Il governo va avanti, ora la riforma delle pensioni per cambiare la Fornero

Di seguito l’intervista a “La Repubblica” di Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, a firma di Valentina Conte


“Il governo va avanti, abbiamo un programma da realizzare”. Nunzia Catalfo, Ministro del MoVimento 5 Stelle del Lavoro, ha chiuso il primo tavolo sulle pensioni con i sindacati. “Sono molto soddisfatta”, dice. “Quota 100 non si ferma, scadrà come previsto alla fine del 2021. E i risparmi che genera resteranno in campo previdenziale. Ma nella prossima legge di bilancio vogliamo inserire una riforma delle pensioni strutturale e decennale che assicuri la massima flessibilità possibile”.

Ministro, il MoVimento 5 Stelle esce fortemente ridimensionato dal voto regionale. Come può escludere contraccolpi sul governo?
“L’esecutivo è solido. Il MoVimento 5 Stelle sta attraversando un momento di transizione ma non siamo spaventati, anzi. Nella nostra storia abbiamo vissuto – come tutti – alti e bassi. Agli Stati Generali di marzo tracceremo la road map per il rilancio e il futuro del MoVimento”.

Un futuro nel campo progressista, come ormai sostiene apertamente anche il premier Conte?
“Le rispondo con una frase di Gianroberto Casaleggio: “Un’idea non è di destra né di sinistra. È un’idea. Buona o cattiva’. Questa è e resta la nostra filosofia”  

Luigi Di Maio, qualche giorno prima del voto, ha annunciato il suo passo indietro. Un gesto opportuno, obbligato o intempestivo?
“Nessuna delle tre cose. Credo che Luigi abbia fatto un grande lavoro, permettendoci di portare a casa risultati che per qualcuno erano sogni irrealizzabili. Rispetto il suo gesto: ha tolto alibi a chi spesso, in modo strumentale, lo ha attaccato per non assumersi le sue responsabilità”. 

Il tavolo delle pensioni con i sindacati ha tracciato un percorso che porterà alla legge di bilancio per il 2021. Come pensate di intervenire in quella sede? Quali sono le priorità?
“La priorità è superare la legge Fornero rendendo il sistema pensionistico italiano più equo e flessibile così come richiesto anche dai sindacati, con particolare attenzione alle giovani generazioni e ai lavoratori discontinui. Ieri abbiamo aperto il ‘cantiere’ e fissato un cronoprogramma che ci vedrà impegnati insieme a loro in un continuo confronto per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo deciso di proseguire i lavori attivando 5 tavoli tecnici: giovani e lavoratori discontinui, flessibilità in uscita, tutela del potere d’acquisto dei pensionati, previdenza complementare e istituzione di una legge quadro sulla non autosufficienza. Già la prossima settimana ci saranno due riunioni, altre due sono previste entro febbraio. A marzo ci sarà una prima verifica. L’orizzonte temporale per tratteggiare i contorni della riforma è settembre, nella Nadef. Ma solo al termine dei lavori del tavolo con i sindacati e delle tre commissioni di esperti che viaggeranno in parallelo – quella sui lavori gravosi, quella per la separazione fra spesa previdenziale e assistenziale e quella che, formata anche da Mef e Inps, dovrà valutare l’impatto economico della riforma – il Governo presenterà la sua proposta”.

Cosa ne pensa dell’ipotesi avanzata da Cgil, Cisl e Uil di cambiare la legge Fornero e consentire di anticipare la pensione a 62 anni con 20 di contributi e senza penalità? Quale compromesso è possibile sulla base di questa proposta?
“Da parte mia non c’è alcun preconcetto sulle varie proposte finora presentate. Abbiamo una responsabilità nei confronti dei cittadini e perciò dobbiamo essere onesti con loro: se prima non studiamo il quadro e i costi che queste misure possono avere rischiamo di illuderli. E io, per indole, non voglio farlo. Quindi il confronto da una parte e i numeri dall’altra ci diranno qual è la strada migliore da prendere”.

