Franzoso voluto nel CDA Trenord dal MoVimento 5 stelle

Una grande novità, che dà il senso della rivoluzione che stiamo portando avanti: abbiamo chiamato a far parte nel Cda di Trenord, ovvero l’operatore ferroviario della Lombardia, Andrea Franzoso.

Sapete chi è quest’uomo? E’ il whistleblower di Ferrovie Nord Milano, ovvero la holding che proprio tramite Trenord gestisce il trasporto pubblico lombardo.

Franzoso è colui che nel 2015 denunciò le malefatte e gli sperperi all’interno di Fnm, sollevando il velo su anni di ruberie. A seguito del suo gesto coraggioso, l’ex presidente di Ferrovie Nord Milano, Norberto Achille, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per peculato e truffa aggravata, con l’accusa di aver usato i fondi della società per sé e la sua famiglia.

Per aver denunciato tutto questo, Franzoso è stato prima relegato al ruolo di passacarte e poi accompagnato alla porta. Per noi invece un uomo così coraggioso, onesto, con spiccata moralità, senso civico e, perché no, la schiena dritta, deve essere premiato, non allontanato.

Con noi lo Stato finalmente dà riconoscimenti a chi difende la legalità e fa il proprio lavoro a viso scoperto. Siamo convinti che l’efficienza sia nulla senza etica.

E questo è solo l’inizio.

Whistleblowing: la legge a tutela del dipendente che segnala illeciti continua a evolvere

di Mariacarmela Lospinuso  – Digital4

Dopo pochi mesi dall’entrata in vigore della norma 179/2017, le organizzazioni pubbliche e private stanno introducendo strumenti, anche informatici, per recepire le segnalazioni di illeciti o irregolarità. Intanto Confindustria e INPS hanno emanato note di interpretazione, e una proposta di direttiva “whistleblowing” a livello europeo è al vaglio del Parlamento UE

Sono passati solo pochi mesi dall’entrata in vigore della legge n. 179 del 2017 cosiddetta “whistleblowing”, recante “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”. In questo periodo non soltanto il settore pubblico, ma anche quello privato hanno dovuto compiere un’opera di adeguamento alla normativa, introducendo, all’interno delle organizzazioni, nuovi strumenti che permettano a chiunque di segnalare comportamenti illeciti o irregolarità che possano recare un danno anche solo di immagine all’organizzazione stessa nonché a terzi.

Superato l’impasse iniziale, nel momento dell’introduzione del whistleblowing nel settore privato, riguardante la sua conciliabilità con l’obbligo di fedeltà che lega il dipendente al datore di lavoro (art. 2105 c.c.), il legislatore, con la legge 179/2017, ha modificato il d.lgs. 231/2001, aggiungendo tre nuovi commi all’art. 6 che disciplina i Modelli di Organizzazione Gestione e Controllo (“MOGC”).

In sintesi, le principali novità introdotte dalla norma riguardano:

  • la previsione, all’interno dei Modelli di Organizzazione Gestione e Controllo, di “uno o più canali” che consentano ai soggetti indicati nell’art. 5, lett. a) e b) del d.lgs. 231/2001, di presentare segnalazioni circostanziate di condotte illecite e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti o di violazioni del Modello Organizzativo di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte;
  • l’attivazione di almeno un canale alternativo idoneo a garantire la riservatezza con modalità informatiche;
  • la previsione, all’interno del Modello, del divieto di atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, nei confronti del segnalante;
  • l’indicazione, nel sistema disciplinare, di sanzioni nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, ma anche nei confronti di chi effettua con dolo e colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate;
  • la nullità del licenziamento ritorsivo o discriminatorio del segnalante. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell’articolo 2103 c.c., nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del “whistleblower”.

La portata innovativa della legge 179/2017 ha condotto Enti pubblici e Associazioni private ad intervenire per fornire una corretta interpretazione della norma.

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Grazie al MoVimento 5 Stelle il whistleblowing è legge anche in Italia: approvata la nostra proposta

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA…

WHISTLEBLOWING: FINALMENTE APPROVATA LA NOSTRA LEGGE CONTRO LA CORRUZIONE!Una legge che protegge i cittadini onesti che denunciano gli illeciti nel pubblico e nel privato.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Mercoledì 15 novembre 2017

Ci abbiamo creduto dal 2013, quando appena entrati in Parlamento, abbiamo presentato la nostra proposta di legge a prima firma e promossa da Francesca Businarolo. Non ci siamo mai arresi nonostante le difficoltà e alla fine, insieme, abbiamo vinto: oggi viene approvata, con il voto definitivo alla Camera, la nostra legge sul whistleblowing, una legge anticorruzione che permetterà ai testimoni di illeciti gravi, di segnalare i casi a cui assistono sul posto di lavoro, pubblico e privato, protetti dal rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il proprio posto di lavoro.

