Dal taglio degli stipendi dei parlamentari al salario minimo, la Lega è con noi?

Il 4 marzo 2018 è una data importante perché i cittadini che rappresentiamo ci hanno dato un messaggio molto chiaro: “cambiate le cose in Italia”. Il cambiamento per noi è semplicemente il motivo per cui esistiamo. È la trasformazione, definitiva di quel sistema politico-affaristico, che per decenni ha rovinato l’Italia, in qualcosa di più giusto, più rispettoso. Anche per questo motivo, per dare un segnale inequivocabile che le cose non saranno mai più come prima, che la questione Siri non può essere snobbata. È un caso su cui un governo che vuole rappresentare il cambiamento, specie sotto un profilo etico e morale, non può cedere. Gianroberto diceva che quando c’è un dubbio, non c’è nessun dubbio, soprattutto quando ci sono di mezzo la mafia e la corruzione.

Abbiamo creato un contratto di governo con la Lega, fissando i punti cardine che ci hanno permesso di iniziare il processo di cambiamento. Con la Lega abbiamo già fatto tanto, lavorando anche bene. E i fatti sono chiari. In pochi mesi abbiamo realizzato le cose che abbiamo sognato per anni. E non si tratta tanto di simboli del Movimento 5 stelle, si tratta di quei passi che i cittadini italiani aspettavano da tanto tempo: il taglio dei vitalizi, il Reddito di Cittadinanza, il superamento della legge Fornero con l’introduzione di Quota 100, ma anche la legge sull’anticorruzione, la Class Action, la legge contro la violenza su donne e bambini. E il Decreto Dignità, un decreto che voleva dare la possibilità ai nostri giovani di avere un contratto stabile e quindi pianificare un futuro, una famiglia, e che già sta producendo i primi effetti positivi.

Abbiamo fatto questo, nei primi mesi, grazie anche al sostegno della Lega. E adesso è il momento di andare avanti. Sono almeno 5 le leggi del cambiamento che vogliamo approvare al più presto:

1. La legge per togliere la sanità dalle mani dei partiti. 
2. La legge sull’acqua pubblica.
3. La legge sul conflitto d’interessi.
4. La legge sul salario minimo.
5. La legge sul taglio degli stipendi di tutti i parlamentari (dopo aver già tagliato i vitalizi!)

Noi vogliamo continuare a cambiare le cose. Il percorso ancora è lungo. Su queste 5 proposte La Lega è con noi?

Se la Lega è con noi, possiamo dare queste leggi al Paese già quest’anno!

Buon 25 aprile!

Dichiarazioni alla stampa dalla sinagoga Beth di Roma

Pubblicato da Luigi Di Maio su Giovedì 25 aprile 2019

Ebbene oggi è il 25 aprile, è festa nazionale, festa della Liberazione. Per giorni si è riusciti a discutere anche di questo, è incredibile. Si è discusso di una festa, come se il Paese non avesse altri problemi a cui pensare.

Io oggi ricordo il 25 aprile perché è un dovere istituzionale, oltre che storico. Perché è un valore. E tutti questi problemi sulla festa rossa o sulla festa di sinistra non me li faccio. Questo finto anticonformismo non mi ha mai entusiasmato nemmeno al liceo.

Il 25 aprile è una giornata di festa e le feste si celebrano, punto. Ognuno poi lo facesse come vuole, ma teniamoci stretto il ricordo di ciò che passò il nostro Paese, visto e considerato che il 25 aprile di 74 anni fa fu il momento fondante della nostra democrazia, che trova le sue radici nella Costituzione.

La Costituzione non è carta straccia, bensì la guida dei diritti e dei doveri per ogni singolo cittadino. È un pilastro di civiltà ed è anche per questo motivo che oggi sarò in Umbria, una regione recentemente colpita da unoscandalo giudiziario che ha interessato la sanità locale.