Lei ha sempre sostenuto che i risparmi derivanti da Quota 100 devono essere reimpiegati in campo previdenziale. E si è sempre opposta a quanti chiedono all’interno del governo, come Italia Viva, la sua abolizione. È tuttavia pensabile di interrompere Quota 100 un anno prima della sua scadenza naturale, quindi già dall’1 gennaio 2021 anziché al 31 dicembre, per sostituirla con una flessibilità diversa e strutturale, come chiedono i sindacati? 
“Ho sostenuto che i risparmi di Quota 100 devono restare nel campo della previdenza e lo ribadisco. Come me, i sindacati sono contrari ad una interruzione anticipata di questa misura: il rischio è quello di creare nuovi esodati, quindi la sperimentazione resta fino alla sua naturale scadenza. Il percorso che abbiamo avviato ieri serve a creare le basi per una riforma che sia stabile e strutturale e ha l’obiettivo di far diventare concrete le prime misure già nella prossima Manovra”.

Come immagina il futuro previdenziale dei giovani?
“Avendo due figli adolescenti ho ben chiaro il fatto che i giovani rischiano di avere in futuro pensioni basse. Proprio per invertire la rotta nel prossimo incontro con i sindacati, fissato per lunedì prossimo, inizieremo da questo tema. A cosa stiamo pensando? A una misura grazie alla quale ragazzi con carriere discontinue possano ottenere coperture di eventuali ‘buchi’ contributivi. Così potremo assicurare loro un trattamento previdenziale che non scenda sotto una soglia minima di dignità”.  

Le pensioni future rischiano di essere povere perché povero, discontinuo e precario è il lavoro di oggi. Pensa che l’introduzione del salario minimo possa risolvere questa disparità? Quali tempi immagina? 
“Decisamente. Ma partirei da un presupposto: dobbiamo puntare a che il mercato del lavoro diventi più dinamico e inclusivo, permettendo ai lavoratori di avere carriere contributive continue e dignitose incidendo positivamente anche sulla stabilità del sistema pensionistico. Inoltre, voglio istituire un osservatorio del mercato del lavoro che ne analizzi in modo costante l’andamento. Questo ci permetterà anche di poter prevenire eventuali crisi di settore. A ciò va chiaramente aggiunta l’istituzione del salario minimo. Ricollegandoci alla domanda di prima: se non facciamo ciò, 5,7 milioni di giovani rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà. Tempi? Fosse per me, l’ho già detto, farei un decreto. Su questo ci confronteremo con le altre forze di maggioranza: sono maturi i tempi per arrivare al traguardo”.

L’eventuale introduzione del salario minimo non sembra poter incidere nei confronti del dilagante part-time involontario che coinvolge soprattutto le donne. Qui come si interviene?
“Con misure dirette e indirette, per esempio incentivi alla ricostituzione del rapporto full time e reintroduzione del diritto di ripensamento in caso di passaggio da tempo pieno a parziale e viceversa, e il miglioramento dei servizi legati alla famiglia e alla conciliazione vita-lavoro: dagli asili allo sviluppo dello smart working”.

Perché il Decreto Dignità non ha sradicato la precarietà, ancora forte nel Paese? I rider di Torino hanno dovuto attendere una sentenza della Cassazione per aver ragione dei loro diritti.
“Il Decreto Dignità, questo è indubbio, ha agito per mettere fine alle forme più odiose di precarietà. I numeri ci dicono che ha avuto un forte impatto sulle trasformazioni di contratti precari in stabili. Questo chiaramente è solo un primo intervento. Un altro, per venire al tema da lei sollevato, cioè quello dei rider, è stato da noi affrontato nel Decreto Crisi. La recente sentenza della Cassazione conferma la bontà della nostra norma, che altri governi europei stanno studiando, e inoltre la cita riconoscendole il merito di aver semplificato ai giudici la possibilità di riconoscere le tutele del lavoro subordinato ai collaboratori etero-organizzati”.

A quasi un anno dalla sua introduzione, il Reddito di cittadinanza non sembra aver dato frutti rilevanti sul piano dell’attivazione al lavoro. Si aspettava di più? Perché le politiche attive stentano in Italia? A che punto siamo con la riforma dei centri per l’impiego?
“Roma non è stata costruita in un giorno. Le dico questo perché è impensabile colmare i ritardi accumulati dall’Italia sulle politiche attive del lavoro in un solo anno. Abbiamo trovato Centri per l’Impiego con 8mila addetti, in Germania e Francia ce sono – rispettivamente – 100mila e 54mila: con la nostra riforma arriveranno a 19.600 e saranno a disposizione di tutti i cittadini, non solo dei percettori di Rdc. In più, prima si investiva lo 0,05% del Pil in servizi per il lavoro, sette volte in meno dei tedeschi. Noi abbiamo stanziato 2 miliardi di euro che serviranno per ammodernare i Cpi sia da un punto di vista strumentale sia umano. Le Regioni stanno facendo i bandi per assumere il personale specializzato a tempo indeterminato mentre noi, insieme ad Anpal e Ministero dell’Innovazione, stiamo mettendo a punto la piattaforma per incrociare domanda e offerta di lavoro. Intanto, il Reddito di cittadinanza sta dando un aiuto concreto a oltre 2,5 milioni di persone, di cui 400mila minori e 200mila disabili”.

