Con 5,6 miliardi la scuola riparte in sicurezza

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha varato le linee guida per riportare in classe studentesse e studenti. C’è un miliardo in più per l’adeguamento degli spazi e l’assunzione di personale

La scuola riaprirà a settembre e con le risorse necessarie per garantire in tutti gli edifici la massima sicurezza. In concomitanza con la pubblicazione delle Linee guida per la ripartenza, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno annunciato che le scuole italiane disporranno di un miliardo di euro in più rispetto ai 4,6 già stanziati da inizio anno. Fondi per l’edilizia scolastica, per la gestione dell’emergenza, per la chiusura dell’anno scolastico in corso e per l’avvio del prossimo.

Da gennaio a oggi abbiamo stanziato 1,5 miliardi con il decreto Rilancio, 85 milioni nel Cura Italia per tablet e pc da affidare a studentesse e studenti meno abbienti (70 mln), alla formazione dei docenti (5 mln) e all’acquisto di piattaforme digitali (5 mln). Un altro miliardo di fondi Pon sono andati all’edilizia leggera (330 mln), al digitale, alla formazione, al supporto amministrativo alle scuole e presto 236 milioni consentiranno a studenti meno abbienti di acquistare libri di testo e kit didattici. Solo quest’anno per l’edilizia scolastica sono stati sbloccati 798 milioni di euro e altri 332 sono in arrivo a breve. A questi si aggiungono gli 885 milioni per edilizia in arrivo per le sole scuole di secondo grado (le superiori).

Per organizzare al meglio l’avvio in presenza e in sicurezza del nuovo anno saranno operativi dei tavoli regionali in grado di monitorare le esigenze emerse dalle singole scuole consentendo al ministero dell’Istruzione di destinare risorse aggiuntive tratte proprio dalla nuova dotazione di un miliardo di euro, per risolvere le eventuali criticità. La ministra Azzolina ha anche annunciato che da luglio, grazie al taglio del cuneo fiscale, gli stipendi degli insegnanti aumenteranno tra gli 80 e i 100 euro e che ci saranno 50mila assunzioni a tempo determinato (oltre ai posti a tempo indeterminato, per un totale di circa 80.000, già messi a concorso nelle scorse settimane).
Continuerà, in parallelo, il lavoro già avviato in queste settimane di progettazione di un Piano pluriennale di intervento attraverso il finanziamento dei nuovi fondi europei, a partire dal cosiddetto Recovery fund.

Serve un Piano coerente di rilancio che ci consenta di metterci definitivamente alle spalle la stagione dei tagli indiscriminati, 10 miliardi almeno tolti all’istruzione, operati dai governi passati. Questo Piano deve partire dal tema dell’edilizia e della sicurezza di studentesse, studenti e personale per dar vita a un radicale rinnovamento degli spazi e della didattica, investendo sulla digitalizzazione, sulla formazione dei docenti, sulla lotta alla povertà educativa e su una effettiva apertura delle scuole ai territori. L’istruzione dei nostri figli è l’investimento più proficuo che possiamo fare, la base da cui far ripartire il Paese.

Alcune riflessioni sulla rete unica

Di seguito i pareri di Innocenzo Genna, giurista ed esperto di regolamentazione europea del digitale 


Negli ultimi giorni si è aperto il dibattito sul tema della rete unica di telecomunicazioni, suggerendo una prossima fusione tra TIM ed Open Fiber con un’attiva partecipazione dello Stato. Per supportare una tale operazione, è fondamentale ragionare sul progetto industriale che si intende perseguire ed i mezzi con cui attuarlo.

• Dotare l’Italia di una moderna rete in fibra ottica

Una fusione tra Tim ed Open Fiber dovrebbe permettere all’Italia di dotarsi di una rete di telecomunicazioni moderna ed ultra-performante: in sostanza, una rete la cui capacità si misuri in Giga, e non in Mega, e consenta alte prestazioni e servizi innovativi, in tutto il Paese, e non solo nelle aree metropolitane. Con l’emergenza Covid abbiamo compreso, famiglie scuole ed aziende, l’importanza di una connessione Internet affidabile e capace. Mentre le dorsali ed i grandi punti di interconnessione hanno ben sostenuto il sovraccarico, il problema si è posto con la connessione casalinga (il c.d. “ultimo miglio”), perché l’utilizzo simultaneo di varie applicazioni (smart working, tele-scuola ed entertainment) presso la medesima abitazione ha dimostrato l’insufficienza della vecchia rete telefonica (ADSL o soluzione miste) o del mobile in tempi di emergenza. In altre parole, l’obiettivo della rete unica dovrebbe essere quello di fare grandi investimenti in fibra ottica, laddove possibile, ed utilizzando tecnologie meno performanti (ad esempio, il wireless) nelle zone non raggiungibili altrimenti. La fibra è inoltre fondamentale per il 5G, per collegare le antenne.

• Fibra ottica, ma in che senso?

Sia Open Fiber che Tim sostengono di investire in fibra ma in verità non intendono la stessa cosa. Open Fiber installa il c.d. Fiber to the Home (FTTH), sia nelle aree metropolitane (dove ha ripreso il precedente business di Metroweb) sia nelle zone rurali, dove ha vinto le gare per i fondi pubblici. Non si tratta di un lavoro facile, perché si tratta di scavare ed installare una rete ex novo.

TIM invece ha in larga parte adottato l’FTTC (Fiber to the cabinets), in cui la fibra arriva solo in alcuni punti di concentrazione e poi prosegue con il vecchio doppino di rame; ed ha investito anche in FTTH, ma non in modo significativo. Il motivo per cui TIM esita nel FTTH è normalmente dato dal fatto che il possesso di una rete in rame (su cui si può fare sia ADSL che FTTC) costituisce un freno naturale agli investimenti in fibra. Perché sostituire una macchina vecchia, per quanto imperfetta ma che fa profitti, con qualcosa di moderno e costoso?
É evidente che, in caso di fusione tra TIM ed Open Fiber, l’Italia dovrà fare una scelta strategica ben definita tra FTTH e FTTC, e tale scelta non potrà che essere in favore del FTTH se vogliamo dotare l’Italia di una rete moderna ed ultra-performante. Ma come garantire questo obiettivo?

