Serenissima costruzioni, vediamoci chiaro

I pasticci albanesi dell’azienda nata in seno all’autostrada A4. Ora è inadempiente e licenzia, ma i vertici non si toccano
Cosa succede a Serenissima Costruzioni? È quanto chiede un’interrogazione presentata al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali dal Movimento 5 Stelle e firmata dai parlamentari Francesca Businarolo, Giorgio Girgis Sorial, Alberto Zolezzi, Claudio Cominardi, Ferdinando Alberti e Arianna Spessotto.

L’azienda nata in seno ad A4 Holding, è notizia di questi giorni, verso liquidazioni, per una vertenza con delle ditte albanesi. E quaranta lavoratori rischiano di essere lasciati a casa. Si tratta dell’ultimo passaggio di una vicenda poco chiara, iniziata con la vendita di A4 al colosso spagnolo Abertis. Dopo la cessione, la società iberica leader nel settore autostradale ha ceduto Serenissima al prezzo simbolico di un euro a due società di piccole dimensioni, la pugliese lci srl (che ne detiene il 60%) e la Epis srl di Lamezia Terme (proprietaria del 40%).

La vertenza con l’Albania arriva a seguito di un contratto siglato nel 2013, quando Serenissima è risultata aggiudicataria di due importanti opere, dal valore di 35 milioni di euro: la realizzazione di un by-pass di 29 km, con 5 cavalcavia, 2 sottopassi e 8 svincoli, di collegamento della strada interna Fier-Valona-Saranda. Adesso alcune aziende locali albanesi, a cui erano stati affidati i lavori in subappalto, hanno presentato un esposto e la richiesta di fallimento per la società scaligera, per mancato pagamento dei lavori, sia da parte di Serenissima Costruzioni s.p.a, sia dalle società italiane a cui è stata ceduta. Così, con una mole di circa 18 milioni di debiti, la situazione di Serenissima Costruzioni rischia di gravare pesantemente anche sui quaranta lavoratori dipendenti, che rischiano il proprio posto, anche alla luce dei licenziamenti di ulteriore personale di stanza in Albania.

«Siamo davanti a una tipica storia italiana, anche se tutto ciò avviene con un’azienda di quel Nord-Est che ha sempre fatto sfoggio di essere efficiente sia per quanto riguarda il comparto pubblico che quello privato – è il commento di Francesca Businarolo -. In particolare, la posizione di A4 Holding appare molto anomala, poiché il presidente e le sue figure dirigenziali pur essendo stipendiate da società a partecipazione pubblica si trovano a fornire, da privati, prestazioni nella società Serenissima Costruzioni mentre, tale “commistione” viene meno, come si evince dalla vicenda sopra descritta, in caso di debiti e i licenziamenti. Insomma, siamo alla vecchia formula che vuole privatizzare i profitti e scaricare sul pubblico i costi. Il ministero deve una risposta ai dipendenti, il cui futuro lavorativo è stato messo fortemente a rischio dalla “svendita” di Serenissima alle due srl, con un’operazione che definire poco chiare è un eufemismo». 

Il MoVimento 5 Stelle in difesa del risparmio degli italiani

Questo è il rispetto che hanno nei confronti degli obbligazionisti azzerati. Solo 10 ore di discussione su un decreto così importante, un decreto che deroga a 66 norme che i cittadini invece devono rispettare, un decreto che regala due banche importanti alla prima banca del Paese, creando una sorta di oligopolio controllato.

Noi eravamo pronti a lavorare anche la domenica pur di riuscire a far capire al governo quali fossero i loro errori. Molti nostri emendamenti sono stati compresi, ma per la fretta (e per il richiamo irresistibile del weekend lungo) bocciati. Banca intesa viene prima del buon senso. In tanti hanno parlato circa il nostro emendamento che cercava di evitare che chi avesse amministrato la banca fino al giorno del decreto, potesse poi addirittura diventare commissario liquidatore della stessa banca. E quindi in palese conflitto di interessi, quel famoso conflitto di interessi che il Pd, quando al governo c’era Berlusconi, continuava a raccontarci di voler cancellare.

