Ponte Morandi, revocare la concessione ad Autostrade. La maggioranza voti compatta

di seguito l’intervista di Danilo Toninelli a “Il Fatto Quotidiano” a cura di Luca De Carolis:

Dentro Palazzo Madama il senatore Danilo Toninelli mostra carte ed elenca dati. Soprattutto, l’ex ministro delle Infrastrutture indica delle priorità per il governo: “La revoca delle concessioni ad Autostrade va fatta, e su questo noi Cinque Stelle non molliamo di un centimetro. Ma bisogna anche urgentemente nominare i commissari a varie opere STRADALI e ferroviarie ed emanare i bandi per l’Ansfisa, l’agenzia per la sicurezza di ferrovie e strade. Servono centinaia di ingegneri, altrimenti chi fa i controlli?”.

Ponti e viadotti crollano, eppure per un anno e mezzo si è parlato solo di Tav. E nessuno ha fermato quell’opera.

Nelle linee programmatiche che illustrai da ministro al Parlamento nel luglio 2018, quindi prima del Ponte Morandi, dissi che la priorità era un piano di ammodernamento e di manutenzione delle opere esistenti. Dopo aver letto le carte avevo riscontrato come non si facesse più da tempo manutenzione: si impiegavano tutti i soldi per singole opere, per fare gli interessi di singoli colossi.

Con il governo gialloverde le cose non sono mutate, no?

Ho cominciato subito a fare sopralluoghi su varie autostrade, tanto che mi accusarono di allarmismo. Quando andai a visionare i viadotti della A24, un ingegnere del MIT con 30 anni di servizio mi disse che questo tipo di controllo approfondito non era mai stato fatto. 

Con la Lega avete sprecato un anno e mezzo a rimbalzarvi la palla della Torino-Lione, facendone un tema enorme.

Non decido io gli argomenti di cui si occupano stampa e media. Di certo il Tav non è mai stata una priorità per me. Ho sempre detto che sarebbe stato meglio adoperare quei miliardi per la manutenzione, perché avrebbero favorito la sicurezza e anche l’occupazione, con tanti piccoli ma importanti cantieri sul territorio.

Quanti soldi servono per un piano di ammodernamento e manutenzione?

Il Codice della strada prevede che la manutenzione delle infrastrutture sia un obbligo dei concessionari. Stanno crollando i ponti delle autostrade, quindi evidentemente le società che le gestiscono non hanno fatto i necessari investimenti in sicurezza. In più non c’era uno stato che le controllava a dovere. Noi abbiamo ribaltato questo sistema.

Come?

Innanzitutto nella linea: da ministro, ho detto subito a tutti i funzionari e dirigenti che la manutenzione e i controlli erano la priorità. Soprattutto, abbiamo creato l’Asfisa, un’agenzia di controllo. L’iter per la sua creazione è stato completato lo scorso 21 novembre. Prima non controllava mai nessuno, e si lavorava solo sulle carte fornite sui concessionari.

Non esistono solo le opere in concessione. Servono soldi pubblici, e soprattutto bisogna sbloccare i lavori. Metà dei cantieri previsti non sono partiti, e mancano centinaia di commissari: tutto fermo, anche con voi al governo. Perché?

Noi abbiamo varato tre decreti in 15 mesi per sbloccare tutto. Abbiamo nominato diversi commissari, tra cui quello alle STRADE in Sicilia. Stavamo per nominarne altre decine a opere STRADALI e ferroviarie fondamentali, ma Salvini ha fatto cadere il governo.

Il M5S governa ancora…

Manca solo il decreto attuativo, e va fatto con urgenza. Dopodiché nel 2019 l’Anas ha investito il 182 per cento in più in cantieri.

I deputati di “Cambiamo!”, il movimento fondato dal governatore della Liguria Giovanni Toti, accusano: la Regione ha chiesto più volte al Mit la situazione dei viadotti liguri, ma non ha mai ricevuto risposta.

Io ricordo a Toti che dal 2014 è commissario straordinario al dissesto idrogeologico in Liguria: mi chiedo cosa abbia fatto in questi cinque anni. Piuttosto lui dovrebbe riflettere sull’asservimento della politica ai privati. Al gruppo Gavio, che ha in concessione la Torino-Savona su cui è crollato un viadotto pochi giorni fa, ha affidato senza gara i lavori nel Porto di Genova fino al 2030.