• Un piano di investimenti in fibra ottica

I recenti dati europei del DESI dimostrano che l’Italia, pur essendo indietro nelle classifiche europee, ha scalato posizioni nella diffusione della fibra ottica (quindi, nel FTTH) negli ultimi 3 anni. Questo progresso è dovuto alla concorrenza tra TIM e Open Fiber, una situazione recente ed eccezionale per il nostro paese, che storicamente non aveva mai conosciuto alternative alla rete telefonica (a differenza di altri paesi, dove la concorrenza infrastrutturale è stata possibile grazie all’esistenza di reti televisive cavo). Fondendo TIM ed Open Fiber verrebbe meno lo stimolo agli investimenti dato dalla concorrenza infrastrutturale. Come potrebbe quindi lo Stato garantirsi che la società unica continui, ed anzi intensifichi, gli investimenti in fibra ottica (cioè FTTH) su tutto il territorio nazionale? Occorrerebbe imporre dei piani di investimento e copertura in FTTH, assistiti da penali e misure ad hoc per responsabilizzare i manager e gli amministratori. Il modello potrebbe essere quello dei piani di copertura delle reti mobili ma con degli strumenti che lo rendano ancora più cogente.

• Il ruolo dello Stato

Anni fa TIM pensò, prima di tutti in Europa, di installare una rete nazionale in fibra ottica, il c.d. progetto “Socrate”, che però fu poi abbandonato con la privatizzazione. In passato molti operatori europei hanno sbandierato grandi piani di investimenti in fibra ottica, regolarmente ritrattati, per cui è stato creato l’ironico acronimo FOTP: “Fiber on the paper”. In altre parole, dobbiamo essere coscienti del fatto che una società privata e quotata in borsa può, anche dopo aver concordato obiettivi e priorità con lo Stato, assumere decisioni contrastanti, se così vuole l’assemblea degli azionisti. Per tutelarsi ulteriormente lo Stato può considerare l’ipotesi di intervento diretto, una soluzione che potrebbe non piacere ai fautori del libero mercato, ma che occorre mettere in conto con la ricostituzione di un monopolio. Il pubblico si assumerebbe così le sue responsabilità, anche apportando capitale e risorse ove necessario.

Negli altri paesi europei (Germania, Francia, Belgio ad esempio) possiamo trovare quote di capitale pubblico attorno al 30%, il cui obiettivo primario è però quello di proteggere l’operatore da take-over indesiderati, più che dettare la politica degli investimenti. L’esperienza europea indica che i migliori risultati in investimenti di fibra ottica si raggiungono con un mix di concorrenza, regolamentazione e dove necessario anche aiuti statali. Se l’Italia vuole dotarsi di una moderna rete in fibra ottica attraverso un unico fornitore, deve prepararsi ad un po’ di creatività ed analizzare con attenzione i migliori benchmark europei ed internazionali.

• La separazione della rete ed il modello all’ingrosso

L’innovazione vera e propria si gioca nei servizi finali, e quindi è fondamentale che l’operatore di rete unica non interferisca nelle scelte degli Internet Service Provider che chiedono l’accesso alla rete ma, anzi, non competa con essi (per non creare un gigantesco conflitto d’interesse). Inoltre, le risorse dell’operatore di rete unica dovrebbero essere interamente dedicate agli investimenti, non al marketing oppure all’acquisto di film ed entertainment. Il modello dell’operatore di rete unica dovrebbe pertanto essere quello dell’operatore esclusivamente all’ingrosso. Nel caso di TIM, questo vuol dire che la società dovrebbe separare la rete e porla sotto il controllo di azionisti differenti da quelli della rete stessa.

Autostrade, la Corte dei Conti certifica l’illegittimità della Convenzione del 1997

Ci sono parole che non hanno bisogno di particolari interpretazioni. Frasi limpide, che è sufficiente leggere esattamente nella forma in cui sono state pronunciate. E’ il caso delle parole riferite ieri dalla Corte dei conti in Commissione lavori pubblici del Senato, dove stiamo svolgendo un’indagine conoscitiva sul sistema delle concessioni autostradali. Leggete questo passaggio, testualmente riportato dai giudici contabili a proposito della Convenzione ottenuta da Autostrade nel 1997, l’atto da cui tutto ebbe inizio. Una sorta di peccato originale. 

“La Convenzione madre dal punto di vista tecnico è illegittima”, hanno spiegato in Commissione i magistrati contabili, “perché non ha superato il vaglio della Corte dei conti. Nel 1997 fu ricusato il visto sulla Convenzione sostanzialmente per la violazione dei principi comunitari. Il Governo chiese la registrazione con riserva e in quella sede, pur dovendo per legge poi registrarla, le Sezioni riunite della Corte dei conti ribadirono l’illegittimità della Convenzione madre, da cui poi sono nate tutte le altre. La Convenzione è quella relativa ad Autostrade per l’Italia”. Questo, voglio ribadirlo, è ciò che ha testualmente detto ieri la Corte dei conti davanti alla Commissione lavori pubblici. 

C’è poco da commentare. Per l’ennesima volta, dopo le censure già espresse negli anni scorsi dal Garante per la concorrenza, dall’allora Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, dalla stessa Corte di conti, i magistrati contabili tornano a emettere un verdetto chiaro. Un verdetto che conferma quanto denunciato da anni dal MoVimento 5 Stelle e che assume un sapore ancora più amaro dopo la tragedia del Ponte Morandi.

Questo sistema deve essere smantellato e fare spazio a un modus operandi diametralmente opposto.

