Quei 78,5 milioni fermi da 30 anni che il ministro Toninelli ha messo a disposizione della Capitale

Questa è la piccola storia di settantotto milioni e mezzo di euro fermi dal 1990. Passavano i governi, passavano i sindaci e quei fondi rimanevano inutilizzati. Grazie al ministero delle Infrastrutture e Trasporti guidato da Danilo Toninelli, che li ha scovati e recuperati, ora Roma Capitale potrà spenderli per opere utili ai cittadini.
Può sembrare assurdo ma è proprio così: 78,5 milioni stanziati, messi a bilancio della pubblica amministrazione, pronti da impiegare ma mai spesi in trent’anni. Uno spreco che avrebbe dovuto gridare vendetta, ma nessuno dei governanti e amministratori del passato se ne è curato.

Il Mit ha messo fine a questo scempio dei cosiddetti fondi perenti e ora l’Amministrazione guidata da Virginia Raggi potrà realizzare progetti già approvati, che porteranno benefici ai cittadini: strade, piazze e altri lavori di manutenzione che attendono da decenni.

Una piccola storia che pochi racconteranno, ma che dimostra chi davvero in questo Paese lavora per il bene collettivo, chi vuole davvero le opere utili ed è in grado di sbloccarle. Ma soprattutto chi è impegnato senza sosta a usare bene i soldi che i cittadini faticosamente pagano con le loro tasse.

In quest’anno di governo, così come nei territori dove amministra, il MoVimento 5 Stelle ha scritto, non senza fatica, centinaia di piccole grandi storie di servizio al Paese, di restituzione di diritti e soldi ai cittadini e dei servizi di cui hanno bisogno. Aiutateci a raccontarle tutte queste storie, a dispetto di chi ha interesse a nasconderle sotto il tappeto. E state al nostro fianco per scriverne tante altre insieme.

Dieci anni in MoVimento! Il 12 e 13 ottobre, a Napoli, Italia 5 Stelle. #MoVimen10

Cinque stelle, 10 anni e un’infinità di idee e progetti realizzati e da realizzare insieme.

Ad  ottobre il MoVimento 5 Stelle compie 10 anni, SIAMO TUTTI INVITATI! Celebreremo questo compleanno con la carica e l’entusiasmo del primo giorno, ma anche con un bagaglio di esperienza maturata e obiettivi raggiunti da un  MoVimento che è cresciuto e che oggi ci fa guardare al futuro del nostro meraviglioso Paese con fiducia e ottimismo. Ci siamo uniti, abbiamo coinvolto sempre più cittadini con il nostro entusiasmo e moltiplicandoci abbiamo fatto la differenza.

10 anni fa l’Italia era a pezzi, divorata dalla malapolitica e dalle lobby. Quale cittadino italiano avrebbe potuto immaginare di vedere arrivare in Parlamento dei semplici cittadini che, tra le altre cose, si sarebbero autoridotti lo stipendio per aiutare le PMI, abolito gli odiosi vitalizi, introdotto misure come il reddito di cittadinanza o Quota100 per aiutare gli ultimi e far ripartire l’economia? Ma abbiamo fatto la differenza anche restituendo, con il Decreto Dignità, una speranza ai giovani lavoratori umiliati per anni con contratti a tempo determinato o investito un miliardo di euro nel Fondo per l’Innovazione per permettere alle nostre migliori menti di realizzare le loro idee in questo Paese senza dover scappare all’estero. Un sogno.

Un sogno diventato realtà grazie al coraggio di due visionari, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, e all’impegno di migliaia cittadini che hanno deciso di non arrendersi dedicando gratuitamente il loro tempo per costruire un posto migliore per i nostri figli. Siamo partiti dai meet-up e, nel 2013, 160 di quei cittadini sono entrati nelle aule di Camera e Senato, spinti dalla forza di un popolo che con orgoglio partiva dalle sue stelle per costruire un nuovo firmamento.

Oggi, dopo 5 anni di durissima opposizione e di lavoro in difesa degli interessi collettivi contro chi difendeva quelli di pochi, siamo al Governo. Abbiamo catalizzato la rabbia e la voglia di Cambiamento di milioni di cittadini che in altri posti del mondo ha provocato conflitti anche violenti, realizzando una rivoluzione gentile senza precedenti al mondo. Nessuno potrà mai negare che il MoVimento 5 Stelle ha portato uno scossone nel panorama politico e in un Paese che si avviava inesorabilmente al declino. Abbiamo fatto la differenza.

Le nostre cinque stelle brillano tutte, ma quest’anno ne vogliamo celebrare una in particolare: l’ambiente, la nostra stella cometa.

