La nostra solidarietà a Lucia Azzolina

Nonostante il grande risultato appena ottenuto in merito al concorso per il reclutamento dei docenti, dobbiamo ancora una volta apprendere di insulti volgari e misogini lanciati sui social contro la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. 

Mentre questo governo stava lavorando per garantire il principio della meritocrazia all’interno della scuola, questi insulti arrivavano sui social proprio da persone che fanno parte del mondo scolastico e che dovrebbero essere di esempio agli studenti. 

Tra i commenti più volgari ad opera di presunti docenti e collaboratori di dirigenti scolastici, anche quelli di un docente e sindacalista che in passato avrebbe già insultato molto pesantemente la ministra Azzolina. Personaggi che ledono l’immagine di un’intera categoria. 

La scuola è il luogo del confronto, del dibattito, del rispetto e della conoscenza. Tutto questo è inaccettabile e ci chiediamo come queste persone possano rappresentare un esempio per le future generazioni. 

Soprattutto dobbiamo constatare ancora una volta quanto il problema culturale della discriminazione di genere sia attuale e profondo nel nostro Paese, se anche dei docenti si prestano a diffondere messaggi di odio e sessismo sui social.  

Ribadiamo che fino a quando una donna dovrà difendersi da attacchi e critiche che non riguardano il merito e la competenza, ma che sono semplicemente denigratori e misogini, non ci sarà mai la piena parità. 

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà alla ministra Lucia Azzolina e proseguiamo nella nostra battaglia contro ogni tipo di discriminazione.

Anche in tempo di coronavirus usa e getta e inceneritori non servono

di Ilaria Fontana e Alberto Zolezzi, MoVimento 5 Stelle Camera

I numeri parlano chiaro: l’emergenza coronavirus non ha comportato incrementi di rifiuti come si vorrebbe far credere e dunque non si ravvisa alcuna necessità di nuovi impianti per lo smaltimento, né nuove discariche né nuovi inceneritori.

In questi mesi di “chiusura” legata al coronavirus i dati forniti da Utilitalia e Ispra certificano una riduzione dei rifiuti urbani in tutta Italia che va dal -13,6% al -10%, con l’indifferenziato che ha registrato un -25% a Milano, -11.5% a Torino, fino al -20% nel mese di aprile per Roma, che a maggio è a circa -13%.

MENO RIFIUTI NEL LOCKDOWN

Nel corso del primo convegno, dedicato proprio ai rifiuti, del ciclo “RipartiAmo Ambiente” organizzato dai portavoce del MoVimento 5 Stelle, la consulente del ministero dell’Ambiente Rosanna Laraia ha messo in evidenza che le percentuali di raccolta differenziata nel corso del lockdown sono rimaste sostanzialmente stabili, con un leggero incremento registrato nel settore degli imballaggi in plastica. Durante i mesi di marzo e aprile si sono registrate 200mila tonnellate in meno di rifiuti sanitari rispetto a quanto preventivato dalle prime stime, che indicavano il peso delle mascherine in 11 grammi ciascuna contro i circa 2-3 grammi effettivi. A questo si aggiunge una riduzione nei rifiuti speciali di 17 milioni di tonnellate (-5 milioni di tonnellate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna). Basta questo a confermare quanto siano strumentali le pressioni per allargare discariche o realizzare inceneritori.

L’USA E GETTA NON SERVE

Come ha spiegato l’esperto della scuola agraria del Parco di Monza Enzo Favoino “la raccolta differenziata è essenziale, non c’è alcuna giustificazione scientifica per interromperla, anzi le linee guida europee indicavano di svolgerla anche per i Covid positivi”. Favoino ha spiegato come la carica virale più alta sia nella plastica (72 ore) “contro le 24 ore di carta e metallo”, ragion per cui nelle linee guida europee il periodo di ‘quarantena’ dei materiali raccolti è stato ridotto a tre giorni.
Questo dato consente di fare anche una valutazione sulla presunta necessità di tornare a ricorrere all’usa e getta. “Non è vero che dal punto di vista igienico-sanitario l’usa e getta sia più sicuro del riutilizzabile e lavabile: ciò viene confermato anche dalla normativa UE ed è stato infatti detto che i programmi per la messa al bando dell’usa e getta della plastica monouso non verranno fermati” ha spiegato l’esperto. Lo stesso vale per gli inceneritori: da nessuna parte nelle linee guida europee vengono proposti come soluzione.

