PROCESSO CIVILE, M5S: RENZI NEGA IL DIRITTO ALLA GIUSTIZIA

businarolo

Un voto contrario scontato per una delega, l’ennesima al Governo, che investe il diritto alla Giustizia dei cittadini italiani. La cosiddetta riforma per l’efficienza del processo civile, non è che uno spot, un tweet classico di questo Governo: solo parole.  Abbiamo un tribunale delle imprese che allarga le competenze aumentando i costi del 100% a carico delle piccole e medie imprese. Viene abolito il tribunale dei minori, mettendo in condizione di rischio gli stessi minori che inizieranno a frequentare delinquenti adulti,  non essendoci più una divisione degli spazi fisici in fase di giudizio.

Come membri M5s della commissione Giustizia siamo delusi: un ulteriore passaggio dolente di questa delega, è la riforma del giudizio di primo grado. Dopo anni di sentenze della Suprema Corte si era quasi giunti ad una certa efficienza, oggi si rischia di avere processi superficiali in nome della rapidità. Abbiamo provato in tutte le maniere a far ragionare la maggioranza, ma ha trionfato l’arroganza dell’intestarsi una nuova riforma, priva di qualsiasi contenuto reale. Il diritto dei cittadini viene limitato e compresso, una giustizia che diventa sempre più un costo piuttosto che un diritto.

GALAN, M5S: BENE IL VOTO IN GIUNTA SULLA DECADENZA

Galan

“Siamo soddisfatti per il voto della Giunta per le elezioni rispetto alla decadenza di Giancarlo Galan da deputato. Adesso l’auspicio è che la presidente Boldrini metta in calendario il prima possibile la discussione in Aula così che Galan cessi di essere un deputato della Repubblica e dunque di essere stipendiato dai cittadini”.

Così Davide Crippa, Fabiana Dadone e Giulia Sarti, componenti del MoVimento 5 Stelle in giunta.

Il 17 aprile per dire NO alle Trivelle vota SI’

Il 17 aprile siamo tutti chiamati a una battaglia civile contro le trivelle in mare e la devastazione delle nostre coste e del nostro Mediterraneo.

Andiamo tutti a votare al Referendum e votiamo Sì.

È la soluzione finale contro la politica fossile del governo? Non ancora. È un passo, piccolo ma importante per far capire ai politicanti preistorici che ci governano e che hanno ceduto ai petrolieri mare e coste, che noi non ci stiamo.

Che un’altra politica energetica è possibile, che il futuro dell’Italia e del nostro mare non è come lo vogliono loro, che il turismo va tutelato e sostenuto con i fatti e non con le chiacchiere.

È fondamentale che tutti noi facciamo sentire forte e chiara la nostra voce contro una legge che lascia il mare in balia di petrolieri senza scrupoli.

Il 17 aprile, al REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLAZIONI IN MARE IL M5S VOTA SI

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No alla trasformazione in SPA della Popolare di Vicenza

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di Jacopo Berti, portavoce M5S Regione Veneto

Il governo ha mobilitato l’esercito per sorvegliare, domani, l’assemblea degli azionisti della Popolare di Vicenza, con la quale si dovrà decidere se trasformare in Spa la banca e mandarla in pasto agli squali della finanza o scegliere per il no.

Il governo manda l’esercito? Venga ad arrestare tutti, non a sorvegliare!

Portino via i vertici corrotti che hanno costituito quella che gli inquirenti hanno definito una “banca deviata” dentro la banca. La P2 delle banche, che noi abbiamo chiamato “B2” il cui scopo era quello di commettere reati ai danni degli azionisti allo scopo di arricchirsi.

Il nostro portavoce alla Camera Pesco ha fatto un’interrogazione per chiedere il motivo della presenza dell’esercito. Basta pressioni! Abbiamo già una mezza lettera della Bce (sì, perché l’altra metà che ho chiesto questa mattina alla sede di Vicenza insieme a degli azionisti non è concesso vederla) che viene usata come una pistola alla tempia per intimorire gli azionisti truffati e farli votare a favore della trasformazione in Spa.

Il MoVimento 5 Stelle dice No alla trasformazione in Spa, come No aveva detto al decreto ‘banche popolari’ con il quale è stato sancito che alcuni istituti debbano diventare per forza Spa in base a una soglia di attivi assolutamente arbitraria.

