Nelle Regioni neo leghiste è allerta arancione

Arrivano, promettono mari e monti e portano a scorrazzare Salvini in tour elettorale per proclamare l’avvento del governo della concretezza. Poi, alla prova dei fatti, rimbalzano indietro con buona pace dei cittadini, ai quali lasciano in eredità la fregatura. È il marchio di fabbrica della Lega, quel partito che mentre parlava di mirabolanti manovre da 50 miliardi di euro (tanto spararla grossa è a costo zero) vedeva tre regioni, nelle quali governa con il centrodestra, alzare bandiera bianca e dichiarare l’esercizio provvisorio.

È quello che sta accadendo in questi giorni: la Sardegna di Christian Solinas, l’Umbria di Donatella Tesei e la Basilicata di Vito Bardi. Tutte finite o, che stanno per finire, in esercizio provvisorio, perché le maggioranze di governo regionali NON sono riuscite ad approvare in tempo il bilancio per il 2020.

La decisione è già stata formalizzata a Cagliari e a Perugia, a Potenza lo sarà a inizio anno. L’esercizio provvisorio è una sciagura per l’economia regionale e quindi per i cittadini, perché nei tre mesi della sua durata la Regione deve limitarsi all’ordinaria amministrazione e non può fare nuove spese e investimenti, come promesso in campagna elettorale.

In Sardegna il presidente Solinas è stato eletto a febbraio 2019, ma il “buongoverno” del centrodestra ci ha messo tre mesi per spartirsi le poltrone della Regione e varare la Giunta. Niente approvazione della legge di Bilancio, nonostante abbiano avuto 9 mesi di tempo.

Stessa cosa in Basilicata, dove Bardi è diventato governatore nel marzo scorso (qui per fare la giunta ci hanno messo “solo” due mesi).

Donatella Tesei è arrivata solo a settembre, ma agli umbri il Caroccio sotto l’albero ha già fatto trovare questo bel regalino.

In tutte e tre le occasioni Salvini aveva battuto le regioni da cima a fondo, assaggiando qualunque prodotto tipico possibile, spargendo fieramente promesse e poi, una volta fatto il danno, è sparito (in Sardegna per la questione quote latte ancora lo aspettano).

Questi sono i marziani della Lega, i professionisti che arrivano per cambiare le cose: in peggio.

Aiuti concreti alle famiglie grazie al M5S

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto.

Abbiamo quindi messo in campo una serie di azioni per supportare le persone nelle necessità di tutti i giorni. Per prima cosa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva che avrebbe significato una spesa di 600 euro in più a famiglia per l’acquisto di beni di cui non si può fare a meno, come pasta, pane e carne.

Abbiamo raddoppiato poi il bonus asili nido che passerà da 1.500 a 3.000 euro per le famiglie con Isee fino a 25.000 euro ed esteso il bonus bebè a tutte le famiglie, facendolo aumentare fino a 1.920 euro all’anno. Aiutiamo anche le mamme che non possono allattare con un bonus di 400 euro per l’acquisto di latte artificiale.

Per il diritto alla salute di tutti abbiamo abolito il superticket su visite specialistiche ed esami di laboratorio. Infine, manteniamo la nostra promessa di aiutare chi vive sotto la soglia di povertà confermando il Reddito di Cittadinanza.

Interventi mirati perché nessuno rimanga più indietro.

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto. Abbiamo quindi messo in campo una…

Pubblicato da Francesca Businarolo su Venerdì 27 dicembre 2019

La carica degli AggiustaGiocattoli

A Natale ogni bambino ha diritto a un bel giocattolo.