RIDUZIONE E RECUPERO DI MATERIA

Nessuna emergenza, dunque, negli impianti italiani: ragion per cui si può e si deve evitare di continuare a puntare ancora sull’incenerimento e le discariche, che determinerebbero soltanto tensioni con i programmi di riduzione, riuso e recupero materia del Pacchetto Economia Circolare attualmente all’esame del Parlamento. Piuttosto, concentriamoci sul qualificare la ripartenza come occasione per costruire un circuito virtuoso, puntando sulla riduzione e sul recupero di materia in ottica circolare. Individuiamo soluzioni virtuose contro il dilagare dell’usa e getta, come quella raccontata dall’assessore all’Ambiente del Comune di Torino: un kit di stoviglie riutilizzabili da fornire a cittadini ed esercizi commerciali. Attuiamo politiche di riduzione ed estendiamo al massimo la raccolta domiciliare porta a porta dei rifiuti come farà il capoluogo piemontese entro il 2021.

Gli eventi del MoVimento 5 Stelle non si fermano

La crisi sanitaria e le misure di sicurezza non impediscono a Portavoce e Facilitatori di continuare a incontrare i cittadini e di creare importanti occasioni di confronto.

Sul Portale Eventi, ogni settimana, trovate nuove occasioni di crescita con nuovi eventi digitali pensati per restare in contatto con voi.

Ecco i prossimi:


Venerdì 22 maggio

I Facilitatori Formazione e Coinvolgimento Regione Lazio, Manuel Tuzi ed Enrica Segneri promuovono e moderano il primo di 4 incontri di un “Corso di bilancio della Pubblica amministrazione”.

I Facilitatori della Regione Abruzzo, Fabio Berardini, Patrizia Terzilli e Livio Sarchese, insieme a Gianluca Castaldi, Andrea Colletti e Daniela Torto, vi danno appuntamento per la Videoconferenza “Novità dal Parlamento”.


Sabato 23 maggio

La Deputata Carmela Grippa promuove il convegno “L’importanza della mobilità elettrica post emergenza Covid-19”.


Lunedì 25 maggio

La Deputata Stefania Ascari promuove il convegno “Regolarizzazione dei migranti tra sfruttamento e caporalato. Le novità presenti in decreto rilancio”.


Ogni settimana crescono gli appuntamenti del MoVimento 5 Stelle per incontrarci online e confrontarci. Li trovi su partecipa.ilblogdellestelle.it.

Non mancare!

Con il dl Rilancio 26 miliardi per lavoratori e famiglie e Cig più veloce

Di seguito l’intervista per Avvenire del Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, a cura di Nicola Pini:


«Con il decreto Rilancio interveniamo per rendere più rapida l’erogazione della cassa integrazione in deroga, una prima tranche del 40% arriverà entro 15 giorni dalla prima richiesta. Ma nei prossimi mesi sarà necessaria una più complessiva riforma degli ammortizzatori, non solo per snellire le procedure, ma anche per costruire un sistema più organico, coerente e inclusivo».

All’indomani dell’approvazione del decreto, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5s) si dice soddisfatta degli stanziamenti: «26 miliardi per il pacchetto lavoro e politiche sociali e 16 solo per la cassa integrazione, più che sufficienti ad affrontare questa fase». Ma ricorda anche «le misure per il Terzo settore, dai 100 milioni al Fondo dedicato alla possibilità per le realtà del non profit di accedere alle risorse per sanificare gli ambienti di lavoro».