Voi però dovevate revocare la concessione ad Autostrade dopo il dramma del Ponte Morandi. Invece nulla: speravate che Atlantia entrasse in Alitalia, inutilmente.

Non è così, abbiamo sempre tenuti distinti i due dossier. E abbiamo sempre avuto la convinzione che Atlantia non volesse davvero mettere i soldi nella compagnia aerea. Ma Salvini non voleva la revoca, che va fatta con una legge: ci mancavano i numeri.

E ora pensate che la votino Pd e renziani?

Noi non molliamo. La revoca va fatta, punto e basta. Quanto sta emergendo dalle inchieste è sconvolgente. E poi è tutto pronto: serve un decreto inter-ministeriale di Mit e ministero dell’Economia, e un decreto per convertirlo in legge. 

Manca la volontà degli altri partiti.

Avranno pensato che con Atlantia in Alitalia non c’erano le condizioni. Ora questa scusante non c’è più. Ci dicano cosa pensano adesso.

Il grande evasore è il nemico del commerciante

Il grande evasore è nemico di quei commercianti, negozianti, piccoli artigiani che a volte sono costretti a dichiarare allo Stato senza riuscire a pagare perché hanno problemi ad arrivare a fine mese o devono scegliere tra le tasse e il salario dei propri operai. O addirittura sono creditori dello Stato.

Sono quelli che portano milioni di euro nei paradisi fiscali, quelli che si mettono a tavolino per capire come continuare a fregare chi si spacca la schiena ogni giorno per dare da mangiare alla propria famiglia.

Stangare i pochi grandi evasori significa aver i soldi per abbassare le tasse a tutti coloro che le hanno sempre pagate. Questo è un Patto con le persone oneste di questo Paese.

Gli Stati Generali del MoVimento 5 Stelle

Sono passati dieci anni da quando il MoVimento 5 Stelle esiste. Dieci anni e la politica italiana si è radicalmente trasformata. Prima con una quasi inedita, penetrante e incessante opposizione ai Governi in carica. Una certosina operazione di smantellamento di privilegi e meccanismi di autoconservazione del potere, attraverso la denuncia e insieme l’esempio di sobrietà e servizio incondizionato.

Poi, nel 2018, la svolta: il MoVimento 5 Stelle è la forza politica che ottiene più voti. Finalmente può fare ciò per cui è nato, andare al Governo di questo Paese e cambiarlo. Il Reddito di Cittadinanza, una seria normativa anticorruzione, il taglio dei vitalizi dei parlamentari, il taglio storico dei parlamentari. Le parole guerriere sono diventate Leggi dello Stato.

Oggi abbiamo bisogno di nuove parole guerriere, di nuovi obbiettivi, di progetti da realizzare. Va tracciata la nuova traiettoria da seguire e va messa alla prova la nuova organizzazione del MoVimento 5 Stelle.

Da tempo stiamo lavorando alla creazione del team del futuro e tra meno di un mese ci saranno 12 facilitatori per altrettante aree tematiche e 6 facilitatori per la parte organizzativa.  A loro sarà affidato il compito di raccogliere idee e progetti tra tutti gli iscritti e i cittadini di buona volontà e realizzare una sintesi perché il MoVimento 5 Stelle possa realizzarli. Per tre mesi il team del futuro si dedicherà alla raccolta e alla valutazione di questi progetti che saranno presentati, discussi ed elaborati a marzo a un grande evento nazionale: gli Stati Generali del MoVimento.

Lì uniremo tutti questi progetti come dei puntini e il disegno che ne verrà fuori sarà il nostro piano decennale per l’Italia. Sarà il tempo e il luogo in cui il Movimento rinascerà, anche battezzando in quella sede una nuova Carta dei Valori. Rinascerà e sarà capace di guardare oltre e guardare lontano, guardarsi dentro e guardare fuori. Sarà in grado di ascoltare e di ascoltarsi a fondo, per tramutare in realtà ciò che ha visto e ciò che ha ascoltato.

Tutto quello che possiamo immaginare possiamo farlo e abbiamo il dovere e il diritto di immaginare un’Italia radicalmente diversa. Non è una sfida facile. È misurarci con una visione dell’Italia da qui ai prossimi 20 anni. Ci troviamo di fronte alla sfida più difficile che abbiamo mai affrontato. Per questo abbiamo bisogno del sostegno e del supporto di tutti, oggi più che mai.

