La Pubblica Amministrazione può fare molto per il clima. E lo stiamo facendo!

Approvvigionamenti più verdi, abitudini di lavoro più sostenibili, spinta sulla digitalizzazione ed estensione del modello dello smart working: sono tanti i fronti su cui ho iniziato ad agire, da Ministro per la Pubblica Amministrazione, in modo da rendere la macchina dello Stato meno “inquinante” e per stimolare al tempo stesso la conversione economica ed ecologica del Paese.

Prendiamo il tema degli approvvigionamenti, gli acquisti di beni e servizi della Pubblica Amministrazione. Ogni anno lo Stato spende per rifornirsi circa 150 miliardi e da un po’ di tempo si sta incoraggiando il cosiddetto Green Public Procurement, gli “acquisti verdi” della Pubblica Amministrazione. Ci sono anche delle norme che promuovono le forniture sostenibili, ma si può fare di più, molto di più.

Il primo intervento concreto che abbiamo messo a punto riguarda la “green mobility”: in legge di Bilancio prevediamo che almeno metà dei nuovi acquisti o noleggi di auto degli enti pubblici sia indirizzata verso veicoli elettrici o ibridi. Stiamo anche riducendo il consumo di carta: basta dire che come primo e simbolico atto da ministro, ho abolito la pesante rassegna stampa cartacea. Facciamo tutto in digitale e così soltanto sulla mia scrivania planano ogni anno circa 150-200 chili di fogli in meno.

Stiamo per bandire i contenitori di plastica non riciclabile, come già hanno fatto il Ministero dell’Ambiente o la Camera dei Deputati, non a caso entrambi a guida MoVimento 5 Stelle: ma dobbiamo estendere il Plastic Free via via a tutta la PA.

Anche le imprese cui si affidano opere e servizi pubblici devono avere una “etichetta ecologica” e rispettare criteri sempre più stringenti di sostenibilità green e di responsabilità sociale di impresa. Le norme offrono la possibilità di controllare se nelle filiere di produzione vengono, ad esempio, riconosciuti i diritti dei lavoratori; sostenibilità ambientale e sociale, appunto, devono camminare insieme. Sempre.
Ecco perché il settore pubblico è anche il principale strumento di promozione dell’economia verde e circolare. Trasporti, edilizia, mense, giusto per citare qualche comparto: il Green Public Procurement può trasformarsi in un volano importante di espansione per tutto un mercato e una produzione all’insegna del rispetto ambientale.

Ovvio che il mio Dipartimento non può fare tutto da solo.

Prendiamo la sfida dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici: è un tema che coinvolge altri dicasteri, mentre possiamo incidere moltissimo sulle abitudini di vita in ufficio dei dipendenti pubblici, favorendo il risparmio di energia elettrica o di carta, dematerializzando tutte le procedure.

Infine, c’è la frontiera dello smart working, del lavoro flessibile e agile grazie alle nuove tecnologie. Un cammino su cui vogliamo accelerare, benché serva un cambio di mentalità radicale nella Pubblica Amministrazione. Ci sono comunque delle sperimentazioni già in essere e puntiamo ad allargarle, usando pure la leva della contrattazione. È evidente, infatti, che i benefici sociali e ambientali del lavoro da remoto possono essere enormi, decisivi.

La cosiddetta “PA green” non è un vezzo modaiolo, ma una necessità improrogabile per accompagnare e sostenere la conversione dell’intero Paese.

Io ho un figlio di tre anni, al quale voglio lasciare un pianeta migliore di quello che ho trovato.

Grazie alla Spazzacorrotti chi sbaglia paga davvero

Stanotte alcuni dei protagonisti del processo “Mondo di mezzo” sono stati arrestati e portati in carcere. Ciò è avvenuto in virtù della legge “Spazzacorrotti”.

Senza la legge del MoVimento 5 Stelle quei colletti bianchi, seppur condannati in via definitiva, avrebbero potuto evitare la cella.

Grazie al nostro impegno e a quello del ministro Bonafede, il passaggio in giudicato delle sentenze emesse si è tradotto nell’immediata esecuzione della pena nei confronti di chi ha occupato ruoli importanti: dal presidente del Consiglio comunale di Roma al responsabile del Servizio programmazione e gestione del verde pubblico; da un ex consigliere comunale al presidente del municipio di Ostia

Per loro, grazie alla nostra legge, non è stato possibile ottenere benefici o misure alternative alla detenzione. I reati di corruzione, infatti, sono stati inseriti nell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, e ora sono classificati come quelli per mafia e terrorismo.

Il nostro obiettivo è sempre stato quello di restituire alla parte sana della società una giustizia concreta ed efficiente. Per farlo abbiamo puntato tanto su nuovo approccio culturale al tema della corruzione quanto all’inasprimento delle pene e all’impiego di nuovi strumenti di contrasto. Abbiamo detto agli italiani che il malaffare non conviene più, perché per chi intraprende quella strada c’è il carcere e nessuno sarebbe rimasto impunito. Oggi la conferma che non si trattasse solo di un monito è evidente a tutti.

