: siamo davanti a un bivio cruciale. Abbiamo tutti visto com’è stata la gestione di Save negli ultimi quattro anni. Lo stesso aumento di capitale è figlio di una sentenza del tribunale di Roma che ha condannato l’aeroporto al pagamento dei servizi di assistenza traffico aereo da parte di Enav, mettendo in seria difficoltà le casse del Catullo. Non ci sono stati investimenti in grado di far competere lo scalo con gli aeroporti vicini. Insomma, stiamo perdendo un’infrastruttura fondamentale per la città di Verona, il territorio del Garda e il Veneto occidentale. Vogliamo consegnare definitivamente l’aeroporto in mano a chi non ha saputo farlo crescere oppure puntare a un vero rilancio?»

Corruzione: M5s, vicenda Toti conferma urgenza legge trasparenza

La trasparenza e’ uno dei capisaldi del nostro disegno di legge anti-corruzione, per il quale abbiamo votato ieri la corsia preferenziale alla Camera. Nella lista dei finanziatori del comitato Change che fa capo al presidente della Regione Liguria Toti, c’è ad esempio anche la famiglia Gavio, titolare di concessioni autostradali e portuali, che evidentemente ha preferito tenere riservata la sua donazione.

Al di la’ di come Toti abbia speso i soldi che gli sono stati donati, e assodato che la vicenda specifica non ha risvolti penali, siamo convinti che i cittadini debbano sapere se nella sua attivita’ di pubblico amministratore Toti puo’ fare delle scelte che favoriscono chi lo sostiene finanziariamente.

Per questo prevediamo che si debba sapere nome e cognome di chi finanzia partiti e fondazioni con piu’ di 500 euro.  Per i pubblici amministratori, e i politici in generale, non c’è  privacy che tenga: devono dar conto di chi li finanzia e di ogni euro che entra dalle loro tasche. Solo così i cittadini potranno davvero controllare se gli eletti fanno davvero l’interesse degli elettori e della collettività.

Manovra, Savona: “Il debito scenderà grazie al Pil in crescita del 3%”

da ilFattoQuotidiano del 30/09/2018

Paolo Savona – Il ministro per gli Affari europei spiega i dettagli del documento approvato dal governo: “Il deficit al 2,4% è sostenibile”

Per una valutazione corretta delle scelte effettuate dal Consiglio dei ministri si deve partire dai provvedimenti approvati con la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2018. Va innanzitutto ricordato che il programma di politica economica e finanziaria del governo è coerente con il contratto di governo e con la risoluzione parlamentare approvata il 19 giugno scorso, che hanno trovato espressione:

1) nella cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019;

2) nell’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego;

3) nell’introduzione della pensione di cittadinanza;

4) nell’introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero);

5) nella prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani;

6) nel taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi;

7) nel rilancio degli investimenti pubblici attraverso l’incremento delle risorse finanziarie, il rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali nella fase di progettazione e valutazione dei progetti, nonché una maggiore efficienza dei processi decisionali a tutti i livelli della pubblica amministrazione, delle modifiche al Codice degli appalti e la standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato;

8) in un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti italiana a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, per il quale, in considerazione delle caratteristiche di eccezionalità e urgenza degli interventi programmati, si intende chiedere alla Commissione europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio per condurre politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia, in primis il manifatturiero avanzato, le infrastrutture e le costruzioni;

9) nello stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.

Questi strumenti perseguono lo scopo di colmare il gap di crescita reale del Pil rispetto al resto d’Europa senza danni per la stabilità dei prezzi, anzi contribuendovi caricando sui conti pubblici l’onere dell’aumento dell’Iva necessario per colmare il deficit tendenziale del precedente governo stimato dal ministero dell’Economia e delle finanze in 1,24 per cento, ossia abbondantemente al di sopra di quello concordato con la Commissione.

Il governo ha ereditato 5 milioni di poveri i cui bisogni di sopravvivenza sono impellenti già da ieri; tra questi vi sono parte del 10 per cento dei lavoratori disoccupati, di cui un numero socialmente inaccettabile di giovani. Il reddito e la pensione di cittadinanza, nonché il pensionamento anticipato perseguono l’obiettivo di attenuare le difficoltà di questa parte della popolazione, come impongono le regole della convivenza di una nazione civile.

La situazione della crescita reale volge al peggio a causa dei mutamenti nelle condizioni del commercio internazionale da cui dipendono le sorti delle nostre esportazioni, tuttora il punto di forza della nostra economia. L’anno in corso dovrebbe registrare una crescita reale dell’1,5 per cento e le previsioni di consenso per il 2019 sono nell’ordine dell’1 per cento. Se non si vuole un peggioramento dell’economia e un aumento delle condizioni di povertà e di disoccupazione occorre attivare nuovi interventi di politica fiscale.

L’ideale sarebbe quello di attivare massicci investimenti, nell’ordine dei risparmi in eccesso degli italiani, pari a circa 50 miliardi di euro, presenti da alcuni anni nella nostra economia. Occorre riavviare il secondo motore della nostra economia, quello delle costruzioni, il cui spegnimento ha largamente contribuito alla crisi. Le condizioni di realizzazione di questi investimenti sono state trascurate, ponendo vincoli interni ed esterni alla loro realizzazione. È ragionevole pensare che nel solo 2019 si possa raggiungere un aumento degli investimenti nell’ordine di almeno l’1 per cento di Pil, di cui la metà su iniziativa dei grossi centri produttivi di diritto privato dove lo Stato ha importanti partecipazioni. Se così fosse, l’incidenza sul disavanzo sarebbe nell’ordine di 0,5 per cento, senza tenere conto del gettito fiscale che questa nuova spesa garantirebbe. A tal fine, oltre ai provvedimenti già indicati nella Nota di aggiornamento (rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali, maggiore efficienza dei processi decisionali a tutti i livelli della pubblica amministrazione, modifiche al Codice degli appalti e standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato), opererà costantemente una Cabina di regia a Palazzo Chigi per intervenire sui punti di blocco o di ritardo.

L’attuazione di questi stimoli alla domanda aggregata, tenuto conto dei moltiplicatori della spesa, può portare a una crescita nel 2019 di circa il 2 per cento e crescere ancora di mezzo punto percentuale all’anno, raggiungendo quella soglia minima del 3 per cento necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese che una crescita intorno all’1 per cento annuo non garantirebbe.

Se la sostenibilità del debito pubblico italiano viene giudicata sulla base del rapporto tra debito pubblico e Pil, va constatato che esso si ridurrà nel corso dell’intero triennio, dato che la crescita del Pil nominale resterà in modo permanente al di sopra del 2,4 per cento del deficit di bilancio. Ciò vale nella peggiore delle ipotesi, quella di una mancata crescita, ma ancor più in quella di un successo della combinazione di spesa come quella indicata nella Nota di aggiornamento.

Poiché il governo è composto da persone che capiscono i rischi finanziari, ma anche avvertono i gravi pericoli dovuti a un peggioramento della crescita, l’attuazione del programma di governo sarà oggetto di un costante monitoraggio per verificare se gli andamenti dell’economia e della finanza restano coerenti con gli strumenti attivati; tutto ciò a cominciare dal 31 dicembre 2018, ancor prima dell’avvio del programma. Sono certo che il mercato valuterà in positivo le scelte fatte riconoscendo al governo il beneficio della razionalità che alimenta la speranza del mantenimento di una stabilità politica non meno preziosa della stabilità di bilancio.

* ministro per gli Affari europei