Proprio il diritto alla salute è un diritto riconosciuto nella nostra Carta costituzionale. È un diritto fondamentale dell’individuo e non è barattabile. Non lo si può mercificare per qualche poltrona politica come è stato fatto in Umbria. È un diritto riconosciuto a tutti, da Nord a Sud. E se qualcuno pensa di cancellarlo, se pensa di spaccare il Paese in due creando dei malati di serie A e di serie B, troverà il nostro muro.

Il programma che seguirò oggi è piuttosto intenso. Alle 10:00 sarò a Roma presso la Sinagoga Beth con il Presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder per rendere omaggio alla lapide in memoria della Brigata Ebraica. Alle 13.00 sarò invece a Perugia per visitare l’Ospedale Santa Maria della Misericordia, mentre nel primo pomeriggio andrò ad Assisi e poi renderò omaggio alla tomba di San Francesco, un santo a cui siamo molto legati in famiglia e al quale il MoVimento ha dedicato il giorno della sua nascita. Infine alle 17.00 a Perugia in piazza, con i cittadini, per festeggiare questa giornata insieme a loro.

“Noi siamo il cambiamento” MoVimento 5 stelle Sirmione

Serena Campanola è la candidata Sindaco, questi i prossimi incontri:

Venerdì 10 Maggio 2019 ore 21.00 TEMA LEGALITA’ E TRASPARENZA Presentazione Programma e Lista – Ex Sala Consiliare Colombare P.zza Virgilio

Martedì 14 Maggio 2019 ore 17.30 TEMA VIABILITA’ Progetto nuova viabilità e gestione parcheggi Presentazione Programma e Lista- Sala Consiliare Sirmione Palazzo Callas

Lunedì 20 Maggio 2019 ore 21.00 TEMA AMBIENTE (relaz. monitoraggio canneti) Presentazione Programma e Lista – Sede degli Alpini Lugana Via Mantegna

Questo parte del programma:

Europrogramma del Movimento 5 Stelle: più risorse per gli agricoltori e i pescatori danneggiati dalla globalizzazione

Gli agricoltori e i pescatori italiani chiedono meno burocrazia, più rispetto per il loro lavoro e chiarezza sull’uso e sulle opportunità rappresentate dalle risorse europee. In questi anni i nostri produttori sono stati lasciati soli davanti a questa globalizzazione selvaggia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nei supermercati europei vengono venduti prodotti che provengono dall’altra parte del mondo a discapito delle eccellenze italiane. Questa Europa volta le spalle alle loro richieste e preferisce avvantaggiare la grande distribuzione organizzata. Per cambiare bisogna mandare a casa tutti quei partiti dell’establishment che hanno votato trattati e accordi che hanno di fatto umiliato le nostre eccellenze.

LA RIFORMA DELLA PAC: LE NOSTRE PROPOSTE

L’agricoltura deve puntare su cibo sicuro e di qualità, sostenibilità, stagionalità, km zero, criteri etici nella selezione dei prodotti e niente additivi. Bisogna dare priorità alla distribuzione di prodotti freschi rispetto a quelli trattati, così da incoraggiare abitudini alimentari più sane tra i cittadini. Consumatori e produttori vanno ascoltati di più soprattutto adesso che le Istituzioni europee sono al lavoro per scrivere la politica agricola comune (PAC) del futuro, quella 2021-2027.

Il settore agricolo è di importanza strategica per il futuro e la sicurezza dell’Europa e dà lavoro a 22 milioni di agricoltori. Ecco perché respingiamo con tutte le nostre forze i tagli alla politica agricola comune proposti dalla Commissione europea. In un contesto sempre più globalizzato servono più investimenti per rafforzare la sicurezza alimentare e proteggere le nostre eccellenze gastronomiche (IG, DOP). Chiediamo, inoltre, che gli accordi di libero scambio proteggano i settori più vulnerabili rafforzando i meccanismi di salvaguardia esistenti e quindi imponendo i dazi, se necessario.