Se dieci anni fa abbiamo avuto la capacità di superare il modello partitico novecentesco e proporre una alternativa moderna ed efficiente, oggi siamo chiamati a superare noi stessi, la stessa forma che la nostra creatura ha assunto. Siamo in evoluzione continua e quello che faremo insieme è solo un altro passo avanti. Il MoVimento cambierà ancora e tra dieci anni ci saranno nuove parole guerriere e nuovi contributi.

Dobbiamo dedicarci al massimo a questo progetto. I nostri portavoce in parlamento e al governo hanno la responsabilità di realizzare il programma che abbiamo presentato alle politiche del 2018. Tutti gli altri eletti di lavorare nelle istituzioni, i nostri Sindaci di rilanciare le città, ognuno di noi ha la responsabilità di immaginare il futuro e di disegnare il prossimo programma da realizzare.

Ci siamo confrontati. Abbiamo consultato le persone che portano dalla prima ora sulle spalle questo Movimento, e tutti concordano che serva un momento di riflessione, di standby. Ma decidiamo insieme.

È quindi anche il momento di chiederci se questa grande mobilitazione di crescita e rigenerazione sia compatibile con le attività elettorali. Per questo motivo abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti la decisione riguardante la partecipazione alle imminenti elezioni regionali in Emilia – Romagna e in Calabria.

Partecipare alle elezioni richiede uno sforzo organizzativo, anche nazionale, e di concentrazione altissimo. Ciascuno di noi deve interrogarsi, con la massima responsabilità, sul contributo che sente di dare nei prossimi mesi, su dove sente più giusto che i suoi portavoce dirigano il proprio impegno.

Deve chiedersi se pensa che siamo capaci, tutti insieme, in un grande lavoro di rete di condivisione e divisione degli incarichi, di essere utilmente presenti su diversi fronti. Qualsiasi cosa sceglieremo, la affronteremo come sempre con tutta la dedizione di cui siamo capaci.

A noi la scelta. Le votazioni si apriranno alle 12 di domani e si chiuderanno alle 20.

10 obiettivi per abbattere le emissioni

Dopo un ottobre caldissimo, stiamo vivendo ora un novembre drammatico con un’ondata di maltempo che rischia di sfiorare le due settimane consecutive.

Proprio pochi giorni fa abbiamo parlato di un appello sottoscritto da oltre 11 mila scienziati in tutto il mondo: o iniziamo a intraprendere comportamenti seri per prenderci cura del nostro pianeta, o sarà troppo tardi.

L’appello di questi studiosi parte da una prima necessità non più rinviabile: la riduzione delle emissioni a livello globale. È questa la pietra angolare di ogni politica ambientale ed energetica che va messa in atto in base a quelli che sono gli accordi di Parigi.

Già, ma da dove partire per diminuire il livello di inquinanti nell’aria che respiriamo?

Qui elenchiamo dieci punti fondamentali:

1. ADDIO ALLE ENERGIE FOSSILI

È il primo obiettivo da perseguire. Grazie al MoVimento 5 Stelle, da questo 2019 le major del petrolio non fanno più i loro comodi trivellando ovunque per terra e per mare come accaduto per decenni. Bisogna andare verso uno stop definitivo alle concessioni per la coltivazione e l’estrazione di idrocarburi. Le centrali a carbone vanno definitivamente “spente” ed è necessario disincentivare in ogni modo attività inquinanti.

2. INCENTIVI ALLE ENERGIE RINNOVABILI

Il secondo punto è diretta conseguenza del primo. Senza politiche coordinate, difficile arrivare a risultati importanti. È quanto mai necessario “spingere” perché cambi il paradigma: va favorita in ogni modo la produzione, l’accumulo e la vendita di energia pulita con politiche fiscali e commerciali ad hoc. Deve però cambiare anche la mentalità dei semplici cittadini: va fatto comprendere a tutti che investire su un impianto domestico che produce energia rinnovabile, migliora la qualità della nostra vita e di quella dei nostri figli.

3. EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DEGLI EDIFICI

Il MoVimento 5 Stelle si è battuto per anni per far sì che la politica incentivasse certe tipologie di intervento. In anni in cui l’edilizia vive una crisi durissima, abbiamo fatto continue campagne di sensibilizzazione sul tema, fino ad arrivare alla norma Fraccaro (500 milioni per interventi di messa a punto degli edifici pubblici) e per agevolare i cittadini ad interventi nelle loro case, poiché la dispersione energetica è uno dei fattori scatenanti dell’inquinamento dell’aria.