•Ministra, come mai i gravi ritardi nei pagamenti delle scorse settimane? Garantisce che ora cambierà qualcosa?

Il sistema attuale consolidato è molto frammentato e farraginoso. Ne abbiamo avuto la riprova. A livello nazionale avevamo già semplificato, invece la cassa in deroga prevede una procedura molto complessa che riguarda anche le Regioni e ha 4 passaggi. D’ora in poi dimezzeremo i tempi: sulle ulteriori 9 settimane che finanziamo con questo decreto, le aziende potranno, entro 30 giorni dall’emanazione, comunicare all’Inps i dati sul lavoratore, le ore presunte di cassa e l’Iban per i pagamenti. Entro i successivi 15 giorni l’istituto erogherà al lavoratore il 40% del dovuto. Poi entro 30 giorni l’azienda preciserà i dati sulle ore utilizzate e sarà erogata la parte restante. Le richieste potranno riguardare anche il pregresso.

•E gli altri sussidi?

Il bonus da 600 euro per partite Iva, autonomi e stagionali sarà erogato una seconda volta in via automatica, senza necessità di fare un’altra richiesta. Poi sarà aumentato fino a 1.000 euro e in questo caso bisognerà integrare la domanda. Per il reddito di emergenza, che ci è stato sollecitato anche dai Comuni, servirà il modello Isee: sarà un contributo temporaneo da 400 a 800 euro in base alla dimensione della famiglia, con due erogazioni per una platea di circa 1 milione di nuclei familiari.

•Perché una riforma degli ammortizzatori?

Oggi abbiamo una ventina di strumenti differenti nei diversi settori e nello stesso tempo una parte dei lavoratori che non è tutelata: per questo oggi abbiamo la cassa in deroga. Serve una riforma organica che possa superare questo sistema frammentato, con criteri simili e obiettivi coerenti in tutti i settori. Ovviamente è una riforma che non si può improvvisare, ma punto su tempi non troppo lunghi.

•Il dl Rilancio basterà?

Siamo in una fase di riapertura delle attività e credo che questi stanziamenti siano più che sufficienti in questo momento. Poi se in corso d’anno ci fossero nuove necessità, vedremo. Intanto abbiamo istituito un Osservatorio sul mercato del lavoro, per monitorare la situazione e cercare di rispondere in anticipo alle nuove esigenze che si presenteranno.

•Che ne è della proposta sull’orario di lavoro?

Non è una riduzione, ma una rimodulazione. Abbiamo previsto nel dl uno strumento nuovo per favorire la formazione e accompagnare la Fase 2. Le aziende che, anche per seguire i protocolli di sicurezza, hanno necessità di riorganizzare il lavoro, potranno convertire una parte delle ore in formazione: saranno retribuite dallo Stato e serviranno al lavoratore per accrescere le proprie competenze. Sarà un valore aggiunto per le stesse imprese e uno strumento di politica attiva: il lavoratore non sta a casa in cassa, resta nel contesto lavorativo e si aggiorna e riqualifica.

•Il lavoro da casa diventerà strutturale?

Lo smart working si è molto implementato durante l’emergenza e credo che anche in futuro resterà più utilizzato di prima. Ne abbiamo scoperto i benefici, ma bisogna seguirne l’evoluzione e vedere se sarà necessario aggiornare la normativa per utilizzarlo al meglio.

•Il MoVimento 5 Stelle ha frenato sulla regolarizzazione dei migranti. Qual è la sua posizione?

Da inizio legislatura mi impegno per il contrasto al caporalato che è una piaga da eliminare. Lo sfruttamento dei lavoratori è inaccettabile. Per questo sono favorevole all’emersione del lavoro nero, a maggior ragione nei contesti dove c’è più sfruttamento come l’agricoltura, ma anche in altri settori come il lavoro domestico. L’importante è che la regolarizzazione sia accompagnata da un contratto.

