Chi partecipa decide: 5,5 milioni di italiani hanno detto SÌ all’autonomia

Autonomia e partecipazione sono da sempre le stelle polari del Movimento 5 Stelle. I cittadini di Lombardia e Veneto hanno partecipato, votato e deciso: non possono rimanere inascoltati. Nel “quadro dell’unità nazionale”, che non è in discussione, è venuto il momento di valorizzare le specificità e le esigenze di ogni territorio. Parte delle funzioni e delle risorse devono essere avvicinate ai territori, perché autonomia significa innanzitutto responsabilità. Sia per i rappresentanti nelle istituzioni, che in questo modo non possono più scaricare le loro colpe su uno Stato centrale iniquo, sia per i cittadini stessi, messi nelle condizioni di essere padroni del loro destino.

Altro che l’inesistente Padania e le bugie che i governi leghisti hanno raccontato per vent’anni ai cittadini. L’autonomia è una cosa seria e 5,5 milioni di italiani in Lombardia e Veneto lo hanno ribadito ancora una volta. Grazie al Movimento 5 Stelle si potrà finalmente applicare in pieno la nostra splendida Costituzione: nessuna secessione, nessun isolazionismo, bensì l’applicazione dell’articolo 116 che dà la possibilità di gestire direttamente le risorse su competenze essenziali come il sostegno alle imprese, la ricerca e l’innovazione, l’ambiente, l’istruzione, la valorizzazione dei beni culturali e il governo del territorio, che avvicinate ai territori potranno essere gestite con più razionalità ed efficacia. Neanche un euro verrà tolto agli altri territori, nessuna guerra tra cittadini italiani, alla faccia della Lega e del centro-destra che vorrebbero soffiare sul fuoco della crisi per basse ragioni elettorali.

Chi parla di truffa o di soldi buttati fa a pugni con un dato numerico eloquente: in entrambi i referendum il vero vincitore è stata la partecipazione. Sia in Lombardia che in Veneto il numero dei partecipanti è stato superiore a quello delle ultime elezioni regionali in Emilia-Romagna, regione a guida Pd che ha deciso di aprire direttamente la trattativa col governo sprovvista di un mandato popolare. Evidentemente al Pd il voto popolare non piace, visti anche i risultati del referendum costituzionale dello scorso anno, ma è solo grazie alla forza dei veneti e dei lombardi che ieri hanno deciso di votare che il Movimento 5 Stelle potrà trattare da una posizione di forza con il governo.

L’affluenza è stata alta nonostante la strumentalizzazione della Lega Nord, che non solo ha atteso due anni e mezzo cercando di arrivare il più possibile a ridosso delle elezioni regionali (la proposta del Movimento 5 stelle lombardo per il referendum era stata votata in Consiglio Regionale a febbraio 2015), ma si è comportata vergognosamente durante tutta la campagna referendaria, sventolando il tema dei residui fiscali delle regioni, che con questo referendum non c’entrano niente.

Il Movimento, invece, ha preferito l’informazione alla propaganda, spiegando nel dettaglio il contenuto del referendum, l’aderenza alla nostra carta costituzionale e gli effetti del voto. Il nostro obiettivo è quello di richiedere al governo tutte le materie concorrenti come previsto dall’art. 117 della Costituzione, coinvolgendo gli enti territoriali. Crediamo che la priorità debba andare ad alcune aree di grande interesse per il Nord e non solo: l’istruzione, l’ambiente, l’innovazione, lo sviluppo delle imprese e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Viviamo in un territorio distrutto dall’inquinamento, ancora segnato dalla crisi economica e sociale, che potrebbe proiettarsi verso il futuro a grande velocità se solo fosse governato seguendo l’indirizzo popolare. Noi siamo abituati a realizzare l’impossibile e il nostro stesso MoVimento è un’utopia diventata realtà, quindi raccogliamo anche questa sfida che i veneti e i lombardi hanno lanciato alla politica.

GRAZIE a chi ha votato e capito questi referendum storici: è la loro vittoria, non della Lega Nord e dei partiti.