Non senza qualche difficoltà, alla fine ce l’abbiamo fatta.

Questa legge è una pietra miliare in Italia nella lotta alla corruzione: dopo 4 anni di battaglie, e grazie a continue pressioni e al sostegno della società civile – su tutti, di Transparency International e Riparte il futuro – viene prevista una tutela per quei cittadini che decidono di segnalare illeciti o fatti di corruzione: sono i whistleblower (dall’inglese, letteralmente i “soffiatori di fischietto”), cioè tutti quei lavoratori che nella loro attività si imbattono in una possibile frode, un illecito o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa. Naturalmente la legge da oggi si applica tanto ai dipendenti delle aziende pubbliche, quanto a quelli delle aziende private.

APPROVATA LEGGE SUL WHISTLEBLOWING

CHI FINO AD OGGI HA DENUNCIATO LA CORRUZIONE È STATO UN EROE!Fino ad oggi chi ha denunciato episodi di corruzione sul suo posto di lavoro l’ha fatto per semplice senso civico. Queste persone non avevano diritto ad alcuna tutela: venivano isolate e mobbizzate.Adesso, dalla parte dei cittadini onesti, ci sarà uno strumento importante: la legge voluta fortemente dal MoVimento 5 Stelle sul whistleblowing. Una legge che li tutela, li protegge e punisce chi invece vuole contrastare la lotta alla corruzione.

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Camera su Mercoledì 15 novembre 2017

Le persone coraggiose e oneste non sono mai mancate, ma non di rado sono state sottoposte, per aver fatto il loro dovere, a mobbing, se non addirittura licenziate. La legge del Movimento 5 Stelle mette nero su bianco il divieto di sottoporre a sanzioni, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre i segnalatori di illeciti a misure organizzative che abbiano un effetto negativo sulle condizioni di lavoro.

Chi dovesse essere licenziato per aver segnalato un atto di corruzione deve essere reintegrato nel posto di lavoro da parte del giudice, avere un risarcimento del danno che ha subito e il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dalla data di licenziamento a quella del suo reintegro.

Non solo!

Se l’Autorità Anticorruzione (Anac) accerta che il dipendente ha subito misure discriminatorie, abbiamo previsto una sanzione a carico del responsabile fino a 30.000 euro, oltre gli altri profili di responsabilità. Se le procedure non sono conformi o mancano del tutto, nella gestione delle segnalazioni, ci sarà una sanzione fino a 50.000 euro. Infine, nel caso in cui non siano state svolte verifica e analisi delle segnalazioni, è stato introdotto un nuovo illecito: l’ANAC applica la sanzione da 10.000 a 50.000 euro a carico del responsabile che deve controllare le segnalazioni.

Questa è una normativa che mette l’Italia al passo con i Paesi più civili, che adempie alla convenzione Onu del 2003 contro la corruzione e che finalmente dà un’arma ai comuni cittadini contro quella che è una pratica tanto silenziosa quanto diffusa nella nostra società: la corruzione.

Il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing

Vittoria M5S: il Senato approva la legge sul Whistleblowing!

Vi diamo una buona notizia. Oggi il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing (a prima firma di Francesca Businarolo), in difesa di chi denuncia reati all'interno della pubblica amministrazione e sul luogo di lavoro. Come il recente caso di Philip, che a Firenze ha registrato e denunciato le manovre dei docenti universitari sui concorsi truccati. Persone che in tanti considerano "spioni", perfino "traditori", ma che dovremmo considerare eroi per il coraggio che dimostrano nel denunciare le ingiustizie nel mare di omertà e connivenze che li circonda. Abbiamo il dovere di difenderli e di prenderli ad esempio. Il Senato -quello che qualcuno voleva abolire perché inutile- ha fatto la sua parte. Ora il provvedimento torna alla Camera per l'approvazione finale. Un invito ai partiti: la nostra legge sulla corruzione NON È MERCE DI SCAMBIO. È semplice buon senso e indica al Paese la strada giusta da seguire.Condivido con voi il mio intervento in dichiarazione di voto.

Pubblicato da Vito Crimi su Mercoledì 18 ottobre 2017

Vi diamo una buona notizia. Oggi il Senato ha approvato il disegno di legge del MoVimento 5 Stelle sul Whistleblowing (a prima firma di Francesca Businarolo), in difesa di chi denuncia reati all’interno della pubblica amministrazione e sul luogo di lavoro.