Seguendo questo nobile principio Guido, 68 anni, ex caporeparto al controllo qualità di Alitalia in pensione, ha scelto di trasformarsi in “Guido Aggiustagiocattoli”, abile e sorridente artigiano che a Roma ripara bambole e robot per destinarli a chi non può comprarli. “Guido ha un problema a un occhio, ma questo non gli ha impedito, qualche giorno fa, di passare tre ore di filato a restituire a un drone la possibilità di volare”, ci racconta con orgoglio Grazia Passeri, presidente dell’associazione Salvamamme che, da anni con Guido, è impegnata a garantire alle famiglie in difficoltà servizi e regali per i più piccoli in occasione festività natalizie. “Quest’anno abbiamo accolto le richieste di mille mamme da assistere e ad ogni bambino vogliamo assicurare un meraviglioso regalo, rigorosamente impacchettato e perfettamente funzionante, come nuovo”, prosegue Grazia.

Guido AggiustaGiocattoli racconta con umiltà e un bel sorriso la propria dedizione alla causa: “La verità è che quello che faccio io lo potrebbero fare tutti con un po’ di manualità e olio di gomito, ma purtroppo le persone preferiscono gettare e ricomprare. Invece saldare un filo, sostituire un vecchio contatto, incollare una parte mancante non è un lavoro difficile”, sottolinea.“È come un treno che deve andare avanti anche se non c’è un centesimo”, spiegano dall’associazione Salvamamme. La corsa della solidarietà, soprattutto quando è in gioco il sorriso di un bambino, non si ferma: se le richieste aumentano non si può voltare la faccia dall’altra parte e fare spallucce, bisogna arrangiarsi, giocare di squadra per regalare un sorriso. 

Questa preziosa locomotiva, infatti, attraversa il Paese da Nord a Sud, dove ogni giorno si scoprono nuove cliniche per bambole e giochi d’ogni tipo, realtà molto speciali dove migliaia di giocattoli riprendono vita e spesso diventando doni. Così capita di entrare in veri e propri laboratori e officine del ricambio, con migliaia di oggetti grandi o piccoli pronti per sostituire pezzi usurati o rotti. Così si restituisce nuova vita a bambole e macchinine che, tirate a lucido, tornano sotto l’albero per vivere una nuova vita in compagnia dei bambini, scampando al “crudele destino” del secchio dei rifiuti. 

“Qui non si butta via niente: occhi perforati, teste decapitate, braccia staccate, un grande classico!”, assicura Alessandra, che con un sorriso fragoroso si presenta come “direttore sanitario” dell’Ospedale delle Bambole di Napoli, antica bottega di restauro che da quattro generazioni si occupa della salute di bambole provenienti da tutto il mondo. “Il nostro è un vero e proprio ospedale. C’è il primario, la dottoressa Tiziana, ci sono gli infermieri all’accettazione, gli addetti ai ritiri e l’equipe medica. I pazienti sono le bambole, di cui ci prendiamo cura con molta passione e professionalità”, spiega Alessandra. Plastiche, legno, porcellana, celluloide sono solo alcuni dei materiali salvati dalla discarica che vengono riutilizzati con amore e perizia nel restyling delle 50 bambole che ogni mese arrivano da Olanda, Germania, Austria, America all’indirizzo della bottega partenopea. Solidarietà, cuore, ma anche risparmio e riduzione dei rifiuti.

A Milano per i veri collezionisti c’è la bottega Ricordi e Balocchi, impegnata in complicate riparazioni nel rispetto dello stile originale del giocattolo. Mentre nel negozio Giocattolandia, vicino Brescia, la tecnologia tende una mano al riutilizzo attraverso la stampante 3D che con un semplice click assicura una copia perfetta del pezzo mancante. Per gli appassionati di modellini di treni, poi, c’è Sybic, laboratorio specializzato che pulisce, lubrifica sostituisce spazzole, rotori e ingranaggi di trenini.Ce ne è per tutti i gusti e per tutte le esigenze: dalle cliniche alle botteghe di artigiani e collezionisti.

Anche il MoVimento 5 Stelle, ormai per il terzo anno consecutivo, contribuisce al riutilizzo di vecchi giocattoli con l’iniziativa Giocattoli in Movimento.

