Caporalato, arresti a Verona: “Clima di impunità e corruzione diffusa: vanno aumentati i controlli sul lavoro”

L’operazione della Guardia di Finanza di Soave (Verona) disegna uno scenario inquietante. Il caporalato, com’è stato dimostrato da altri episodi di cronaca, non è confinato ai campi del meridione ma è purtroppo endemico anche al Nord. E la parte peggiore consiste nel sistema che,  nel caso portato alla luce da finanzieri, copriva lo sfruttamento. Diversi “colletti bianchi” sono stati implicati, tra cui un medico del lavoro, due dipendenti dell’Inps e proprio un militare della Guardia di Finanza. Il governo sta già pensando a delle misure: la prima, annunciata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, prevede l’aumento degli ispettori del lavoro. Risulta evidente come molti dei casi emersi, incluso quello veronese, siano figli di un clima di omertà se non di complicità, con professionisti e impiegati pubblici che si trasformavano in truffatori e falsari, convinti di farla franca. Ci sono poi le vittime, a Foggia come a Verona e nel resto della Pianura Padana persone che sono tagliate fuori dalla società civile e che non hanno accesso e talvolta nemmeno coscienza dei loro diritti di base: non solo cittadini extracomunitari, ma anche italiani, resi disperati dalla disoccupazione. Se si ritiene che i migranti siano una risorsa per la nostra economia, in particolare per il settore agricolo, allora abbiamo anche il dovere morale, da cittadini di uno Stato attento alle condizioni di tutti, di fornire loro assistenza legale.

Agli uomini della Guardia di Finanza, che si sono trovati nella sgradevole situazione di indagare su di un loro collega e che hanno consentito di scoperchiare una simile vicenda va il plauso e il ringraziamento di tutti.

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