La nuova PAC deve puntare sulle aziende a conduzione familiare che sonoin molti casi, la linfa vitale di molti territori. I fondi europei devono investire anche sulla diversificazione delle loro attività economiche puntando su silvicoltura, artigianato e turismo rurale. Solo con gli incentivi per i giovani, riconversioni per gli over 40 e il ricambio generazionale le aree rurali potranno restare dei luoghi attraenti per vivere e lavorare. L’agricoltore deve essere il mestiere del futuro.

Vogliamo una PAC più reattiva alle crisi di mercato. La crisi del 2015-2016 di diversi settori ha chiaramente dimostrato che mancano gli strumenti adeguati per affrontarle. Difenderemo lo stanziamento, deciso dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, di 1,5 miliardi di euro (prima era di appena 400 milioni) per il fondo di riserva in caso di crisi della produzione e della distribuzione agricola. Vogliamo inoltre più trasparenza nelle etichette dei vini per meglio tutelare quelli Made in Italy. I produttori si aspettano risposte, non scuse.

Infine la PAC deve contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici e al mantenimento della biodiversità nelle zone rurali. La sicurezza e la qualità del cibo che comincia nel campi e finisce nei nostri piatti è una garanzia per tutti i consumatori dell’Unione. Vogliamo investimenti e idee nuove per ridurre al massimo gli sprechi alimentari.

Dobbiamo essere ambiziosi. Il futuro dell’agricoltura italiana è nelle nostre mani.

FONDI EUROPEI PER I PICCOLI PESCATORI E TUTELA DEL MARE

L’Unione europea è il principale attore mondiale per commercializzazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Nell’industria della trasformazione sono attive circa 3.500 imprese. La maggior parte della forza lavoro del settore si concentra in alcuni Paesi: Spagna, Italia, Grecia e Portogallo,  l’unicità del Mar Mediterraneo va dunque salvaguardata dagli attacchi dei Paesi del Nord Europa. La globalizzazione ha tuttavia cambiato il volto di questo settore: non siamo più un popolo di navigatori visto che il 70% del pesce consumato in Italia è di importazione. La concentrazione del mercato e il sistema logistico centralizzato della grande distribuzione hanno avuto un impatto negativo sulla pesca artigianale. Bisogna invertire rotta.

La grande distribuzione preferisce mettere in vendita un prodotto standardizzato, come un salmone da acquacoltura norvegese o un filetto di pangasio vietnamita, piuttosto che la produzione locale della pesca artigianale. I numeri certificano il massacro del settore: dieci anni fa le pescherie rappresentavano oltre il 60% del mercato, oggi neanche il 20%.

La pesca artigianale è un presidio da difendere. Il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) va sburocratizzato riducendo i lunghi tempi di attesa tra la presentazione della domanda e la risposta dell’amministrazione. L’accesso ai fondi va reso automatico per i beneficiari certificati. Inoltre, devono essere finalizzati soprattutto per aiutare le comunità locali di pescatori a diventare attività economiche dinamiche, redditizie e sostenibili.

L’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di Organizzazioni di produttori costituite da pescatori artigianali. In totale sono 39. Questo è un patrimonio da non disperdere. Al Parlamento europeo ci batteremo per ottenere misure mirate per favorire la piccola pesca artigianale:

  • lotta contro la pesca illegale con norme di commercializzazione comuni che definiscano le caratteristiche standard dei prodotti venduti nell’UE. Il mercato deve essere trasparente e di qualità. Per contrastare le frodi bisognerebbe implementare una politica europea rigorosa di etichettatura del pesce. I consumatori hanno il diritto di essere informati anche sulle indicazioni geografiche delle zone di cattura.
  • l’adozione di misure di mercato che aumentino il potere contrattuale dei pescatori e migliorino la capacità di gestire eventuali crisi di mercato. Incentivare la filiera corta.
  • premi e incentivi per le pratiche sostenibili, per lo sviluppo di partenariati e la certificazione attraverso marchi di qualità e sostenibilità ecologica.
  • accesso al credito per le PMI. L’offerta di formule di sostegno diretto alle imprese locali è uno dei modi più efficaci per dare agli aspiranti imprenditori le competenze, le conoscenze e la fiducia per lanciarsi in una nuova attività.
  • l’organizzazione di campagne di promozione per i prodotti della pesca artigianale e un ritorno dei punti vendita più piccoli e specializzati al fine di posizionarsi su mercati in cui non sono ancora presenti. Accesso facilitato nei mercati di nicchia: turisti, enti pubblici, mercati locali km0 dei contadini, mense delle scuole.
  • programmi per i giovani: è necessario aumentare il collegamento tra il mondo del lavoro e le scuole. Sono rarissimi gli istituti tecnici nautici che hanno previsto nel loro piano formativo materie inerenti la pesca e l’acquacoltura.
  • divieto totale della pesca elettrica e dell’uso dei fondi europei per questa pratica barbara e ingiustificabile.