4. RIFORESTAZIONE

La comunità scientifica è sempre più convinta che la riforestazione sia uno dei metodi più efficaci per limitare le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Un esempio concreto arriva dall’Etiopia con un progetto ambizioso di piantare 4 miliardi di alberi contro la desertificazione: solo in una giornata, con un’operazione senza precedenti, ne sono stati piantati 350 milioni. Il MoVimento 5 Stelle, con “Alberi per il futuro”, porta avanti in modo convinto questa grande sfida.

5. MODIFICARE IL MODO DI MUOVERSI

L’utilizzo del mezzo privato, soprattutto nelle grandi città, va disincentivato. Serve uno “scatto” sulla condivisione di servizi di mobilità, intesa sia come i tradizionali servizi di trasporto pubblico, o forme di carsharing, bikesharing o carpooling. Inoltre servono investimenti seri nel trasporto pubblico: nelle città italiane i cittadini che lo usano tutti i giorni sono ben al di sotto della media europea. Un trend che va invertito.

6. AGEVOLARE L’ACQUISTO DI MEZZI ‘GREEN’

Va di pari passo col punto sopra: in attesa di ridurre l’uso privato delle due e delle quattro ruote, è necessario più che mai agevolare l’acquisto di mezzi elettrici o ibridi. Il MoVimento 5 Stelle ha spinto perché venisse potenziato l’Ecobonus. È un primo passo: la strada è ancora lunga e va incentivata anche l’offerta da parte delle industrie di auto e di motocicli. Ma è un trend inesorabile.

7. CAMBIARE APPROCCIO SUI CONSUMI

Anche il cibo che mangiamo incide sulle emissioni. Prediligere frutta e verdura di stagione e consumare alimenti con filiera corta è naturalmente importante per contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico. E ridurre il consumo di carne: il settore della produzione zootecnica è causa del 18 per cento delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane.

8. INVESTIRE IN INNOVAZIONE

Ormai è appurato: i Paesi che riescono a predisporre i maggiori investimenti in innovazione registrano risultati concreti sul contrasto alle polveri sottili. Anche l’Italia avrà finalmente nella manovra 2020 un credito d’imposta per quelle imprese che investono in software o accorgimenti innovativi che consentano loro di inquinare meno. Diminuire le emissioni delle nostre attività produttive è fondamentale.

9. CICLO DEI RIFIUTI

Chiudere gli inceneritori, che appartengono ormai al secolo scorso, è un dovere morale. Per farlo in maniera definitiva è importante alzare il livello del riciclo e incentivare la produzione di materiali biodegradabili o compostabili.

10. ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare deve essere il nuovo paradigma alla base di tutta l’economia. Deve essere la precondizione di qualsiasi attività umana. Dal cittadino all’impresa, l’economia circolare è il nuovo modello su cui si deve orientare lo sviluppo umano. Un modello che sostituisca quello lineare per cui si estraggono risorse, si bruciano e si scartano gli avanzi.  Un modello che si serva di sempre meno risorse, riutilizzandole, per poi rimetterle in circolo.

Caso Cucchi, finalmente la verità

È stato omicidio.

Stefano Cucchi, fermato la sera del 15 ottobre 2009, è stato massacrato di botte in una caserma e morto all’ospedale Pertini per il pestaggio subito. Questo è il verdetto in primo grado contro i veri responsabili, i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, condannati a 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Poi c’è Francesco Tedesco, condannato a due anni e mezzo per falso commesso, e Roberto Mandolini a tre anni e otto mesi per manomissione di dati e falsa testimonianza.

Abbiamo lottato dal primo momento, da quel lontano 2009, chiedendo che si facesse luce su questa torbida vicenda. L’abbiamo seguita passo passo, con il fiato sospeso, perché fosse resa giustizia e venisse riscattata la storia di una famiglia che ha tanto sofferto quanto resistito!

Verità, che parola bellissima. A volte si sussurra soltanto, non si ha la forza di gridarla.
Uno Stato che la cerca, che non la baratta con nient’altro, è uno Stato all’altezza della più bella democrazia e, soprattutto, di coloro che dedicano una vita intera a perseguire la giustizia. Questo Paese ha un debito di coraggio con la famiglia Cucchi.

In tutta questa storia ci sono attori e comparse che Stefano lo hanno ucciso tante volte cercando di nascondere la verità!