Quattro domande a Matteo Salvini: i rapporti con Malofeev – #SalviniRispondi

“La Lega è il partito più pragmatico e tradizionalista in Italia. Conosco e frequento Salvini da quando ne è segretario.”

Parole e musica di Konstantin Malofeev, uomo d’affari russo già vicino al partito d’estrema destra francese, il Fronte Nazionale della famiglia Le Pen (oggi Raggruppamento nazionale) durante il congresso leghista di Torino a fine 2013.

Secondo Report, l’elezione di Salvini a segretario del Carroccio coincide con l’avvicinamento della Lega alla Russia. I rapporti vengono rinsaldati proprio con l’invito che la Lega fece a Malofeev in quell’occasione.

Ma di chi stiamo parlando? Detto l’Oligarca di Dio, è uno che quando parla di gay usa il termine dispregiativo di sodomiti, che definisce i gay una lobby che infetta il mondo.Sempre secondo Report, è uno dei finanziatori dell’internazionale ultra-tradizionalista che lega ambienti russi e ambienti americani, tiene insieme fascisti, ultraconservatori e vuole riportare l’umanità verso tempi oscuri.

Di fronte a tutto ciò che è emerso dall’inchiesta giornalistica di Report, le uniche puerili dichiarazioni di Salvini sono state: Ho incontrato Malofeev, incontro centinaia di persone che non mi hanno mai dato una lira. Quando incontro le persone non sono solito chiedere soldi”.

Eppure Malofeev, intervistato dal cronista Giorgio Mottola, ha dichiarato che lo stesso Savoini gli aveva raccontato di aver trattato al Metropol «con degli avvocati che gli avevano chiesto aiuto per una partita di petrolio di cui volevano discutere con Eni». Di fatto avrebbe confermato l’esistenza della trattativa sul petrolio. Malofeev, spiega il servizio, ha finanziato partiti di estrema destra in Europa e nel 2013 ha fondato una nuova “Santa Alleanza” tra le associazioni ultratradizionaliste russe e le più potenti fondazioni della destra religiosa americana. Si parla di bonifici da un miliardo di euro provenienti dagli Usa per finanziare una sorta di Internazionale sovranista con l’unico scopo di destabilizzare l’Europa.

Salvini si è preso la responsabilità di far cadere un Governo in pieno agosto, con scuse che non stanno né in cielo né in terra. Voleva “pieni poteri” ma per fare cosa? È scappato via per nascondere qualcosa? Deve politicamente chiarire cosa stava contrattando Savoini con i russi. Come emerge dalla conversazione, infatti, Savoini avrebbe agito al tavolo della trattativa in nome, per conto e nell’interesse di Salvini e della Lega. Come loro rappresentante o mandatario. Si sarebbe parlato anche delle modalità con cui fare arrivare la presunta tangente milionaria, della eventuale ripartizione, dell’obiettivo finalizzato alla campagna elettorale per le elezioni europee. Come fa Salvini a non dare nessuna spiegazione a tutto questo?

Ecco allora la terza delle quattro domande su questo scandalo alle quali Salvini ha il dovere di rispondere:

Che rapporto ha Salvini con l’uomo d’affari Konstantin Malofeev che avrebbe finanziato partiti di ultradestra in Europa?

Prima i russi o prima gli italiani? #SalviniRispondi

Le richieste del MoVimento 5 Stelle sulla manovra

Siamo soddisfatti che finalmente sia stato convocato un vertice di maggioranza lunedì, come avevamo chiesto.

Queste sono le richieste che ci stanno a cuore:

– Introduzione subito del carcere ai grandi evasori e la confisca per sproporzione. Non bisogna solo colpire chi evade centinaia e centinaia di migliaia di euro, ma occorre anche che lo Stato si riprenda quello che hanno sottratto ai cittadini onesti, per poi re-investirlo in favore delle piccole e medie imprese.

– Obbligo del pos ma solo dopo aver abbattuto drasticamente i costi su carte di credito e dispositivi. Le commissioni bancarie invariate, fanno diventare la sanzione  sull’obbligatorietà una tassa ingiustificata.

– Revocare il cambio del regime forfettario per le partite iva al 15%. Questo regime non va toccato. Lo Stato non può dire a un giovane un anno che pagherà il 15% di tasse e l’anno dopo gli cambia le regole in corso. Un giovane e una famiglia hanno diritto di poter pianificare il loro futuro e lo Stato deve sostenerli, considerando che un libero professionista si trova ad affrontare anche il cosiddetto “rischio di impresa”, senza avere un welfare che lo sostiene.