Con la loro politica miope i burocrati di Bruxelles stanno mettendo a rischio, oltre alle piccole e medie imprese di pesca artigianale, anche migliaia di famiglie italiane. Tutela del mare e della piccola pesca: è questa la nostra bussola per cambiare l’Europa.

MoVimento 5 Stelle prima forza politica amica dell’ambiente in Europa

Lotta all’inquinamento e difesa dell’ambiente sono una priorità europea per l’85% degli italiani.

La soluzione è il Movimento 5 Stelle, che secondo una ricerca del Climate Action Network Europe  è la prima forza politica italiana in Europa a sostegno di politiche ambientali.

Climate Action Network Europe nella sua ricerca ha analizzato il voto nel Parlamento Europeo di tutte le forze politiche dei diversi Paesi. Il Movimento 5 Stelle tra gli italiani è risultato il più amico dell’ambiente. Un risultato raggiunto grazie a quasi l’86% dei voti a favore di provvedimenti ambientalmente sostenibili.  Battaglie importanti condotte contro potentissime lobby. Il Movimento 5 Stelle supera di oltre venti punti il Pd e si impone nettamente su Forza Italia e Lega, classificati come ‘dinosauri’.

È un riconoscimento importantissimo. Che arriva proprio nei giorni in cui la giovane Greta Thunberg, ispiratrice del movimento Fridays for Future, è ospite in Italia.

Ogni anno in Europa, a causa dell’inquinamento si registrano 497.000 morti premature. Di queste 90.000 sono in Italia (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità). Una strage. Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’ambiente il 97% degli europei a rischio malattie e morti per inquinamento da Pm 2.5, biossido azoto, ozono vivono nelle regioni del Nord Italia, che è tra le aree più inquinate al Mondo, con Torino e Milano in piena emergenza per morti. Per l’ONU rimangono poco più di 10-15 anni per invertire totalmente la rotta a livello globale. Se non lo faremo ci troveremo di fronte ad una catastrofe planetaria.

Per questo bisogna applicare alla lettera il contratto di governo dove il Movimento 5 Stelle ha imposto la propria visione di futuro. Serve puntare su una finanza ed economia senza fonti fossili, iniziando dal carbone. Bisogna superare inceneritori e discariche promuovendo l’economia circolare. Iniziando dal divieto della plastica usa e getta per proteggere mari, laghi e fiumi. È necessario fermare la distruzione del suolo attraverso misure come il Proteggi Italia, promuovere sempre di più la mobilità elettrica, il trasporto pubblico sostenibile, la ciclabilità urbana, l’efficienza ed il recupero degli edifici, le fonti rinnovabili, la forestazione urbana.

Servono investimenti pubblici importanti in questi settori e non possiamo più accettare politiche di austerità che non permettono investimenti in questi settori da cui dipende il futuro dell’umanità. No all’austerità significa più ambiente, più salute, più lavoro.

Nei prossimi anni in Europa e in Italia si dovranno fare scelte fondamentali. Scelte che riguarderanno tutti i paesi del Vecchio Continente, perché i problemi dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento per la loro natura si risolvono agendo localmente e globalmente.  Più forza al Movimento 5 Stelle più forza all’ambiente.