Pfas, Businarolo (M5s) minacciata per aver fatto il suo lavoro

Se la querela andrà a processo, potrò dimostrare davanti a un giudice come alcuni esponenti del Pd, tra cui chi oggi minaccia azioni giudiziarie, hanno utilizzato la salute dei cittadini come strumento di propaganda politica: l’hanno fatto in occasione della campagna referendaria e in occasione delle più recenti amministrative. Adesso le promesse, i milioni per la bonifica dei Pfas, per il collettore del Garda e per la discarica di Pescantina rispuntano in vista delle elezioni politiche venture. Ciò che ho affermato è assolutamente fattuale: ad oggi non esiste un documento ufficiale, del governo, con le risorse a disposizione per ogni singola opera. Non sono ancora stati resi noti nemmeno gli stanziamenti su base locale, regionale o provinciale.

La situazione è ridicola: siamo davanti a un parlamentare che ne querela un altro mentre quest’ultimo esercita il suo diritto di esprimere opinioni su fatti che sono stati oggetto di interrogazioni e accesso agli atti. Atteggiamento di scarsa intelligenza politica, il cui massimo risultato sarà dare il via all’ennesimo procedimento che intaserà la macchina della giustizia.

Ai querelanti, confidando di avere un’occasione di confronto pubblico quanto prima non ho da dire altro se non “ci vediamo in tribunale”.

Zai e Camuzzoni: 53mila euro di retribuzione «fuori legge» ai Cda. Esposto del Movimento 5 Stelle

Il documento presentato alla Corte dei Conti del Veneto. Dichiarazioni di Francesca Businarolo, Alessandro Gennari e Luca Mantovani

Dopo il caso della funivia Malcesine – Baldo, anche il Consozio Zai e il Consorzio Camuzzoni deve fare conti con le retribuzioni «fuori» legge ai membri del proprio Cda. Rispettivamente quarantamila e tredicimila euro all’anno che, stando alle normative attuali, non ci dovrebbero proprio essere. La vicenda è stata denunciata da Francesca Businarolo, deputato del Movimento 5 Stelle, con un esposto alla Procura generale della Corte dei Conti del Veneto. Vi si chiede di verificare l’eventuale percepimento di gettoni, emolumenti e indennità da parte dei componenti dei consigli di amministrazione delle due partecipate del Comune di Verona, negli anni che vanno dal 2010 al 2015.

Nel primo caso, quello del Consorzio Zai, ente partecipato, allo stesso livello di quote da Comune, Provincia e Camera di commercio e che ha la finalità di gestire l’urbanizzazione e le infrastrutture nella zona industriale di Verona, incluso l’importante centro logistico Quadrante Europa: è stata indicata, nella sezione trasparenza, obbligatoria per legge, un’uscita di 40mila euro per i compensi annuali destinati ai componenti del Cda.

Il secondo caso riguarda il Consorzio Camuzzoni, che gestisce l’omonimo canale industriale. Anche in questo caso, la società è partecipata dal Comune di Verona, con un quota maggioritaria (75%) tramite Agsm. In questo caso, però, manca completamente un riferimento nel sito, che non include la sezione relativa al bilancio e alle retribuzioni.

Nell’esposto si chiede alla Corte di accertare la presenza o meno di illeciti contabili o di altra natura giuridica tali da evidenziare la sussistenza di un danno erariale, dovuto agli emolumenti. Va inoltre accertata, secondo Businarolo, la sussistenza di un eventuale danno all’immagine della pubblica amministrazione.

«A quanto pare a Verona va ancora di moda, nonostante la legge lo vieti, di trattare questi enti come poltronifici – è il commento di Businarolo – questa segnalazione è un’iniziativa coerente con quello che attuiamo come Movimento 5 Stelle nelle amministrazioni locali: basta sprechi per dare qualche contentino ad amici e sostenitori. Le norme vanno rispettate, non solo perché è un dovere, ma anche perché, come in questo caso, permettono alle amministrazione di risparmiare e di investire in servizi di cui i cittadini hanno realmente bisogno. Infine va fatto un appello in nome della trasparenza: troppi enti trascurano questo aspetto come se fosse accessorio, soprattutto nei siti web istituzionali, quando invece è previsto espressamente dalla legge».

