Ponte Morandi, revocare la concessione ad Autostrade. La maggioranza voti compatta

di seguito l’intervista di Danilo Toninelli a “Il Fatto Quotidiano” a cura di Luca De Carolis:

Dentro Palazzo Madama il senatore Danilo Toninelli mostra carte ed elenca dati. Soprattutto, l’ex ministro delle Infrastrutture indica delle priorità per il governo: “La revoca delle concessioni ad Autostrade va fatta, e su questo noi Cinque Stelle non molliamo di un centimetro. Ma bisogna anche urgentemente nominare i commissari a varie opere STRADALI e ferroviarie ed emanare i bandi per l’Ansfisa, l’agenzia per la sicurezza di ferrovie e strade. Servono centinaia di ingegneri, altrimenti chi fa i controlli?”.

Ponti e viadotti crollano, eppure per un anno e mezzo si è parlato solo di Tav. E nessuno ha fermato quell’opera.

Nelle linee programmatiche che illustrai da ministro al Parlamento nel luglio 2018, quindi prima del Ponte Morandi, dissi che la priorità era un piano di ammodernamento e di manutenzione delle opere esistenti. Dopo aver letto le carte avevo riscontrato come non si facesse più da tempo manutenzione: si impiegavano tutti i soldi per singole opere, per fare gli interessi di singoli colossi.

Con il governo gialloverde le cose non sono mutate, no?

Ho cominciato subito a fare sopralluoghi su varie autostrade, tanto che mi accusarono di allarmismo. Quando andai a visionare i viadotti della A24, un ingegnere del MIT con 30 anni di servizio mi disse che questo tipo di controllo approfondito non era mai stato fatto. 

Con la Lega avete sprecato un anno e mezzo a rimbalzarvi la palla della Torino-Lione, facendone un tema enorme.

Non decido io gli argomenti di cui si occupano stampa e media. Di certo il Tav non è mai stata una priorità per me. Ho sempre detto che sarebbe stato meglio adoperare quei miliardi per la manutenzione, perché avrebbero favorito la sicurezza e anche l’occupazione, con tanti piccoli ma importanti cantieri sul territorio.

Quanti soldi servono per un piano di ammodernamento e manutenzione?

Il Codice della strada prevede che la manutenzione delle infrastrutture sia un obbligo dei concessionari. Stanno crollando i ponti delle autostrade, quindi evidentemente le società che le gestiscono non hanno fatto i necessari investimenti in sicurezza. In più non c’era uno stato che le controllava a dovere. Noi abbiamo ribaltato questo sistema.

Come?

Innanzitutto nella linea: da ministro, ho detto subito a tutti i funzionari e dirigenti che la manutenzione e i controlli erano la priorità. Soprattutto, abbiamo creato l’Asfisa, un’agenzia di controllo. L’iter per la sua creazione è stato completato lo scorso 21 novembre. Prima non controllava mai nessuno, e si lavorava solo sulle carte fornite sui concessionari.

Non esistono solo le opere in concessione. Servono soldi pubblici, e soprattutto bisogna sbloccare i lavori. Metà dei cantieri previsti non sono partiti, e mancano centinaia di commissari: tutto fermo, anche con voi al governo. Perché?

Noi abbiamo varato tre decreti in 15 mesi per sbloccare tutto. Abbiamo nominato diversi commissari, tra cui quello alle STRADE in Sicilia. Stavamo per nominarne altre decine a opere STRADALI e ferroviarie fondamentali, ma Salvini ha fatto cadere il governo.

Il M5S governa ancora…

Manca solo il decreto attuativo, e va fatto con urgenza. Dopodiché nel 2019 l’Anas ha investito il 182 per cento in più in cantieri.

I deputati di “Cambiamo!”, il movimento fondato dal governatore della Liguria Giovanni Toti, accusano: la Regione ha chiesto più volte al Mit la situazione dei viadotti liguri, ma non ha mai ricevuto risposta.

Io ricordo a Toti che dal 2014 è commissario straordinario al dissesto idrogeologico in Liguria: mi chiedo cosa abbia fatto in questi cinque anni. Piuttosto lui dovrebbe riflettere sull’asservimento della politica ai privati. Al gruppo Gavio, che ha in concessione la Torino-Savona su cui è crollato un viadotto pochi giorni fa, ha affidato senza gara i lavori nel Porto di Genova fino al 2030.

Voi però dovevate revocare la concessione ad Autostrade dopo il dramma del Ponte Morandi. Invece nulla: speravate che Atlantia entrasse in Alitalia, inutilmente.

Non è così, abbiamo sempre tenuti distinti i due dossier. E abbiamo sempre avuto la convinzione che Atlantia non volesse davvero mettere i soldi nella compagnia aerea. Ma Salvini non voleva la revoca, che va fatta con una legge: ci mancavano i numeri.

E ora pensate che la votino Pd e renziani?

Noi non molliamo. La revoca va fatta, punto e basta. Quanto sta emergendo dalle inchieste è sconvolgente. E poi è tutto pronto: serve un decreto inter-ministeriale di Mit e ministero dell’Economia, e un decreto per convertirlo in legge. 

Manca la volontà degli altri partiti.

Avranno pensato che con Atlantia in Alitalia non c’erano le condizioni. Ora questa scusante non c’è più. Ci dicano cosa pensano adesso.