Il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani!

È ufficiale, parte il più grande piano di investimenti diretti per i Comuni italiani: con la “norma Fraccaro” stanziamo 2 miliardi e mezzo di euro da spendere per lo sviluppo sostenibile del Paese. Vogliamo archiviare l’era dei tagli agli enti locali facendo ripartire la crescita dell’Italia dai territori e dalla sostenibilità ambientale.

Già con la manovra 2018 e poi con il decreto Crescita abbiamo erogato 900 milioni di euro ai Comuni per realizzare opere di riqualificazione del territorio e di sviluppo sostenibile.

I dati diffusi dall’Anci e dall’Ance sugli effetti di queste misure sono a dir poco incoraggianti: ben il 98% dei Comuni ha utilizzato queste risorse e la spesa effettiva per gli investimenti, dopo 15 anni di progressivo calo, nel 2019 è aumentata per la prima volta del 16%. Per questo nell’ultima manovra abbiamo riproposto e reso strutturale la “norma Fraccaro” stanziando 500 milioni di euro nei prossimi 5 anni per tutti i Comuni.

2,5 miliardi con cui si apriranno almeno 8mila cantieri in tutta Italia.

Si potranno finanziare progetti per dotare gli immobili pubblici di impianti per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Inoltre, le risorse potranno essere impiegate per mettere in sicurezza strade, scuole ed edifici pubblici. Ancora, si potranno rimuovere le barriere architettoniche e realizzare progetti di mobilità sostenibile. Tutti i Comuni, in base al numero di abitanti, riceveranno già da subito risorse che fanno da un minimo di 50mila ad un massimo di 250mila euro che daranno un impulso decisivo alla crescita e al miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

La scelta di rendere strutturali i 500 milioni di euro l’anno servirà a dare certezza alle amministrazioni, che potranno programmare gli interventi, e solidità alla fase di sviluppo che questo Governo vuole inaugurare. La norma Fraccaro è un “Green Deal” locale da 2 miliardi e mezzo che darà finalmente nuovo impulso agli investimenti favorendo sviluppo sostenibile e occupazione, infrastrutture utili e tutela ambientale. È questa la novità che il M5S ha portato al Governo: diamo ai cittadini, ai territori e alle amministrazioni locali risposte concrete per far partire una nuova stagione di crescita del Paese.

Via l’amianto dall’Italia

Abbiamo deciso di contrastare l’amianto con tutte le risorse a disposizione.

Sono circa 2400 le scuole pubbliche in Italia in cui è stata riscontrata la presenza della fibra killer e che ancora devono essere sottoposte a un’accurata opera di bonifica.

Grazie al decreto del ministro Sergio Costa, stanziamo 385 milioni di euro per sconfiggere uno dei peggiori nemici dell’uomo e dell’ambiente.

Con questa misura, infatti, potremo finalmente rimuovere l’amianto da tutte le scuole e gli ospedali presenti sul territorio italiano e tutelare così la salute dei nostri figli e delle persone più fragili.

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1 milione dai presidenti M5S ai terremotati

NOI PRESIDENTE A 5 STELLE RISPARMIAMO 1 MILIONE. UN CONTRIBUTO PER I TERREMOTATI

Noi presidenti di Camera e Senato di tutte le commissioni abbiamo risparmiato la bellezza di circa 1 MILIONE DI EURO.
Sono risorse che si sono aggiunte alla lotta agli sprechi e ai privilegi della Camera dei Deputati che Roberto Fico e il M5S insieme agli uffici della Presidenza hanno realizzato.

Sono stato cancellati per sempre i vitalizi e il risparmio di 100 milioni di euro a cui i presidenti hanno contribuito sono stati destinati ai terremotati. Questa rivoluzione è sotto gli occhi di tutti ed abbiamo bisogno del vostro sostegno per farla diventare più forte

Restituzioni: numeri vs chiacchieroni

Il Movimento 5 stelle è l’unica forza politica i cui eletti restituiscono, o meglio dire donano, parte del loro stipendio!
Le restituzioni sono per noi fonte di orgoglio per due motivi: il primo perché dimostriamo, nella pratica, che si può fare politica anche senza i compensi che negli anni la politica si è autoelargita; secondo, perché questi soldi ritornano alla collettività, ai cittadini.
Da quando siamo entrati nelle istituzioni, abbiamo sempre con orgoglio tenuto fede a questo impegno.
I media italiani utilizzano però anche questo argomento per criticare il Movimento 5 Stelle.