Ricordiamo a tutti che una vera lotta all’evasione si fa con il buon senso. Colpendo gli evasori e anche i grandi evasori, trovando il coraggio di aggradire i colossi finanziari, i concessionari autostradali e i pesci grossi che evadono miliardi di euro.

Infine come MoVimento 5 Stelle non possiamo negare che certi toni usati in questi giorni, a seguito delle nostre legittime richieste, ci addolorano.

Viva il MoVImento 5 Stelle ed ogni suo singolo attivista che crede in questo progetto!

P.S. qualcuno oggi continua a sperare nell’abolizione di Quota 100. Presentassero pure emendamenti, tanto i voti in parlamento non ci sono.

In Italia bisogna combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante

Buongiorno a tutti!
Oggi siamo alla seconda giornata della visita del presidente Mattarella negli Stati Uniti. Ieri abbiamo avuto modo di incontrare sia il presidente Trump che la comunità italiana nel corso di una bellissima cena.

Volevo soffermarmi su alcune cose che riguardano l’Italia e che in questi giorni riguardano la vostra vita e sono molto importanti. Sono i giorni in cui si sta scrivendo la Legge di Bilancio che probabilmente verrà approvata lunedì in Consiglio dei Ministri. E’ una legge molto importante che riguarda la vostra vita, riguarda i soldi delle vostre tasse e le tasse che non dovrete più pagare o che potreste pagare di più, questo dipende dalla politica.

In Italia bisogna combattere contro la GRANDE EVASIONE, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie. Prima della multa sul Pos bisogna abbassare le commissioni delle BANCHE. Sentite quello che ho da dirvi, da Washington.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Giovedì 17 ottobre 2019

Noi su questa Legge di Bilancio ci stiamo lavorando da mattina a sera e ci sono già alcuni risultati importanti che abbiamo portato a casa.

Il primo è la promessa che vi avevo fatto: l’IVA non aumenterà. So che dovrebbe essere una cosa scontata, ma se non fosse nato questo Governo saremmo andati in esercizio provvisorio e l’IVA, al contrario, sarebbe aumentata .

Numero due: il superticket, uno di quegli odiosi balzelli che riguardano la sanità, che da metà dell’anno prossimo sarà soppresso, non esisterà più.

E poi c’è l’assegno unico per le famiglie: è una riorganizzazione di tutti i soldi che riguardano le famiglie che hanno bambini; questo perché siamo l’ultimo Paese che fa figli in Europa e quando dobbiamo accedere anche a sgravi, aiuti, è una giungla in cui non si riesce a capire neanche quali siano le opportunità che ha una famiglia che ha un bambino, per poter ammortizzare i costi delle spese mediche, dei pannolini, dei baby sitter. La nostra idea è di mettere tutto quello che esiste in un assegno unico e ci mettiamo in mezzo un miliardo di euro in più per cominciare.

Poi c’è il cuneo fiscale, che è un inizio, non voglio commettere l’errore di enfatizzare troppo le cose che metteremo in questa Legge di Bilancio. Significa che cominciamo finalmente a fare in modo che, aprendo la busta paga, non solo il lordo sia bellissimo, ma inizi ad essere un po’ più bello il netto, che oggi è una tragedia rispetto a quello che c’è scritto nel lordo.

Poi c’è il capitolo lotta all’evasione, fatemi dire due cose su questo.

Per me va benissimo tutto nella lotta all’evasione, una cosa non posso accettare: che lo Stato faccia il debole con i forti e il forte con i deboli. Non possiamo pensare che il simbolo dell’evasione siano, come stanno dicendo in questi giorni alcuni media, l’elettricista, l’idraulico o il tassista. Io non ci sto a scatenare la guerra tra i poveri. L’Italia è un Paese che ha decine di miliardi di euro di evasione perché ci sono stati soggetti che hanno portato centinaia di migliaia o milioni di euro a volte fuori dai nostri confini e li hanno fatti rientrare con scudi fiscali del 5%. Se veramente vogliamo ridurre l’evasione fiscale dobbiamo introdurre degli strumenti che blocchino la grande evasione e tra questi ce n’è uno importantissimo che noi vogliamo entri nel decreto fiscale. E deve entrare nel decreto direttamente o in conversione? Questo lo vedranno i ministri interessati, i sottosegretari interessati.

Quello che mi interessa è che ci sia un accordo di Governo affinché ci sia il carcere per i grandi evasori. Non più multe per chi evade un miliardo e paga una multa di 100mila euro, ma il carcere per i grandi evasori da far entrare nel decreto fiscale. Questo è l’accordo di Governo che noi chiediamo e in questi giorni il ministro Bonafede ci sta lavorando. Per noi è imprescindibile. Non esiste una Legge di Bilancio che fa la lotta all’evasione senza il carcere per gli evasori. Altrimenti viene meno il senso della lotta all’evasione.

