Un anno e #RomaRinasce

di Virginia Raggi

Questo primo anno ha rappresentato una grande opportunità di rilancio per Roma. Questa Giunta, i suoi consiglieri, i presidenti di Municipio, la maggioranza, hanno lavorato giorno e notte per porre le basi di una rivoluzione che completeremo nel corso della consiliatura. Cinque anni di lavoro e crescita per la città. È stato un percorso irto di ostacoli: li abbiamo affrontati con impegno e serietà, grazie anche a un sincero entusiasmo che – vi assicuro – non ci mancherà mai. In questo percorso abbiamo colto le opportunità di sviluppo e, soprattutto, di cambiamento. Quello vero, non la “mano di bianco” per farsi belli. Quel cambiamento radicale che richiede forza di volontà e la partecipazione di tutti. La politica delle promesse elettorali o del fumo negli occhi ai cittadini non fa parte del nostro dna e, mentre ci lasciamo alle spalle Mafia Capitale e tutte le trappole che quel sistema di corruzione ci ha lasciato, pensiamo a una città moderna ma soprattutto più vicina ai suoi abitanti. E sono i cittadini che ce lo hanno chiesto e continuano a chiedercelo.

Un anno e #RomaRinasceQuesto primo anno ha rappresentato una grande opportunità di rilancio per Roma. Questa Giunta, i suoi consiglieri, i presidenti di Municipio, la maggioranza, hanno lavorato giorno e notte per porre le basi di una rivoluzione che completeremo nel corso della consiliatura. Cinque anni di lavoro e crescita per la città. È stato un percorso irto di ostacoli: li abbiamo affrontati con l’impegno e serietà, grazie anche a un sincero entusiasmo che – vi assicuro – non ci mancherà mai. In questo percorso abbiamo colto le opportunità di sviluppo e, soprattutto, di cambiamento. Quello vero, non la “mano di bianco” per farsi belli. Quel cambiamento radicale che richiede forza di volontà e la partecipazione di tutti. La politica delle promesse elettorali o del fumo negli occhi ai cittadini non fa parte del nostro dna e, mentre ci lasciamo alle spalle Mafia Capitale e tutte le trappole che quel sistema di corruzione ci ha lasciato, pensiamo a una città moderna ma soprattutto più vicina ai suoi abitanti. E sono i cittadini che ce lo hanno chiesto e continuano a chiedercelo. Per la prima volta dopo decenni abbiamo approvato il bilancio preventivo e siamo stati i primi fra le grandi città italiane. Questo ci ha consentito, innanzitutto, di usufruire di un “premio” di 15 milioni di euro per la città ma, soprattutto, di fare una cosa che i romani avevano ormai dimenticato: programmare il futuro. Così è stato possibile dire addio agli affidamenti diretti per indire gare, ovvero avere il miglior servizio al costo più giusto e dare una scossa al mercato. Come già sta avvenendo con #stradenuove: basta coi rattoppi fatti sempre dalle stesse ditte e rifacimento totale di interi tratti stradali. Un investimento da 85 milioni di euro in un anno e una buona pratica introdotta in Comune: tutti gli attori, comprese le partecipate, riuniti attorno a un tavolo per massimizzare risultati e ottimizzare i costi. Abbiamo messo in strada 150 autobus nuovi. A questi abbiamo aggiunto altri 45 filobus che erano abbandonati da otto anni in un deposito. E presto arriveranno altri 60 autobus nuovi mentre sono già in città 200 nuovi mezzi di car/scooter sharing. Abbiamo riportato i controllori sui mezzi di trasporti e attivato quasi 500 telecamere di sicurezza. Su trasporto e mobilità sostenibile, che i cittadini avevano votato come priorità del programma 5stelle, abbiamo investito 430 milioni di euro. Nessuno l’aveva mai fatto. Roma, come tutte le grandi città europee, finalmente ha un ‘Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo’ con l’obiettivo “Rifiuti Zero” e una differenziata al 70%. Anche questo nessuno l’aveva mai fatto e, forse, neanche mai pensato. Abbiamo già inaugurato 4 isole ecologiche