Intercettazioni, niente limiti né bavagli

Di seguito l’intervista del Ministro della Giustizia Bonafede al Fatto Quotidiano

La situazione in cui versa la magistratura è grave, e questa volta 4 pare anche seria. Così il ministro della Giustizia, il 5Stelle Alfonso Bonafede, non usa metafore: “Ora bisogna cambiare tutto per ripartire”.

Il neo presidente dell’Anm Luca Poniz parla di “gigantesca questione morale” e “di correnti degenerate in carrierismo”. Condivide?
Adesso più che le parole servono i fatti. Da ministro devo innanzitutto agire come titolare del potere disciplinare nei confronti di chi ha sbagliato. E bisogna avviare un pacchetto di riforme di cui in tanti hanno parlato in passato, senza fare nulla. Non c’è più spazio per i gattopardi.

Le intercettazioni delineano un rapporto distorto tra politici e magistrati che c’è sempre stato, o rappresentano qualcosa di nuovo?
Delle degenerazioni del correntismo si parla da anni, ed è stato su mio impulso che nel contratto di governo è stata inserita la riforma del Csm, proprio per reagire a questo. Però il fatto che alcuni politici discutessero con dei togati delle nomine in procure rappresenta un elemento in più.

L’ex ministro Luca Lotti ha rivendicato di non aver commesso alcun reato parlando con i magistrati.
Sul singolo fatto non entro, visto che ho aperto un procedimento su quella intercettazione. Dopodiché la rilevanza penale non c’entra nulla con quanto accaduto. Qui si pone una questione morale enorme, anche per i politici.

Con il Fatto, il deputato Cosimo Ferri ha sostenuto di essere stato intercettato in modo illegittimo tramite un trojan nel telefono del giudice Palamara: “Ci vuole la preventiva autorizzazione quando il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell’attività di captazione”. Ha ragione?
Non commento. Però rivendico il fatto che la legge spazzacorrotti abbia dato agli inquirenti uno strumento fondamentale come il trojan, che in cinque mesi sta facendo emergere sistemi di corruzione in tutta Italia. E ha fatto scoprire anche lo scandalo del Csm.

Come vuole cambiarlo il Consiglio? Su La Stampa il presidente di Unicost Mariano Sciacca ha sostenuto che scegliere i membri tramite sorteggio favorirebbe le lobby e le massonerie.
Il sorteggio è una delle opzioni. Ma di certo non sarebbe una forma di sorteggio puro, incostituzionale e sbagliato. Uno degli elementi di partenza sarà ridurre le dimensioni dei collegi, così che i magistrati possano votare colleghi bravi e non imposti dalle correnti nazionali. Detto questo, sul metodo di elezione del Csm dovrà avere un ruolo centrale il Parlamento: non può essere un governo a deciderlo da solo. Ma l’attuale sistema non regge più. Lo conferma anche l’ultima elezione dei quattro posti per i pm nel Consiglio, per cui c’erano stati quattro candidati: uno per corrente.

Molti chiedono di mettere fine “alle porte girevoli” dentro la magistratura.
Io voglio ripristinare l’incompatibilità tra la permanenza nel Csm e gli incarichi direttivi. Chi avrà fatto parte del Consiglio per i cinque anni successivi non potrà andare a dirigere una Procura.

Per Matteo Salvini “è indegno leggere intercettazioni senza alcun rilievo penale”. E per la ministra della Lega Giulia Bongiorno servono “sanzioni per chi pubblichi trascrizioni gossip”. Su questo voi del M5S e il Carroccio siete lontanissimi.
Con la Lega ho avuto sempre un rapporto costruttivo: abbiamo approvato assieme la Spazzacorrotti. e con Salvini stiamo lavorando per il rientro dei detenuti stranieri nei loro Paesi. Però ogni tanto preferirei ascoltare di persona le loro proposte anziché leggerle sui giornali.

La Lega vuole limitare le intercettazioni, voi no.
Tramite le nuove tecnologie si possono blindare le intercettazioni, evitando la fuga di notizie prima che entrino in possesso delle persone coinvolte. E condivido che non vadano diffusi fatti privati o che riguardano terzi. Ma il diritto all’informazione non può essere limitato.

Come si traccia il confine?
Va pubblicato ciò che ha rilevanza pubblica, e il confine è già tracciato dal diritto. La privacy, per me sacrosanta, è già tutelata dalla legge.

