Più di 3 milioni di euro alle scuole pubbliche statali, diffondi l’iniziativa.

Il 29 febbraio è il termine ultimo per le scuole pubbliche statali di tutta Italia per partecipare a Facciamo EcoScuola. Già tantissime hanno aderito ma è importante che siano ancora di più.

Con Facciamo Ecoscuola, le restituzioni dei portavoce del MoVimento 5 Stelle tornano direttamente ai cittadini, finanziando i progetti di sostenibilità ambientale e di abbattimento delle barriere architettoniche presentati dalle scuole. I progetti preferiti riceveranno fino a 20.000 euro.

È una preziosa occasione per tutti i dirigenti scolastici per migliorare la propria scuola, ma anche per insegnanti, genitori e alunni per aprire un dialogo costruttivo con il luogo in cui si formano i cittadini di domani.

Tutti possiamo contribuire a diffondere questa iniziativa. Organizza un banchetto nella tua città e promuovi Facciamo EcoScuola.

Scarica il KIT con i materiali esplicativi perfetti per l’occasione. Potrai anche inserire la data e il luogo del tuo evento sul portale eventi del Movimento 5 Stelle, compilando questo FORM.

Trovi tutte le informazioni QUI.

C’è ancora tempo per partecipare a Facciamo EcoScuola.

Una risposta pacata agli attacchi sguaiati del Corriere della Sera

di Manlio Di Stefano

Da qualche tempo il giornalista Federico Fubini de “Il Corriere della Sera” ha avviato una vera e propria crociata contro me per colpire tutto il MoVimento 5 Stelle. Non pago dei grossolani errori di calcolo statistico su cui ha costruito il pezzo “La caduta dell’Export. E manca ancora una Cabina di Regia” del 14/01/2020, su cui persino il Ministero degli Affari Esteri ha sentito il bisogno intervenire con una rettifica formale pubblicata dal medesimo giornale il 16/01/2020, Fubini è tornato alla carica il 20/01/2020 con un nuovo, imperdibile articolo dal titolo “Ceta, i vantaggi dell’accordo commerciale con il Canada (e i dubbi del governo)”.

Va dato atto che, perlomeno questa volta, le elucubrazioni sulla necessità impellente che l’Italia ratifichi il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada (il famoso CETA, che dal settembre 2017, in mancanza della ratifica di tutti i Paesi membri dell’UE, è applicato in modo provvisorio) prendono le mosse da dati commerciali corretti. Purtroppo, però, le buone notizie terminano qui, sommerse da una serie di improbabili sviste e imprecisioni tecniche senza le quali – ma sarò io quello malpensante – il giornalista non saprebbe come attaccarmi.

Andiamole a vedere una per una…

Innanzitutto, Fubini sbaglia quando sentenzia che “se [i Paesi dell’UE] non ratificano proprio tutti, a un certo momento (da stabilire esattamente) l’accordo decade e tornano i dazi che limitavano il made in Italy prima”. È infatti scritto molto chiaramente, sia nel CETA stesso (articolo 30.7) che nei suoi allegati, che l’applicazione provvisoria dell’accordo, una volta avviata, può cessare solamente “mediante comunicazione scritta di una parte all’altra” e, comunque, solo qualora la ratifica del CETA da parte di uno Stato membro fosse impedita in maniera permanente e definitiva a seguito di un voto parlamentare o di una sentenza. In pratica, in assenza di una bocciatura formale da parte di un qualunque paese UE, il CETA potrebbe restare – e probabilmente resterà – provvisorio per decenni, e non fino a un “certo momento da stabilire esattamente”.

In secondo luogo, Fubini manca in modo clamoroso la mira della sua sciabolata più letale, quella che doveva essere il colpo del mio K.O. Simpaticamente, infatti, il giornalista scrive che non è chiaro se la mia “sia avversione ideologica in sprezzo all’interesse del proprio Paese o semplice rifiuto di capire: capire come funzionano le economie moderne, gli scambi, i rapporti fra Stati. Capire, in sostanza, ciò di cui da un anno e mezzo [mi sarei] dovuto occupare alla Farnesina”. Toccante, davvero, ma, al netto della frustrazione che si respira dai suoi insulti (eh sì, sono reo a vita di aver svelato la sua malafede), il ragionamento di Fubini, al quale consiglio caldamente la lettura di un compendio di diritto delle istituzioni, parte da un presupposto errato: io, infatti, in questi 20 mesi da Sottosegretario agli Affari Esteri, non mi sono mai potuto occupare direttamente di accordi di libero scambio perché, fino al 31/12/2019, le politiche commerciali internazionali sono state di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico e non della Farnesina.