C’è un altro strumento che dobbiamo introdurre, che è la confisca per sproporzione, perché se un grande evasore, e per grande evasore stiamo dicendo uno che ha emesso per esempio fatture false per oltre 100mila euro, (quindi è inutile che si comincino a terrorizzare i cittadini, perché per emettere fatture false per oltre 100mila euro ci vuole anche una certa ingegneria dell’evasione e anche una certa incoscienza e spregiudicatezza), bene! Per noi quando si becca un grande evasore gli si confisca quello che ha non solo per l’ammontare che evaso, ma anche un po’ di più, così ha qualcosa da perdere in più rispetto a quello che ha evaso e su cui non ha pagato le tasse.

Poi per me va bene tutto, va bene il limite al contante, vanno bene le multe per i POS, però non possiamo criminalizzare delle categorie: se vogliamo combattere l’evasione in Italia non possiamo combattere contro il commerciante.

Quelle sono categorie che già sono state vessate e in cui lo sappiamo: chi evade continua a fregarsene di tutti gli adempimenti che sono stati imposti ai commercianti, mentre la stragrande maggioranza dei commercianti che ha sempre pagato le tasse, ha adempimenti in più. Io poi credo che, soprattutto sul POS, se noi mettiamo una multa da 30 euro per chi non accetta la carta di credito, ci ritroveremo pure forse con delle situazioni in cui il commerciante preferisce pagare la multa piuttosto che le commissioni che deve pagare ogni volta che fa pagare un cliente con la carta di credito. Quindi ci vuole un accordo con le banche, prima di tutto, per abbassare tutti i costi dei pagamenti con carta di credito, sia lato utente, sia lato esercente. E lo stesso vale per il limite dei contanti: noi dobbiamo andare verso un Paese digitalizzato che fa sempre più transazioni elettroniche, ma chi evade con una somma di tremila euro contanti… si immagini che una persona vuole pagare quattromila euro in contanti e c’è il limite a duemila euro in contanti (purtroppo è già successo), si fa fare due fatture e scontrini da €2000 e così ha speso €4000 in contanti.

Per me è il messaggio culturale che è importante. Sono anni che si fa la lotta all’evasione facendo la lotta agli scontrini o per gli scontrini, e si sono totalmente ignorati i grandi evasori di questo Paese. Introduciamo il carcere con pene severe e la confisca per sproporzione e vedrete come somme di decine di miliardi di euro di evasione non esisteranno più.

Ciao a tutti!

Bomba «spazzacorrotti» sul processo Mafia Capitale

di seguito l’articolo di Andrea Ossino de “Il Tempo”:

La legge «spazzacorrotti» e il processo Mafia Capitale: un binomio capace di far tremare politici, funzionari e imprenditori che fino a qualche settimana fa erano certi di non finire in galera. La nuova norma sarà applicata nel processo in Cassazione che si apre domani: se le condanne saranno confermate, per i colpevoli si apriranno le porte del carcere. 

La legge «spazzacorrotti» e il processo Mafia Capitale: un binomio capace di far tremare politici, funzionari e imprenditori che fino a qualche settimana fa erano certi di non finire in galera. Il tutto all’ombra di un verdetto della Corte Costituzionale che potrebbe bocciare la nuova norma e i suoi effetti. L’ex presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, l’allora mini sindaco di Ostia Andrea Tassone e il «re» dei camion bar con un passato da numero due del Consiglio comunale di Roma, Giordano Tredicine. E poi l’ex brigatista Emanuela Bugitti, i funzionari Mario Cola e Claudio Turella e tanti altri.

Sono in molti a temere per l’imminente pronuncia della Cassazione sulla Mafia della Capitale. Perché con l’introduzione delle nuove «misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici», la cosiddetta legge «spazzacorrotti», il 31 gennaio scorso sono cambiate le regole del gioco. In pratica, al passaggio in giudicato della sentenza la Procura potrebbe dare immediata esecuzione alla pena detentiva, precludendo agli eventuali condannati la possibilità di richiedere e usufruire di misure alternative al carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali o gli arresti domiciliari. In altre parole: molti imputati che al processo Mondo di Mezzo sono accusati di corruzione rischiano di andare in galera.