Bongiorno vuole sanzioni.
Non conosco la proposta.

Ciò che sta venendo letto sul Csm andava pubblicato? 
È giusto che i giornalisti raccontino quanto accaduto. Qualcuno magari si è spinto troppo oltre citando soggetti palesemente estranei ai fatti.

Lei dirà no a un bavaglio?
Con me non ci sarà. Non si può tornare indietro con le lancette dell’orologio.

Mercoledì è previsto un vertice di governo sulla giustizia. Salvini e Di Maio ci saranno?
Penso che Salvini ci sarà, visto che in Consiglio dei ministri abbiamo discusso assieme di farlo. Vediamo se potrà partecipare anche Luigi.

Lavoro, siamo sulla strada giusta

Qualcuno profetizzava che smontando il Jobs act sarebbe arrivata l’invasione delle cavallette, si sarebbero persi migliaia di posti di lavoro e sarebbe saltato per aria il Paese. Beh, si sbagliavano.
dati diffusi in questi giorni dall’Istat dicono che sono aumentate le persone che hanno un lavoro. Nei primi tre mesi di quest’anno ci sono 25 mila nuovi occupati e si prevedono 144 mila nuovi assunti per tutto il 2019.

Allo stesso tempo diminuisce anche il tasso di disoccupazione che scende al 10,4% (era al 10,6%).

Questi numeri non servono per dire che siamo bravi. Servono per dire che bisognava fare il contrario di quello che hanno fatto Pd e compagnia cantante, cioè rendere più conveniente assumere a tempo indeterminato, e noi abbiamo iniziato a luglio dell’anno scorso con il Decreto che abbiamo chiamato – non a caso – Decreto Dignità. Adesso andremo avanti, sappiamo bene che la strada è lunga ancora, ma imprenditori e cittadini hanno dimostrato che non è tagliando i diritti che si fa ripartire l’Italia. È dando più diritti, più fiducia, più sicurezza alle persone per progettare la loro vita che troviamo la strada giusta.

Sotto il vestito green del Pd solo chiacchiere e inquinamento

Cosa fai quando sei al governo, dichiari di essere ambientalista e puoi cambiare davvero le cose? Se ti chiami Partito democratico, non fai un bel niente per l’ambiente e fai tanto per i tuoi amici inquinatori. Se poi finisci all’opposizione, ti ricordi che un tempo ti dichiaravi ambientalista e torni a fare propaganda, ma senza uno straccio di credibilità.

È esattamente così che si è comportato il Pd, che dopo averne fatte di tutti i colori, oggi cerca di coprire con una mano di verde le sue scelte scellerate contro l’ambiente e la salute: dal via libera a trivellare il nostro mare, agli incentivi a discariche e inceneritori. Ma sotto il vestito green del partito di Zingaretti continua a non esserci nulla di ambientalista e lo conferma anche l’assurdo emendamento al decreto Crescita che Francesco Boccia, deputato PD, ha presentato: pretendeva che il Parlamento approvasse una non meglio specificata decarbonizzazione entro il 2040.

Gliel’abbiamo dichiarato inammissibile e sapete perché? Tanto per cominciare, perché l’Italia ha messo nero su bianco per iscritto in un documento vincolante mandato alla commissione UE la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025. E questo è un fatto. E poi perché Boccia chiede la decarbonizzazione totale al 2040, mentre il nostro Piano Nazionale Integrato Energia e Ambiente, presentato pochi mesi fa dal ministro Costa, ha come orizzonte il 2030. E poi c’è la Strategia al 2050 su cui si stiamo lavorando. Non è certo un emendamento da 50 milioni di Euro che può condurre l’Italia alla decarbonizzazione totale. Questi sono i classici emendamenti che il Pd presenta per farne comunicati stampa e illudersi di ripulirsi la coscienza. Non è con un finto colpo di spugna che si esce dal carbone e men che meno dall’economia del carbonio, a maggior ragione se si devono fare i conti con il risultato delle politiche pro-fossili dei passati governi a guida Pd.