Fino al 6 gennaio chiunque potrà raggiungere gli stand del MoVimento 5 Stelle presenti in tutta Italia e portare con sé due o più giocattoli, prendendone in cambio uno. Rimettiamo in circolo giocattoli, soprattutto per i bambini e le famiglie più bisognose.

Natale è alle porte e il desiderio di un dono accomuna tutti i bambini perché l’infanzia non può e non deve conoscere povertà. Riportare un giocattolo allo splendore originale è possibile, eccome. Ma come sostiene Guido, regalarlo ha tutt’altro valore.

Nomina di Blandini a commissario di Banca Popolare di Bari: uno sfregio al buonsenso

Il 13 dicembre, prima dell’intervento del governo a tutela dei correntisti e dei risparmiatori di Banca Popolare di Bari, è intervenuta Banca d’Italia commissariando gli organi di amministrazione e di controllo dell’istituto. Tutto a posto? Per nulla.

Il commissariamento era un atto doveroso, ed è stato proprio il MoVimento a chiarire che i vertici di una banca vicina al fallimento dovevano andarsene, ma altrettanto importanti sono i nomi dei commissari chiamati a gestire Banca Popolare di Bari in questa fase particolarmente delicata. E almeno uno di quei due nomi è molto discutibile.

Si tratta di Antonio Blandini, lo stesso che nel 2012 era stato indicato da Banca d’Italia come membro del comitato di sorveglianza nel commissariamento di Tercas.

Perché scegliere proprio Blandini? Come potrà garantire quella indipendenza di giudizio sull’operazione Tercas che oggi è strettamente necessaria?

Già, perché Tercas non è una banca qualsiasi, se è vero che nel 2014 Banca Popolare di Bari la acquistò per salvarla dalle pessime acque in cui navigava e fu proprio da quella operazione sconsiderata che l’istituto pugliese si condannò al declino definitivo.

Banca Popolare di Bari ha subito diverse ispezioni dal 2010 ad oggi e le difficoltà erano note, così come era nota a Banca d’Italia la cattiva gestione da parte dei vertici dell’istituto. E allora perché la stessa Banca d’Italia diede il via libera, nel giugno 2014, all’operazione Tercas?

Le date sono importanti: il 23 ottobre 2013 Popolare di Bari, quando ancora doveva ricevere l’esito di un’altra ispezione di Banca d’Italia, rese pubblica attraverso una lettera l’intenzione di contribuire al salvataggio di Tercas. L’ispezione, poi, si sarebbe conclusa con un esito “parzialmente sfavorevole”, testimonianza del fatto che i problemi di Bari non erano ancora risolti, eppure Banca d’Italia non solo consentì l’operazione Tercas, ma la favorì sbloccando il divieto per la Popolare di Bari di espandersi, un divieto in essere dal 2010.

L’operazione Tercas fu la mazzata definitiva sulla salute già precaria della principale banca del Sud Italia, che si caricò sul gruppone centinaia di milioni di crediti deteriorati e in sofferenza dopo aver sborsato oltre 600 milioni di euro tra nuovo capitale e un prestito all’istituto di Teramo.

Questa storia non può essere risolta nominando commissario della Popolare di Bari proprio colui che rivestì un ruolo decisivo nella gestione del dossier Tercas. Si tratta di una nomina che va contro il più minimo decoro e buon senso politico.

Possibile che Banca d’Italia non possa trovare un nome più adeguato, liberando se stessa e la decisiva funzione di vigilanza bancaria dal sospetto legittimo che ci sia di mezzo qualcosa di opaco?