L’unica cosa che ci può far capire cosa c’è dietro questi movimenti sarà la Commissione d’inchiesta. Ma, guarda caso, manca ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nonostante siano passati 15 giorni. In 19 minuti, invece, hanno approvato questo decreto e in 10 ore lo hanno trasferito dalla commissione all’aula. In 15 giorni, questa porcata sarà già passata da Camera e Senato, mentre la Commissione d’inchiesta ancora aspetta.

Le stranezze le comprendete tutti, non bisogna essere un parlamentare. E lo sanno anche loro, ma probabilmente il guinzaglio è troppo corto e non possono muoversi neanche di un centimetro. Voi volete continuare a stare al guinzaglio o essere liberi?

Noi volevamo spostare in avanti la data di giugno 2014 (data limite di acquisto delle obbligazioni ammissibili ai ristori) per riuscire a salvare tutti gli obbligazionisti truffati, ma i partiti avevano così fretta, il giovedì pomeriggio, che non si son votati neanche il loro emendamento in tal senso, venuto fuori dopo una lunga pressione da parte nostra.

Hanno fatto accantonare numerose nostre modifiche, lasciando trasparire una falsa volontà di impegno sul decreto. Alla fine, l’unico impegno concreto era quello di affittare la sdraio in spiaggia per sabato e domenica. E appena abbiamo richiesto di proseguire con i lavori, non solo la maggioranza, ma anche i membri dell’opposizione hanno iniziato a prendere parola, nonostante fossero rimasti silenti dall’inizio della discussione.
Questo è un Paese fondato sull’ombrellone.

Pensate che, addirittura, questo Parlamento ha evitato di votare una proposta che prevedeva che condannati o rinviati a giudizio non potessero essere commissari liquidatori. Una ipotesi peregrina? Nient’affatto: uno dei liquidatori è proprio rinviato a giudizio e si chiama Fabrizio Viola. Il MoVimento 5 Stelle però non demorde. E continua a combattere in difesa del risparmio degli italiani.

Bolkestein: nelle Regioni a guida Lega, si ossequia la UE

A parole la Lega Nord strepita contro la Ue degli euro-burocrati e dice di difendere gli imprenditori del commercio ambulante. Ma nei fatti il Carroccio tradisce il tessuto delle micro-aziende del settore e si accuccia, prono, sullo zerbino dei poteri forti.

Parliamo naturalmente della direttiva Bolkestein per la vendita su aree pubbliche. I leghisti si stanno comportando in Veneto come il Partito democratico in Emilia. Il governatore Luca Zaia poteva emanare una direttiva per sospendere la norma europea fino alla fine del 2018, esattamente come deciso dal Milleproroghe in Parlamento. Invece nulla. Stessa storia in Lombardia e Liguria, le altre regioni nelle quali i leghisti governano in coalizione con il centrodestra.

Ma pure nei comuni la situazione è difficile per gli ambulanti che devono vedersela con i nuovi bandi. Senza dimenticare che a livello nazionale la Lega è firmataria dell’unica proposta di legge che chiede di andare avanti con le gare. Alla faccia delle solite promesse della domenica.

Siamo alle solite: parlano bene e razzolano male. Un problema che non riguarda solo le banche. Salvini urla in tv, ma i suoi sono sempre pronti ad omaggiare i tecnocrati di Bruxelles e il grande capitale internazionale.

Sport: per l’Italia, le atlete professioniste non esistono

Anche i bambini sanno che in Italia esiste una legge che disciplina lo sport professionistico, com’è giusto che sia. Però i cittadini sono completamente all’oscuro del fatto che tale legge, per quanto riguarda lo sport professionistico femminile, è rimasta lettera morta: vale solo per gli uomini, cioè per le discipline maschili.
E’ un provvedimento del 1981, mica del medioevo, e oltretutto è fin dai lontani anni ’60 che campionesse di tutto il mondo hanno cominciato a fare del loro sport una professione. Ma in Italia ci si è dormito su , Coni e Federazioni non hanno mai applicato le norme, finendo col determinare delle vere e proprie assurdità.