e presto ne arriveranno altre 3 per arrivare a quasi 40 in modo da coprire tutti i quartieri di Roma. Presto realizzeremo anche tre impianti per il compostaggio. Stiamo riconsegnando ai romani il loro fiume, il Tevere, grazie a un unico ufficio che riunisce i 10 enti e le 15 strutture competenti. E sulla manutenzione del verde abbiamo investito 12,5 milioni di euro tramite gare europee. Abbiamo pensato anche al benessere degli animali con il ripristino della legalità nei canili municipali e l’addio alle botticelle tradizionali: i cavalli staranno nelle ville storiche e saranno sostituiti da veicoli elettrici. Abbiamo avviato il piano per il superamento dei campi rom senza che i cittadini romani ci rimettano un solo euro, dopo anni e anni di risorse del Comune che sono diventate una vergognosa mangiatoia come evidenziato dalle indagini della magistratura che hanno portato allo scoppio di Mafia Capitale. Finalmente la cultura è aperta a tutti, con eventi diffusi e gratuiti in tutta la città, non solo nel centro storico. Con il progetto #RomaAscoltaRoma, un percorso in tutti i 15 Municipi, abbiamo ascoltato i cittadini e incamerato tutte le loro istanze. Abbiamo stabilizzato 2mila insegnanti e avviato formazione per 6.600 persone. Diecimila cittadini sono stati protagonisti attivi della scelte per la città tramite le consultazioni on-line sul portale di Roma Capitale e, in 23 punti sparsi per la città (municipi, biblioteche, sedi associative) stiamo insegnando ai cittadini a utilizzare i servizi on-line del Comune. In questo settore primeggiamo: con un anno di anticipo rispetto alla scadenza normativa abbiamo attivato il Sistema Pubblico di Identità. Già 37 mila cittadini romani possono accedere a ben 66 servizi on-line con un solo nome utente e password, altro che fila agli sportelli. Perché il benessere dei cittadini è il nostro principale scopo. Abbiamo abbassato la tassa sui rifiuti e dato 28 milioni di euro in più ai municipi per i servizi assistenziali. L’Assembla capitolina ha dato l’ok anche al regolamento sulle sale slot contro il fenomeno dell’azzardo patologico e approvato tagli per 40milioni di euro netti sul funzionamento della macchina comunale: tutte risorse reinvestite sulla città. L’assemblea capitolina ha anche costituito una Commissione di indagine sui piani di zona: un risultato storico per la città e per chi attende da anni risposte sull’emergenza abitativa. E in questo versante abbiamo anche fermato gli sgomberi per le realtà socio culturali mentre si stende il regolamento sulle concessioni dei beni comunali: regole uguali per tutti. Il patrimonio comunale non sarà più gestito dai privati ma da Aequa Roma, per valorizzazione immobili e adeguare i canoni: basta alle case in pieno centro per pochi euro (e pochi eletti). Abbiamo anche riaperto i termini per il buono casa. Questa città chiede sviluppo e questo non può non passare dal turismo: abbiamo fatto rinascere il dipartimento comunale con un budget che passa da 20mila a 3 milioni di euro e la necessaria autonomia per operare a pieno regime. Roma è di nuovo presente nei 10 principali fiere mondiali. E abbiamo anche creato il “Convention bureau” per promuovere il turismo congressuale e fieristico. Infine, volgendo lo sguardo in avanti, abbiamo il primo appuntamento di “Formula E” sulle strade della capitale: un evento internazionale che ci consente di investire in infrastrutture e mobilità sostenibile. E avremo anche un nuovo stadio, col quale diciamo addio alla speculazioni edilizia e facciamo entrare Roma nel nuovo millennio grazie a un progetto sostenibile che porterà a Roma le migliori ultime tecnologie. E questo è solo l’inizio. Io e la mia squadra continueremo questo compito con il massimo impegno perché – lo ripeto – fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è, prima di tutto, un onore.