•La disoccupazione è alta, eppure mancano lavoratori…

Infatti agiamo con l’emersione del nero, ma diamo anche la possibilità a chi è destinatario di strumenti di sostegno al reddito di accettare un’offerta di lavoro senza perdere il beneficio. Abbiamo implementato la piattaforma con Anpal per incrociare domanda e offerta di lavoro e ora presenteremo una nuova app per il settore agricolo. Si chiama “Resto in campo”, uno strumento a cui potranno facilmente accedere aziende e lavoratori.

Pronti 1,5 miliardi per le #scuoleconnesse. Lavoriamo in squadra per le nuove generazioni

La copertura della banda ultralarga in tutto il Paese è uno dei punti qualificanti del programma del MoVimento 5 Stelle. E non a caso la connettività è una delle 5 Stelle. In questa “nuova era” di pandemia e distanziamento interpersonale la priorità va alla garanzia del diritto all’istruzione: la didattica a distanza, su cui con lungimiranza e coraggio ha puntato immediatamente la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, ha posto di nuovo al centro dell’attenzione il tema del diritto all’accesso alla rete. Le nostre studentesse e i nostri studenti sono costretti ormai da oltre due mesi a seguire le lezioni da casa, mettendo in campo uno sforzo davvero encomiabile insieme a famiglie, insegnanti e personale scolastico. 

Se è vero che siamo in una “nuova era”, è vero anche che anche nel prossimo futuro il ricorso alle lezioni a distanza è una delle opzioni possibili, ragion per cui dobbiamo continuare a impegnarci per garantire una connessione e una strumentazione adeguata a scuole e famiglie, raggiungendo in primis chi parte svantaggiato, perché magari è in un territorio dove non arriva la rete Internet oppure a causa delle precarie condizioni economiche che impediscono di avere una dotazione tecnologica adeguata. 

Su questa sfida i componenti pentastellati del governo si sono concentrati fin dai primi giorni del cosiddetto lockdown. La ministra Azzolina ha già assegnato 165 milioni alle scuole, ma nei prossimi mesi arriveranno fondi per un totale di 1,5 miliardi di euro. Li ha messi a disposizione il Comitato banda Ultra Larga presieduto dalla ministra per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, che ha lavorato di sponda con la sottosegretaria allo Sviluppo Economico Mirella Liuzzi, il ministro Stefano Patuanelli e la ministra Azzolina.

Dei 1.546 milioni totali, 400 saranno investiti direttamente nelle scuole. Entro due anni, infatti, 32.213 istituti statali superiori e medi saranno connessi con collegamenti in fibra ottica a 1Gbps per favorire l’espansione della didattica digitale e in generale per innovare e snellire alcune procedure delle scuole. Saranno interessate al progetto anche le scuole primaria e quelle per l’infanzia. 

I restanti 1.146 milioni saranno invece investiti in voucher. A partire da settembre, e per fasce di reddito Isee, le famiglie potranno usare dei buoni fino a 200 euro per l’acquisto della connettività. Chi ha un reddito Isee inferiore a 20.000 euro, oltre alla connessione potrà acquistare anche un tablet o un pc. L’obiettivo è quello di uscire da questa crisi in condizioni migliori di quelle in cui eravamo quando è iniziata. E soprattutto, senza lasciare indietro nessuno.

Scarcerazioni, approvato il dl antimafia

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri e voluto dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Un provvedimento che mette la parola fine alle polemiche divampate in queste settimane in merito alla scarcerazione di alcuni detenuti legati alla criminalità organizzata. Su questi fatti il Ministero aveva avviato subito una indagine ed inviato gli ispettori.