Ad esempio, esistono sport (come basket, volley, ciclismo) dove è consentito utilizzare dei visti per atlete extracomunitarie, ma non è permesso considerarle professioniste. E’ un’evidente contraddizione: se si possono usare dei visti, come è possibile non ci sia professionismo? Sono qui per fare le turiste?

A distanza di oltre trent’anni dall’approvazione della legge, serve dunque estendere subito le tutele dello sport professionistico anche alle discipline femminili, secondo i principi costituzionali. Siamo davanti a una discriminazione evidente inaccettabile in uno Stato di diritto. Per questo oggi il M5S ha illustrato la sua interpellanza urgente in aula, sollecitando una risposta al governo.

Governo che finora si è occupato di sport solo sotto forma di tweet da tifosi, e di diritti delle donne solo a suon di assurda propaganda. Sarebbe ora di pensare a quei diritti, semplici e ovvi, che però sono ancora negati.

Simone Valente, M5S Camera

Ceta: approvato in Commissione, appello a Grasso per non portarlo in Aula

Il Ceta è stato approvato in Commissione Esteri del Senato, nonostante le proteste del MoVimento 5 stelle e la richiesta, all’inizio della seduta, di riaprire le audizioni per ascoltare i procuratori Gratteri e Ruberti, a proposito delle loro dichiarazioni sulle infiltrazioni mafiose in Canada. Non è difficile ipotizzare che con questo trattato i traffici della n’drangheta potrebbero ampliarsi con nuovi scambi verso l’Europa e l’Italia.

Chiediamo al presidente Grasso di usare la sua influenza per non calendarizzare il provvedimento in Aula e concedere ai senatori un tempo utile per approfondire tutti gli aspetti devastanti del trattato. In questo modo sarà chiaro il pericolo a cui sottopone il nostro Paese, e il Senato potrà bocciarlo sonoramente, prima che vada alla Camera. Ricordiamo che il Ceta può essere invalidato se uno solo dei parlamenti nazionali in Europa vota no e il MoVimento 5 stelle premerà perché la bocciatura del trattato avvenga proprio in Italia.

Questa mattina, prima di entrare in Parlamento, una delegazione è scesa in piazza a Roma con i comitati, le associazioni e i cittadini per protestare contro la ratifica del Ceta. Un accordo di libero scambio tra Ue e Canada che non è altro che un ‘Ttip mascherato’ visto che le più grandi multinazionali statunitensi hanno una sede in Canada.

Solo per fare un esempio, per il nostro Paese sono stimati 200mila posti di lavoratori in meno e 250 prodotti agroalimentari a rischio. Vi è il serio rischio di consegnare la sovranità nazionale alle lobby, che potranno appellarsi ad una Corte arbitrale internazionale se gli Stati che lo hanno sottoscritto sceglieranno regole diverse per tutelare lavoratori, salute, ambiente e Made in Italy.

Un anno e #RomaRinasce

di Virginia Raggi

Questo primo anno ha rappresentato una grande opportunità di rilancio per Roma. Questa Giunta, i suoi consiglieri, i presidenti di Municipio, la maggioranza, hanno lavorato giorno e notte per porre le basi di una rivoluzione che completeremo nel corso della consiliatura. Cinque anni di lavoro e crescita per la città. È stato un percorso irto di ostacoli: li abbiamo affrontati con impegno e serietà, grazie anche a un sincero entusiasmo che – vi assicuro – non ci mancherà mai. In questo percorso abbiamo colto le opportunità di sviluppo e, soprattutto, di cambiamento. Quello vero, non la “mano di bianco” per farsi belli. Quel cambiamento radicale che richiede forza di volontà e la partecipazione di tutti. La politica delle promesse elettorali o del fumo negli occhi ai cittadini non fa parte del nostro dna e, mentre ci lasciamo alle spalle Mafia Capitale e tutte le trappole che quel sistema di corruzione ci ha lasciato, pensiamo a una città moderna ma soprattutto più vicina ai suoi abitanti. E sono i cittadini che ce lo hanno chiesto e continuano a chiedercelo.