Ma in mezzo al fetore di questi antieroi, c’era sempre il profumo di un fiore che è sopravvissuto al freddo dell’inverno: Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e voce della sua vita spezzata. Una donna che ha lottato e lottato e lottato perché la memoria del fratello smettesse di essere ingiuriata, perché la sua morte venisse raccontata per ciò che era stata veramente: un omicidio.

Il suo coraggio mi commuove, il suo coraggio mi insegna, il suo coraggio è un patrimonio per tutti. Contro l’impossibile può solo l’amore.

Le fake news sul MoVimento non si contano più

Ormai ci siamo abituati alle fake news dei giornali sul MoVimento 5 Stelle, quasi non ci stupiamo più.

Anche oggi, sul quotidiano “La Stampa” sono state pubblicate una serie di bufale sul MoVimento 5 Stelle. Hanno messo in mezzo Paola Taverna, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede e Stefano Patuanelli, questa volta scrivendo cose non vere, cercando di metterli contro il Capo Politico, Luigi Di Maio. Bufale prontamente smentite dai diretti interessati.

Puntano a dividere il MoVimento 5 Stelle, a metterlo in cattiva luce nei confronti dei cittadini, perché dà fastidio, perché lotta, quasi in solitudine, contro i grandi evasori, perché ha tagliato i vitalizi, perché ha tagliato il numero dei parlamentari, perché ha approvato e approverà provvedimenti a vantaggio del Paese e perché siamo e saremo sempre contro i privilegi.

Scrivere falsità non significa fare buon giornalismo, ma fare politica.

La deontologia professionale insegna altro, ma non tutti i giornalisti se lo ricordano o lo mettono in pratica. Il buon giornalista dovrebbe essere esclusivamente al servizio del lettore e della corretta informazione. Invece, di chi sono al servizio alcuni?

Comunque noi non ci facciamo spaventare da questa campagna mediatica volta a screditarci, volta a screditare chi è sempre stato dalla parte dei cittadini e sempre lo sarà. L’Italia sta vivendo un momento molto importante della sua storia. Sono molte le questioni delicate in ballo, dall’Ex-Ilva ad Alitalia. C’è una Legge di Bilancio che sta vivendo le fasi più intense del lavoro parlamentare, con la fase emendativa, e non abbiamo assolutamente necessità di un giornalismo che perda tempo a inventare storie per attaccare una parte politica che sta lavorando per risolvere questioni critiche, che interessano tutti. C’è davvero bisogno di un giornalismo serio in questo Paese, che informi i cittadini e non deformi la realtà a uso e consumo di pochi.

Nel MoVimento 5 Stelle si continua a lavorare uniti per un unico obiettivo, fare il bene degli italiani. Sarebbe il caso che anche le altre forze politiche e i media pensassero ai cittadini e non soltanto a compiacere gli interessi dei loro padroni, editori o multinazionali che siano.

Questo weekend torna #AlberiPerIlFuturo. Contribuisci a creare un futuro più felice!

Sabato 16 e domenica 17 novembre si terrà l’edizione 2019 di Alberi per il futuro, un’iniziativa che stiamo portando avanti dal 2015.

Ricordo quando la organizzammo in Emilia-Romagna ed era una delle iniziative a cui teneva di più mio padre. Non è un caso che oggi si stia parlando sempre di più di alberi che devono essere piantati nelle nostre città. Oggi dobbiamo creare delle città più verdi, dobbiamo creare delle città in cui si possa finalmente respirare.

Ed è questo il motivo per cui, anche con mio padre, tutelavamo tutti gli alberi che c’erano, in particolare a Milano, e in giro per l’Italia.

In mezzo alle città, oggi dobbiamo avere degli alberi. Negli ultimi 60 anni i centri urbani si sono sviluppati secondo una visione distorta, lontana dei principi dell’ecosistema e che costringe i cittadini a stare nello smog, a cambiare il senso della vita. È per questo che questo weekend vi invito tutti a cercare il posto più vicino a voi: ci sono oltre 100 città che partecipano ad Alberi per il futuro.

Abbiamo piantato oltre 40.000 alberi, dal 2015 a oggi, in oltre 200 comuni e ogni albero in più è un passo verso il cambiamento.

Sabato 16 e domenica 17 novembre ci saranno nuove piantumazioni in tantissime città. Partecipa anche tu ad Alberi per il futuro, contribuisci a creare un futuro più verde, più sano, più felice in cui vivere.