Come ha detto Alfonso, al quale va la mia stima “Nessuno può pensare di approfittare dell’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus per uscire dal carcere”. I magistrati applicano le leggi e noi, come rappresentanti parlamentari, rispettiamo la loro autonomia e indipendenza, ma ora c’è una nuova norma a mettere ordine nella situazione. Si stava procedendo con vecchi strumenti su cui occorreva intervenire subito perché “in momenti straordinari, servono provvedimenti straordinari”.
Si rende obbligatoria la richiesta del parere della direzione nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo, prima di assegnare la detenzione domiciliare, e, stando ai dati di questa prima settimana, sta già dando i suoi frutti: abbiamo fermato l’emorragia.

Col decreto-Bonafede si chiude quindi il cerchio.

Posso dire che chi è ai domiciliari ha le ore contate per il ritorno in carcere. Lo dobbiamo alle famiglie delle vittime ed agli italiani che credono nella giustizia.

Manodopera in agricoltura: sì al lavoro stagionale regolare, no alle sanatorie

In Italia ogni anno lavorano nei campi 1 milione e 100mila persone: di queste, quasi 350mila è rappresentata da manodopera stagionale straniera che, a causa delle restrizioni per arginare la diffusione del Covid-19, non potrà prestare la propria opera nei lavori stagionali nelle campagne italiane.

Questo problema è oramai impellente e non più rinviabile vista l’imminente periodo di raccolta di tante colture. Le filiere agroalimentari, del resto, sono tra i pochi comparti che hanno sempre continuato ad operare nonostante le mille difficoltà, la chiusura di molti sbocchi commerciali e gli ovvi timori per la sicurezza e la salute. Ciò, però, ha permesso all’Italia di mantenere in piedi posti di lavoro nonché non perdere ulteriori percentuali di PIL. È pertanto doveroso per lo Stato italiano trovare soluzioni accettabili, concrete e rapide.

Ed è per questa ragione che il governo sta approntando una apposita misura per i lavoratori stagionali. Lo ripetiamo, l’obiettivo dell’intervento attualmente in discussione riguarda i lavoratori stagionali e non l’insieme dei cittadini irregolari, che sono altra questione da affrontare in altro modo e in un diverso momento.

Risulta innanzitutto necessario dare vita ad una piattaforma digitale istituzionale per l’incontro tra domanda e offerta in agricoltura.

La struttura è già stata realizzata da ANPAL: va solo adeguata alle esigenze e peculiarità del comparto primario e riempita con le informazioni presenti nei database di AGEA (imprese con localizzazione delle relative particelle di terreno e dei luoghi di lavoro) e di INPS (lavoratori).

Proprio negli elenchi INPS troviamo un primo potenziale bacino di possibile manodopera: sono circa 350mila i lavoratori (di cui 164mila stranieri) che storicamente non riescono a raggiungere le 50 giornate. Si tratta di persone che ha già prestato la propria opera in agricoltura e che, magari, non è riuscita a trovare nuove occasioni di lavoro ma che sarebbe molto propensa all’impiego in quanto la 51esima giornata rappresenta il traguardo per ottenere un primo sussidio al reddito, l’assegno di disoccupazione agricola.

Un secondo potenziale bacino potrebbe essere rappresentato da coloro che percepiscono sostegni al reddito (reddito di cittadinanza, Naspi) ma che desiderano avere altre entrate, attraverso lavori stagionali in agricoltura, a patto di non perdere però il proprio beneficio (in particolare adesso che stiamo affrontando questa emergenza), una volta terminata questa esperienza lavorativa. A tale scopo è necessaria una modifica normativa temporale ma ciò può avvenire con tempi molto rapidi.

Quella che oggi manca – è bene ribadirlo – è manodopera straniera che, per la maggior parte, normalmente è comunitaria e che oggi non è presente in Italia a causa del Covid-19: l’Ue nel frattempo ha agevolato la creazione di “corridoi verdi” per far giungere nei Paesi dove è necessario (Italia, Spagna, Portogallo) questi lavoratori agricoli in totale sicurezza.