Investimenti, manutenzione e tariffe più basse. È questo il nostro progetto per Autostrade. Ed è un progetto che, carte alla mano, si può portare avanti mantenendo degli utili. 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito che dall’analisi degli atti si rilevano gravi inadempienze, che sono alla base della procedura di caducazione, ovvero la perdita di efficacia degli atti giuridici, del contratto originale sostanzialmente. Al momento l’offerta di Aspi è stata giudicata non sufficientemente congrua rispetto dell’interesse collettivo. 

Rifacciamoci alle carte. 

Partiamo dal conto economico proprio del 1997, quello in base a cui si fece la privatizzazione di Autostrade, che contiene le previsioni di costi e di utili, e poi abbiamo i piani finanziari degli anni che si sono succeduti. 

Cosa ci dicono i dati? Cosa era previsto per il 2018 dal piano finanziario del 1997 e cosa è successo realmente nel 2018? Erano previsti ricavi per 1,7 miliardi di euro, quindi quello che pagano i cittadini. Nel 2018 però vediamo che i ricavi sono stati di 3,65 miliardi, più del doppio del previsto!

Costi personale? Erano previsti nel piano originario in 343 milioni di euro, invece ne sono stati spesi 270. Quindi i ricavi raddoppiati, il costo del personale è diminuito. Era previsto in 890 milioni di euro il margine operativo, invece è stato di 1,88 miliardi. La manutenzione nel piano originario era di 236 milioni per il 2018, vediamo che ne sono stati previsti 273 milioni. Quindi le manutenzioni sono costate poco di più, i ricavi invece sono stati più del doppio del previsto. 

Cosa capiamo da tutto questo? Che questa concessione genera utili notevolissimi. Stratosferici. Questi signori hanno avuto in mano una gallina dalle uova d’oro. Non è più accettabile. Se c’è qualcuno che deve guadagnarci questi sono i cittadini.

Noi facciamo gli interessi di Aspi. Non ci interessano gli utili dei Benetton. Ci interessa una cosa sola: tutelare l’interesse pubblico. 

E come si tutela l’interesse pubblico? Facendo investimenti, manutenzione e applicando tariffe più basse.

Riparte l’Italia

Dalla scuola alle infrastrutture, dall’antimafia al turismo, dall’ambiente alla legalità. Sono soltanto alcuni temi affrontati, ieri sera, durante la seconda tappa in Calabria di “Riparte l’Italia”, il nostro giro virtuale per il Belpaese che ci accompagnerà per larga parte dell’estate. Un successo, in termini di partecipazione, a dimostrazione di quanto sia necessario raccontare nei territori le azioni del governo per fronteggiare la crisi economica e sanitaria, mentre il sistema mediatico partorisce quotidiane fake news per screditare il MoVimento 5 Stelle agli occhi dei cittadini. E, allora, alle clamorose bufale – dalla fantasiosa valigetta da Caracas alle auto blu di Di Maio in Svizzera – preferiamo i fatti, quelli messi in campo per aiutare gli italiani in difficoltà.

Così, ieri, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha risposto alle domande sulla riapertura delle scuole, in sicurezza, a settembre: un’occasione per avviare un rinnovamento che proceda sui binari di una diminuzione degli alunni per classe, una didattica più sperimentale, una formazione continua (e retribuita) dei docenti, un’apertura della scuola al territorio anche con il coinvolgimento delle realtà culturali e sportive.

Sul palco virtuale, oltre al ministro Azzolina, si sono susseguiti gli interventi di Giancarlo Cancelleri, viceministro dei Trasporti, di Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, di Anna Laura Orrico, sottosegretaria al MiBACT, e di alcuni portavoce in Parlamento. I dialoghi coi cittadini hanno riguardato questioni fondamentali come la manutenzione e il potenziamento della rete ferroviaria e viaria nel Mezzogiorno e poi, ancora, la tutela dell’ambiente e la cultura come volano per l’economia.

Dal successo della seconda tappa, in Calabria, il tour virtuale di “Riparte l’Italia” si sposta al Nord: la terza data sarà, infatti, in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

L’appuntamento è per lunedì, 22 giugno, ore 20,30.

A dialogare coi cittadini e a sentire i loro problemi saranno i ministri Sergio Costa e Stefano Patuanelli, rispettivamente di Ambiente e Sviluppo economico, Alessandra Todde, sottosegretaria al Mise, e Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oltre a diversi portavoce nazionali e del territorio. C’è tanto da raccontare e da dirsi: muoviamoci tutti insieme.

Facciamo ripartire l’Italia.

Oltre 6 miliardi per le aziende che hanno avuto un calo di fatturato

Con il #DecretoRilancio abbiamo stanziato 6,2 miliardi per imprese, partite iva, artigiani, agricoltori che hanno subito danni e perdite di fatturato a causa dell’emergenza Covid.

L’iter per richiedere i fondi è gestito da Agenzia delle Entrate ed è stato costruito per essere semplice e immediato. Le somme saranno erogate direttamente sul conto corrente e le verifiche verranno effettuate successivamente.
Parliamo di indennizzi che arrivano fino a 40 mila euro.

L’ammontare dell’importo erogato sarà pari al:

20% per le imprese con fatturato fino a 400mila euro

15% per le imprese con fatturato tra 400mila euro e fino a 1 milione

10% per le imprese con fatturato da 1 a 5 milioni di euro.
Partendo comunque da soglie minime di rimborso.

https://www.agenziaentrate.gov.it

Adesso basta fake

di Davide Casaleggio

Io non so perchè un giornale spagnolo racconti in copertina una fake news.

Io non so perchè i giornali italiani non approfondiscano minimamente la notizia scoprendo, ad esempio, che se ne parlò anche negli anni scorsi, ma finì nel nulla come tutte le fake news.

Io non so perché dopo dieci anni da un fatto mai accaduto se ne parli proprio oggi.

Io non so perchè si tolleri il fango su persone che non ci sono più. 

Io non so perchè i direttori dei giornali italiani pubblichino fango in prima pagina solo per qualche click. I trenta denari moderni sono i click sul proprio articolo. Non è più importante se è vera o falsa, l’importante è che faccia traffico. 