Al solo scopo di fare chiarezza e in nome del principio di trasparenza, sulle restituzioni si precisa che fino ad ora i portavoce del Movimento 5 Stelle nelle istituzioni nazionali, regionali ed europee hanno restituito in totale oltre 106 milioni di euro. Di questi, circa 26 milioni sono stati destinati al microcredito per le imprese, grazie al quale sono state finanziate più di 6 mila attività che, a loro volta, hanno generato oltre 14 mila posti di lavoro (dati in aggiornamento perché in crescita)

Relativamente al conto destinato ai versamenti dei portavoce, il saldo disponibile a fine 2019 al netto degli impegni già presi è di 2.251.857,52 euro.

3 milioni di euro sono già destinati al progetto “Facciamo Scuola”, progetto che ha già consentito decine di interventi educativi e strutturali in tanti istituti scolastici italiani.

590.500 euro andranno invece al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili: il versamento della somma avverrà a breve.

Questi sono i fatti, questo è l’uso che viene fatto delle restituzioni dei portavoce del Movimento 5 Stelle.

Tutti i dati aggiornati sono consultabili a questo link: https://www.tirendiconto.it/parlamento/riepilogo_generale.php

Oltre 243.000€ per smontare le bugie e per ribadire vicinanza con l’Italia reale

C’è chi ha preferito diffamare i portavoce 5 stelle sulle restituzioni sapendo che c’era un termine a scaglioni e che non viene tutto aggiornato in tempo reale ma i fatti vengono sempre a galla.

Avanti insieme, come sempre, con spirito di gruppo e amore per ciò che si fa, senza protagonismi, senza interessi personali ma con lavoro duro, poche chiacchiere e dedizione per il prossimo, il rancore lasciamolo a chi ha fallito

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Autostrade, finalmente la norma che revoca le concessioni ai Benetton

Nel decreto Milleproroghe abbiamo finalmente inserito una norma che riguarda le concessioni di Autostrade per l’Italia. Il decreto Milleproroghe è l’ultimo decreto che si approva durante l’anno, credo sia entrato in Gazzetta ieri o l’altro ieri.

REVOCA DELLE CONCESSIONI AD AUTOSTRADE!

Nel decreto Milleproroghe abbiamo inserito una norma che finalmente avvia un percorso che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton. Autostrade non ha fatto il suo dovere per mantenere il Ponte Morandi e anche in questi ultimi giorni in Liguria è crollato il tetto di una galleria. Dobbiamo riprenderci la gestione delle nostre strade!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 1 gennaio 2020

Questo decreto dice finalmente che si avvia un percorso, per alcune infrastrutture italiane ma anche in generale, che ci permetterà di revocare le concessioni ai Benetton.
Tutti si sono scandalizzati, perché quando abbiamo messo questo decreto in Gazzetta è crollato il titolo in Borsa di Atlantia, ma come mai non si sono scandalizzati allo stesso modo quando è crollato il ponte Morandi?

Qui c’è un tema, che veramente assurdo, per cui è crollato il ponte Morandi ma non si sa di chi è la colpa, invece chi doveva fare la manutenzione erano i Benetton, e adesso ogni cosa che dici sulle concessioni autostradali è diventato un attentato al titolo in Borsa di Atlantia.

Attenzione, non facciamoci fregare. Anche perché non è che nessuno gestirà più le autostrade, i dipendenti avranno anche il passaggio di cantiere, quindi tutta la retorica sul fatto che si perdono i posti di lavoro è una sciocchezza.