In Italia ogni otto ore muore un lavoratore. Eppure il Parlamento non riesce neanche a istituire una commissione di inchiesta sulla sicurezza del lavoro e lo sfruttamento. Cosa sta facendo il governo per la prevenzione?
“Come ho già detto, auspico che il Parlamento istituisca il prima possibile questa importante commissione d’inchiesta. Come Ministero, stiamo per chiudere la consultazione pubblica lanciata online – quasi 100 i contributi arrivati finora – e per il 6 febbraio ho riconvocato il tavolo con le parti sociali e datoriali. In quell’occasione, è mia intenzione portare lo schema di decreto interministeriale che istituisce la patente a punti per le imprese edili, dando finalmente attuazione all’articolo 27 del Testo unico sulla sicurezza, e presentare il protocollo di scambio di dati Inps-Inail ai fini di attuare l’articolo 7”. 

Continuiamo a fare il bene del Paese

Ogni volta che un risultato elettorale non ci sorride sento partire il solito coro che scandisce all’unisono: il MoVimento è finito, è in ginocchio, sta scomparendo. In più, questa volta, viene dato per scontato il ritorno del bipolarismo, come se le elezioni in due regioni equivalessero al voto nazionale.

Anche questa volta li deluderemo perché, chi dice questo, non ha capito cosa sia veramente il MoVimento 5 Stelle, del perché siamo nati e quali sono gli ideali che ci guidano e ci rendono diversi da tutti gli altri.

Il voto delle regionali ha sempre visto il MoVimento raccogliere risultati inferiori rispetto alle tornate nazionali, ma va riconosciuto che in Calabria ed Emilia Romagna i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Questo però non ci induce ad arrenderci: semmai è vero il contrario. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento e ci permetterà di essere più presenti sui territori. Sarà fatica e sudore, ma so che siamo in grado di farlo. A una condizione: quella di restare uniti, di non lasciarsi irretire da facili sirene, di ricordare sempre quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ci hanno portati nelle istituzioni e alla guida del Paese.

A volte ci si trova a dover scegliere tra il consenso e il bene dei cittadini, non sempre le due cose coincidono.

C’è la ricerca del facile consenso, quello di chi ad agosto fugge dalle responsabilità che si era assunto nei confronti dei cittadini italiani. E poi c’è il consenso guadagnato con il sudore, che richiede tempo, pazienza e resistenza. Il consenso che arriva solo attraverso il lavoro incessante, la progettualità a medio e lungo termine, la capacità di immaginare e costruire il nostro futuro. Abbiamo sempre scelto la seconda strada, lavorando per introdurre finalmente quelle misure di equità e giustizia sociale che il nostro Paese attendeva da decenni.

Gianroberto Casaleggio diceva “Una persona può credere alle parole. Ma crederà sempre agli esempi”.

Bene noi stiamo dando l’esempio che la politica si può fare in maniera diversa, parlando di meno e badando ai risultati. I dati sull’occupazione non sono mai stati così positivi, c’è un sistema degli appalti che grazie allo Sblocca-Cantieri è tornato a muovere miliardi dopo anni di immobilismo, 16 milioni di lavoratori grazie al taglio del cuneo fiscale riceveranno più soldi in busta paga, oltre 2,5 milioni di italiani che versavano in condizioni di povertà oggi accedono al reddito di cittadinanza.

Il MoVimento è tutto questo. Quello che stiamo facendo e continueremo a fare contribuirà a renderà questo Paese migliore e più vivibile. Ci vorrà tempo, ma il consenso arriverà e non sarà effimero, ma il risultato di un buon lavoro.

Ora non resta che continuare a lavorare pancia a terra con il governo che, dopo queste elezioni, deve proseguire nel suo percorso.