Pubblicato da Virginia Raggi su Mercoledì 21 giugno 2017

Per la prima volta dopo decenni abbiamo approvato il bilancio preventivo e siamo stati i primi fra le grandi città italiane. Questo ci ha consentito, innanzitutto, di usufruire di un “premio” di 15 milioni di euro per la città ma, soprattutto, di fare una cosa che i romani avevano ormai dimenticato: programmare il futuro. Così è stato possibile dire addio agli affidamenti diretti per indire gare, ovvero avere il miglior servizio al costo più giusto e dare una scossa al mercato. Come già sta avvenendo con #stradenuove: basta coi rattoppi fatti sempre dalle stesse ditte e rifacimento totale di interi tratti stradali. Un investimento da 85 milioni di euro in un anno e una buona pratica introdotta in Comune: tutti gli attori, comprese le partecipate, riuniti attorno a un tavolo per massimizzare risultati e ottimizzare i costi.

Abbiamo messo in strada 150 autobus nuovi. A questi abbiamo aggiunto altri 45 filobus che erano abbandonati da otto anni in un deposito. E presto arriveranno altri 60 autobus nuovi mentre sono già in città 200 nuovi mezzi di car/scooter sharing. Abbiamo riportato i controllori sui mezzi di trasporti e attivato quasi 500 telecamere di sicurezza. Su trasporto e mobilità sostenibile, che i cittadini avevano votato come priorità del programma 5stelle (LINK), abbiamo investito 430 milioni di euro. Nessuno l’aveva mai fatto.

Roma, come tutte le grandi città europee, finalmente ha un ‘Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo’ con l’obiettivo “Rifiuti Zero” e una differenziata al 70%. Anche questo nessuno l’aveva mai fatto e, forse, neanche mai pensato. Abbiamo già inaugurato 4 isole ecologiche e presto ne arriveranno altre 3 per arrivare a quasi 40 in modo da coprire tutti i quartieri di Roma. Presto realizzeremo anche tre impianti per il compostaggio.

Stiamo riconsegnando ai romani il loro fiume, il Tevere, grazie a un unico ufficio che riunisce i 10 enti e le 15 strutture competenti. E sulla manutenzione del verde abbiamo investito 12,5 milioni di euro tramite gare europee. Abbiamo pensato anche al benessere degli animali con il ripristino della legalità nei canili municipali e l’addio alle botticelle tradizionali: i cavalli staranno nelle ville storiche e saranno sostituiti da veicoli elettrici.

Abbiamo avviato il piano per il superamento dei campi rom senza che i cittadini romani ci rimettano un solo euro, dopo anni e anni di risorse del Comune che sono diventate una vergognosa mangiatoia come evidenziato dalle indagini della magistratura che hanno portato allo scoppio di Mafia Capitale.

Finalmente la cultura è aperta a tutti, con eventi diffusi e gratuiti in tutta la città, non solo nel centro storico. Con il progetto #RomaAscoltaRoma, un percorso in tutti i 15 Municipi, abbiamo ascoltato i cittadini e incamerato tutte le loro istanze. Abbiamo stabilizzato 2mila insegnanti e avviato formazione per 6.600 persone.

Diecimila cittadini sono stati protagonisti attivi della scelte per la città tramite le consultazioni on-line sul portale di Roma Capitale e, in 23 punti sparsi per la città (municipi, biblioteche, sedi associative) stiamo insegnando ai cittadini a utilizzare i servizi on-line del Comune. In questo settore primeggiamo: con un anno di anticipo rispetto alla scadenza normativa abbiamo attivato il Sistema Pubblico di Identità. Già 37 mila cittadini romani possono accedere a ben 66 servizi on-line con un solo nome utente e password, altro che fila agli sportelli.

Perché il benessere dei cittadini è il nostro principale scopo. Abbiamo abbassato la tassa sui rifiuti e dato 28 milioni di euro in più ai municipi per i servizi assistenziali. L’Assembla capitolina ha dato l’ok anche al regolamento sulle sale slot contro il fenomeno dell’azzardo patologico e approvato tagli per 40milioni di euro netti sul funzionamento della macchina comunale: tutte risorse reinvestite sulla città.

