Scostamento di bilancio approvato: altri 25 miliardi di euro per proteggere il lavoro

In Parlamento abbiamo votato un ulteriore scostamento di bilancio da 25 miliardi di euro. Cosa significa? Semplice: il Governo, con il sostegno decisivo del MoVimento 5 Stelle, ha messo in campo 25 miliardi di euro in più per potenziare la rete di protezione già stesa intorno al nostro tessuto economico-produttivo e per lanciare nuove misure a tutela del lavoro e dei settori economici più colpiti.

Con i 20 miliardi già autorizzati per il Decreto Cura Italia, e i 55 per il Decreto Rilancio, l’ammontare delle risorse stanziate in deficit tocca così i 100 miliardi di euro. Parliamo di una delle cifre più alte messe in campo in Europa per affrontare le conseguenze della crisi generata dalla pandemia.

I 25 miliardi approvati oggi costituiranno la base del Decreto agosto, che vedrà la luce nei prossimi giorni e che affronterà alcuni capitoli decisivi:

  •  Estensione della Cassa integrazione
  •  Incentivi alle assunzioni dei lavoratori
  •  Risorse fresche per aiutare gli enti locali
  •  Potenziamento del Fondo centrale di garanzia per le pmi
  • Misure straordinarie per il turismo

Stiamo seguendo l’evoluzione della crisi passo dopo passo, con l’intento di fornire le migliori risposte possibili ai problemi dei cittadini. Le risposte sin qui approntate ci hanno consentito di salvare 1 milione e mezzo di posti di lavoro e hanno messo il Paese in condizione di ripartire: a maggio la produzione industriale è rimbalzata del 42% rispetto ad aprile. Certo, il dato è favorito dal fatto che ad aprile le attività erano ancora in larga parte chiuse, ma il rimbalzo italiano è stato il più alto in assoluto in Europa.

Nessuno si nasconde che molto resti ancora da fare. Proprio per questo il nostro impegno non accenna a fermarsi. E’ già all’esame del Senato il Decreto Semplificazioni, con il quale puntiamo a velocizzare la capacità italiana di spendere per investimenti, soprattutto in vista degli ingenti fondi europei che arriveranno dopo un’altra grande vittoria del Governo e del MoVimento 5 Stelle, ovvero il Recovery Fund.

Siamo concentrati senza sosta sull’esigenza di proteggere l’esistente. Ma siamo anche concentrati sull’innovazione dell’Italia. Un’innovazione che, accelerando alcuni processi di cambiamento innescati dal Covid, consenta all’Italia di ripartire puntando su ambiente, inclusione, digitale, transizione energetica e lavoro.

Grazie a tutti, prossimo appuntamento 4 ottobre

Si chiude con lo Spazio Rousseau dedicato alle idee ribelli il Villaggio Rousseau – Le Olimpiadi delle Idee che questo weekend ci ha riunito in rete: due giorni, 32 sessioni parallele, 126 speaker e 250 ore di attività che hanno messo in connessione ministri, parlamentari, sindaci, consiglieri regionali e comunali, team del futuro, esperti, attivisti e cittadini. Per far emergere le idee ribelli che possono rendere straordinario il nostro Paese e che non trovano libero sfogo altrove.