Infine voglio ringraziare di cuore i nostri candidati presidente, Simone Benini e Francesco Aiello, tutti gli altri candidati, i portavoce e gli attivisti che, in questa campagna elettorale, ci hanno messo la faccia e passione.

Più di 3 milioni di euro alle scuole pubbliche statali, diffondi l’iniziativa.

Il 29 febbraio è il termine ultimo per le scuole pubbliche statali di tutta Italia per partecipare a Facciamo EcoScuola. Già tantissime hanno aderito ma è importante che siano ancora di più.

Con Facciamo Ecoscuola, le restituzioni dei portavoce del MoVimento 5 Stelle tornano direttamente ai cittadini, finanziando i progetti di sostenibilità ambientale e di abbattimento delle barriere architettoniche presentati dalle scuole. I progetti preferiti riceveranno fino a 20.000 euro.

È una preziosa occasione per tutti i dirigenti scolastici per migliorare la propria scuola, ma anche per insegnanti, genitori e alunni per aprire un dialogo costruttivo con il luogo in cui si formano i cittadini di domani.

Tutti possiamo contribuire a diffondere questa iniziativa. Organizza un banchetto nella tua città e promuovi Facciamo EcoScuola.

Scarica il KIT con i materiali esplicativi perfetti per l’occasione. Potrai anche inserire la data e il luogo del tuo evento sul portale eventi del Movimento 5 Stelle, compilando questo FORM.

Trovi tutte le informazioni QUI.

C’è ancora tempo per partecipare a Facciamo EcoScuola.

Una risposta pacata agli attacchi sguaiati del Corriere della Sera

di Manlio Di Stefano

Da qualche tempo il giornalista Federico Fubini de “Il Corriere della Sera” ha avviato una vera e propria crociata contro me per colpire tutto il MoVimento 5 Stelle. Non pago dei grossolani errori di calcolo statistico su cui ha costruito il pezzo “La caduta dell’Export. E manca ancora una Cabina di Regia” del 14/01/2020, su cui persino il Ministero degli Affari Esteri ha sentito il bisogno intervenire con una rettifica formale pubblicata dal medesimo giornale il 16/01/2020, Fubini è tornato alla carica il 20/01/2020 con un nuovo, imperdibile articolo dal titolo “Ceta, i vantaggi dell’accordo commerciale con il Canada (e i dubbi del governo)”.

Va dato atto che, perlomeno questa volta, le elucubrazioni sulla necessità impellente che l’Italia ratifichi il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada (il famoso CETA, che dal settembre 2017, in mancanza della ratifica di tutti i Paesi membri dell’UE, è applicato in modo provvisorio) prendono le mosse da dati commerciali corretti. Purtroppo, però, le buone notizie terminano qui, sommerse da una serie di improbabili sviste e imprecisioni tecniche senza le quali – ma sarò io quello malpensante – il giornalista non saprebbe come attaccarmi.

Andiamole a vedere una per una…

Innanzitutto, Fubini sbaglia quando sentenzia che “se [i Paesi dell’UE] non ratificano proprio tutti, a un certo momento (da stabilire esattamente) l’accordo decade e tornano i dazi che limitavano il made in Italy prima”. È infatti scritto molto chiaramente, sia nel CETA stesso (articolo 30.7) che nei suoi allegati, che l’applicazione provvisoria dell’accordo, una volta avviata, può cessare solamente “mediante comunicazione scritta di una parte all’altra” e, comunque, solo qualora la ratifica del CETA da parte di uno Stato membro fosse impedita in maniera permanente e definitiva a seguito di un voto parlamentare o di una sentenza. In pratica, in assenza di una bocciatura formale da parte di un qualunque paese UE, il CETA potrebbe restare – e probabilmente resterà – provvisorio per decenni, e non fino a un “certo momento da stabilire esattamente”.