Come il recente caso di Philip, che a Firenze ha registrato e denunciato le manovre dei docenti universitari sui concorsi truccati. Persone che in tanti considerano “spioni”, perfino “traditori”, ma che dovremmo considerare eroi per il coraggio che dimostrano nel denunciare le ingiustizie nel mare di omertà e connivenze che li circonda.

Abbiamo il dovere di difenderli e di prenderli ad esempio. Il Senato -quello che qualcuno voleva abolire perché inutile- ha fatto la sua parte. Ora il provvedimento torna alla Camera per l’approvazione finale. Un invito ai partiti: la nostra legge sulla corruzione NON È MERCE DI SCAMBIO.

È semplice buon senso e indica al Paese la strada giusta da seguire.
Condivido con voi il mio intervento in dichiarazione di voto.

Whistleblowing e Anticorruzione: ci siamo!

La legge bloccata da più di 600 giorni vedrà oggi la sua approvazione al Senato dove Forza Italia e Lega hanno cercato affossarla.

Ma faremo di tutto perché la legge sul whistleblowing a mia prima firma, targata Movimento 5 stelle, che protegge chi denuncia casi di corruzione nella pubblica amministrazione e nel privato diventi realtà!

Whistleblowing, il valore di una “soffiata” purché non anonima

da Repubblica

[ I NUOVI STRUMENTI] Nicoletta Parisi legge i dati e non cela la soddisfazione. Lei è la madrina del whistleblowing all’Anac. Ecco il boom delle segnalazioni delle “gole profonde”, cittadini che decidono di denunciare con nome e cognome (gli anonimi vengono cestinati) quello di cui sono testimoni. Nel 2014, quando nasce l’Anac, le missive furono 24, 150 l’anno dopo, 200 nel 2016 e quest’anno sono già 50. Dice il consigliere Parisi: «Riceviamo indicazioni più “pesanti”, più rilevanti di prima, la qualità è nettamente migliorata, nonostante i casi siano anche molto complessi».

Come quello di chi ha denunciato una locazione molto significativa con uno scambio di favori reciproco, «una vischiosità che rende addirittura complicato capire perfino chi è il responsabile. Parisi annuncia anche due novità. Con un progetto per le scuole, che si terrà a Roma, Ostia e Milano, «saranno gli studenti a scegliere il nome italiano dei whistleblower, anche in vista della futura legge che spero il Parlamento riesca a varare in fretta».

L’altra news riguarda una gara bandita da Anac per una piattaforma informatica , che poi sarà messa a disposizione di tutte le pubbliche amministrazioni, per dividere subito il nome del segnalante dai fatti raccontati. «Un modo per garantire la riservatezza e tutelarsi da possibili fughe di notizie, fonte sicura di possibili discriminazioni per chi denuncia» chiosa Parisi. (l.mi.)

Ombrello sui whistleblower. L’anonimato prende forma

di Giorgia Pacione Di Bello

Italia Oggi, 11 gennaio 2017

Un organo europeo indipendente con sedi localizzate all’interno di ogni stato membro dell’Ue. E la realizzazione, all’interno del Parlamento europeo, di un’unità speciale (strutturata con siti web e hotline) per ricevere informazioni riservate da parte dei whistleblower. Questo quanto proposto dall’europarlamentare Deniss de Jong, componente della Commissione di controllo di bilancio Ue.

La proposta sarà votata il mese prossimo, ma nel frattempo il gruppo dei Verdi accelera con una piattaforma attraverso la quale è già adesso possibile fare “soffiate” che il gruppo si impegnerà a trasmettere successivamente agli organismi europei preposti. Tornando alla proposta Jong, l’europarlamentare ha dichiarato che il problema dei whistleblower riguarda sia gli informatori che operano all’interno dell’Ue sia quelli che operano all’esterno.
Ma mentre i primi possono godere della protezione dello statuto dei funzionari dell’Unione europea, i secondi, invece, non hanno nessun tipo di appoggio e si devono affidare esclusivamente alle legislazioni nazionali, che non sono uniformi a livello europeo. “È proprio per questo”, spiega Jong “che nasce la necessità di dar vita a uno strumento legislativo comunitario che possa tutelare gli informatori esterni”.
Mentre l’Ue dibatte su come creare un organismo per proteggere gli informatori esterni, il gruppo parlamentare dei verdi ha creato la piattaforma Euleaks.eu, già operativa, che è in grado di raccogliere tutte le segnalazioni di chi vuole fare una soffiata. Per garantire maggiore sicurezza all’informatore, che vuole segnalare un illecito attraverso il sito internet, il gruppo dei Verdi consiglia di non aprire la piattaforma sul posto di lavoro, poiché lascia traccia, e di scaricare il browser “Tor” (torproject.org) che permette di innalzare il livello di sicurezza personale. Una volta inserito il documento, verrà richiesto come si vuole che questi dati vengano usati, se c’è una priorità immediata o possono essere analizzati in un secondo momento e quali sono le fonti.
Quest’ultimo elemento è necessario affinché il gruppo possa verificare la veridicità delle informazioni immesse nel sistema. La piattaforma è programmata per proteggere l’identità dell’informatore che decide di farsi avanti. Come? Non viene richiesto nessun tipo di dato personale né tanto meno recapiti telefonici. Nel momento in cui si decide di condividere un documento, inoltre, il fi le condiviso sarà scaricato in modo criptato usando il browser Tor. In questo modo l’identità dal whistleblower è al sicuro.