Una due giorni densa di lavori e risultati. Lo Spazio Temi ha individuato 60 azioni proposte da portavoce, cittadini e attivisti per disegnare il futuro dell’Italia dopo il Coronavirus. Mentre lo Spazio Internazionale ha prodotto con il coordinamento dei nostri portavoce in Europa 51 proposte dei cittadini per la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Lo Spazio Territori ha creato decine di tavoli di lavoro e decine di soluzioni per risolvere problemi cittadini e migliorare la qualità della vita. Lo Spazio Partecipazione e Condivisione ha visto nascere con Lex Parlamento 10 tavoli digitali nei quali i cittadini hanno emendato 10 proposte di legge, con Sharing due atti di governo che i consiglieri comunali presenteranno tutti insieme sul territorio, con Scudo della Rete nuove opportunità di tutela legale per le battaglie portate avanti dai nostri attivisti e portavoce. E lo Spazio Formazione quattro idee innovative che rispondono alla sfida lanciata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi sul futuro di una ex scuola di periferia abbandonata da anni. E ancora lo Spazio Attivismo ha individuato due storie guerriere che diventeranno iniziative nazionali del MoVimento 5 Stelle. Lo Spazio Governo con Ask me Anything! una nuova modalità di confronto diretto con i cittadini che gli esponenti di governo del MoVimento hanno dato disponibilità a replicare. E infine lo Spazio Idee Rousseau ha presentato il sistema meriti con il quale il MoVimento sceglie la sua classe politica, e con esperti ed esponenti di Governo le idee ribelli che possono rendere straordinario il nostro Paese. Qui è possibile rivedere tutte le sessioni.

Così si è accesa la torcia olimpica delle Olimpiadi delle Idee. Una torcia che proseguirà il suo percorso alimentando e portando avanti i lavori e le idee innovative nati durante il Villaggio Rousseau. Una torcia che guiderà il percorso fino al 4 ottobre, giorno di San Francesco, il grande ribelle che ispira da sempre le azioni del MoVimento 5 Stelle, e giorno in cui ci riuniremo in un nuovo incontro molto importante, inclusivo e innovativo.

Il Recovery Fund spiegato bene. Perché può essere la svolta

Avevamo detto con chiarezza che serviva un cambio di passo dell’Unione Europea, perché di fronte ad una crisi sanitaria ed economica senza precedenti la risposta non poteva essere la solita. E il cambio di passo è arrivato: l’Unione emetterà 750 miliardi di euro di debito comune, una novità assoluta.

Il punto più importante del negoziato era riconoscere all’Italia, in quanto Paese più colpito dal virus, la quota maggiore del fondo. E così è stato: 209 miliardi su 750, quasi il 30% per un Paese come il nostro che rappresenta circa il 12% del Pil dell’Unione.

Di questi 209 miliardi più di 80 saranno sussidi, senza nessun taglio di rilievo rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea, nonostante i sussidi complessivi del Recovery Fund siano scesi da 500 a 390 miliardi. Va dato quindi atto al presidente Conte di aver difeso con successo la posizione dell’Italia, del governo e del MoVimento 5 Stelle. 90 ore di negoziato ci hanno portato in dote più fondi rispetto alle previsioni, al netto dei tentativi ostili dell’Olanda e dei cosiddetti “frugali”.

Agli 80 miliardi e passa di sussidi, infatti, si aggiungono 127 miliardi di prestiti, a tassi bassissimi e a scadenza molto lunga. Prima del Consiglio Europeo iniziato il 17 luglio all’Italia ne aspettavano circa 90. +37 miliardi, esattamente la cifra che promette il Mes, con tutti i rischi di condizionalità che abbiamo sottolineato. Inutile dire che dopo questo accordo la cantilena sul Mes ha ancora meno senso e ci auguriamo che non venga più riproposta giorno dopo giorno per dividere la maggioranza.

I sussidi andranno ripagati con molta gradualità, e solo a partire dal 2026, consentendo uno spazio temporale di 5 anni per spendere i fondi in settori ad alto impatto tecnologico ed occupazionale, così da rilanciare la crescita e ridurre spontaneamente il rapporto debito/Pil. Importante il vincolo che lega parte di questi fondi agli investimenti ambientali. Anche questo punto risponde in pieno alla storia e alle battaglie del MoVimento.

Nel complesso, tra sussidi erogati e contributi che dovremo al bilancio Ue dal 2026 in poi per ripagarli, l’Italia sarà beneficiaria netta del Recovery Fund per circa 30 miliardi di euro, al netto dei prestiti. Nel 2021 potremo chiedere un anticipo pari al 10% dei fondi complessivi che ci spettano ed abbiamo ottenuto anche di coprire retroattivamente parte delle spese finanziate nel 2020 per l’emergenza Covid.