Chiedono ancora una volta fiducia agli azionisti, ma su quali basi? Veniamo tenuti all’oscuro di tutto: oltre alla lettera da giorni chiediamo il libro soci, per vedere chi sono gli amici degli amici che si sono salvati prima del crack. Un diritto degli azionisti che viene negato. E poi, domani si chiama una platea a votare un piano industriale che nessuno ha visto. Così, sulla fiducia. Ma fidarci di chi? Di pirati in giacca e cravatta che hanno truffato centinaia di migliaia di azionisti? Di indagati che hanno costituito una banca “deviata” per commettere illeciti? Ma stiamo scherzando? Qui sono spariti miliardi di euro e nessuno dei piccoli azionisti sa che fine abbiano fatto. E queste persone vorrebbero altri soldi e nuova fiducia? Il No può vincere all’assemblea. E’ ora che le vittime si ribellino ai carnefici, e da quello che sto vedendo stando tra di loro, non si tratta di un’impresa impossibile.

PS: Oggi il M5S incontra i risparmiatori a Vicenza all’Hotel Tiepolo alle 18. TUTTI I DETTAGLI

#LaCasaNonSiTocca! La battaglia del M5S in difesa degli italiani

casa

Ci hanno tolto il lavoro, ci hanno prosciugato le buste paga con tasse sempre più alte. Ora vogliono toglierci la casa senza nemmeno passare dal giudice. I portavoce del MoVimento 5 Stelle oggi protesteranno duramente, alla Camera e al Senato, contro il decreto che consente alle banche di pignorare la casa qualora il debitore salti la scadenza di sette rate del mutuo, anche non consecutive.

Abbiamo bloccato l’accesso alle commissioni Finanze che devono esprimere un parere, non vincolante, sul provvedimento. In seguito alla nostra azione, il provvedimento oggi non è stato discusso: una piccola vittoria! Non possiamo consentire, infatti, che il Parlamento rimanga come al solito spettatore ininfluente di fronte a questo scempio.

VIDEO Il M5S blocca l’accesso alla Commissione Finanze

O ritirano queste porcate o non entrano in commissione. #LaCasaNonSiTocca

Pubblicato da Alessandro Di Battista su Mercoledì 2 marzo 2016

Quante famiglie, nell’arco di 15 o 30 anni, potrebbero trovarsi in difficoltà momentanea con i pagamenti? Basta un padre che finisce in cassa integrazione, una madre che perde il lavoro o persino una spesa straordinaria che fa saltare il bilancio domestico. Rischiamo di vedere decine di migliaia di nuclei sbattuti per strada senza neanche una procedura esecutiva. E che dire di imprenditori e piccoli commercianti che rischiano di vedersi sottratto il capannone o il laboratorio?

Il decreto recepisce una direttiva europea del 2014 e modifica il codice civile che oggi vieta il cosiddetto “patto commissorio”. Nella foga di rendere sempre più appetibili le sofferenze bancarie da rimettere sul mercato, la Ue e il governo consentono al creditore (l’istituto) di vendere la casa a qualunque prezzo, visto che il titolare del mutuo dovrà comunque coprire l’eventuale differenza negativa tra il prezzo di dismissione dell’immobile e il debito residuo.

Inoltre, la clausola capestro può essere introdotta anche in un secondo momento rispetto alla stipula dell’accordo, come se fosse vera la favola che intermediario e controparte hanno lo stesso peso nel contratto di mutuo. Con questa riforma, il Bomba consente alle banche di vendere con facilità le case dei cittadini anche dopo aver applicato interessi usurari. E senza che il giudice possa bloccare l’abuso. Eurocrazie e governo stanno assaltando il cuore del nostro patrimonio. Noi non ci stiamo. Non possiamo accettarlo. E faremo di tutto per evitarlo.

Fai valere i tuoi diritti! La maggior parte dei media di regime stanno in silenzio, fatti sentire con un messaggio su Twitter con l’hashtag #LaCasaNonSiTocca e condividi questo post sulla tua pagina Facebook. Il web ancora non possono controllarlo.