Il saluto del sabato. Riflessioni sul radicamento delle mafie al Nord. AVETE SAPUTO LE NOVITA’ SU OASI CASALE?

L’oasi di Casale, nei pressi di Vicenza, un tempo cava di argilla, è stata sotto i riflettori delle lotte per la legalità e l’ambiente fin dagli anni ’80, quando venne denunciato l’inquinamento del terreno causato da diverse sostanze tossiche. Durante gli scavi effettuati nel 1988 vennero ritrovati alcuni sacchetti contenenti bicromato di sodio, una sostanza cancerogena e mutagena. Una vicenda davvero infinita di criminalità e devastazione del territorio un capitolo che si aggiunge a tanti altri: ricordo solo, ad esempio, che da anni ci battiamo contro le micidiali sostanze PFAS che inquinano il Veneto, prodotte proprio da una azienda di Vicenza.

Tornando all’Oasi Casale, la cosa sconvolgente è che ora, grazie alle rivelazioni di un pentito, Nunzio Perrella, abbiamo appreso che su quel territorio ci sono le mani della Camorra. Ebbene sì: l’industria conciaria si servì della camorra per sversare i suoi veleni.

Perrella è un collaboratore molto affidabile e di grande importanza, il primo pentito delle ecomafie che svelò la Terra dei Fuochi – poi, redento, stato anche infiltrato come ‘agente provocatore’ nell’inchiesta condotta da Fanpage.it tra il 2017 e il 2018 su rifiuti, mazzette e politica.

Tanti silenzi, tante omissioni, tante coperture da parte delle istituzioni o della politica che avevano il dovere di svelare e denunciare: una omertà che hanno reso profondamente (si ho scritto profondamente) radicate le mafie anche in Veneto. Il Procuratore generale di Cassazione Riccardo Fuzio, aprendo l’anno giudiziario 2019, ha parlato del predominio nell’economia pubblica e privata della ‘ndrangheta nelle regioni del nord Italia e dei conseguenti e rilevanti costi anche sul piano sociale. “Il fenomeno della espansione delle mafie nei territori non tradizionali, a lungo negata, è oggi riconosciuta in provvedimenti giudiziari irrevocabili, con particolare riferimento alla espansione della ‘ndrangheta in Lombardia, in Piemonte e, da ultimo, in Liguria. È la “mafia invisibile”, sottolinea il procuratore. “Nello specifico, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria, sono regioni in cui l’organizzazione tende, soprattutto, a reinvestire i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa.

Secondo i dati elaborati da Libera, che riprende l’ultima relazione semestrale 2017 della Direzione Investigativa Antimafia, in Veneto, Friuli e Trentino sono state complessivamente segnalate 3.836 operazioni finanziarie sospette pari al 8,6% del totale nazionale. Nel dettaglio, sono 723 quelle attinenti alla
criminalità organizzata mentre 3.113 quelle relative ai reati spia. Il maggior numero di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio si hanno in Veneto (2.642), dove sono 126 i beni confiscati alle mafie e destinati agli Enti locali. Secondo il Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente, il Veneto è la regione con il maggior numero di reati ambientali accertati (872), con 1.267 persone denunciate e arrestate e 318 sequestri. “Preoccupante” secondo Libera lo scenario che riguarda il traffico di droga: nel 2017 sono state condotte dalle Forze di Polizia complessivamente 2.374 operazioni/attività antidroga, il 9% circa del totale nazionale: di queste, 1.406 si sono svolte in Veneto con un incremento del 19,05% rispetto all’anno precedente (+17,28% arresti).