Portato a termine questo doveroso esercizio di debunking delle ormai croniche inesattezze fubiniane, vorrei soffermarmi sul merito della questione e precisare che, purtroppo per Fubini, capisco molto bene come funzionano le economie moderne, gli scambi e i rapporti fra Stati e che, diversamente da lui, non ho alcuna avversione ideologica verso chi nutre convinzioni diverse dalle mie. Come già spiegato e dimostrato dai fatti, ma repetita iuvant, il MoVimento 5 Stelle è aperto alla negoziazione e ratifica di accordi di libero scambio, che riteniamo vitali per un’economia basata sulle esportazioni come quella italiana.

Deve essere dimostrato però, a seguito di una valutazione tecnica, imparziale e completa dei suoi costi e benefici per il Paese, che ogni accordo sia sostenibile per tutti i soggetti nazionali interessati (quindi non solo per chi trasforma e scambia, ma anche per chi produce materie prime, fornisce servizi, oppure investe o riceve investimenti). A testimonianza di ciò ricordo che abbiamo sostenuto, ad esempio, gli accordi con Giappone, Corea e altre partnership già chiuse e in via di negoziato.

Sul CETA, accordo di grande complessità che, oltre al commercio convenzionale, disciplina servizi, investimenti, proprietà intellettuale, standard di prodotto, riconoscimento dei titoli e molto altro, vorrei sfatare un mito: ritengo che, a livello commerciale, l’Italia stia complessivamente beneficiando dall’applicazione provvisoria dell’accordo, che esclude solamente pochissime norme, tra cui una parte di quelle in materia di protezione degli investimenti e, soprattutto, quelle che prevedono l’istituzione di un meccanismo arbitrale internazionale di risoluzione delle controversie tra Stati Parte e investitori stranieri, l’ISDS (articolo 8.18 e seguenti), a suo tempo negoziato improvvidamente dalla Commissione Europea.

L’ISDS e meccanismi simili ci troveranno sempre contrari ed è principalmente per questo motivo, e non per l’impianto dell’accordo nel suo complesso, che continueremo con l’applicazione provvisoria senza avviare il processo di ratifica parlamentare. Delegare la giustizia a corpi esterni sovranazionali è contro il nostro interesse nazionale. Basta guardare a due casi recentissimi come l’ILVA e le Autostrade: se, per assurdo, questo meccanismo fosse operativo e al tempo stesso i vari Benetton o Mittal fossero canadesi, la giustizia italiana, al netto dei risvolti penali, sarebbe sostanzialmente impossibilitata a intervenire nella risoluzione delle controversie tra gli investitori e lo Stato. Lascio trarre le conclusioni di ciò a tutti quelli che, questa volta sì ideologicamente e aprioristicamente, sono fubinescamente favorevoli sempre e comunque alla firma di accordi commerciali a prescindere dal loro contenuto.

Questo tipo di approccio costituisce un pericolo concreto per gli interessi complessivi del Sistema Paese. Non è un caso che la stessa Commissione Europea, dopo l’infelice gestione del CETA, rigettato da ampie porzioni della società europea e, a più di cinque anni dalla firma, non ratificato da Italia, Germania, Francia, Belgio e Olanda (per citarne alcuni), nei negoziati più recenti abbia accantonato simili logiche omnicomprensive, preferendo invece concentrarsi su intese più limitate, sprovviste di meccanismi come l’ISDS e non richiedenti, come molto probabilmente avverrà per il trattato UE-Mercosur, la ratifica dei Paesi membri ai fini dell’entrata in vigore.

In conclusione, invece di provare, quotidianamente, a indebolire e sabotare chi, come me e il M5S, fa di tutto per difendere gli interessi nazionali, consiglio a Fubini di concentrarsi sul merito delle trappole in cui la nostra Italia rischia di cadere per colpa dell’avventurismo ideologico di una certa politica.