L’ambiente come simbolo di bene comune e che tutti insieme dobbiamo tutelare: l’albero nel parco sotto casa, l’acqua pubblica che beviamo ogni giorno, le spiagge dove giocano i nostri figli, il mare con i suoi tesori che vanno protetti contro l’inquinamento e la plastica. Ma tutelare l’ambiente significa anche cogliere una enorme opportunità di sviluppo economico. Con l’economia circolare le nostre aziende devono eccellere nel mondo per la crescita sostenibile. Rispettando l’ambiente “si mangia”.

Per questo decimo anniversario stiamo organizzando un’edizione speciale di Italia 5 Stelle. Non a caso sarà a Napoli, una delle prime città in cui sono sorti i meet-up “Amici di Beppe Grillo”.

Ma non solo: una delle città più belle di questa nostra Italia, salita troppo spesso agli onori delle cronache per drammi ambientali. In Campania si trova la terra dei fuochi, fuochi che proprio grazie all’azione del MoVimento 5 Stelle finalmente si stanno spegnendo.

Attivisti, portavoce e semplici cittadini, che in questi 10 anni hanno contribuito a riscrivere la storia, avranno l’occasione di incontrarsi per festeggiare insieme nel corso di una due giorni piena di idee, spunti e ospiti interessanti.

Se vuoi partecipare ad organizzare i festeggiamenti puoi dare il tuo piccolo contributo nei limiti delle tue possibilità! Continueremo sempre a rifiutare supporti esterni e a mantenerci liberi e per questo ogni contributo, anche economico, è fondamentale.

Aiutaci con una donazione e realizziamo insieme una grande festa per questi primi 10 anni di MoVimento!

Il Truman Show dei migranti

I riflettori accesi sono quelli sbagliati. Invece di parlare delle centinaia di migranti che continuano ad arrivare sulle nostre coste con i barchini fantasma, giornali come Der Spiegel reggono il gioco delle Ong, sul palcoscenico di un grande ‘Truman Show’ dell’ipocrisia ai danni dei cittadini italiani, delle leggi italiane e delle nostre Forze dell’Ordine.
Un settimanale tedesco, che nel passato non ha perso occasione per insultarci, adesso elogia una “showgirl” che viola le nostre leggi rischiando di uccidere anche i nostri militari. Siamo alla più trash delle fiction.

Nell’ultimo mese sono arrivati in Italia più di 300 irregolari e nessuno ne parla. Tutti sono invece concentrati a mitizzare false eroine che infrangono le norme italiane, mettendo a rischio la vita dei nostri militari.
Questo è un gioco al massacro molto pericoloso perché, mentre tutti parlano delle Ong, sul nostro territorio arrivano decine e decine di piccole imbarcazioni indisturbate. Anche ieri, mentre tutti discutevano di 54 migranti sulla Mediterranea, poco prima nella notte, a Lampedusa, ne erano sbarcati 70.
Nessuno se ne accorge però, la fiction è più forte della realtà. Siamo in un grande Truman Show, dove tutti fanno la parte della comparsa: i buoni o presunti tali, i cattivi o presunti tali. E gli italiani subiscono questa gigantesca presa in giro. Le Ong invece da questo palcoscenico traggono solo profitti e pubblicità.

Il MoVimento 5 Stelle questa pubblicità non vuole fargliela. Noi non ci facciamo distrarre da un film montato ad arte, noi i problemi li prendiamo di petto per risolverli.
Ad esempio con il nostro emendamento sulla confisca immediata delle navi che non rispettano le nostre leggi.Che senso ha rilasciare interviste o andare in tv se poi queste navi tornano in mare per provocare nuovamente il nostro Paese?
Servono fatti, non parole. E con la nostra proposta mettiamo un punto: se forzi le leggi dello Stato italiane, ti confischiamo l’imbarcazione. Una, due, tre volte, fin quando non hai più risorse per comprarne altre.
Questa situazione non può continuare, perché ne conosciamo benissimo i rischi concreti: business sulla pelle dei migranti, con i soldi degli italiani e, magari, con la manina della criminalità organizzata. Giusto per fare un esempio.

Smettiamola di esaltare le gesta di capitane che si fanno pubblicità a spese nostre e stanno lì solo per assecondare un braccio di ferro politico. Facciamo le opportune distinzioni tra chi oggi fa gli interessi degli italiani e chi, in passato, si è fatto soltanto i propri, con gravissime responsabilità. Guardiamo in faccia la realtà: c’è da difendere il Paese dagli sporchi affari di scafisti che continuano a trafficare sulle nostre coste!

Orrore di Reggio Emilia, il Pd fa finta di niente e addirittura nomina un pool di avvocati

È viva dentro di noi la storia drammatica dei bambini della provincia di Reggio Emilia, strappati ai loro genitori attraverso un vero e proprio lavaggio del cervello con lo scopo di fargli ricordare traumi mai vissuti, e poi affidati a soggetti che in alcuni casi li hanno persino violentati. Bambini la cui anima è stata letteralmente venduta a soggetti pericolosi, in cambio di denaro, con la complicità di politici, istituzioni, medici, psicologi, operatori sociali senza scrupoli.