Sul tema interviene anche Alessandro Gennari, candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle. «Quella della spartizione dei posti è una logica, tipica della politica vecchio stampo, a cui non vogliamo abituarci. Proprio per questo camminiamo da soli senza coalizioni e ci finanziamo la campagna elettorale con donazioni volontarie e verificabili: per non dover nulla a nessuno. Queste retribuzioni sono uno schiaffo morale a chi lavora giorno dopo giorno per guadagnare il proprio stipendio. Abbiamo dimostrato, quando siamo stati chiamati alle amministrazioni, di saper far di conto. Faremo lo stesso anche a Verona, premiando la competenza e non l’appartenenza politica».

«Episodi come questi non lasciano dubbi: è tempo che ad amministrare vadano persone competenti e oneste – aggiunge Luca Mantovani, consigliere comunale per il Movimento 5 Stelle, che ha seguito la questione in Municipio – i cittadini non possono più accettare che questi incarichi importanti vengano affidati in base a un solo criterio, quello delle ricompense elettorali. Grazie a questa mentalità, abbiamo visto il fallimento di importanti partecipate come l’Aeroporto Catullo, senza che nessuno vedesse o dicesse nulla».

Il governo impugna la legge veneta per chi disturba i cacciatori

Creare nuovi reati e relative sanzioni non è competenza della regione Veneto e questi nuovi reati potrebbero pure essere incostituzionali. “Complimenti” a chi ha avuto l’ideona: Zaia e Berlato

Il consiglio dei ministri del 10 marzo, ha deliberato l’impugnativa della legge della regione veneto 1/2017 con “norme regionali in materia di disturbo all’esercizio dell’attivita’ venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 50/1993, “norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio” e alla legge regionale 19/1998, “norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell’esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della regione veneto”, in quanto alcune norme, “che individuano come illeciti amministrativi comportamenti di disturbo o di ostruzionismo delle attivita’ venatorie e piscatorie, stabilendo al riguardo specifiche sanzioni amministrative, eccedono dalle competenze regionali.

Trovati i microorganismi divora-Pfas

Consiglio di vedere il video della conferenza di giovedì 23 marzo dove il dott. Prisa ha spiegato egregiamente come funziona questa “tecnologia”.

Vedrete che i dubbi che ora avete saranno quasi tutti dipanati.

Pfas, Ca’ Filissine, Collettore del Garda: tanti annunci ma niente soldi

Ritardo inspiegabile per la delibera del Cipe annunciata in pompa magna prima del referendum

Businarolo: «Politici bugiardi, stanno già riciclando le promesse per le prossime elezioni»

L’annuncio è arrivato alla vigilia del referendum. Ben 225 milioni per far fronte alle emergenze ambientali del Veronese: Pfas, discarica di Pescantina, collettore del Garda. Due mesi dopo di quesi soldi non si sa ancora nulla, e nonostante le reiterate assicurazioni da parte di diversi esponenti del Partito democratico non c’è ancora nulla di scritto.

La prova? La risposta giunta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo la richiesta di un accesso agli atti in cui si richiedeva una copia della deliberazione assunta dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nella seduta del primo dicembre, quella, secondo cui diversi alcuni esponenti del Pd, si sarebbe deciso di stanziare queste risorse.

Cosa fa sapere il governo? Che la delibera in oggetto, «Fondo sviluppo e coesione 2014 – 2020. Piano operativo ambiente» è ancora oggi in corso di perfezionamento e che occorre attenderne la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. L’ultimo numero della Gazzetta è uscito giovedì, e ancora di questi stanziamenti non c’è traccia.

«In media le delibere Cipe vengono approvate in quindici giorni – fa sapere Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, che dopo aver fatto la richiesta di accesso agli atti ha presentato un interrogazione sulla questione. Non si capisce perché questa volta le cose vadano così per le lunghe. O meglio, l’unica spiegazione è anche la più semplice: quegli stanziamenti sono un bluff, al momento non c’è la volontà politica di utilizzare queste risorse per le criticità ambientali in Veneto. Con tutto ciò, siamo costretti ad assistere al penoso spettacolo di politici bugiardi che puntualmente tornano a promettere nuovamente questi soldi, giocando sulla pelle delle persone. Siamo davanti a una nuova campagna elettorale fatta di balle?».