Il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani!

È ufficiale, parte il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani: con la “norma Fraccaro” stanziamo 2 miliardi e mezzo di euro da spendere per lo sviluppo sostenibile del Paese. Vogliamo archiviare l’era dei tagli agli enti locali facendo ripartire la crescita dell’Italia dai territori e dalla sostenibilità ambientale.

Già con la manovra 2018 e poi con il decreto Crescita abbiamo erogato 900 milioni di euro ai Comuni per realizzare opere di riqualificazione del territorio e di sviluppo sostenibile.

I dati diffusi dall’Anci e dall’Ance sugli effetti di queste misure sono a dir poco incoraggianti: ben il 98% dei Comuni ha utilizzato queste risorse e la spesa effettiva per gli investimenti, dopo 15 anni di progressivo calo, nel 2019 è aumentata per la prima volta del 16%. Per questo nell’ultima manovra abbiamo riproposto e reso strutturale la “norma Fraccaro” stanziando 500 milioni di euro nei prossimi 5 anni per tutti i Comuni.

2,5 miliardi con cui si apriranno almeno 8mila cantieri in tutta Italia.

Si potranno finanziare progetti per dotare gli immobili pubblici di impianti per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Inoltre, le risorse potranno essere impiegate per mettere in sicurezza strade, scuole ed edifici pubblici. Ancora, si potranno rimuovere le barriere architettoniche e realizzare progetti di mobilità sostenibile. Tutti i Comuni, in base al numero di abitanti, riceveranno già da subito risorse che fanno da un minimo di 50mila ad un massimo di 250mila euro che daranno un impulso decisivo alla crescita e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

La scelta di rendere strutturali i 500 milioni di euro l’anno servirà a dare certezza alle amministrazioni, che potranno programmare gli interventi, e solidità alla fase di sviluppo che questo Governo vuole inaugurare. La norma Fraccaro è un “Green Deal” locale da 2 miliardi e mezzo che darà finalmente nuovo impulso agli investimenti favorendo sviluppo sostenibile e occupazione, infrastrutture utili e tutela ambientale. È questa la novità che il M5S ha portato al Governo: diamo ai cittadini, ai territori e alle amministrazioni locali risposte concrete per far partire una nuova stagione di crescita del Paese.

Via l’amianto dall’Italia

Abbiamo deciso di contrastare l’amianto con tutte le risorse a disposizione.

Sono circa 2400 le scuole pubbliche in Italia in cui è stata riscontrata la presenza della fibra killer e che ancora devono essere sottoposte a un’accurata opera di bonifica.

Grazie al decreto del ministro Sergio Costa, stanziamo 385 milioni di euro per sconfiggere uno dei peggiori nemici dell’uomo e dell’ambiente.

Con questa misura, infatti, potremo finalmente rimuovere l’amianto da tutte le scuole e gli ospedali presenti sul territorio italiano e tutelare così la salute dei nostri figli e delle persone più fragili.

https://scontent.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/p720x720/82698375_10157658850015813_895331442324668416_o.jpg?_nc_cat=1&_nc_ohc=Uutk9FId1jMAX_By2Lm&_nc_ht=scontent.xx&_nc_tp=1002&oh=fc4b60fdf230430910a3f213d8f18441&oe=5EA425F2

1 milione dai presidenti M5S ai terremotati

NOI PRESIDENTE A 5 STELLE RISPARMIAMO 1 MILIONE. UN CONTRIBUTO PER I TERREMOTATI

Noi presidenti di Camera e Senato di tutte le commissioni abbiamo risparmiato la bellezza di circa 1 MILIONE DI EURO.
Sono risorse che si sono aggiunte alla lotta agli sprechi e ai privilegi della Camera dei Deputati che Roberto Fico e il M5S insieme agli uffici della Presidenza hanno realizzato.