In secondo luogo, Fubini manca in modo clamoroso la mira della sua sciabolata più letale, quella che doveva essere il colpo del mio K.O. Simpaticamente, infatti, il giornalista scrive che non è chiaro se la mia “sia avversione ideologica in sprezzo all’interesse del proprio Paese o semplice rifiuto di capire: capire come funzionano le economie moderne, gli scambi, i rapporti fra Stati. Capire, in sostanza, ciò di cui da un anno e mezzo [mi sarei] dovuto occupare alla Farnesina”. Toccante, davvero, ma, al netto della frustrazione che si respira dai suoi insulti (eh sì, sono reo a vita di aver svelato la sua malafede), il ragionamento di Fubini, al quale consiglio caldamente la lettura di un compendio di diritto delle istituzioni, parte da un presupposto errato: io, infatti, in questi 20 mesi da Sottosegretario agli Affari Esteri, non mi sono mai potuto occupare direttamente di accordi di libero scambio perché, fino al 31/12/2019, le politiche commerciali internazionali sono state di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico e non della Farnesina.

Portato a termine questo doveroso esercizio di debunking delle ormai croniche inesattezze fubiniane, vorrei soffermarmi sul merito della questione e precisare che, purtroppo per Fubini, capisco molto bene come funzionano le economie moderne, gli scambi e i rapporti fra Stati e che, diversamente da lui, non ho alcuna avversione ideologica verso chi nutre convinzioni diverse dalle mie. Come già spiegato e dimostrato dai fatti, ma repetita iuvant, il MoVimento 5 Stelle è aperto alla negoziazione e ratifica di accordi di libero scambio, che riteniamo vitali per un’economia basata sulle esportazioni come quella italiana.

Deve essere dimostrato però, a seguito di una valutazione tecnica, imparziale e completa dei suoi costi e benefici per il Paese, che ogni accordo sia sostenibile per tutti i soggetti nazionali interessati (quindi non solo per chi trasforma e scambia, ma anche per chi produce materie prime, fornisce servizi, oppure investe o riceve investimenti). A testimonianza di ciò ricordo che abbiamo sostenuto, ad esempio, gli accordi con Giappone, Corea e altre partnership già chiuse e in via di negoziato.

Sul CETA, accordo di grande complessità che, oltre al commercio convenzionale, disciplina servizi, investimenti, proprietà intellettuale, standard di prodotto, riconoscimento dei titoli e molto altro, vorrei sfatare un mito: ritengo che, a livello commerciale, l’Italia stia complessivamente beneficiando dall’applicazione provvisoria dell’accordo, che esclude solamente pochissime norme, tra cui una parte di quelle in materia di protezione degli investimenti e, soprattutto, quelle che prevedono l’istituzione di un meccanismo arbitrale internazionale di risoluzione delle controversie tra Stati Parte e investitori stranieri, l’ISDS (articolo 8.18 e seguenti), a suo tempo negoziato improvvidamente dalla Commissione Europea.

L’ISDS e meccanismi simili ci troveranno sempre contrari ed è principalmente per questo motivo, e non per l’impianto dell’accordo nel suo complesso, che continueremo con l’applicazione provvisoria senza avviare il processo di ratifica parlamentare. Delegare la giustizia a corpi esterni sovranazionali è contro il nostro interesse nazionale. Basta guardare a due casi recentissimi come l’ILVA e le Autostrade: se, per assurdo, questo meccanismo fosse operativo e al tempo stesso i vari Benetton o Mittal fossero canadesi, la giustizia italiana, al netto dei risvolti penali, sarebbe sostanzialmente impossibilitata a intervenire nella risoluzione delle controversie tra gli investitori e lo Stato. Lascio trarre le conclusioni di ciò a tutti quelli che, questa volta sì ideologicamente e aprioristicamente, sono fubinescamente favorevoli sempre e comunque alla firma di accordi commerciali a prescindere dal loro contenuto.

Questo tipo di approccio costituisce un pericolo concreto per gli interessi complessivi del Sistema Paese. Non è un caso che la stessa Commissione Europea, dopo l’infelice gestione del CETA, rigettato da ampie porzioni della società europea e, a più di cinque anni dalla firma, non ratificato da Italia, Germania, Francia, Belgio e Olanda (per citarne alcuni), nei negoziati più recenti abbia accantonato simili logiche omnicomprensive, preferendo invece concentrarsi su intese più limitate, sprovviste di meccanismi come l’ISDS e non richiedenti, come molto probabilmente avverrà per il trattato UE-Mercosur, la ratifica dei Paesi membri ai fini dell’entrata in vigore.

In conclusione, invece di provare, quotidianamente, a indebolire e sabotare chi, come me e il M5S, fa di tutto per difendere gli interessi nazionali, consiglio a Fubini di concentrarsi sul merito delle trappole in cui la nostra Italia rischia di cadere per colpa dell’avventurismo ideologico di una certa politica.