Angeli e Demoni“, come è stata giustamente chiamata l’inchiesta che coinvolge sindaci ed ex sindaci del Pd. Ora, che siano del Pd, poco importa. Potevano essere di qualunque partito: la tragedia, lo schifo e l’indignazione, purtroppo, resterebbero invariati.

Ma una cosa è certa: tutto ci si aspetterebbe dal segretario del partito coinvolto in questa vicenda tragica, tranne che assoldasse un pool di avvocati per fare cosa? Forse, per assistere i genitori naturali dei bambini? No. Il pool di avvocati servirà a denunciare chi, secondo il Pd, ha diffamato su Facebook il Sindaco di Bibbiano, che è agli arresti per lo scandalo degli affidi illeciti di questi bambini, appunto. Zingaretti, anziché fare pulizia nel suo partito, pensa a fare causa a chi parla di una vergogna nazionale. Non è certo colpa dei cittadini se in questa inchiesta sono coinvolti esponenti del Partito Democratico. La verità è che Zingaretti doveva fare una sola cosa: cacciare immediatamente dal partito chi è coinvolto in questa inchiesta. Se fosse stato arrestato un sindaco del Movimento 5 Stelle sarebbe stato messo alla porta in 10 secondi netti!

Ed invece Zingaretti fa finta di niente, così come si è girato dall’altra parte per le inchieste che coinvolgono esponenti di spicco del PD in Basilicata, Umbria, Calabria e Campania. Possibile che non abbia detto una parola su una srtie di atrocità commenti dse sulla pelle di bambini? E possibile che, quando rompe il silenzio, lo fa per intimorire le centinaia di migliaia di cittadini indignati e arrabbiati per quanto successo? Nel PD si pensa alle passerelle sulla Sea Watch e ad assoldare pool di avvocati non per difendere i bambini e le loro famiglie, ma per intimorire chi parla di questa vergogna nazionale. Lasciamo a voi ogni commento.

Così il lavoro è ripartito

Di seguito l’intervista che ho rilasciato a Repubblica

Ministro Di Maio, i dati sulla disoccupazione e sull’occupazione sono positivi. Ma è proprio il caso di festeggiare? L’Italia resta nei bassifondi della classifica europea 
«È sicuramente il caso di dire le cose come stanno, ovvero che il decreto Dignità sta producendo gli effetti previsti. Più lavoro e più occupati a tempo indeterminato: 200 mila trasformazioni dal tempo determinato nei primi 4 mesi del 2019. Mi e ci hanno attaccato in ogni modo, hanno scritto di tutto, e invece avevamo ragione noi. Sul lavoro andiamo avanti, è la vera priorità di questo Paese. Il prossimo passo sarà una legge sul salario minimo, proprio per riportare l’Italia sugli standard europei. L’Inps ha certificato che ci sono 4,3 milioni di persone che prendono meno di 9 euro l’ora lordi in Italia. In un Paese civile e democratico non puoi lavorare 12 ore al giorno e prendere 600-700 euro al mese. Quello non è lavoro, è schiavitù».

Decreto dignità: vi prendete tutto il merito?
«Le misure sono state diverse. Comprendo che sia difficile ammetterlo per qualcuno, ma io ho firmato Quota 100, io ho firmato il decreto crescita, io ho firmato il reddito di cittadinanza, il decreto dignità, lo sblocca cantieri così come le nuove tariffe Inail: 600 milioni solo nel 2019, un primo segnale concreto di taglio del costo del lavoro. Tutte queste misure fanno parte di una ricetta economica complessiva che ha il timbro del M5S».

Mettendo risorse sugli investimenti anziché sul reddito di cittadinanza i dati avrebbero potuto essere migliori?
«Chiariamo un attimo: le due misure non le considero alternative, ma complementari. Il Movimento ha scelto di dare ascolto prima agli ultimi, a chi non riusciva nemmeno a garantire un pasto ai propri figli. La nostra è stata una scelta politica, ne siamo orgogliosi. Abbiamo introdotto la prima vera misura a contrasto dell’emarginazione sociale e l’abbiamo inserita in una riforma più ampia che porterà queste persone ad integrarsi nel mondo del lavoro. Con noi si è tornato a parlare di Welfare, con il Pd per anni si è parlato di abolire l’articolo 18. Ma tutto questo non ha precluso la spinta del governo sugli investimenti: io ho votato un piano straordinario da 140 milioni di euro per l’export del Made in Italy. Mai un governo si era impegnato tanto sul piano internazionale. E vale lo stesso per la Via della Seta».