Tra questi ci sono l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina, Mirko Coratti, condannato in appello a 4 anni e 6 mesi con l’accusa di corruzione aggravata in relazione a un finanziamento che l’associazione «Rigenera » avrebbe ricevuto, secondo gli inquirenti, per favorire le cooperative del patron della «29 Giugno» Salvatore Buzzi. Poi c’è Pierpaolo Pedetti, ex consigliere comunale del Pd condannato in secondo grado a 3 anni e 2 mesi. E ancora Giordano Tredicine, l’esponente del Pdl che dai camion bar di famiglia è approdato, con circa 5 mila voti, alla presidenza della Commissione Politiche Sociali e alla vicepresidenza dell’assemblea capitolina. In appello è stato condannato a 2 anni e 6 mesi. E se la Cassazione dovesse confermare la sentenza potrebbe andare in carcere. Proprio come l’ex minisindaco di Ostia, Andrea Tassone, condannato in appello a 5 anni per aver concesso, secondo l’accusa, due appalti alle coop di Buzzi in cambio di denaro. Tra gli imputati che rischiano gli effetti della «spazzacorrotti» c’è anche l’ex brigatista con un ruolo nella cooperativa «29 Giugno», Emanuela Bugitti: condannata in appello a 3 anni e 8 mesi. E poi Mario Cola (3 anni in appello), dipendente del dipartimento patrimonio del Comune. E l’ex consigliere comunale Franco Figurelli, che per i giudici di secondo grado dovrebbe scontare 4 anni. Anche il «padreterno della Regione», come Buzzi definiva il dirigente Guido Magrini, potrebbe subire gli effetti della nuova norma se la condanna a 3 anni di reclusione inflitta in appello dovesse essere confermata.

E ancora il manager di Eurspa Carlo Pucci (7 anni e 8 mesi) e il collaboratore di Luca OdevaineMario Schina (4 anni in appello). Curiosa la vicenda che si snoda intorno a Odevaine. Il 24 gennaio scorso, pochi giorni prima dell’entrata in vigore della «spazzacorrotti», l’ex componente del Tavolo tecnico sull’immigrazione al Ministero dell’Interno ha concordato la pena in appello, dopo aver ammesso le sue responsabilità e aver patteggiato altre condanne. Il suo legale, Luca Petrucci, non ha presentato il ricorso in Cassazione: la condanna di Odevaine è definitiva. Quindi, per pochi giorni, è stata applicata la vecchia legge.

Invece Claudio Turella, ex funzionario dell’Ufficio Giardini, ha preferito rivolgersi alla Cassazione dopo aver concordato la condanna in appello. Ma così facendo adesso potrebbe essere sottoposto alle nuove e più rigide regole. Il condizionale è necessario. Occorrerà infatti che la Cassazione confermi la tesi dell’accusa. Non basta: perché non è detto che gli «Ermellini» decideranno di applicare la nuova legge, considerando anche la presumibile insurrezione delle difese contro il principio retroattivo della norma. Gli avvocati potrebbero ad esempio sostenere che una nuova legge non può essere applicata a reati commessi prima della sua entrata in vigore. Inoltre la Procura, come accaduto in altre città italiane, potrebbe anche decidere di attendere il verdetto della Corte Costituzionale prima di rendere la sentenza esecutiva. Infatti, quasi tutti i penalisti che difendono gli imputati menzionati, in caso di una sentenza sfavorevole, pensano a un eventuale ricorso che consenta la sospensione dell’esecutività delle sentenza, in attesa di capire la legittimità costituzionale della norma.

Leggi, cavilli, ricorsi e verdetti dei giudici: situazioni giuridicamente complesse sulle quali si gioca l’imminente permanenza in carcere o meno di molti imputati, gli stessi che fino a qualche anno fa occupavano le stanze del potere della Capitale.

Il MoVimento è innovazione

Il video dell’intervento di Davide Casaleggio a Italia 5 Stelle:

In questi giorni stiamo festeggiando i 10 anni del MoVimento, sembra incredibile, il tempo è passato davvero rapidamente. Spesso mi chiedono: ma quale è stato il momento di svolta del MoVimento?

Quando il MoVimento è diventato grande? Il MoVimento ha svoltato ogni volta che ci hanno negato un nostro diritto. Ogni volta abbiamo accelerato e saliti di livello, e quel diritto ce lo siamo presi.

  • Ci hanno negato la visibilitá sulle nostre battaglie del blog. Venivano oscurate. Allora abbiamo creato il V-Day, la più grande manifestazione di piazza organizzata senza il supporto dei mass media. In quella occasione abbiamo raccolto 350.000 firme in un week end. 
  • Ci hanno negato la legge di iniziativa popolare del V-Day archiviata in un cassetto al Senato. Abbiamo deciso di entrare in parlamento. 
  • Ci hanno negato battaglie storiche che a parole condividevano come i tagli ai vitalizi, l’acqua pubblica o il reddito di cittadinanza. E allora finalmente siamo andati al Governo. 
  • Ci hanno negato l’attuazione di un contratto di Governo che avevano sottoscritto. Abbiamo supportato un altro Governo che ci garantisse l’attuazione del nostro programma.

A volte ci siamo fidati delle parole di altri che non hanno rispettato gli impegni. Ma è giusto farlo, almeno la prima volta. 

ringrazio chi ci ha posto degli ostacoli in questi anni perchè ci hanno resi più forti. Ad esempio un politico travestito da garante delle istituzioni.