Guarda la presentazione del Team del Futuro

Il  Team Del Futuro è arrivato! Scoprite le novità che riguarderanno il MoVimento 5 Stelle:

https://www.facebook.com/movimentocinquestelle/videos/2510189899030348/

I 18 NOMINATIVI DI COLORO CHE FANNO PARTE DEL TEAM DEL FUTURO NAZIONALE DEL MOVIMENTO 5 STELLE SONO: 

  1. AGRICOLTURA E PESCA: Luciano Cadeddu (video di presentazione)
  2. AMBIENTE: Giampiero Trizzino (video di presentazione)
  3. ECONOMIA: Vincenzo Presutto (video di presentazione)
  4. ESTERI E UNIONE EUROPEA: Iolanda Di Stasio (video di presentazione)
  5. GIUSTIZIA E AFFARI ISTITUZIONALI: Valentina D’Orso (video di presentazione)
  6. IMPRESE: Gennaro Saiello (video di presentazione)
  7. INNOVAZIONE: Luca Carabetta (video di presentazione)
  8. ISTRUZIONE, RICERCA E CULTURA: Dino Riccardo Maria Giarrusso (video di presentazione)
  9. LAVORO E FAMIGLIA: Maria Pallini (video di presentazione)
  10. SANITÀ: Valeria Ciarambino (video di presentazione)
  11. SICUREZZA E DIFESA: Luca Frusone (video di presentazione)
  12. TRASPORTI E INFRASTRUTTURE: Andrea Cioffi (video di presentazione)

I FACILITATORI ORGANIZZATIVI NAZIONALI DEL TEAM DEL FUTURO:

  1. ATTIVISMO LOCALE: Paola Taverna
  2. CAMPAGNE ELETTORALI: Danilo Toninelli
  3. COMUNICAZIONE: Emilio Carelli
  4. COORDINAMENTO E AFFARI INTERNI: Enrica Sabatini
  5. FORMAZIONE E PERSONALE: Barbara Floridia
  6. SUPPORTO ENTI LOCALI AMMINISTRATI DAL MOVIMENTO 5 STELLE: Ignazio Corrao
Banner Telegram

Facciamo chiarezza sul Mes

Oggi proviamo a fare un po’ di chiarezza sul Mes, perché stamattina leggendo i giornali ma anche guardando in rete, c’è scritto ovunque che noi ieri in Parlamento abbiamo autorizzato la firma del Mes.

Sapete chi dovrà firmare il Mes? Il ministro degli Esteri. O delegare qualcuno, come ministro degli Esteri.
Il ministro degli Esteri sono io e vi posso assicurare che ieri non è stata votata nessuna autorizzazione, né a firmare il Mes, né a chiudere l’accordo sul Mes, perché altrimenti io mi sarei rifiutato, con tutto il MoVimento 5 Stelle, di votare quella risoluzione e quell’atto.

Quindi chi in questo momento sta dicendo che ieri il Parlamento ha approvato il Mes mente sapendo di mentire, oppure cercano una scusa per vendersi in Parlamento al miglior offerente… Ma su questo ci torniamo dopo.

Vorrei provare a fare un po’ di chiarezza, cercherò di farlo nella maniera più semplice possibile perché non voglio entrare in tecnicismi e tra l’altro forse non ne sarei neanche in grado. Iniziamo da una cosa. I temi sono due: c’è il Mes, che è il Meccanismo Europeo di Stabilità e c’è la riforma del Mes. Queste due cose sono separate, lo sapete quando è iniziato il negoziato che ha istituito il meccanismo europeo di stabilità che poi ha massacrato la Grecia? Alla fine del 2010. Chi c’era al governo? Berlusconi, la Lega e la Meloni.

Lo sapete quand’è che è entrato nel nostro ordinamento il Mes? Nel luglio del 2012 e chi c’era in Parlamento che ha votato questa roba? Berlusconi insieme alla Meloni. Questi signori qui, che hanno prima iniziato il negoziato del Mes e poi l’hanno ratificato, sono tutti e due (Berlusconi e Meloni) non solo gli alleati della Lega, ma sono anche, nel caso della Meloni, una di quelle forze politiche che in questo momento sta accusando il MoVimento 5 Stelle di alto tradimento perché ha tradito il programma elettorale sul Mes.