Restano i 158 tavoli di crisi aperti e il boom della cassa integrazione. Anche questi sono numeri. Per niente positivi 
«Questa storia delle crisi aziendali è una montatura grottesca della realtà. E che le ho aperte io? Ma per favore. Parliamo di crisi in corso da anni, i lavoratori lo sanno, lo sanno anche gli ex ministri, le aziende, i sindacati e la verità è che le stiamo risolvendo noi. Veda il caso Whirlpool: l’azienda ha garantito che non lascerà Napoli. Non bisogna esultare ma mi sembra già un passo avanti».

Ecco appunto. La Confindustria spegno i trionfalismi: calano la produzione industriale e gli ordini, l’economia resta debole. Il Movimento ha un problema con le imprese? 
«Confindustria è una voce importante del Paese che il governo deve ascoltare. In legge di Bilancio ho previsto di inserire una misura per la riduzione del cuneo fiscale. Meno tasse alle imprese che creano posti di lavoro. Ne discuteremo con il mondo aziendale ed entrerà in manovra».

Ma il sistema industriale la accusa di spaventare le aziende. Dal caso Atlantia alla Tav ad Alitalia a Ilva dove si cambiano le regole in corsa. I soliti grillini contro la crescita
«Noi contro la crescita? Ma lo sblocca cantieri chi lo ha firmato? Il M5S. Sa quante opere erano bloccate? 600. Sa quante sono di competenza di comuni e Regioni amministrati non certo da noi? 540. E allora non raccontiamo fesserie. E poi mi perdoni, ogni caso è a sé. Sulla Tav, la nostra posizione è nota, sono 20 anni che ci dicono che è urgente. Ora il dossier è in mano a Conte. Vogliamo parlare di infrastrutture? Pensiamo al Mezzogiorno allora. Portiamo l’alta velocità al Sud, dove a volte impieghi ore per andare da un Comune all’altro. Facciamo le cose con la testa. Su Alitalia c’è un lavoro in corso e sono fiducioso, l’azienda deve ripartire, ma non dimentichiamoci chi è stato a buttarla giù. Io sto riparando i disastri del governo Berlusconi-Lega del 2008, lo sanno anche i sassi. Infine sull’Ilva: tutti vogliamo trovare una soluzione, salvaguardare l’indotto e il rispetto dell’ambiente non si escludono a vicenda. Se però la risposta è il ricatto, non va bene. Siamo aperti al dialogo, mi auguro lo sia anche Mittal».

La revoca ad Autostrade è scontata o c’è una via d’uscita?
«Ci stiamo muovendo nel solco della legge e dei contratti in essere. Non mi diverto a revocare la concessione. Ma se per anni hai fatto profitto alle nostre spalle, se dovevi occuparti della manutenzione e non l’hai fatto e se poi succede una tragedia come è accaduto a Genova, il governo non può restare in silenzio. Sono morte 43 persone, si rende conto? Poteva esserci suo figlio su quel ponte mentre andava in vacanza. I tecnici delle Infrastrutture nella loro relazione hanno evidenziato i presupposti per procedere alla risoluzione unilaterale, la revoca a questo punto è doverosa. Io vorrei solo dire due cose: non mi piace l’atteggiamento irriverente di Autostrade, non mi piace quando qualcuno ricatta lo Stato. È lo stesso atteggiamento di certi burocrati europei. Siamo pronti a individuare una soluzione, a patto che Autostrade paghi e si faccia giustizia verso le vittime. Chi investe in Italia deve sapere che è il benvenuto, che supportiamo il business, ma nel massimo rispetto degli interessi nazionali».

Intanto su Autostrade si è aperto un nuovo fronte con la Lega. Lei ha accusato direttamente Salvini di fare il gioco dei Benetton e non è andato in consiglio dei ministri.
«Avevo avvertito della mia assenza. E non c’è alcun problema con Salvini. Ho detto semplicemente che mi dispiace il silenzio della Lega perché mi aspetto sostegno su questo tema».

Dopo i dati Istat il ministro dell’Interno ha subito detto: giù le tasse alle imprese e ai cittadini. La flat tax sarà nella manovra?
«Di cose ne sento dire tante. Noi siamo d’accordo, le tasse vanno abbassate subito e aspettiamo le coperture sulla flat tax. La proposta è della Lega, non vogliamo fare invasioni di campo, siamo rispettosi del contratto».

Sulla Sea-Watch il suo silenzio è stato assordante. La vostra svolta a destra sembra definitiva. 
«E una volta la svolta a sinistra, un’altra quella a destra. E siamo populisti e poi siamo moderati. Sono anni che ci si sforza di darci un’etichetta. Se non ci riuscite è perché non c’è, è perché a differenza degli altri diciamo quello che pensiamo, ciò che sia giusto. Noi non parliamo per partito preso».