Ma ci sono alcune cose che so.

Il MoVimento 5 stelle è sempre stato finanziato in modo trasparente e siamo gli unici ad aver reso pubblici tutti i bilanci, anche di dettaglio, prima ancora che fosse la legge a richiederlo.

Il MoVimento 5 Stelle non ha mai ricevuto finanziamenti occulti.

Il Governo attuale venezuelano ha smentito la fake news.

Mio padre non è mai andato in Venezuela.

Il MoVimento 5 Stelle non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici.

Il MoVimento riesce a sostenersi in modo così snello perché ha una nuova impostazione completamente digitale. Chiunque sia interessato ai dettagli dei costi li può trovare in una presentazione di 60 slide illustrata pubblicamente in un evento aperto a tutti con 3mila partecipanti la settimana scorsa. https://rousseau.movimento5stelle.it/rendiconti 

Il MoVimento 5 Stelle spende 10 volte in meno delle altre forze politiche e al posto dei debiti di decine di milioni di euro che hanno i partiti (es. 99 milioni di Forza Italia, seguito dalla Lega con 19 milioni), ha invece restituito 107 milioni allo Stato con i tagli degli stipendi e le rinunce ai finanziamenti pubblici.

Se mio padre o Beppe avessero voluto soldi li avrebbero potuti ricevere anche legalmente accettando non 3, ma 42 milioni di euro che il MoVimento 5 Stelle era titolato a ricevere dopo le elezioni del 2013. Ma non lo fecero, perchè non sono mai stati i soldi il motore di questo movimento. Sono sempre state la passione e le idee a trainare il MoVimento.

Chiunque abbia conosciuto mio padre sa che il suo più grande lusso fu quello di passare dal vivere in un bilocale a Milano a un appartamento con una camera aggiuntiva quando nacque il mio fratellino.

Quello che hanno fatto a mio padre in vita è incredibile, forse un giorno avrò anche il tempo di raccontarlo. Ma credo che un video che mi hanno inoltrato pochi giorni fa possa essere una buona sintesi. Non pensavo in realtà che il “giornalista” avrebbe mai avuto il coraggio di pubblicarlo, ma visto che a 4 anni dalla morte di mio padre ha deciso di rendere visibile un video dell’ultimo giorno in cui mio padre uscì di casa sulle sue gambe penso sia giusto che tutti sappiano. 

Quel giorno andai a prenderlo a casa per portarlo in ufficio dove volle andare fino all’ultimo. Davanti al portone trovammo due persone che si qualificarono come giornalisti freelance per conto delle Iene. Nonostante l’evidente difficoltà a reggersi in piedi di mio padre fecero comunque il loro “servizio” aggressivo basato ora come allora sul nulla. 

Dopo quel giorno mio padre vide solo la sua camera d’ospedale.

Se fino a quando era vivo ha avuto modo di difendersi da solo, ora che non c’è più non permetterò che si infanghi in alcun modo il suo nome.

Così garantiamo l’acqua ai cittadini di oggi e a quelli di domani

a cura dei deputati e senatori in commissione Ambiente e dei senatori in commissione Trasporti, Lavori Pubblici e Comunicazioni


Cambiamenti climatici, consumo del suolo, siccità sono fenomeni correlati che non possiamo più sottovalutare e che mettono a rischio la stabilità dell’approvvigionamento idrico nel nostro Paese. La mancanza della risorsa acqua sembra un tema lontano, che non ci può toccare, ma non è così: anche in Italia esiste il problema. 

Nel corso del quinto incontro del ciclo RipartiAmo Ambiente, intitolato “Infrastrutture idriche: combattere la siccità e garantire a tutti la risorsa acqua”, la deputata della Commissione Ambiente Federica Daga e il senatore in Commissione Lavori pubblici e comunicazione Agostino Santillo hanno affrontato la questione discutendone con Giordano Colarullo, direttore generale Utilitalia, Massimo Gargano, del comitato esecutivo Anbi e Ornella Segnalini, già direttore generale della direzione dighe e infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture. A coordinare la conferenza in streaming è stato il giornalista Emanuele Bompan, direttore di Materia Rinnovabile.

Dal confronto è emerso in tutta la sua evidenza che abbiamo davanti una nuova stagione di siccità, legata agli effetti dei cambiamenti climatici, alle infrastrutture obsolete o del tutto assenti e per giunto intrecciata con l’emergenza sanitaria prodotta dal coronavirus, come ha ricordato Federica Daga. La deputata pentastellata ha ribadito quanto la gestione in tutte le sue fasi di questo bene primario necessiti di una regia centrale, sia per non lasciare indietro i territori più in difficoltà sia per costruire un futuro in cui l’acqua non sia sprecata ma riutilizzata in un’ottica circolare.

L’acqua, infatti, è la miglior fonte di energia rinnovabile e occorre creare un piano per ripartire con politiche sostenibili e scelte radicali che mettano al sicuro la nostra risorsa più preziosa, tenendo lontani dai finanziamenti pubblici gli speculatori che per anni si sono arricchiti su questo bene fondamentale. Oggi chi gestisce il servizio idrico può decidere di distribuire dividendi e ridurre al minimo gli investimenti. Con la gestione pubblica, obiettivo prioritario del MoVimento 5 Stelle, si deve fare in modo che ogni centesimo pagato in tariffa venga investito per potenziare il servizio, a beneficio dei cittadini e della preservazione della risorsa. 

La gestione dell’acqua richiede, oggi più che mai, uno sforzo di collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, un occhio a 360 gradi capace di una progettazione che vada oltre le questioni emergenziali. Il MoVimento 5 Stelle, già in legge di Bilancio, ha ottenuto che restasse in mano pubblica la gestione di alcuni bacini e infrastrutture del Sud, blindandone il controllo e mettendoli al riparo da speculatori e soggetti esterni, garantendone così una più efficace manutenzione e messa in sicurezza. Abbiamo ribadito che la società che andrà a sostituire la ex Eipli, incaricata della manutenzione delle dighe e infrastrutture idriche di gran parte del Mezzogiorno, sarà ad esclusivo capitale pubblico, con il divieto espresso di partecipazione di soggetti privati, anche indiretta o a seguito a conferimento ed emissione di nuove azioni, anche prive di diritto di voto. 