Si perdono i profitti dei Benetton. Ed è giusto, perché non hanno fatto il loro dovere con la loro azienda Autostrade per l’Italia per manutenere quel ponte.

Ma non solo quel ponte, perché l’avete visto qualche giorno fa: in Liguria è crollato il tetto di una galleria delle autostrade. Ora io non voglio mettermi a commentare tutte le volte in cui crolla un viadotto autostradale, però io non sono tranquillo sul fatto che ci siano quei signori che non hanno mantenuto il ponte Morandi che oggi stanno gestendo 3.000 chilometri di autostrade d’Italia, su cui tutte le famiglie italiane si muovono ogni giorno.

Dobbiamo riprenderci quella gestione.

Nelle Regioni neo leghiste è allerta arancione

Arrivano, promettono mari e monti e portano a scorrazzare Salvini in tour elettorale per proclamare l’avvento del governo della concretezza. Poi, alla prova dei fatti, rimbalzano indietro con buona pace dei cittadini, ai quali lasciano in eredità la fregatura. È il marchio di fabbrica della Lega, quel partito che mentre parlava di mirabolanti manovre da 50 miliardi di euro (tanto spararla grossa è a costo zero) vedeva tre regioni, nelle quali governa con il centrodestra, alzare bandiera bianca e dichiarare l’esercizio provvisorio.

È quello che sta accadendo in questi giorni: la Sardegna di Christian Solinas, l’Umbria di Donatella Tesei e la Basilicata di Vito Bardi. Tutte finite o, che stanno per finire, in esercizio provvisorio, perché le maggioranze di governo regionali NON sono riuscite ad approvare in tempo il bilancio per il 2020.

La decisione è già stata formalizzata a Cagliari e a Perugia, a Potenza lo sarà a inizio anno. L’esercizio provvisorio è una sciagura per l’economia regionale e quindi per i cittadini, perché nei tre mesi della sua durata la Regione deve limitarsi all’ordinaria amministrazione e non può fare nuove spese e investimenti, come promesso in campagna elettorale.

In Sardegna il presidente Solinas è stato eletto a febbraio 2019, ma il “buongoverno” del centrodestra ci ha messo tre mesi per spartirsi le poltrone della Regione e varare la Giunta. Niente approvazione della legge di Bilancio, nonostante abbiano avuto 9 mesi di tempo.

Stessa cosa in Basilicata, dove Bardi è diventato governatore nel marzo scorso (qui per fare la giunta ci hanno messo “solo” due mesi).

Donatella Tesei è arrivata solo a settembre, ma agli umbri il Caroccio sotto l’albero ha già fatto trovare questo bel regalino.

In tutte e tre le occasioni Salvini aveva battuto le regioni da cima a fondo, assaggiando qualunque prodotto tipico possibile, spargendo fieramente promesse e poi, una volta fatto il danno, è sparito (in Sardegna per la questione quote latte ancora lo aspettano).

Questi sono i marziani della Lega, i professionisti che arrivano per cambiare le cose: in peggio.

Aiuti concreti alle famiglie grazie al M5S

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto.

Abbiamo quindi messo in campo una serie di azioni per supportare le persone nelle necessità di tutti i giorni. Per prima cosa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva che avrebbe significato una spesa di 600 euro in più a famiglia per l’acquisto di beni di cui non si può fare a meno, come pasta, pane e carne.

Abbiamo raddoppiato poi il bonus asili nido che passerà da 1.500 a 3.000 euro per le famiglie con Isee fino a 25.000 euro ed esteso il bonus bebè a tutte le famiglie, facendolo aumentare fino a 1.920 euro all’anno. Aiutiamo anche le mamme che non possono allattare con un bonus di 400 euro per l’acquisto di latte artificiale.

Per il diritto alla salute di tutti abbiamo abolito il superticket su visite specialistiche ed esami di laboratorio. Infine, manteniamo la nostra promessa di aiutare chi vive sotto la soglia di povertà confermando il Reddito di Cittadinanza.

Interventi mirati perché nessuno rimanga più indietro.