Tanto per cominciare, il Pd ha avuto la possibilità di decarbonizzare davvero l’economia italiana, cioè riconvertirla avviando l’abbandono delle fonti fossili a partire da carbone e petrolio, quando era al governo. Perché non lo ha fatto? Semplice: le lobby con cui andava a braccetto non volevano. Non a caso, nella Strategia energetica nazionale che avevano messo a punto Renzi e Calenda la decarbonizzazione era una chimera. Nel 2016 questi signori sono stati in prima linea nel boicottare il referendum contro le trivellazioni mentre noi, dopo meno di un anno di governo, abbiamo fermato 157 permessi di ricerca di idrocarburi e bloccato 8 nuovi pozzi di petrolio, eliminando per giunta gli incentivi agli inceneritori. Parlano le azioni concrete, in entrambi i casi, e dicono chiaramente chi ha l’ambiente nel proprio Dna e chi invece prova ad appiccicarsi addosso una patina green che si è subito scrostata lasciando intravedere solo chiacchiere e inquinamento.

Tornando al Pd e a Boccia, solleva un polverone presentando un emendamento senza i fondamenti tecnici e per questo inattuabile. La maggioranza giustamente lo respinge e lui che fa? Arma la macchina della propaganda, con la complicità di alcuni giornali che non si prendono la briga di verificare ciò che davvero c’è dentro la sua proposta.

E’ fin troppo facile smascherare i giochetti del Pd. La decarbonizzazione è una cosa seria e grazie alla sensibilità dei nostri ministri ci stiamo lavorando dal primo giorno, facendo in modo che la riconversione in chiave ecologica dell’economia rappresenti anche un’opportunità per redistribuire il benessere, tutelare la salute dei cittadini e creare posti di lavoro.

I fatti dicono che noi abbiamo deciso lo stop alle trivelle e detto sì agli incentivi per la riqualificazione energetica e per l’economia circolare. Energie pulite ed efficienza vanno di pari passo con la salute, il rispetto del nostro pianeta e la creazione di posti di lavoro. E’ il 2019, baby, svegliamoci.

Più trasparenza e meritocrazia: Whistleblowing anche per i magistrati

Il malaffare si combatte soprattutto garantendo trasparenza e meritocrazia. Ecco perché, a fronte della vicenda giudiziaria che da settimane sta investendo il Consiglio Superiore della Magistratura,    anche per gli operatori della giustizia ci sono delle novità importanti in vista. Gli effetti del nostro impegno nella lotta alla corruzione sono sotto gli occhi di tutti: la legge “spazzacorrotti” e la nuova norma sul “whistleblowing” stanno producendo grandi risultati ed è arrivato il momento di dotare anche gli uffici giudiziari di un ulteriore sistema di “anticorpi” adeguato all’importanza della loro funzione. La crescita esponenziale dei whistleblower a partire dalla nostra legge–  recentemente, sottolineata dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone – è un dato che non può essere trascurato.

Anche i magistrati e gli addetti ai lavori devono poter contare sulla possibilità di segnalare in tutta sicurezza eventuali illeciti di cui sono testimoni o dei quali vengono a conoscenza nello svolgimento della propria attività. E’ solamente una delle proposte in arrivo per il comparto giustizia e non a caso è quella che riguarderà le sedi giudiziarie soprattutto nella loro quotidianità. Tutelare un servizio primario come quello svolto da pm, giudici e avvocati, significa per prima cosa migliorare un servizio per i cittadini che ogni giorno entrano in contatto con procure e tribunali. Anche questo è un modo per restituire agli italiani una giustizia concreta, più sana, più efficace e credibile.

L’idea, sulla falsa riga del “whistleblowing”, è quella di creare una piattaforma informatica dedicata alle segnalazioni, attraverso la quale soggetti qualificati possano trasmettere in forma criptata le proprie segnalazioni. In questo modo, ad esempio pubblici ministeri, giudici, avvocati e personale giudiziario potranno fornire un ulteriore contributo per la legalità e svolgere una capillare funzione di controllo dall’interno. Il tutto senza correre alcun rischio, perché coperti dall’anonimato. Grazie a questo meccanismo sarà finalmente possibile segnalare irregolarità, ritardi, disordine nella gestione, assenze e situazioni di presunto conflitto di interesse. Circostanze che, una volta verificate, potrebbero portare a provvedimenti rapidi e appropriati ai problemi. 

