Il Patto per l’Export per rilanciare l’Italia nel mondo

Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire con cautela, ma anche con coraggio.
Oggi abbiamo firmato il patto per l’export, oltre 1 miliardo per rilanciare il marchio Italia nel mondo. E finalmente il motore del Made in Italy può tornare a correre. Dobbiamo puntare a esportare i nostri prodotti d’eccellenza e non più le fabbriche, che devono restare in Italia e creare posti di lavoro.

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Di seguito il discorso integrale:

Cari Colleghi, ministri Gualtieri, Bellanova, De Micheli, Manfredi, Franceschini e Pisano, viceministri e sottosegretari Manzella, Del Re, Di Stefano e presidente Bonaccini.
Gentili Presidenti illustri firmatari del Patto.

Ci siamo lasciati con tutti voi alla riunione del 3 marzo quando l’epidemia da COVID-19 era confinata ad una piccola porzione del territorio nazionale. Da allora, si sono succeduti moltissimi eventi: alcuni molto dolorosi, altri che ci hanno dato lo stimolo a tornare a sperare, e a pensare al futuro. Abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio. E, finalmente, il motore del Made in Italy, asset strategico per eccellenza dell’economia e della imprenditoria italiane, può tornare a correre.

Abbiamo vissuto un periodo straordinariamente complesso, senza precedenti nella nostra storia, un periodo che ha comportato una attività fuori dall’ordinario anche per il Ministero degli Esteri. Vorrei ripercorrerlo brevemente con voi, oggi. Da un lato, grazie all’eccezionale lavoro dell’Unità di Crisi,

della nostra Rete all’estero e di tutte le donne e gli uomini di questo Ministero, dall’inizio della pandemia abbiamo riportato in Italia più di 90.000 connazionali bloccati in 119 Paesi e costantemente assistito moltissimi altri.

Abbiamo organizzato e coordinato tutte le attività che hanno permesso di reperire, in tutto il mondo, dispositivi sanitari e di protezione individuale, strumenti indispensabili per superare la crisi. Dall’altro lato, sin dal primo giorno qui alla Farnesina ci siamo focalizzati su un obiettivo strategico: ripartire non appena le condizioni lo avessero reso possibile. Andare oltre, dunque, l’emergenza per iniziare a costruire il futuro: con consapevolezza e con lungimiranza; con umiltà e con voglia di rimboccarsi le maniche.

Con questo spirito abbiamo tenuto sempre aperto il dialogo con le imprese e le associazioni di categoria, il cuore pulsante del nostro sistema produttivo, convinti che fosse ancora più importante in un momento di difficoltà ascoltare la voce e le esigenze del Paese. Un canale di dialogo che abbiamo mantenuto aperto e vivo ogni giorno. Attraverso il rafforzamento di questa Cabina di Regia, la Farnesina ha voluto mettere a sistema e coordinare in modo più efficiente le istanze del mondo produttivo e imprenditoriale, le strategie del Governo e le misure messe in atto dalle agenzie a supporto di export e internazionalizzazione.
Come molti di voi sapranno, dal 14 al 21 aprile il Sottosegretario Manlio Di Stefano e l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni hanno presieduto 12 tavoli settoriali virtuali mirati proprio a questo scopo: un confronto cui hanno partecipato 147 associazioni di categoria e oltre 250 partecipanti provenienti da tutti i settori produttivi:
dall’agroalimentare alla meccanica, dalla farmaceutica alle infrastrutture, passando per il comparto dell’innovazione e dei servizi all’export per giungere sino alla cultura ed al turismo.

Abbiamo raccolto tantissimi contributi, proposte, idee per far ripartire l’economia del nostro Paese ad emergenza rientrata. Oggi il motore del Made in Italy può ricominciare a correre e siamo qui oggi a firmare, insieme, un vero e proprio patto, il Patto per l’export, che ci lega a precise responsabilità ed impegno reciproco. Uno strumento che recepisce le richieste di cui ci avete reso partecipi e che hanno ispirato una nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. Una strategia certamente ambiziosa, ma solida, che si regge su sei pilastri.