Quando si dice che è necessario sostenere le famiglie, bisogna farlo nel concreto. Abbiamo quindi messo in campo una…

Pubblicato da Francesca Businarolo su Venerdì 27 dicembre 2019

La carica degli AggiustaGiocattoli

A Natale ogni bambino ha diritto a un bel giocattolo.

Seguendo questo nobile principio Guido, 68 anni, ex caporeparto al controllo qualità di Alitalia in pensione, ha scelto di trasformarsi in “Guido Aggiustagiocattoli”, abile e sorridente artigiano che a Roma ripara bambole e robot per destinarli a chi non può comprarli. “Guido ha un problema a un occhio, ma questo non gli ha impedito, qualche giorno fa, di passare tre ore di filato a restituire a un drone la possibilità di volare”, ci racconta con orgoglio Grazia Passeri, presidente dell’associazione Salvamamme che, da anni con Guido, è impegnata a garantire alle famiglie in difficoltà servizi e regali per i più piccoli in occasione festività natalizie. “Quest’anno abbiamo accolto le richieste di mille mamme da assistere e ad ogni bambino vogliamo assicurare un meraviglioso regalo, rigorosamente impacchettato e perfettamente funzionante, come nuovo”, prosegue Grazia.

Guido AggiustaGiocattoli racconta con umiltà e un bel sorriso la propria dedizione alla causa: “La verità è che quello che faccio io lo potrebbero fare tutti con un po’ di manualità e olio di gomito, ma purtroppo le persone preferiscono gettare e ricomprare. Invece saldare un filo, sostituire un vecchio contatto, incollare una parte mancante non è un lavoro difficile”, sottolinea.“È come un treno che deve andare avanti anche se non c’è un centesimo”, spiegano dall’associazione Salvamamme. La corsa della solidarietà, soprattutto quando è in gioco il sorriso di un bambino, non si ferma: se le richieste aumentano non si può voltare la faccia dall’altra parte e fare spallucce, bisogna arrangiarsi, giocare di squadra per regalare un sorriso. 

Questa preziosa locomotiva, infatti, attraversa il Paese da Nord a Sud, dove ogni giorno si scoprono nuove cliniche per bambole e giochi d’ogni tipo, realtà molto speciali dove migliaia di giocattoli riprendono vita e spesso diventando doni. Così capita di entrare in veri e propri laboratori e officine del ricambio, con migliaia di oggetti grandi o piccoli pronti per sostituire pezzi usurati o rotti. Così si restituisce nuova vita a bambole e macchinine che, tirate a lucido, tornano sotto l’albero per vivere una nuova vita in compagnia dei bambini, scampando al “crudele destino” del secchio dei rifiuti. 

“Qui non si butta via niente: occhi perforati, teste decapitate, braccia staccate, un grande classico!”, assicura Alessandra, che con un sorriso fragoroso si presenta come “direttore sanitario” dell’Ospedale delle Bambole di Napoli, antica bottega di restauro che da quattro generazioni si occupa della salute di bambole provenienti da tutto il mondo. “Il nostro è un vero e proprio ospedale. C’è il primario, la dottoressa Tiziana, ci sono gli infermieri all’accettazione, gli addetti ai ritiri e l’equipe medica. I pazienti sono le bambole, di cui ci prendiamo cura con molta passione e professionalità”, spiega Alessandra. Plastiche, legno, porcellana, celluloide sono solo alcuni dei materiali salvati dalla discarica che vengono riutilizzati con amore e perizia nel restyling delle 50 bambole che ogni mese arrivano da Olanda, Germania, Austria, America all’indirizzo della bottega partenopea. Solidarietà, cuore, ma anche risparmio e riduzione dei rifiuti.

A Milano per i veri collezionisti c’è la bottega Ricordi e Balocchi, impegnata in complicate riparazioni nel rispetto dello stile originale del giocattolo. Mentre nel negozio Giocattolandia, vicino Brescia, la tecnologia tende una mano al riutilizzo attraverso la stampante 3D che con un semplice click assicura una copia perfetta del pezzo mancante. Per gli appassionati di modellini di treni, poi, c’è Sybic, laboratorio specializzato che pulisce, lubrifica sostituisce spazzole, rotori e ingranaggi di trenini.Ce ne è per tutti i gusti e per tutte le esigenze: dalle cliniche alle botteghe di artigiani e collezionisti.