A fianco del Recovery Fund è stato approvato anche il cosiddetto “Quadro Finanziario Pluriennale”, che è il bilancio dell’Unione Europea per il ciclo 2021-2027. In tutto si tratta di 1.074 miliardi di euro.

Certo non mancano gli aspetti critici. Di fronte all’opposizione dei “frugali” l’importante era salvare i fondi per l’Italia (e abbiamo visto che in totale sono addirittura aumentati) ed evitare che il Recovery Fund si trasformasse di soppiatto in un nuovo Mes. E ce l’abbiamo fatta, ma siamo consapevoli che l’aumento degli sconti (“rebates”) sui contributi al bilancio Ue per Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia sia un privilegio ingiusto e che il controllo del Consiglio Europeo sui piani di riforma nazionali che ogni Paese dovrà presentare per accedere ai sussidi sia uno strumento non necessario, dato che l’organo esecutivo europeo è la Commissione. Eppure ha torto chi dice che l’Olanda abbia ottenuto un potere di veto, perché il Consiglio Europeo deciderà a maggioranza qualificata e non all’unanimità e servirà oltre il 35% della popolazione Ue per bloccare un piano nazionale, quota che i “frugali” da soli non riescono a raggiungere.

Per quanto riguarda il “freno di emergenza”, invece, la parola finale spetterà alla Commissione Europea e l’erogazione dei fondi potrà al massimo essere rallentata, di norma fino a 3 mesi, non bloccata.

L’accordo, in definitiva, è una grande boccata d’ossigeno per l’Italia e per il progetto europeo nel suo complesso. Forse per la prima volta l’Unione risponde ad una crisi economica all’insegna della solidarietà tra Paesi, costruendo le fondamenta per ulteriori progressi futuri. Sarà compito del MoVimento 5 Stelle, ora, vigilare sui fondi che arriveranno perché siano spesi integralmente e con efficienza, e lottare per mantenere l’Unione sulla nuova rotta, impedendo che si torni indietro alle solite ricette con la riattivazione senza modifiche di quel Patto di Stabilità e Crescita che potrebbe vanificare ogni sforzo positivo. Non lo permetteremo.

Siamo il motore del cambiamento (e della legislatura)

Il risultato conseguito ieri a Bruxelles grazie al lavoro straordinario della nostra delegazione guidata dal presidente Conte dimostra quanto sia importante il ruolo dell’Italia in Europa e, al contempo, quanto il nostro Paese creda nel valore di questa grande comunità.
Ieri non ha vinto l’Italia, ma l’Europa.

Questo successo è stato possibile anche e soprattutto grazie al contributo del MoVimento 5 Stelle. Siamo la forza trainante di questa legislatura e dell’azione di governo, il motore di un progetto che si traduce negli interventi che stiamo realizzando, da oltre due anni a questa parte, e che confluiscono tutti in un’unica direzione: realizzare quel cambiamento per il quale siamo stati votati da tanti cittadini italiani e di cui il nostro Paese, dopo troppi anni di stallo, ha enorme voglia e necessità.

I risultati che abbiamo ottenuto non sono stati per nulla scontati: hanno richiesto fatica, insistenza, tenacia. I nostri portavoce al governo, così come i colleghi in Parlamento e tutti i portavoce ad ogni livello istituzionale, meritano un ringraziamento sincero perché hanno dovuto affrontare grandi difficoltà e respingere numerosi attacchi. Per molti siamo scomodi e questo non ce lo perdonano.

Le resistenze contro la nostra azione non sono mancate e so che non mancheranno, ma questo non ci spaventa e anzi ci fortifica, accresce la nostra determinazione.

Sul Recovery Fund abbiamo sempre mantenuto una posizione chiara e ferma, che ha consentito al presidente Conte di confrontarsi in Europa forte di un pieno mandato. Niente più cappello in mano: siamo andati a Bruxelles giocandoci la partita fino in fondo, dimostrando che del Mes possiamo fare a meno e puntando su strumenti nuovi, di fronte a una crisi sanitaria ed economica nuova che richiede un approccio diverso rispetto al passato.