L’assemblea capitolina ha anche costituito una Commissione di indagine sui piani di zona: un risultato storico per la città e per chi attende da anni risposte sull’emergenza abitativa. E in questo versante abbiamo anche fermato gli sgomberi per le realtà socio culturali mentre si stende il regolamento sulle concessioni dei beni comunali: regole uguali per tutti. Il patrimonio comunale non sarà più gestito dai privati ma da Aequa Roma, per valorizzazione immobili e adeguare i canoni: basta alle case in pieno centro per pochi euro (e pochi eletti). Abbiamo anche riaperto i termini per il buono casa.

Questa città chiede sviluppo e questo non può non passare dal turismo: abbiamo fatto rinascere il dipartimento comunale con un budget che passa da 20mila a 3 milioni di euro e la necessaria autonomia per operare a pieno regime. Roma è di nuovo presente nei 10 principali fiere mondiali. E abbiamo anche creato il “Convention bureau” per promuovere il turismo congressuale e fieristico.

Infine, volgendo lo sguardo in avanti, abbiamo il primo appuntamento di “Formula E” sulle strade della capitale: un evento internazionale che ci consente di investire in infrastrutture e mobilità sostenibile. E avremo anche un nuovo stadio, col quale diciamo addio alla speculazioni edilizia e facciamo entrare Roma nel nuovo millennio grazie a un progetto sostenibile che porterà a Roma le migliori ultime tecnologie.

Questi sono solo parte dei risultati concreti raggiunti in un anno. E questo è solo l’inizio, ve lo assicuro: io e la mia squadra continueremo questo compito con il massimo impegno perché fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è, prima di tutto, un onore.

Aeroporto di Verona: Esposto M5S all’ANAC

Un’operazione poco trasparente e dai tratti che non sembrano del tutto legali. E che, soprattutto, non ha portato ai risultati attesi. Per queste ragioni, due parlamentari del Movimento 5 Stelle, Francesca Businarolo e Arianna Spessotto e il consigliere regionale Manuel Brusco, hanno presentato un esposto all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Al centro l’ingresso nell’aeroporto Catullo di Save Spa, gestore degli scali aeroportuali di Venezia e Treviso, avvenuto nel 2013 a seguito di un’offerta di 70 milioni di euro.

Sotto la lente, in particolare, quanto accaduto nell’estate del 2014: lo stato della situazione patrimoniale vedeva il Catullo in mano a soci pubblici tramite la società Areogest S.r.l., posseduta dalla Camera di Commercio di Verona (per il 39,05%), dalla Provincia di Trento (per il 30,26%), dalla Provincia di Verona (per il 20,7%) e dal Comune di Verona (per il 9,97%). Secondo la normativa vigente – rileva l’esposto delle due deputate – sarebbe stato necessario fare una gara ad evidenza europea per la cessione delle quote. Una strada che non è stata seguita dagli enti proprietari. Non solo: con la delibera del 23 luglio 2014, il comune di Vllafranca, socio minoritario, ha ceduto una quota del 2 per cento della società Catullo alla Save Spa.

Un atto che viola la normativa vigente, in atto con il decreto legislativo 163 del 2006 e confermata dal decreto legislativo 50 del 2016, secondo cui la cessione della partecipazione azionaria di un ente locale deve prevedere una procedura di evidenza pubblica.
Nello stesso mese, il 30 luglio del 2014, l’assemblea straordinaria dei soci del Catullo ha deliberato un aumento di capitale tale da consentire alla Save di aumentare la propria partecipazione sociale prima al 35% e in seguito al 40,3%.

«Ad oggi l’ingresso di Save non ha portato alcun rilancio dello scalo – è il commento di Businarolo, Spessotto e Brusco – e la scelta di non aver espletato una gara pubblica ad evidenza internazionale ha influito negativamente sul rilancio dell’intero sistema aeroportuale e del territorio del Garda. Ricordiamo, inoltre, che alla distanza di circa tre anni nessun investimento degno di nota è stato portato a termine, nonostante i pomposi annunci. Intanto, ben140 posti di lavoro sono andati persi».