Sono stato cancellati per sempre i vitalizi e il risparmio di 100 milioni di euro a cui i presidenti hanno contribuito sono stati destinati ai terremotati. Questa rivoluzione è sotto gli occhi di tutti ed abbiamo bisogno del vostro sostegno per farla diventare più forte

Restituzioni: numeri vs chiacchieroni

Il Movimento 5 stelle è l’unica forza politica i cui eletti restituiscono, o meglio dire donano, parte del loro stipendio!
Le restituzioni sono per noi fonte di orgoglio per due motivi: il primo perché dimostriamo, nella pratica, che si può fare politica anche senza i compensi che negli anni la politica si è autoelargita; secondo, perché questi soldi ritornano alla collettività, ai cittadini.
Da quando siamo entrati nelle istituzioni, abbiamo sempre con orgoglio tenuto fede a questo impegno.
I media italiani utilizzano però anche questo argomento per criticare il Movimento 5 Stelle.

Al solo scopo di fare chiarezza e in nome del principio di trasparenza, sulle restituzioni si precisa che fino ad ora i portavoce del Movimento 5 Stelle nelle istituzioni nazionali, regionali ed europee hanno restituito in totale oltre 106 milioni di euro. Di questi, circa 26 milioni sono stati destinati al microcredito per le imprese, grazie al quale sono state finanziate più di 6 mila attività che, a loro volta, hanno generato oltre 14 mila posti di lavoro (dati in aggiornamento perché in crescita)

Relativamente al conto destinato ai versamenti dei portavoce, il saldo disponibile a fine 2019 al netto degli impegni già presi è di 2.251.857,52 euro.

3 milioni di euro sono già destinati al progetto “Facciamo Scuola”, progetto che ha già consentito decine di interventi educativi e strutturali in tanti istituti scolastici italiani.

590.500 euro andranno invece al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili: il versamento della somma avverrà a breve.

Questi sono i fatti, questo è l’uso che viene fatto delle restituzioni dei portavoce del Movimento 5 Stelle.

Tutti i dati aggiornati sono consultabili a questo link: https://www.tirendiconto.it/parlamento/riepilogo_generale.php

Oltre 243.000€ per smontare le bugie e per ribadire vicinanza con l’Italia reale

C’è chi ha preferito diffamare i portavoce 5 stelle sulle restituzioni sapendo che c’era un termine a scaglioni e che non viene tutto aggiornato in tempo reale ma i fatti vengono sempre a galla.

Avanti insieme, come sempre, con spirito di gruppo e amore per ciò che si fa, senza protagonismi, senza interessi personali ma con lavoro duro, poche chiacchiere e dedizione per il prossimo, il rancore lasciamolo a chi ha fallito

https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/81848165_1597604463716137_52955228772761600_o.jpg?_nc_cat=104&_nc_ohc=wjOtOBBWkzQAQncf_WgaaJF3qR6_TwSOSg0-EvXF1d6CLXg2cjLDWgrwQ&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=87424c50c6dbb6604fab433ab49130ea&oe=5E9A01E6

Autostrade, finalmente la norma che revoca le concessioni ai Benetton

Nel decreto Milleproroghe abbiamo finalmente inserito una norma che riguarda le concessioni di Autostrade per l’Italia. Il decreto Milleproroghe è l’ultimo decreto che si approva durante l’anno, credo sia entrato in Gazzetta ieri o l’altro ieri.

REVOCA DELLE CONCESSIONI AD AUTOSTRADE!

Nel decreto Milleproroghe abbiamo inserito una norma che finalmente avvia un percorso che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton. Autostrade non ha fatto il suo dovere per mantenere il Ponte Morandi e anche in questi ultimi giorni in Liguria è crollato il tetto di una galleria. Dobbiamo riprenderci la gestione delle nostre strade!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 1 gennaio 2020

Questo decreto dice finalmente che si avvia un percorso, per alcune infrastrutture italiane ma anche in generale, che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton.
Tutti si sono scandalizzati, perché quando abbiamo messo questo decreto in Gazzetta è crollato il titolo in Borsa di Atlantia, ma come mai non si sono scandalizzati allo stesso modo quando è crollato il ponte Morandi?

Qui c’è un tema, che veramente assurdo, per cui è crollato il ponte Morandi ma non si sa di chi è la colpa, invece chi doveva fare la manutenzione erano i Benetton, e adesso ogni cosa che dici sulle concessioni autostradali è diventato un attentato al titolo in Borsa di Atlantia.

Attenzione, non facciamoci fregare. Anche perché non è che nessuno gestirà più le autostrade, i dipendenti avranno anche il passaggio di cantiere, quindi tutta la retorica sul fatto che si perdono i posti di lavoro è una sciocchezza.

