Sport: per l’Italia, le atlete professioniste non esistono

Anche i bambini sanno che in Italia esiste una legge che disciplina lo sport professionistico, com’è giusto che sia. Però i cittadini sono completamente all’oscuro del fatto che tale legge, per quanto riguarda lo sport professionistico femminile, è rimasta lettera morta: vale solo per gli uomini, cioè per le discipline maschili.
E’ un provvedimento del 1981, mica del medioevo, e oltretutto è fin dai lontani anni ’60 che campionesse di tutto il mondo hanno cominciato a fare del loro sport una professione. Ma in Italia ci si è dormito su , Coni e Federazioni non hanno mai applicato le norme, finendo col determinare delle vere e proprie assurdità.

Ad esempio, esistono sport (come basket, volley, ciclismo) dove è consentito utilizzare dei visti per atlete extracomunitarie, ma non è permesso considerarle professioniste. E’ un’evidente contraddizione: se si possono usare dei visti, come è possibile non ci sia professionismo? Sono qui per fare le turiste?

A distanza di oltre trent’anni dall’approvazione della legge, serve dunque estendere subito le tutele dello sport professionistico anche alle discipline femminili, secondo i principi costituzionali. Siamo davanti a una discriminazione evidente inaccettabile in uno Stato di diritto. Per questo oggi il M5S ha illustrato la sua interpellanza urgente in aula, sollecitando una risposta al governo.

Governo che finora si è occupato di sport solo sotto forma di tweet da tifosi, e di diritti delle donne solo a suon di assurda propaganda. Sarebbe ora di pensare a quei diritti, semplici e ovvi, che però sono ancora negati.

Simone Valente, M5S Camera

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