Ci ha permesso di rafforzarci. Oggi è anche grazie a loro, anche grazie al fatto che il minimo nostro problema fa notizia per una settimana e se viene hackerato un qualunque altro partito, come ad esempio accaduto la settimana scorsa, al massimo gli vengono dedicati due trafiletti e di multe non le fanno mai. 

Se siamo al Governo, se abbiamo scritto leggi e riforme importanti, se abbiamo fatto il record del mondo di partecipazione ad una votazione politica online è anche grazie agli ostacoli che abbiamo incontrato, ostacoli che per noi erano sempre un po’ più alti

Ci siamo allenati e li abbiamo superati

Siamo arrivati qui anche grazie ai meetup. Io ricordo che il primo meetup è nato a Milano, in una birreria che piaceva molto a Milano che si chiamava “Entropia”. 

I meetup ci hanno permesso di aggregarci attorno alle idee. Rousseau ci permette di aggregare le persone attorno ai risultati.

Meetup ci ha aiutato a costruire la via al Governo, Rousseau ci serve per saldare l’azione degli eletti con la volontà degli iscritti del MoVimento

Il MoVimento nei prossimi anni dovrá coinvolgere ancora piú persone. Essere al Governo non è sufficiente. I cittadini devono partecipare attivamente al cambiamento del nostro Paese utilizzando anche le nuove tecnologie come stiamo facendo con Rousseau.

Gli strumenti di Cittadinanza Digitale possono aiutarci a fare in modo che i cittadini siano sempre parte delle scelte importanti del nostro Paese. A livello comunale o nazionale che sia.

L’innovazione é un processo continuo. 

Innoviamo. Rinnoviamoci continuamente facendo attenzione a prendere ad esempio il futuro e non il passato. Come abbiamo sempre fatto nel MoVimento 5 Stelle.

In questi 10 anni siamo riusciti ad imporre un metodo. Un metodo di partecipazione attiva dei cittadini alla vita del Paese. Questo metodo si chiama Rousseau ma si chiama anche Cittadinanza Digitale, partecipazione attiva delle persone.

Grazie anche a nuovi strumenti del digitale. Ed è proprio questa Cittadinanza Digitale che sta emergendo a livello internazionale. Non è un caso che in molti altri Paesi si stanno sperimentando nuovi strumenti di partecipazione e che ci sia un grande interesse anche per replicare la nostra esperienza. Come quello che ho riscontrato la scorsa settimana all’ONU, in cui persone da tutto il mondo erano interessate a Rousseau e al nostro metodo di partecipazione. Perchè se sta emergendo una consapevolezza della possibilità di esercitare i nostri diritti di partecipazione pubblica in nuovi modi grazie alla Rete, è lo strumento che determina il diritto. Ed è per questo che oggi è importante costruire nuovi strumenti di partecipazione attiva delle persone alla vita della propria comunità.

Tante volte mi chiedono come mai tanti volontari si dedichino gratuitamente alla causa del MoVimento.

A volte paragonano anche la mia piccola Srl ai grandi colossi delle concessionarie di Stato giusto per fare un titolo di un giornale. Dite loro: andate a controllare sui bilanci. Vedrete che la mia società aveva utili maggiori prima che nascesse il MoVimento.

E una qualunque delle centinaia di nomine che fa il MoVimento oggi al Governo probabilmente prevede uno stipendio maggiore degli utili della mia società. In questi anni ho imparato a fidarmi di chi fa le cose non per soldi. Normalmente ha una motivazione piú interessante.

Se siamo qui oggi è per il lavoro di tutte quelle persone che all’ombra dei riflettori hanno dato il loro tempo per cambiare le cose in meglio. Anche per questo evento per il quale abbiamo 400 volontari. Questo MoVimento è basato sui volontari che hanno motivazioni più interessanti rispetto ai soldi.

Spesso le persone chiedono supporto in piccole e grandi cose.

Se qualcuno chiede qualcosa per sé.  Lo ascolto.

Se qualcuno chiede qualcosa per qualcun altro. Lo aiuto.

Se qualcuno chiede qualcosa per la comunitá. Faccio in modo che possa avere successo.

Noi siamo comunitá. Se qualcuno ha problemi lo aiutiamo, e portiamo avanti noi il progetto sapendo che gli altri faranno lo stesso quando capiterá a noi. Per questo mando un grande abbraccio a Alessandro.

Il MoVimento ha sempre usato due armi per vincere le sue battaglie: l’Esempio e la Comunità. Sono importanti entrambi.  

Da soli siamo più veloci e possiamo dare l’esempio. Piantiamo un albero nella nostra città. Ridipingiamo le strisce pedonali nel nostro comune. Ci tagliamo lo stipendio. Rinunciamo ai finanziamenti pubblici.

Ma solo assieme si arriva piú lontano e si riesce a fare la differenza.

Ed è questo, credo, lo scopo ultimo del MoVimento: FARE LA DIFFERENZA.