Spiegate a questi signori che se volevano accusare qualcuno di tradimento dovevano accusare Berlusconi quando ha iniziato la negoziazione del Mes e si dovevano anche autoaccusare quando nel Popolo delle Libertà, nel luglio del 2012 sotto il governo Monti, hanno fatto entrare nel nostro ordinamento in maniera definitiva il Meccanismo Europeo di Stabilità, il cosiddetto “Salva Stati”. Uno strozza-Stati.

Noi nel nostro programma non siamo mai stati d’accordo col Mes e non solo non siamo mai stati d’accordo perché gli dovevamo dare un mare di soldi a questo meccanismo, miliardi e miliardi delle tasse degli italiani ma non siamo mai stati d’accordo perché nasconde una filosofia di fondo. In Italia metto i soldi in un fondo, ma per accedere a quei fondi devo fare delle riforme “lacrime e sangue” contro i miei cittadini. A questo punto preferisco tenermeli quei soldi e preferisco fare degli investimenti, perché quando uno Stato è in difficoltà, non è vero che esistono solo i tagli al sociale, alle pensioni, esistono anche gli investimenti, esiste la tassazione sulle grandi lobby, che è quello che abbiamo fatto e con cui abbiamo pagato il reddito di cittadinanza, Quota 100, i rimborsi ai truffati delle banche. Così li abbiamo pagati, non tagliando le pensioni o tagliando i servizi ai cittadini, ma mettendo le tasse sulle lobby che non erano mai state toccate.

Quando siamo arrivati al governo non ci siamo arrivati da soli. La riforma del Mes è iniziata nel 2018 e le parti più importanti di questa negoziazione hanno visto il nuovo inizio verso la fine del 2018. Chi c’era al governo durante questa riforma del Mes? MoVimento 5 Stelle e Lega di Matteo Salvini.

Ora, se Matteo Salvini era contro il Mes, perché quando abbiamo iniziato la riforma del Mes si è opposto ad andare contro il Mes ma ha avallato il concetto di iniziare una riforma per migliorarlo? Se questo signore dice che la Lega è contro il fondo cosiddetto “Salva-Stati” sia quando stava al governo con Berlusconi, sia quando stava al governo con noi, poteva proporre di far saltare tutto il fondo Salva-Stati.

Perché non l’ha fatto? Perché quando stavano al governo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio era un certo Giancarlo Giorgetti, che era uno dei firmatari della legge sul pareggio di bilancio che è entrato in Costituzione con il famoso articolo 81 della Costituzione, la Lega realizzò insieme a noi che l’unica cosa che potevamo fare per evitare che il Mes fosse il fondo che ha stritolato la Grecia, era migliorarlo.

E così, alla fine del 2018, abbiamo iniziato il negoziato di un nuovo accordo per migliorare il Meccanismo Europeo di Stabilità. Quel negoziato, iniziato nel 2018 ed entrato nel vivo nel dicembre del 2018, ha continuato ad andare avanti fino ad arrivare a questi giorni (settembre-ottobre 2019). Chi c’è oggi al governo? C’è il MoVimento 5 Stelle insieme al Pd. Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché noi a giugno del 2019, quando stavamo ancora al governo con la Lega, abbiamo approvato questa risoluzione in Parlamento.
Ve la voglio leggere: “Si impegna il governo a promuovere in sede europea una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all’esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto. Questo ovviamente in ordine della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.”

Questa risoluzione l’abbiamo votata insieme: MoVimento 5 Stelle e Lega.

Questa è la risoluzione di ieri in Parlamento. Quella della Lega e del MoVimento 5 Stelle parla di package approach, significa che tu non hai solo la riforma del Mes, ma hai altre riforme e noi valutiamo in maniera definitiva la riforma del Mes quando si sarà chiuso tutto il pacchetto, cioè quando avremo letto tutte le carte delle altre riforme, che andranno avanti anche nel 2020.
Che cosa abbiamo votato ieri in Parlamento sotto il governo MoVimento 5 Stelle-Pd? “Sul Mes mantenere la logica di pacchetto. Mes Bcc Unione bancaria.”

Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché queste risoluzioni dicono la stessa cosa. Il MoVimento 5 Stelle non ha cambiato idea, noi il Mes, la riforma del Mes, non la firmeremo mai, finché non avremo capito su tutti i cavoli europei quali sono le riforme che si stanno facendo e con quali dettagli. Quindi non solo ieri non abbiamo autorizzato la firma, ma la Lega mi deve spiegare perché quando noi abbiamo votato insieme il package approach in giugno andava bene, ieri che il Parlamento ha votato la stessa cosa, la stessa logica di pacchetto (quindi non autorizzando la firma del Mes) si sono scagliati contro di noi. Poi la Meloni mi deve pure spiegare perché addirittura, siamo arrivati all’assurdo, lei che era nello stesso partito che ha votato il Mes, l’ha istituito con ratifica, e adesso dice “alto tradimento”.

Io vi sto dicendo tutto questo perché la firma del Mes non è all’orizzonte e soprattutto la nostra presenza nel governo fa sì che qualsiasi cosa si decida sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità deve tendere a migliorare il Meccanismo Europeo di Stabilità.
E voglio dirvi i dettagli del miglioramento. Sono nella risoluzione. Questo dimostra che il negoziato è ancora in corso. Ed è un negoziato che è stato portato avanti sotto il governo MoVimento 5 Stelle-Lega per migliorare una cosa istituita da Berlusconi, dalla Meloni e dalla Lega, perché la Lega adesso si scandalizza per il Mes. E come mai? Dal 2010 ad oggi, negli ultimi 9 anni, è sempre stata alleata di Silvio Berlusconi che l’ha negoziato e l’ha votato, non solo in Parlamento italiano insieme alla Meloni, ma anche al Parlamento Europeo.

Queste sono tutte scuse. Tra l’altro l’unica cosa che stanno utilizzando in questo momento è metterci gli uni contro gli altri. Non sono solo scuse che sta cercando la Lega o Fratelli d’Italia per fare un po’ di opposizione a buon mercato contro di noi, ma sono anche scuse che stanno cercando alcuni per cambiare casacca. Io non ho nessun problema a dire: se ci sono senatori come in questo momento Ugo Grassi, senatore del MoVimento 5 Stelle che è appena passato alla Lega, evitino di utilizzare una cosa non vera, cioè il fatto che noi abbiamo detto sì al Mes per passare alla Lega. Consegnino, come ha fatto il senatore Ugo Grassi, una bella lettera al Presidente del Senato e dicano chiaramente “Io voglio cambiare casacca e tradire il mandato che i cittadini mi hanno dato”.

Perché non c’è niente di male a cambiare idea su una forza politica. Ma se cambi idea su una forza politica ti dimetti, torni a casa e ti fai rieleggere con l’altra forza politica.
E quando mandano quella lettera, queste persone, possono mettere in allegato anche il listino prezzi dei senatori del mercato delle vacche che ha aperto Matteo Salvini in Senato in questo momento, che ci ricorda lo stesso mercato delle vacche di Silvio Berlusconi ai tempi di De Gregorio.
So che ci sono anche forse altri senatori che vogliono passare alla Lega. Se queste persone sentono il bisogno di continuare la loro carriera politica in un altro partito perché non pensano che il MoVimento 5 Stelle gli possa dare abbastanza potere o abbastanza capacità di poter gestire il proprio ruolo in maniera individualistica, possono passare alla Lega, ma non raccontino balle ai cittadini.