Un anno e #RomaRinasceQuesto primo anno ha rappresentato una grande opportunità di rilancio per Roma. Questa Giunta, i suoi consiglieri, i presidenti di Municipio, la maggioranza, hanno lavorato giorno e notte per porre le basi di una rivoluzione che completeremo nel corso della consiliatura. Cinque anni di lavoro e crescita per la città. È stato un percorso irto di ostacoli: li abbiamo affrontati con l’impegno e serietà, grazie anche a un sincero entusiasmo che – vi assicuro – non ci mancherà mai. In questo percorso abbiamo colto le opportunità di sviluppo e, soprattutto, di cambiamento. Quello vero, non la “mano di bianco” per farsi belli. Quel cambiamento radicale che richiede forza di volontà e la partecipazione di tutti. La politica delle promesse elettorali o del fumo negli occhi ai cittadini non fa parte del nostro dna e, mentre ci lasciamo alle spalle Mafia Capitale e tutte le trappole che quel sistema di corruzione ci ha lasciato, pensiamo a una città moderna ma soprattutto più vicina ai suoi abitanti. E sono i cittadini che ce lo hanno chiesto e continuano a chiedercelo. Per la prima volta dopo decenni abbiamo approvato il bilancio preventivo e siamo stati i primi fra le grandi città italiane. Questo ci ha consentito, innanzitutto, di usufruire di un “premio” di 15 milioni di euro per la città ma, soprattutto, di fare una cosa che i romani avevano ormai dimenticato: programmare il futuro. Così è stato possibile dire addio agli affidamenti diretti per indire gare, ovvero avere il miglior servizio al costo più giusto e dare una scossa al mercato. Come già sta avvenendo con #stradenuove: basta coi rattoppi fatti sempre dalle stesse ditte e rifacimento totale di interi tratti stradali. Un investimento da 85 milioni di euro in un anno e una buona pratica introdotta in Comune: tutti gli attori, comprese le partecipate, riuniti attorno a un tavolo per massimizzare risultati e ottimizzare i costi. Abbiamo messo in strada 150 autobus nuovi. A questi abbiamo aggiunto altri 45 filobus che erano abbandonati da otto anni in un deposito. E presto arriveranno altri 60 autobus nuovi mentre sono già in città 200 nuovi mezzi di car/scooter sharing. Abbiamo riportato i controllori sui mezzi di trasporti e attivato quasi 500 telecamere di sicurezza. Su trasporto e mobilità sostenibile, che i cittadini avevano votato come priorità del programma 5stelle, abbiamo investito 430 milioni di euro. Nessuno l’aveva mai fatto. Roma, come tutte le grandi città europee, finalmente ha un ‘Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo’ con l’obiettivo “Rifiuti Zero” e una differenziata al 70%. Anche questo nessuno l’aveva mai fatto e, forse, neanche mai pensato. Abbiamo già inaugurato 4 isole ecologiche e presto ne arriveranno altre 3 per arrivare a quasi 40 in modo da coprire tutti i quartieri di Roma. Presto realizzeremo anche tre impianti per il compostaggio. Stiamo riconsegnando ai romani il loro fiume, il Tevere, grazie a un unico ufficio che riunisce i 10 enti e le 15 strutture competenti. E sulla manutenzione del verde abbiamo investito 12,5 milioni di euro tramite gare europee. Abbiamo pensato anche al benessere degli animali con il ripristino della legalità nei canili municipali e l’addio alle botticelle tradizionali: i cavalli staranno nelle ville storiche e saranno sostituiti da veicoli elettrici. Abbiamo avviato il piano per il superamento dei campi rom senza che i cittadini romani ci rimettano un solo euro, dopo anni e anni di risorse del Comune che sono diventate una vergognosa mangiatoia come evidenziato dalle indagini della magistratura che hanno portato allo scoppio di Mafia Capitale. Finalmente la cultura è aperta a tutti, con eventi diffusi e gratuiti in tutta la città, non solo nel centro storico. Con il progetto #RomaAscoltaRoma, un percorso in tutti i 15 Municipi, abbiamo ascoltato i cittadini e incamerato tutte le loro istanze. Abbiamo stabilizzato 2mila insegnanti e avviato formazione per 6.600 persone. Diecimila cittadini sono stati protagonisti attivi della scelte per la città tramite le consultazioni on-line sul portale di Roma Capitale e, in 23 punti sparsi per la città (municipi, biblioteche, sedi associative) stiamo insegnando ai cittadini a utilizzare i servizi on-line del Comune. In questo settore primeggiamo: con un anno di anticipo rispetto alla scadenza normativa abbiamo attivato il Sistema Pubblico di Identità. Già 37 mila cittadini romani possono accedere a ben 66 servizi on-line con un solo nome utente e password, altro che fila agli sportelli. Perché il benessere dei cittadini è il nostro principale scopo. Abbiamo abbassato la tassa sui rifiuti e dato 28 milioni di euro in più ai municipi per i servizi assistenziali. L’Assembla capitolina ha dato l’ok anche al regolamento sulle sale slot contro il fenomeno dell’azzardo patologico e approvato tagli per 40milioni di euro netti sul funzionamento della macchina comunale: tutte risorse reinvestite sulla città. L’assemblea capitolina ha anche costituito una Commissione di indagine sui piani di zona: un risultato storico per la città e per chi attende da anni risposte sull’emergenza abitativa. E in questo versante abbiamo anche fermato gli sgomberi per le realtà socio culturali mentre si stende il regolamento sulle concessioni dei beni comunali: regole uguali per tutti. Il patrimonio comunale non sarà più gestito dai privati ma da Aequa Roma, per valorizzazione immobili e adeguare i canoni: basta alle case in pieno centro per pochi euro (e pochi eletti). Abbiamo anche riaperto i termini per il buono casa. Questa città chiede sviluppo e questo non può non passare dal turismo: abbiamo fatto rinascere il dipartimento comunale con un budget che passa da 20mila a 3 milioni di euro e la necessaria autonomia per operare a pieno regime. Roma è di nuovo presente nei 10 principali fiere mondiali. E abbiamo anche creato il “Convention bureau” per promuovere il turismo congressuale e fieristico. Infine, volgendo lo sguardo in avanti, abbiamo il primo appuntamento di “Formula E” sulle strade della capitale: un evento internazionale che ci consente di investire in infrastrutture e mobilità sostenibile. E avremo anche un nuovo stadio, col quale diciamo addio alla speculazioni edilizia e facciamo entrare Roma nel nuovo millennio grazie a un progetto sostenibile che porterà a Roma le migliori ultime tecnologie. E questo è solo l’inizio. Io e la mia squadra continueremo questo compito con il massimo impegno perché – lo ripeto – fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è, prima di tutto, un onore.