Ma questo è solo un altro tassello dei cambiamenti che stiamo portando avanti. La scorsa settimana abbiamo vinto la battaglia che ci ha visti protagonisti fin dal 14 agosto 2018 per togliere la gestione delle nostre autostrade a chi ha lucrato sulle spalle dei cittadini e, al di là degli esiti giudiziari, ha la responsabilità del crollo del ponte Morandi . All’indomani di quanto accaduto con Danilo Toninelli abbiamo compiuto una scelta radicale, di giustizia, che nella storia del nostro Paese avevamo visto prevalere troppo raramente: lo Stato si impone, non si piega più ai grandi poteri.

Sempre nell’estate di due anni fa aveva visto la luce grazie al ministro del Lavoro Luigi di Maio la prima legge di questa legislatura, che aveva subito tracciato la rotta del cambiamento che volevamo realizzare: il Decreto dignità. Con questa misura abbiamo rimesso al centro i lavoratori e detto chiaramente che lo sfruttamento non può essere legalizzato.

Poi è stata la volta della legge Spazzacorrotti, un provvedimento che oltre a contrastare con durezza la corruzione, ha lanciato un messaggio sociale e culturale chiaro: i furbi, i prepotenti, non devono più farla franca. Questa misura fa parte di un più ampio pacchetto di norme sulla giustizia messa in campo dal ministro Alfonso Bonafede, che comprende anche lo stop alla prescrizione, la class action, il contrasto al voto di scambio politico-mafioso.

Il reddito di cittadinanza è stata la nostra battaglia più grande, quella con la quale ci siamo presentati per la prima volta in Parlamento e che in molti ritenevano utopica, impossibile. Invece è possibile restituire dignità a milioni di cittadini italiani e dare loro condizioni di vita più dignitose per il solo fatto di essere persone. E senza il reddito di cittadinanza forse non avremmo avuto il reddito di emergenza, che abbiamo voluto fortemente per offrire un sostegno a chi ha patito maggiormente le conseguenze del lockdown, causato dalla terribile pandemia che ha colpito il nostro Paese e tutto il pianeta.

Per rispondere a questa terribile crisi che ci chiama tutti a compiere il massimo sforzo con senso di responsabilità e solidarietà il governo ha messo in campo, in tempi ristrettissimi, un piano di misure senza precedenti contenuti nei decreti Rilancio e Semplificazioni a sostegno di famiglie, imprese e lavoratori. I campi di intervento sono moltissimi e qui voglio ricordare soltanto gli investimenti che stiamo realizzando nel sistema sanitario pubblico, per l’istruzione, per accelerare la realizzazione di piccole e grandi infrastrutture in tutto il Paese, per portare definitivamente l’Italia nel XXI secolo attraverso l’innovazione e la digitalizzazione della macchina amministrativa, per far decollare l’economia verde. A tutto ciò questo aggiungo un intervento davvero rilevante che abbiamo promosso e sostenuto: il super bonus al 110% per opere di efficientamento energetico e adeguamento antisismico.

Siamo consapevoli che adesso e per molto tempo ancora non sarà possibile rallentare, tirare il fiato. La crisi morde i polpacci e dobbiamo correre più veloci di lei. Il governo e lo Stato devono per fare tutto il necessario per stare al fianco dei cittadini e non solo portare il Paese fuori dagli effetti della pandemia, ma per costruire l’Italia del domani. Il MoVimento 5 Stelle c’è e sarà al fianco di cittadini e imprese.

Il Decreto Rilancio è legge, 25 miliardi per lavoratori e famiglie

Fin dall’inizio di questa pandemia avevamo assicurato ai cittadini che il MoVimento 5 Stelle non avrebbe lasciato nessuno indietro. Con la conversione in via definitiva al Senato del decreto Rilancio abbiamo mantenuto quell’impegno. Si tratta di un provvedimento che vale 55 miliardi di euro e mira a fronteggiare l’emergenza economica innescata dall’epidemia. Prevede un pacchetto di interventi destinati ad accompagnare il Paese nella ripartenza e assicurare ai cittadini una rete di protezione importante, dopo mesi delicatissimi che hanno segnato profondamente ciascuno di noi.