Non è abnorme l’arresto della capitana Carola Rackete?
«Se violi le leggi è normale che ci siano delle conseguenze. Ma oltre alla Sea-Watch mi preoccuperei anche dei piccoli sbarchi dell’ultimo mese. Sono arrivati in 300 e nessuno ne parla».

Conte in Europa sta remando contro la nomina di Timmermans alla guida della Commissione. Ma per i 5 stelle non sarebbe la soluzione migliore? Meglio di un falco del Ppe, no?
«Abbiamo la massima fiducia nel lavoro che sta portando avanti il premier».

Timmermans è contro l’austerity e a favore del salario minimo. Cosa vogliono di più i 5 stelle? 
«Ripeto, massimo fiducia in Conte».

Il presidente della Camera pensa che le anime del Movimento debbano tornare a parlarsi. C’è bisogno di un incontro tra lei, Fico e Di Battista?
«Queste sono liturgie da vecchia politica, serve che la gente lavori».

I probiviri al lavoro per proteggere il MoVimento 5 Stelle

di Jacopo Berti, Raffaella Andreola e Fabiana Dadone – Probiviri del MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 stelle ha nel rispetto delle sue regole uno dei pilastri fondanti, per tutelare i suoi iscritti e tenere la barra dritta sui propri valori.
Il rinnovato Collegio dei Probiviri ha pertanto intensificato la propria azione ed ha attivato numerosi procedimenti disciplinari, dando seguito alle segnalazioni degli iscritti.

Rousseau, attraverso la funzione “segnalazioni”, permette a tutti i suoi iscritti di chiedere che le regole vengano rispettate e fatte rispettare.
Le segnalazioni pervenute dall’11 dicembre 2018 ad oggi sono 1822, di queste 274 hanno evidenziato possibili violazioni dello statuto e/o codice etico e sono state prese in carico dal Collegio.
In questi giorni sono stati avviati 109 procedimenti disciplinari, di cui 81 nei confronti di consiglieri comunali, municipali e parlamentari che hanno manifestato vicinanza ad altri gruppi politici o sono venuti meno agli impegni presi con i cittadini ed elettori.

A questi vanno aggiunti 17 casi di mancata restituzione del TFR/Assegno di fine mandato da parte di ex portavoce.
I rimanenti procedimenti pendenti riguardano varie presunte violazioni, in particolare nel rispetto degli obblighi di buona condotta a livello territoriale.
Nelle prossime settimane il Collegio prenderà tutte le decisioni sanzionatorie o di archiviazione, chiudendo questa prima tranche.

I restanti 165 sono oggetto di valutazione in questi giorni. 
Il Collegio sta focalizzando la propria azione verso il territorio, tra gli iscritti, attivisti e consiglieri comunali, perché la priorità assoluta è dare ordine e sicurezza a chi ogni giorno lavora a diretto contatto con i cittadini.
Allo stesso modo è in atto un profondo lavoro di pulizia tra chi ha tradito i principi del MoVimento, venendo meno al patto tra portavoce e cittadini.
I casi pendenti, ad ogni livello, avranno una delibera definitiva in tempi brevi.

È in atto una forte e decisa azione che porterà in tempi stretti a molte decisioni importanti, per tutelare chi si è sempre battuto e sacrificato in prima linea, tra i cittadini, nel territorio.

La prima casa è un diritto: 100 milioni per le giovani coppie che chiedono un mutuo

Ci sono migliaia di giovani coppie che vorrebbero pianificare il loro futuro, metter su famiglia, avere un figlio. E poi vorrebbero comprare una casa, ma per farlo hanno bisogno di garanzie per poter guardare avanti e costruire la propria vita. Con il Decreto Crescita siamo intervenuti per creare in Italia questa normalità. Abbiamo rifinanziato il Fondo di garanzia per la prima casa, con un importo di 100 milioni. Il fondo mutui prima casa dà garanzia statale, nella misura del 50%, ai mutui erogati per l’acquisto o la ristrutturazione ai fini dell’accrescimento dell’efficienza energetica di abitazioni principali e che rispettano particolari caratteristiche. La garanzia statale rende più facile l’accesso al mutuo. Per la richiesta dei finanziamenti occorre recarsi presso le filiali delle banche aderenti all’iniziativa che hanno sottoscritto apposita convenzione e presentare il modulo di richiesta per l’accesso al Fondo. Ad oggi contiamo 147 banche aderenti. L’elenco aggiornato lo si trova sul sito di Consap. Secondo i dati, nel 2018 sono stati 100.000 i mutui garantiti e per il 58% erogati a under 35. Grazie ai 100 milioni di euro stanziati con il Decreto Crescita ora il Fondo torna a funzionare.