Dicano chiaramente che il tema non è il Mes, il tema è che gli hanno promesso evidentemente qualcosa nelle elezioni regionali, gli hanno promesso un seggio nelle prossime elezioni nazionali, dicano quanto costa al chilo un senatore, per la Lega. Perché il mercato delle vacche a cui si sta assistendo è semplicemente la solita dinamica dei voltagabbana degli ultimi 30-40 anni, l’abbiamo sempre vista e noi l’abbiamo sempre combattuta.

Volevo dirvi tutto questo perché sul Mes si stanno dicendo un mare di bugie e tutte queste bugie ho il dovere di smentirle. Potete ovviamente verificare tutto quello che sto dicendo, lo dovete fare. Non lo so se questo video riusciremo a farlo girare abbastanza, non so se riuscirà a combattere tutta la disinformazione che c’è. Io posso soltanto dirvi che se vogliamo credere che la Meloni, Berlusconi, la Lega del 2010 non ci sono mai esistiti, possiamo anche farlo, possiamo anche credere che il problema dell’Italia e anche la causa del Meccanismo Europeo di Stabilità sia il MoVimento 5 Stelle, che non era il Parlamento nel 2010.

Non c’era nel 2011, nel 2012. Possiamo anche credere questo. Potete credere questo, ma se vogliamo dare retta ai fatti, non c’è nessuna firma nel Meccanismo Europeo di Stabilità, non è stata autorizzata nessuna riforma a chiudere il negoziato sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità ieri in Parlamento e soprattutto io non firmo finché questa riforma non migliora il Meccanismo Europeo di Stabilità che invece ha strangolato la Grecia e che ha rappresentato un ricatto negli anni in cui il MoVimento 5 Stelle neanche era in Parlamento, neanche era nelle istituzioni.

Facciamo chiarezza sul MES. Ecco la verità, collegatevi!

Pubblicato da Luigi Di Maio su Giovedì 12 dicembre 2019

Abbiamo raddoppiato i fondi per le borse di studio. L’istruzione torna al centro

Oggi, 10 dicembre, è una data importante perché si celebra la Giornata mondiale dei diritti umani, per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di uno dei testi più importanti nella storia dell’uomo: la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Tra i diritti inalienabili sanciti dalla Dichiarazione vi è il diritto allo studio, che non solo non può essere precluso a nessuno ma deve essere promosso con tutti gli strumenti possibili, visto il dovere degli Stati a rendere effettivo questo diritto, come impone anche l’articolo 34 della nostra Costituzione.

Insomma non poteva esserci giornata migliore di oggi, 10 dicembre, per celebrare concretamente uno dei diritti umani più importanti e lo facciamo dopo aver approvato questa notte in Commissione Bilancio al Senato il raddoppio del fondo per le borse di studio. Portiamo così da 16 a 31 milioni il finanziamento aggiuntivo nel 2020 per promuovere il diritto allo studio universitario.

Sosteniamo concretamente gli studenti italiani e le loro famiglie. Ma andremo avanti su questa strada, perché crediamo che l’istruzione sia lo strumento principale per mettere i cittadini nella condizione di partecipare veramente alla vita politica, economica e sociale di questo paese. In poche parole, l’arma più potente per essere davvero cittadini liberi.

Il reddito di cittadinanza sta abolendo la povertà in Italia

Ancora una volta, i dati smentiscono le bufale sul Reddito di Cittadinanza.

C’è chi lo ha definito una misura assistenziale, incapace di creare nuova occupazione.
Chi sostiene che vada cancellato perché qualcuno lo percepisce senza averne né diritto né requisiti.
Chi invece sostiene che esclude i poveri.

I dati invece ci danno ragione. Il #RedditoDiCittadinanza funziona.

Secondo l’Inps, infatti, in poco più di 7 mesi ha ridotto del 60% il tasso di povertà.

Mentre secondo le stime dalla Nielsen Total Store è stata già registrata una crescita dei consumi, che nel 2019 segnerà un aumento dell’1,4% rispetto al 2018.

Altro che le solite bufale. Questa è la verità sul Reddito di Cittadinanza.