Dei 225 milioni, 65 dovevano essere destinata alla bonifica della discarica di Ca’ Filissine. «Anche questi – fa sapere il consigliere comunale Samuele Baietta – si sono rivelati una promessa elettorale strumentale per la vittoria al referendum. Ancora una volta la politica ha alimentato false speranze nei cittadini. Noi continuiamo avanti per la nostra strada, ma ci spieghino perché si sono rimangiati le promesse fatte. Non si scherza sulla salute dei cittadini di Pescantina».

Veneto: affidarsi ai cofidi non aiuta le imprese

Si aggiunge il Veneto alla Toscana, Abbruzzo e Marche.

Purtroppo quello che hanno fatto non è positivo: significa limitare l’accesso al microcredito anche in Veneto. Infatti affidarsi ai cofidi comporta che ora, oltre andare in banca, bisognerà andare dal confidi. Tra la Pmi e la banca si inserisce un terzo soggetto: il confidi. Si allungano i tempi e i costi a discapito delle aziende.

Ricordo a tutti noi che Il decreto legislativo n. 112/1998, all’art. 18, comma 2, lettera r), dispone che con delibera della Conferenza Unificata sono individuate, tenuto conto dell’esistenza di fondi regionali di garanzia, le regioni sul cui territorio il fondo limita il proprio intervento alla contro-garanzia dei predetti fondi regionali e dei confidi.
Questa norma, varata 19 anni orsono, quindi ancor prima che prendesse avvio l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI, allo stato attuale denuncia tutta la sua inadeguatezza e, anzi, la sua antistoricità.

Per capire le ragioni che sono alla base della sua emanazione occorre esaminarne il contesto storico.
Alla fine degli anni novanta grazie anche alla spinta dei movimenti federalisti fu varato il decentramento amministrativo. La riforma Bassanini applicò il decentramento anche agli strumenti di politica industriale. Tutti gli interventi agevolativi a carattere nazionale destinati alle imprese, ad eccezione di pochi (quali ad esempio il FIT di cui alla legge 46/1982, la legge Ossola 227/1977, la 488/1992, la legge sull’imprenditoria femminile 215/1992 e quella sull’imprenditoria giovanile 44/1986 ed appunto il Fondo di Garanzia per le PMI legge 662/1996), furono “decentrati” e divennero di competenza regionale.

Per il Fondo di Garanzia, tuttavia, anche in considerazione del fatto che lo strumento non era ancora stato avviato, fu previsto una sorta di correttivo alla sua applicazione su sfera nazionale. Nella eventualità che tale intervento, a livello locale, si fosse rivelato meno efficace rispetto ad altro o ad altri interventi a carattere regionale, l’amministrazione locale avrebbe potuto invocare l’applicazione della lettera R e, conseguentemente, il Fondo si sarebbe limitato a fornire esclusivamente supporto al sistema regionale di garanzia riassicurando i garanti operanti sul territorio. Di qui la neutralizzazione dell’intervento nella forma della garanzia diretta.
Giova, tuttavia, rammentare che la garanzia diretta del Fondo nella sua concezione iniziale aveva carattere sussidiario (intervento su perdita definitiva con franchigia sui primi 12 mesi del finanziamento ridotti a 6 per le operazioni a breve, con possibilità di liquidare acconto sulla perdita previo avvio delle procedure di recupero) con ponderazione del rischio di credito pari al 100%. Questa sua caratteristica lo poneva alla pari dei fondi regionali. Successivamente, con la riforma del 2005 la garanzia diretta è divenuta a prima richiesta e nel 2009 con la conversione in legge del decreto anticrisi del novembre 2008, il Fondo ha iniziato a fruire della garanzia dello Stato, con la conseguente acquisizione della ponderazione zero.