Pubblicato da Virginia Raggi su Mercoledì 21 giugno 2017

Per la prima volta dopo decenni abbiamo approvato il bilancio preventivo e siamo stati i primi fra le grandi città italiane. Questo ci ha consentito, innanzitutto, di usufruire di un “premio” di 15 milioni di euro per la città ma, soprattutto, di fare una cosa che i romani avevano ormai dimenticato: programmare il futuro. Così è stato possibile dire addio agli affidamenti diretti per indire gare, ovvero avere il miglior servizio al costo più giusto e dare una scossa al mercato. Come già sta avvenendo con #stradenuove: basta coi rattoppi fatti sempre dalle stesse ditte e rifacimento totale di interi tratti stradali. Un investimento da 85 milioni di euro in un anno e una buona pratica introdotta in Comune: tutti gli attori, comprese le partecipate, riuniti attorno a un tavolo per massimizzare risultati e ottimizzare i costi.

Abbiamo messo in strada 150 autobus nuovi. A questi abbiamo aggiunto altri 45 filobus che erano abbandonati da otto anni in un deposito. E presto arriveranno altri 60 autobus nuovi mentre sono già in città 200 nuovi mezzi di car/scooter sharing. Abbiamo riportato i controllori sui mezzi di trasporti e attivato quasi 500 telecamere di sicurezza. Su trasporto e mobilità sostenibile, che i cittadini avevano votato come priorità del programma 5stelle (LINK), abbiamo investito 430 milioni di euro. Nessuno l’aveva mai fatto.