Ora la cronaca parla di un possibile aumento della compartecipazione di Save all’interno dell’aeroporto veronese e di una possibile offerta pubblica d’acquisto a cui sarà soggetta la stessa Save. «Ci sono tutte le premesse – notano gli autori dell’esposto – per riprendere il percorso di una gara internazionale e individuare un investitore in grado di garantire un reale sviluppo del sistema aeroportuale e dell’indotto del territorio del Garda, tutelando la libera concorrenza ed evitando manovre elusive e speculative». «Siamo in stretto contatto – conclude Businarolo – con la Onlit, Osservatorio nazionale liberalizzazioni infrastrutture e trasporti, che già aveva evidenziato delle scorrettezze nelle procedure. Ora con questo esposto rileviamo la possibilità di recuperare, almeno in parte, agli errori fatti negli ultimi quattro anni».

Manovrina?? Antipastone di un massacro

La cosiddetta ”manovrina” che il Governo ha approvato con l’ennesima fiducia al Senato, è l”’antipastone” amaro della mazzata che ci attende con la prossima legge di Bilancio. Tagli lineari, aumento della pressione fiscale e marchette su marchette.

Andiamo con ordine.

Il Governo Gentiloni doveva riparare la pessima politica economica di Renzi, che tra bonus e austerità ha clamorosamente fallito l’aggancio alla ripresa internazionale. Lo ha fatto nel modo sbagliato, cioè accettando servilmente di ridurre ancora il deficit pubblico, quando servirebbe una spinta decisa agli investimenti e alle spese sociali. Il deficit 2017 passerà così dal 2,3% del Pil fissato da Renzi al 2,1% per ridursi ancora nel biennio successivo, fino al pareggio di bilancio del 2019. La stella polare di Gentiloni è la stessa di Renzi, quel Fiscal Compact che il M5S vuole ripudiare per tornare a fare politica industriale e occupazionale.

Come ha ridotto il deficit il duo Gentiloni-Padoan? A parte 500 milioni di euro di tagli lineariai ministeri, aumentando le entrate. 1 miliardo dall’estensione dello split payment alla Pa e 1 miliardo dalla stretta sulla compensazione dei crediti Iva. Si tratta di due provvedimenti che aumentano il carico fiscale sulle pmi. La rimodulazione dell’Aiuto alla crescita economica (Ace), ridotta di 200 milioni, ha fatto il resto, colpendo anche le imprese che investono.

Ma non solo. Insieme ad altri balzelli sono arrivate anche le marchette. 8 milioni al teatro di Luca Barabareschi e il salva-Franceschini, che toglie dall’imbarazzo il ministro dopo le nomine irregolari ai vertici di 5 musei nazionali.

In tutto ciò le zone terremotate hanno ricevuto un contentino da 1 miliardo spalmato su più anni mentre gli enti locali sono rimasti sostanzialmente a bocca asciutta.

Dulcis in fundo, l’aumento dell’Iva agevolata dal 10 all’11,5% e di quella normale dal 22 al 25% a partire dall’1 gennaio 2018. 

Contaminazione da Pfas, Noe: “La Miteni sapeva ed ha continuato ad inquinare”

M5S: “Lo stabilimento della Miteni deve essere chiuso immediatamente e l’area bonificata a spese dell’azienda”.

I carabinieri del Nucleo Ecologico di Treviso hanno appena depositato una relazione in cui si accusa la Miteni, la quale “dal 1999 era perfettamente a conoscenza che la sorgente dell’inquinamento da Pfas non è mai stata rimossa e che la stessa ha continuato a contaminare il terreno e la falda sino ad oggi” (punto 15 relazione del Noe).
 
Il punto 12 parla di probabili ricadute sulla salute della popolazione.
 
La stessa relazione rivela che dal 1990 al 2009 la Miteni ha chiesto cinque consulenze che confermavano la pesante contaminazione prodotta dall’azienda. Ma pur avendo l’obbligo di informare le istituzioni al riguardo, la Miteni non lo ha fatto.
 
Il MoVimento 5 Stelle Veneto che da anni è in lotta con la Miteni proprio per il problema Pfas, appresa la notizia della relazione del Noe interviene: “Adesso non ci sono più scuse: lo stabilimento della Miteni deve essere chiuso entro poche ore e devono iniziare urgentemente le operazioni di bonifica dell’area.
 
