Di Matteo si scusi col ministro Bonafede e i 5 stelle

di La Notizia

Da Di Matteo una coltellata. Si scusi col ministro e i 5S che lo hanno sostenuto. La presidente della Commissione Giustizia della Camera Businarolo: “C’è delusione”

Una “coltellata”. Non usa mezzi termini la presidente M5S della commissione Giustizia della Camera, Francesca Businaroloper definire la telefonata in diretta Tv, domenica scorsa, a Non è l’Arena, su La7, durante la quale il pm antimafia e attuale consigliere del Csm, Nino Di Matteo, ha raccontato la sua versione della mancata nomina al Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, da parte del Guardasigilli, Alfonso Bonafede. Una “coltellata” che ha aperto una ferita profonda nella galassia M5S. “Ci sentiamo tutti offesi noi del Movimento Cinque Stelle – prosegue la Businarolo -. Bonafede è un uomo che ha incarnato le nostre battaglie per la legalità, quelle che hanno sostenuto soprattutto l’azione di Di Matteo ed altri magistrati”.

Presidente, che idea si è fatta del botta e risposta a distanza tra il ministro Bonafede e il pm, oggi al Csm, Di Matteo sulla sua mancata designazione alla direzione del Dap?
“Continuo a farmi una sola domanda: cosa abbia mosso uno stimato consigliere del Csm, magistrato tanto amato e sostenuto, ad alzare il telefono per intervenire in una trasmissione che si pone tra l’informazione e il gossip, ma più sul gossip, e dire cose infamanti contro un ministro della Repubblica. Ecco, non vado oltre, questo mi sembra il cuore del problema. Il resto è contorno”.

La circostanza che, dopo la nascita del governo gialloverde, i mafiosi (intercettati in carcere) temessero proprio l’arrivo di Di Matteo al Dap è alla base delle polemiche seguite alle dichiarazioni del pm a Non è l’Arena di Giletti. Cosa replica a chi accusa ora Bonafede di aver fatto retromarcia su Di Matteo proprio per timori di possibili rivolte nelle carceri?
“Non capisco, ancora, perché il consigliere Nino Di Matteo non abbia alzato per la seconda volta il telefono per dire che le sue parole erano state equivocate. Sono allusioni gravissime e altrettanto infondate. Il ministro della Giustizia conosceva quei colloqui e ha pure cercato il dottor Di Matteo per fargli delle proposte. So che il ministro teneva molto alla riorganizzazione del ministro in chiave antimafia e all’apporto che Di Matteo avrebbe potuto dare in questo senso come direttore del dipartimento di giustizia; l’altro incarico, molto più di potere, prevede il doppio dello stipendio, onsiderazioni assolutamente estranee al modo di pensare di una personalità come Di Matteo. Bonafede ha spiegato le circostanze e nulla autorizza a pensare a quegli scenari così dietrologici e offensivi. Ci sentiamo tutti offesi noi del Movimento Cinque Stelle: Bonafede è un uomo che ha incarnato le nostre battaglie per la legalità, quelle che hanno sostenuto soprattutto l’azione di Di Matteo ed altri magistrati, perché questa coltellata? Non me lo spiego”.

Intanto da Forza Italia a Italia Viva, quindi non solo dall’opposizione ma anche all’interno della vostra stessa maggioranza, si è alzato il fuoco di fila contro il ministro Bonafede. Come giudica questi attacchi?
“Mi pare che all’interno della maggioranza ci siano voci che chiedono spiegazioni e questo è del tutto naturale e giusto, il ministro avrà sicuramente modo di chiarire nelle sedi istituzionali. Ma nessuno mette in dubbio la sua totale e provata lealtà”.

Se la Lega dovesse presentare una mozione di sfiducia individuale contro Bonafede, visti i numeri precari del Senato, c’è il rischio che possa passare e, in questo caso, quali sarebbero le ripercussioni per il Governo? Si aprirebbe una crisi?
“Fantapolitica. Non accadrà nulla di tutto questo”.

Resta un fatto che Di Matteo è da sempre uno dei riferimenti dell’antimafia nella galassia Cinque Stelle. Crede che la frattura aperta dalle sue ultime dichiarazioni sia ricomponibile e come?
“Con le scuse di Nino Di Matteo ad Alfonso Bonafede, all’istituzione che rappresenta, a noi che lo abbiamo tanto sostenuto, agli italiani che si aspettano una rigorosa applicazione della Costituzione”.

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