Permessi per congedo parentale in favore dei genitori con figli minori

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Al Ministro della salute, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione . — Per sapere – premesso che:

l’istituto dei permessi per congedo parentale in favore dei genitori con figli minori è previsto all’articolo 32 e seguenti del decreto legislativo n. 151 del 2001 e costituisce una misura di fondamentale importanza a tutela della genitorialità introdotta nel nostro ordinamento in forza della legge n. 53 del 2000 che delegava il Governo alla redazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità;
l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni, medici veterinari e altre professionalità sanitarie ambulatoriali (cosiddetti Sumaisti) del 23 marzo 2005 e successive modifiche, non prevede per i professionisti in questione la fruizione dei permessi per congedo parentale né riconosce l’astensione post partum;

infatti, il suddetto accordo collettivo nazionale regola dall’articolo 36 all’articolo 39 le diverse tipologie di assenza ed i diversi istituti nulla prevedendo per i congedi parentali di cui agli articoli 32 e seguenti del decreto legislativo n. 151 del 2001, posto che le disposizioni del medesimo decreto legislativo n. 151 del 2001 rimandano esplicitamente alla contrattazione collettiva nazionale la regolamentazione dell’istituto, ma tale disciplina non è stata in alcun modo inserita all’interno dell’accordo collettivo nazionale dei medici (cosiddetti Sumaisti), pur essendo, lo stesso, temporalmente successivo al decreto legislativo n. 151 del 2001;

l’istituto dei congedi parentali si configura come estrinsecazione del diritto costituzionale alla tutela della famiglia del lavoratore, sia esso del settore pubblico o privato, come anche da ultimo disciplinato dal decreto legislativo n. 80 del 2015 che però non interviene sui principi della norma o sui fruitori della stessa, ma esclusivamente sulle modalità di applicazione dell’istituto, risultando per l’effetto irragionevole ed ingiustificato che restino esclusi dall’area di operatività del congedo parentale i medici specialisti ambulatoriali che operano in convenzione con il servizio sanitario nazionale, per quanto non aventi lo status di pubblici dipendenti del comparto sanità –:

quali iniziative di competenza intendano porre in essere i Ministri interrogati onde garantire la piena estensione dell’istituto dei congedi parentali, nonché la previsione dell’astensione post partum ai medici specialistici ambulatoriali che operano in convenzione con il servizio sanitario nazionale (cosiddetto Sumaisti), sino ad oggi totalmente esclusi da tale misura a sostegno della genitorialità. (5-07940)

GALAN: SEDUTA PUBBLICA PER DECADENZA GIA’ FISSATA

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La decadenza di Giancarlo Galan ha proseguito nel corso delle settimane grazie al MoVimento 5 Stelle. La seduta pubblica è fissata per il 7 aprile, rispettando tutte le leggi e i regolamenti.

La giunta presieduta dal 5stelle Giuseppe D’Ambrosio è stata la più rapida di sempre a portare avanti un procedimento di decadenza. Il Partito democratico ignora che dal voto finale della giunta servono venti giorni prima di calendarizzare la decadenza. Le regole, come sempre, contano sempre più delle opinioni. Per il M5S le regole vanno rispettate sia quando impongono la decadenza di Galan, sia quando prevedono venti giorni di tempo fra il voto e la decadenza. Il Pd sbraita senza alcuna ragione.

La maggioranza piuttosto rifletta sull’enorme responsabilità politica di aver tenuto presidente della commissione Cultura della Camera proprio Galan nonostante la condanna per troppo tempo.

Inoltre – afferma il capogruppo5stelle Davide Crippa – attendiamo con ansia di sentire Lauricella esprimersi sui casi di incompatibilità sui quali il suo collega Stumpo preferisce non  convocare il comitato per non pronunciare incompatibili membri del suo partito.

Anticorruzione. Nel 2015, i dipendenti degli enti Epr hanno segnalato 18 illeciti

di Franco Mostacci – Il Foglietto

La segnalazione di illeciti avvenuti all’interno della propria amministrazione da parte di un dipendente pubblico, il cosiddetto whistleblowing non riscuote molto successo in Italia e non fanno eccezione in tal senso gli enti pubblici di ricerca.

Secondo quanto si ricava dalla relazione dei responsabili per la prevenzione della corruzione [1], solo 11 enti di ricerca su 20 (il 55%) hanno attivato una procedura per la raccolta di segnalazioni di illeciti da parte dei propri dipendenti e di questi solo Enea e Asi si sono dotati di un sistema informativo dedicato, con garanzia di anonimato.

