L’ipocrisia sui migranti affonda l’Europa

Emergenza umanitaria, solidarietà, rispetto dei diritti. Quante belle parole, ma quanta ipocrisia si sta spargendo intorno al tema dei migranti. La domanda vera però è a chi giova questo atteggiamento?

Fin dal suo insediamento il Governo del Cambiamento ha posto il tema dell’immigrazione sui tavoli internazionali del G7, negli incontri bilaterali con Macron e Merkel e lo farà ancora al Consiglio europeo di fine mese. I fallimenti del passato sono sotto gli occhi di tutti, è il momento di agire.

È il momento di richiamare al rispetto delle regole i nostri partner europei e tutti i soggetti impegnati nella gestione e nell’accoglienza della moltitudine di disperati che si riversa in mare in cerca di un futuro in Europa.
Regole e principi nobilissimi che tutti hanno approvato e sottoscritto, ma che pochi, quasi nessuno, rispetta davvero. Anzi, richiamarsi a nobili ideali è diventato un modo per lanciare accuse ipocrite, o peggio ancora insulti.
In Italia soltanto tra il 2015 e il 2017 è entrato quasi mezzo milione di migranti (454.674, dati Fondazione Migrantes). Molti arrivano facendo richiesta di protezione, reclamando lo status di rifugiato, ma su un campione di 80mila domande esaminate, ben il 60% viene respinto.

In base agli impegni assunti dall’Unione Europea fin dal 2015 circa 35mila richiedenti protezione presenti in Italia dovevano essere ridistribuiti in altri paesi. Chiacchiere! Secondo il Ministero dell’Interno al 18 giugno di quest’anno soltanto 640 persone sono state ricollocate in Francia, 235 in Spagna. Meglio va in Germania, dove ne hanno accolto 5.438, ma – secondo gli stessi accordi – dovevano farsi carico di oltre 10mila richieste.
Sappiamo benissimo che intanto la creazione dei centri Sprar e Cas è diventato un business, oggi in Italia ci sono circa 180mila persone in attesa di riconoscimento del loro status. Così come è un business vergognoso il traffico di esseri umani, alimentato da oscure organizzazioni di cui sappiamo ancora poco.
Alla continua produzione di regolamenti e accordi internazionali non corrisponde la reale volontà di attuarli, perché affrontare questi problemi ha un costo non solo economico, ma anche in termini di consenso per i governi che se ne fanno carico. La vicenda dell’Aquarius è solo l’ultimo evidente esempio di questo cinico modo di fare. A parole son tutti bravi a reclamare il rispetto dei diritti umani, ma quando si viene al dunque la storia la conosciamo bene…

Aprire o chiudere i porti è un finto problema. La questione vera è quale legge vige nel Mediterraneo, chi la fa rispettare e come? Ma soprattutto quali valori ispirano questa legge?

È il momento per l’Europa di ritrovarsi intorno ai principi che tutti predicano, ma che pochi praticano sinceramente. Non è in gioco soltanto la gestione del fenomeno epocale delle migrazioni. È in gioco il futuro dell’Europa come comunità politica e dei suoi valori.

Lascia un commento