Vi spiego meglio la chiusura del debito commissariale di Roma

Vi spiego meglio la chiusura del debito commissariale di Roma

Nessun euro del debito di Roma verrà posto a carico degli italiani. Semplicemente lo Stato rinegozierà i mutui con le banche ottenendo tassi di interessi più bassi. In questo modo i romani avranno 2,5 miliardi di euro in più da investire e, soprattutto, dal 2021 vedranno in busta paga una netta riduzione dell’Irpef. Insomma, quelli di prima mettevano le mani in tasca agli italiani e ai romani, noi gli restituiamo i soldi. Oggi voglio spiegarvi un po’ meglio questa operazione della quale vi abbiamo raccontato la scorsa settimana: la chiusura del debito commissariale. La gestione commissariale si occupa di amministrare e gestire il debito mostruoso di 13 miliardi di euro che ogni romano e ogni italiano ha sulle proprie spalle a causa delle dissennate amministrazioni precedenti.Come sanno bene i romani, l’estinzione di questo debito durerà fino al 2048 e per ripagarlo ogni romano ogni anno contribuisce a pagare 200 milioni di euro alla gestione commissariale; mentre l’Italia, e quindi gli italiani, pagano 300 milioni di euro alla gestione commissariale. È come se la gestione commissariale fosse una banca, un salvadanaio, gestita da un commissario nella quale sia Roma che l’Italia versano delle somme delle quali poi non sono più proprietarie, non ne hanno più la disponibilità. Il che vuol dire che è il commissario a decidere chi pagare come, quando, quanto e se negoziare i debiti o meno, se rinegoziare i mutui o meno. Con il nuovo commissario abbiamo scoperto che si può risparmiare. Come? Facendo sì che lo Stato si riprenda i suoi 300 milioni di euro, non un euro di più. Nessun euro verrà posto a carico degli italiani, semplicemente lo Stato si riprenderà i suoi soldi e rinegozierà i debiti con le banche a tassi migliori. Quindi da questa operazione quello che si ricava è che il costo degli interessi che oggi è al 5%, un tasso assolutamente fuori mercato, domani sarà rinegoziato e potrà generare dei risparmi per i cittadini. Quindi invece di andare a gravare sulle spalle degli italiani, noi stiamo restituendo soldi: infatti dal 2021 al 2048 con i soldi in più si potrà abbassare l’aliquota Irpef di Roma che è la più alta di tutta Italia e si potranno fare investimenti per Roma. Insomma finalmente invece di mettere le mani in tasca ai romani e agli italiani noi restituiamo i soldiE mi sembra che questa sia una bella notizia.

Pubblicato da Virginia Raggi su Lunedì 8 aprile 2019

Nessun euro del debito di Roma verrà posto a carico degli italiani. Semplicemente lo Stato rinegozierà i mutui con le banche ottenendo tassi di interessi più bassi. In questo modo i romani avranno 2,5 miliardi di euro in più da investire e, soprattutto, dal 2021 vedranno in busta paga una netta riduzione dell’Irpef. Insomma, quelli di prima mettevano le mani in tasca agli italiani e ai romani, noi gli restituiamo i soldi.

Oggi voglio spiegarvi un po’ meglio questa operazione della quale vi abbiamo raccontato la scorsa settimana: la chiusura del debito commissariale. La gestione commissariale si occupa di amministrare e gestire il debito mostruoso di 13 miliardi di euro che ogni romano e ogni italiano ha sulle proprie spalle a causa delle dissennate amministrazioni precedenti.

Come sanno bene i romani, l’estinzione di questo debito durerà fino al 2048 e per ripagarlo ogni romano ogni anno contribuisce a pagare 200 milioni di euro alla gestione commissariale; mentre l’Italia, e quindi gli italiani, pagano 300 milioni di euro alla gestione commissariale.
È come se la gestione commissariale fosse una banca, un salvadanaio, gestita da un commissario nella quale sia Roma che l’Italia versano delle somme delle quali poi non sono più proprietarie, non ne hanno più la disponibilità. Il che vuol dire che è il commissario a decidere chi pagare come, quando, quanto e se negoziare i debiti o meno, se rinegoziare i mutui o meno. Con il nuovo commissario abbiamo scoperto che si può risparmiare. Come?