L’immobile per il quale si chiede il finanziamento deve essere adibito ad abitazione principale, non deve rientrare nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi) e non deve avere le caratteristiche di lusso indicate dalla legge. L’ammontare del finanziamento non deve essere superiore a 250.000 euro. In presenza di domande pervenute nella stessa giornata è assegnata priorità ai mutui erogati a favore delle giovani coppie coniugate con o senza figli, ai nuclei familiari monogenitoriali con figli minori conviventi, a chi abita le case popolari nonché ai giovani di età inferiore a 35 anni, titolari di un rapporto di lavoro atipico.

Il diritto all’abitazione è sempre stato prioritario per il MoVimento 5 Stelle.

Nel 2018, al Senato, abbiamo presentato una proposta di legge a firma Lezzi-Lannutti che disciplina la garanzia del diritto di proprietà della prima casa, costituzionalmente riconosciuto dall’articolo 47 della Costituzione.

E quest’anno, nel Decreto Semplificazioni, abbiamo portato a casa la norma Bramini che mette fine ad un’ingiustizia che Sergio ed altri imprenditori come lui hanno subìto negli anni. Grazie alla nostra legge, infatti, in caso di pignoramento della casa abbiamo previsto che il debitore non la perda fino a quando non viene adottato il provvedimento finale dal giudice. Garantiamo maggiore tranquillità al debitore che intanto potrebbe trovare il modo di sanare la sua posizione e mantenere il possesso dell’immobile oppure di sistemarsi altrove. La norma voluta dalla Boschi e da Renzi, al contrario, fu scritta sotto dettatura dalle banche ed era vergognosa, perché ha costretto alla sofferenza ed all’umiliazione imprenditori onesti e dediti al lavoro come Sergio Bramini, consentendo di buttare fuori di casa chiunque, anche se anziani, ammalati, minori o disabili.

La prima casa, un tetto sicuro sulla propria testa, la possibilità per un giovane di guardare al futuro e poter accedere ad un mutuo, sono diritti fondamentali in un Paese civile. L’orgoglio di essere italiani, di vivere e far crescere la propria famiglia in Italia, è un principio a cui mai derogheremo e che continueremo a supportare e difendere finché saremo al Governo.

Donne più a rischio disoccupazione degli uomini nei prossimi anni

Da diverse settimane ormai con questa rubrica cerchiamo di capire come la tecnologia avrà impatto sul lavoro e come questo si trasformerà nei prossimi anni (se vi siete persi le puntate precedenti, le trovate qui).

Oggi parliamo di occupazione femminile. Un rapporto presentato pochi giorni fa dal McKinsey Global Institute in occasione della Women Deliver Conference, la più importante conferenza mondiale sull’uguaglianza di genere, stima che saranno tra i 40  e i 160 i milioni di donne interessate dai cambiamenti del lavoro provocati dall’automazione e dall’intelligenza artificiale entro il 2030.

Il rapporto ha esaminato l’impatto dell’automazione in 6 economie mature (Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) e 4 economie emergenti (Cina, India, Messico e Sudafrica). Insieme, questi paesi rappresentano circa la metà della popolazione mondiale e circa il 60% del prodotto interno lordo (PIL) globale.

Secondo McKinsey, circa 107 milioni di donne (pari a circa il 20% della forza lavoro femminile globale) potrebbero perdere il posto di lavoro a causa dell’automazione, mentre gli uomini potrebbero essere circa 163 milioni di uomini (pari al 21%).

In questo quadro, le donne potrebbero essere solo di poco meno a rischio degli uomini, ma , sempre secondo il rapporto, per le donne potrebbe essere molto più difficile gestire la transizione verso nuove modalità di lavoro, perché già oggi appaiono più svantaggiate rispetto ai colleghi maschi soprattutto rispetto alle competenze digitali, ma anche per quanto attiene al cosiddetto work life balance, cioè l’equilibrio tra lavoro e vita privata, incluso anche il lavoro domestico e di assistenza familiare (bambini e anziani).

Internet anche in questo caso sarà la chiave per accedere alla formazione e colmare il gap di competenze, ma gli uomini hanno il 33% in più di possibilità di accesso a Internet rispetto alle donne. Competenze, mobilità e accesso a internet, come abbiamo già visto nelle scorse settimane, sono gli elementi essenziali per riuscire a superare con efficacia questa transizione che sta avvenendo nel mondo del lavoro, ma è proprio su questi tre fattori che le donne sono più in svantaggio. Senza queste opportunità, il rischio è che le donne restino bloccate in posti di lavoro a basso salario e maggiormente soggetti ad automazione.

Il rapporto giunge alla conclusione che se le donne riusciranno a risolvere questi tre problemi, potrebbero mantenere o addirittura migliorare la loro attuale quota di occupazione e ottenere lavori più produttivi e meglio retribuiti. In caso contrario, la disuguaglianza di genere nel lavoro rischia di peggiorare, il divario retributivo di genere potrebbe aumentare e alcune donne potrebbero uscire definitivamente dal mondo del lavoro.