Parliamo di 3mila metri quadrati contaminati per una profondità di 3-4 metri. È un’operazione molto grande, che deve essere interamente pagata dalla Miteni, che ha continuato a fare soldi mettendo deliberatamente in pericolo i veneti.
 
La Miteni aveva 5 ‘pistole fumanti’ ovvero le prove della contaminazione, e le ha tenute nascoste in un cassetto tentando di farla franca. Questa è gente senza pietà, che pensa solo al profitto e distrugge ambiente e, come dice il punto 12 della relazione del Noe, mette in pericolo la salute della popolazione.
 
Le Regione veneto dovrebbe smettere di dialogare con questi soggetti, e pretendere le azioni di chiusura e bonifica che abbiamo chiesto.
 
Si badi bene: il M5S ha chiesto la chiusura della Miteni e la bonifica dell’area già nell’aprile del 2016, con un esposto alla procura di Vicenza.
 
È passato più di un anno, e i carabinieri che seguono le indagini dimostrano che avevamo ragione.
 
Adesso siamo curiosi di vedere se Nardone, ad di Miteni, avrà il coraggio di attaccare noi e le associazioni contro i Pfas come ha fatto in questo periodo, sminuendo il problema”.

Il regolamento di Dublino è illegale: abbiamo ragione noi

L’avvocato generale della Corte Ue demolisce il Regolamento di Dublino. Abbiamo ragione noi che da anni denunciamo i danni e l’illegalità di quell’accordo, firmato per la prima volta nel 2003 dal governo Berlusconi-Lega, che stabilisce come la domanda di asilo di un migrante debba essere esaminata solo dallo Stato in cui il migrante è entrato. Per colpa del Regolamento di Dublino tutti i Paesi in cui avvengono gli sbarchi sono lasciati soli davanti alla responsabilità di gestione delle domande di asilo. Si tratta di centinaia di migliaia di domande: nel 2016 in Italia c’è stato il record di sbarchi nella sua storia: 181.436. Per la stragrande maggioranza dei migranti ltalia e Grecia sono Paesi di passaggio. Il regolamento di Dublino va stracciato: sta trasformando Italia e Grecia nel campo profughi d’Europa.

Questo è il commento di Laura Ferrara al parere dell’Avvocato generale della Corte UE: “il parere dell’Avvocato generale della Corte UE coincide esattamente con gli emendamenti da noi presentati per riformare il Regolamento di Dublino. Da anni sosteniamo che il principio del Paese di primo ingresso va eliminato, non solo perché inadeguato a regolamentare la situazione reale dei flussi migratori, ma anche perché lesivo del principio di equa ripartizione delle responsabilità stabilito dall’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Mi auguro che il parere venga recepito dalla Corte UE, in modo che Commissione e Consiglio europeo comprendano che non è solo una questione politica, ma anche giuridica, e che l’Italia è stata vessata finora in maniera ingiusta e illegale”.

#LeggeElettorale: così i Renziani hanno tradito il PD

Renzi sa perfettamente che a far saltare la legge elettorale sono stati i traditori all’interno del suo stesso PD. La smetta di buttare fango sul MoVimento 5 Stelle e di dire che è stato tradito il patto in commissione. Se ha le prove per dimostrarlo le tiri fuori, altrimenti farebbe bene a tacere.

Il Pd sapeva benissimo che avremmo presentato i nostri emendamenti per migliorare la legge, tra cui quello sulle preferenze e sul voto disgiunto, lo avevamo ampiamente annunciato ed era quindi naturale che li avremmo votati favorevolmente. O forse il Pd credeva che avremmo presentato degli emendamenti per poi bocciarli?

Chi aveva il potere e i numeri per respingerli era proprio il PD che ha 282 deputati e che arriva a 332 con quelli di Forza Italia.