Cercate la città più vicina su www.alberiperilfuturo.it

Ciao a tutti, ci vediamo il prossimo weekend!


STAI ORGANIZZANDO? QUANTI ALBERI PIANTERAI E DOVE?

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L’ILVA è una questione di sovranità nazionale

Arcelor Mittal è una multinazionale estera che ha firmato un contratto con lo Stato impegnandosi ad assumere 10.500 lavoratori.

Era un contratto discutibile, che la favoriva eccessivamente e che io definii il “delitto perfetto”. Un contratto che provai a revocare nel 2018 e che migliorai, obbligando Arcelor Mittal ad assumere tutti e 10.500 e non solo 8.000 come voleva fare all’inizio.

Ora di quei 10.500 ne vogliono licenziare 5000, e altri 1395 sono già in cassa integrazione. E non perché sia venuto a mancare lo scudo penale ma semplicemente perché hanno sbagliato i conti e non sono riusciti ad attuare il piano industriale che loro stessi hanno proposto e con cui hanno vinto la gara pubblica.

Mi implorarono di dargli lo stabilimento dicendomi che sarebbero arrivati a 8 milioni di tonnellate. Poi invece hanno scoperto di non riuscire a produrne neanche 4 milioni.

Le multinazionali sbagliano i conti e pure tanto. Ma allo Stato interessano gli impegni.

La prima cosa che voglio dirvi è che in questi giorni si sta consumando una battaglia per la sovranità dello Stato italiano. Se una Multinazionale ha firmato un impegno con lo Stato, lo Stato deve farsi rispettare, chiedendo il rispetto dei patti e facendosi risarcire i danni.

Per questo sostengo l’appello all’unità lanciato oggi dal Ministro Patuanelli. Tutte le forze politiche di Governo supportino l’azione del Presidente Conte, che già ieri ha smascherato il primo bluff, portando Mittal ad ammettere che avrebbero licenziato comunque 5000 dipendenti, anche con la reintroduzione del cosiddetto scudo penale.

Mi rivolgo, come ha fatto Patuanelli, anche alle opposizioni e in particolare a chi si definisce sovranista, perché proprio la loro posizione è controversa.

Victor Orban, il loro idolo, in Ungheria combatte infatti le multinazionali, nazionalizzando addirittura le Banche. Gli mette nuove tasse e li vuole cacciare via dalla gestione di servizi strategici, come gas e luce.

Qui invece come hanno reagito i leghisti alla minaccia di Arcelor Mittal? Salvini: “Reintrodurre subito l’immunità”. Una resa senza condizioni. Tra un po’ gli portano anche la scorzetta di limone.

Senza contare che la multinazionale ha già detto che lo scudo non c’entra e che comunque loro lasceranno per strada 5mila persone. Siamo arrivati al paradosso che la multinazionale fa leva sui sovranisti per piegare la volontà dello Stato.

In questi giorni ci sarà da far rispettare la sovranità dello Stato. E non lo potranno fare i camerieri delle multinazionali travestiti da sovranisti. Dovranno farlo le persone di buon senso. Unite e tutte dalla stessa parte, quella della città di Taranto, dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori.

Il Movimento 5 Stelle ci sarà.

Sull’IVA sventato il disastro di Salvini #Manovra2020

L’IVA non aumenterà. Abbiamo lavorato duramente per scongiurare una tassa media di 600 euro a famiglia, ogni anno. Un vero salasso per gli italiani, in particolare per la classe media e le famiglie meno abbienti.

Dopo la scellerata decisione di Salvini di tradire il Contratto di Governo, ingolosito dall’idea di ottenere pieni poteri, siamo rimasti soli a lavorare duramente per gli italiani.

La situazione oggettivamente era molto complessa. Bisognava trovare parecchi soldi per scongiurare 23 miliardi di maggiori tasse. In pochi lo credevano possibile e quasi tutta la stampa ci dava per spacciati. I più ottimisti parlavano di aumenti selettivi dell’IVA su alcuni prodotti. Ma noi abbiamo sempre creduto di potercela fare, avevamo fatto una promessa e volevamo mantenerla a tutti i costi e l’IVA non aumenterà per nessun prodotto.