Da gennaio 2016, anche l’Istat ha attivato un servizio web di segnalazione illeciti, anche se la tutela della riservatezza del segnalante non appare conforme alle linee guida dell’Anac, considerato che l’anonimato è mantenuto “fino a quando il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione (RPC) non decide di istruire il caso”.

Le altre amministrazioni si limitano a raccogliere le eventuali segnalazioni in modalità cartacea o per posta elettronica, scoraggiando, di fatto, coloro che volessero denunciare illeciti di cui sono stati testimoni.

Eppure, fin dal 2013 il Piano nazionale anticorruzione richiedeva di prevedere, nell’ambito del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione di ciascuna amministrazione, interventi da realizzare con tempestività.

Ma gli enti se la prendono comoda. A titolo di esempio, nel P.T.P.C. 2015-2017 dell’Inaf si legge che “l’Istituto sta predisponendo una piattaforma informatica dedicata al whistleblowing, che permetterà ai dipendenti di segnalare on line, con garanzia di anonimato, un illecito, un ’illegalità o un’irregolarità lesivi dell’interesse pubblico”. Dalla relazione 2015 si apprende, però, che “la procedura resta in attesa di attuazione previa delibera del CDA”.

Non ci si deve allora meravigliare se le segnalazioni pervenute nel 2015 sono solo 18 e concentrate in 3 enti di ricerca (13 all’Ispra, 3 al Cnr, 2 al Crea). Un risultato che sembra scoraggiante.

Una condizione ostativa alla diffusione del whistleblowing è la presenza ingombrante di direttori generali, direttori amministrativi o del personale nel ruolo di responsabile per la prevenzione della corruzione: se ne contano ben 12 su 20.

E’ vero che le linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti, emanate lo scorso 6 maggio dall’Authority Anticorruzione prevedono l’invio direttamente all’Anac di segnalazioni che riguardano il responsabile per la prevenzione della corruzione, ma al tempo stesso appare assai improbabile che, in tali casi, l’azione dell’Anac possa essere efficace senza coinvolgere gli organi amministrativi di vertice, anche nel garantire la riservatezza dell’identità del segnalante.

Senza un deciso cambio di rotta sarà ben difficile che nella pubblica amministrazione possa realmente decollare il contrasto dall’interno alla corruzione.

Qualche segnale incoraggiante viene dall’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati di una proposta di legge sulla tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un lavoro pubblico o privato (prima firmataria, Francesca Businarolo del Movimento 5 Stelle).

Se la segnalazione è effettuata in ‘buona fede’, il dipendente “non può essere sanzionato,demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione”.

Il rafforzamento delle tutele di chi denuncia condotte illecite o abusi di cui è venuto a conoscenza in funzione del proprio rapporto di lavoro, previsto nella legge che ora prosegue il suo iter al Senato, non riuscirà probabilmente a scardinare il sistema del malaffare che, talvolta, alberga nelle pubbliche amministrazioni, ma costituisce, comunque, un passo in avanti verso l’affermazione di una cultura della legalità.

[1]Rispetto alla ricognizione del 28 gennaio scorso le relazioni presenti sono ora 17 su 20, essendosi aggiunte quelle di Area Science Park, Museo Fermi e Stazione Zoologica, mentre rimangono inadempienti Indire, Invalsi e Iisg.

Implementazione whistleblowing nelle amministrazioni pubbliche e nel privato

No Bavaglio

BUSINAROLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della giustizia, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

le cronache dei giorni scorsi (vedasi articoli de «Il giornale» e «La Stampa» del 18 febbraio 2016) riportavano la notizia degli esiti di un’indagine condotta dalla squadra mobile di Pavia, conclusasi con tredici arresti, nei confronti di alcuni dipendenti dell’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, ai quali sono stati contestati i reati di peculato e furto aggravato;

gli accertamenti e le verifiche da parte delle forze dell’ordine hanno avuto inizio a seguito di una denuncia, presentata nel 2013 da un ex dipendente della cooperativa per i servizi ausiliari di pulizia del Policlinico San Matteo, il quale si era accorto di alcune anomalie sul posto di lavoro messe in atto da alcuni colleghi, in particolare di continui furti di cibo, soprattutto all’interno dei locali della mensa-cucina;