Infine, ci sono gli immigrati irregolari già presenti sul nostro territorio. Una non meglio precisata stima di 600mila persone “invisibili”, troppo spesso costrette ad alimentare il mercato nero del comparto primario (con conseguente caporalto), dell’edilizia, dei servizi alla persona. Una regolarizzazione di massa tout court non rappresenterebbe, però, la risposta alle necessità di manodopera stagionale in agricoltura. Una platea che del resto è solo “potenziale”, in quanto nessuno può costringere queste persone all’impiego in agricoltura. Le diverse sanatorie degli immigrati irregolari (l’ultima fu del ministro dell’Interno Maroni, Lega) non hanno affatto risolto le problematiche.

Dobbiamo anche evitare il rischio di una competizione al ribasso del mercato del lavoro che si instaurerebbe se una regolarizzazione tour court riversasse i “potenziali” 600mila soggetti sul mercato del lavoro agricolo: molti irregolari andrebbero presumibilmente alla ricerca dell’imprenditore agricolo che garantisca poche giornate per ottenere il permesso stagionale, garantendo loro una permanenza legale ma non la manodopera nei campi.

Nel corso del 2019, il Decreto flussi aveva previsto che potevano essere chiamati a lavorare stagionalmente 30.850 lavoratori suddivisi tra varie nazionalità. Di questi, 12.850 posti erano riservati alle conversioni da stagionale a subordinato, a lavoro non subordinato e a lavoro autonomo. Gli altri 18.000 erano riservati ai primi ingressi nel settore agricolo e turistico alberghiero. Negli anni precedenti, la situazione era stata similare.
Sulla base di queste quote e dell’iter descritto per la trasformazione dei permessi stagionali in lavoro subordinato, si potrebbe stimare che almeno la metà del numero complessivo previsto dai decreti stagionali, non sia riuscita a stabilizzarsi nel nostro Paese e, quindi, siano rimasti in clandestinità. Una norma in tal senso metterebbe immediatamente a disposizione un bacino potenziale di circa 40.000 lavoratori.

La questione dei migranti irregolari è una problematica seria, complessa e che merita un confronto approfondito. In questo particolare momento, siamo chiamati a raggiungere un risultato concreto per le imprese, i lavoratori e l’economia nazionale: la necessità di avere manodopera stagionale in agricoltura. Un risultato differente rispetto a questo rischierebbe di rappresentare solamente una battaglia di parte poco utile, se non dannosa, per il Sistema Paese.

Di Matteo si scusi col ministro Bonafede e i 5 stelle

di La Notizia

Da Di Matteo una coltellata. Si scusi col ministro e i 5S che lo hanno sostenuto. La presidente della Commissione Giustizia della Camera Businarolo: “C’è delusione”

Una “coltellata”. Non usa mezzi termini la presidente M5S della commissione Giustizia della Camera, Francesca Businaroloper definire la telefonata in diretta Tv, domenica scorsa, a Non è l’Arena, su La7, durante la quale il pm antimafia e attuale consigliere del Csm, Nino Di Matteo, ha raccontato la sua versione della mancata nomina al Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, da parte del Guardasigilli, Alfonso Bonafede. Una “coltellata” che ha aperto una ferita profonda nella galassia M5S. “Ci sentiamo tutti offesi noi del Movimento Cinque Stelle – prosegue la Businarolo -. Bonafede è un uomo che ha incarnato le nostre battaglie per la legalità, quelle che hanno sostenuto soprattutto l’azione di Di Matteo ed altri magistrati”.

Presidente, che idea si è fatta del botta e risposta a distanza tra il ministro Bonafede e il pm, oggi al Csm, Di Matteo sulla sua mancata designazione alla direzione del Dap?
“Continuo a farmi una sola domanda: cosa abbia mosso uno stimato consigliere del Csm, magistrato tanto amato e sostenuto, ad alzare il telefono per intervenire in una trasmissione che si pone tra l’informazione e il gossip, ma più sul gossip, e dire cose infamanti contro un ministro della Repubblica. Ecco, non vado oltre, questo mi sembra il cuore del problema. Il resto è contorno”.