Le misure economiche dedicate ai lavoratori sono molteplici grazie a uno stanziamento totale di 25 miliardi di euro.

Il decreto, infatti, prevede il prolungamento per ulteriori 18 settimane degli ammortizzatori sociali, estesi già con il decreto Cura Italia alle aziende con un solo dipendente, rifinanzia le indennità per i lavoratori autonomi che per il mese maggio possono arrivare a 1.000 euro per chi ha avuto perdite di fatturato fino al 33% e introduce un bonus da 500 euro per i lavoratori domestici – colf e badanti – per i mesi di aprile e maggio.

Ma non è tutto, perché il pacchetto di misure contenuto nel decreto proroga anche lo stop ai licenziamenti e introduce una grande novità: il Reddito di Emergenza, una misura targata MoVimento 5 Stelle e realizzata grazie al nostro ministro del Lavoro Nunzia Catalfo.
Il Rem è stato finanziato con quasi un miliardo di euro e le domande per riceverlo possono essere presentate fino al 31 luglio, dando così la possibilità a chi ha subito il peso maggiore della crisi a causa della pandemia di accedere ad una indennità straordinaria fino a 800 euro per due mesi. Lo hanno già ottenuto 209mila famiglie, oltre mezzo milione di persone.

E ancora. Il decreto estende i congedi parentali Covid-19 di ulteriori 15 giorni e conferma il bonus babysitter che può arrivare a 1.200 euro per chi non aveva usufruito prima, e, con lo stesso principio, sale a 2 mila euro per medici, infermieri e operatori dei comparti sanità e sicurezza che sono stati in prima linea nell’emergenza sanitaria. Altra novità è che le famiglie avranno la possibilità di spendere i bonus nei centri estivi e servizi per l’infanzia.

Un altro importante risultato è stato aver restituito centralità alle imprese sociali, incrementando di 100 milioni di euro le risorse destinate al Fondo del Terzo settore, composto da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e più in generale enti no-profit, che hanno svolto un’azione importante a tutela dei cittadini in piena pandemia.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, poi, sono state introdotte modifiche importanti per snellire iter e procedure e consentire ai lavoratori di ottenere in tempi rapidi la cassa integrazione in deroga. Grazie a una norma del decreto Rilancio, dal 18 giugno sarà direttamente l’Inps ad erogarla entro 15 giorni, nella misura del 40%, ai lavoratori, saltando così uno step (quello che prima coinvolgeva le Regioni).

Abbiamo attraversato mesi duri, nel corso dei quali si è registrata un’impennata inedita delle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende: al 30 giugno 2020, infatti, l’Inps ha autorizzato 2 miliardi di ore di cassa integrazione, una cifra pari a più del doppio di quelle autorizzate nell’intero 2009, quando in un altro annus horribilis per l’economia italiana sono state “appena” 916 milioni.

Questi dati hanno i volti di milioni di lavoratori e rivelano la straordinarietà del momento storico che stiamo vivendo.

Al governo va riconosciuto uno sforzo imponente per mettere in sicurezza tutti i cittadini, tutelandoli e aiutando così il Paese a rialzarsi.

#ByeByeBenetton: le autostrade tornano ai cittadini

Oggi abbiamo un Governo che mette alla porta i poteri forti. I Benetton perdono su tutta la linea e si piegano alla fermezza del MoVimento 5 Stelle. Non abbiamo mai mollato di un centimetro su un tema che ci ha visti combattere, soli contro tutti, per portare giustizia alle famiglie delle vittime del Ponte Morandi e a tutti i cittadini. Perché su quel ponte crollato poteva esserci chiunque di noi.