Primo, la comunicazione, cui abbiamo dedicato la più grande gara pubblica in materia. Dai tavoli settoriali e dal confronto con le associazioni è emerso chiaramente che la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale,
di costruzione di una nuova e più forte narrazione dell’Italia all’estero. Uno sforzo di comunicazione strategica e integrata a favore del nostro Made in Italy e di tutte le nostre filiere: un “saper fare” unico, che coniuga qualità, sicurezza e innovazione, che dovrà essere messo in risalto grazie all’utilizzo massiccio di piattaforme digitali e con il coinvolgimento di personalità note al grande pubblico all’estero. Un elemento fondamentale per la ripartenza: promuovere una conoscenza ancora più estesa e approfondita dell’Italia, del suo territorio e delle sue eccellenze, in tutti i settori. E a questo proposito, proprio il 4 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea e sul sito appaltinnovativi.gov.it, l’avviso con cui apriamo una consultazione di mercato trasparente, inclusiva e rapida, del valore di 50 milioni di euro: da qui a settembre, selezioneremo, con un meccanismo di “dialogo competitivo”, le migliori proposte per rilanciare l’immagine dei nostri settori produttivi in 26 Paesi nel mondo.

Secondo, la formazione e l’informazione. Due parole chiave per tutte quelle PMI che offrono eccellenze, ma che ancora non esportano e per le quali lo Stato deve mettere a disposizione tutta una gamma di strumenti di sostegno, a partire da figure come i Temporary Export Manager e i Digital Manager, divenute ormai indispensabili per sostenere l’accesso delle imprese italiane ai mercati esteri. In questo ambito, penso poi alla proposta,
che abbiamo voluto mettere nero su bianco nel Patto, di creare un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, che consenta un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari.
Lasciatemi aggiungere che continuerà l’impegno quotidiano della Farnesina, in Italia e all’estero, a fianco delle nostre imprese. Ambasciate e Consolati saranno sempre di più la “Casa delle imprese italiane nel mondo”, nella quale trovare assistenza e informazioni, per dialogare con i mercati e le istituzioni straniere.

Terzo pilastro, l’e-commerce. Lo avete ribadito in molti durante i tavoli settoriali, ma lo riportano anche analisti e consulenti internazionali: le piattaforme digitali, anche al termine dell’emergenza, giocheranno un ruolo ancora più determinante nella crescita del commercio globale. Questa è la vera sfida che abbiamo davanti: sfruttare appieno le opportunità che la rivoluzione digitale offre alla creatività ed alla solidità industriale dell’Italia. Intese con le piattaforme internazionali di e-commerce, accesso delle PMI ad un numero sempre maggiore di marketplace digitali grazie anche all’assistenza fornita dallo Stato, fiere ed eventi digitali: queste saranno le nostre parole d’ordine.

Quarto pilastro, il sistema fieristico. Il Patto che andiamo a sottoscrivere oggi prevede passi concreti molto chiari: rafforzare la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali che si svolgono in Italia e all’estero; attrarre buyer e VIP con programmi speciali e personalizzati per i territori. La considerazione da fare è che sia il COVID ci ha imposto di ripensare il sistema delle fiere, ed il digitale ci aiuta in questo: anche questa è una sfida davanti alla quale l’Italia non si tirerà indietro, con sempre più eventi digitali, B2B virtuali, organizzazione di mini-fiere di settore e di fiere di filiera tra settori complementari.

E questo mi porta al quinto pilastro, la promozione integrata. Tutte le eccellenze del “Made in Italy” nei diversi settori: economico, culturale, scientifico e tecnologico, verranno rilanciate come appartenenti a un unico sistema. La Farnesina ha già fatto suo questo approccio con il Programma “Vivere all’italiana”, che oggi diventa ancora più importante. Ora è arrivato il momento di un doppio cambio di passo: da un lato, uno sforzo ancora maggiore per la promozione dell’eccellenza italiana nei settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico (penso all’industria aerospaziale, alla meccanica avanzata, ma anche alla green economy e all’agroalimentare); dall’altro, iniziative nuove in tema di cosiddetta “integrazione verticale”, promuovendo l’offerta italiana in filiere produttive adiacenti (ad esempio moda e tessile, macchinari per la lavorazione del legno e design, turismo, automotive ed enogastronomia). Le nostre Ambasciate e i nostri consolati metteranno in campo azioni in questo senso.

Infine, sesto pilastro, la finanza agevolata. Uno strumento irrinunciabile, soprattutto in questo momento storico: mi riferisco ai contributi a fondo perduto, ai finanziamenti a tassi agevolati, ai sistemi di garanzia, all’accesso al capitale di rischio, che stiamo offrendo con diverse misure di supporto, che vadano incontro alle esigenze di aziende più strutturate, ma anche di giovani imprenditori e di start-up. Sono queste le chiavi per mettere in moto il circolo virtuoso tra l’internazionalizzazione delle nostre imprese e l’attrazione di investimenti esteri di qualità in Italia, grazie anche ai nuovi strumenti messi a disposizione dallo Stato.