Una studio condotto circa 4 anni fa dal McKinsey Global Institute aveva stimato che la riduzione delle disparità di genere avrebbe potuto aggiungere 12 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2025. Tuttavia, nei quattro anni trascorsi da allora, i progressi sulla disuguaglianza di genere nella società e nel lavoro sono stati limitati.

Salario Minimo Orario e meno tasse per le imprese. La fase 2 del governo sta per cominciare

Tutti zitti quando si tagliavano sanità ed investimenti, quando fioccavano i privilegi della politica e veniva approvata a norma di legge la precarietà con il Jobs Act. Ora che il M5S punta alla stabilità del posto di lavoro e propone un Salario Minimo Orario i sindacati, le opposizioni e alcune associazioni datoriali si stracciano le vesti e ci attaccano.

È l’immagine di un Paese che ormai pensa solo a difendere interessi di parte e si disinteressa del bene comune.

Un Paese avanzato non può progredire se il lavoro viene sottopagato e i diritti calpestati. Non c’è futuro se i contratti a termine diventano la regola invece che l’eccezione. Due evidenze che abbiamo voluto tradurre in legge: prima il decreto Dignità, per limitare il ricorso al tempo determinato incentivando le assunzioni stabili. Ora il Salario Minimo, con il quale vogliamo sollevare dalla miseria 3 milioni di lavoratori che oggi portano a casa stipendi da fame, inferiori ai minimi contrattuali.

E cosa ci viene risposto? Che 9 euro lordi all’ora sono troppi e sfascerebbero il sistema. Il problema non sarebbe l’austerità feroce che ha colpito imprese e cittadini e ha peggiorato i conti pubblici, ma un salario dignitoso e proporzionato alla qualità e alla quantità del lavoro svolto, come richiesto dall’articolo 36 della Costituzione.

Allora spieghiamo per bene in cosa consiste la proposta di legge a prima firma della nostra Nunzia Catalfo, per fugare ogni dubbio:

– 9 euro lordi all’ora come minimo al di sotto del quale il contratto collettivo nazionale non potrà scendere, neppure attraverso la contrattazione aziendale;

– Il riconoscimento dei contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati più rappresentativi sul territorio nazionale, così da evitare la contrattazione pirata (ossia il fatto che alcune imprese possano contrattare condizioni salariali indecorose con sindacati scarsamente rappresentativi);

– Un meccanismo di rivalutazione legata all’Indice dei Prezzi al Consumo, automatica in caso di contratti scaduti o disdettati e non rinnovati. In tal modo si tutela di anno in anno il potere d’acquisto dei lavoratori rispetto all’aumento dei prezzi

La proposta andrà ad aumentare il potere d’acquisto di 3 milioni di persone oggi lavorano ma sono di fatto in condizioni di povertà. Un paradosso del nostro tempo.

Aumentare i salari significa spingere in alto i consumi, a tutto beneficio delle migliaia di piccole medie imprese italiane che vendono i loro prodotti sul mercato interno, ma anche stimolare una maggiore produttività, perché un lavoro ben pagato è un lavoro più efficiente.

E mente chi dice che 9 euro lordi all’ora corrispondono al Salario Minimo più alto d’Europa. In Germania non si può andare per legge sotto i 9,13 euro, in Belgio sotto i 9,41 euro, in Olanda sotto i 9,33, e in Francia addirittura sotto i 10,03.

Certo, in rapporto ai salari mediani percepiti sul territorio nazionale il nostro Salario Minimo è generoso. Ma ne andiamo orgogliosi, è un vanto e non un difetto della misura. Fissare per legge un salario minimo sganciato dai contratti collettivi nazionali, come propone il Pd, peggiorerebbe le condizioni di milioni di lavoratori invece che migliorarle (il rischio è quello della fuoriuscita delle imprese dalla contrattazione collettiva nazionale). Che senso avrebbe? Non siamo il governo dell’austerità e dei sacrifici per i cittadini, ma quello della giustizia sociale e della lotta a tutti quei vincoli regressivi, nazionali ed europei, che hanno trascinato il nostro bel Paese nel baratro economico.

Le imprese stiano tranquille. Insieme all’introduzione del Salario Minimo Orario già nella prossima Manovra ridurremo le tasse sugli utili e sul lavoro, per miliardi di euro. Serve un nuovo Patto sociale tra Impresa e Lavoro ed è il principale obiettivo della nostra azione di governo. Nessun potentato potrà fermarci.

Intercettazioni, niente limiti né bavagli

Di seguito l’intervista del Ministro della Giustizia Bonafede al Fatto Quotidiano

La situazione in cui versa la magistratura è grave, e questa volta 4 pare anche seria. Così il ministro della Giustizia, il 5Stelle Alfonso Bonafede, non usa metafore: “Ora bisogna cambiare tutto per ripartire”.