A seguito di queste riforme, ed anche grazie alla sua tempestività di intervento, con tempi medi di delibera inferiori alle tre settimane, ed alle percentuali di copertura collocate quasi tutte ai massimi consentiti a livello comunitario, il Fondo di Garanzia per le PMI si è notevolmente rafforzato ed ora rappresenta una best practice a livello europeo. Il tutto corroborato da una serie di sostanziosi rifinanziamenti governativi succedutisi negli ultimi anni, che hanno messo benzina in un motore rodato e performante.

Questo avrebbe dovuto far venir meno l’esigenza da parte delle regioni di utilizzare la limitazione di cui alla “lettera R”. Ma così non è.
Un vero e proprio freno a mano al fondo di garanzia per le PMI e quindi anche al Microcredito.⁠⁠⁠⁠

Ecomafie: M5S, in Veneto ‘Cupola Rifiuti’ ancora a piede libero

businarolo
Dai Colucci, finanziatori delle cene elettorali di Renzi, al giro di false autorizzazioni del dirigente Fior della Regione Veneto arrestato nel 2014.
 
Roma, 14.09.2016 – “Il business dei rifiuti in Veneto creato e portato avanti con la complicità di Governo e Regione è ancora ‘a piede libero’, non conosce crisi ed è riconducibile alle stesse imprese e dirigenti collusi. Un esempio fra tutti, la famiglia Colucci, noti finanziatori delle cene elettorali di Renzi, a cui fa capo la Daneco, società che gestisce la discarica di Pescantina, a Verona, divenuta un lago di percolato profondo 40 metri. La soluzione per risanarla? Ricoprirla con 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, come indicato nel progetto regionale sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale scritto dagli stessi tecnici della Daneco. È questo il ‘sistema rifiuti’ che ha foraggiato anche l’ascesa di Renzi a Palazzo Chigi e che va distrutto una volta per tutte”. Lo affermano i deputati veneti del M5S a margine del voto favorevole alla risoluzione relativa alla relazione territoriale sulla regione Veneto, approvata in Commissione parlamentare Ecomafie. “Ad oggi né il Governo Renzi né la Regione Veneto hanno dato un segnale di discontinuità con questo sistema malato – spiega il parlamentare 5stelle, Albero Zolezzi, durante la dichiarazione di voto in Aula – È di queste ore la notizia dell’arresto di Alessia Pagnin , dirigente della Coimpo di Rovigo, nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento di fanghi anche in aree di pregio agroalimentare di altre regioni, come la Toscana, che vedrebbe un collegamento con i Casalesi. Tuttora sono le aziende che gestiscono i rifiuti a dettare la linea alle istituzioni. Sono ancora operanti sul territorio le aziende del sistema messo in piedi da Fabio Fior, dirigente della Regione Veneto arrestato nel 2014, per associazione a delinquere. È stato lui a creare, da dirigente regionale, la procedura in base alla quale un’azienda deve richiedere l’autorizzazione ambientale, non solo alla Regione, ma anche a un ‘terzo controllore’ rappresentato da aziende presso le quali Fior era consulente o aveva delle quotazioni. Oggi questa procedura è formalmente abrogata ma alcune di queste aziende legate a Fior sono ancora attive nel Veneto presso gli impianti e possono persino rinnovarne le autorizzazioni ”. “Ma i volti del sistema rifiuti in Veneto sono molteplici, dall’amianto che doveva essere smaltito in Germania e finito invece nelle discariche abusive venete fino ai Pfas, le sostanze tossiche che hanno inquinato le falde acquifere, contaminando centinaia di migliaia di persone. Come ha reagito il Governo Renzi? Con un decreto che, anziché risolvere l’emergenza sanitaria Pfas, l’ha di fatto condonata aumentando di sette volte i limiti-soglia ammessi per legge. Chiediamo che il Governo Renzi e la Regione Veneto, reduce dalla gestione fallimentare di Lega Nord e Forza Italia, inizino a fare gli interessi dei cittadini e applichino la risoluzione approvata oggi in Parlamento”.

VENETO-EMERGENZA PFAS LA SOTTOSEGRETARIA DI STATO PER L’AMBIENTE VELO CI RISPONDE

La Sottosegretaria di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio e del mare Silvia Velo ha risposto (vedi video) questa mattina in aula alle nostre interrogazioni n. 3–02470 e 3–02471 concernenti iniziative per la prevenzione e la tutela della salute della popolazione residente in Veneto in relazione all’inquinamento derivante dall’utilizzo di alcune sostanze chimiche (cosiddette PFAS).