La questione che solamente negli ultimi giorni si è palesata con il caso Csm è complessa e indica la necessità di  un intervento altrettanto strutturato e sicuro. Proprio per questo, al di là dell’organicità della proposta alla quale stiamo lavorando, l’impianto che abbiamo pensato per arginare i comportamenti scorretti nei palazzi di giustizia prevede dei “paletti” per i segnalatori. Nel caso in cui le “denunce” risultassero infondate per un certo numero di volte il whistleblower sarà sottoposto a sanzioni, come è giusto che sia, a tutela di chi lavora seriamente e dell’intero sistema.

La nostra giustizia non ha bisogno di essere rappezzata con toppe che, da qui a qualche anno, rischiano di risultare peggiori del buco. Serve un’azione profonda, capace di garantire tutti i gli attori del sistema e di portare un vera e propria rivoluzione culturale in materia di trasparenza e valorizzazione del merito ed è esattamente ciò che siamo pronti a dare al Paese. Parliamo di una norma che potrebbe essere valida anche per lo stesso Csm che oggi vive una delle pagina più difficili della sua storia, e che deve essere sostenuto anche con strumenti nuovi e più efficaci per il suo futuro. La legge “spazzacorrotti” e il “whistleblowing” hanno segnato un cambio di mentalità che i cittadini stanno recependo e che sta dando i frutti sperati. Con gli stessi principi,  siamo pronti a scrivere un’altra pagina fondamentale per la legalità e il buon funzionamento della Giustizia.

ECCO I PRINCIPALI ECO-STANZIAMENTI IN UN ANNO AL GOVERNO

Non fatevi ingannare da chi cerca di sminuire il nostro lavoro diffondendo false notizie!
C’è ancora tantissimo da fare per la tutela dell’ambiente e per la messa in sicurezza del territorio italiano, ma dopo un anno rivendichiamo con orgoglio il frutto del nostro lavoro.

Ecco ALCUNI DEI NOSTRI PRINCIPALI STANZIAMENTI:
1⃣ Abbiamo investito 11 MILIARDI di euro, nel piano#ProteggItalia per contrastare il dissesto ideologico
2⃣ 400 MILIONI per ridurre lo smog e migliorare la qualità dell’aria 
3⃣ 500 MILIONI ai Comuni per l’efficienza energetica
4⃣ 500 MILIONI per la costruzione di ciclovie turistiche e per la mobilità sostenibile.

Questa è solo una parte delle prime azioni, che potevano essere compiute da chiunque fosse stato al Governo prima di noi, ma così non è stato!

FACCIAMOLO SAPERE A TUTTI

ECCO I PRINCIPALI ECO-STANZIAMENTI IN UN ANNO AL GOVERNONon fatevi ingannare da chi cerca di sminuire il nostro lavoro…

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 5 giugno 2019

Stop ai finanziamenti all’editoria

Su Radio Radicale, diciamo finalmente le cose come stanno. Cori di giornali si levano accusandoci di volere “zittire”, “silenziare”, “limitare la libertà di espressione” della radio. Bene, qui nessuno mette in dubbio che Radio Radicale abbia svolto un servizio importante finora. E sarebbe bello che qualcuno smettesse di accusare per partito preso (è proprio il caso di dirlo…) e iniziasse a diffondere i dati veri. 

Radio Radicale è una radio privata, di partito (più del 62% delle quote è dell’Associazione politica Lista Marco Pannella), che lo Stato italiano ha finanziato fino ad oggi, per quasi 30 anni, con 250 milioni di euro (di soldi vostri). All’inizio per questa radio privata è stata fatta una gara ad hoc, con requisiti cuciti su misura ai quali solo Radio Radicale poteva rispondere, affinché le venisse dato in concessione il servizio di trasmissione delle attività di Camera e Senato.

Doveva essere una soluzione temporanea, per consentire al servizio pubblico Rai di organizzarsi con un proprio canale radio (non lo diciamo noi, è scritto nero su bianco negli atti e nei decreti). Invece, dopo la prima gara negli anni ’90, non c’è stato più nulla: niente più gare (vere), né indagini di mercato, né valutazioni economiche, né organizzazione in Rai. Solo proroghe, proroghe e ancora proroghe di un privilegio a beneficio di una radio privata, fino ad oggi. Parliamo di ben 17 (diciassette) decreti mai convertiti in legge.