Questi sono i sei pilastri su cui si fonda il Patto per l’export: una strategia di sostegno pubblico alle imprese che si affacciano sui mercati internazionali, che potrà contare su risorse straordinarie messe a disposizione dal Governo per imprimere al sistema produttivo un nuovo slancio. Queste risorse straordinarie sono disponibili grazie a diversi veicoli: il Piano Straordinario per il Made in Italy, il Piano di Promozione Integrata e il Fondo 394/81, per un ammontare mai messo in campo prima d’ora. Inoltre, il Governo ha potenziato il sostegno finanziario all’export, mediante l’assicurazione statale sul 90% degli impegni di SACE in favore delle imprese italiane esportatrici.

Il Patto per l’export è uno strumento vivo, che dispiegherà i suoi effetti a partire da oggi e che rimarrà aperto alla firma per nuove adesioni, con l’impegno che questo progetto sappia tempestivamente adeguarsi agli sviluppi economici e sociali del Paese. Le iniziative da cui vogliamo ripartire sono tante, ne cito solo alcune: l’ampliamento delle intese con la grande distribuzione organizzata e con le piattaforme internazionali di e-commerce e il sostegno alla digitalizzazione delle PMI grazie alle misure del Piano Straordinario di promozione del Made in Italy; il lancio di un grande Piano straordinario di comunicazione strategica; l’avvio di corsi online per le PMI sul tema della digitalizzazione delle imprese; la pubblicazione di bandi per Temporary Export Manager e Digital Export Manager.Inoltre, recependo quanto auspicato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali lo scorso 3 marzo e le istanze delle associazioni di categoria, nei prossimi mesi inseriremo 6 esperti in tema di agricoltura nella rete diplomatico-consolare, che potranno ottimizzare il lavoro delle nostre Ambasciate nella rimozione di barriere non tariffarie e nella promozione delle eccellenze della filiera agroalimentare. Tanti fronti su cui ci mettiamo al lavoro da oggi: questo è il nostro contributo per il rilancio del Paese.

Presentiamo oggi anche un primo strumento pratico a sostegno delle imprese: un e-book rivolto alle nostre PMI che ancora non si sono aperte ai mercati esteri, un “manuale di istruzioni” che abbiamo predisposto con la collaborazione di molti di voi impegnati ogni giorno su questi temi.

Questa guida intende accompagnare l’impresa lungo l’intero percorso dell’internazionalizzazione, dall’apprendere il “linguaggio dell’export” fino all’ultimo miglio, lo sbarco sui mercati esteri, passando per le diverse opportunità di finanziamento e i programmi di supporto. Confidiamo che possa essere uno strumento utile per affacciarsi su nuove realtà. L’e-book è parte di un percorso più articolato, finalizzato a rendere immediato, intuitivo e trasparente l’accesso alle informazioni sulle misure a sostegno di export e internazionalizzazione. Stiamo lavorando in queste ore con ICE, SACE, SIMEST alla realizzazione di un portale unico che offrirà una panoramica completa di tutti gli strumenti a disposizione di Governo centrale, regioni, agenzie. E, su questa base, stiamo immaginando anche un roadshow, che vorremmo costruire insieme a voi, per assicurare che ogni impresa sia pienamente consapevole di queste opportunità.

A 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma che ha portato le competenze in materia di export e internazionalizzazione sotto il ministero degli Affari Esteri, cogliamo dunque il primo risultato di un lavoro coordinato e sinergico tra Ambasciate, Consolati, istituti di Cultura, uffici Ice e associazioni di categoria del mondo imprenditoriale. Un esempio virtuoso di come il sistema Paese abbia reagito di fronte all’emergenza, sanitaria ed economia, che tutt’ora stiamo attraversando. Se c’è una cosa che la pandemia non ha compromesso, è la grande domanda di Italia nel mondo. E noi le andremo incontro. Ed è questo lo spirito del Patto per l’export, e lo spirito con cui affrontiamo, tutti insieme, il periodo che ci apprestiamo a vivere. Una fase complessa e molto delicata, in cui ci sarà bisogno del massimo contributo da parte di tutti, della massima unione di intenti. Una fase che rappresenta una sfida enorme, ma anche un’opportunità.

Con questo Patto, oggi, apriamo pertanto un nuovo cantiere, il cantiere del Made in Italy nel mondo, al quale dovremo inevitabilmente approcciarci con grande umiltà e spirito di servizio, verso il nostro Paese e verso tutti i nostri cittadini. Grazie.


Altre informazioni sul Patto per l’Export:

• Scarica qui l’eBook

• Qui maggiori dettagli sul patto

• Qui Il discorso del ministro Luigi Di Maio

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