Se avessero davvero voluto respingere l’emendamento sul Trentino, bastava semplicemente che tutti i parlamentari del PD votassero contro, di voti ne bastavano 271.
Il Pd deve spiegare perchè non è riuscito a tenere compatto il proprio gruppo e perchè i suoi ‘uomini’ hanno tradito l’indicazione di voto. Evidentemente sapevano di non avere la forza per approvare questa legge e piuttosto che cadere su emendamenti sulle preferenze o sul voto disgiunto, e di dover poi ammettere che non volevano una legge in cui gli elettori potessero scegliersi chiaramente i propri rappresentanti, hanno preferito creare l’incidente su un emendamento insignificante. Il Pd ha dimostrato di essere un partito lacerato, consumato dall’abbraccio mortale con Silvio Berlusconi in un ipotetico prossimo governo: questo è il motivo vero per cui il patto sulla legge elettorale è saltato.

L’accusa al M5S di aver teso una trappola al Pd naturalmente non sta in piedi: se anche avessimo voluto far cadere la legge, lo avremmo fatto su emendamenti di peso e simbolici come ad esempio quello sulle preferenze e non di certo su una questione legata al Trentino Alto Adige!

Sono stati dunque i deputati del PD, tra i quali proprio i renziani, ad aver tradito il loro stesso partito, oltre che i propri elettori, i cittadini che rappresentano e il Capo dello Stato.

Le fake news di Marco Damilano

Le fake news di Marco Damilano

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Martedì 6 giugno 2017

Marco Damilano, vice direttore de L’Espresso, ieri ha detto una cosa vergognosa e palesemente scorretta. Nello studio tv di Otto e Mezzo ha affermato che i candidati del MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche saranno scelti da Beppe Grillo e Davide Casaleggio! E’ una clamorosa fake news diffusa nel salotto televisivo della Gruber e dimostra tutta la malafede di Damilano che finge di ignorare cosa sia davvero il MoVimento 5 Stelle e le regole di democrazia diretta e trasparenza che lo contraddistinguono. I nomi e l’ordine dei candidati M5S che gli elettori si troveranno sulla scheda elettorale non saranno imposti dall’alto, come accade negli altri partiti, ma saranno scelti dagli iscritti certificati del Blog. Il sistema è quello delle parlamentarie, lo abbiamo usato per le politiche del 2013 e continueremo ad usarlo anche alle prossime elezioni.

E lo stesso metodo varrà per la scelta del candidato premier: saranno sempre i nostri iscritti a sceglierlo. Damilano sa perfettamente, come lo sanno tutti i giornalisti parlamentari, che Beppe Grillo e Davide Casaleggio non conoscono la quasi totalità dei cittadini che si candidano ad essere eletti nelle istituzioni in rappresentanza del MoVimento 5 Stelle. Nel MoVimento 5 Stelle non esistono nominati né segreterie che al chiuso di una stanza decidono per gli elettori. I nomi dei nostri candidati presenti sulla scheda li scelgono gli iscritti in Rete, analogamente a quanto avviene nel sistema elettorale in uso in Germania dove vengono scelti dagli elettori iscritti al partito con voto segreto.

Con le nostre parlamentarie i cittadini hanno la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati, senza dover aspettare che il Parlamento vari una legge elettorale con al suo interno le preferenze. Caro Damilano per il MoVimento 5 Stelle la democrazia è una cosa seria.

Funivia Monte Baldo, ennesimo pasticcio: presidente incompatibile

Daniele Polato, già assessore e attualmente consigliere comunale di Verona può ricoprire anche l’incarico di presidente della funivia Malcesine – Baldo? La legge dice di no. È quanto sottolinea in un esposto inviato alla Procura generale della Corte dei Conti del Veneto firmato da Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, che già in passato aveva segnalato retribuzioni indebite del Consiglio di amministrazione.

A determinare l’incompatibilità dell’incarico, l’articolo 13 comma 3, del decreto legislativo numero 39 del 2013. Un provvedimento che dispone il divieto, per coloro che, nei due anni precedenti, siano stati componenti di alcuni enti amministrativi, tra cui il consiglio di Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti, non possono ricoprire l’incarico di amministratore di un ente di diritto privato in controllo pubblica da parte di un Comune oppure di una Provincia. Questo è proprio il caso della Funivia Malcesine – Monte Baldo, comproprietà della Provincia di Verona (che detiene il 45% delle quote), del comune di Malcesine (30% delle quote) e della Camera di Commercio di Verona (25% delle quote).