L’accesso all’acqua senza interruzioni e senza reti colabrodo per tutti è un diritto fondamentale e continueremo a lavorare in questa direzione con proposte costruttive e azioni concrete. Abbiamo lavorato al Piano idrico nazionale che ha visto il contributo di tutte le Regioni per affrontare questioni importanti e non più rimandabili. I fondi sono stati distribuiti su tutto il territorio nazionale ma sono ancora insufficienti. 

In questi tempi di emergenza sanitaria, in cui il gesto di lavare le mani viene indicato come indispensabile buona pratica per bloccare il contagio, l’Arera, sollecitata dalle nostre richieste nei primi giorni di marzo, ha emanato una delibera che ha bloccato tutte le procedure di distacco di acqua, ma anche energia elettrica e gas, per morosità di famiglie e imprese. Attraverso il decreto Cura Italia, abbiamo impegnato il Governo affinché adotti ogni opportuna iniziativa volta a garantire la sospensione fino al termine dello stato di emergenza delle procedure di limitazione, sospensione o disattivazione delle forniture idriche, di energia elettrica e gas già avviate, o in fase di attivazione.

Continueremo a lavorare per sbloccare nuove risorse, come quelle del Fondo di garanzia delle opere idriche, a sostegno di quei gestori, specialmente i più piccoli, che sono in sofferenza per i mancati pagamenti delle bollette, perché gli investimenti non si possono e non si devono fermare, a maggior ragione davanti a un calo così drammatico di occupazione. 

È anche nostra intenzione spingere perché venga ampliata la platea del bonus idrico, visto che la crisi economica post coronavirus ha messo molte famiglie in stato di difficoltà. Proseguiamo il nostro lavoro intervenendo in corsa sull’emergenza perché nessuno venga lasciato indietro, ma anche immaginando una ripartenza diversa in cui il ciclo dell’acqua sia progettato pensando a una sostenibilità sul lungo periodo. È sempre più necessario e urgente garantire ai nostri concittadini l’uso sicuro, la conservazione e il riuso della risorsa più preziosa di tutte.

Il 17 giugno è la Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e la siccità: facciamo in modo che sia un giorno di presa di coscienza collettiva, quello dal quale si parte per ripensare profondamente tutti gli anelli della catena di gestione. Per rimettere l’acqua nelle mani dei cittadini di oggi e soprattutto per garantirla a quelli di domani.

Il Patto per l’Export per rilanciare l’Italia nel mondo

Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire con cautela, ma anche con coraggio.
Oggi abbiamo firmato il patto per l’export, oltre 1 miliardo per rilanciare il marchio Italia nel mondo. E finalmente il motore del Made in Italy può tornare a correre. Dobbiamo puntare a esportare i nostri prodotti d’eccellenza e non più le fabbriche, che devono restare in Italia e creare posti di lavoro.

https://www.facebook.com/522391027797448/videos/372469213713334/

Di seguito il discorso integrale:

Cari Colleghi, ministri Gualtieri, Bellanova, De Micheli, Manfredi, Franceschini e Pisano, viceministri e sottosegretari Manzella, Del Re, Di Stefano e presidente Bonaccini.
Gentili Presidenti illustri firmatari del Patto.

Ci siamo lasciati con tutti voi alla riunione del 3 marzo quando l’epidemia da COVID-19 era confinata ad una piccola porzione del territorio nazionale. Da allora, si sono succeduti moltissimi eventi: alcuni molto dolorosi, altri che ci hanno dato lo stimolo a tornare a sperare, e a pensare al futuro. Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio. E, finalmente, il motore del Made in Italy, asset strategico per eccellenza dell’economia e della imprenditoria italiane, può tornare a correre.

Abbiamo vissuto un periodo straordinariamente complesso, senza precedenti nella nostra storia, un periodo che ha comportato una attività fuori dall’ordinario anche per il Ministero degli Esteri. Vorrei ripercorrerlo brevemente con voi, oggi. Da un lato, grazie all’eccezionale lavoro dell’Unità di Crisi,

della nostra Rete all’estero e di tutte le donne e gli uomini di questo Ministero, dall’inizio della pandemia abbiamo riportato in Italia più di 90.000 connazionali bloccati in 119 Paesi e costantemente assistito moltissimi altri.

Abbiamo organizzato e coordinato tutte le attività che hanno permesso di reperire, in tutto il mondo, dispositivi sanitari e di protezione individuale, strumenti indispensabili per superare la crisi. Dall’altro lato, sin dal primo giorno qui alla Farnesina ci siamo focalizzati su un obiettivo strategico: ripartire non appena le condizioni lo avessero reso possibile. Andare oltre, dunque, l’emergenza per iniziare a costruire il futuro: con consapevolezza e con lungimiranza; con umiltà e con voglia di rimboccarsi le maniche.

Con questo spirito abbiamo tenuto sempre aperto il dialogo con le imprese e le associazioni di categoria, il cuore pulsante del nostro sistema produttivo, convinti che fosse ancora più importante in un momento di difficoltà ascoltare la voce e le esigenze del Paese. Un canale di dialogo che abbiamo mantenuto aperto e vivo ogni giorno. Attraverso il rafforzamento di questa Cabina di Regia, la Farnesina ha voluto mettere a sistema e coordinare in modo più efficiente le istanze del mondo produttivo e imprenditoriale, le strategie del Governo e le misure messe in atto dalle agenzie a supporto di export e internazionalizzazione.
Come molti di voi sapranno, dal 14 al 21 aprile il Sottosegretario Manlio Di Stefano e l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni hanno presieduto 12 tavoli settoriali virtuali mirati proprio a questo scopo: un confronto cui hanno partecipato 147 associazioni di categoria e oltre 250 partecipanti provenienti da tutti i settori produttivi:
dall’agroalimentare alla meccanica, dalla farmaceutica alle infrastrutture, passando per il comparto dell’innovazione e dei servizi all’export per giungere sino alla cultura ed al turismo.