È FATTA! Meno 345 parlamentari. Promessa mantenuta!

Di seguito la dichiarazione di voto di Anna Macina, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati:

Grazie Presidente, ci siamo: tra pochi minuti sarà chiamata la votazione sulla riforma costituzionale che ridurrà il numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200.

Io non mi limiterò a ricordare il risparmio economico che comporta, anche se permettetemi: quando la politica chiede ai cittadini italiani dei sacrifici o è a conoscenza di quanto sia difficile arrivare a fine mese, quella stessa politica deve dare l’esempio.
“Il mondo cambia col tuo esempio, non con le tue parole”, diceva un poeta a me molto caro. E allora questo Parlamento dia l’esempio, perché non è cosa di poco conto il risparmio e l’attenzione alle casse dello Stato.

Non è cosa di poco conto riformare i regolamenti di Camera e Senato e avere un accorpamento delle commissioni con una riduzione del numero di presidenti, vicepresidenti, segretari e relative indennità.

Non è cosa di poco conto, ma sostanzialmente (ed è questo il punto) questa è sì una battaglia che il MoVimento 5 Stelle ha portato avanti con fermezza, determinazione e forza, ma non è mai stata una bandierina da sventolare, non è mai stata una merce di scambio e non è mai stata una moneta con cui qualcuno voleva comprare il MoVimento 5 Stelle.

Il MoVimento 5 Stelle non è in vendita e non è in vendita nemmeno la Costituzione. Noi non siamo in vendita.

La scelta di portare avanti questa riforma sulla spiaggia e sotto l’ombrellone non è un ricatto e non è fumo negli occhi degli italiani lo spirito che ci ha animato. È uno spirito riformatore, ma rispettoso. Ecco perché il metodo è cambiato. Il metodo è quello di intervenire in maniera precisa e puntuale senza stravolgimenti, questa è la novità. La Costituzione vive, è diritto vivente e allora non è avulsa dal tempo e dallo spazio, va calata nella realtà, nella complessità e nella velocità del tempo in cui viviamo adesso. Sappiamo benissimo, per rispondere a chi è intervenuto prima o agli interventi di ieri in discussione generale, che vari e ripetuti sono stati i tentativi di arrivare ad una riduzione del numero dei parlamentari. Certo, ricordiamo la commissione Bozzi, la commissione Violante, tutti tentativi di riforma mai portati a compimento per mille motivi, ma per noi la democrazia deve rinnovarsi. Se vuole essere democrazia e ha in se la forza per farlo, allora oggi ci riusciamo perché in questo Parlamento e in questo momento qui c’è una forza democratica riformatrice che ha portato i cittadini nelle istituzioni e portando i cittadini nelle istituzioni ha portato qui dentro il volere di quelli che sono fuori.

La voglia e il coraggio è anche la forza di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Allora lasciamo il campo, se ci riusciamo, scevro dai preconcetti macchiati da ideologie dei partiti e rispondiamo ad una semplice domanda: cosa chiedono i cittadini fuori? Abbiamo bisogno di tanti parlamentari quante sono le risposte che sono in grado di cambiare lo stato delle cose. Allora il problema non è il numero dei parlamentari, il problema è la capacità del Parlamento di rispondere alle esigenze dei cittadini che sono fuori, al più vista la riduzione del numero dei parlamentari sarà richiesto a partiti e movimenti politici un atto di responsabilità, un senso di responsabilità anche quando presenteranno ai propri elettori i candidati e magari pretenderanno di offrire il meglio ai loro elettori.

E allora il problema forse, per introdurre anche il concetto legato alla rappresentatività e anche quello del trasformismo che nella passata legislatura ha raggiunto un picco esagerato e che ha privato i territori dei propri rappresentanti che una volta qua dentro hanno scelto di aderire a programmi in TV con quelli con cui si erano presentati. Questo è un problema.

Parliamo della rappresentatività. Quando fu scritta la Costituzione non fu né sacralizzato né cristallizzato il numero dei parlamentari, perché si era ben consapevoli che la Costituzione deve vivere nel tempo in cui c’è. Alcuni numeri potevano avere un senso in un momento storico diverso da questo, oggi non lo hanno più perché oggi ai cittadini è consentito un rapporto diretto con i propri rappresentanti. I canali della comunicazione, l’informazione, torna il tema della capacità del Parlamento di portare a termine un processo decisionale, una politica capace di non fare politica fine a se stessa e per se stessa, ma capace di dare risposte ai cittadini che sono fuori dai palazzi. E non è ancora tutto: abbiamo sempre detto anche in seconda lettura qui alla Camera che la riduzione del numero dei parlamentari avrebbe imposto altri processi sia di livello costituzionale, sia di modifica dei regolamenti, sia della modifica della legge elettorale. Certo che l’abbiamo detto e quindi non è un contrappeso che avevamo negato prima e adesso lo diciamo: l’abbiamo sempre detto, tanto è vero che siamo già tutti al lavoro per una legge elettorale e per la modifica dei regolamenti, per equiparare elettorato passivo e attivo tra Camera e Senato, strumenti atti ad arginare l’eventuale ricorso alla decretazione d’urgenza. Anche questo è un tema, perché la riflessione sul da farsi non è tanto sulla crisi della rappresentatività, quanto sulla crisi della capacità del Parlamento di imporsi, perché il Parlamento è il vero e unico depositario della sovranità popolare, questo va ricordato.

