Whistleblower: proteggere chi ha denunciato irregolarità produzione plasma

E’ una vicenda sconvolgente perché riguarda un bene immenso come il plasma, perché potrebbe coinvolgere alcuni ospedali italiani e infine perché riporta all’attenzione di tutta l’Europa la questione della protezione di chi segnala illeciti. Queste le mie parole in merito alla inchiesta condotta dall’organizzazione Signal Network e diffusa da Il Fatto quotidiano lo scorso 3 luglio, secondo cui tre whistleblower di nazionalità francese avrebbero contribuito a scoprire alcune irregolarità nella produzione del plasma prodotto dalle macchine della Haemonetics, multinazionale americana del settore, che consentono l’aferesi produttiva, particolarmente efficiente nella produzione delle componenti fondamentali del sangue: l’Agenzia di Stato per la sicurezza dei dispositivi medici nel settembre 2018 ha sospeso i kit e le macchine prodotte dalla multinazionale.

Ho chiesto ai ministri competenti di fornire chiarimenti sulla vicenda che, sempre secondo fonti giornalistiche, potrebbe aver coinvolto i nostri ospedali di Parma, Firenze e Palermo dove sarebbe stato utilizzato plasma prodotto da Haemonetics. Inoltre, è importante che sia garantita la massima tutela per i tre dipendenti francesi, Alexandre Berthelot, Philippe Urrecho, rispettivamente manager e tecnico della filiale francese di Haemonetics, e Guylain Cabantous, sindacalista di Cgt all’interno dell’Autorità francese per l’approvvigionamento di sangue e per la vigilanza sulla sicurezza della catena trasfusionale, che sono all’origine dello scandalo, nello «spirito» della direttiva europea sui whistleblower, un testo molto avanzato che l’Italia è chiamata a recepire nel prossimo autunno.

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