dai primi riscontri sono stati accertati ben 222 episodi di furto e, in seguito, sono state indagate 48 persone (tra cui anche una guardia giurata che aveva il compito di effettuare il servizio di sorveglianza all’interno del Policlinico), le quali avevano agito indisturbate nelle varie zone adibite al servizio cucina-mensa del Policlinico, prelevando il cibo destinato ad essere distribuito all’interno della struttura sanitaria;

dopo alcuni giorni dalla denuncia al dipendente è arrivata la notizia del licenziamento e la querela da parte dei colleghi;

il caso sopra descritto rappresenta, a giudizio dell’interrogante, un evidente caso di whistleblowing, in cui l’autore di una segnalazione riguardante comportamenti anomali e atti di corruzione in ambito lavorativo, da parte di colleghi o superiori, a causa della denuncia è costretto a subire, il più delle volte, atti persecutori e minacce, dirette sia alla vita lavorativa che personale dello stesso –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza, anche normative, intendano intraprendere, al fine di favorire l’implementazione del whistleblowing nelle amministrazioni pubbliche e nel settore privato, allo scopo di tutelare gli autori delle segnalazioni e di impedire il verificarsi di comportamenti anomali ed episodi di corruzione nell’ambito lavorativo;

se non si ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza, alla luce di quanto sopra descritto, per far chiarezza sulle cause del licenziamento dell’ex dipendente autore della denuncia sulla conformità dello stesso alla normativa vigente.
(5-07858)

Il M5S vuole una legge SERIA sul conflitto di interessi

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E’ arrivata in aula la legge sul conflitto di interessi. Una legge che il nostro Paese aspetta da vent’anni. Un’attesa che ha causato un blocco nella crescita economica e culturale del Paese, e soprattutto ha fatto sì che noi cittadini pagassimo molto più in tasse e ci tornassero indietro meno servizi e peggiori. Perché il conflitto di interessi significa che chi va a coprire una carica importante di governo o nell’ambito pubblico, lo deve fare perché è il più bravo, perché è il migliore, e quando lo fa lo deve fare per il bene dei cittadini. Se va lì invece un amico, un amico di un amico, non lo fa per il bene dei cittadini: lo fa per i propri interessi. E quindi i servizi sono peggiori e costano di più. Ebbene la legge che arriva in aula è una legge scritta e firmata dal Pd. Questa legge è solo un miraggio, fa il solletico al conflitto di interessi e lo capiamo fin dalla prima riga del primo articolo, quando si dice “i titolari di cariche politiche“: questo conflitto di interessi voluto dal PD riguarda solo le cariche politiche. Si tratta di 230 persone, è misero il numero degli interlocutori e dei destinatari di questa legge. Si dica che non è una legge sul conflitto di interessi.

Il M5S è stata la prima forza politica a depositare una proposta di legge che riguardava tutti coloro che ricoprivano cariche pubbliche importanti, quelli che toccano la cosa pubblica, quelli che comandano sulla nostra vita quotidiana e sulla qualità dei servizi che da cittadini riceviamo, non possono essere in conflitto di interessi, ma devono assolvere la loro funzione per il bene di tutti. Facendo così significa che i signori del PD escludono i parlamentari, escludono i consiglieri regionali, sappiamo quanto hanno rubato e quanto continuano a rubare i consiglieri regionali; escludono le grandi autorità indipendenti quale la Consob e la Banca d’Italia, e penso che ci ricordiamo perfettamente cosa non hanno fatto nel caso di Banca Etruria. Poi escludono anche gli alti burocrati di Stato, praticamente escludono quasi tutti. Sta andando in aula una legge che non riguarda il conflitto di interessi ma è un modo per il PD per lavarsi la coscienza, ripresentarsi alle elezioni amministrative che ci saranno tra pochi mesi e dire di aver fatto una legge sul conflitto di interessi. Balle! Il M5S invece è una forza politica seria. Andremo in aula con i nostri emendamenti perché un conflitto di interessi reale, che faccia andare a quegli incarichi importanti i migliori e più meritevoli, ci sia veramente. E diremo no a una legge fasulla scritta e voluta dal PD.