IL WHISTLEBLOWER NON E’ UNO SPIONE. RISPOSTA ALL’AVV. ROSSETTI

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Qualche giorno fa il sito mondoudinese.it pubblicava una nota a firma dell’avv. Massimo Rossetti, responsabile dell’area giuridico-legale dell’associazione Federsupporter, dal titolo: “O’ spione”, figura istituzionale”, in cui venivano mosse alcune critiche riguardanti principalmente la possibilità di denunciare, in forma anonima, eventuali comportamenti irregolari in ambito calcistico.

Ciò a seguito di quanto dichiarato dal presidente della Lega Calcio di serie B, dr. Andrea Abodi, che è tornato a riproporre (dopo averlo fatto nel 2013) il ricorso dalle denunce di combine protette da anonimato.

Secondo l’avv. Rossetti il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC già prevede, all’art. 7, commi 7 e 8, l’obbligo di denuncia di illeciti, posti a carico dei tesserati, sanzionando l’inadempimento con l’inibizione o la squalifica non inferiore a sei mesi e con l’ammenda non inferiore a 30mila euro.

Ritengo opportuno rispondere a quanto scritto dall’avv. Rossetti, poiché quello del “whistleblowing” è un argomento che seguo da vicino, avendo presentato una proposta di legge in tal senso, attualmente all’esame della Commissioni riunite Giustizia e Lavoro pubblico e privato della Camera dei Deputati e che auspico approdi a breve in Aula.

Innanzitutto il termine “spione” utilizzato nel titolo già evidenzia uno degli errori riscontrati più di frequente, quello cioè di confondere il whistleblower con il delatore, due figure assolutamente non sovrapponibili, visto che la denuncia di una condotta illecita (whistleblowing) differisce dalla delazione perché permette la tutela di interessi pubblici e perché le denunce vanno verificate.

Nella nota si contesta la possibilità della denuncia in forma anonima: al contrario, ritengo che la scelta dell’anonimato abbia un duplice obiettivo, da una parte può essere utile per incoraggiare ed incentivare le persone a segnalare e denunciare comportamenti anomali, dall’altro garantire la sicurezza dell’autore delle segnalazioni che, nel 90% dei casi, diviene bersaglio di minacce e comportamenti vessatori da parte dei colleghi o superiori denunciati, con gravi ripercussioni a livello psico-fisico e, molto spesso, in ambito lavorativo. Nella proposta di legge a mia firma, infatti, si garantisce il diritto alla riservatezza del whistleblower, la cui identità non può essere rilevata senza il suo consenso e tenuto conto dell’impossibilità di approfondire le segnalazioni, in quanto anonime, queste sono prese in esame soltanto se adeguatamente documentate.

Aggiungo, infine, che la possibilità di effettuare la segnalazione in forma anonima è già prevista in ambito sportivo: nella risoluzione, di undici punti, dal titolo: “Il calcio europeo unito per l’integrità del gioco”, presentata in occasione del XXXVIII Congresso Ordinario UEFA, svoltosi in Kazakistan nel 2014, è stata evidenziata l’esigenza di fornire un sistema di raccolta di informazioni sicuro per consentire la denuncia, se necessario in modo anonimo, di casi di combine o tentativi di concludere combine”.

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