Anche il MoVimento 5 Stelle, ormai per il terzo anno consecutivo, contribuisce al riutilizzo di vecchi giocattoli con l’iniziativa Giocattoli in Movimento.

Fino al 6 gennaio chiunque potrà raggiungere gli stand del MoVimento 5 Stelle presenti in tutta Italia e portare con sé due o più giocattoli, prendendone in cambio uno. Rimettiamo in circolo giocattoli, soprattutto per i bambini e le famiglie più bisognose.

Natale è alle porte e il desiderio di un dono accomuna tutti i bambini perché l’infanzia non può e non deve conoscere povertà. Riportare un giocattolo allo splendore originale è possibile, eccome. Ma come sostiene Guido, regalarlo ha tutt’altro valore.

Nomina di Blandini a commissario di Banca Popolare di Bari: uno sfregio al buonsenso

Il 13 dicembre, prima dell’intervento del governo a tutela dei correntisti e dei risparmiatori di Banca Popolare di Bari, è intervenuta Banca d’Italia commissariando gli organi di amministrazione e di controllo dell’istituto. Tutto a posto? Per nulla.

Il commissariamento era un atto doveroso, ed è stato proprio il MoVimento a chiarire che i vertici di una banca vicina al fallimento dovevano andarsene, ma altrettanto importanti sono i nomi dei commissari chiamati a gestire Banca Popolare di Bari in questa fase particolarmente delicata. E almeno uno di quei due nomi è molto discutibile.

Si tratta di Antonio Blandini, lo stesso che nel 2012 era stato indicato da Banca d’Italia come membro del comitato di sorveglianza nel commissariamento di Tercas.

Perché scegliere proprio Blandini? Come potrà garantire quella indipendenza di giudizio sull’operazione Tercas che oggi è strettamente necessaria?

Già, perché Tercas non è una banca qualsiasi, se è vero che nel 2014 Banca Popolare di Bari la acquistò per salvarla dalle pessime acque in cui navigava e fu proprio da quella operazione sconsiderata che l’istituto pugliese si condannò al declino definitivo.

Banca Popolare di Bari ha subito diverse ispezioni dal 2010 ad oggi e le difficoltà erano note, così come era nota a Banca d’Italia la cattiva gestione da parte dei vertici dell’istituto. E allora perché la stessa Banca d’Italia diede il via libera, nel giugno 2014, all’operazione Tercas?

Le date sono importanti: il 23 ottobre 2013 Popolare di Bari, quando ancora doveva ricevere l’esito di un’altra ispezione di Banca d’Italia, rese pubblica attraverso una lettera l’intenzione di contribuire al salvataggio di Tercas. L’ispezione, poi, si sarebbe conclusa con un esito “parzialmente sfavorevole”, testimonianza del fatto che i problemi di Bari non erano ancora risolti, eppure Banca d’Italia non solo consentì l’operazione Tercas, ma la favorì sbloccando il divieto per la Popolare di Bari di espandersi, un divieto in essere dal 2010.

L’operazione Tercas fu la mazzata definitiva sulla salute già precaria della principale banca del Sud Italia, che si caricò sul gruppone centinaia di milioni di crediti deteriorati e in sofferenza dopo aver sborsato oltre 600 milioni di euro tra nuovo capitale e un prestito all’istituto di Teramo.

Questa storia non può essere risolta nominando commissario della Popolare di Bari proprio colui che rivestì un ruolo decisivo nella gestione del dossier Tercas. Si tratta di una nomina che va contro il più minimo decoro e buon senso politico.

Possibile che Banca d’Italia non possa trovare un nome più adeguato, liberando se stessa e la decisiva funzione di vigilanza bancaria dal sospetto legittimo che ci sia di mezzo qualcosa di opaco?