Col carcere i grandi evasori milionari non hanno più scampo

Hanno fatto la bella vita con i nostri soldi, ora basta! Chi è contrario al carcere per i grandi evasori ha qualcosa da nascondere.

Con l’inasprimento delle pene per i ladri milionari il Movimento 5 Stelle vuole punire soltanto chi si è arricchito sulle spalle degli italiani facendo i miliardi, e non i cittadini onesti. A tutti può capitare di dimenticare uno scontrino, ma chi froda il fisco evadendo somme superiori a 100.000 euro lucra sull’onestà di chi paga le tasse.

I grandi evasori con la propria condotta deplorevole sottraggono risorse alla collettività, soldi che potrebbero essere impiegati per opere di pubblica utilità, come ospedali, scuole, strade e molti altri servizi.

#AutostradeStory, puntata 2: la speculazione servita su un piatto d’argento

Dopo la surreale lettera di Benetton pubblicata ieri dai giornali, oggi continuiamo a raccontare la storia delle concessioni autostradali che hanno permesso alla famiglia lauti guadagni. In particolare oggi raccontiamo cos’è la “convenzione”. Ne avete sentito parlare? I Benetton la conoscono molto bene. Buona lettura.


Uno dei segreti del successo dei Benetton si chiama “convenzione”. E’ questa la parolina magica che dobbiamo inquadrare per capire il fiume di denaro incassato negli anni dalla famiglia di Ponzano Veneto. La convenzione è di fatto l’accordo che regola i rapporti tra lo Stato, che dà in concessione il servizio, e le Autostrade, ovvero il cosiddetto concessionario. Ebbene, la prima convenzione, risalente addirittura al 1968, regolava questi rapporti quando la società Autostrade era ancora pubblica, perché controllata dall’Iri. Questo presidio pubblico obbligava il concessionario a rispettare l’equilibrio economico-finanziario e prevedeva che gli utili dovessero essere riservati al bilancio dello Stato.

Nel 1993, invece, il processo di privatizzazione cambia tutto. Ne consegue la seconda convenzione, snodo fondamentale dei privilegi che le Autostrade hanno avuto, coltivato e alimentato negli anni successivi. Per prima cosa questa convenzione, datata 1997, proroga la sua scadenza al 2038, 20 anni secchi in più rispetto al termine precedentemente fissato. Ma soprattutto, tarata su contraenti che in quel momento erano ancora pubblici, non tiene in considerazione il fatto che Autostrade di lì a poco sarebbe finita in mano agli appetiti privati. La privatizzazione, infatti, si perfeziona nel 1999. E subito dopo decolla la stagione degli affidamenti delle concessioni autostradali con trattativa privata, con l’ulteriore privilegio che consente ai concessionari di affidare lavori di manutenzione direttamente a imprese controllate. L’anticamera della cuccagna. Questa situazione viene censurata dal Garante della concorrenza in una segnalazione più che eloquente al Parlamento del 28 marzo 2006.

Non finisce qui.

A cogliere disfunzioni di ogni genere, che significano guadagni a palate per la società privatizzata, è anche l’allora Autorità di vigilanza sui lavori pubblici. In una segnalazione al Parlamento dell’8 giugno 2006, l’Autorità registra la “pacifica omessa realizzazione di notevole parte degli investimenti previsti” dai piani finanziari che vanno dal 1997 al 2005. E sempre l’Autorità censura duramente la convenzione in vigore, spiegando che la natura ancora pubblica di Autostrade all’epoca della sottoscrizione “poteva aver indotto a stipulare una convenzione alquanto generica, e con scarse garanzie formali per il concedente”.

A pochi anni dalla privatizzazione tutti sapevano dell’inaccettabile sbilanciamento del rapporto a favore dei Benetton. Le Autorità di controllo sapevano. Il Parlamento sapeva. Ma nessuno (o quasi) ha mosso un dito.

La storia continua nella prossima puntata.