Commissione contraria a maggiore protezione per “whistleblowers”

Il segreto d’ufficio non dovrà essere allentato per proteggere coloro che, all’interno di un’amministrazione statale, si rivolgono all’opinione pubblica per denunciare vicende poco edificanti.

Con 16 voti contro 5 la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale propone al plenum di respingere una mozione della camera dei Cantoni in favore dei cosiddetti “whistleblowers”.

L’atto parlamentare, presentato dal “senatore” socialista Claude Janiak (BL), è stato adottato dal Consiglio degli Stati nella sessione estiva delle Camere con 30 voti contro 9. Ha come obiettivo la modifica del Codice penale affinché in futuro la violazione del segreto d’ufficio non venga perseguita, se le informazioni rivelate rispondono ad un interesse preponderante.

Secondo la commissione, il segreto d’ufficio mira in primo luogo alla protezione dei dati e vuole garantire che le informazioni personali sensibili trattate dalle autorità non siano trasmesse senza autorizzazione. A suo modo di vedere vale il principio “secondo cui la ponderazione dei diversi interessi in gioco spetta all’autorità superiore e non al singolo interessato”.

Secondo una minoranza invece, la mozione consentirebbe di “meglio tutelare gli impiegati che segnalano irregolarità”.

Per il Consiglio federale, che si oppone alla mozione, l’attuale legislazione è sufficiente.

SwissInfo

Dibattito dedicato al Whistleblowing a Roma

Ieri, presso la residenza dell’ambasciatore americano a Roma, ho partecipato a un’intera giornata di dibattito dedicato al Whistleblowing.

Su questo argomento gli americani hanno molte cose da dire e il confronto con la legislazione fa impallidire. Là la legge funziona: i Whistleblower sono tutelati e premiati. Lo stato americano grazie alla tutela dei segnalatori di illeciti in 30 anni ha recuperato quasi 60 miliardi di dollari dalle frodi pubbliche e private.

Grazie alla campagna #vocidigiustizia promossa da Transparency International e da Riparte il futuro, sembra che il senato, nello specifico la senatrice Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari Costituzionali, si stia muovendo. Ma si deve fare in fretta: l’Italia ha bisogno da troppo tempo di una vera tutela per le #vocidigiustizia!

Whistleblower: l’Italia attende la garanzia di protezione per le “vedette civiche”

In questi giorni segue una grande mobilitazione per la calendarizzazione della proposta di legge alla Commissione Affari istituzionali al Senato sulla tutela dei whistleblower. Proteggiamo le #vocidigiustizia è la campagna di Riparte il futuro e di Transparency International Italia che sollecita ad una definitiva alternativa al silenzio. 

Il diritto dei cittadini di riportare illeciti si raffigura come un’estensione naturale del diritto alla libertà di espressione ed è legata ai principi della trasparenza ed integrità sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Il termine whistleblower, letteralmente tradotto “soffiatore di fischietto” e che si presta a varie traduzioni nazionali (in Italia “vedetta civica”), indica colui che segnala un illecito, una frode o un evidente rischio nel settore pubblico e/o privato che può arrecare danni all’azienda, all’ente, agli individui e alla società civile.

Tale soggetto in virtù della denuncia può rischiare una ritorsione a causa di una mancata ed efficace protezione.

In ambito internazionale, la protezione del whistleblower è prevista dall’art. 33 della Convenzione ONU contro la corruzione del 2003, dall’art. 9 della Convenzione civile del Consiglio d’Europa sulla corruzione, dalle raccomandazioni del GRECO (Groupe d’Etats contre la corruption), organo del Consiglio d’Europa incaricato al controllo della misure anti-corruzione degli Stati, dalle raccomandazioni del Working group on bribery, che monitora l’attuazione della convenzione OCSE del 1997 sulla lotta alla corruzione degli impiegati pubblici, e dalla formazione dei “Guiding principles for whistleblower protection legislation” dell’OCSE.