Il neo presidente dell’Anm Luca Poniz parla di “gigantesca questione morale” e “di correnti degenerate in carrierismo”. Condivide?
Adesso più che le parole servono i fatti. Da ministro devo innanzitutto agire come titolare del potere disciplinare nei confronti di chi ha sbagliato. E bisogna avviare un pacchetto di riforme di cui in tanti hanno parlato in passato, senza fare nulla. Non c’è più spazio per i gattopardi.

Le intercettazioni delineano un rapporto distorto tra politici e magistrati che c’è sempre stato, o rappresentano qualcosa di nuovo?
Delle degenerazioni del correntismo si parla da anni, ed è stato su mio impulso che nel contratto di governo è stata inserita la riforma del Csm, proprio per reagire a questo. Però il fatto che alcuni politici discutessero con dei togati delle nomine in procure rappresenta un elemento in più.

L’ex ministro Luca Lotti ha rivendicato di non aver commesso alcun reato parlando con i magistrati.
Sul singolo fatto non entro, visto che ho aperto un procedimento su quella intercettazione. Dopodiché la rilevanza penale non c’entra nulla con quanto accaduto. Qui si pone una questione morale enorme, anche per i politici.

Con il Fatto, il deputato Cosimo Ferri ha sostenuto di essere stato intercettato in modo illegittimo tramite un trojan nel telefono del giudice Palamara: “Ci vuole la preventiva autorizzazione quando il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell’attività di captazione”. Ha ragione?
Non commento. Però rivendico il fatto che la legge spazzacorrotti abbia dato agli inquirenti uno strumento fondamentale come il trojan, che in cinque mesi sta facendo emergere sistemi di corruzione in tutta Italia. E ha fatto scoprire anche lo scandalo del Csm.

Come vuole cambiarlo il Consiglio? Su La Stampa il presidente di Unicost Mariano Sciacca ha sostenuto che scegliere i membri tramite sorteggio favorirebbe le lobby e le massonerie.
Il sorteggio è una delle opzioni. Ma di certo non sarebbe una forma di sorteggio puro, incostituzionale e sbagliato. Uno degli elementi di partenza sarà ridurre le dimensioni dei collegi, così che i magistrati possano votare colleghi bravi e non imposti dalle correnti nazionali. Detto questo, sul metodo di elezione del Csm dovrà avere un ruolo centrale il Parlamento: non può essere un governo a deciderlo da solo. Ma l’attuale sistema non regge più. Lo conferma anche l’ultima elezione dei quattro posti per i pm nel Consiglio, per cui c’erano stati quattro candidati: uno per corrente.

Molti chiedono di mettere fine “alle porte girevoli” dentro la magistratura.
Io voglio ripristinare l’incompatibilità tra la permanenza nel Csm e gli incarichi direttivi. Chi avrà fatto parte del Consiglio per i cinque anni successivi non potrà andare a dirigere una Procura.

Per Matteo Salvini “è indegno leggere intercettazioni senza alcun rilievo penale”. E per la ministra della Lega Giulia Bongiorno servono “sanzioni per chi pubblichi trascrizioni gossip”. Su questo voi del M5S e il Carroccio siete lontanissimi.
Con la Lega ho avuto sempre un rapporto costruttivo: abbiamo approvato assieme la Spazzacorrotti. e con Salvini stiamo lavorando per il rientro dei detenuti stranieri nei loro Paesi. Però ogni tanto preferirei ascoltare di persona le loro proposte anziché leggerle sui giornali.

La Lega vuole limitare le intercettazioni, voi no.
Tramite le nuove tecnologie si possono blindare le intercettazioni, evitando la fuga di notizie prima che entrino in possesso delle persone coinvolte. E condivido che non vadano diffusi fatti privati o che riguardano terzi. Ma il diritto all’informazione non può essere limitato.

Come si traccia il confine?
Va pubblicato ciò che ha rilevanza pubblica, e il confine è già tracciato dal diritto. La privacy, per me sacrosanta, è già tutelata dalla legge.

Bongiorno vuole sanzioni.
Non conosco la proposta.

Ciò che sta venendo letto sul Csm andava pubblicato? 
È giusto che i giornalisti raccontino quanto accaduto. Qualcuno magari si è spinto troppo oltre citando soggetti palesemente estranei ai fatti.

Lei dirà no a un bavaglio?
Con me non ci sarà. Non si può tornare indietro con le lancette dell’orologio.

Mercoledì è previsto un vertice di governo sulla giustizia. Salvini e Di Maio ci saranno?
Penso che Salvini ci sarà, visto che in Consiglio dei ministri abbiamo discusso assieme di farlo. Vediamo se potrà partecipare anche Luigi.