Noi non ci proponiamo di distruggere o indebolire gli strumenti della democrazia rappresentativa, ma al contrario, vogliamo valorizzarli, adeguarli al tempo, renderli più rispondenti ai tempi e alle richieste dei cittadini e allora rispediamo al mittente tutte le accuse di demagogia. La verità è che vogliamo regalare all’Italia un Parlamento più efficiente, questa è la verità, come abbiamo sempre ribadito e come abbiamo sempre dimostrato con atti concreti, mettendoci da subito al lavoro su altri temi.

Questa mattina qualche giornalista ha dipinto quest’Aula immaginandola al momento del voto come i tacchini che festeggiano l’arrivo del Natale. Una visione distorta, anche cattiva della politica e dei politici, anche offensiva. Bene, oggi questo Parlamento ha la possibilità di lanciare un messaggio contrario e potentissimo: questa classe politica ha la forza e la voglia di anteporre gli interessi e il bene dei cittadini regalando loro un Parlamento efficace ed efficiente e attento anche al suo posto e perché no, anteponendolo e facendolo risaltare rispetto allo spirito di autoconservazione della politica e dei politici.

Per rispondere a qualcun altro: la politica è servizio, la politica è passione, la politica è quella dal sapore buono e al servizio dei cittadini. Questo è il messaggio che oggi lanciamo al Paese e recuperiamo credibilità e rispetto agli occhi dei cittadini, delle istituzioni per le istituzioni e per chi si dedica alla politica con animo sincero.

Rappresentare è sostanzialmente un onore e va sempre ricordato.

Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.

Taglio parlamentari: ne parlava Nilde Iotti già nel 1984. Ora diventerà realtà!

Prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della Camera, Nilde Iotti, nata a Reggio nell’Emilia nell’aprile del 1920 e deceduta a Poli nel dicembre del 1999, ebbe un ruolo di primo piano nella stesura della Costituzione Italiana.

Nell’intervista in Rai, rilasciata a Raffaella Carrà nel 1984, sottolineava la necessità di ridurre il numero dei parlamentari, a fronte del cambiamento che, già all’epoca, aveva attraversato la nostra democrazia e la società italiana. Già lei chiedeva di tagliare il numero di deputati e senatori e oggi, finalmente, con il MoVimento 5 Stelle al Governo, questa riforma sta per diventare realtà.

“Nel 1948, quando è entrata in vigore la Costituzione, uscivamo dal fascismo e c’era la necessità di ristabilire un rapporto del tutto democratico con la società. Ma adesso ci sono Consigli Regionali che sono stati eletti nel 1970, Consigli Provinciali, Consigli Comunali, siamo cioè di fronte a una società molto più articolata, una democrazia molto più articolata. Allora io ritengo che il numero dei parlamentari sia davvero troppo alto”.

NILDE IOTTI SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

Già trent’anni fa Nilde Iotti proponeva di ridurre i parlamentari. Abbiamo un miliardo di motivi per mantenere questa promessa fatta agli italiani. Via 345 stipendi d'oro per un Parlamento più efficace che taglia i privilegi.#1MiliardoDiMotivi

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 3 ottobre 2019

Voto ai sedicenni: discutiamone subito

Il voto ai sedicenni è una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza.

I giovani in Italia vengono definiti, a seconda del momento, choosy, viziati, “gretini”: per noi questi giovani vanno soprattutto rispettati, ascoltati e messi al centro della nostra politica. Sono una risorsa preziosa e sono il futuro di un’Italia che si informa, che partecipa e che deve essere valorizzata sempre di più.

Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe almeno avere il diritto anche di votare e scegliere chi decide della sua vita.

In alcuni Paesi il voto ai sedicenni è già previsto: in Scozia, Austria, in alcuni Länder tedeschi, in Argentina e Brasile ad esempio. Discutiamone subito in Parlamento, perché queste sono le riforme costituzionali che cambiano le prospettive di un Paese e che ci spronano a fare sempre meglio.

Noi ci siamo e pensiamo che chi teme il voto dei più giovani, forse sa di averli traditi in passato, con scelte politiche che hanno creato povertà, mancanza di opportunità, danni all’ambiente che oggi proprio i più giovani stanno difendendo.

Adesso è ora di dare questo diritto a chi ha più futuro davanti.