Il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani!

È ufficiale, parte il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani: con la “norma Fraccaro” stanziamo 2 miliardi e mezzo di euro da spendere per lo sviluppo sostenibile del Paese. Vogliamo archiviare l’era dei tagli agli enti locali facendo ripartire la crescita dell’Italia dai territori e dalla sostenibilità ambientale.

Già con la manovra 2018 e poi con il decreto Crescita abbiamo erogato 900 milioni di euro ai Comuni per realizzare opere di riqualificazione del territorio e di sviluppo sostenibile.

I dati diffusi dall’Anci e dall’Ance sugli effetti di queste misure sono a dir poco incoraggianti: ben il 98% dei Comuni ha utilizzato queste risorse e la spesa effettiva per gli investimenti, dopo 15 anni di progressivo calo, nel 2019 è aumentata per la prima volta del 16%. Per questo nell’ultima manovra abbiamo riproposto e reso strutturale la “norma Fraccaro” stanziando 500 milioni di euro nei prossimi 5 anni per tutti i Comuni.

2,5 miliardi con cui si apriranno almeno 8mila cantieri in tutta Italia.

Si potranno finanziare progetti per dotare gli immobili pubblici di impianti per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Inoltre, le risorse potranno essere impiegate per mettere in sicurezza strade, scuole ed edifici pubblici. Ancora, si potranno rimuovere le barriere architettoniche e realizzare progetti di mobilità sostenibile. Tutti i Comuni, in base al numero di abitanti, riceveranno già da subito risorse che fanno da un minimo di 50mila ad un massimo di 250mila euro che daranno un impulso decisivo alla crescita e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

La scelta di rendere strutturali i 500 milioni di euro l’anno servirà a dare certezza alle amministrazioni, che potranno programmare gli interventi, e solidità alla fase di sviluppo che questo Governo vuole inaugurare. La norma Fraccaro è un “Green Deal” locale da 2 miliardi e mezzo che darà finalmente nuovo impulso agli investimenti favorendo sviluppo sostenibile e occupazione, infrastrutture utili e tutela ambientale. È questa la novità che il M5S ha portato al Governo: diamo ai cittadini, ai territori e alle amministrazioni locali risposte concrete per far partire una nuova stagione di crescita del Paese.

Via l’amianto dall’Italia

Abbiamo deciso di contrastare l’amianto con tutte le risorse a disposizione.

Sono circa 2400 le scuole pubbliche in Italia in cui è stata riscontrata la presenza della fibra killer e che ancora devono essere sottoposte a un’accurata opera di bonifica.

Grazie al decreto del ministro Sergio Costa, stanziamo 385 milioni di euro per sconfiggere uno dei peggiori nemici dell’uomo e dell’ambiente.

Con questa misura, infatti, potremo finalmente rimuovere l’amianto da tutte le scuole e gli ospedali presenti sul territorio italiano e tutelare così la salute dei nostri figli e delle persone più fragili.

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1 milione dai presidenti M5S ai terremotati

NOI PRESIDENTE A 5 STELLE RISPARMIAMO 1 MILIONE. UN CONTRIBUTO PER I TERREMOTATI

Noi presidenti di Camera e Senato di tutte le commissioni abbiamo risparmiato la bellezza di circa 1 MILIONE DI EURO.
Sono risorse che si sono aggiunte alla lotta agli sprechi e ai privilegi della Camera dei Deputati che Roberto Fico e il M5S insieme agli uffici della Presidenza hanno realizzato.

Sono stato cancellati per sempre i vitalizi e il risparmio di 100 milioni di euro a cui i presidenti hanno contribuito sono stati destinati ai terremotati. Questa rivoluzione è sotto gli occhi di tutti ed abbiamo bisogno del vostro sostegno per farla diventare più forte

Restituzioni: numeri vs chiacchieroni

Il Movimento 5 stelle è l’unica forza politica i cui eletti restituiscono, o meglio dire donano, parte del loro stipendio!
Le restituzioni sono per noi fonte di orgoglio per due motivi: il primo perché dimostriamo, nella pratica, che si può fare politica anche senza i compensi che negli anni la politica si è autoelargita; secondo, perché questi soldi ritornano alla collettività, ai cittadini.
Da quando siamo entrati nelle istituzioni, abbiamo sempre con orgoglio tenuto fede a questo impegno.
I media italiani utilizzano però anche questo argomento per criticare il Movimento 5 Stelle.