La stangata si sarebbe abbattuta in particolare sulle coppie con due o tre figli, per le quali si calcolava un esborso extra di 740 euro circa. Latte, pasta, caffè, carne, pesce, tutto sarebbe aumentato per via della nuova tassa di Salvini. Al bar un caffé da 90 centesimi sarebbe salito a 93 centesimi. Una bottiglia di birra da 0,66 litri avrebbe visto il proprio prezzo lievitare da 1,55 euro di oggi a 1,61 euro. Per non parlare dei rincari per le bollette di luce e gas: una bolletta del gas da 1096 euro si sarebbe pagata 1126 euro e una della luce da 552 euro si sarebbe pagata 567 euro.

Gli aumenti non avrebbero riguardato solo i beni di consumo quotidiani, ma tutti. Un paio di scarpe da ginnastica da 100 euro sarebbero arrivate a costare 103,07 euro, e se qualcuno avesse voluto acquistare un’auto nuova di media cilindrata dal costo di 16.775 euro ne avrebbe dovuti sborsare 17.394 euro. Costi in più che possono sembrare contenuti se misurati sul singolo prodotto, ma che sommati avrebbero colpito duramente i consumi e i redditi delle famiglie italiane.

L’IVA sarebbe aumentata perché senza un nuovo governo prima di gennaio il Paese avrebbe sperimentato l’esercizio provvisorio, come previsto dall’articolo 81 della Costituzione. Si tratta di un provvedimento che vincola il governo per un massimo di 4 mesi a gestire solo l’ordinaria amministrazione, senza la possibilità di varare le misure necessarie a governare il Paese e a bloccare l’aumento dell’IVA, che avrebbe colpito gli italiani in automatico a partire dal 1° giorno del nuovo anno.

Al MoVimento 5 Stelle non interessa destra o sinistra, ci interessa portare avanti i punti del programma scritti insieme ai cittadini e votati a larga maggioranza dagli elettori. Avevamo promesso il taglio dei parlamentari e siamo riusciti a imporlo a tutti quanti.

Avevamo detto che l’IVA non sarebbe aumentata e siamo riusciti a mantenere la promessa. Questa è l’unica cosa che ci interessa.

Con il RdC iniziamo a portare l’Italia al livello degli altri Paesi UE

Di seguito l’intervista a Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, apparsa su “Famiglia Cristiana”:

«I risultati concreti stanno per arrivare». È fiduciosa Nunzia Catalfo, 52 anni, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. Lei, che già nel 2013 era stata prima firmataria del disegno di legge per l’istituzione del Reddito di cittadinanza, sottolinea innanzitutto che “non sono previste modifiche a questa misura, partita solo alcuni mesi fa. Adesso attendiamo i risultati che arriveranno con la seconda fase che è già iniziata. I Centri per l’impiego hanno avviato le convocazioni (sono già stati sottoscritti 50 mila Patti per il lavoro), e sono operative le due piattaforme previste dal decreto (GePI, acronimo di Gestionale per i patti per l’inclusione, e MyAnpal, la “scrivania digitale” che fa da intermediaria tra domanda e offerta di lavoro). Inoltre, la scorsa settimana ho firmato il decreto per l’avvio dei progetti utili alla comunità a cui i percettori parteciperanno nei loro Comuni di residenza”

Continua a essere convinta della bontà del provvedimento?

«Il Reddito di cittadinanza è una misura che andava fatta perché, come ha recentemente ricordato anche papa Francesco, i poveri non sono numeri ma persone a cui andare incontro. Questo è stato il motore della nostra azione. Il provvedimento è il grimaldello che, affiancato a un sostegno al reddito, ha messo fine all’immobilismo sulle politiche del lavoro in Italia. Abbiamo messo in piedi un’azione di sistema che questo Paese aspettava da vent’anni, finanziando con un miliardo di euro le Regioni per potenziare infrastrutture e risorse umane. Entro il 2021 saranno assunti a tempo indeterminato 11.600 nuovi operatori che andranno ad aggiungersi agli 8 mila che già operano nei Centri per l’impiego. Finalmente iniziamo a portare l’Italia al livello degli altri Paesi Ue».

I furbetti del Reddito di cittadinanza. Come trovarli?

«Come stiamo già facendo. Con controlli serrati che, grazie al lavoro delle autorità, già nei primi 6 mesi ci hanno permesso di scovare 185 lavoratori “in nero” percettori di RdC. Per tutti è scattata la denuncia più la revoca del beneficio. Il regime sanzionatorio che abbiamo previsto è molto severo: chi froda lo Stato prendendo indebitamente il Reddito rischia fino a 6 anni di carcere. Su questo non facciamo sconti».