Abbiamo raccolto tantissimi contributi, proposte, idee per far ripartire l’economia del nostro Paese ad emergenza rientrata. Oggi il motore del Made in Italy può ricominciare a correre e siamo qui oggi a firmare, insieme, un vero e proprio patto, il Patto per l’export, che ci lega a precise responsabilità ed impegno reciproco. Uno strumento che recepisce le richieste di cui ci avete reso partecipi e che hanno ispirato una nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. Una strategia certamente ambiziosa, ma solida, che si regge su sei pilastri.

Primo, la comunicazione, cui abbiamo dedicato la più grande gara pubblica in materia. Dai tavoli settoriali e dal confronto con le associazioni è emerso chiaramente che la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale,
di costruzione di una nuova e più forte narrazione dell’Italia all’estero. Uno sforzo di comunicazione strategica e integrata a favore del nostro Made in Italy e di tutte le nostre filiere: un “saper fare” unico, che coniuga qualità, sicurezza e innovazione, che dovrà essere messo in risalto grazie all’utilizzo massiccio di piattaforme digitali e con il coinvolgimento di personalità note al grande pubblico all’estero. Un elemento fondamentale per la ripartenza: promuovere una conoscenza ancora più estesa e approfondita dell’Italia, del suo territorio e delle sue eccellenze, in tutti i settori. E a questo proposito, proprio il 4 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea e sul sito appaltinnovativi.gov.it, l’avviso con cui apriamo una consultazione di mercato trasparente, inclusiva e rapida, del valore di 50 milioni di euro: da qui a settembre, selezioneremo, con un meccanismo di “dialogo competitivo”, le migliori proposte per rilanciare l’immagine dei nostri settori produttivi in 26 Paesi nel mondo.

Secondo, la formazione e l’informazione. Due parole chiave per tutte quelle PMI che offrono eccellenze, ma che ancora non esportano e per le quali lo Stato deve mettere a disposizione tutta una gamma di strumenti di sostegno, a partire da figure come i Temporary Export Manager e i Digital Manager, divenute ormai indispensabili per sostenere l’accesso delle imprese italiane ai mercati esteri. In questo ambito, penso poi alla proposta,
che abbiamo voluto mettere nero su bianco nel Patto, di creare un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, che consenta un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari.
Lasciatemi aggiungere che continuerà l’impegno quotidiano della Farnesina, in Italia e all’estero, a fianco delle nostre imprese. Ambasciate e Consolati saranno sempre di più la “Casa delle imprese italiane nel mondo”, nella quale trovare assistenza e informazioni, per dialogare con i mercati e le istituzioni straniere.

Terzo pilastro, l’e-commerce. Lo avete ribadito in molti durante i tavoli settoriali, ma lo riportano anche analisti e consulenti internazionali: le piattaforme digitali, anche al termine dell’emergenza, giocheranno un ruolo ancora più determinante nella crescita del commercio globale. Questa è la vera sfida che abbiamo davanti: sfruttare appieno le opportunità che la rivoluzione digitale offre alla creatività ed alla solidità industriale dell’Italia. Intese con le piattaforme internazionali di e-commerce, accesso delle PMI ad un numero sempre maggiore di marketplace digitali grazie anche all’assistenza fornita dallo Stato, fiere ed eventi digitali: queste saranno le nostre parole d’ordine.

Quarto pilastro, il sistema fieristico. Il Patto che andiamo a sottoscrivere oggi prevede passi concreti molto chiari: rafforzare la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali che si svolgono in Italia e all’estero; attrarre buyer e VIP con programmi speciali e personalizzati per i territori. La considerazione da fare è che sia il COVID ci ha imposto di ripensare il sistema delle fiere, ed il digitale ci aiuta in questo: anche questa è una sfida davanti alla quale l’Italia non si tirerà indietro, con sempre più eventi digitali, B2B virtuali, organizzazione di mini-fiere di settore e di fiere di filiera tra settori complementari.

E questo mi porta al quinto pilastro, la promozione integrata. Tutte le eccellenze del “Made in Italy” nei diversi settori: economico, culturale, scientifico e tecnologico, verranno rilanciate come appartenenti a un unico sistema. La Farnesina ha già fatto suo questo approccio con il Programma “Vivere all’italiana”, che oggi diventa ancora più importante. Ora è arrivato il momento di un doppio cambio di passo: da un lato, uno sforzo ancora maggiore per la promozione dell’eccellenza italiana nei settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico (penso all’industria aerospaziale, alla meccanica avanzata, ma anche alla green economy e all’agroalimentare); dall’altro, iniziative nuove in tema di cosiddetta “integrazione verticale”, promuovendo l’offerta italiana in filiere produttive adiacenti (ad esempio moda e tessile, macchinari per la lavorazione del legno e design, turismo, automotive ed enogastronomia). Le nostre Ambasciate e i nostri consolati metteranno in campo azioni in questo senso.

Infine, sesto pilastro, la finanza agevolata. Uno strumento irrinunciabile, soprattutto in questo momento storico: mi riferisco ai contributi a fondo perduto, ai finanziamenti a tassi agevolati, ai sistemi di garanzia, all’accesso al capitale di rischio, che stiamo offrendo con diverse misure di supporto, che vadano incontro alle esigenze di aziende più strutturate, ma anche di giovani imprenditori e di start-up. Sono queste le chiavi per mettere in moto il circolo virtuoso tra l’internazionalizzazione delle nostre imprese e l’attrazione di investimenti esteri di qualità in Italia, grazie anche ai nuovi strumenti messi a disposizione dallo Stato.

