Quei giudici poco onorari

giudici poco onorariUn conflitto di interessi diffuso a macchia d’olio, che rischia di finire sulla pelle dei più deboli: i minori. Negli ultimi anni, esponenti della società civile e associazioni, hanno fatto emergere un fenomeno che ha dell’inquietante  e che riguarda direttamente i processi di affido di bambini e ragazzi sotto i 18 anni che sono stati segnalati dai servizi sociali.

A stabilire se il loro futuro sarà quello di lasciare la famiglia d’origine o meno, quattro giudici, di cui due togati e due onorari. Questi ultimi, per legge devono essere un uomo e una donna «benemeriti dell’assistenza sociale, scelti tra i cultori di biologia, di psichiatria, di antropologia criminale, di pedagogia, di psicologia».

Non di rado, si tratta di persone legate, in qualità di consulenza se non di responsabili, alle case famiglia che finiscono per accogliere i minori in affido.

Un incarico a cui devono denunciare, in ogni caso, nel momento in cui vengono nominati giudici.

Tuttavia, non sempre, anzi spesso rischia di essere così. A documentarlo è stata una commissione di inchiesta messa in piedi da Federcontribuenti, che ha rilevato ben 100 casi di conflitti di interesse tra giudice onorari e associazioni perminori nelle 29 sedi dei tribunali minorili in Italia. Il documento preparato dall’assocazione, è servito come spunto per un servizio della trasmissione televisiva «Le Iene», che ha dimostrato l’esistenza di due casi di giudici coinvolti nella gestione di case famiglia a Trento.

Come se non bastasse, i numeri parlano di un aumento significativo degli affidi: nel 2010 i minorenni sottratti alle famiglie sono stati 39.698, il 24 per cento in più rispetto a 10 anni prima. Alle case famiglia, spesso gestite da privati e organizzate in cooperativa, per ogni minore ospitato va una rette minima giornaliera pari a 200 euro, con punte di 400 euro.

Senza voler colpevolizzare nessuno, ce n’è abbastanza per porsi qualche domanda. Ecco perché ho presentato un’interrogazione al ministro della giustizia per fare luce sulla questione. Ho chiesto anche quanti minorenni sono stati dati in affido e se sia necessario prendere in considerazione nuove iniziative normative per combattere con efficacia questo fenomeno. Fermo restando che la legge, già ora, parla chiaro: basta applicarla.

Qui il testo dell’interrogazione

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