Roma, come tutte le grandi città europee, finalmente ha un ‘Piano per la riduzione e la gestione dei materiali post consumo’ con l’obiettivo “Rifiuti Zero” e una differenziata al 70%. Anche questo nessuno l’aveva mai fatto e, forse, neanche mai pensato. Abbiamo già inaugurato 4 isole ecologiche e presto ne arriveranno altre 3 per arrivare a quasi 40 in modo da coprire tutti i quartieri di Roma. Presto realizzeremo anche tre impianti per il compostaggio.

Stiamo riconsegnando ai romani il loro fiume, il Tevere, grazie a un unico ufficio che riunisce i 10 enti e le 15 strutture competenti. E sulla manutenzione del verde abbiamo investito 12,5 milioni di euro tramite gare europee. Abbiamo pensato anche al benessere degli animali con il ripristino della legalità nei canili municipali e l’addio alle botticelle tradizionali: i cavalli staranno nelle ville storiche e saranno sostituiti da veicoli elettrici.

Abbiamo avviato il piano per il superamento dei campi rom senza che i cittadini romani ci rimettano un solo euro, dopo anni e anni di risorse del Comune che sono diventate una vergognosa mangiatoia come evidenziato dalle indagini della magistratura che hanno portato allo scoppio di Mafia Capitale.

Finalmente la cultura è aperta a tutti, con eventi diffusi e gratuiti in tutta la città, non solo nel centro storico. Con il progetto #RomaAscoltaRoma, un percorso in tutti i 15 Municipi, abbiamo ascoltato i cittadini e incamerato tutte le loro istanze. Abbiamo stabilizzato 2mila insegnanti e avviato formazione per 6.600 persone.

Diecimila cittadini sono stati protagonisti attivi della scelte per la città tramite le consultazioni on-line sul portale di Roma Capitale e, in 23 punti sparsi per la città (municipi, biblioteche, sedi associative) stiamo insegnando ai cittadini a utilizzare i servizi on-line del Comune. In questo settore primeggiamo: con un anno di anticipo rispetto alla scadenza normativa abbiamo attivato il Sistema Pubblico di Identità. Già 37 mila cittadini romani possono accedere a ben 66 servizi on-line con un solo nome utente e password, altro che fila agli sportelli.

Perché il benessere dei cittadini è il nostro principale scopo. Abbiamo abbassato la tassa sui rifiuti e dato 28 milioni di euro in più ai municipi per i servizi assistenziali. L’Assembla capitolina ha dato l’ok anche al regolamento sulle sale slot contro il fenomeno dell’azzardo patologico e approvato tagli per 40milioni di euro netti sul funzionamento della macchina comunale: tutte risorse reinvestite sulla città.

L’assemblea capitolina ha anche costituito una Commissione di indagine sui piani di zona: un risultato storico per la città e per chi attende da anni risposte sull’emergenza abitativa. E in questo versante abbiamo anche fermato gli sgomberi per le realtà socio culturali mentre si stende il regolamento sulle concessioni dei beni comunali: regole uguali per tutti. Il patrimonio comunale non sarà più gestito dai privati ma da Aequa Roma, per valorizzazione immobili e adeguare i canoni: basta alle case in pieno centro per pochi euro (e pochi eletti). Abbiamo anche riaperto i termini per il buono casa.

Questa città chiede sviluppo e questo non può non passare dal turismo: abbiamo fatto rinascere il dipartimento comunale con un budget che passa da 20mila a 3 milioni di euro e la necessaria autonomia per operare a pieno regime. Roma è di nuovo presente nei 10 principali fiere mondiali. E abbiamo anche creato il “Convention bureau” per promuovere il turismo congressuale e fieristico.

Infine, volgendo lo sguardo in avanti, abbiamo il primo appuntamento di “Formula E” sulle strade della capitale: un evento internazionale che ci consente di investire in infrastrutture e mobilità sostenibile. E avremo anche un nuovo stadio, col quale diciamo addio alla speculazioni edilizia e facciamo entrare Roma nel nuovo millennio grazie a un progetto sostenibile che porterà a Roma le migliori ultime tecnologie.