I Benetton vanno fuori da Autostrade per l’Italia: gli italiani si riprendono le proprie autostrade attraverso l’ingresso dello Stato, che diventa non solo gestore ma anche proprietario come socio di maggioranza.

I Benetton pagano miliardi di danni ai cittadini prima di togliere il disturbo.

Aumentiamo gli investimenti per la sicurezza dell’intera rete autostradale. La manutenzione sarà una priorità e non una seccatura da sacrificare sull’altare dei profitti, come accaduto in passato.

Diminuiamo le tariffe autostradali: abbasseremo finalmente i pedaggi più alti d’Europa con un risparmio notevole per gli italiani.

Di fatto, i Benetton escono di scena e non prenderanno nemmeno un centesimo dallo Stato. Lo avevamo sempre detto e abbiamo tenuto il punto: chi ha sbagliato, determinando per superficialità ed egoismo affaristico la morte di tante persone e la sofferenza di una città intera, è fuori da un bene di Stato.

È una vittoria su tutta la linea, dopo una battaglia che abbiamo portato avanti per due anni con un principio fondamentale che ci ispira e che sempre ci guiderà: i cittadini vengono prima di tutto.

1,38 milioni al Veneto per le smart class

La graduatoria degli istituti destinatari dei finanziamenti dell’Avviso per la realizzazione di smart class nel secondo ciclo ci dice che sono arrivati 1.388.776,79€ al Veneto per un totale di 139 candidature! Saranno 2.198 le scuole finanziate in tutta Italia, per un totale di 21.964.751,74 euro di fondi PON assegnati.

I fondi consentiranno di acquistare, anche in vista della ripresa di settembre, strumenti e dispositivi digitali, accessori e periferiche hardware (come proiettori, webcam o scanner), software e licenze per piattaforme di e-learning, monitor touch screen e per creare spazi digitali nelle scuole, favorendo nuove metodologie di apprendimento.

Whistleblower: proteggere chi ha denunciato irregolarità produzione plasma

E’ una vicenda sconvolgente perché riguarda un bene immenso come il plasma, perché potrebbe coinvolgere alcuni ospedali italiani e infine perché riporta all’attenzione di tutta l’Europa la questione della protezione di chi segnala illeciti. Queste le mie parole in merito alla inchiesta condotta dall’organizzazione Signal Network e diffusa da Il Fatto quotidiano lo scorso 3 luglio, secondo cui tre whistleblower di nazionalità francese avrebbero contribuito a scoprire alcune irregolarità nella produzione del plasma prodotto dalle macchine della Haemonetics, multinazionale americana del settore, che consentono l’aferesi produttiva, particolarmente efficiente nella produzione delle componenti fondamentali del sangue: l’Agenzia di Stato per la sicurezza dei dispositivi medici nel settembre 2018 ha sospeso i kit e le macchine prodotte dalla multinazionale.

Ho chiesto ai ministri competenti di fornire chiarimenti sulla vicenda che, sempre secondo fonti giornalistiche, potrebbe aver coinvolto i nostri ospedali di Parma, Firenze e Palermo dove sarebbe stato utilizzato plasma prodotto da Haemonetics. Inoltre, è importante che sia garantita la massima tutela per i tre dipendenti francesi, Alexandre Berthelot, Philippe Urrecho, rispettivamente manager e tecnico della filiale francese di Haemonetics, e Guylain Cabantous, sindacalista di Cgt all’interno dell’Autorità francese per l’approvvigionamento di sangue e per la vigilanza sulla sicurezza della catena trasfusionale, che sono all’origine dello scandalo, nello «spirito» della direttiva europea sui whistleblower, un testo molto avanzato che l’Italia è chiamata a recepire nel prossimo autunno.

236 milioni per libri di testo gratis nelle scuole

Chi vive nella scuola lo verifica ogni giorno con i propri occhi: troppe studentesse e troppi studenti ancora oggi fanno fatica a seguire le lezioni perché la loro infanzia e la loro adolescenza devono fare i conti con le ristrettezze economiche del nucleo familiare.