Al solo scopo di fare chiarezza e in nome del principio di trasparenza, sulle restituzioni si precisa che fino ad ora i portavoce del Movimento 5 Stelle nelle istituzioni nazionali, regionali ed europee hanno restituito in totale oltre 106 milioni di euro. Di questi, circa 26 milioni sono stati destinati al microcredito per le imprese, grazie al quale sono state finanziate più di 6 mila attività che, a loro volta, hanno generato oltre 14 mila posti di lavoro (dati in aggiornamento perché in crescita)

Relativamente al conto destinato ai versamenti dei portavoce, il saldo disponibile a fine 2019 al netto degli impegni già presi è di 2.251.857,52 euro.

3 milioni di euro sono già destinati al progetto “Facciamo Scuola”, progetto che ha già consentito decine di interventi educativi e strutturali in tanti istituti scolastici italiani.

590.500 euro andranno invece al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili: il versamento della somma avverrà a breve.

Questi sono i fatti, questo è l’uso che viene fatto delle restituzioni dei portavoce del Movimento 5 Stelle.

Tutti i dati aggiornati sono consultabili a questo link: https://www.tirendiconto.it/parlamento/riepilogo_generale.php

Oltre 243.000€ per smontare le bugie e per ribadire vicinanza con l’Italia reale

C’è chi ha preferito diffamare i portavoce 5 stelle sulle restituzioni sapendo che c’era un termine a scaglioni e che non viene tutto aggiornato in tempo reale ma i fatti vengono sempre a galla.

Avanti insieme, come sempre, con spirito di gruppo e amore per ciò che si fa, senza protagonismi, senza interessi personali ma con lavoro duro, poche chiacchiere e dedizione per il prossimo, il rancore lasciamolo a chi ha fallito

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Autostrade, finalmente la norma che revoca le concessioni ai Benetton

Nel decreto Milleproroghe abbiamo finalmente inserito una norma che riguarda le concessioni di Autostrade per l’Italia. Il decreto Milleproroghe è l’ultimo decreto che si approva durante l’anno, credo sia entrato in Gazzetta ieri o l’altro ieri.

REVOCA DELLE CONCESSIONI AD AUTOSTRADE!

Nel decreto Milleproroghe abbiamo inserito una norma che finalmente avvia un percorso che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton. Autostrade non ha fatto il suo dovere per mantenere il Ponte Morandi e anche in questi ultimi giorni in Liguria è crollato il tetto di una galleria. Dobbiamo riprenderci la gestione delle nostre strade!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 1 gennaio 2020

Questo decreto dice finalmente che si avvia un percorso, per alcune infrastrutture italiane ma anche in generale, che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton.
Tutti si sono scandalizzati, perché quando abbiamo messo questo decreto in Gazzetta è crollato il titolo in Borsa di Atlantia, ma come mai non si sono scandalizzati allo stesso modo quando è crollato il ponte Morandi?

Qui c’è un tema, che veramente assurdo, per cui è crollato il ponte Morandi ma non si sa di chi è la colpa, invece chi doveva fare la manutenzione erano i Benetton, e adesso ogni cosa che dici sulle concessioni autostradali è diventato un attentato al titolo in Borsa di Atlantia.

Attenzione, non facciamoci fregare. Anche perché non è che nessuno gestirà più le autostrade, i dipendenti avranno anche il passaggio di cantiere, quindi tutta la retorica sul fatto che si perdono i posti di lavoro è una sciocchezza.

Si perdono i profitti dei Benetton. Ed è giusto, perché non hanno fatto il loro dovere con la loro azienda Autostrade per l’Italia per manutenere quel ponte.

Ma non solo quel ponte, perché l’avete visto qualche giorno fa: in Liguria è crollato il tetto di una galleria delle autostrade. Ora io non voglio mettermi a commentare tutte le volte in cui crolla un viadotto autostradale, però io non sono tranquillo sul fatto che ci siano quei signori che non hanno mantenuto il ponte Morandi che oggi stanno gestendo 3.000 chilometri di autostrade d’Italia, su cui tutte le famiglie italiane si muovono ogni giorno.

Dobbiamo riprenderci quella gestione.