Si perdono i profitti dei Benetton. Ed è giusto, perché non hanno fatto il loro dovere con la loro azienda Autostrade per l’Italia per manutenere quel ponte.

Ma non solo quel ponte, perché l’avete visto qualche giorno fa: in Liguria è crollato il tetto di una galleria delle autostrade. Ora io non voglio mettermi a commentare tutte le volte in cui crolla un viadotto autostradale, però io non sono tranquillo sul fatto che ci siano quei signori che non hanno mantenuto il ponte Morandi che oggi stanno gestendo 3.000 chilometri di autostrade d’Italia, su cui tutte le famiglie italiane si muovono ogni giorno.

Dobbiamo riprenderci quella gestione.

Nelle Regioni neo leghiste è allerta arancione

Arrivano, promettono mari e monti e portano a scorrazzare Salvini in tour elettorale per proclamare l’avvento del governo della concretezza. Poi, alla prova dei fatti, rimbalzano indietro con buona pace dei cittadini, ai quali lasciano in eredità la fregatura. È il marchio di fabbrica della Lega, quel partito che mentre parlava di mirabolanti manovre da 50 miliardi di euro (tanto spararla grossa è a costo zero) vedeva tre regioni, nelle quali governa con il centrodestra, alzare bandiera bianca e dichiarare l’esercizio provvisorio.

È quello che sta accadendo in questi giorni: la Sardegna di Christian Solinas, l’Umbria di Donatella Tesei e la Basilicata di Vito Bardi. Tutte finite o, che stanno per finire, in esercizio provvisorio, perché le maggioranze di governo regionali NON sono riuscite ad approvare in tempo il bilancio per il 2020.

La decisione è già stata formalizzata a Cagliari e a Perugia, a Potenza lo sarà a inizio anno. L’esercizio provvisorio è una sciagura per l’economia regionale e quindi per i cittadini, perché nei tre mesi della sua durata la Regione deve limitarsi all’ordinaria amministrazione e non può fare nuove spese e investimenti, come promesso in campagna elettorale.

In Sardegna il presidente Solinas è stato eletto a febbraio 2019, ma il “buongoverno” del centrodestra ci ha messo tre mesi per spartirsi le poltrone della Regione e varare la Giunta. Niente approvazione della legge di Bilancio, nonostante abbiano avuto 9 mesi di tempo.

Stessa cosa in Basilicata, dove Bardi è diventato governatore nel marzo scorso (qui per fare la giunta ci hanno messo “solo” due mesi).

Donatella Tesei è arrivata solo a settembre, ma agli umbri il Caroccio sotto l’albero ha già fatto trovare questo bel regalino.

In tutte e tre le occasioni Salvini aveva battuto le regioni da cima a fondo, assaggiando qualunque prodotto tipico possibile, spargendo fieramente promesse e poi, una volta fatto il danno, è sparito (in Sardegna per la questione quote latte ancora lo aspettano).

Questi sono i marziani della Lega, i professionisti che arrivano per cambiare le cose: in peggio.

Aiuti concreti alle famiglie grazie al M5S

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto.

Abbiamo quindi messo in campo una serie di azioni per supportare le persone nelle necessità di tutti i giorni. Per prima cosa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva che avrebbe significato una spesa di 600 euro in più a famiglia per l’acquisto di beni di cui non si può fare a meno, come pasta, pane e carne.

Abbiamo raddoppiato poi il bonus asili nido che passerà da 1.500 a 3.000 euro per le famiglie con Isee fino a 25.000 euro ed esteso il bonus bebè a tutte le famiglie, facendolo aumentare fino a 1.920 euro all’anno. Aiutiamo anche le mamme che non possono allattare con un bonus di 400 euro per l’acquisto di latte artificiale.

Per il diritto alla salute di tutti abbiamo abolito il superticket su visite specialistiche ed esami di laboratorio. Infine, manteniamo la nostra promessa di aiutare chi vive sotto la soglia di povertà confermando il Reddito di Cittadinanza.

Interventi mirati perché nessuno rimanga più indietro.

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto. Abbiamo quindi messo in campo una…

Pubblicato da Francesca Businarolo su Venerdì 27 dicembre 2019