Centrali biogas: attenzione al rischio per la salute

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In Veneto gli impianti a biogas, negli ultimi anni, sono letteralmente spuntati come funghi. Questo anche agli aiuti che la Regione Veneto ha deciso di erogare, allo scopo di sostenere le aziende agricole e zootecniche in un periodo di difficoltà del settore.

Ma forse non sono state presi in debita considerazione i rischi per l’ambiente e per la salute.

In questi impianti, infatti, vengono introdotti, oltre ai reflui zootecnici,  anche sottoprodotti e scarti derivanti dalla lavorazione agricola delle colture. Non solo, sempre più frequentemente viene introdotto l’insilato di mais (detto anche ceroso), ovvero il mais, non ancora arrivato a maturazione, il quale viene trinciato e introdotto negli impianti. Questo insilato non è di fatto un sottoprodotto ma bensì un prodotto  (che potrebbe essere utilizzato a scopi alimentari) coltivato appositamente per essere usato come «combustibile» da digerire, in spregio al concetto di energia rinnovabile e a basso impatto.

Ci sono poi i residui della digestione, che vengono dispersi nell’ambiente.  Uno studio tedesco li mette in relazione con l’insorgere del botulismo nei bovini.

Alcune regioni, come l’Emilia Romagna, hanno preso precauzioni. Il governo come intende esprimersi al riguardo?

Qui l’interrogazione completa

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