Secondo voi, è questo il concetto di “libero mercato” e “democrazia”? Secondo noi, no, ed è per questo che adesso che siamo al governo vogliamo risolvere questa anomalia all’italiana, chiamiamola così. 

Nessuno qui vuole chiudere Radio Radicale. Noi vogliamo fare una cosa più importante: affermare che una radio privata, tra i cui soci c’è una holding finanziaria, la Lillo SpA, che vale due miliardi di Euro, non può stare in piedi solo grazie ai soldi delle vostre tasse, soldi pubblici. Radio Radicale non deve avere più diritti di altre radio private! Ci chiediamo perché il ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Luigi Di Maio, dovrebbe continuare a dare a una radio privata circa 10 milioni di Euro ogni anno per un servizio che può costare molto meno! La vera domanda è perché nessun partito finora ha avuto il coraggio di dirlo e di cambiare. 

Ed è per questo che proprio oggi abbiamo depositato, d’accordo con la Lega, una mozione con cui facciamo prendere due impegni al Governo: il primo, è volto a non rinnovare la concessione senza una vera gara; e il secondo è a mettere in sicurezza e digitalizzare gli archivi di Radio Radicale, che rappresentano una risorsa preziosa. 

Il MoVimento 5 Stelle è al governo solo per un motivo: per cambiare le cose.

Con gradualità, con buon senso, ma anche con determinazione. Noi siamo per lo stop ai finanziamenti pubblici all’editoria e a favore del pluralismo, che è cosa ben diversa dal finanziare con soldi degli italiani qualche editore, come è avvenuto finora. 
Nessun italiano deve più pagare di tasca sua per giornali ed emittenti private. Ci sembra buon senso.

Una sanità meritocratica è veramente al servizio dei cittadini

Una sanità che funziona è prima di tutto una sanità che tiene fuori interessi di potere ed i raccomandati. Vogliamo che chi entra in un ospedale sia certo che chi gestisce la struttura e i servizi lo fa perché competente e meritevole di ricoprire quel ruolo, non perché amico del politico di turno. Questo per un semplice motivo: perché se una persona ha le mani libere per agire e non deve ricambiare i favori di qualcuno, allora sarà veramente interessato al bene dei cittadini. Alla Camera, abbiamo compiuto un altro grande passo per togliere finalmente le mani dei partiti dalla sanità nelle Regioni commissariate, cioè quelle in cui i cittadini, più che nelle altre, subiscono disservizi e malagestione.

Grazie al decreto Calabria (approvato con il voto contrario di PD, Forza Italia, Leu e Fratelli d’Italia), i vertici di Asl e ospedali di Lazio, Molise, Campania e Calabria potranno essere nominati esclusivamente sulla base di una graduatoria di merito e per le loro competenze. Quindi basta nomine politicizzate! La nostra ricetta per risollevare la sanità pubblica dalla decadenza a cui siamo stati abituati prevede due ingredienti essenziali: meritocrazia e legalità. Con un solo provvedimento agiamo su vari livelli: intanto rimettiamo sui giusti binari la sanità calabrese, consumata da infiltrazioni criminali, paralizzata in condizioni pessime e con un disavanzo di bilancio di quasi 170 milioni.

Ma prevediamo altre importantissime misure che permetteranno di assumere migliaia di persone tra medici, infermieri e personale sanitario. Come? Sbloccando il turnover per le Regioni in piano di rientro e modificando il tetto di spesa per il personale in tutta Italia. In questo modo contrastiamo il precariato nella sanità e riduciamo anche l’attesa per visite ed esami, perché più medici vuol dire servizi più efficienti. La sanità italiana, anche grazie al decreto Calabria, torna ad essere dalla parte dei cittadini!

Grazie

Un ringraziamento di cuore a chi ha votato 5 Stelle. Non è facile muoversi dalle barricate dell’opposizione ai banchi del governo, peraltro con un alleato con cui c’è un duro confronto dialettico: noi ci stiamo provando.

Questo passaggio crea sempre scontento e provoca perdita di consenso: fa parte della fisiologia della politica. Io rivendico le nostre battaglie per un Veneto più pulito in tutti i sensi: dalle discariche all’aria, dalle liste elettorale alle istituzioni.