Questi sono solo parte dei risultati concreti raggiunti in un anno. E questo è solo l’inizio, ve lo assicuro: io e la mia squadra continueremo questo compito con il massimo impegno perché fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è, prima di tutto, un onore.

Aeroporto di Verona: Esposto M5S all’ANAC

Un’operazione poco trasparente e dai tratti che non sembrano del tutto legali. E che, soprattutto, non ha portato ai risultati attesi. Per queste ragioni, due parlamentari del Movimento 5 Stelle, Francesca Businarolo e Arianna Spessotto e il consigliere regionale Manuel Brusco, hanno presentato un esposto all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Al centro l’ingresso nell’aeroporto Catullo di Save Spa, gestore degli scali aeroportuali di Venezia e Treviso, avvenuto nel 2013 a seguito di un’offerta di 70 milioni di euro.

Sotto la lente, in particolare, quanto accaduto nell’estate del 2014: lo stato della situazione patrimoniale vedeva il Catullo in mano a soci pubblici tramite la società Areogest S.r.l., posseduta dalla Camera di Commercio di Verona (per il 39,05%), dalla Provincia di Trento (per il 30,26%), dalla Provincia di Verona (per il 20,7%) e dal Comune di Verona (per il 9,97%). Secondo la normativa vigente – rileva l’esposto delle due deputate – sarebbe stato necessario fare una gara ad evidenza europea per la cessione delle quote. Una strada che non è stata seguita dagli enti proprietari. Non solo: con la delibera del 23 luglio 2014, il comune di Vllafranca, socio minoritario, ha ceduto una quota del 2 per cento della società Catullo alla Save Spa.

Un atto che viola la normativa vigente, in atto con il decreto legislativo 163 del 2006 e confermata dal decreto legislativo 50 del 2016, secondo cui la cessione della partecipazione azionaria di un ente locale deve prevedere una procedura di evidenza pubblica.
Nello stesso mese, il 30 luglio del 2014, l’assemblea straordinaria dei soci del Catullo ha deliberato un aumento di capitale tale da consentire alla Save di aumentare la propria partecipazione sociale prima al 35% e in seguito al 40,3%.

«Ad oggi l’ingresso di Save non ha portato alcun rilancio dello scalo – è il commento di Businarolo, Spessotto e Brusco – e la scelta di non aver espletato una gara pubblica ad evidenza internazionale ha influito negativamente sul rilancio dell’intero sistema aeroportuale e del territorio del Garda. Ricordiamo, inoltre, che alla distanza di circa tre anni nessun investimento degno di nota è stato portato a termine, nonostante i pomposi annunci. Intanto, ben140 posti di lavoro sono andati persi».

Ora la cronaca parla di un possibile aumento della compartecipazione di Save all’interno dell’aeroporto veronese e di una possibile offerta pubblica d’acquisto a cui sarà soggetta la stessa Save. «Ci sono tutte le premesse – notano gli autori dell’esposto – per riprendere il percorso di una gara internazionale e individuare un investitore in grado di garantire un reale sviluppo del sistema aeroportuale e dell’indotto del territorio del Garda, tutelando la libera concorrenza ed evitando manovre elusive e speculative». «Siamo in stretto contatto – conclude Businarolo – con la Onlit, Osservatorio nazionale liberalizzazioni infrastrutture e trasporti, che già aveva evidenziato delle scorrettezze nelle procedure. Ora con questo esposto rileviamo la possibilità di recuperare, almeno in parte, agli errori fatti negli ultimi quattro anni».

Manovrina?? Antipastone di un massacro

La cosiddetta ”manovrina” che il Governo ha approvato con l’ennesima fiducia al Senato, è l”’antipastone” amaro della mazzata che ci attende con la prossima legge di Bilancio. Tagli lineari, aumento della pressione fiscale e marchette su marchette.

Andiamo con ordine.