Transparency International, l’ONG internazionale per la lotta alla corruzione, sta lavorando da anni al fine di spingere i paesi dell’Unione europea all’adozione di una legislazione che li tuteli. Con lo scopo di analizzare i sistemi di tutela del whistleblowing nei Paesi dell’UE, nasce il progetto del 2009 “Blowing the Whistle Harder: Enhancing whistleblowing protection in the EU (Soffiare forte il fischietto: incentivare la protezione delle ‘vedette civiche’ in UE), finanziato dalla Commissione Europea, che vede coinvolta la partecipazione delle dieci cellule nazionali di Transparency International presenti in Bulgaria, Estonia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria, al fine di promuovere maggiore sensibilizzazione a livello nazionale e UE attraverso un elaborato lavoro di ricerca giuridica.

Il panorama legale appare alquanto deludente. Solo il Lussemburgo, la Romania, la Slovenia ed il Regno Unito hanno adottato una normativa efficiente ed “avanzata”, mentre sono sedici i paesi membri dell’UE che hanno delle disposizioni parziali in termini di tutela e spesso inefficienti, tra cui l’Italia, fino ad arrivare alla mancata disposizione dei restanti sette paesi membri.

I valori fondamentali dell’UE trovano scarsa applicazione in ciascuno Stato, in cui una serie di fattori sociali, giuridici e politici ne bloccano il progresso legislativo.

Tuttavia, assicurare una protezione legale non è dappertutto un’azione legislativa semplice da attuare: richiede volontà politica che non consiste solo nell’approvazione di una legge, ma soprattutto nel farla rispettare fornendo le risorse umane, finanziarie e tecniche dirette a tal fine. Si parla di un grande impegno di partecipazione attiva della società civile in un quadro di stretta collaborazione tra cittadini, istituzioni e organizzazioni.

Subito una legge in Italia per la Tutela dei whistleblower!”: la lunga attesa da parte del Senato.

Seppur in cronico ritardo contornato da dibattiti pubblici e politici, l’Italia adotta la prima disposizione in materia con la legge anti-corruzione 192/2012 introducendo l’art. 54-bis nel TU del pubblico impiego (D.Lgs 165 del 2001). Una previsione di legge molto ristrettache porta con sé tutta una serie di ostacoli a partire dalla mera applicazione al settore pubblico, al divieto di rivelazione del nome del whistleblower e alle scarse misure di tutela del dipendente a misure discriminatorie. Insomma, una normativa alquanto inefficace e di scarsa applicazione che testimonia come l’Italia non ha mai beneficiato di un consistente dibattito politico che garantisca una protezione legale dei whistleblower e che disincentivi il diritto del lavoratore ad esporsi a eventuali segnalazioni.

Un passo in avanti, però, è stato fatto attraverso la proposta di una legge organica che introduce delle disposizioni omogenee alla tutela dei whistleblower (approvata alla Camera dei deputati nel gennaio 2016), che va al di là del carattere generale ed astratto della precedente disposizione, dando una legittimazione sociale a queste nuove figure. Grazie al consistente contributo di associazioni, enti pubblici, esperti che hanno collaborato e al lavoro delle commissioni Giustizia e Lavoro della Camera, si è richiamato a delle novità per la redazione di una legge dettagliata ed organica, tanto ostracizzata dagli “impauriti” di Forza Italia. Alcune novità sono la tutela estesa anche al settore privato, la clausola anti-calunnie successiva alla denuncia discriminatoria che segue la segnalazione, la segnalazione in buona fede successiva al formale accertamento dell’illecito.

Eppure la proposta di legge non va considerata come un punto d’arrivo, ma è un mero punto di partenza per una normativa più omogenea in materia.

Ne deriva che accanto alle progressive riforme emergano anche molti punti oscuri a partire dalla mancanza di accompagnamento ai segnalanti, casistica di condotte illecite o di abuso, garanzia di obbligatorietà nel settore pubblico, scarsa attenzione al coinvolgimento delle mafie.

Tuttavia, freme l’attesa di una decisione da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato che non ha ancora deciso quando mettere la proposta di legge in calendario per discuterla. È qui che entra in gioco la campagna/petizione #vocidigiustizia di Riparte il futuro e di Transparency International Italia diretta alla senatrice Anna Finocchiaro. Per arrivare ad una legge sul whistleblowing completa, la campagna introduce proposte di modifica e di integrazione rispetto ai buchi neri della disposizione.

Annalisa Salvati da LiberoPensiero