Facendo sì che lo Stato si riprenda i suoi 300 milioni di euro, non un euro di più. Nessun euro verrà posto a carico degli italiani, semplicemente lo Stato si riprenderà i suoi soldi e rinegozierà i debiti con le banche a tassi migliori. Quindi da questa operazione quello che si ricava è che il costo degli interessi che oggi è al 5%, un tasso assolutamente fuori mercato, domani sarà rinegoziato e potrà generare dei risparmi per i cittadini.

Quindi invece di andare a gravare sulle spalle degli italiani, noi stiamo restituendo soldi: infatti dal 2021 al 2048con i soldi in più si potrà abbassare l’aliquota Irpef di Roma che è la più alta di tutta Italia e si potranno fare investimenti per Roma. Insomma finalmente invece di mettere le mani in tasca ai romani e agli italiani noi restituiamo i soldi
E mi sembra che questa sia una bella notizia.

Europrogramma del Movimento 5 Stelle: più lavoro e meno vincoli di bilancio, cambiamo il mandato della BCE

L’austerity ci ha reso tutti più poveri. Per l’Istat negli ultimi dieci anni – quelli che coincidono con l’imposizione dei vincoli di bilancio – il potere di acquisto delle famiglie italiane si è ridotto dell’8%. Oggi un lavoratore su dieci è sotto la soglia di povertà: in Europa siamo al quinto posto per numero di “working poors” dopo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo, con una percentuale di lavoratori-poveri dell’11,7%. Tra il 2010 e il 2017 in Italia la retribuzione media oraria è cresciuta di appena 1 euro, solo in Spagna e Portogallo ci sono stati progressi minori dei nostri e solo in Grecia c’è stato un calo.

L’Europa non cresce in modo stabile, né riesce a contrastare la disoccupazione, la povertà e le diseguaglianze economiche e sociali. Gli squilibri dell’eurozona creano diffidenze e tensioni reciproche fra gli Stati membri. È arrivato il momento di intervenire.

RIDURRE GLI SQUILIBRI DELL’EUROZONA

Tramite il coordinamento delle politiche all’interno del semestre europeo, Bruxelles chiede sforzi di aggiustamento ai Paesi con disavanzi e debiti pubblici elevati, ma non richiede alcuno sforzo concreto ai Paesi con surplus eccessivi. Germania e Olanda vengono periodicamente graziati dalla Commissione europea che non applica per loro le regole previste dai Trattati e cioè un attivo delle partite correnti non superiore alla soglia del 6% del PIL. In questi Paesi gli investimenti e i consumi si bloccano e il saldo commerciale in avanzo non viene immesso nell’economia reale creando così squilibri che si riverberano principalmente in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. I surplus eccessivi condizionano pesantemente le esportazioni dei Paesi del Sud Europa.

Questo è un chiaro esempio di un’Europa che usa due pesi e due misure. Per ridurre i profondi squilibri tra Paesi all’interno dell’Eurozona servono meccanismi di aggiustamento che prevedano trasferimenti fiscali dai Paesi in surplus verso le economie più vulnerabili. Correggere i surplus rende l’Europa più stabile.

CAMBIAMO IL MANDATO DELLA BCE

Il mandato della Banca centrale europea è quello di assicurare che il tasso di inflazione di medio periodo all’interno dell’Unione europea sia inferiore e prossimo al 2%. L’ossessione per l’evoluzione dei prezzi come obiettivo principale non ha apportato alcun contributo alla crescita. La nostra proposta prevede che la crescita economica e la piena occupazione vengano inseriti tra gli obiettivi della BCE.

La Federal Reserve, per esempio, ha un doppio mandato. L’articolo 2 dello Statuto della BCE recita: “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 del trattato”. La BCE, al contrario, dovrebbe avere come primo obiettivo la crescita economica e solo dopo quello della stabilità dei prezzi.

Inoltre, la BCE deve poter agire come prestatore di ultima istanza (lender of last resort) agendo nel mercato primario dei titoli di Stato per fornire liquidità agli Stati Membri. Al contrario, adesso, la BCE può agire solo nel mercato secondario e questo comporta un supporto solo al settore finanziario. La BCE deve diventare una banca per i cittadini e non più per le banche.