«Siamo davanti a un’altra violazione delle regole – afferma Francesca Businarolo – a marzo abbiamo appreso che il consiglio di amministrazione della Malcesine – Monte Baldo costa ai cittadini 75mila euro all’anno, tutti percepiti indebitamente, dal momento che gli incarichi da consigliere in un ente di questo tipo dovrebbe essere a titolo gratuito. In particolare Polato percepisce 35mila euro all’anno. È un’altra dimostrazione di come le partecipate siano usate con disinvoltura per posizionare amici e politici di carriera. Confido che la Corte dei Conti possa fare piena chiarezza sulla vicenda».

#VeronaMerita Alessandro Gennari Sindaco 5 stelle

#VeronaMerita

Il nostro programma per Verona, in continua implementazione grazie ad un costante confronto con i cittadini, è costituito da un insieme di contributi eterogenei che provengono da esperti di settore e dalla società civile, intende volutamente rimanere aperto ai contributi di coloro che intendessero insieme a noi avere cura di Verona, del suo territorio e del suo tessuto sociale.

http://www.alessandrogennari.info/programma-alessandro-gennari-m5s-verona.html

M5S rilancia sulla Trasparenza in Comune, partendo dai bandi pubblici

da VeronaSera

Gennari propone un organo esterno come nucleo di valutazione di Palazzo Barbieri: “Quanto all’Arsenale, chiederemo ai cittadini se pagare la penale o meno, dimostrando la mancanza di pubblica utilità del bando”

Bandi pubblici per lavorare con il Comune e con le partecipate e la possibilità che sia il Tribunale a selezionare dagli albi professionali i collaboratori della pubblica amministrazione“. È quanto annuncia Alessandro Gennari, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle in materia di trasparenza.

Va rivisto – prosegue Gennari – anche il sistema di valutazione di Palazzo Barbieri. Il nucleo di valutazione composto esclusivamente da dipendenti del Comune deve essere sostituito da un organo indipendente esterno. Occorre più trasparenza, inoltre, sui grandi progetti. Abbiamo il triste esempio di due project financing, quello dell’ex Passalacqua e quello dell’Arsenale. I problemi che ne sono derivati potevano essere evitati se fosse stato applicato lo strumento del patto d’integrità proposto da Transparency Italia, peraltro a costo zero. Il nostro impegno sarà quello di farne ricorso sempre. Quanto all’Arsenale, chiederemo ai cittadini se pagare la penale o meno, dimostrando la mancanza di pubblica utilità del bando”.

L’annuncio durante l’evento organizzato dal Movimento 5 Stelle di Verona domenica pomeriggio in Sala Lucchi, dal titolo “Legalità e trasparenza: da mani pulite ai giorni nostri“, in cui si sono affrontati i temi della corruzione e del contrasto di attività illegali.

A tracciare un parallelismo tra il periodo di Mani Pulite e il presente è stato Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto Quotidiano. “I protagonisti dell’epoca, che dichiaravano di rubare ‘per il partito’, cosa che ritengo ancora più grave – ha detto – si dichiarano scandalizzato rispetto alle ruberie attuali“.

Giulia Sarti, deputata del Movimento 5 Stelle, ha ricostruito la vicenda dell’inchiesta Aemilia (che ha portato a decine di arresti all’inizio del 2015) e dei legami con Verona. “Sono stati accertati contatti tra imprenditori ed esponenti politici scaligeri con il clan dei Grande Aracri e degli Arena – ha raccontato – per cambiare questo sistema è necessario avere amministrazioni locali oneste“.

I deputati veronesi Francesca Businarolo e Mattia Fantinati hanno parlato della situazione a livello locale. “I casi Giacino e Serit – ha detto Businarolo – dimostrano come occorra tenere gli occhi aperti anche qui: in questo senso può dare una mano il nostro progetto di legge, che vuole tutelare quanti segnalano illeciti nella pubblica amministrazione”.

La corruzione è un costo sociale – afferma Fantinati – oltre a inquinare l’economia danneggia la politica. E mancano punizioni adeguate. In carcere, secondo gli ultimi dati, ci sono appena 11 persone che scontano questa pena”.