La circostanza che, dopo la nascita del governo gialloverde, i mafiosi (intercettati in carcere) temessero proprio l’arrivo di Di Matteo al Dap è alla base delle polemiche seguite alle dichiarazioni del pm a Non è l’Arena di Giletti. Cosa replica a chi accusa ora Bonafede di aver fatto retromarcia su Di Matteo proprio per timori di possibili rivolte nelle carceri?
“Non capisco, ancora, perché il consigliere Nino Di Matteo non abbia alzato per la seconda volta il telefono per dire che le sue parole erano state equivocate. Sono allusioni gravissime e altrettanto infondate. Il ministro della Giustizia conosceva quei colloqui e ha pure cercato il dottor Di Matteo per fargli delle proposte. So che il ministro teneva molto alla riorganizzazione del ministro in chiave antimafia e all’apporto che Di Matteo avrebbe potuto dare in questo senso come direttore del dipartimento di giustizia; l’altro incarico, molto più di potere, prevede il doppio dello stipendio, onsiderazioni assolutamente estranee al modo di pensare di una personalità come Di Matteo. Bonafede ha spiegato le circostanze e nulla autorizza a pensare a quegli scenari così dietrologici e offensivi. Ci sentiamo tutti offesi noi del Movimento Cinque Stelle: Bonafede è un uomo che ha incarnato le nostre battaglie per la legalità, quelle che hanno sostenuto soprattutto l’azione di Di Matteo ed altri magistrati, perché questa coltellata? Non me lo spiego”.

Intanto da Forza Italia a Italia Viva, quindi non solo dall’opposizione ma anche all’interno della vostra stessa maggioranza, si è alzato il fuoco di fila contro il ministro Bonafede. Come giudica questi attacchi?
“Mi pare che all’interno della maggioranza ci siano voci che chiedono spiegazioni e questo è del tutto naturale e giusto, il ministro avrà sicuramente modo di chiarire nelle sedi istituzionali. Ma nessuno mette in dubbio la sua totale e provata lealtà”.

Se la Lega dovesse presentare una mozione di sfiducia individuale contro Bonafede, visti i numeri precari del Senato, c’è il rischio che possa passare e, in questo caso, quali sarebbero le ripercussioni per il Governo? Si aprirebbe una crisi?
“Fantapolitica. Non accadrà nulla di tutto questo”.

Resta un fatto che Di Matteo è da sempre uno dei riferimenti dell’antimafia nella galassia Cinque Stelle. Crede che la frattura aperta dalle sue ultime dichiarazioni sia ricomponibile e come?
“Con le scuse di Nino Di Matteo ad Alfonso Bonafede, all’istituzione che rappresenta, a noi che lo abbiamo tanto sostenuto, agli italiani che si aspettano una rigorosa applicazione della Costituzione”.

Cura Italia, così rafforziamo l’agricoltura italiana

L’intera filiera agroalimentare italiana sta svolgendo un ruolo cruciale fin dai primi giorni di diffusione dell’epidemia di Covid-19. Anche per questo, il comparto primario merita il giusto sostegno dal punto di vista economico, finanziario e di sburocratizzazione. Con il Decreto Cura Italia prima e con le modifiche normative inserite durante la sua conversione in legge in Parlamento, abbiamo introdotto numerose novità.

• SOSTEGNO AL REDDITO

Innanzitutto sul versante del sostegno al reddito con la concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga in favore dei lavoratori dipendenti agricoli e della pesca, i 600 euro per coltivatori diretti, imprenditori agricoli, coloni e mezzadri e operai agricoli nonché con l’anticipo al 70% del contributo PAC, attraverso una procedura automatica semplificata che ha portato all’erogazione tramite AGEA di 249 milioni di euro di aiuti a 138mila agricoltori.

