Il saluto del sabato. Riflessioni sul radicamento delle mafie al Nord. AVETE SAPUTO LE NOVITA’ SU OASI CASALE?

L’oasi di Casale, nei pressi di Vicenza, un tempo cava di argilla, è stata sotto i riflettori delle lotte per la legalità e l’ambiente fin dagli anni ’80, quando venne denunciato l’inquinamento del terreno causato da diverse sostanze tossiche. Durante gli scavi effettuati nel 1988 vennero ritrovati alcuni sacchetti contenenti bicromato di sodio, una sostanza cancerogena e mutagena. Una vicenda davvero infinita di criminalità e devastazione del territorio un capitolo che si aggiunge a tanti altri: ricordo solo, ad esempio, che da anni ci battiamo contro le micidiali sostanze PFAS che inquinano il Veneto, prodotte proprio da una azienda di Vicenza.

Tornando all’Oasi Casale, la cosa sconvolgente è che ora, grazie alle rivelazioni di un pentito, Nunzio Perrella, abbiamo appreso che su quel territorio ci sono le mani della Camorra. Ebbene sì: l’industria conciaria si servì della camorra per sversare i suoi veleni.

Perrella è un collaboratore molto affidabile e di grande importanza, il primo pentito delle ecomafie che svelò la Terra dei Fuochi – poi, redento, stato anche infiltrato come ‘agente provocatore’ nell’inchiesta condotta da Fanpage.it tra il 2017 e il 2018 su rifiuti, mazzette e politica.

Tanti silenzi, tante omissioni, tante coperture da parte delle istituzioni o della politica che avevano il dovere di svelare e denunciare: una omertà che hanno reso profondamente (si ho scritto profondamente) radicate le mafie anche in Veneto. Il Procuratore generale di Cassazione Riccardo Fuzio, aprendo l’anno giudiziario 2019, ha parlato del predominio nell’economia pubblica e privata della ‘ndrangheta nelle regioni del nord Italia e dei conseguenti e rilevanti costi anche sul piano sociale. “Il fenomeno della espansione delle mafie nei territori non tradizionali, a lungo negata, è oggi riconosciuta in provvedimenti giudiziari irrevocabili, con particolare riferimento alla espansione della ‘ndrangheta in Lombardia, in Piemonte e, da ultimo, in Liguria. È la “mafia invisibile”, sottolinea il procuratore. “Nello specifico, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria, sono regioni in cui l’organizzazione tende, soprattutto, a reinvestire i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa.

Secondo i dati elaborati da Libera, che riprende l’ultima relazione semestrale 2017 della Direzione Investigativa Antimafia, in Veneto, Friuli e Trentino sono state complessivamente segnalate 3.836 operazioni finanziarie sospette pari al 8,6% del totale nazionale. Nel dettaglio, sono 723 quelle attinenti alla
criminalità organizzata mentre 3.113 quelle relative ai reati spia. Il maggior numero di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio si hanno in Veneto (2.642), dove sono 126 i beni confiscati alle mafie e destinati agli Enti locali. Secondo il Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente, il Veneto è la regione con il maggior numero di reati ambientali accertati (872), con 1.267 persone denunciate e arrestate e 318 sequestri. “Preoccupante” secondo Libera lo scenario che riguarda il traffico di droga: nel 2017 sono state condotte dalle Forze di Polizia complessivamente 2.374 operazioni/attività antidroga, il 9% circa del totale nazionale: di queste, 1.406 si sono svolte in Veneto con un incremento del 19,05% rispetto all’anno precedente (+17,28% arresti).

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