In quali zone del Paese ci sono più domande?

«La maggior parte dei 980 mila nuclei percettori risiede in Campania (19%) e Sicilia (17,3%), mentre le percentuali più basse si registrano in Valle d’Aosta (0,1%) e Trentino-Alto Adige (0,3%)».

Questo significa che c’è anche più disoccupazione al Sud. Come combatterla?

«La disoccupazione noi la stiamo già combattendo e i dati ci danno ragione, tanto che ad agosto il tasso è sceso al 9,5%, ai minimi dal 2011. Anche la disoccupazione giovanile è in calo di 1,3 punti percentuali al 27,1%, il punto più basso dal 2010. Sappiamo che non basta, che oltre alla quantità bisogna rafforzare anche la qualità del lavoro. La parola chiave è diritti e per questo abbiamo fatto subito il Decreto dignità che, malgrado le critiche, sta dando i suoi frutti. I prossimi passi sono il taglio del cuneo fiscale e il salario minimo. Così si consoliderà il trend delle assunzioni e ci saranno benefici anche al Sud».

Com’è composto il nucleo familiare dei percettori del Reddito?

«Si tratta di famiglia con, in media, 2,4 persone con un’età attorno ai 36 anni. Il 36% dei nuclei familiari che percepiscono il Reddito di cittadinanza vede la presenza di minori: in totale sono 597mila. Un numero da tenere a mente perché vuol dire che circa 600 mila minori, grazie al RdC, hanno un sostegno certo. È una delle cose di cui vado più fiera».

Il Reddito di cittadinanza non risolve, però, tutti i problemi. Lei ha detto che uno dei suoi cavalli di battaglia sarebbe stata anche la parità di reddito delle donne. A che punto siamo?

«L’obiettivo è quello di arrivare a una totale parità delle retribuzioni tra uomo e donna, che non deve essere solo formale, ma sostanziale. Come? Stiamo studiando una serie di misure premiali volte a incentivare chi assume donne al rientro dalla maternità, a contrastare il part-time involontario, al riconoscimento del lavoro di cura e al rafforzamento del congedo di paternità obbligatorio. In questo senso, intendo coinvolgere pienamente le Camere: in Parlamento ci sono già diverse proposte di legge che possono rappresentare una base di partenza».

Bisogna combattere anche il lavoro nero e il caporalato.

«Il 16 ottobre al ministero del Lavoro ho insediato il tavolo interistituzionale sul caporalato. Voglio che dai lavori del tavolo emergano con forza procedure che spezzino il ruolo centrale del caporale. Questo si può fare esclusivamente rendendo trasparente l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Su questo tema ho avuto modo di confrontarmi con lo Special Rapporteur per le schiavitù dell’Onu, Urmila Bhoola, che ha molto apprezzato l’impegno dell’Italia in questa direzione. Nel contesto difficile in cui ci troviamo a operare, nel quale la criminalità organizzata approfitta delle debolezze dei lavoratori, dobbiamo anche riconoscere che non siamo soli. Abbiamo il supporto della Commissione europea, grazie al Programma di sostegno alle riforme strutturali. Dal canto nostro, come ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali abbiamo finanziato con 85 milioni di euro il piano triennale dedicato proprio alla prevenzione e alla lotta al caporalato».

Abbiamo delle ottime leggi sulla sicurezza, perché allora aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro?

«È vero, abbiamo una delle legislazioni più avanzate d’Europa ma questa non è del tutto attuata. È mia intenzione realizzare un aggiornamento del Testo unico sulla sicurezza del 2008. Questo è un obbligo morale, prima che giuridico, di fronte al fenomeno degli infortuni sul lavoro che continuano a essere ancora troppo elevati. Ricordiamoci sempre che parliamo di persone, non di numeri. Occorre inoltre fare in modo che le leggi che abbiamo siano rispettate. Per questo, stiamo già lavorando per far attivare la patente a punti per le imprese che investono in sicurezza e stiamo provvedendo al rafforzamento dell’attività di vigilanza, con nuove assunzioni di personale ispettivo. Puntiamo poi sulla diffusione della cultura della prevenzione attraverso campagne informative e formative. Sono partiti i primi progetti di formazione finanziati dal mio Ministero attraverso il bando Inail: circa 15 milioni di euro che raggiungeranno 30 mila lavoratori in tutta Italia con metodi didattici innovativi adeguati alle specifiche realtà aziendali».