Attraverso le due interrogazioni chiedevamo al ministro iniziative, anche normative, a salvaguardia del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini. E Iniziative che obbligassero in modo stringente l’operatore, ritenuto responsabile del danno ambientale, ad adottare immediatamente tutte le iniziative praticabili per controllare, circoscrivere ed eliminare ulteriori pregiudizi ambientali ed effetti nocivi per la salute umana, e ad adottare le misure immediate di ripristino necessarie.

E non possiamo essere soddisfatti delle risposte avute! E’ quanto ho detto nella mia replica alla sottosegretaria. (vedi il video della mia replica) Non siamo soddisfatti non solo della risposta avuta oggi alle interrogazioni, ma non possiamo essere soddisfatti in generale della risposta data dal Governo e dal ministero a questa gravissima emergenza sanitaria e ambientale.

A questo disastro che interessa ampie aree del Veneto e che coinvolgerebbe 350 mila veneti in 78 comuni su tre province (Verona, Vicenza e Padova), dove sono a rischio inquinamento i corsi d’acqua e conseguentemente la potabilità della risorsa idrica per tutti i comuni interessati, il governo ha risposto con il decreto ministeriale del 6 luglio, che ha fissato i limiti-soglia per le sostanze inquinanti Pfas nelle acque di falda aumentandoli di sette volte rispetto ai valori di guardia precedentemente identificati dall’Istituto Superiore della sanità. Come possiamo essere soddisfatti?

E la domanda sorge spontanea: ma tra Ministero e ISS vi parlate? E soprattutto vi capite? Si sono inoltre stabiliti limiti per le sostanze perfluoro-alchiliche nelle falde che non comprendono tutte le sostanze oggi prodotte nel Vicentino.

Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa pratica brutale è all’ordine del giorno.

Cosa fa il ministero dell’ambiente? Mentre per i vecchi composti a 8 atomi, che non sono più prodotti, i limiti dell’Istituto Superiore di Sanità sono rispettati, per i nuovi composti a 4 atomi, che da studi spagnoli risultano essere più pericolosi dei primi, in quanto vanno ad intaccare anche cervello e polmoni, rilascia praticamente licenza in bianco di scarico: dal limite dato dall’istituto superiore di sanità di 500ng/lt si passa al limite dato dal decreto pari a 3.000 ng/lt per il Pfbs.

Questo decreto è una vera e propria “licenza d’avvelenare” per l’azienda Miteni S.p.a. di Trissino, in provincia di Vicenza, che rilascia nell’ambiente queste sostanze dannose per la salute al punto da aver provocato una vera e propria emergenza sanitaria in Veneto che ha coinvolto finora centinaia di migliaia di persone. Infatti Miteni spa ancor oggi produce i composti Pfas di ultima generazione, quelli a catena corta, di cui sopra.

L’unica cosa intelligente da fare è interrompere la produzione dei PFAS! A tal proposito ho ricordato alla sottosegretaria Velo che il m5s ha depositato una pdl che prevede di fissare i limiti- soglia dei Pfas a zero affinché sia tutelata l’intera catena alimentare per il benessere dei cittadini – chiediamo nuovamente che sia discussa e approvata al più presto.

Nella mia replica di questa mattina ho anche segnalato che Il 12 agosto 2016 il direttore della tutela ambientale della Regione Veneto Alessandro Benassi ha emesso un provvedimento che ci lascia sgomenti perché obbliga i soggetti controllori come Arpav a valutare eventuali sforamenti di PFAS non caso per caso, ma sulla base di non precisate medie annuali: una impostazione che appare per di più in netto contrasto con la norma nazionale. In pratica è una licenza per continuare ad inquinare indisturbati, l’importante è che la media annuale rispetti i limiti imposti dal Ministero dell’Ambiente.

Ancora una volta ci chiediamo “il principio di chi inquina paga e quello della precauzione che fine hanno fatto?”.

Resoconto stenografico: sottosegretario Velo; replica M. Brugnerotto