NO AL FONDO MONETARIO EUROPEO

La Commissione europea ha proposto di trasformare il Fondo Salva Stati (MES) in un “Fondo Monetario Europeo” (FME). Il compito di questo fondo sarà quello di salvaguardare la stabilità finanziaria nell’Eurozona, attivando linee di credito per salvare gli Stati a rischio in cambio di (contro)riforme decise a tavolino. Così come concepito il FME può diventare uno strumento di punizione per gli Stati in difficoltà. Il trattamento riservato alla Grecia ne è la dimostrazione. Servono invece misure e strumenti che affrontino le cause profonde che sono all’origine dei crescenti squilibri macroeconomici. Per questo vogliamo intervenire ex-ante su queste asimmetrie all’interno di questa Unione monetaria che è incompleta.

Durante la prossima legislatura verranno modificati il Six Pack e il Two Pack, i principali regolamenti e direttive che hanno imposto l’austerity. Noi chiederemo che vengano varati meccanismi di condivisione del rischio senza imporre condizionalità e misure per implementare politiche fiscali pro-crescita. I falchi dell’austerity sono avvertiti.

Autostrade per l’Italia senza vergogna: bonus milionario all’ex amministratore delegato Castellucci

Giorno dopo giorno la tragedia del Ponte Morandi di Genova, datata 14 agosto 2018, assume contorni più inaccettabili.

La settimana scorsa abbiamo commentato la notizia delle indagini a carico di 5 ingegneri legati a Spea Engineering, società controllata da Autostrade per l’Italia e delegata a monitoraggi e manutenzioni. Questi tecnici avrebbero falsificato l’esito di alcuni controlli e comunicato alle autorità competenti test in realtà mai avvenuti.

Oggi, dall’analisi dei bilanci di Autostrade scopriamo che l’amministratore delegato al tempo del disastro del Ponte Morandi, Giovanni Castellucci, nel 2018 ha percepito un compenso totale di 5,05 milioni di euro, dei quali 3,72 milioni di bonus. Avete capito bene: nell’anno in cui un ponte gestito da Autostrade crolla per assenza di manutenzione e provoca 43 morti, l’amministratore delegato si porta a casa un bonus milionario!

Lo stesso si può dire per il Presidente di Autostrade, Fabio Cerchiai, tutt’ora in carica. Cerchiai si è dovuto accontentare di un compenso da 1,28 milioni di euro, inclusi 560 mila euro di bonus.

Davanti all’arroganza del potere, che si porta a casa il malloppo indipendentemente dalla bontà del suo operato, l’indignazione è il minimo sindacale. Bisogna andare oltre: il Ministro Toninelli ha iniziato una difficile battaglia contro il sistema osceno delle concessioni pubbliche, regalate in passato a pochi grandi attori privati che ora possono vivere di rendita, da parassiti, sulle spalle dei cittadini. Non discutiamo nemmeno l’entità milionaria del compenso: se il concessionario avesse curato l’interesse pubblico, manutenendo la rete autostradale e investendo in nuove infrastrutture, neanche ci saremmo interessati alla notizia. La vergogna è che i bonus milionari piovono nelle tasche di indagati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, come nel caso dell’ex ad Castellucci.

Dobbiamo prendercela con loro, con la società Autostrade che dimostra di non avere alcun rispetto per le vittime e per i genovesi, ma non dobbiamo mai dimenticare che se tutto ciò è stato possibile la responsabilità primaria è di certi partiti che hanno governato il Paese, collusi ad un meccanismo che in cambio di concessioni facili garantiva sostegno politico e consenso.

Sciogliere il nodo incestuoso tra concessionari e politica è la priorità del Ministero delle Infrastrutture, ed è il motivo per cui contro il Ministro Toninelli è in atto da mesi una campagna denigratoria da parte della stampa e dell’opposizione. Una campagna che non porterà a nulla, perché la nostra lotta al sistema marcio delle concessioni non si fermerà.