• FONDI PER MUTUI E SOSTEGNO AGLI INDIGENTI

Abbiamo stanziato 100 milioni di euro dedicati al comparto primario per la copertura degli interessi passivi su finanziamenti bancari o ristrutturazione debiti, copertura costi per interessi sui mutui e per il sostegno alle imprese della pesca e dell’acquacoltura che hanno sospeso l’attività. Altri 50 milioni di euro sono stati destinati a incrementare il Fondo Indigenti con cui abbiamo sostenuto le produzioni agroalimentari di qualità, evitando di sprecare cibo e distribuendolo ai bisognosi. Con altri 10 milioni di euro istituiamo un fondo rotativo per la concessione di mutui a tasso zero per le imprese agricole situate nella prima “zona rossa”. Infine, estendiamo alla filiera avicola il fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca nel limite di 100 milioni di euro per l’anno 2020.

• FINANZIAMENTI GARANTITI AL 100%

Con ulteriori 100 milioni di euro affidati ad Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, sosteniamo le imprese agricole con i finanziamenti garantiti senza costi al 100% sino al 25% del fatturato, fino ad un massimo di 25.000 euro, senza istruttoria da restituire in 6 anni dopo 2 di preammortamento. Mentre per i finanziamenti sino a 5 milioni di euro, la garanzia è del 90% con relativa istruttoria. L’erogazione è per tutte le imprese che non siano a sofferenza: possono essere a perdita probabile ma questa difficoltà deve essere sorta dopo il 31 gennaio scorso.

• ACCESSO AL FONDO DI GARANZIA PER LE PMI

Per garantire un maggior afflusso di liquidità alle imprese agricole abbiamo esteso l’accesso diretto al Fondo di Garanzia per le PMI gestito dal Mediocredito Centrale, uno strumento ben conosciuto dagli Istituti finanziari e che auspichiamo faccia aumentare le iniezioni di denaro nel comparto primario, come già avvenuto nell’agroalimentare che ha potuto contare su circa 1 miliardo di euro di crediti solo nel 2019. C’è poi il cosiddetto “pegno rotativo” che abbiamo esteso ai prodotti agricoli e agroalimentari DOP e IGP a lunga maturazione.

• RATE RINVIATE AL 30 SETTEMBRE

Oltre alla possibilità di rinegoziazione dei mutui, abbiamo posticipato al 30 settembre tutte le rate, prevedendo a quella data la stesura di un piano di rimborso senza oneri aggiuntivi mentre sono stati sospesi gli adempimenti tributari e i versamenti da autoliquidazione, inclusi i contributi relativi alle imprese agricole e ai braccianti.

• STOP BUROCRAZIA

Fondamentali, poi, gli interventi di sburocratizzazione del settore. Dalla semplificazione degli obblighi relativi a informativa e comunicazione antimafia, necessaria per permettere una più celere e agevole erogazione di contributi europei e nazionali, a quella relativa alle procedure delle visite mediche obbligatorie per i lavoratori agricoli stagionali, estendendone la validità fino ad un anno. Provvedimento atteso da anni e sancito con un accordo tra sindacati agricoli e associazioni datoriali su cui ero al lavoro da tempo.

• PER AVERE PIÙ LAVORATORI NEI CAMPI

Con l’estensione ai parenti sino al sesto grado delle prestazioni ritenute gratuite, oggi permesse sino al quarto grado, e con la proroga al 31 dicembre della validità dei permessi di soggiorno stagionali agricoli interveniamo sulla mancanza di manodopera nei campi, questione su cui siamo a lavoro con diverse misure.

• RILANCIO DEL MADE IN ITALY

Infine il rilancio. Perché dobbiamo progettare il futuro della filiera agroalimentare italiana già adesso. Presso il Ministero degli Esteri, infatti, è stato istituito il Fondo per la promozione integrata con una dotazione di 150 milioni di euro per il 2020. Dobbiamo seminare oggi per raccogliere domani e dare un futuro a un comparto vanto del Made in Italy nel mondo che oggi sta soffrendo delle ridotte possibilità di esportazione.