Questi sono i sei pilastri su cui si fonda il Patto per l’export: una strategia di sostegno pubblico alle imprese che si affacciano sui mercati internazionali, che potrà contare su risorse straordinarie messe a disposizione dal Governo per imprimere al sistema produttivo un nuovo slancio. Queste risorse straordinarie sono disponibili grazie a diversi veicoli: il Piano Straordinario per il Made in Italy, il Piano di Promozione Integrata e il Fondo 394/81, per un ammontare mai messo in campo prima d’ora. Inoltre, il Governo ha potenziato il sostegno finanziario all’export, mediante l’assicurazione statale sul 90% degli impegni di SACE in favore delle imprese italiane esportatrici.

Il Patto per l’export è uno strumento vivo, che dispiegherà i suoi effetti a partire da oggi e che rimarrà aperto alla firma per nuove adesioni, con l’impegno che questo progetto sappia tempestivamente adeguarsi agli sviluppi economici e sociali del Paese. Le iniziative da cui vogliamo ripartire sono tante, ne cito solo alcune: l’ampliamento delle intese con la grande distribuzione organizzata e con le piattaforme internazionali di e-commerce e il sostegno alla digitalizzazione delle PMI grazie alle misure del Piano Straordinario di promozione del Made in Italy; il lancio di un grande Piano straordinario di comunicazione strategica; l’avvio di corsi online per le PMI sul tema della digitalizzazione delle imprese; la pubblicazione di bandi per Temporary Export Manager e Digital Export Manager.Inoltre, recependo quanto auspicato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali lo scorso 3 marzo e le istanze delle associazioni di categoria, nei prossimi mesi inseriremo 6 esperti in tema di agricoltura nella rete diplomatico-consolare, che potranno ottimizzare il lavoro delle nostre Ambasciate nella rimozione di barriere non tariffarie e nella promozione delle eccellenze della filiera agroalimentare. Tanti fronti su cui ci mettiamo al lavoro da oggi: questo è il nostro contributo per il rilancio del Paese.

Presentiamo oggi anche un primo strumento pratico a sostegno delle imprese: un e-book rivolto alle nostre PMI che ancora non si sono aperte ai mercati esteri, un “manuale di istruzioni” che abbiamo predisposto con la collaborazione di molti di voi impegnati ogni giorno su questi temi.

Questa guida intende accompagnare l’impresa lungo l’intero percorso dell’internazionalizzazione, dall’apprendere il “linguaggio dell’export” fino all’ultimo miglio, lo sbarco sui mercati esteri, passando per le diverse opportunità di finanziamento e i programmi di supporto. Confidiamo che possa essere uno strumento utile per affacciarsi su nuove realtà. L’e-book è parte di un percorso più articolato, finalizzato a rendere immediato, intuitivo e trasparente l’accesso alle informazioni sulle misure a sostegno di export e internazionalizzazione. Stiamo lavorando in queste ore con ICE, SACE, SIMEST alla realizzazione di un portale unico che offrirà una panoramica completa di tutti gli strumenti a disposizione di Governo centrale, regioni, agenzie. E, su questa base, stiamo immaginando anche un roadshow, che vorremmo costruire insieme a voi, per assicurare che ogni impresa sia pienamente consapevole di queste opportunità.

A 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma che ha portato le competenze in materia di export e internazionalizzazione sotto il ministero degli Affari Esteri, cogliamo dunque il primo risultato di un lavoro coordinato e sinergico tra Ambasciate, Consolati, istituti di Cultura, uffici Ice e associazioni di categoria del mondo imprenditoriale. Un esempio virtuoso di come il sistema Paese abbia reagito di fronte all’emergenza, sanitaria ed economia, che tutt’ora stiamo attraversando. Se c’è una cosa che la pandemia non ha compromesso, è la grande domanda di Italia nel mondo. E noi le andremo incontro. Ed è questo lo spirito del Patto per l’export, e lo spirito con cui affrontiamo, tutti insieme, il periodo che ci apprestiamo a vivere. Una fase complessa e molto delicata, in cui ci sarà bisogno del massimo contributo da parte di tutti, della massima unione di intenti. Una fase che rappresenta una sfida enorme, ma anche un’opportunità.

Con questo Patto, oggi, apriamo pertanto un nuovo cantiere, il cantiere del Made in Italy nel mondo, al quale dovremo inevitabilmente approcciarci con grande umiltà e spirito di servizio, verso il nostro Paese e verso tutti i nostri cittadini. Grazie.


Altre informazioni sul Patto per l’Export:

• Scarica qui l’eBook

• Qui maggiori dettagli sul patto

• Qui Il discorso del ministro Luigi Di Maio

Il decreto Scuola è legge. Mettiamo al centro il futuro del Paese

La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il decreto Scuola, un decreto importantissimo perché segna il primo passo verso la riapertura di settembre dopo mesi di dolorosa, ma necessaria, sospensione delle lezioni in presenza. Le tante norme messe a punto dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e dal governo, potenziate grazie al lavoro parlamentare, consentono al sistema scuola di riprendere a operare con più risorse, più certezze e meno burocrazia. A partire dalla conclusione dell’anno scolastico in corso, che sarà caratterizzato da esami di maturità in presenza, basati su una sola prova orale, svolti in piena sicurezza, per dare ai nostri figli la possibilità di affrontare come meritano uno dei momenti più belli e delicati della loro vita.

Di fronte a una crisi senza precedenti, abbiamo subito messo in campo misure e fondi che hanno consentito a studenti, famiglie, docenti e personale scolastico tutto di affrontare, non senza sforzi e difficoltà, quella che probabilmente è la sfida più grande della storia repubblicana: garantire un diritto primario e universale come quello all’istruzione mentre le scuole erano costrette a sospendere le attività in presenza. 

Il decreto Scuola appena convertito in legge guarda al futuro e innanzitutto alle prossime settimane, con norme che permetteranno di svolgere gli esami di Stato in forma semplificata per tener conto dell’impatto della pandemia, ma con una prova orale seria e adeguata all’importanza dell’evento. 