Quante storie del genere ho visto da docente! Ogni volta è una fitta al cuore verificare che quel libro dimenticato, quella ricerca non portata a termine, quella difficoltà a fare un calcolo o comprendere un testo, in realtà nulla hanno a che fare con la voglia di imparare dell’alunna o alunno. Anzi, ho visto tanti, troppi ragazzi “con una bella testa”, come si dice in gergo, non aver modo di esprimere le loro potenzialità esclusivamente a causa dei limiti imposti dalle ristrettezze economiche in cui vivono.

Questa condizione frutto della disuguaglianza crescente, nel nostro Paese e non solo, non è mai stata tollerabile e lo è ancora meno oggi, perché non solo abbiamo piena consapevolezza del quadro drammatico di una povertà educativa che ormai coinvolge 1,2 milioni di under 18, ma anche perché viviamo sulla nostra pelle i danni che tutto ciò produce alle fasce sociali più fragili e al Paese nel suo complesso. In una fase storica di grande difficoltà come questa, accentuata dalle conseguenze della pandemia, non affrontare la questione con misure orientate alla giustizia sociale e all’affermazione delle pari opportunità rischia di produrre una spirale molto pericolosa.

Da Ministra dell’Istruzione ho ben chiare le proporzioni del problema, i diversi fronti dai quali è necessario aggredirlo e la grande quantità di risorse che occorrono per risolverlo. Ce la stiamo mettendo tutta per affrontare con efficacia la sfida di una scuola nuova e sempre più inclusiva, capace di dare a tutti gli strumenti di cui necessitano secondo un principio di equità. I 2,5 miliardi messi a disposizione, non senza fatica, per la ripresa di settembre sono una testimonianza di questo impegno mio e della maggioranza di governo.

Nella fase del lockdown abbiamo fatto i salti mortali per far arrivare gli strumenti necessari per seguire le lezioni a distanza a tante studentesse e studenti che non ne erano dotati, rammaricandoci di non poter fare ancora di più per gli alunni con disabilità impossibilitati ad avere un supporto anche materiale da docenti e personale dedicato, a causa del necessario obbligo di distanziamento.

Un altro importante segno di attenzione siamo riusciti a darlo ieri, annunciandolo proprio a Palermo, nella scuola dedicata a Giovanni Falcone: 236 milioni derivanti dai fondi PON ancora disponibili che il Ministero dell’Istruzione sta rapidamente spendendo e utilizzando per affrontare l’emergenza e la ripresa con il nuovo anno scolastico. Abbiamo messo a disposizione delle scuole secondarie di primo e secondo grado queste risorse per garantire il diritto allo studio di studentesse e studenti in condizioni di svantaggio. Questa somma servirà a dare una mano alle famiglie che dovranno affrontare le spese legate all’inizio del nuovo anno scolastico, portando un piccolo ma concreto aiuto a oltre 750mila studentesse e studenti. Con quei fondi le scuole potranno acquistare libri scolastici digitali e cartacei, dizionari, dispositivi digitali, materiali didattici per ragazzi con bisogni educativi speciali (Bes) o disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), da destinare anche in comodato d’uso ai ragazzi che vivono condizioni di maggior svantaggio. L’obiettivo è quello di garantire il più possibile il diritto allo studio, così come prevede la Costituzione, con stanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli già messi a disposizione finora per questo obiettivo.

I materiali potranno essere consegnati in zainetti o altre custodie, trasformandoli così in veri e propri kit scolastici per il nuovo anno. L’avviso mette a disposizione fino a 100mila euro per le scuole secondarie di primo grado e fino a 120mila per quelle di secondo grado, sulla base del numero di studenti e di altri indicatori relativi sia al disagio negli apprendimenti sia al contesto socio-economico di riferimento delle scuole.

Le scuole potranno richiedere i fondi dalle ore 10 del 13 luglio alle 15 del 23 luglio accedendo all’area PON “Per la Scuola” del sito http://www.istruzione.it/pon/.