Il Governo Gentiloni doveva riparare la pessima politica economica di Renzi, che tra bonus e austerità ha clamorosamente fallito l’aggancio alla ripresa internazionale. Lo ha fatto nel modo sbagliato, cioè accettando servilmente di ridurre ancora il deficit pubblico, quando servirebbe una spinta decisa agli investimenti e alle spese sociali. Il deficit 2017 passerà così dal 2,3% del Pil fissato da Renzi al 2,1% per ridursi ancora nel biennio successivo, fino al pareggio di bilancio del 2019. La stella polare di Gentiloni è la stessa di Renzi, quel Fiscal Compact che il M5S vuole ripudiare per tornare a fare politica industriale e occupazionale.

Come ha ridotto il deficit il duo Gentiloni-Padoan? A parte 500 milioni di euro di tagli lineariai ministeri, aumentando le entrate. 1 miliardo dall’estensione dello split payment alla Pa e 1 miliardo dalla stretta sulla compensazione dei crediti Iva. Si tratta di due provvedimenti che aumentano il carico fiscale sulle pmi. La rimodulazione dell’Aiuto alla crescita economica (Ace), ridotta di 200 milioni, ha fatto il resto, colpendo anche le imprese che investono.

Ma non solo. Insieme ad altri balzelli sono arrivate anche le marchette. 8 milioni al teatro di Luca Barabareschi e il salva-Franceschini, che toglie dall’imbarazzo il ministro dopo le nomine irregolari ai vertici di 5 musei nazionali.

In tutto ciò le zone terremotate hanno ricevuto un contentino da 1 miliardo spalmato su più anni mentre gli enti locali sono rimasti sostanzialmente a bocca asciutta.

Dulcis in fundo, l’aumento dell’Iva agevolata dal 10 all’11,5% e di quella normale dal 22 al 25% a partire dall’1 gennaio 2018. 

Contaminazione da Pfas, Noe: “La Miteni sapeva ed ha continuato ad inquinare”

M5S: “Lo stabilimento della Miteni deve essere chiuso immediatamente e l’area bonificata a spese dell’azienda”.

I carabinieri del Nucleo Ecologico di Treviso hanno appena depositato una relazione in cui si accusa la Miteni, la quale “dal 1999 era perfettamente a conoscenza che la sorgente dell’inquinamento da Pfas non è mai stata rimossa e che la stessa ha continuato a contaminare il terreno e la falda sino ad oggi” (punto 15 relazione del Noe).
 
Il punto 12 parla di probabili ricadute sulla salute della popolazione.
 
La stessa relazione rivela che dal 1990 al 2009 la Miteni ha chiesto cinque consulenze che confermavano la pesante contaminazione prodotta dall’azienda. Ma pur avendo l’obbligo di informare le istituzioni al riguardo, la Miteni non lo ha fatto.
 
Il MoVimento 5 Stelle Veneto che da anni è in lotta con la Miteni proprio per il problema Pfas, appresa la notizia della relazione del Noe interviene: “Adesso non ci sono più scuse: lo stabilimento della Miteni deve essere chiuso entro poche ore e devono iniziare urgentemente le operazioni di bonifica dell’area.
 
Parliamo di 3mila metri quadrati contaminati per una profondità di 3-4 metri. È un’operazione molto grande, che deve essere interamente pagata dalla Miteni, che ha continuato a fare soldi mettendo deliberatamente in pericolo i veneti.
 
La Miteni aveva 5 ‘pistole fumanti’ ovvero le prove della contaminazione, e le ha tenute nascoste in un cassetto tentando di farla franca. Questa è gente senza pietà, che pensa solo al profitto e distrugge ambiente e, come dice il punto 12 della relazione del Noe, mette in pericolo la salute della popolazione.
 
Le Regione veneto dovrebbe smettere di dialogare con questi soggetti, e pretendere le azioni di chiusura e bonifica che abbiamo chiesto.
 
Si badi bene: il M5S ha chiesto la chiusura della Miteni e la bonifica dell’area già nell’aprile del 2016, con un esposto alla procura di Vicenza.
 
È passato più di un anno, e i carabinieri che seguono le indagini dimostrano che avevamo ragione.
 
Adesso siamo curiosi di vedere se Nardone, ad di Miteni, avrà il coraggio di attaccare noi e le associazioni contro i Pfas come ha fatto in questo periodo, sminuendo il problema”.