Ai maturandi e agli studenti della cosiddetta terza media vanno i nostri auguri più grandi: anche per questi ultimi sarà un esame particolare, con la valutazione di un elaborato presentato e discusso a distanza con i docenti.

Nel decreto abbiamo poi inserito una norma fondamentale per semplificare le procedure legate all’edilizia scolastica e consentire quindi di realizzare interventi con maggiore rapidità. Questa norma si aggiunge a importanti stanziamenti realizzati proprio negli scorsi mesi: 510 milioni assegnati a marzo agli enti locali e altri 320 milioni nell’ambito della Programmazione unica nazionale 2018-2020. 

Il testo contiene inoltre le norme sulla valutazione, sia per l’ammissione al prossimo anno scolastico sia per l’abbandono, dal prossimo anno, della votazione in decimi e il contemporaneo passaggio al ben più adeguato giudizio per i bambini della scuola primaria. Un passaggio quanto mai opportuno, perché il processo di apprendimento dei bambini non può essere valutato in numeri. 

Infine due novità importanti per quanto riguarda i docenti. La prima è l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto e la loro trasformazione in graduatorie provinciali già da quest’anno: avremo finalmente una procedura digitalizzata per la gestione delle supplenze, che permetterà ai docenti già iscritti di aggiornare la propria posizione e agli aspiranti docenti di potersi iscrivere. 

La seconda novità è il concorso straordinario per 32mila precari con 36 mesi di servizio, una soluzione trovata nei giorni scorsi che garantisce il merito e la qualità dell’istruzione, e che si inserisce nel piano già avviato di circa 80mila assunzioni nei prossimi mesi. 

La lotta al precariato scolastico è sempre stata una priorità assoluta del MoVimento 5 Stelle, e continuerà ad esserlo: le nostre scuole hanno bisogno di docenti motivati, professionalmente preparati, non certo di professionisti mortificati da anni di supplenze e incertezza. Anche questo è qualità della didattica!

In questi mesi alla comunità scolastica è mancata soprattutto la socialità, lo stare insieme in presenza, che è una componente essenziale del processo educativo. Per questo continuiamo a lavorare per riportare tutti i nostri ragazzi a scuola a settembre, in totale sicurezza, con un’attenzione particolare a chi ha vissuto questi mesi con maggiore difficoltà, a chi non è riuscito in tutto o in parte a seguire il passo della didattica a distanza, a chi rischia di restare indietro a causa della pandemia. Il contrasto alla dispersione scolastica, all’abbandono scolastico, alla povertà educativa dovrà sempre restare il primo obiettivo della nostra azione politica, insieme alla valorizzazione dei talenti di ciascun ragazzo.

E la vera sfida sarà, come più volte hanno ripetuto la ministra Azzolina e il presidente Conte, mettere l’istruzione al centro del piano di ricostruzione dell’Italia, partendo dalla programmazione dei finanziamenti legati all’emergenza che arriveranno dall’Europa, passando per le programmazioni finanziarie della prossima legge di Bilancio e arrivando ai piani di finanziamento del prossimo bilancio dell’UE 2021-2027. 

Abbiamo davanti una grande occasione e faremo di tutto per coglierla: fare sempre di più della scuola, e quindi dei nostri bambini e ragazzi, il pilastro intorno al quale risollevare il Paese.

Ecco che cosa cambia nell’Italia che apre

Da oggi, mercoledì 3 giugno, non occorrerà più l’autocertificazione per circolare nel nostro Paese. Ci si potrà spostare anche da una regione all’altra, fatto salvo per determinate zone che richiedono la motivazione dello spostamento con ordinanze locali.

La fase 2 entra nel vivo con maggiore libertà di spostamento, ma altrettante raccomandazioni che restano valide. Sarà ancora obbligatorio il mantenimento della distanza interpersonale, con divieto di assembramenti e la raccomandazione di non scambiare baci e abbracci tra persone che non vivono insieme. Resterà l’obbligo della quarantena per chi ha una temperatura corporea superiore a 37.5. La necessità di misurare la temperatura permane nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, negli esercizi commerciali e nei locali.

Passo dopo passo l’Italia sta uscendo dall’emergenza coronavirus ma, ora più che mai, occorre essere responsabili.

Ci si potrà vedere a cena con amici, ma senza fare feste e nel rispetto delle norme d’igiene (lavare spesso le mani) e di distanza.

Proprio per evitare assembramenti, resteranno chiusi i cinema e i teatri ancora per qualche settimana, fino al 15 giugno. Nessuna data è ancora stabilita per la riapertura di club e discoteche, luoghi a maggiore rischio contagio.

Nessuna condizione pregiudiziale sarà posta per l’ingresso in alcune regioni, come la Sardegna. Non ci sarà dunque il paventato ricorso a passaporti sanitari annunciato da alcuni governatori, ma si utilizzeranno sistemi più flessibili basati sulla registrazione degli arrivi e sulla compilazione di un questionario. Ricordiamo che è attiva (già scaricabile) e sarà presto utilizzabile in tutta Italia anche la app Immuni, per il tracciamento degli spostamenti, realizzata in sinergia con il garante della privacy.

Saranno consentiti i viaggi da e per gli stati membri dell’Unione Europea, senza l’obbligo di trascorrere un periodo di quarantena ma osservando le date e le regole stabilite dai singoli Paesi per la riapertura delle frontiere.

Le corse di Trenitalia riprenderanno a pieno ritmo ma con massima attenzione al rilevamento della temperatura corporea degli ospiti e al mantenimento della distanza. La ristorazione a bordo sarà consentita, ma con la consegna di ciò che sarà ordinato presso il posto a sedere assegnato alla prenotazione.

In moto si potrà viaggiare in due se conviventi. Idem per l’auto, che nel caso di passeggeri non conviventi potrà ospitare soltanto due persone, entrambi con la mascherina e distanziati. L’uso della mascherina resterà obbligatorio nei luoghi chiusi accessibili al pubblico e sui mezzi di trasporto.