Un altro piccolo passo avanti è stato fatto e tanti se ne aggiungeranno nei prossimi mesi, perché la battaglia per una scuola davvero centrale per il futuro del Paese ora si sposta sul tavolo europeo.

L’obiettivo adesso non è soltanto quello di mettersi alle spalle la stagione dei tagli operati dai passati governi, ma anche e soprattutto quella di inaugurare una nuova stagione, quella di una scuola davvero per tutte e tutti, in grado di rimettere in moto gli ingranaggi bloccati dell’ascensore sociale. Soltanto se riparte la scuola riparte davvero l’Italia.

È urgente parlare di vitalizi. La Casellati faccia qualcosa

dei componenti del MoVimento 5 Stelle nel Consiglio di Presidenza del Senato


Il taglio dei vitalizi al Senato è stata una decisione assunta dal Consiglio di Presidenza nell’ottobre del 2018.

Grazie a quel provvedimento dal gennaio 2019 quei trattamenti di lusso e del tutto immotivati sono diventati un assegno mensile ricalcolato secondo il metodo contributivo, lo stesso in vigore ormai da tanti anni per i cittadini italiani.

Contro quell’atto hanno fatto ricorso più di 700 ex senatori. La Commissione Contenziosa del Senato, un tribunale interno composto da tre senatori di Forza Italia e Lega e da due tecnici, lo scorso 25 giugno ha parzialmente accolto quei ricorsi con una sentenza di primo grado di cui ancora non conosciamo dettagli e motivazioni.

È del tutto evidente che la sede all’interno della quale è doveroso, oltre che opportuno, discutere dei vitalizi è proprio il Consiglio di Presidenza del Senato. È quello l’organo deputato a deliberare in materia e anche a discutere di un eventuale ricorso in secondo grado di giudizio interno, presso il Consiglio di Garanzia.

A una settimana di distanza da quella sentenza, che ha riaperto un grande spiraglio nella porta di accesso alla stanza dei privilegi della Casta, è urgente riaprire la discussione per valutare ogni possibile scenario futuro. Siamo di fronte a una questione di massima importanza: la pensione di lusso degli ex rappresentanti del popolo rispetto alla condizione generale di un paese di 60 milioni di famiglie, lavoratori, pensionati.

È proprio per questo che nella Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto alla presidente Casellati che già ieri mattina il Consiglio di Presidenza – convocato per discutere della desecretazione degli atti delle commissioni di inchiesta – iniziasse a parlare di vitalizi. Non solo per i milioni di euro che risparmiamo tagliando i vitalizi, ma innanzi tutto per l’urgenza, diciamo anche l’ansia, di dare un messaggio corretto agli italiani. Mentre il nostro Governo ha stanziato 80 miliardi di euro per aiutare le imprese, le famiglie e i cittadini in generale e mentre si discute di un nuovo scostamento di bilancio e di un ambizioso piano di rilancio economico, qualcuno riporta in vita il grande privilegio riservato a pochi! Le istituzioni devono occuparsene subito, il Senato deve occuparsene subito. Non è pensabile che si rimandi di settimana in settimana.

La presidente Casellati ha detto no, perché non sarà il Consiglio di Presidenza a fare ricorso in secondo grado contro la sentenza della Commissione Contenziosa, alla luce del fatto che il compito spetta eventualmente al segretario generale del Senato, il vertice dell’amministrazione. Siamo sicuri che la presidente e il segretario generale vogliano portare avanti l’obiettivo della delibera approvata nel Consiglio di Presidenza.

Ma a prescindere da chi farà ricorso vogliamo, dobbiamo portare avanti questa battaglia di giustizia sociale e dobbiamo farlo dentro Palazzo Madama, discutendone in dettaglio. A questo fine abbiamo chiesto anche che i membri del Consiglio di Presidenza abbiano a disposizione tutti il dispositivo e le motivazioni della sentenza della Commissione Contenziosa sui vitalizi, visto che sono documenti non pubblici. Aspettiamo di sapere dalla presidente quando potremo dare una risposta agli italiani, il nostro impegno contro i privilegi va avanti.