Continuerò, continueremo, a lavorare per il bene comune, perché questa è la strada giusta. Dovremo, certamente, lavorare di più sul fronte dell’organizzazione: non sempre siamo riusciti a comunicare ai cittadini quanto fatto. È un punto critico già emerso in molte discussioni all’interno del nostro Movimento e dal quale è assolutamente necessario ripartire per migliorare gli errori del passato.

Ancora bufale sulle Pensioni. Tocca a Zingaretti coprirsi di ridicolo

Siamo all’assurdo. Il segretario di un partito che ha votato la Legge Fornero nel 2012 si permette di attaccare il MoVimento sulle pensioni, accusandoci in un tweet delirante di averle tagliate a 6 milioni di italiani. E’ esattamente il contrario: È nella Legge di Bilancio approvata a fine 2018 abbiamo infatti aumentato la percentuale di rivalutazione delle pensioni fino a 9 volte il trattamento minimo. Significa che fino a 1.500 euro lordi le pensioni aumenteranno esattamente quanto il costo della vita (rivalutazione al 100%) e fino ai 4.500 euro lordi si rivaluteranno più di quanto avrebbero fatto se al governo ci fosse ancora il Pd, come si vede da questa tabella:

Facciamo chiarezza una volta per tutte.

Fu il governo Letta ad approvare nel 2014 un meccanismo di rivalutazione a cinque scaglioni, dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato il precedente schema del governo Monti. Renzi prorogò fino al 31 dicembre 2018 il meccanismo di Letta, mentre con la Manovra di quest’anno siamo intervenuti noi, aumentando la percentuale di rivalutazione applicata dai governi del Pd. Solo oltre i 4.500 euro lordi chiederemo un contributo maggiore rispetto agli anni passati, e ne andiamo orgogliosi. Togliere a chi ha troppo per dare a chi ha poco per noi è un dovere morale.

Zingaretti poi dimentica qualche altro dettaglio: il nostro è stato il primo governo dopo tanti anni ad aumentare gli assegni più bassi. Grazie alla Pensione di Cittadinanza stiamo mettendo fine all’odioso fenomeno dei pensionati in povertà. Con Quota 100, inoltre, abbiamo smontato il primo pezzo di Legge Fornero garantendo a chi ha lavorato 38 anni e ne ha almeno 62 di età di andare in pensione molto prima. Un principio di giustizia sociale che libera posti di lavoro per i giovani.

Il segretario del Partito Democratico prima di lanciare accuse senza fondamento guardi in casa sua, dove il tesoriere che lui ha nominato, Luigi Zanda, ha presentato due proposte di legge: una per aumentare gli stipendi dei parlamentari e reintrodurre i vitalizi, che ha ritirato solo grazie alla nostra denuncia, e una per reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti. Con che faccia Zingaretti, che ormai è diventato il garante dei privilegi e il tutore della Casta, ora viene a farci la morale? Magari è solo preoccupato per il taglio alla pensione d’oro del suo nuovo amico Cirino Pomicino, che ha promesso di portargli un po’ di voti alle Europee…

Il 26 maggio sosteniamo il MoVimento 5 Stelle. Continuare X Cambiare!

Domani si vota sulle restituzioni

Domani, martedì 21 maggio, gli iscritti all’Associazione MoVimento 5 Stelle abilitati ad accedere a Rousseau, saranno chiamati a votare per decidere sulle restituzioni. La votazione sarà attiva dalle 10.00 alle 19.00 nella nuova area voto di Rousseau e ogni iscritto avrà a disposizione una preferenza.

Dobbiamo decidere dove destinare 2.000.000 di euro delle restituzioni che derivano dal taglio degli stipendi dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle.

Le tre opzioni sono:
1 – Fondo per la povertà educativa infantile che serve per rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori conibambini.org
2 – Fondo per il diritto al lavoro dei disabili che ha l’obbiettivo di sostenere con incentivi i datori di lavoro che effettuano assunzioni di lavoratori con disabilità, nonché finanziare i progetti sperimentali di inclusione lavorativa delle persone con disabilità da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Social.
3 – Fondo contro la violenza su donne che finanzia, tramite comuni e regioni, i centri antiviolenza su tutto il territorio italiano

Ogni voto conta! I soldi delle restituzioni saranno distribuiti a ogni fondo come indicato dalle percentuali del voto. La tua scelta darà un concreto aiuto economico al fondo che sceglierai di votare.