Il 2 giugno a Roma per il diritto degli italiani di scegliersi il governo #IlMioVotoConta

L’intervista di Luigi Di Maio a Fanpage

La manifestazione del 2 giugno, l’incarico a Cottarelli e le possibili alleanze pre e post elettorali: sono questi i temi della lunga intervista che Luigi Di Maio ha concesso al direttore di Fanpage.it Francesco Piccinini. Si parte proprio con il senso della manifestazione del prossimo 2 giugno, con Di Maio che spiega: “Ovviamente è un appuntamento legato a ciò che è successo intorno alla formazione del governo, tanto è vero che l’hashtag è #ilmiovotoconta. C’era una maggioranza in Parlamento, c’era un contratto di governo, c’era la lista dei ministri, era tutto pronto e ci siamo presentati al Presidente della Repubblica. Ci è stato detto di no perché uno dei ministri in un libro era stato critico sull’euro. Poi è stato detto che questo governo non poteva partire perché volevamo uscire dall’euro, ma anche questa è una menzogna”. “La cosa paradossale”, confida Di Maio, “è che quando abbiamo incontrato il professor Savona ci ha detto ‘farò il ministro dell’economia solo se non usciremo dall’euro’, quella era anche la nostra intenzione, dunque abbiamo trovato un accordo”. Perché non Giorgetti, dunque? “Mi ha fatto sorridere questa idea, perché lui stesso aveva spiegato di non avere le competenze necessarie”.

Da qui il senso della manifestazione che, spiega, non è una prova di forza nei confronti di Mattarella: “La piazza del 2 giugno è una chiamata pacifica per tutti i cittadini che vogliono incontrarsi per ricordare il valore della nostra Costituzione, della Repubblica e della nostra sovranità da qualsiasi influenza esterna, altre nazioni, banche, agenzie di rating. Non è una piazza contro la Presidenza della Repubblica, ma a favore del diritto sacrosanto dei cittadini di votare e scegliersi un governo. Perché quello che non è partito era un governo votato dal popolo. […] Ora si sta polarizzando la discussione su Mattarella, se ha fatto bene o ha fatto male, ma il tema è un altro, è la madre di tutte le battaglie politiche, cioè la sovranità di un paese. Era questa battaglia che in quel momento si stava combattendo e non era fra le forze politiche e il Quirinale, ma tra la finanza e la politica. E se noi vogliamo assicurare il primato della politica sulla finanza non potevamo e non possiamo arretrare”.

Sulla scelta di Cottarelli, il giudizio è netto: “È un governo che non ha un voto nel popolo né un voto in Parlamento. Non solo non c’è una maggioranza, ma rischia di trasformarsi nell’unico governo della storia senza un singolo voto di fiducia”.

Sui rapporti con la Lega, prova a chiarire: “Non abbiamo fatto una alleanza e non stiamo facendo un’alleanza. Abbiamo portato avanti un contratto di governo in cui abbiamo messo i punti sui quali eravamo d’accordo. Il M5s alle elezioni è sempre andato da solo, noi e la Lega siamo forze politiche alternative e io spero di avere l’autonomia per governare da solo, anche perché le percentuali cambieranno. Ovviamente se così non fosse, c’è il contratto che volevamo realizzare e spero che si possa fare in futuro. ” Cosa accadrà quando si tornerà al Colle dopo un eventuale voto anticipato? “È molto probabile che Savona in qualche modo ritorni nel dibattito pubblico, anche perché è diventato un simbolo di quella battaglia sulla sovranità, una vicenda più grande dei semplici nomi”.

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